28 giugno, 2009

Il polpo innamorato.

Il tuffo.

Eccoci. Alla fine il fuori programma è arrivato. Non che sia provetto marinaio, anzi, sono proprio uno di quei mozzi di bassissima manovalanza, più cambusiera che altro, cucino, compro pomodori e formaggi, vado alla ricerca di taverne e bar per la colazione, butto un occhio per vedere se per caso trovo un sandalino con le perle turchesi, si sa, in tinta col mare. Stamattina, arrivati che fummo in questo porticciolo, sani e salvi, mi preme dirlo, ancora non siamo a Santorini dacchè ieri il terremoto che c'è stato colà ha scosso più di un animo al pensiero di noi in mezzo a quel mare, ma tranquilli, stiamo tutti bene anche a casa, grazie. Arrivati che fummo, dicevo, e ormai rodata da tanti ormeggi e tanti porti, salto in banchina in tutta scioltezza, balzo plastico per fissare la cima alla bitta, e non la corda alla cosa, insomma, qualche progresso concedetemelo. Ed ecco il misfatto. Sotto gli occhi degli omini che giocavano a dadi alla taverna, dei bagnanti della spiaggia lì vicina, dei pescatori che stendevano le reti, della sciura che stendeva il bucato dal balconcino turchese, ancora!, dei bambini che fanno sù e giù in bicicletta con le ruotine, dei ragazzini che pescano i polpi sugli scogli, SPLASH! sono caduta in acqua. Un tuffo di tutto rispetto, intendiamoci, avevo appena fatto un ormeggio perfetto, ma misi un piede in fallo e voilà. Con tanto di sandalo e occhiali, e vestita. ovvio, di quelle camiciole impalpabili che son tanto in auge nell'estate 2009 e che la mia Amica delle Perle ed io abbiamo comprato a manciate da Zara. Il mio equipaggio rideva di gusto. E gli astanti, per decenza, son solo venuti a vedere che tutto fosse ok. The Captain era solo un filino preoccupato per il fatto che la camiciola, madida, mi si era appiccicata addosso, e che faceva, per così dire, la sua figura. Non ho perso nulla, diciamo che sono cascata con grazia e stile, e posso con grande orgoglio dire di essere Miss Camiciola Bagnata in Armorgòs, Estate Duemilanove. Son cose.

Monastiri in Amorgòs.

Si era comunicato alla ciurma: domani gita di istruzione, cultura, mistico ritiro. Un monastero, lanciato come dal cielo e arroccato sulla roccia scoscesa, a picco , molto a picco su un mare turchese, che banalità, qui il mare solo turchese si trova, a volte verde, a volte trasparente, ma più spesso turchese, è il colore del momento. Perciò, ci siamo arrampicati, ben coperti, pantaloni lunghi per i maschi, niente shorts o scollature per le femmine, due parei infilati nel cestino alla bisogna, i monaci di lassù non ti vanno entrare se sei discinta, ci mancherebbe altro, già fuori son da Santa Romana Chiesa, manca solo che mi càccino anche da quella ortodossa e sto apposto. Arriviamo trafelati, i 4 monaci che abitano il monastero di Chozoviòtìssa ci accolgono con grandi sorrisi e degli occhi così puri, profondi e trasparenti che non credo di aver mai visto prima d'ora. Ci offrono dell'acqua fresca, seduti in una specie di sacrestia, non siamo in un film fantasy, ragazzi, siamo proprio noi, che beviamo questo rosolio dorato in bicchierini minuscoli e assaggiamo questi zuccherini imbevuti di un liquore azzurrino, più o meno come il mare. Si respira una pace inconsueta, un silenzio che è una medicina, una musica sottile che ognuno sente per sè. E prego, non so come cominciare, perchè io non so come si prega in ortodosso, prego come mi hanno insegnato, come ho imparato da sola, come mi viene, sicura che le mie parole vòlino via da questa scogliere fino a raggiungere Chi le deve sentire, Chi le può ascoltare davvero. Le preghiere, si sa, non hanno forma e rigore e non c'è una sola strada per arrivare al Cielo. E da qui, il Cielo è più vicino.

