29 luglio, 2010

Ode alla Colazione al Bar.

Non è mia abitudine, nè qui, nè in città. A me piace far colazione a casa mia, coi miei tempi, le mie tazze, il mio mescolare il latte guardando di fuori, imbambolata, oppure qui, guardando il mare, stesso mescolamento di latte, stessa imbambolaggine. La colazione al bar con cappuccino e croissant, la faccio di solito quando faccio gli esami del sangue che per forza che si deve esser digiuni e perciò ci si può premiare in qualche modo di tutto lo sbatti della questione, ma mi rendo conto che è un'immagine che non si confà alla poesia che volevo dare all'evento. La colazione al bar inizia in sordina, facendo finta di niente, sbirciando già da lontano la teca delle brioche e individuandone con sicurezza la prescelta. Eccola, sarà mia. Non saprei dire se mi piace di più prendermela da sola lentamente, col tovagliolino sottile piegato in due, o attendere che qualcuno me la porga con grazia, con quegli aggeggi di metallo, faccia attenzione, non la rovini, per carità. Il momento che mi piace di più è attendere che il mio cappuccino tiepido e con poca schiuma venga preparato dalle sapienti mani del barista. Me ne sto lì, leggermente impaziente, ma appena appena, di quell'impazienza che si ha soltanto prima delle cose belle, prima di una piccola carezza. Non so mai se iniziare con la brioche, e allora, guardinga, anzichè addentarla, che non sta bene, ne stacco elegante un angolino, di solito la cima, e ne testo la fragranza, la dolcezza, l'impagabile meraviglia. E conservo il suo opposto, cioè l'altra punta, per tuffarla nella tazza a cappuccino quasi finito, così, giusto per raccoglierne le ultime benefiche proprietà corroboranti. Giusto ieri, si è consumato un tale rito, in un bar di questo paesino che non è un paesino di mare, ma un paese normale che ah, sì, ha anche il mare ma non è che sia determinante, ce n'è tanto tutt'intorno, davanti, di fianco, di isole e arcipelago. Nel bar prescelto, il Petit Cafè, come quello degli Aristogatti, c'è anche l'edicola. E ci si può sprofondare per un'ora buona nelle poltroncine di vimini, a leggere i quotidiani di carta, per una volta, e a non aver altro da fare che far passare il tempo, pensieri morbidi e a tinte pastello, l'odore del mare che si mescola a quello del caffè e dei croissant appena sfornati. Mi prescrivo da sola due scatole di questa medicina, colazione al bar a giorni alterni, effetti collaterali  briciole agli angoli della bocca e zucchero a velo sul pareo. Niente male

26 luglio, 2010

Amici di mare.

I miei maschi son d'estate, i  figlioli, intendo. Nati d'estate. Ed è sempre qui che si festeggiano i compleanni. Del ristorante non ne avevamo voglia, e così, c'è punta vaghezza di una grigliata semplice, per stare tutti insieme, più vicini, a festeggiare il Liceale Languido, diciassettenne da oggi. Una festa in famiglia, con i tavoli avvicinati, siamo tanti già noi, si aggiungono gli amici, com'è ovvio. E non solo quelli conviventi, quelli che sono affascinati dal funzionamento di questa stramba famiglia e dalle sue regole, Chi Apparecchia Non Sparecchia, Chi Finisce L'Acqua la Va A Prendere e cose del genere.Si aggiungano anche gli amici di sempre, quelli delle giornate intere sulla spiaggia, quelli incontrati cercando un cagnolino perso, quanti anni fa? gli amici del 12, quelli del nascondino sulle dune, del pallone scalzi nel prato, delle ore in acqua, Uscite da Lì o Vi Verranno Le Branchie. Sono cresciuti e sono così belli, ce ne fosse uno brutto a questo tavolo, lo diciamo ogni volta e ogni volta ne ridiamo e ci illuminiamo dei loro occhi trasparenti, dei loro capelli schiariti dal sole e dal mare, e adesso, ahimè, di barbe che crescono,  di fidanzate e cose. Si sono abbracciati ieri, a vedersi dopo un anno intero, con un affetto vero che li lega, che han parlato ore ed ore sulle rocce, per anni, che a turno si sono accompagnati a casa dalla piazzetta, Mi Lasciano Solo Se Ci Vai Tu. Che gruppo bellissimo, che belli tutti insieme stasera, a cantare cose da far rabbrividire tutto il vicinato, cori da stadio e canzoni da osteria, ma dove impareranno queste cose da bordello? Si muovono in gruppo, sempre e da sempre, e sanno che queste sono le più belle estati, le più lucide, le più spensierate. Crescono insieme, ogni anno un pò di più, e fa così bene al cuore vederli così, e che bella sera stasera e non solo per la luna piena che illumina il sentiero, che bello sapere dell'affetto che c'è tra di loro, a dividersi la torta fatta in casa, a ridereridereridere, la brace quasi spenta e i tavoli vicini.

