29 settembre, 2010

Non siamo qui a far ballare l'orso.





Nel senso.
Siamo qui bell'e prese, infularmate, come si dice, agitate, ma così contente, un pò come in gita.
Domani il gran giorno, ma oggi noi qui si prepara. 
E ivi, quinci e quindi, vi si aspetta.

Manualmente
 da domani e fino al 3 ottobre
 Lingotto Fiere, Torino

27 settembre, 2010

Ode ai Calici Disintegrati.

Ora. Càpita che in ogni famiglia normale si abbiano una serie di servizi di bicchieri, come minimo due, uno da tutti i giorni e l'altro per le occasioni. Càpita, lassù nella casa in collina, che i servizi di bicchieri siano più di due: quello per il pranzo, quelli della cena, quelli con Bambi e Cenerentola dei bambini quando erano piccoli e che non vuoi buttare, quelli della CocaCola che per ovvi motivi ne hai una serie illimitata, quelli con i cuori che non vanno in lavastoviglie, quelli che invece qualcuno in lavastoviglie ce li ha messi e i cuori sono sbiaditi, quelli blù, quelli viola, quelli comprati dal rigattiere e quelli di cristallo. Appunto. Quelli di cristallo. Scelti con cura nel maggio del 1994, in un negozio storico di Pavia, mia cognata ed io, lei che ne sapeva e allora mi consigliava, li guardava in controluce, Prendi Questi. Era un regalo per il mio matrimonio, ben perciò era obbligatorio non badare a spese. Quei bicchieri usati ai battesimi, a Santa Lucia, a Natale. E nelle occasioni speciali. Come quella di ieri, quando amici ci han portato in dono un magnum di champagne, epperforza che lo champagne, a berlo nei bicchieri spaiati della CocaCola è davvero troppo da snob. Che calice sia. Anzi, flute, mi aiuti a dire. Gli stessi flute lavati a mano, e senza guanti, con cura fatata, troppo delicati per andare in lavastoviglie, scherziamo davvero, lavati e accuditi amorevolmente uno ad uno, con l'acqua tiepidina, qualcuno giura di avermi visto lanciar loro baci leggeri, nella fase del risciacquo, appena prima di posarli a testa in giù sul ripiano del lavandino, in paziente attesa che si asciugassero da soli, così delicati che perfino il lino dello strofinacci avrebbe potuto esser loro fatale. 




Sono a dirvi, con la morte nel cuore, che un fatto tragico è accaduto ai miei adorati bicchieri.
Il mio Sposo, esattamente Lui, l'Infallibile Uno e Trino, il Profeta, ha inavvertitamente urtato uno dei calici messi ad asciugare con religiosa precisione. E ha giocato a domino. Disintegrandoli in mille invisibili particelle lucenti, che hanno prodotto nello spazio una musica come un concerto di arpa e campanelli, e sul pavimento una coltre di neve brillantissima, dai mille riflessi cangianti e meravigliosi.
Mi ha guardato con occhi pieni di costernazione e richiesta di perdono.
Non ho fatto una piega.
Può succedere.
Come si dice, Chi Rompe, Paga.
E poi, sabato è il mio compleanno.
E secondo un antico documento, i bicchieri brillanti e trasparenti vanno risarciti con altri oggetti, brillanti e trasparenti, da portare al dito, alle orecchie, al collo.
Emmidispiace, bellezza. Stavolta, c'ho ragione.
Eccome, se ce l'ho.

Regina della Quiete.

Strano tempo è questo qua, pioggia e sole, ma chemmimportammè,non mi smuoverei nemmeno se grandinasse, dalle mie parti i contadini  la grandine la chiamano tempesta, e mi ha sempre affascinato tutto questo, Ha Tempestato, sentivo dire da mia nonna, e questo non era una bella cosa, la tempesta rovina i frutteti e i raccolti e l'uva, che da me è oro, ma tempesta è una parola che ha un bel suono, tempesta, e subito dopo c'è la quiete, il sole, la calma. E' un autunno seducente, coi suoi colori e le sue giornate, ancora lente, dolcissime, di quella malinconia benevola, gradevole, sublime. Ci si sente stranamente cariche di un'energia insolita, di voglia di cose da fare, o meglio, di fare delle cose, e di cose da fare ce ne sono un mucchio, ma stavolta non si guardano oblique o peggio, si chiude gli occhi, stavolta ci si sente pronti, efficienti, sul pezzo. Così pronti e carichi che nemmeno sembra lunedì, che nemmeno sembra che si sia dormito a singhiozzi, svegliata almeno sei volte, e a fare che, nulla, nemmeno con l'ansia, solo a scendere in cucina per bere, guardando il buio sul pratino, a controllare i figlioli dormienti, avranno freddo o caldo, guardare i miei figli dormire è così bello, per me, ritrovo l'espressione di quando erano minuscoli e mi ci perdo, e li sveglierei di baci, per dire, ma meglio di no, grazie, che poi chi li sente. Dormo a singhiozzi, in comode rate, mi sveglio spesso, ma non sono nè agitata nè triste, nè disperata, come è già capitato, chi lo sa, sarà il cambio di stagione, sarà che in fondo mi piace, sarà che dormire forse è uno spreco di tempo, io dormo quando sto male, quando voglio scappare, quando mi sento schiacciata e perduta, dormo per non urlare, per non piangere, per non soffrire. Adesso no. Passato il tempo dei magoni, è l'autunno morbido che mi regala questo nuovo essere, questa frizzante normalità, questo semplice stare. Prezioso come le foglie rosse della vite, come le noci cadute sul sentiero del bosco, la meliga secca, i chicchi lucenti del melograno, da infilare uno ad uno e farsene una corona, Principessa del Nulla e del Possibile, Granduchessa del Pratino Disordinato, Regina della Quiete.