25 giugno, 2009

Laundry in Naxos.

Un pò da zingari. Lavati da schifo, stesi da schifo, asciugati benissimo, in compenso, con tutto sto martellamento di vento e sole, e profumaterrimi di sapone Marsiglia e di aria di mare. Non ci sono più le casalinghe di una volta, che per loro lavare è buttare le cose nel cesto della biancheria e dal cesto della biancheria al cestello della lavatrice e dal cestello della lavatrice, tout simplement ,sulla carrucola della lavanderia d'inverno e sullo stendino abiurato dal Regio Architetto, in primavera. Tutto sto frega frega, e individua la macchia, e insìstici, se no non va via nemmeno per sogno, che diavolo sarà, pesca o che cosa? In lavatrice tutto questo sbattone non esiste. Si butta e buonanotte, la lavatrice non vuole sapere, essa lava con ignorante efficienza, che gliene importa a lei di che macchia si tratta? Se ce la fa, bene, e se no, t'arrangi. Qui, nelle Isole Sperdute, si approfitta del vento incessante e si fa bucato. La bella lavanderina non lava fazzoletti, ma frega frega e lava lava. E alla fine, stende alla bell'e meglio, che nello stendere, si ben sa, non è che sia un asso. Poi, inerpicandosi per le strade del paese, stringe un pochino gli occhi miopi e vede una scritta in lontanzanza: Fast Laundry. Self Service. Ma si può?

24 giugno, 2009

Troppo mare che c'è.

Di un colore mai visto. Sono giorni turchesi, e bianchi, e azzurro intenso che non è turchese, ma quasi. Sono giorni di vacanza, lontani da casa, così lontani? da quando hai guardato per bene la cartina, accidenti, siamo lontani per davvero. Si mantengono comunque i legami con il mondo lassù, con i figlioli che studiano per gli ultimi esami e che tra poco saranno qui. Vacanza, che fa rima con relax totale, nessuna ansia, nessun pensiero. Già, questa poi. Non c'è modo di fare un bel pacco dei pensieri che ci restano appiccicati addosso e buttarlo in fondo al troppo mare che c'è, non c'è modo di allontanarli del tutto, sono lì, come panni stesi ad asciugare. Li ritrovi ogni tanto, a guardar lontano nel troppo mare che c'è, quasi non osi a dirti Sto Così Bene, pensieri e pensieri, e chi non ne ha. Ma qui c'è il grande vantaggio che puoi decidere se pensarci oppure o no, e puoi concederti i lusso di dire no, a questo penserò domani, fra un mese, chissà, perchè sarebbe peccato mortale pensarci qui e adesso, troppo turchese e troppo bianco, e bouganville e stradine strette, e casine di calce e chiese, così tante chiese che non ho mai visto tutte insieme. E allora, guarda avanti, nel turchese e nel vento, e regala questi pensieri alla corrente, alle onde rabbiose che si spaccano sugli scogli, lasciali andare, lontano, così lontano da non ritrovarli più, spariti, affondati, persi per sempre nel troppo mare che c'è.

22 giugno, 2009

Mykonòs.

Azzurro turchesissimo e bianco abbacinante. E, a volte, qualche bouganville. Fine. Quest'isola è così, bella bella, un pò troppo turistica, che forse ci piaceva di più quella selvaggia, ma è così strana e affollata, e si sente la musica greca un pò dovunque, e si potrebbe comprare una quantità di cose così belle, insomma, mi piace. SI è cenato su una piazza spazzata dal vento, con un improbabile , altero, non simpatico pellicano, tale Pedro, che passeggiava lì per lì, accanto a me, che ho paura anche dei piccioni di piazza Marconi quando compro la frutta da Sahid. La vera scoperta di oggi, la cosa mi fa essere così ridolina e ciarliera e un pò scema, anche, è un liquorino da bere ghiacciato, che sa di un profumo Etro che usavo tempo fa, che sa del ghiacciolo azzurro all'anice che costava 50 lire in latteria. Questo assenzio si chiama Ouzo, sembra essere il liquore tipico della zona ove mi trovo: và giù con una facilità estrema, tipo acqua del rubinetto, e un pò si annusa e un pò si beve, solo che dopo ci si sentono le gambe molli e un sonno, ma un sonno, e mentre lo dici ridi e ridi e i tuoi figli ti dicono Mamma Ma Stai Bene? e io sì, che sono lucida e presente a me stessa ma questa specie di oblio all'anice è una vera meraviglia e che bella che è questa Mykonòs, ma poi, Pedro, non è mica un nome greco. Sospendere l'Ouzo, efharistò.