25 luglio, 2010

It's just another simple Forest Shawl.

Potrebbe sembrare il titolo di una canzone dei Supertramp. E invece, è mio. E non è di una canzone. Ho iniziato quest'oggi questa delizia verde pistacchio, di un' alpaca finissima mista a seta, come la lana?!?!?, massì, non fa più tutto quel caldo, e poi Messer Maestrale c'ha messo del suo e ha rinfrescato tutto per bene, anche l'acqua che oggi era ghiaccia, che a fare il bagno, brrrrr, da restarci secchi.  Questa nuvola verdina, tre preziosissimi gomitoli, mi arrivano nientemeno che da Parigi, da Lei e dalle sue bambine bionde e bellissime, e da quelle sue fotografie così strane e semplici eppure non è uno scherzo fare foto così belle come lei, e adesso ha pure il virtual shop, dove vende le cose che cuce, che oltre a cucinare e a far bambine, Lei, sa anche cucire. Una nuvola di morbidezza infinita, il calore ancora non si avverte, ma la purezza sì, e la tenerezza e l'infinita sofficità, ma si può dire, massì, oggi è domenica , va bene tutto. Non so quanto grande diventerà, mi fermerò quando i tre preziosi batuffoli saranno, ahimè, terminati. Una specie di assaggio, un test per vedere che effetto mi fa l'autunno che arriverà, e a pensarci adesso fa paura o cosa, fa ansia o cosa, ma no, sarà solo un autunno come tutti gli altri, solo che avrò intorno al collo il mio bel Forest di alpaca e seta, e sì che mi ricorderò che l'ho fatto qui, e allora sì, chissà che effetto mi farà, faccio in pareo una cosa che metterò col piumino. Che donna avanti.

24 luglio, 2010

Nel vento, ci dormo.

E non è mica uno scherzo. Ci dormo in mezzo, mi coprirò bene, non sentirò freddo come stanotte, e prego davvero che non sia una notte come quella passata, la buriana, sissignori, la tempesta e vento da tutte le parti, quello forte, bellissimo, quello che spegne la fiamma sotto il caffè, entrando prepotente dalla finestra  della cucina, è così che mi accorgo che è maestrale, e quanto ha riso la mia Vicina del 12. Dormo nel vento, lasciando aperte le due porte che lo fanno passare, e mi ci trovo nel mezzo, nel mio letto con le stelle, le lune, uno Sposo insonne, il cuscino di lino con la scritta GoodNight, e speriamo che la sia, questa notte. Il vento passerà su di me, coperta fino agli occhi, ne sentirò il fresco e la malizia, la tenda si gonfia e svolazza fino al cielo, leggera com'è. Sono in mezzo a una corrente, di aria di mare e di odore di muschio e di roccia, ma vacci a capire che profumo è questo. Il vento riempie la stanza di foglioline secche e polvere e piccolissime bacche, me ne trovo dovunque, chissà da dove. Qualcosa lascia e qualcosa prende. Prenditi allora le cose che non voglio, voglio dormire tranquilla e svegliarmi sorridendo e stiracchiarmi  come fanno i gatti e compiacermi di essere qui, non aprire gli occhi sbarrandoli o peggio guardar fuori per ore, o il soffitto e gli angoli della stanza e questa tenda. Il vento ha cura di me e prenderà le cose che mi fanno male, passando dalla porta e uscendo dalla finestra, io sono nel mezzo, mi troverà, il vento mi è amico, non può succedermi nulla di male, coraggio, vento, fammi un regalo, adesso dormo, e domattina sarà meglio, sarà tutto più bello, avrò colori e sorrisi e sarò in pace, il vento lo conosco, questo vento fa così, e adesso dormo perchè se sto sveglia, mi sa che non funziona, scorbutico vento, non vuol farsi vedere.

23 luglio, 2010

Noiosa che sei.