25 settembre, 2010

Pioggia e rose.

Pioggina di fuori e rose di dentro. Le rose e la pioggia sono uguali e diverse, uguali loro ma diverse le stagioni, qualche volta. Rose messe a caso, disordinate e sparse, gambi lunghi e corti, strappate, nemmeno còlte per bene, recise con le forbici, no, strappate così, nemmeno le mie, rubate, ma non è rubare se la casa è disabitata, se lascia i fichi in balia degli uccelli e degli insetti, se il cortile è pieno di erbacce e mattoni rotti. Fuori piove sottile, l'ombrello nemmeno serve, ma chi ne ha voglia di andarci, là fuori, le goccioline si prendono meglio in collina, sul sentiero o nella strada tutt'intorno al villaggio, c'è odore di terra e di pace, di silenzio e di erba bagnata, ma non intrisa, appena un pò. E' l'autunno, bellezza. Quello che fa rosse le foglie e poi le fa cadere, quello umido e malinconico, ma struggente e bellissimo, a guardarlo bene, ha dei colori così esclusivi, così unici, così impossibili da replicare, dovresti metterci il rosso, il giallo, e un pò di verde scuro, e poi temperare il marrone ma solo la punta e passarci il dito, e poi la nebbiolina, di che colore la faresti la nebbia d'autunno, che non è mica quella di gennaio, quella è grigia secca, questa no, è dolce e rosata, appena appena, e poi arriva solo fino a metà collina , sta sospesa, non è muro o lenzuolo, quasi vola, spruzzata, non vedi? E' l'autunno bellezza. Quello che ti fa coprire un pò di più, che nasconde quel che resta del sole e del mare, e del sale e della sabbia, quella che ti fa riporre i sandalini flat e i coralli e le magliette leggere, che ti fa venir voglia di cene con gli amici ma a casa, a cucinare ognuno qualcosa e a  chiacchierare fino a tardi, e mentre chiacchieri fare la maglia, che nessuno storce più il naso oramai, che si sono abituati e nessuno lo nota più. Così, rose e pioggia, pioggia e rose d'autunno, rose rubate perchè ancora bellissime, di un colore che acceca, rose e pioggia leggera, che forse ha già smesso, vado e vedere, lo dicevo io, che nemmeno serviva l'ombrello.

24 settembre, 2010

HermésCestino.

Come si dice in questi casi, coi dishcloths prima e con gli scialli poi,  M'è Presa Secca.  Sarà che piacciono così tanto, sarà perchè è così divertente farli, sarà che Manualmente è vicino e  con esso l'ansia da prestazione,  e non è che a un evento del genere si possa tanto farsi trovare impreparate. Perciò, testè mi accingo a presentarvi l'ultima creazione, la penultima, in verità, l'Hermés Cestino. Esso deve il suo nome non solo al color tortora-cappuccino-biscotto tanto caro alla maison francese, ma anche e soprattutto ai nastrini di recupero tutt'intorno con mestiere annodati. E cosa dire poi, dei maxi bottoni vintage, veri e propri gioielli di raso e perline, fatti a mano essi pure?
In variante Chanel,  il CocoCestino. Perle a biglia grosse come albicocche, bottoni vintage anche qui, ma di strass e perline. I cestini sono una grande invenzione. Rendono la vostra bicicletta unica nel suo genere, riconoscibilissima anche a km di distanza, ti fa dire Questa Qui è Lei, se la vedi appoggiata con grazia a qualche muro o legata a qualche palo. Senza contare poi, l'aspetto pratico di tutta la questione, Chi mai potrebbe rubare una bicicletta con un cestino così appariscente? 