21 giugno, 2009

Ci vuole.



Ci vuole eccome. Anche se non siamo in città, anche se non siamo nemmeno di Alessandria, anche se, anche se, noi qui sono giorni che questo Grigi Alè Alè ci rimbomba nelle orecchie, dacchè il Liceale e il suo Degno Compare che con noi dividono questo viaggio nella cultura greca (!) non cantano altro. Ben perciò, anche da quaggiù, da questa sperduta isola dell'Egeo, arriva il nostro supporto ai Grigi, che proprio oggi hanno una partita importante per passare in serie C o una roba del genere. Alla fine, mi sa che a furia di calciomercato, rigori e assist, e compriamo questo e vendiamo quello, mi hanno coinvolta. Un pò, ma mi hanno coinvolta.

20 giugno, 2009

Syròs, Ermoupolis.


Golosissime. Belle da vedere. A zonzo per questo paesino di cartapesta, bianco e azzurro, ma dai?, bello, bello, bello. Io non sono un'appassionata, nel senso che non è che ci vada pazza per queste cose, non ne so di venti e di mari, so soltanto le paure che mi fanno le burrasche, forse perchè non ne ho mai beccata nessuna, e per forza, che c'abbiamo una linea diretta con Nettuno là sotto, Che Vuoi Fare? Mare Calmo, please, Che ci Dobbiam Spostare. Io non so fare i nodi, a malapena il nodo piano, la gassa se ci provo una decina di volte, ma sono perdonata, credo. Io non so di venti e maestrali e meltemi e boline e laschi tranquilli e lasca e cazza, giuro, non è una parolaccia. Io non so di correnti e non mi vanto di saperne, se non ne so non ne so, fine. So però tutta la magia che c'è nell'arrivare in un nuovo porto, nel fare le due cose in croce che so fare, due, lo giuro, non di più. So la bellezza dell'acqua così trasparente che non l'avevo mai vista, so il profumo del mare che c'è qui, so che le lucine che si accendono improvvise, che non è ancora buio e tutto intorno sembra un presepe gigantesco. So che la notte mi sveglio e vado fuori e il cielo non è più un cielo, ma una specie di puntaspilli di velluto nerissimo e gli spilli sono un miliardo di stelle e stelline che così tante tutte insieme non le ho viste mai, o così di rado che non mi ricordo nemmeno. E allora, il non sapere di vento e di correnti, di nodi e di andature, non è mica così importante. Imparare? Sì, forse, non c'è fretta. Intanto, mi godo questo puntaspilli e questo profumo e questa Syròs che sembra bellissima con le sue chiese e i suoi profumi, i rosari ortodossi, le cupole azzurre, le scale di pietra e tutta la pace che c'è. Marmellate comprese.

19 giugno, 2009

A Wind Pork.

Così, in inglese, dacchè una vera signora non può farsi beccare in castagna a dire volgarità, ma il vento che soffia da queste parti da due giorni in qua è proprio quel che si dice un vento porco, e quindi, vabbè. Noi ben fermi che siamo qui davanti, noi e un'altra barchina che si vede laggiù laggiù. Stamattina giro in spiaggia ma c'è talmente un bel niente da vedere, che mi son dedicata con impegno e solerzia al riassetto del veliero. Lesta a sbattere i piumoni e i cuscini, a sistemare le stanze, a raccogliere briciole, ritirare i piatti lavati ieri sera. Durata dell'operazione tutta: undici minuti. E poichè qui ben si è ancorati, incollati e cementati, dacchè la nuova àncora non teme neppure i mostri a 8 teste, e non ci si schioda finchè tutto questo delirio non è un pò passato, ecchediamine, abbiamo mica chi ci insegue, la giornata di oggi, meravigliosa, tersa e luccicante, sarà dedicata ai compiti della vacanze, a letture di varia natura, magari brasandosi, protezione millecinque, cappelluccio tricot e burrocacao. Il vento porco ha i suoi vantaggi, in fondo.

