31 gennaio, 2009

Mai di sabato.

E' un giorno che mi piace. Faccia quel che vuole là fuori, facciano quel che vogliono un pò tutti, là fuori, se c'è qualcuno che ha voglia di dare di matto, prego, che ben s'accomodi, ma che m'importa ammè. Oggi è un giorno da consacrare al nulla, da immolarsi all'ozio assoluto, di lasciarsi andare con elegante rassegnazione alla pigrizia, la più schietta, la più spontanea. Mai di sabato la spesa, dacchè si è fatta ier sera, ottimizzando il tempo e preparandosi una lista di bulgara precisione. Mai di sabato i giri in centro, la posta, le cose. E' un giorno dove un pò ci si può marciare, robe urgenti non ve n'è, e ascoltare un leggero malessere, forse un'influenza fatta dall'impiedi, come si dice, a zonzo per Roma, che stoica che sono, acciaccata ma presente, presentissima, non sono mica una lagna, io, e poi, era già tutto organizzato, che faccio, quella che rovina sempre tutto? Così, la malatina la faccio oggi, un piede dolorante, lo stomaco in subbuglio, la testa che ronza, ci può allungare di stecca sul divano, qualche amica verrà in pellegrinaggio, come, non stai bene? Ma sì che sto bene, solo, è così bello farsi un pò coccolare, una volta ogni tanto, mica sempre, una spremuta senza zucchero, la sciarpa della Princi, quella che sembra fatta coi petardi, da finire, che fa ancora così freddo. E non scordare, alla voce Vitto & Alloggio, una teglia di lasagne, già che ci siamo, che c'è un'ospite a cena e anche a dormire, cosicchè, forse il nientefare non proprio per bene si può praticare. C'è ancora domani, però. Che non è più sabato, certo, ma visto che nessuno verrà a controllare, per far niente o quasi ancora tempo c'è.

30 gennaio, 2009

Triste.




Era un anno strano, di fidanzati, di università, di amiche, di A112, di palestra, di birreria, di BonBonFabrika, di progetti, di sogni, di sbagli, anche, di quelli belli che si fanno a 21 anni, quando fai le peggio e poi ti ricordi solo le cose belle. E questa canzone mi piaceva, l'ho cantata tante volte, la so a memoria,mi è sempre piaciuta, e ancora mi piace.
Suonala ancora,Francesco...

Voilà.

Et voilà. Pesta il giusto, ammaccata il giusto, influenzata il giusto, dolorante il giusto. Come inizio di week end non c'è male, grazie e lei? La sfacchinata si è compiuta, ma che meraviglia di città è sempre quella. Ora, qui, si riprende tutto con calma, shhhhh, parlatemi sottovce e vedete di non contraddirmi nemmeno per sogno. Inizia un fine settimana di cucina compulsiva e maniacale, mi sa che avremo ospiti, fuori farà un freddo che immagino, lo si vede dai vetri. Pensieri accatastati e confusi, disordinati e sparsi, mescolati, frullati insieme. Dai, che è già tardi, che bello che è stato, si sono avuti tredici anni, si è urlato e riso come sceme, cantato, fatto buuuuuuuu!!! e adesso, signora mia, si torna nei ranghi, le perle, gli occhiali da seria, un certo contegno,un certain regard. E pure una specie di influenza, lo stomaco con un criceto sulla ruota, la testa che ronza, sternuti e coccoloni. Confusa? più di sempre, mi sa. Colpa dell'Oki.

27 gennaio, 2009

Noi, si va.

Ebben, si và. Abbiamo avuto i biglietti un pò a sorpresa, noi ci si fa una gita fin laggiù, sarà divertente, non sono mai stata ad uno spettacolo del genere. E' curioso. Una cosa strana. La Princi è felice, io l'accompagno volentieri e tutto sommato, considerando che, alla sua tenera età ha già visto la Cappella Sistina, il Louvre e il Castello di Schoembrunn, e che fischia Mozart mentre si lava i capelli, beh, di certo, male non le può fare. Abbiamo anche un fucsia cartello, con una viola scritta, EMMA C'E'. E ci sono anche io.

26 gennaio, 2009

La fata Turchina.

Ma che razza di giornata sarà mai, che razza di week end confuso e teso, bello, certo, si era tutti insieme, ma come un pò ammaccato, come la mela nel cesto, velato, da pensieri striscianti, nervosismi impercettibili, che ci si è adoperati tanto per nasconderli, ma che c'erano, eccome se c'erano, e che sono anche sfociati in urla, a tratti, prendendosela con questa o quella cosa banalissima. E' una vecchia tecnica, a volte funziona: si passa una mano di vernice sulle preoccupazioni, sui problemi così grandi, ma così grandi che non trovano spazio su uno stupido blog, e si fa di tutto per colorarli un pochino e galleggiare, per renderli più leggeri e un pò dimenticarsene, fare finta che non esistano, solo per un pò. Li accantoni, fai la scema, fai cose e cose, ma poi eccoti lì, in pigiama, seduta al bordo del letto, a guardare il dovunque, come schiacciata, a non sapere come e dove. E no che non è tutto un giardino di rose, gigli e pettirossi, no che non è la casa fatata degli elfi e degli gnomi, e no che non è tutto zucchero e miele e melassa e dolcetti. Saranno giorni pesanti e preoccupati, e avrò un peso sul cuore come da un pò non sentivo, e avrò da volteggiare e saltellare, squittire e canticchiare, perchè solo così galleggio, solo così non mi lascio andare, perchè "mi sono insegnata" a così fare per trovare la strada, io, fata Turchina di gomitoli e rose.