Me chi te lo chiede. Che gusto ci trovi. E chi se ne importa di te, alla fine, di te, delle cose tue, delle tue angosce e della tua vita, ma chi se ne frega se stai male o se stai benissimo, nessuno qui ha voglia di sentir parlare più delle tue menate, finchè si tratta di smalti e di maglia e di cazzate allora ok, ma per favore basta menate. Lo dico a me. E' stato un giorno di vento forsennato, un giorno liquido di niente spiaggia, di cose normali, di fresco, finalmente, dell'olivastro spettinato e di quel profumo, si sente ancora adesso, che la luna è una faccia preziosa, un gioiello nell'indaco perchè ancora non è buio e lei è bellissima, a quest'ora. A un giorno così, segue sempre una sera tranquilla, fatta di niente, un pò spossati da tutto quel tramestio, la tenda che cigola, i soffi decisi dentro al limone, è belo sentirli da coricati, questo vento arriva a raffiche precise, canta persino, è una melodia seducente e bellissima, che in pochi conoscono e che tutti, indistintamente, amano. Ispeziono la me di stasera per capire le cose che sono e dove vado e dove andrò, ma non è tempo di filosofia da quattro soldi, è che ho avuto poco da fare, stasera han cucinato le ragazze, è da stamattina che preparavano il menù e ho dovuto dare lezioni di sbattimento uova con la forchetta, non son cose da  nulla, ci vuole mestiere, polso fermo, attenzione a non schizzare. I giorni scivolano via, è vacanza, madamigella, non se lo ricorda più? in effetti non è semplicissimo, è vacanza perchè vedo il mare e non le colline, e penso e penso e mi ripetevo anche stasera quella canzone che mi piace da sempre, e allora di pensare smettila, e di dir menate smettila, e guarda in sù , una sera così, che la luna è una faccia e che di tutto il resto a nessuno gliene importa.

..penso troppo e vivo male
penso che tra più di un anno
cambieranno i miei progetti
penso che tra più di un anno
avrò nuove verità.
Ma tu non farmi questo errore
vivi sempre nel momento
cogli il giorno
e tanto amore
cogli i fiori di lillà.

22 luglio, 2010

Confusa.

A chi non viene da scappare, qualche volta. Di giocare a nascondino, vediamo se mi trovi. E non avere la minima voglia di essere trovata. E' quel che succede qui, in questi giorni di stranabuffaassurda vacanza, che non so nemmeno io come definire, in vacanza si viene col pareo, la cesta, la mente sgombra, gli occhiali da sole. Per il resto abbiamo tutto, la mente sgombra mi sa che è finita. Si è legati con un filo sottilissimo e lunghissimo a pensieri grossi come macigni, ma di quelli magici, che un pò svaniscono e un pò riappaiono, e non sai nemmeno tu benebenebene come possa succedere un simile accadimento, a volte ci pensi e a volte no, le ansie e le paure le avevi nascoste così bene in valigia, lavate e stirate prima di partire, come si fa ogni volta, e le avevi ritrovate tutte, solo che poi si erano perse nel disordine dell'armadio, che lasci qui delle cose e credevi di averle perse, che grande sorpresa gli armadi che apri poco, ho ritrovato quel golfino nero che mi piaceva tanto, e che credevo di aver dimenticato quella volta al ristorante, che faceva fresco e poi caldo e allora mi sembrava sì di averlo messo dietro alla sedia poi riportato a casa, e invece no, da qui non si è mai mosso, ha passato qui l'inverno umido e salmastro, credevo di averlo preso e invece no. Un pò come tutte le cose, che credi passate, che credi smarrite, un pò come tutte le strade che credi di erba fresca e invece sono sassi taglienti, un pò come il mare che adesso è calmissimo e domani chissà, un pò come la tempesta che sembra infinita ma alla fine, una fine ce l'avrà pure anche lei.

21 luglio, 2010

E oggi...


Non mi faccio mancare nulla, questo è sicuro. Nel bene e nel male. E oggi, direi, è bene. E' arrivato giusto ieri, appena in tempo per l'evento di questo pomeriggio, un paccone di dimensioni gigantesche, pieno di gomitoli e kit e borse di tessuto e volantini e locandine. Detto fatto. La mia vacanza di sole.mare.mare.sole., di qualche magone qua e là, sarà quest'oggi sospesa per un paio d'ore, sotto un gazebo fatto di rami secchi e paglia, e tronchi portati dal mare. Ci saranno amiche e signore sconosciute della spiaggia. Saranno due ore belle e rilassanti, una lezione di maglia in piena regola, con i kit di BettaKnit. Che dire, quindi. Be Kind! 