23 settembre, 2010

Beato Giovedì.

Si capisce che è giovedì. Non so bene da che cosa, ma si sa. Il giovedì è da sempre un giorno molto citato, nella tradizione popolare. Giovedì è giornata di gnocchi, si dice. Oppure, Sei Sempre In Mezzo Come il Giovedì, si apostrofa dalle mie parti oltrepadane chi ti sta sempre intorno e che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma oggi, di posto giusto ve n'è uno soltanto, il BioCafè di Vicolo dell'Erba, e il momento non poteva essere più gradevole, mi aiuti a dire. Si knitta il giovedì, come, non lo sapeva ancora? I giorni dopo l'estate sono zeppi di progetti e di cose, non si vede l'ora di lavorare la lana, mi farò una maglia, io un cappello Slouchy per l'inverno inoltrato, io invece scialli, scialli, scialli in quantità. E' un bel momento. Ci si prende qualche ora, al massimo 3, si fanno salti carpiati con triplo avvitamento per non arrivare troppo tardi, trafelate, perlopiù, coi  ferri in borsa, uno schema ostico o  una roba inventata non fa differenza. Oggi, nella fattispecie medesima, si parlerà di Manualmente, dove saremo, allo spazio Cuore di Maglia, per il terzo anno consecutivo. Inutile dire che colà vi si aspetta. Sia oggi al knit che a Manualmente, da giovedì prossimo, 30 settembre a domenica 3 ottobre. Ora che ci penso, manca solo una settimana, il Salone del Lingotto è già giovedì prossimo. Lo dicevo io, le cose migliori succedono di giovedì. E a pranzo, gnocchi. Mi sembra il minimo.

22 settembre, 2010

Brilla la brina.

E sempre così bello far colazione guardando fuori. In realtà, la mia colazione è divisa in tre, la prima coniugale, nel senso che siamo soli, il mio Sposo ed io, la seconda coi figlioli che si avvicendano in cucina, e la terza privata, privatissima, solo mia. Questa terza è la più calma, la più meditabonda, la più silenziosa. Silenziosa si fa per dire, ci sono tutti i rumori del pratino e della collina, e poi i colori e le foglie e i buchi della talpa che il giardiniere le dà la caccia ma io gli ho già detto di lasciarla in pace, che non mi importa di avere il pratino smosso, anzi, mi piace, e mica ci devo giocare a golf, che per quello c'è la mia Amica delle Lampadine, che sa ben lei dove si deve andare, non certo qui. E poi, stamattina, lo spettacolo della brina, che mi affascina da sempre, ghirigori luminosi non proprio ghiacciati, è solo autunno, alla fine, ma tante goccioline messe in fila sulle foglie, sulle ragnatele del Ragno Ingegnere che abita il ciliegio, e che fa ogni volta dei veri capolavori di precisione da fare invidia alla mia Amica dei Ponti, lei sì che li sa fare bene. E' una bella mattina, so che la sarà, ho un sottoscala da mettere a posto, alla ricerca di un servizio di tazze colorate che voglio affidare al Giurisprudente per la sua casa da universitario, e so che sono lì, dietro un migliaio di altre cose, e mi piace di ficcarci il naso, perchè so che lì dentro c'è tutto quel che c'era in un'altra casa, quelle cose che quando cambi gusti e arredamento metti via e dici, Mi Serviranno Più In Là, ma che non butteresti per niente al mondo mai, e che ti fa piacere ritrovare ogni tanto. Mattinata di casa, a stendere una tonnellata di cose più o meno, distratta dal gatto, dalla salvia da innaffiare e da questi gioielli privati, messi a caso sulla siepe, tra il ciliegio e l'acero, tra il rosmarino e le ortensie, gioielli preziosi di lucida brina, fili sottili di millemila goccioline perfette, l'autunno è così da queste parti, brilla di brina e fa l'animo sereno. Non male. 
Ph. Francesco Galifi.com

20 settembre, 2010

Che mondo vuoi.