25 gennaio, 2009

Il bottino.

...che da sè si commenta. Sul fondo, in bella mostra, si possono notare le rocche per Cuore di Maglia, purissima e morbidissima lana dai tenui colori pastello. Ce n'è a sufficienza per una decina di coperte e, con le rocche troppe smilze, scarpine a volontà. In primissimo piano una lana violarosa che è di mia proprietà e che utilizzerò per ultimare la PrinciCoperta. E poi, lanone giganti, a treccioline e a coriandoli, ancora senza un progetto preciso, ma così belle da guardare e da pastrugnare ( do you know pastrugnare?). Domenica di ozio assoluto quassù, di svogliatezza e niente fare, di qualche progetto, un accenno di mal di gola, ma piuccheperfetta dovrò essere verso sera, invitata che son alla Magione in Campagna per una specie di cenamerendacena. Dovrò studiare la mise: pigiama palazzo, capo coperto e mezzo guanto. La mia Amica delle Provette, si sa, è una tipa aristocratica. Vorrò mica fare la figura della cioccolataia?

Di ogni.

Beh, sì. Forse ci siamo un pò fatte prendere la mano. Ma in fondo, che male c'è? Noi qui, un sabato a caso, ci si accorda con carbonara precisione, allora, ci si trova là, a quell'ora precisa, tu prepara un itinerario, tu porta la cassa (!), tu vieni e basta. Si lasciano a casa figliolini febbricitanti, un 37 e 2, mica 41 con convulsione, si preparano polpette per un reggimento, si organizza la restante parte di famiglia fin nel più piccolo dettaglio. E si parte. Un pò gita scolastica un pò viaggio d'affari. L'approvvigionamento della lana per Cuore di Maglia si fa così, in un sabato brumoso di nevettina invisibile, nuvoloni, lavori in corso, rotonde che prima non c'erano e adesso invece sì, che anche Narciso, Navigatore Preciso, và in confusione. Quel che viene dopo è pura delizia. Mica per niente si chiama Wool & Biscuits, per la dolcezza che vi si trova e non solo, lo ben s'intenda, per i biscotti. Il nostro itinerario comprendeva un numero imprecisato di filature, quelle che conosciamo bene, il biscottificio che, prontivia, si trova lì nelle vicinanze e poi, spingersi fino a Carate Brianza, in quel Paese dei Balocchi che si chiama UnFiloDi. E se fino a quel momento siam state morigerate e attente, calcolando con maniaca attenzione prezzi e rese, conversioni e yards, lì, va detto, abbiamo proprio perso la testa. Acquistati gomitoli di microfibra, sete e broccati, lane uruguayane e giapponesi, disquisito con saccenza di circolari e segnapunti, di angore, merinos, e cotoni naturali. Una festa. la squisitezza di Luisa e della sua ancella, che ci hanno proprio aspettato, dacchè arrivavamo da così lontano, e accudito e accompagnato, e consolato, anche, dopo che la vicina di casa ha preso la scrivente a latrati e ululati, per un parcheggio di un millimetro troppo in là. Giornata memorabile. Anche perchè, non paghe, abbiamo ben pensato di fare una puntatina da ZaraHome, una ciotolina, una tovaglina etnica, qualche appendino sberluccicante, perchè mai farselo mancare? Alla fine, proprio non abbiamo resistito, immortalando il nostro bottino appena prima di riedere verso casa. Ora, non resta che mettersi al lavoro, e di finirlo in fretta, tutto 'sto bendiddio. Per ben presto organizzare un altro Wool & Biscuits, c'è da dirlo?

23 gennaio, 2009

Popcorn e pettirossi.