18 giugno, 2009

La chiesa.

Non ci si fa mancare nulla quaggiù. Tanto per cominciare una colazione non proprio così buona, cappuccino, si chiama, ma per me che abituata son al cremosissimo cappuccino del mattino con le Amiche, quella roba che ho bevuto stamattina in una taverna affacciata sul porto, per la modica cifra di euro 3, no che non era nemmeno suo cugino, del cappuccino intendo. Poi, in ordine sparso son venute le urla del Capitano, toh, ancora non lo avevamo sentito, perchè qualcuno aveva rovesciato una cucchiaiata di cous cous nel frigorifero, che meraviglia. E di seguito, una bella passeggiata sù sù per la collina, sotto il sole cocente, in visita a un reperto preistorico che più preistorico non si può, e poi, via, raggiungiamo quell'altra baia e onde e staffilate di vento, e ussignur mi viene da vomitare e allora cantiamo che magari ti passa e infatti alla fine, eccoci qui, davanti a una distesa di candidi sassolini, in una baia riparatissima per la notte. E i progetti di pesca, dovremmo pescare la Balena Bianca e pure Achab con l'attrezzatura che abbiamo ma ahimè solo un avulso pesciolino dalla faccia seria seria, ah, e nel frattempo mi ha pure morsicato una vespa. Per oggi direi che è abbastanza. Ed ero pure passata in chiesa. Ma forse, le chiese ortodosse non valgono. Dovevano avvertirmi.

17 giugno, 2009

Kea.

Alla fine, il viaggio ha avuto inizio. Questo delirante itinerario che il mio Capitano oh mio Capitano ha studiato nei minimerrimi dettagli per tutto l'inverno, è finalmente iniziato. In verità, in verità ci dice, Egli, il Capitano, che sarà una roba strana, lontana come sarà dalle mete canoniche, dalla pazza folla, dai villaggi vacanze and so on. La Fanciulla ed io avevamo testè stanziato una piccolissima somma per comprarci un cappellino vezzoso, che so, un sandalino greco di quelli alla schiava che fanno la gamba affusolata e col suo perchè, inosmma, un quaccheccosa. Questo l'unico bazar che abbiamo trovato. Qualche vetusto cappellino di paglia, abitucci senza pretese, cestini di paglia ma abbiamo già dato. E quindi? E quindi, nulla. Ci si riposa prima della cena alla trattoria con la tovaglia a quadrettoni, souvlaki e moussaka come se piovesse, magari un accenno di sirtaky e un attimo di Papadoupolos (e qui terminano ahimè, le mie conoscenze della lingua greca) e la serata si concluderà a leggere un buon libro o a chiacchierare fitto con il resto della scombinata ciurma. Nessuna spesa folle, per il momento. E mi sa tanto che niente affatto sarà una vacanza di shopping. Così come pure mi sa che il Capitano, Mio Capitano, lo abbia fatto apposta. Ho come la sensazione.

16 giugno, 2009

Calimera.

Così si dice. Sappiamo quattro parole in croce, il Giurisprudente che ha fatto gli studi classici non è ancora qui con noi per aiutarci. Persino al supermercato la parola Melanzane è scritta in greco. Una meraviglia. Fermi per una meltemata, signora mia, che vuol dire un'indigestione di vento che si chiama meltemi, e che glielo dico a fare , so bene che non capirebbe e nemmeno capisce bene da che parte del mondo sono, lei non vede nient'altro che il suo balconcino, coi gerani e le lenzuola stese, la tenda a fiori dentro e verde fuori, il cestino per l'umido, la cassetta del gatto, la sdraio di plastica e lo zampirone per le zanzare, chissà come posso ancora perdere tempo con lei. Ma siam qua. Oggi grande gita senza vendita di pentole, bel sole a picco, ciurma affiatata e beneducata, rispettosa e ubbidiente, affamata come un esercito locuste, allegra e ciarliera. Si va di inglese, ma che bello dire calimera, calimera, ha un suono così bello e poi mi ricorda la moglie di Calimero. Gulp. Ho dovuto spiegare ai miei figlioli chi era Calimero. Devono aver pensato che la costruzione della foto l'abbiano progettata ai tempi miei. Ingrati fanciulli, ma non eravate beneducati e rispettosi?