Ti studio da giorni, sei materia difficile, incomprensibile, parli pochissimo, non sorridi mai o quasi, ed è così strano per te, luminoso come sei. Sembra che tutto il mondo si sia seduto sulle tue spalle, un mondo che non sai, che non ti assomiglia, che ti fa male. Che mondo vuoi, figlio del mio universo, gemma della mia collana più preziosa, che mondo sei, dietro quegli occhi sgranati e quello sguardo che rapisce, che mondo hai, dentro quel cuore trasparente, quell’anima bella che mi scivola di mano, che non so più leggere,  che non so.  TI vedo così, silenzioso e assente, strano e lontano, certe volte, Ma Cosa C’è, ti chiedo, Ma Niente Mamma ma quel niente mi sembra così tanto e schiaccia il mio cuore che ti vorrebbe ancora appiccicato a sé, e invece non si deve, il mio cuore che vorrebbe sapere a memoria le cose che fai e dici e pensi ma che non è possibile, è la legge della vita e del tempo, il mio cuore, che vorrebbe sapere tutto sempre e avere rimedi per tutto, sempre, e sapere cosa dirti per farti stare meglio, sempre. Il sempre non esiste, non con la vita né coi figli, sempre è un avverbio di tempo, che è uguale a spesso e a mai e che ha un significato relativo,se ci pensi bene. Che vita vuoi, che vita immagini,  quali grandi sogni si nascondono sotto il tuo cuscino, quali giorni ti aspetti, quali gioie e quali delusioni e quali progetti e quali lotte e quali ideali.  A crescere si fa così, ci si sente un giorno invincibili e il giorno dopo impossibili, e i figli maschi non raccontano niente alle madri ansiosissime e preoccupate, e le lasciano lì, a scrutare di nascosto se un po’ sorridi e ti è passata, ma sappi che sempre, sempre, sempre avrò per te un amore sconfinato e lucido, struggente e meraviglioso da regalarti  ogni giorno, anche se non è il tuo compleanno, e sempre, sempre, sempre sarò qui a studiarti e a volerti, più di ogni cosa al mondo, felice delle tue scelte, dei tuoi pensieri e della vita che ti ho dato. Perché sempre, in questo caso non è solo un avverbio di tempo. 

19 settembre, 2010

Domenica.

Ma come. Davano pioggia. Ma chi dava, e soprattutto a chi. E' che si dice così, quando si sente che farà belo o brutto o così così. C'è il sole, mi sa che non dura. Finchè c'è, però, meglio bearsene, il sole d'autunno è molto speciale, nessuno ha ancora voglia di castagne e camini, e questo interregno tra l'infradito e la sciarpa di lana ci piace eccome. La domenica è iniziata da poco lassù, nella Casa in Collina, è la prima domenica seria, per dire, la prima dell'anno scolastico, anche se si fa tutti finta di niente, si fa ancora tardi come se fosse vacanza, come un giorno qualunque, così. Si cerca però di riprendere qualche abitudine un pò invernale, con scarsi risultati, invero, ho bruciato i mini cake alla marmellata di fragole, non trovo una tovaglia che mi piace tanto, e altre gravissime questioni da scema. E' domenica di sole a sorpresa, posso organizzare un viaggio a piedi fino in paese, passando dal sentiero, per vedere che cosa ha combinato la pioggia di ieri nei campi, sembrava una roba da niente, e invece no, ha piovuto a stecca, ci sarà fango, forse. Posso leggere fino alla nausea, cucinare per un plotone, anche se non è domenica senza il QuasiVeroIng. che sarà  a pranzo, suppongo, a Buckingham Palace. Posso stirare fino alle convulsioni, stare sul divano fino a perdere conoscenza, scendere in città alla festa della birra e tornarne sversa. Intanto, mentre decido, provo a rifare i cake alla marmellata di fragole, e mentre ci sono, a decifrare questa inquietudine sommessa, questa specie di calma accesa, che nemmeno mi dispiace, che nemmeno si sta male, in fondo, e che alla fine, magari, troverò pure la tovaglia.

17 settembre, 2010

L'invasione dei Grilli.

Se ne trovavano un pò dovunque. Sul tappetto, negli angoli, sui gradini delle scale. Qualcuno aveva perfino organizzato un rave party nel lavandino. Da dove venissero, nessuno lo sapeva. Nè dove andassero. Certo, in una casa in collina, non era raro trovare qualche ospite non umano, ragni e coccinelle e api e lucertoline. Ma i grilli, questa volta, avevano fatto un piano, decisi ad invadere con grande spiegamento di forze la Casa Lassù. Non erano fastidiosi. Li trovavi, dicevi, toh guarda, eccone un altro, e la faccenda finiva lì. Non erano pericolosi, nemmeno brutti, alla fine. DI ucciderli, proprio nessuno se la sentiva. Ma la domanda era Perchè Così Tanti? Difficile dirlo. Ma ciascuno degli abitanti la Casa, aveva una sua personalissima teoria. I maschi dicevano essere creature aliene, che ce lo si doveva aspettare prima o poi, e che il 2012 era vicino e bla e bla, terrorrizzando la Candida Princi, un pò per vero un pò per finta. Il Capitano non aveva opinioni a rigaurdo, anzi, non che gliene importasse granchè alla fine, lui nel tempo libero divide le acque e moltiplica pani, che vuoi che gli cambi   una manciata di grilli sparsi per casa  Ma c'era chi si faceva domande più mirate, chi aveva messo a punto una personalissima teoria. Nascosto fra tutti i comuni i grilli di casa ve n'era uno speciale, proprio Lui, il Grillo Parlante, che era venuto in visita alla Scrivente. Non che se ne sentisse il bisogno, ma il buon Grillo aveva visto da dentro il Libro che qualcosa non funzionava a dovere, e in men che non si dica era scivolato fuori, salito le scale davanti alla lavanderia e si era appostato, pronto per affrontare la Scrivente e finalmente parlarle. Cosa avrebbe mai da dirmi un Grillo Parlante, in cosa sono mendace, quale colpa ha la mia povera coscienza, da cosa mai dovrò essere salvata o messa in guardia. Non lo so. So soltanto che a me, 'sta storia dei grilli che mi girano per casa non mi piace nemmeno un pò, e ci ho provato a vederci il bello, la natura e robe del genere, ma mi sa che domani prendo il Folletto e li aspiro tutti, e se il Grillo parlante c'ha qualcosa da dirmi, bene, che lo faccia ora, che domani, caro il mio Grillo, è troppo tardi.