Giusto per non farsi mancare un bel nulla, lassù, nella casa in collina, si è anche pensato, ma perchè no, già che ci siamo, sfamiamo anche la colonia dei pettirossi che abita da mesi ormai il ciliegio del giardino e forse anche il pioppo laggiù. Si sa, il pettirosso, Federico fu il primo della stirpe, è un grazioso uccellino dal petto amaranto, che cinguetta con grazia, che non si fa più impensierire dai gatti di casa, sebbene il suo modo di porsi sia sempre guardingo e molto prudente. Si sa che il pettirosso zampetta con leggiadria sul terrazzo, muove il buffo capino e a volte sembra propio che guardi dentro, attraverso i vetri, e chieda, Beh? Stamattina Ancora Nulla? Si sa anche che il pettirosso è voracissimo, mangia con forte appettito, c'ha lo sbrano, per dirla tutta, ad ogni ora del giorno. Per mantenere il suo mantello di quel bel color rubino, un bordeaux Gucci, via, ho trovato nel negozio di animali una specie di becchime apposito, rosso, appunto, che cade giusto giusto a fagiuolo, cibo specifico per questi esserini glamour. Ma quale non fu la mia sorpresa, giorni addietro, nel constatare che, nella nostra fornitissima dispensa, per umani, animali e alieni, qualora, il suddetto mangime era terminato. Cosicchè, ingegnata che mi fui, un barlume si accese: con il rapido e preciso aiuto dell' Illustre Sposo, ho messo a punto una reticella colma colma di popcorn, recuperati da un sacchetto semiaperto, abbandonato nei meandri di uno scaffale, dietro ai succhi di frutta e alla cioccolata in tazza, aperto da chissà chi e da chissà quanto, un pò, a giudicare dalla consistenza, gommosa e schifosetta, dei suddetti. Ben perciò, mi sono detta, per gli umani schizzinosi il popcorn mi va croccante, non già molliccio. Che male c'è a regalarlo agli uccellini? Loro, hanno gradito. Non so se il loro personal trainer sarà tanto d'accordo: in effetti ho visto qualcuno di loro leggermente appesantito, ma non andiamo tanto per il sottile: una bella volata nel sole, quando arriverà, e tutto verrà smaltito. Per ora, che divòrino i popcorn e vivano ben pasciuti, felici e cicciardi. Villa Villacolle, Allevamento Pettirossi Giganti. Beh, potrei farne un bisnes. :-)

22 gennaio, 2009

Io ringrazio.

Da dove cominciare non lo so, ma so che non dimenticherò nessuno, anche se i grazie da dire sono tanti, ed è una parola che ho imparato presto e insegnato, anche, che di grazie se non se ne dicono mai abbastanza, e che è una parola così bella e così facile e veloce, grazie, detto bene, con la mia z un pò romagnola, grazie, così, un pò slittata, come la r tonda che ho ma che non me ne sono mai accorta finchè non sono arrivati i miei figli a parlare come me, e la mia Amica delle Parole, moglie a quell'Artista, che me lo ha fatto notare, che strana z e che strana r, ma pensa un pò. Grazie. A tutte le cose che ho letto sulla mia posta e anche qui e che ho sentito, al telefono o dal vivo, grazie, davvero. Grazie. Alle mie Amiche, che mi hanno seguito e assecondato e che sì, è vero, gliel'ho detto tante volte, ma come glielo, se sono tante si dice ho detto loro ma non importa, non correggo e andrà bene anche così, con qualche errore, cosa importa, che gliel'ho detto tante volte che senza di loro, le storiche, questa cosa qui non sarebbe incominciata, o meglio, forse sì, ma come avrei fatto ad andare avanti e fare le cose, e come avrei fatto a farmi conoscere, in tutta Italia, da Bologna a Cuneo, da Torino a Firenze, a Roma, e come avrebbero fatto ad arrivare le coperte da Boston e dall'Olanda e da Philadelphia, quelle che Clarissa in Fuga ci porterà a febbraio, come avrei fatto, come farei se no? Grazie. Alle dottoresse degli Ospedali, alle infermiere, alle caposala, a quel papà che ieri accarezzava il suo bambino con le mani infilate nell'incubatrice, grazie, grazie di permetterci, di permettermi di fare qualcosa di buono, di buonissimo, di più grande di me, che non credevo diventasse così grande e così bello, proprio io, che so fare così poco e che sono sempre stata oca e vanesia e ribelle e un pò fuori e un pò scema, grazie, grazie di pensare che anche dalle oche e dalle sceme viene fuori una rosa profumata e un giglio candido, grazie delle cose belle che dite, grazie di amare le cose che faccio, sopratutto questa, grazie del tempo che passate sulle Fragole, grazie di cercare lana ed Ospedali e contatti, e grazie, di essere così come siete, di starmi vicino, di stare con me, e grazie, e grazie, ma adesso, che mi vengono i lucciconi e che sono una mammola, ben meglio sarà che mi soffi il naso e che vada ad apparecchiare e a imbastire un pranzo, dacchè riedono tra poco i miei bambini, che minimo sono un metro e quaranta e che massimo un metro e settantasette, e che sono belli come i gigli e le rose, e che poi oggi, anche voi, oggi c'è il primo Knit del duemilanove e vi aspetto, colà vi si aspetta, come dico sempre io, al BioCafè di Vicolo dell'Erba dalle 3 in avanti, e che è vero che è il primo del duemilanove ma che mai, mai, Knit Cafè sarà più bello e più atteso di questo e allora, grazie, grazie davvero e grazie di tutto, col cuore, davvero.

21 gennaio, 2009

E dire che.