Mercoledì 21 e 28 luglio
Porto Pollo - Palau
Sporting Club Sardinia
dalle 16 alle 18


20 luglio, 2010

Sparita dal radar.

Sparita. Non proprio, ma insomma. Lontana, non tanto, ma abbastanza. Giusto per far perdere un pò le tracce, non del tutto, appena appena. Mi arrabatto e trastullo, mi nascondo un pò, vado a correre ogni santa mattina, e qualche volta anche ogni santa sera, appena dopo aver apparecchiato coi piatti tunisini e i tovaglioli a coralli, e l'acqua presa alla fonte, che è così ghiacciata che con questo caldo manca poco che ci venga a tutti un coccolone. Mi nutro di piccolissime cose, di piccoli momenti, uno  dopo l'altro, senza farmi troppe domande, senza darmi nemmeno una risposta, nemmeno una, tanto non la troverei, non sono fatta per le domande, a me piacciono solo le risposte, farei una lista lunga così delle cose che mi piacciono, il basilico, l'orzata, le gomme alla cannella, il mare di notte, le cose a pois, non fare programmi, mangiare l'insalata con le mani, lo so che è da maleducati, ma mica lo faccio in pubblico, lo faccio quando sono da sola e non mi vede nessuno. Faccio piccole cose, cucino per quel plotone che ha finalmente raggiunto la mia casa, mi sfondo di nuotate e acqua trasparente, di granite al cocco e di acqua Smeraldina, vado alle bancarelle,  faccio la maglia, sospiro e guardo il mare. E domani. Beh, domani, una sorpresa. Di sparire, adesso non è tempo. 

16 luglio, 2010

Il Siffatto Saroyan Sabbia.

Vado avanti, ad oltranza. Ho un cestino pieno zeppo di gomitoli di ogni colore, in massima parte viola e lilla e glicine e mauve e prugna, e  insomma questo qua non ci stava bene, e allora mi sono detta, leviamolo di mezzo e facciamoci qualcosa, così, per la sola questione cromatica del cestino.E' un cotonaccio volgare, ma bello nella sua semplicità, comprato in matasse al mercato del lunedì, quello dove ci vado con le mia Amiche, quando alle 11 facciamo il Consiglio d'Amministrazione al Caffè degli Artisti, mezz'ora quando va bene, un quarto d'ora al volo quando siamo di corsa e di corsa lo siamo spesso, ma non c'è lunedì' in cui non cerchiamo di trovarci, alla fine. Il Siffatto Saroyan Sabbia è nato così, è un modello che mi piace un sacco e ne ho fatti una quantità, ma solo adesso mi rendo conto di aver sempre sbagliato alla fine di un giro e allora ecco perchè avevo sempre un punto di meno e facevo la gnorri e aumentavo furtiva, tanto, chi mi vede, viene mica la Liz Abinante a controllare che abbia fatto tutto per benino, no? Il SSS sarà piccino, non avvolgente come il Forest, sarà da legare vezzoso intorno al collo, se la sera sugli scogli dietro al porto farà freschino, già ma quando, e poi sarà ancora buono per l'autunno, ma nemmeno ci voglio pensare, adesso. Il SSS si fa in scioltezza, non leggo nemmeno più lo schema, vado quasi a memoria e questo, non so come, mi dà sicurezza. Il SSS è serico e morbido, nonostante le umili origini mercatare, in quel banco disordinato dove non sai nemmeno che cosa venda con esattezza finchè non ci sei arrivata a un millimetro, e allora è un delirio di bottoni e cerniere e ditali e forbici e e chilometri di pizzi e trine e  pallocchi per le tende, ma chi li compra più. Il SSS ha un suo perchè e un suo quantunque, nel senso che non scalderà, non coprirà, ma sarà bello possedere. Su nessuno scialle al mondo è mai stata fatta tale e tanta filosofia spicciola. Son cose.

Studio le stelle.