13 giugno, 2009

Diamanti e stendini.

Niente è più prezioso. Si è dormito un pò di più, non molto, con la tonnellata di cose d fare, le pagelle, i libri delle vacanze, le cose, i giri. In anticipo comunque, su una rutilante tabella di marcia di questo ultimo giorno delle vacanze vere, quelle bianche e azzurre, quelle della crema solare, dei tuffi, del vento e delle onde. La calma della mattina presto nella casa in collina, si sorseggia insieme al caffelatte, col gatto che si struscia, le rose un pò passate ma meravigliose lì sul tavolo, un mazzo di lavanda che ogni tanto strofini e annusi, le ultime notizie, un foglietto dove scrivere le cose da fare, per non dimenticarne nessuna. Fuori, un profumo di menta e gelsomino, un sole brillante, che illumina il pratino tagliato di fresco e di fresco innaffiato, come se vi si fosse rotta una collana di diamanti, per dire, e sparse le pietre ovunque, luccicanti. Tutta questa poesia è lievemente alterata dallo stendino , che volgarità, dove l'ennesima lavatrice prima della partenza aspetta di asciugare, e il cinguettio delle cinciallegre è appena appena disturbato dall'odioso rumore della centrifuga di un'altra lavatrice che sorveglio, e che mi accingerò testè a stendere essa pure. Così, in questa beata calma apparente prima del delirio completo, meglio che finisca in fretta la colazione, che lasci perdere rose e lavande, diamanti e cinguettii, che tralasci con grazia immagini di romantica semplicità e, tacabanda, mi dia un mossa. Ben meglio sarà.

11 giugno, 2009

La fine.

Ma come, non è cominciata solo l'altroieri? Non è due giorni fa che è iniziata? No, bellezza, sono nove mesi o giù di lì, nove mesi di sveglie, carrucole per tirarli sù, giustifiche, libri dimenticati, voti, note, udienze che odio con tutta l'anima, quaderni, spartiti, ripassi, quei dannati PromessiSposi nelle vacanze di Natale, fogli da disegno che non compro mai quelli giusti, compassi e dizionari. Fine. da oggi pomeriggio, signori miei, si conclude questo delirio. Un giorno memorabile, dacchè di vera e propria seratona si parla, concerto sulla pubblica piazza e poi domani la cena di classe e poi ancora e ancora e ancora. E oggi, il Knit Cafè, l'ultimo per la Scrivente prima dell'estate. Insomma, c'è da fare. Noi qui ci si è organizzati per bene, si cerca di ammucchiare da qualche parte cose e cose da portare via, in vacanza, sono giorni che si stilano elenchi ben attenti a non dimenticare niente di indispensabile ed insostituibile, il piano ferie di questa scintillante famigliola è cosa da studiare con attenzione a tavolino, che la Chrysler di Marchionne è una partita a rubamazzo. Ben perciò, la fine della scuola arriva giust'appunto come una benedizione, ecco una cosa cui non dovrò più pensare da domani, da oggi, anzi, da questo preciso istante che è l'ultimo giorno di scuola e che domani dormiranno finalmente e io non dovrò chinarmi sui loro letti con baci e pazienza prima, e poi sgolarmi dalle scale, Siete Svegli??? Insomma, si starà meglio. Ma. C'è sempre un ma alla fine di ogni anno, è vero, appena iniziata si aspetta che finisca, ma poi, alla fine, si è contenti sì, ma di quella contentezza che non si chiama proprio felicità, di quella allegria controllata, sì, finisce la scuola, va bene, però un pò mi dispiace e poi quei tigli lì davanti lungo il viale, che mi ricordano gli stessi delle elementari, quando uscivano col grembiulino e le trecce, dovrebbero farli fiorire a dicembre, i tigli, e sarà per quello che li associo sempre alla fine della scuola e a un pò di malinconia, un pochino mi dispiace, non so bene come e perchè, ma mi dispiace e forse, dico forse, un pò dispiace anche a loro, e sono certa che sia così, ma loro non me lo diranno mai ma io so, loro sanno che io so, e allora va bene.