16 settembre, 2010

Son soddisfazioni.

 Questa è una vetrina. E questa è una bicicletta. E fin qui. La cosa che rende la faccenda lievemente diversa è che, primo, la vetrina è di un negozio del centro e, secondo,  la bicicletta è il premio di un concorso. Prego però concentrare l'attenzione sul cestino. Che l'ho inventato io. Che l'ho fatto io. E che altri e altri me ne han chiesti. E che altri e altri ne farò.
E nonostante oggi sia stato un bel pomeriggio impegnativo, cara la mia signora, questa qui è una bella fetta di soddisfazione. E in tempi come questi, mi aiuti a dire, meglio una soddisfazione in mano che cento che volano. Licenza Poetica, và.

15 settembre, 2010

La Bici e il Microscopio.

Ho fatto un viaggio ieri, un viaggio a capirci qualche cosa, mi sono decisa alla fine, tra quelli che mi dicevano non è niente e quelli che invece è meglio che ci vada. E' così strano dover farsi dire dagli altri come stai, tu che lo sai benissimo come stai certe volte e allora, che te lo fai spiegare a fare. Solo che c'è chi lo sa dire meglio di te, che ti fa dire le cose che non sai, o meglio, sai ma che non sai come tirare fuori, mettere a fuoco, da piccola avevo un microscopio, mio fratello ci guadava di tutto, il guscio dell'uovo, le formiche, io non ci vedevo mai niente, solo annebbiato, Ma Come Fai A Non Vedere! e toglievo gli occhiali e strizzavo gli occhi e giravo e giravo la rotellina della messa a fuoco, ma niente, solo ombre finchè alla fine lui si stancava e mi diceva Va Bè, Fai Un Altro Gioco. Io non so guardare col microscopio, so solo andare in bicicletta e giocare a nascondino, ora come allora, e forse la bicicletta mi servirà per fare questo viaggio meglio e più veloce, e riuscire a capire qualcosa, se sto bene o se sto male, ma male no, non ho male da nessuna parte, ma forse qualche volta sono i dolori che non senti sul serio a farti ancora più male, sono quelli che ti porti dietro e a fianco, le valigie pesanti, i chiodi sul cuore e la bicicletta quando è bucata, che a salirci si rovina e a portarsela così, di lato, è faticoso e la casa ancora lontana, il sentiero pieno di sassi e fra poco pioverà. A guardarsi dentro si hanno sorprese bellissime, qualche volta, si scoprono cose che credevi di aver perso, e trovi un sacco di risorse per uscire dalle situazioni e dalle cose, e forse sto solo diventando più saggia o più incosciente  e non so che differenza c'è, o forse ho soltanto imparato a girare la rotellina del microscopio.

14 settembre, 2010

Il cielo è rosa.

O almeno lo era, mezz'ora fa, forse di più, forse anche meno, non ho mica guardato l'orologio, guardavo fuori,  al di là degli alberi, oltre la siepe, là in fondo. Il cielo è rosa se guardi bene, quasi uguale all'alba o quando il sole va giù, cambia solo la prospettiva,le situazioni, le cose. Il cielo è rosa, colorato a pastelli, che sembra così leggero a vederlo da qui, così semplice, chi avrà messo quel colore nel cielo, questa mattina di metà esatta di settembre, no, la metà esatta sarà domani, ma che bei giorni di sole fresco sono questi qua, la scuola iniziata ieri, il Liceale che sta meglio e si rifiuta di tagliarsi i capelli, e io che non insisto, è così bello a riccioloni sfatti, anche se è magromagro dopo tutta quella febbre. Il cielo rosa fa di questa mattina una mattina quieta, alla fine, dove l'essere contenti non è fondamentale ma aiuta, dove si inventa un gioco da fare con se stessi, gioca a non trovare niente che ti scalfsca, a non cercare ad ogni costo qualcosa per cui stare male, gioca a nasconderti dai magoni e da quel peso sul cuore e sullo stomaco, non vedi che bel cielo che c'è, che da rosa è diventato turchese, e allora e perciò, decidi che oggi starai benebenissimo, che i magoni lo sai, sono strane creature, non sono nemmeno troppo furbi, se ti nascondi bene non ti troveranno mai.