Ma le stelle mica si studiano, si guardano e basta. A meno che non ti senta astrofisica, o qualcosa del genere, e allora sì, sapresti il nome di ognuna e cosa fa e dove va. Dove va? Le stelle non vanno da nessuna parte, se ne stanno lì da fantastilioni di anni, e da allora sono belle e luminose e affascinanti e quando cadono, poi, la meraviglia. E’ una notte che son sveglia, i due scavezzacollo tornati dalla festa in spiaggia, ho perso il sonno o ho perso me, e allora sono fuori e guardo in su, in nessuna parte del mondo c’è un cielo  come questo e tutte queste stelle a manciate, a mucchietti, e a strade ben definite, le indovino, qualche nome lo so ma nemmeno tanti. Studio le stelle per sapere di me, per sentire se sto meglio o no, per verificare lo stato dell’arte, come quando togli il cerotto e vedi che cosa c’è sotto, era un taglio da niente o una ferita profonda, chi lo sa, sono tutte uguali, alla fine, quando guariscono. Può essere lo squarcio più grande o un taglio da scema affettando i pomodori, il segno resta lo stesso, preciso e netto, e nemmeno il sole lo fa andare via. Certo, non fa più male, ma ancora non lo so se davvero sarà così e allora devo pensarci, devo vedere, tornare a dormire che è quasi mattina, così, i pensieri si rovesciano sul cuscino come una latta di vernice, e lascerò che scendano  per terra, sul letto e sulle mattonelle del pavimento, non ho mai pensato a che colore siano i miei pensieri, neri più del nero, certe volte e rosa certe altre, viola molto spesso, mai gialli, forse grigi, ogni tanto, e di mille sfumature. Ma stasera i miei pensieri sono fermi, morbidi come di velluto, non so bene se piacevoli o no, non so bene se domani li troverò ancora, vernice seccata sul pavimento e negli spazi fra le mattonelle, so soltanto che sono blu scuro, blu quasi nero, direi, e hanno un sacco di puntini che brillano ma ho copiato dal cielo e allora non vale.

14 luglio, 2010

Appìccica.

Ci voleva pure questa. Questo, anzi. A me lo scirocco non mi piace per niente. Mi appiccica. Mi strema. Mi fa dormire. Mi fa pensare. Mi fa star male. Ecco, stare male. Mi gira la testa, e zero voglia di zero. E' tutto immobilissimo e silenzioso, e caldo caldissimo, e melenso, e faticoso, fatico anche a fare niente come faccio. Nel senso che le mie azioni casalinghe sono ridotto allo stra-osso, una specie di zingara, quale sono, nel senso che nemmeno rifaccio il letto, così, alla zingara proprio. Quel che mi appiccica sono le cose, gli stessi pensieri da un pò, che son stufa di avere, il resto della mia famiglia che sembra non arrivare mai, credevo passasse così in fretta, mi sono detta, ma cosa sono due settimane, e invece sono quasi tre e conto i giorni e faccio mille programmi, ma so che non va bene, ho imparato che far programmi porta sfortuna, ma una sfortuna che si chiama sfiga, e che quindi è proprio meglio non farli. Mi appiccica che le ortensie son sfiorite, che il Liceale ha mal di gola, mi appiccica che mi sa che stavolta ho sbagliato e ho affogato il basilico nuovo di zecca, mi appiccica che stasera nemmeno le luci di Maddalena sembra che brìllino, io sto bene, certo che sto,e di certo rimpiangerò questa pace e questi due scavezzacollo cui bado in questi giorni, ma non sono fatta per star lontana da tutti gli altri, mi appiccica il vento caldo e i pensieri pesanti che son stufa di avere, intanto, conto i giorni e aspetto il resto della mia stessa vita, non so chiamarli in altro modo.

13 luglio, 2010

Ode al Ferro Circolare.