E dire che non era previsto. O meglio, sì, Cristiana ed io avevamo questo appuntamento da un pò, lo aspettavamo, e non sappiamo mai bene se siamo noi a trovare loro o loro a trovare noi, loro a mettersi sul nostro cammino. E dire che erano giorni che programmavo, il ghiaccio, la nebbia, speriamo che non nevichi, devo vedere la mia Amica del Mare, ma non del mare di adesso, di quello di prima, non la vedo da secoli, che bello sarà ritrovarla. E dire che sì, avevo voglia di un giorno così, di questa trasferta nella città che è stata la mia per tanto tempo e dove mi piace sempre tornare, un giro di shopping, mia mamma, le amiche mai perse. Clinica Universitaria del ospedale Sant'Anna di Torino, ho uno strano magone, è proprio qui che sono nati i miei due maschi, e questa scala me la ricordo bene, e quella scritta, e la vetrata invece, no che non c'era. E dire che questo Cuore di Maglia era nato così in sordina, sì, va bene, mi piacciono i bambini e mi piace fare a maglia, che male c'è a mettere insieme le due cose? E dire che ci hanno accolto così bene, e abbiamo lasciato anche qualche copertina già pronta e le scarpine da ballerina e quelle a topo, che alle dottoresse sono piaciute così tanto. E dire che credevo di essere coraggiosa, quando ci hanno detto, Volete Visitare la Terapia Intensiva? ho detto SìCertoComeNo. Poi. Mi sono infilata in quello scafandro verdino, chi mi scalfirà così protetta. Li ho visti. Sono entrata in un mondo di silenzio. Di bisbigli. Di penombra. Di sorrisi. Di occhi chiusi. Di tenerezza. Di respiri impercettibili. Di tubicini. Di culle termiche. Di lucine verdi. Di battiti amplificati. Di bambini. Di speranza. Di lotta. Di vita. Li guardavo. Manine minuscole, piedini da indovinare, boccucce disegnate da una bambina distratta, testoline nascoste, corpicini cortissimi, infagottati, accoccolati in un guscio morbido che li scalda, che li fa ricordare quello che hanno perso troppo presto, così ha detto l'infermiera. Li guardo. Cammino come in punta di piedi, una marziana in un mondo fantastico, di folletti, di bambini dormienti senza sonno, abbracciati da un amore che non si può dire, tanto è grande e sconfinato, amati anche da me, che non sono nessuno, che li vedo ora per la prima volta e già li amo di un amore tenero e improvviso, tutti. Li guardo. E so che farò, che faremo per loro una quantità di cuffiette e scarpine e copertine, che li faranno sentire così caldi e così amati, e daranno loro la forza di lottare, ancora e ancora, per crescere sani e forti, e grandi e andare a scuola, a giocare a pallone e guardare i cartoni alla Tv. E dire che non era previsto. E dire che non lo sapevo. E dire che credevo di essere così forte. E dire che adesso so per certo che questo Cuore di Maglia, no che non è nato per caso. Proprio no.

20 gennaio, 2009

Quarantaquattro.

"Il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con lui."

Thanks to Lisa.

19 gennaio, 2009

Dentro l'ostrica.

Ci si trova dentro all'ostrica all'improvviso. Appena lasciati gli ultimi palazzi della città e imboccato il ponte. Dove siamo, mi chiedo. La strada che si compie ogni giorno quattrovolte almeno, e sù e giù, ad un tratto sparisce e si viene ighiottiti da una specie di enorme, inimmaginabile ostrica gigante. Il fiume è scomparso, eppure era lì anche stamattina, com'era quella storia delle anatre, che andavano al fiume a nuotare e poi una notte il fiume è gelato e loro sono volate via, portando il fiume con sè, e adesso quel fiume è da qualche parte in Arkansas. Insomma, non c'è. Al suo posto, una strana caligine grigiastra, non bella soffice come la nebbia, di un colore di seppia, indefinito, biancogrigio, grigiobianco, chi lo sa. Color ostrica, ecco, mi sembra calzante. Ci si infila in quel tunnel di sfumature, non si vede un bel nulla, e la strada la fai perchè la sai a memoria. Dentro l'ostrica si cammina, non si guardano neppure le vetrine, anche i rumori arrivano come da lontano, e in macchina è pure peggio, ci si sente atronauti, marziani improvvisati, extraterrestri di un mondo conosciuto. Non bella a vedersi, non bella a viversi,dentro l'ostrica si sta come rattrappiti, prigionieri, relegati: il grigio che c'è qui è pesante e difficile, e devi andare in fretta a casa, rintanarti al caldo delle cose tue, chiudere la neve sporca e la nebbia e le pozzanghere fuori dalla porta a doppia mandata e farti un thè al mandarino per scaldarti un pò, e non darla vinta allo sporco e all'opaco, al nero e alla fuliggine, e mai sia che intacchi il lucido perfetto di un cuore semplice che sogna.

18 gennaio, 2009

Sunday dishcloths.