10 giugno, 2009

Sassolini.

Sono quelli che trovi in fondo ai cassetti, nel cestino del bagno, sono quelli bianchi e piatti, o gli smeraldi, come li chiamavo da piccola, le schegge di vetro arrotondate dal mare, che raccoglo da sempre e conservo, pietre preziose di un valore che conosci solo tu, perchè sai bene quando li hai presi, e ti ricordi di quando e di quando, e di quella volta. Poi ti scordi che ci sono e che bello quando li ritrovi, li sciacqui un pochino e tornano brillanti, bellissimi, preziosi. Questa fotografia, controluce e fuori fuoco, è stata scattata ieri sera dalla Princi, in un terrazzo al fresco di un acero, le mattonelle lucide, una cena sontuosa da regine. Ma potrebbero essere i due banchi in fondo a sinistra, col diario di Linus, i bigliettini per copiare, le mele per l'intrervallo, un gettone del telefono per chiamare casa, la cinghia per i libri, il tratto pen verde e i quaderni Hollie Hobbie. Loro ci sono state sempre, nella gita a Firenze e nel cortile di casa mia quando piangevo e che bene mi ha fatto vederle tutte lì. Loro sono ancora loro, come sempre, come allora, e questo affetto chiaro e mai passato si sente così bene quando ci abbracciamo, quando ci diciamo Ma Sono Così Contenta Che Sei Qui, quando guardiamo le bambine che si scapicollano sull'altalena e diciamo Beh, Tanto Diverse Non Potevano Venire. Ridiamo come allora, fino alle lacrime, e si vede, e abbiamo fatto tanti di quei versi per questa foto come quella volta in Piazza della Signoria. Noi 4, i due banchi in fondo a sinistra, le stesse risate, le stesse battute, le stesse anime bianche, mai scalfite nonostante, gli stessi sorrisi. Sassolini preziosi, ritrovati per caso, di un valore così grande che lo sai tu.

07 giugno, 2009

Alghe.

Che cosa sia esattamente non si sa. E' una specie di fettuccia, una specie di cotone, non si capisce bene. Al mercato del lunedì me l'hanno tirata dietro, come di dice, perchè nessuno, proprio nessuno la voleva. A me piaceva. E le galline mie amiche, a fare le smorfie, Ma Che Schifo, Che Roba E'?. In effetti sembrano alghe, di quelle verdine che rendono gli scogli scivolosi. Però, l'effetto non è male. Si lavorano coi ferri che ferri non sono, numero 12, armi improprie in realtà. Non so bene a cosa daranno origine, io non so mai che cosa diventerà quello che sto facendo, si chiama variazione in corso d'opera: potrebbe essere una gonna, un piccolo top da sfoggiare nel bel mezzo del Mediterraneo, tanto chi mi vede, una stuoia per prendere il sole, una bandiera, uno straccio da lavar per terra. Qualunque cosa. La cosa bella è farla. Va sù che è un piacere, pochi giri ed è già a metà, e poi ha questo effetto arricciato che mi piace tanto. Si può fare guardando la tv o parlando al telefono, minimo sforzo, massimo risultato. Provare. I gomitoli di alghe li vendono al mercato per pochissimi euro, il saldo del saldo del saldo, anzi, gli fai pure un piacere se glieli togli di torno, non li vuole nessuno, un motivo ci sarà.

Mucchio selvaggio.