La meraviglia. L'assoluta meraviglia. Una volta scoperti, non si lasciano più. Ovvio, come certi amori, gli inizi sono difficili. Vengono dapprima guardati con sospetto, CheCosaSono, arricciando il naso, e dicendo fra sè e sè, Io, Con Quella Roba Lì, Mai. Poi, vedendo le mirabili produzioni che con essi si possono realizzare, ci si incuriosisce, e ci si dice, via, giù, si prova. Non è che tutto funziona alla perfezione, nel senso che la tecnica, è molto diversa, c'è un sapiente gioco di intrecci e di mani, e non è che venga tutto in automatico, certo che no. Sono stati visti ferri circolari volar fuori dalla finestra linda di una villa in stile provenzale, sù, dalle parti mie. Ma tenacia ci vuole, in certi casi, e i risultati non tarderanno. Il ferro circolare è una grande scoperta, un oggetto di culto, sia esso in metallo, in legno di rosa, in bambù o in raffinatissimo cristallo di Boemia, che altro non è che metacrilato, ma il nome non mi piace e allora vada per cristallo, che è più bello. Sono di facile trasporto, si arròtano infatti su essi stessi medesimi, deliziosi serpenti a sonagli, e trovano posto ovunque, sia nelle borse da città che  nei cestini da spiaggia. Che luogo meraviglioso è la spiaggia per lavorare al progetto Verde Smeraldo che c'è punta vaghezza di inventare, in questi giorni di indolente vacanza, di assoluto riposo di mente, anima, cuore e sentimento. E lo si può fare in tutta scioltezza, chiacchierando amabilmente sulla battigia, semicoricate, in totale e assoluta sciallataggine, sotto il sole discreto del pomeriggio inoltrato.  Alla larga da sabbia e creme solari, Sua Altezza il Ferro Circolare farà un figurone, inusualissimo oggetto mai avvistato sulle locali spiagge. Noi qui la si sa lunghissima, non è mistero. 

12 luglio, 2010

Mi ero dimenticata. Di quanto fosse bella, di quanto fosse struggente e vitale e affascinante camminarci sopra, alle 9 di sera, nessun rumore sullo sfondo, solo il mare e il vento e le i miei passi sulla sabbia. La mia vita sociale è tutta qui, in riva a questo mare, che mi dispiace di lasciare anche se è tardi e si deve tornare, come se non lo ritrovassi, ancora, il giorno dopo, e quello dopo ancora. Da qui si ha una visione del mondo tutta speciale, ci si possono permettere dei lussi semplici e rari, si potrebbe stare ore  a guardare le onde, il cane che corre dietro i gabbiani, e seguire con gli occhi questa curva perfetta di questa spiaggia perfetta e mia, di questi colori che amo e che mi dispiace lasciare,  anche se tra un pò fa buio, e speriamo che domani ci sia ancora, così bella com'è.

11 luglio, 2010

Cicale.

Non c'è grande differenza tra la domenica e gli altri giorni. Non qui, almeno. Ci si sveglia col rumore delle cicale, che fa pensare che anche oggi sarà caldissimo, ma che c'importa, in fondo. Il suono delle cicale lo amo da sempre, non mi spiego ancora bene come fanno a farlo così all'improvviso. E' la mattina delle cicale, questa qui. Anche il mio Sposo al telefono mi ha detto Le Senti le Cicale? e le sentivo davvero, quelle di casa e quelle di qui, n un concerto solo,  non mi sembrava nemmeno di essere così lontana. Le cicale lo fanno apposta. Sanno che il loro suono incanta, sanno benissimo che staresti ore così, ad ascoltarle e a guardarle lontano, scarmigliata, ancora, a seguire i pensieri che hai, nessuno brutto, davvero, nessuno triste, ma solo bei pensieri di quelli che fa piacere avere da pensare, di quelli che ti fanno dire Sto Così Bene. Il canto delle cicale si ascolta ad occhi aperti,  fissi in un punto che non sai, forse nel mare pitturato là in fondo, forse nel verde dell'olivastro che si muove appena, c'è un pò di vento,  un pò di più degli altri giorni e se sei sulla terraferma non ti importa nemmeno di sapere come si chiama, non li hai mai imparati e mai lo farai, zuccona che sei, inversamente proporzionale alla precisione e alla rosa dei venti. Quel che c'è, è che è una mattina perfetta, immobile nella sua luce dorata di sole che solo qui, di cielo che solo qui, di rumori che solo qui, la perfezione che fonde insieme grilli e fruscii di foglie, profumi di rosmarino e vento salato,oleandri opulenti e fieri olivastri, cicale di mare e cicale di collina.

08 luglio, 2010

Funziona?