L'avevo detto, mi è presa secca. Sono così colorati, così nuovi, così belli, così strani, così veloci da fare, così assolutamente innovativi, così particolari, così morbidi, così, così, così, che è una vera delizia farli. Anche perchè, della tonnellata che avevo fatto le scorse settimane non me ne è rimasto nemmeno uno. E regàlane uno a questo, e andiamo a cena e ne porto uno a Palazzo, e che bello, ne voglio uno anche io, e io allora? e anche io, insomma, questi due sono miei, anzi, stasera li uso pure, così nessuno avrà il coraggio di chiedermeli in dono. Prossimamente, il disegno di stella e di farfalla e di mela, quest'ultimo già con successo sperimentato dalla mia Amica delle Perle. E, ancor più prossimamente, la faccia di Obama. Finalmente, dopo tanto knittare, anche io possiedo i miei due bravi dishcloth. Ma ben so che ho amiche così sfacciate, ma così sfacciate, che avranno anche il coraggio di chiedermi questi due, sebbene usati, sebbene bagnati, sebbene consunti. Fedifraghe. Fotografe. Sciagurate. Non vi conoscessi.

Pigra domenica.

Già l'immagine la dice lunga. Nessun rumore, da tempo ormai, lassù nella casa in collina. Che si è fatto tardi, la notte scorsa, che non si ha voglia di uscire al freddo e al gelo, anche se nessuno è ancora uscito di qua, si guarda fuori e si pensa "farà un freddo..." ma nessuno che vuole saperlo conn precisione. Silente è tutto qui intorno, i figlioli dormono, i più grandi rientrati alla casa paterna che era giorno fatto o giù di lì, gli altri svegli, che svegli è una parola grossa, leggono, si rinfilano sotto le coperte, che grande lusso è svegliarsi e poi tornare a dormire, che grande, grandissima ricchezza poter dire Dormo Fin Quando Mi Pare, sto in pigiama fino a domani, che m'importerà mai. La scrivente ancora non ha la poesia necessaria di pensare al pranzo domenicale, dacchè il desco è ancora ingombro di tazze e biscotti e di quella torta straordinaria che ha fatto ieri la felicità del suo Sposo Amatissimo. Si dipana così, una domenica d'inverno, coperte a mucchio sui divani, che cosa fai, colazione o pranzo, oggi mi guardo un bel film, si sente da sopra un friccicolio di doccia, significa allora che qualcuno si è svegliato.

14 gennaio, 2009

Fatti a cuore?

Non me lo dovevano fare. Pure fatti a cuore. Adoro questa forma, e proprio oggi, gironzolando peril sito di Susan B. Anderson, li ho trovati. Questi dishcloths, che tolgono il sonno a parecchie delle mie Amiche, sono a mio parere,meravigliosi. Perciò, a parte la seratona che m'attende questa sera, ossì, esco, signora mia, e non faccia la sua faccia da vongola curiosa, esco con la mia bambina e raggiungiamo in calesse nientemeno che Milano, essì, Mi-la-no! ben dicevo, a parte questa sera, che sarò impegnata in altre vicende, da domani sera mi ci dedico con grande enfasi. Devo altresì aggiungere che le mie ricerche del cotone più adatto si sono così concluse: se proprio non si può o non si vuole acquistare dal sito, il famigerato Peaches & Creme Kitchen Cotton lo si può agevolente sostituire con un altro tipo di cotone italianissimo, della Filatura di Crosa, per esempio, a nome Porto Cervo, spesso il giusto e di ottima resa, lavorato, lo ben si badi, con il ferro n.5. Più stretto è il lavoro, maggiore sarà la magnificenza di tale orpello. E adesso, mi scusi tanto sa, ma devo prepararmi per la serata, nessun aperitivo ai Navigli, nessuna cena da Nobu, nessunissimo after hour. Io mi becco il Musical. Per la PrincidelleNuvole, ma cosa non si fa.

13 gennaio, 2009

Ode al Mikado.

Me lo hanno fatto scoprire i miei figli. O meglio, riscoprire. Ci sono da tempo immemore, è vero, cambiano la scatola ogni tanto ma il concetto rimane sempre lo stesso: piccolo peccato, grande soddisfazione, così dice il saggio. Loro ne fanno un uso scellerato, io ne compro a tonnellate, com'è ovvio che sia. E' per loro la merenda del mattino, a scuola, non tanto per questioni di calorie e di golosità, piuttosto perchè, con la loro scatola snella, riescono anche ad essere lanciati dalla finestra, nelle gelide mattine di gennaio, qualora si fossero dimenticati di prenderla, eppure gliel'avevo messa lì sul tavolo, e baci e baci, sono usciti belli e imbambolati e l'hanno lasciata qui, e dire che hanno il tema alle prime due ore, che farà il Liceale, riuscirà ad inanellare la sequenza soggetto-predicato-complemento, o si addormenterà di stecco sul foglio? I Mikado hanno la leadership per ciò che concerne il settore Peccati Veniali. Se ne possono assaggiare due, quattro o sei, sempre in numero pari, chè mai sia che si gusta un Mikado solingo e attonito, che allora sì che si sconfina nel settore Peccato Mortale e direi che, coi tempi che corrono, proprio non è il caso. Si addenta con delicatezza, sorreggendone la fine con l'indice, piccoli morsi di purissimo fondente, che appena appena si sente il sottofondo il crickk crikk del bastoncino di biscotto, esile ed elegante nella sua indispensabile funzione di rimandare alla memoria il primitivo gusto di pane e cioccolata. Con un quindicesimo delle calorie, però. Grandissimi protagonisti del caffè in cucina al pomeriggio, due soltanto, da usare come cucchiaino per al massimo due giri, appena appena, per dare il tempo di sciogliersi un'impercettibile quantità di cioccolato. Qualcuno narra di aver veduto baffi di cioccolata fusa ai bordi della tazza: SACRILEGIO! Essi si leveranno con disinvoltura, con abile e furtiva mossa, da lingua di formichiere, per intenderci, che una signora non sta mica bene, lì, a ripulire con la lingua il bordo della tazza, anche se tutto ciò si compie nella tranquillità della sua umile magione. I Mikado, dalla scatola, ammiccano e comprendono. Soddisfano l'improvvisa voglia di cioccolata senza far danni, che già se ne sono compiuti più d'uno nelle ultime festività, ottemperano al desiderio di trasgressione innocentissima, con il benestare di Chiappe & Affini. Così dice il saggio.