Così è di moda. Si prenda una sera di giugno appena iniziato e si dia ufficialmente inizio alle danze, inaugurando una piscina sù in Valle, dove si danno appuntamento tutti e dico tutti gli studenti delle scuole medie superiori. Così funziona. Qualche genitore li accompagna, qualcun altro li và a prendere, si muovono in gruppo, in branco, sette/otto/nove. Precettata per il ritiro a notte fonda,circa le 3, la Scrivente è stata vista uscire in sottoveste e pantaloni della tuta, ballerine glitterate e felpa, che quassù fa freschino, cosa crede. Certo, un incontro torbido, così combinata, no che non lo potevo avere, ben si rassicuri il mio Sposo dal Mar dei Sargassi. Ho caricato sù alla spicciolata, un gran numero di figlioli, ridanciani, chiacchieroni, bellissimi e educatissimi, per piacere-grazie-scusa-permesso. Destinazione: la mia magione, dacchè era il turno del mio figliolo ospitarli tutti quanti per la nottata, bed&breakfast. Hanno ammonticchiato con cura le scarpe in ingresso, e con grazia giù dal prezioso tappeto. Hanno chiacchierato fitto fino a una certa, facendosi sssshhhh!!!!! a vicenda quando qualcuno alzava troppo la voce, ma di notte, si sa, anche il brusio è un rumore gigante. Fate quel che volete, non incendiate la casa, io vado a dormire. Così li ho trovati, addormentati e affastellati sul divano, qualcuno aveva scelto uno dei letti vuoti sparsi qua e là, nella casa in collina. Il cane sorvegliava, con l'aria matura di chi sa molto bene come vadano queste cose. Li ho guardati dalla scale, mi sono piaciuti e li ho immortalati, di nascosto, cercando di fermare questo momento perfetto di pensieri semplici, questi giorni di fine scuola, di ritorno fradici dalla festa in piscina, questi ragazzi che crescono e corrono e volano lontano, e che a trovarli la domenica mattina sul mio divano, mi ha riempito l'anima di una tenerezza che non so, di una specie di privilegio, di un magone che sorride.

04 giugno, 2009

Misery non deve morire.

E non è neppure il mio compleanno. Niente o quasi da festeggiare oggi, se non il sole, l'estate, il tiglio, l'esame della Fanciulla, il fatto che ho corso e corso e corso senza fermarmi sbuffando e imprecando, per un bel pò. Fatt'è che la mia Amica Afef mi ha coperto di regali: 2 per l'esattezza. Un olietto magico alla menta, alla calendula, alla cocaina e a chissà così'altro, da spalmare generosamente, addosso defaticante, corroborante, idratante, sberluccicante e via così, così di menta che alla fine sai di Gomma del Ponte, e Lei, Misery, così l'ho chiamata, lì per lì, perchè di miseria si tratta, mia pianta preferita in quanto viola e chevvelodicoaffare, che ne avevo già parlato qui di quanto mi piaccia e l'adori vieppiù. Così, Afef, che è più furba di una faina, ha capito che sono invidiosa marcia della sua sterminata collezione di piante, di quel benjamin-sequoia che c'ha in casa, così come lo sono del terrazzo della mia Amica delle Perle, con fiori e fiorini a grappoli e distese, chilometri e chilometri di vasi rigogliosissimi. Perciò mi ha fatto dono di Misery. E io la conservo gelosamente per i giorni che qui resterò e quando mi vedrò costretta ad assentarmi per un pò, la affiderò a mani sapienti, anzi, ho già indetto un bando di concorso fra le mie Amiche, chimmai vorrà prendersi cura della mia Misery, la riprenderò intatta e perfetta una volta tornata, annaffiatela con cura, accuditela con amore e devozione, e parlateci ogni tanto, che lo sanno tutti che Misery Non Deve Morire. Se no, il libro, Stephen King, ma cosa lo ha scritto a fare?

03 giugno, 2009

Wool & The Gang.