11 settembre, 2010

Si guarda avanti.

Si guarda avanti che è meglio.
Si prepara Manualmente.
Dove ci sarà Cuore di Maglia.
Che sarà dal 30 settembre al 3 ottobre.
Che come al solito sarà a Torino, al Lingotto Fiere.
Che come sempre ci sarà di mezzo il mio compleanno.
Che come di consueto sarà un delirio allestire e un delirio sbaraccare, ma sai il divertimento.
Che ci saranno corsi di scialli e di cose.
E il Knit Cafè tutti i pomeriggi.
E un sacco di chiacchiere.
E un sacco di gente da incontrare, da ritrovare, da riabbracciare.
Che presidieremo Cristiana, Emma ed io sempre, ma che tante, tantissime di noi passeranno di lì, anche per un saluto al volo, lo hanno promesso.
Che anche da Roma e da Firenze e da Milano e da Genova e da Bologna eccetera.
Che siamo sempre al nostro solito, bellissimo, luminoso posto, proprio davanti al bar.
Che così quando siamo sfatte, ci guardiamo e ci diciamo, Dai, Un Caffè Ci Vuole.
Che ChiSoIo porterà la torta come ogni anno, e questo è il terzo, accidenti, il terzo.
Che mi piacerebbe che tutte le persone che leggono passassero di lì a dirmi SeiTu? come l'anno scorso.
Che poi alla sera, è vero che si è bell'e stravolte ma che è una meraviglia di stravolgimento, non so come dire.
Che poi, allora, coraggio, non siate timide, noi colà saremo e colà vi si aspetta, come al solito, come sempre.
Manualmente
Lingotto Fiere Torino
Dal 30 settembre al 3 ottobre
dalle 9,30 alle 19,30
Il calendario dei corsi lo trovate qui.

10 settembre, 2010

GrigioSfiga Shawl.

Recita un antico adagio "Se non sai le cose, sàlle". Sappi che le grane non vengono mai in numero minore di quattro o suoi multipli, che la tabellina del quattro, grazie a Dio, la so. Sappi che alla voce Grane vengono catalogate una serie di cose, mai troppo gravi, mai irrimediabili, ma che alla fine, messe una sull'altra fanno una grana di dimensioni giganti, perchè è la somma che fa il totale e anche questa la so. Sappi altresì che di solito le Grane arrivano proprio nel momento in cui ti rialzavi un attimo, uscivi il capino fuori dalle sabbie mobili, per dirla sgrammaticata ma con eleganza estrema, nel precisissimo istante in cui stavi per prendere un bel respiro e dire, pfui, anche questa è passata. Non ci facciamo mancare niente, una gita all'Ospedale che male non fa mai, come con chi, col Liceale, manco a dirlo, che ha deciso di farsi venire qualcosa che sembrava grave e invece grazie al Cielo non lo è, ma chi lo dice che poi una pleurite sia cosa da nulla, e sì che avrebbe dovuto saperlo che con la tosse da orso non si scorrazza in moto sù e giù per le colline e non si esce fradici dal calcetto, che la tosse sennò decide che si trova così bene e non lo molla più. Detto, fatto. Inizia la suonata di antibiotici e tachipirine, eppure mi sembrava che il lunedì che viene avesse un impegno, ah già, la scuola, come no. Fatto sta ed è che un altro pensiero oscuro si somma agli altri pensieri oscuri, così tanti che mi ci faccio una collana, un mantello, una tovaglia per il picnic. Avevo messo sù questo scialle, che non proprio di scialle trattàvasi ma di stola semplice, di un colore avulso, lo so, ma di una morbidezza inaspettata. E' Triste, Mamma,squittì la Princi. Tra le mille cose da sapere, alla voce SeNonSaiLeCoseSàlle, c'è anche questa. Non iniziare un lavoro di un colore triste che va da sè che te tu ti porti sfiga da sola medesima solinga. Lo terrò presente. Echeppalle, però.

09 settembre, 2010

Ci risiamo.