12 gennaio, 2009

La neve colorata.

E' un disegno lieve. Di quelli che i bambini fanno quando un pò si annoiano, eppure era un compito delle vacanze, disegna il Natale, la neve, l'inverno. Non è mica tanto facile. Io avrei fatto un albero verde, un pino gigante, senza disegnarlo prima, solo col pastello, così. E sotto, tanti pacchetti coi nastri d'oro, un orsacchiotto seduto di sghimbescio, col fiocco al collo, forse un monopattino. Lei, no. Lei ha disegnato la neve. Lei ha fatto una stella grande al centro. Una stella di ghiaccio, sembra, e bianca e un pò azzurrina, perfetta nella sua imprecisione, mai vista una stella con 8 punte, esiste solo per Lei. E poi fiocchi, tanti, fiocchi e stelline vere, di quelle che fai senza mai togliere la matita dal foglio, gliel'ho insegnato io, era piccolissima, un pomeriggio di pioggia, mentre i suoi fratelli alle elementari facevano i compiti e così anche Lei. Com'è il tuo mondo, bambina di zucchero, dove si mescolano senza ordine Piccole Donne e Msn, l'astuccio all'uncinetto e la ricerca su Wikipedia, mica con l'enciclopedia a volumi grossi, da prendere con la sedia sullo scaffale più alto del salone, da sfogliare con religiosa attenziosa, che guai a rovinarla. Come sono i tuoi pensieri, che ieri sera piangevi un pochino sul divano, Non So Perchè Mamma, e io lì a cercare le parole giuste, succede, bambina, che da bambina diventi grande, ogni giorno un pezzettino, ogni giorno un pò di più. Io non so che cose vedono i tuoi occhi di bosco e di lago, ma so le cose che ti racconto, le canzoni che ti insegno e le poesie, so quello che vorrei per te e che è così inutile, perchè sarai tu che sceglierai, ogni volta. Io non so che cosa senti in questi giorni di cammino verso un mondo più grande e complicato, ma forse, si capisce dai disegni e da quello che ci scrivi accanto, vicino alla firma : Nel mio mondo cade neve colorata. Adesso, io so, bambina.

10 gennaio, 2009

Ma cos'è questo Feisbuc.


Opinioni contrastanti a riguardo. Proprio ieri a disquisirne, lassù, nella Casa in Canavese, dagli amiciamici, quelli dei secoli, dove anche la sabbietta del gatto sarebbe di design, qualora possedessero un gatto, dove si chiacchiera fino a tardi e non si vorrebbe mai venire via, dove si parla di immane sciocchezze e delle cose più intime, così, mescolati con noncuranza. In realtà ieri, la figliolanza mia al completo, che è già un bel contare, la figliolanza loro al completo, laddove per figliolanza si intenda pure la Promessa al Principe della Tuta, si aveva più l'aria di un pub, o di una mensa scolastica, o di un collegio, una colonia, una roba così. Il Giurisprudente senza la sua Biondina LisciaLiscia, che i boccoli ahimè, se li piastra che è un piacere, il Liceale con ancora il dubbio che Donna Prassede sia una rockstar, la Princi felice e beata com'è nel suo stile di fanciulla d'oro e d'argento. Un bel quadretto. Pure di Fb si parlò. Troppo grandi per entrarvici? Ci si entra per il solo scopo del rimorchio ad oltranza? Alla ricerca di vecchi fidanzati, amanti perduti, figliole sedotte e abbandonate? Mannò, signori miei, mannò,e quanta malizia! Noi, che abbiamo intorno ai 40, ci si entra perchè si è curiosi, ci divertiamo con poco, sa? Cerchiamo i vecchi compagni di scuola, gli amici del mare mai dimenticati, ci siamo per non perdere di vista gli amici di adesso, perchè è un pò come scendere al bar e vedere chi c'è, e dire che fai, ci vediamo, stai bene, una pizza sabato, ti va? Beh, certo, ci si potrebbe chiamare al telefono, ma si và avanti, signora mia, il mondo và avanti, è solo lei che resta indietro, che ancora chiama la Telecom Stipel, che ancora suona i citofoni e chiede "C'è Maria?", che ancora và alla posta col bollettino e i contanti e già si agita sul numerino da prendere per la fila, che per lei taggare vuol dire mescolare piano la polenta! Essù, si iscriva anche lei! Noi, intanto, ci siamo. E ci divertiamo, aspetta che cerco questo, e quell'altro, vediamo se c'è. Non vuol dire nulla, non ha nessun significato, senza sforzarsi a cercarne uno nascosto che non c'è, roba da ragazzini, ma chi se ne importa, in fondo, che male c'è. However, in questo sabato mattina tutto chiacchiere e distintivo, appena aggiunta a Fb la Vicina del 12, mi appresto con solerzia a metter sù un pane e pensare un pò alla giornata che mi attende. Però, a pensarci bene, quel mio fidanzato parigino mica l'ho trovato. I'm only jokin', Ing.!