Testè inaugurato a New York questo knitting bar. Notizia trovata su Elle di giugno. In uno di quei pomeriggi dove ti riprometti di fare solo cose frivolissime, provando una lezione alla Princi che mi dicono Ma Fino A Quando La Chiamerai Princi e io Fino Al Compimento Del Trentottesimo Anno D'Età. Uno di quei pomeriggi in cui ti illudi di non avere un bel niente da fare, abile come sei ad accantonare con grazia e dire Questo Lo Faccio Dopo, Domani, Fra Un Anno, Chissà. Nessuna transumanza in vista, forse una seratona in programma questa sera, l'inaugurazione della Piazzetta tutta nuova di marmo e alabastro e tutta tempestata di mosaici e statue e archi e santuari e palazzi e minareti e basiliche e scalinate. Uno di quei pomeriggi in cui butti un occhio distratto alla pila di magliette da riporre nell'armadio, al cartello che hai appiccicato sul muro O Vi Prendete le Cose O Le Butto Via, a quel riordino armadi che hai rimandato da giorni, a quello schema che vuoi provare e non hai testa, che forse è ora di pensare seriamente alle cose da portare in vacanza, che di giri e voli e incastri e partenze e arrivi e incontri ce ne saranno una tonnellata, e allora, ma allora e quindi, ma guarda fuori che bel sole che c'è, e che profumo di tiglio e il grano verzolino, e le finestre spalancate e le rose e i fiori. E con tutto questo, la collina lì fuori, la Fanciulla che suona che domani ha l'esame, il sole e il venticello, che tempo sarà mai sprecato, sprecatissimo, se usi questo pomeriggio a riordinare pile di maglie, indovinare di chi sono le mutande di Superman che giacciono da giorni nella cesta delle cose stirate, e allora, e perciò, fai cose frivole, e leggi sciocchezze, che vanno i costumi con gli anelli e le zeppe di corda, e pensa seriamente quel copricostume tricot che ti piace tanto, e a quanto ti sarebbe piaciuto essere all'inaugurazione di quel knitting bar in Bond Street, o di possedere quel kit con i ferri di legno e bambù, e leggi e cincischia e ciondola e ozia, che di casa in disordine non è mai morto nessuno.

01 giugno, 2009

Il regalo.

Sorprese e novità, semplici cose da nulla nel lungo week end di inizio giugno. Ci si ferma un pochino, dopo una settimana feroce di cose e giri e faccende e questioni. Questa famiglia qui, e va bene che sono grandi e va bene che non sono più da seguire a vista d'occhio, ma insomma, un bel daffare lo da comunque. Così, si è aspettata la domenica e ci si è fatto un regalo. Improvvisato, in realtà, nemmeno programmato e come tutte le cose fatte così, bellissimo, appunto. Sono venute da me, di passaggio dall'outlet, cariche di pacche e pacchettini. Ho scritto loro la strada con un sms, affinchè non si perdessero lungo la strada fino a Villa Villacolle. Compagne di scuola, di classe, di banco, amiche da una vita, insieme dalle elementari con una di loro, quella che ha perso buona parte del suo tempo a spiegarmi i profitti e le perdite, ma che io, zuccona, non ho mai imparato. E lei, che avevo già incontrato tempo fa, ritrovato, riabbracciato. Ci siamo raccontate, abbiamo riso come sceme sedute in cucina, hanno visto i miei figli, Uguali A Te, abbiamo ritrovato le noi che eravamo e che non sono cambiate. Sono ancora io, sono la Laura, con l'articolo, come mi chiamate voi, sono quella di sempre, che scriveva e scriveva, e faceva tutti e tre i temi del compito di italiano, e scrive scrive, oggi, per dirvi di quanto bello è avervi trovato, di come sia bello trovarvi così, cresciute e intatte, uguali, i guai, i figli, le cose che non hanno cambiato i vostri occhi che brillano, gli stessi che trovavo nel terzo banco a sinistra. Nessuna malinconia, una buosa dose di gossip innocente, e come farselo mancare, fidanzati passati, amori eterni, e ti ricordi quella volta che. Un bel regalo nel week lungo end del 2 giugno, noi tre, cresciute, si dice, ma uguali, tu sempre la Manù, tu sempre Carol, e io sempre la Laura, con l'articolo.