Sembra funzionare. Una sapiente mistura di sonno e mare e acqua e sabbia e rocce e chiacchiere e knitting forsennato ogni volta che mi va, e dovunque mi trovi, sul terrazzo di S. che guarda il porto o a gambe incrociate sulla spiaggia, che curioso vedere una che knitta da queste parti. Mi prendo cura di me e dei miei pensieri, li metto in fila uno per uno, dò loro una rassettata, una spolverata veloce, e quelli che proprio non sopporto li guardo bene, di sotto in sù, me li rigiro tra le mani e, se il caso, li elimino con eleganza, e pure con una smorfia di disgusto, via, tu non mi servi più, di te non so più che farmene, mi hai fatto abbastanza male, diavolo di un pensiero che più che pensiero ti chiamavi angoscia, ma vaffanculo pure tu. Così, con grazia e leggiadria, vivo i miei giorni pressochè solitari nell'Isola del Vento, a fare nulla o quasi, colazioni interminabili, il tempo è un fatto relativo, non so mai che ore sono e non mi importa granchè alla fine. Ho comprato un orologio di plastica viola da un ambulante senegalese, quello che ogni anno mi chiede come sto e come sono cresciuti i miei bambini, fa un pò come il bagnino di Varigotti, qui i bagnini non ci sono, o se ci sono hanno la basettona, l'occhialone  e il muscolo d'ordinanza e tutt'altro guardano che se  son cresciuti i tuoi bambini. La cura per il recupero psicofisico della scrivente sta cominciando a dare i suoi primi frutti, il color sogliola e le occhiaie di una settimana fa non si vedono più o quasi. Così mi ripiglio, ad aspettare la mia famiglia al gran completo, che il chiasso e la fila dei costumi come in colonia mi manca già, che ho pensieri morbidi e gradevoli a formularsi, che mi sento come convalescente o quasi guarita che in fondo è la stessa cosa, che mi guardo e mi sorrido e che questo beato nulla fa così bene alla mia stupida anima, e che so per certo che tra giorni tre questo meraviglioso orologio viola grande quanto un televisore smetterà di funzionare, ma alla fine, dico io, che importanza può avere.

06 luglio, 2010

Neverending Forest.

Appena l'ho tolto dai ferri ho detto. Gulp. Forse ho esagerato. Poi mi ci sono avvolta e detto. No, invece. E' proprio così che lo volevo. Il mio primo Forest Canopy, quello difficilissimo, quello che sembrava non dovermi venire mai, quello in cui mi ci sono incaponita per pomeriggi e sere, quello che ho disfatto quasi con le lacrime agli occhi,  quello che ho scoperto un pomeriggio di fine maggio sulle spalle della Manu e lì c'ho avuto un travaso di bile e ho detto lo voglio anche io, e alla fine, ce l'ho. Finito, lavato, bloccato, tirato, immortalato, giammai stirato, perchè così dice la Vice che si blocca ma non si stira, che il lavoro lo fa il sole e gli spilli, in quella specie di rito woodoo che è il bloccaggio di uno scialle. Insomma, confusamente, dall'Isola delle Rocce e dei Sonni Pesanti,  ecco tutto. E' color bouganville, atto con un cotone lucido e brillante, che si chiama Brilla, appunto, e attraverserà con me questa grottesca estate duemiladieci. Date le sue dimensioni, gli usi sono molteplici. Sarà scialle e pareo, sarà felpa e gonnina, a seconda di come lo vorrò utilizzare. "Tenda del salone!" Chi è stato? 

05 luglio, 2010

Mondana.

In effetti fa ridere, è la cosa più snob del mondo arrivare in un posto del genere quando tutto è finito, quando tutt'intorno è un aggrovigliata matassa di cavi e riflettori, di lustrini smontati, di camion pieni di cose. Sono arrivata così puntuale, per la colazione al bar della piazzetta e poi per le chiacchiere in piscina, ma da quant'è che non chiacchieravamo così tanto. Stare con le mia Amica della Tv è un pò come sfogliare un rotocalco, solo che di solito le cose te le racconta, e oggi invece erano tutte lì, e qualcuna me l'ha pure presentata, di questi personaggioni della televisia, che non vedrò mai più in vita mia, se non appunto, alla Tv che peraltro guardo anche pochissimo.  Descriverò due cose belle di questa giornata, passata per forza di cose nella piscina più finta del mondo quando a un quarto d'ora hai il mare pùi incredibile del mondo, ma ci andava di stare lì, non aveva molto tempo per scorrazzare nelle spiagge con le dune e  le chiacchiere da bordopiscina non si possono fare in riva al mare, non viene bene. Le due cose belle di quest'oggi sono la mia Amica e i Frullati di frutta. Fine. Bella giornata, comunque. Abbiamo fatto risate sceme su persone  serissime o pseudo tali, visto bambine con musi lunghissimi, ci siamo rosolate come polle arrosto e nuotato nuotato nuotato nella piscina gelida con le rocce finte, verificato che avevamo lo stesso smalto, sparlacciato e confabulato. E imparato, uh, se ho imparato!