08 gennaio, 2009

Il vespaio.

Ossì, stavolta l'ho proprio combinata grossa, mi sa. E' bastato un nonnulla per stuzzicare con grazia invisibile le curiosità più nascoste, il brusio più sommesso, ma cosa saranno mai, ma che belli, ma come, ma dove, ma con che cosa. Orbene, a qualcuna di voi ho risposto in privato, a qualcun'altra direttamente nei commenti (ebbene sì, col 2009 qualche commento ai commenti lo farò anche io, promesso). Insomma, questi dishcloths hanno spopolato. In realtà hanno catturato anche me, sono così belli nella loro semplicità e così nuovinuovissmi da proporre e da regalare e da mettere in bella mostra sul ripiano della cucina, o del bagno, appenderli o lasciarli in giro con noncuranza, ben sapendo di fare breccia nei cuori di chi, si sa, ben sensibile è a queste cose. Bene. Ciò detto, è davvero tutto quello che so a riguardo. Domani, scenderò a valle col calesse e raccoglierò informazioni sul cotone più adatto ad usarsi. Dopodichè, renderò edotto il mondo intero su quanto ho scoperto e farò un dettagliatissimo rapporto qui, sulle Fragole. E vista la mia misericordia e la mia assoluta benevolenza al popolo del web, segnalo con grande giubilo un sito dove si potrà imparare a confezionare un dishcloths di base, semplicissimo, in poco meno di un'ora. Trovate soltanto del cotone piuttosto spesso, del colore che più vi piace, o che più piace alla vostra amica: da lasciare di stucco, nel regalarglielo. Troppo avanti.. La Maga dei Dishcloths qui si trova a disposizione per ogni eventualità, felice di aver trovato una cosa che piace davvero a tantissime, felice di questo inizio d'anno e di questo brusio. Mai vespaio fu più gradito.

06 gennaio, 2009

Millenovecentosettantasette



Miracoli di Facebook.

Chissà.

Se fuori ancora nevica. Alzi la mano chi vorrebbe che queste feste ancora continuassero, no, mi pare che basti, di questi obblighi di giorni, di finti sereni, di tavolate e di inviti e di cose e piatti e briciole e lustrini e brillantini e trucco pesante e glitter e compro anche questo che tanto è Natale. Fine. Chissà con quale voglia nelle case quest'oggi si sono staccate ad una ad una le palle dall'albero e i festoni alle finestre e le calze al camino e buttato finalmente il centrotavola avvizzito e le candele sparse un pò dovunque e i biglietti di auguri, i cuscini ricamati a merrychristmas e renne. Si ritira tutto, si avvolge con garbo, prenderanno il loro posto dove vivono per i restanti 11 mesi dell'anno, l'armadio in fondo al garage, si riprenderanno il prossimo ottodicembre, e fino ad allora nessuno saprà della loro esistenza e nessuno parlerà più di loro. Chissà. Con quale marcia si inizia questo nuovo anno che c'è, domani la scuola e le cose, la vita che ho riprende forma nei giorni di sempre, il suo ritmo acceso, il suo fascino, la sua elettricità. Chissà. Con quale anima inizierò, con quali sorrisi, con quali propositi, di correre qualche volta, di leggere, di riordinare lo studiolo, di risolvere questioni e fronteggiarne altre che soluzioni non ne hanno, pensa un pò. E chissà, se tutto sarà così, se resterà tutto così intatto e lucido com'è ora che non cambierei neppure una virgola, o forse sì, qualcosa appena appena, ma chissà e chissà, e dove devo firmare perchè questo anno sia come quello che è appena passato e chissà se si capisce per bene quello che ho da dire, e come e quanto, domani è un giorno nuovo di un anno nuovo , un'agenda nuova e una vita uguale, tanti giorni in fila da inventare come vuoi, chissà però, intanto sposta piano la tenda e fammi un pò vedere, chissà se ancora nevica.

04 gennaio, 2009

Wash? Dish?