Bello è bello. Anzi, bellissimo. Un pò come questo qua. Noi qui da un pò ci s'ha la fissa per gli smalti. Introvabile anche questo, mi pare il minimo. Già Lei ne aveva parlato, e Paradoxal di qui, e Paradoxal di là. Niente di meglio di un quieto dopocena, i figlioli sparsi, lo Sposo assorto, sedute in cucina a imbellettarsi un pochino, con sapiente lentezza, a disquisire di riflessi e texture,  che non s'ha d'andare in nessunissimo luogo, ma che questo smalto violaceo cangiante che vira al grigio e strizza l'occhio al melanzana, con uno sguardo all'indaco e una punta di  perlaceo, ci piace, ci piace proprio un sacco. Come si dice, Le Cazzate Son Carezze, e di ciò, mi aiuti a dire, son ben esperta.  L'autunno arrivi pure quando vuole. Io, nel frattempo, mi sono portata avanti. 

Non importa dove.

Dimentico. Cincischio. Perdo tempo. Mi balocco. Guardo fuori. Penso. Non ho ancora inserito la modalità On, nel mio complicato cervello, non già perchè è mattina, ma son giorni e giorni. Semplicemente, sto spenta. Non spenta nel senso brutto. Spenta nel senso di non accesa. Faccio cose automatiche, di riflesso, mi lascio trascinare, spostare come un vaso, non sono io a camminare, sono le gambe che lo fanno per me. C'ho l'ansia, leggera, leggerissima, per le cose che dovrei fare e le dimentico, con precisione. Non ho nemmeno ordinato i libri per la scuola dei ragazzi, è compito mio da tempo immemore, sì, mi è venuto in mente,ma poi mi è passato, così come è venuto, dimenticato, scusate tanto. Tutto ciò dovrebbe buttarmi in uno stato di prostrazione, per dire, madre degenere, donna sciagurata, vergogna!, e cose del genere. Niente di tutto ciò. Rimango così, percossa e attonita, la prima frase che mi verrebbe in mente è chissenefrega, la seconda è Ci Passo Domani, la terza è che non ci sono frasi da dire, e allora va bene. A studiarlo per bene il mio cervello, ha tre modalità. On e Off, Come tutti i cervelli del mondo e una terza, a sorpresa. La modalità Fly. Nel senso che son volati via i pensieri e resta il niente, zero voglia di zero, tutto mi scivola addosso come l'acqua sulle oche, nel senso che ogni cosa che mi venga in mente non ci resta per più di tre secondi, nel senso che in giornate come queste l'unica cosa da fare sarebbe volare via. E nemmeno m'importa di sapere dove.

07 settembre, 2010

Non ho sonno.

E' così raro. Raro che non dorma, a quest'ora di notte, che anzi, abbia ancora voglia di andare in giro per casa, fare una torta, leggere o semplicemente stare qui, sul terrazzo buissimo, ad annusare tutta la notte che c'è. Ce ne saranno ancora poche, così, tra non molto non si potrà più stare a quest'ora, fuori, leggerina così. E' una notte profumata, che è un peccato mortale chiudere fuori dalla finestra, ho inventato tutte le scuse del mondo, ho voluto vedere se era nuvoloso, se avevo ritirato le cose stese, ho persino portato fuori l'indifferenziata, cosa che faccio al volo il martedì mattina e quasi sempre mi dimentico. E' una notte che sembra perfetta, e forse la è e non lo sa ancora, preziosa, come solo le notti così sanno essere, c'è una specie di festa stasera qui, amici dei figli in visita da un'altra città, una specie di ripresa di vacanza, di quelle vacanze mai smesse che hanno i ragazzi, di quel trovarsi, di muoversi in gruppo, di stare bene insieme. Arriveranno tra poco,li aspetterò qui. Ho apparecchiato una tavola per la colazione che sembra un collegio, tante scodelle a cuori, sono 8, non le metto mai tutte insieme, è questa un'occasione speciale. C'è un vento leggero, indolente. Scuote appena le foglie del ciliegio, passa pianissimo tra le foglie della menta e quella nemmeno si accorge di lui, intenta com'è a guardare anche lei questo buio del prato, questo buio che sa a memoria, eppure. Ci sono i grilli e le cicale, un aereo che passa e non si vede, dicono che domani pioverà. Stasera, mi regalo questa notte fresca, questo profumo di pace e di respiri quieti, di chi dorme già nella casa in collina. E' una notte che mi piace e mi sorprende, proprio io, che di solito svengo alle 10 o giù di lì. Mi regalo questo buio bellissimo, queste nuvole che mi nascondono le stelle, questo fresco vento. In notti come questa ti piace pensare che il mondo gira piano e come desideri, che la tua vita, alla fine, è proprio bella e luminosa, e che qualche volta, è proprio un dono del cielo stare svegli, beati,  e guardare nel buio.

05 settembre, 2010

Dimanche.