04 luglio, 2010

Intanto, il vento.

Ci voleva il vento. A cullare. A carezzare. A far cantare le cicale. A calmare, in un certo senso, proprio il vento che di solito un pò mi agita, mi piace, certo, ma mi inquieta. Ho detto di solito. Quello che si è alzato questa notte, quello che soffia a raffiche precise, che inventa per me rumori nuovi, che porta fin qui i profumi che prende chissà dove, si è preso cura di me, stavolta. Ha dato alla mia anima squassata un potente intruglio per farmi stare bene. Stolti son quelli che credono che vada sempre tutto così perfetto. A volte si scivola e si cade e si inciampa e si rotola, e si rovina giù da burroni e discese di sassi e di sterpi, e ci si sbucciano i gomiti, le ginocchia, ci si graffiano le gambe, la faccia, e pure il cuore che non è che ci si possa soffiare sopra, disinfettare, un cerotto e via.  Il cuore no. Ma il vento mi ha guarito. Dai lividi, certo, e regalandomi una tranquillità tutta nuova, e bei pensieri, e progetti, e voglia di farli, cancellando l'immobilità, la sensazione di pesantezza, di inadeguatezza, di Stavolta Non Ce La Faccio. Ce l'ho fatta invece. E mi godo questi giorni lenti, mai successi prima, con una formazione inusuale, per me,  un solo figliolo e un suo degno compare. Il resto della famiglia sparsa, non lontana, arriveranno presto e tutti insieme in questa casa che non si lascia mai davvero, e dove si torna sempre con un amore speciale. Si può scegliere, indolenti, se dormire o no, se leggere o no, se guardare lontano o fare a maglia, se passeggiare fino alle rocce in fondo al prato, se mare o no, se scrivere o far nulla. Intanto, il vento.

01 luglio, 2010

Fior di limone.

Quest'anno il limone è una quercia. Verdissimo, profumato, imponente. Pieno zeppo di fiorellini delicati che si mescolano alle foglie lucide. Sarà un raccolto abbondante. Così diceva, nella mattina del primo luglio, lo sguardo perso verso il mare piatto, fa già caldo, osservava, eppure è ancora mattina presto, nessun vento e nessuna nuvola. I pensieri della scrivente sono buttati in un angolo alla rinfusa, come i fogli di cellophane quando ti arrivano i mobili, ne ho fatto un groviglio confuso, li ho arrotolati su loro stessi e cacciati lì, spero di dimenticarmi dove li ho messi, spero di cercarli e cercarli e di non riuscire a trovarli, come mi succede spesso con gli occhiali, le chiavi, gli anelli che tolgo per lavare i piatti. Dovrei curare una stanchezza che non vorrei, io non dico mai Sono Stanca, e forse non lo sono nemmeno ora, in realtà, o forse, non lo dico mai per decenza, perchè così mi hanno insegnato, perchè stancarsi non mi appartiene, stancarsi è la resa, il lasciarsi sopraffare dalle cose, dagli eventi, dalle burle semigravi della vita di ciascuno. Mi lascio così, a guardare gli spruzzi che bagnano il giardino, passando dagli spruzzi al mare piatto, al prato, alle rocce, ancora agli spruzzi e via così, fino a quando mi faranno male gli occhi dal tanto passare da una cosa all'altra, ma così, sembra che la mente non pensi a nulla, che l'impianto sia fermo, che ci si sia anestetizzati un pochino, si è in un posto così bello che sarebbe un delitto vero stare male anche qui. Ci vuole tempo, signora mia, lo lasci dire a me che di queste cose ci capisco, faccia di questi giorni dei  giorni belli e tremendi da ricordare con un sorriso di compiacenza fra un pò, come a dire, è passato, guardi i fiori del limone, ci tuffi la faccia dentro per berne il profumo di pulito e di bianco, sono anche un pò viola se li guarda bene. Ne metterò qualcuno in una ciotola di vetro, con l'acqua trasparente e qualche petalo colorato. Farò un piccolo giardino zen dove posare lo sguardo, stanco di tanto blu, tra quello del cielo e quello del mare, dal colore di niente degli spruzzi di acqua sul prato. I fiori del limone saranno un rimedio, la ricerca della pace,  un'invenzione per i pensieri pesanti, che, guarda un pò, sono gli unici che trovi all'istante,  appena mi giro, non appena mi metta a cercarli , appena mi chieda dove li ho messi.