Sono entrata nel tunnel. O meglio, mi sono concessa il lusso di entrarci, in questi ultimi giorni di quiete. Ho scoperto i dishcloths. E anche i washcloths. Volgarmente chiamate spugne, delle quali fanno guisa, siano esse per i piatti o per se stessi medesimi, sotto la doccia, per insaponarvisi per bene alla bisogna. Sono quadrati di cotone fatti a mano, coi disegnini più disparati, cuori, babbinatali, fiocchidineve, cuoricini, stelleestrisce, tazzine fumanti, e quel che la fantasia, anche la più scellerata, suggerisce. Sono fatte di un cotone speciale, e perciò specialmente per me acquistato in quel di Philadelphia dalla mia amica Clarissa In Fuga, che mi ha così innocentemente traviato e ha schiuso per me un mondo che credevo non potesse altresì esistere. Si fanno in un'oretta scarsa, se ne possono ragalare in quantità industriale, in nuance di colore o in coscienza di argomento, che so, con la scritta 2009, con l'iniziale della destinataria e anche de destinatario, perchè no. Sono morbidissimi, è il cotone Peaches & Cream la vera discriminante, in gran voga negli States, hanno conquistato il mio povero cuore in questi albori del nuovo anno. Domani, spedizione per trovare un cotone che si confà. E poi, via coi dishcloths, washcloths o come diavolo si vogliono chiamare. Come dice? Lei usa ancora la spugna Vileda del super? Continuiamo così. Facciamoci del male.

Holiday blanket.

Massì, facciamo pure la fotografia un pò sfocatina, un pò decadente, un pò malinconica, che va bene così. Questo è quanto prodotto nelle vacanze di Natale. O meglio, un regalo su richiesta, del mio figliolo Liceale, che desiderava una coperta personale, dove avvolgervisi durante le interminabili sedute di ripasso de I Promessi Sposi ( sono una ventina di capitoli, non propriamente una passeggiata). Così, l'ho acontentato. E tra una citazione e l'altra, ho messo in piedi questo progetto. Una serie di colori improbabili, che non stanno bene nè insieme nè da soli, ma in fondo non ha mica tutta quell'importanza. Si comincia, un punto dietro l'altro, in tutta scioltezza, chiacchierando anche, guardando film ( ne ho visti 5 durante le vacanze), spiegando la figura dell'Innominato, ridendo di gusto o custodendo un magone, pensando e ripensando. Finivo un filo, ne aggiungevo un altro, così, senza soluzione di continuità, senza uno studio preciso ( e si vede anche), senza chiedermi, sta bene o sta male? e fermandomi solo a gomitoli improbabili terminati. Il risultato è questo qua. Bruttina come colpo d'occhio, sembra in effetti la coperta di Nonna Papera, ma è caldissima e morbidissima, il Liceale è soddisfatto e io mi sono tolta di torno tutti quei fili che non sapevo come impiegare altrimenti. E quando fra mille anni la ritroverò nel cassetto, ricorderò alla perfezione come e dove, e quando e con chi. Tiffany appena arrivata, un Natale fin troppo tranquillo, il freddo e il gelo. E, com'è ovvio, la sventurata rispose. Ma questo, e chi se lo dimentica?

02 gennaio, 2009

Gennaio lieve.

Pigri giorni di vacanza nella casa sulla collina. Che tanto casa non sembra, in queste ultime ore, con transumanze varie verso monti e mari per Capodanno, ma c'è da sperare che nel pomeriggio, verso merenda, si ritorni ad una quieta, affollata, calda normalità. Trasformata in un bed & breakfast, laddove il breakfast aveva luogo intorno le 3 più o meno, riprenderà testè i ritmi normali, da molle vacanza, da caldo divano, da film a raffica, avvoltolati in una coperta nuova di zecca, di quelle fatte con gli avanzi che diventano vere e proprie opere d'arte, uniche nel loro genere e cosa importa se i colori non sono proprio una meraviglia. Ho pensieri confusi, sparsi come il mangime dei pettirossi, congelati, come a dire, un pò fermi. progetti ancora nessuno, o forse tanti, anzi, certo che sì, ma un attimo ancora, che non è tempo di metter cose sul tavolo, si lasciano lì, ancora per un pò. Si apre un cassetto e lo si richiude in fretta, ok, tempo ci sarà. Ancora qualche giorno di nulla sicuro, di orari dilatati, faccio questo? mannò, posso leggere un pò, se voglio, posso stare a chiacchierare o fare la maglia con una bella musica, c'è ancora nell'aria quella semi incoscienza dei giorni di festa, qualcuno ha fame?, che dopo giorni di capponi e torroni, di datteri e mazzancolle, si ha solo voglia di un brodo leggero e un mandarino, quand'anche. Si inizia con grazia, con consapevole lentezza, con pigrissima, celebrata indolenza. L'albero zen è ancora lì, intonso e fiero, i regali scartati, la scatola capovolta per contenere il pandoro a metà, nastrini e carte bel ripiegate, i rami candidi alle finestre. E' ancora festa. Finchè dura.

01 gennaio, 2009

Duemilanove.

Possa la strada alzarsi per venirti incontro,
possa il vento soffiare sempre alle tue spalle,
possa il sole splendere caldo sul tuo viso,
e la pioggia cadere soffice sul tuo giardino,
E fino a che non ci incontreremo di nuovo
possa Dio tenerti nel palmo della sua mano.

Benedizione irlandese.

...il più bel messaggio che ho ricevuto ieri sera.
Grazie Elisa.