Ancora pigri e indolenti, lassù, nella casa in collina. Indolenti neanche tanto, vista la quantità di cose che si riesce a fare, svuotare armadi, far progetti, andar per case da studenti, verificare che forse si hanno troppi servizi di piatti e meglio sarebbe contattare un rigattiere, chi lo sa, o regalarli a qualcuno, ma non ci si separa mai volentieri dalle cose di casa, da quel primo servizio da 6 che adesso è forse da 3, ed è spaiato e sbeccato, ma si è comprato emozionatissime da Croff in via Roma, quando Croff c'era ancora ed era in via Roma, per dire, e non ci si capacitava del fatto che sì, eravamo noi, ero io, a scegliere quei piatti a fiorini rosellini, per una casa provvisoria, per una storia che provvisoria non è stata mai dal primo primissimo secondo che. Sono una donna all'antica, credo, mi attacco alle cose, agli oggetti, ho dei coltelli con i manici a verdura, dozzinali e un pò kitch, che hanno attraversato insieme a me tutti i traslochi della mia vita, valore effettivo credo tre euro complessivi, forse meno, per me più della corona dello Zar. Così, si inizia. La scuola ancora lontana, un sapore di vacanza lenta e tranquilla, forse un ospite perugino tra qualche giorno, uno del 12, stavolta il passare il muretto è un pò più lungo, ma che importa, in fondo. Domenica settembrina, la vendemmia iniziata, un invito a pranzo nella famiglia più allargata del mondo, dove le parentele si inventano lì per lì, a piacer nostro, che non è la legge ma il cuore a dire chi siamo davvero. Domenica di semplicità estrema, un pacco di cannoli da plotone riposa in frigo pronto per essere consegnato e divorato, un classico, la domenica si va a pranzo con le paste, si sta in terrazza, si chiacchiera di cose e si sta in pace. La vita ti riserva delle sorprese amarissime e dolcissime, basta saperle assaggiare tutte e essere pronti, elastici e scattanti, mai mesti o rassegnati, mai troppo sicuri di sè medesimi, mai troppo chiassosi. Le cose importanti, quelle vere e degne, succedono sempre un pò per caso, ci si tengano strette le cose care che son pochissime, a guardare bene, che sono i piatti sbeccati coi fiorini rosellini, che sono i coltelli col manico a verdura, che son le persone che dormono beate sotto questo tetto, quelle che passano di qua, quelle che ci piace vedere, quelle che cugini e zii, sì, che non la legge ma il cuore.

01 settembre, 2010

Se è settembre.

Sì che è settembre. Il primo dell'anno, per me, l'ho già detto, mi sembra che tutto inizi da adesso o finisca, non so. Settembre mi piace. Ha con sè una serie di piccoli riti, di misteriosi progetti, da settembre si fa così, a settembre vediamo, lo faremo a settembre. E poi, è il primo dei mesi che fa rima, rassicuranti in un certo senso, quello che quando imparavi i mesi a memoria, ti faceva capire che sì, eri arrivata alla fine, quelli che finiscono con -bre erano i più facili da ricordare. Ma guarda un pò cosa mi viene in mente. E' settembre se il sole entra di sghembo dalle persiane aperte, non prepotente come quello di giugno, ma elegante e romantico, non ti si schiaffa sulla faccia ma illumina lo specchio, e le foglie di fuori sembrano più lucide, il cielo più azzurro, turchese velato, come spiegarlo. E' settembre se in fondo ad ogni letto hai appoggiato una copertina leggera, che non si sa mai, che verso mattino fa fresco e male non fa. E' settembre se ammonticchiati fuori dalle stanze dei ragazzi ci sono pile di libri che non servono più, se sulla lavagna della cucina si accumulano note del tipo Sono Finiti i Quaderni a Righe, oppure Chi Ha Preso Se Questo E' Un Uomo? perchè da sempre i libri delle vacanze si leggono nelle ultime settimane prima della scuola. Ma giorni ancora ci saranno prima che inizi la buriana, e allora si mette la sveglia sì, ma si può scegliere come poche altre volte, se restare ancora un pò o uscir fuori a innaffiare le Viola Surfinie e i Gerani Parigini che accidenti, sono una cascata di fiori, ben si vede che non li ho bagnati io quest'estate. E' settembre alla fine, si festeggerà in qualche modo tranquillo, togliendo le ragnatele dalla scala, iniziando qualche lavoro di lana sottile, e godersi un caffè sul terrazzo, verso le 11. Settembre, la fine e l'inizio, il chiasso dell'estate già lontano, tutto sembra già essersi volto al meglio, al normale, i  pensieri tristi congelati come le verdure dell'orto, è un mese caro agli Dèi, finisce con -bre, male non può fare.