31 marzo, 2011

Gomitoli e mani.

Di strada ce n'è tanta. Tanta fatta, tanta ancora da fare. Tantissima, da non credersi, quanta ce n'è. Non è difficile, no, è solo qualche volta un pò in salita, qualche volta a curve strette, ma sono poche, pochissime. Il resto, è la meraviglia. Ci sono i viaggi verso le filature, ci sono i pomeriggi passati a sistemare montagne di gomitoli nuovi ma spaiati e disfatti e ingarbugliati come solo i pensieri delle donne sanno essere. A sgarbugliare però, i pensieri vanno veloci e alla fine sono tanti gomitoli messi in fila, messi in ordine nei sacchetti trasparenti, quelli per congelare. Ci sono i knit cafè, dove si parla e parla, e qualche volta un pò si litiga, anche, ma non è mica un litigare se poi alla fine si fa come facciamo noi. Ci sono le riunioni, quelle serie, quelle da prendere appunti, quelle da fare progetti, quelle dove ognuno mette del suo. Ci sono i pacchi che arrivano, ci sono donne che lavorano un pò dovunque, ogni donna ha una storia tutta sua che racconta con le sue mani e coi suoi gomitoli, e che vuole regalare a chi ne ha bisogno, a chi non ha proprio niente, forse nemmeno un affetto, nemmeno un pò di bene, un pò di caldo, un tetto sulla testa, a volte, nemmeno una mamma e un papà. E forse, nemmeno ancora tanti giorni da vivere.  Ci sono le volte che entriamo negli ospedali come si entra nelle chiese, un pò in punta di piedi, come a non fare rumore, lasciamo un pò di tutto questo e andiamo via, lasciamo un pò di noi, intrecciato coi punti e coi fili, lasciamo un pò di questo affetto, di questo incantesimo che ci unisce, da Savona a Catania, da Firenze a Trento, da Belluno a Roma. E poi Torino, Varese, Milano, Alessandria, Pavia...Siamo tante sì, intrecciamo da tre anni fili e mani e sentimenti, gomitoli ed emozioni, cerotti invisibili su cuori piccolissimi, storie tristi e piccole speranze, occhi chiusi e tubicini, e grandi forze e grandi lotte. 
Buon Terzo Compleanno, nostro Cuore di Maglia.

29 marzo, 2011

Ventisei Viole.

Io lo so che forse un po’ si arrabbierà. Lui non è tanto per queste cose,  lo dice sempre, Sanno Tutto di  Questa Casa, Appena Succede Qualcosa Lo Metti sulle Fragole. Infatti. Ma non proprio tutto tutto. Solo quello che posso e che mi sembra carino, e che mi piace. Come te. Anche tu mi sembri carino e mi piaci, e allora metterti sulle Fragole è un tutt’uno, ci sta, come dite sempre voi.
Stasera ci sarà una piccola festa, piccola perché non ci siamo mica tutti, e forse la festa vera è stata domenica sera tutti insieme in cucina che abbiamo riso così tanto che sembravamo tutti un po’ brilli, io di sicuro, che ridevoridevoridevo,  e se mi avessi chiesto Perché Ridi? Ti avrei detto che non lo sapevo e questa è la prova provata che uno o è scemo o è brillo o fors’anche tutt’e due.
Volevo un centrotavola da festa, che sapesse di primavera, le rose non ci sono, i fiorini gialli cadono appena li tocchi e poi sono gialli e non mi piacciono. Allora. Allora sono uscita nel pratino, il gatto mi ha seguito sospettoso, per essere certo che non tentassi di salvare qualche altro coniglietto,  che avrebbe saputo ben lui, il gatto, che cosa farne di un coniglietto. Ho colto delle violette, selvatiche, profumate e bellissime. Le ho legate con un filo, e le ho messe in un bicchierino di mia nonna, di quelli piccolissimi, che razza di vasi ci vogliono per le violette, solo i bicchierini delle nonne vanno bene, nessun altro. Ci ho messo anche un nastrino. E’ un centrotavola così ridicolo. Ventisei viole per te.
Ventisei viole per dirti buon compleanno, figlio grande di questa famiglia, Quasi Ingegnere di questa casa, che non ti sono madre ma quasi, così testardo e preciso, così adorabile, così uguale a tuo padre, figlio arrivato già grande, figlio anche un po’ mio, Figlio del Cuore.

Il miracolo dell'Ora Legale.

Non c'è via di mezzo, o si ama o si odia. Nella fattispecie, io l'adoro. L'ora legale è il bello, la vacanza, la luce, il sole, la meraviglia, i tavolini sul Corso, il tempo ritrovato, i picnic, il fare tardi a tavola a chiacchierare, il terrazzo, i fiori, le erbe aromatiche nel vaso, i panni stesi che sanno di pulito, i gelati, la bici. Certo, i primi giorni non è il massimo, e non credo di essere l'unica ad essere un pò storneggiata, un pò sballata, come se dovessi smaltire un jet-lag, come a dovermi riprendere da un volo di 24 ore, non so. Certo, dura pochissimo. L'ora legale permette di fare una serie di cose, compreso una passeggiata nel dopo cena, qualora se ne avesse la voglia, che fuori è tutto un profumo di erba e fiorellini, che non ci sono ancora del tutto ma che sai che arriveranno fra pochissimo. E' guardare le luci della città lontane ma nitidissime, che di solito le vedi poco  o non le vedi affatto, confezionate come sono spesso in un bel foglio di nebbia lattiginosa. Inoltre, cenare con la luce è bello davvero, significa che la giornata non è ancora del tutto finita e che ci sono ancora cose lente da fare, stare un pò sul muretto, esaminare i boccioli delle ortensie, per le rose, ancora c'è tempo, mi sa. Stamattina è un mattina legale, nel senso che è già lenta e luminosa di suo, ci sono cose da fare in città in tarda mattinata, piccoli lussi e piccoli doveri, la posta centrale, il pane del vicolo, intercettare l'Amica delle Perle in Via San Lorenzo, che se no quella mi parte di nuovo e allora. La luce guadagnata in questo fine settimana passato è un piccolo, piccolissimo passo verso l'estate, l'inverno è affascinante con le sue nevi, i suoi maglioni e i suoi camini, ma ci vuol ben altro, per stare bene. Ci si convince che le cose siano un pò diverse e in fondo lo sono,  ci si veste di un nuovo ottimismo, un bel foulard di leggerezza e di beatitudine, si esaminano le questioni con più filosofia, non so. Si scelgono con cura vestitini leggeri e colorati, si sorride per un nonnulla, si ha più voglia delle cose.  A volte, ma guarda, un pò di luce in più, che grandi grandissimi miracoli riesce a fare.

27 marzo, 2011

Poteva sembrare strano. Ha organizzato tutto Lei. Trent'anni non sono mica sassolini, sono un sacco, tanti che non sai se li metti in fila, trenta, lo senti che suono che hanno, trenta è una vita fatta, è un'eternità, un sacco davvero. Ritrovarsi dopo trent'anni dalla fine scuola è stata un'idea che mi è piaciuta subito, i miei compagni di scuola, qualcuno l'avevo incontrata per caso, ogni tanto, ma sono la furesta, sono quella che se n'è andata via, che ha cambiato città e che non ha nemmeno fatto la quinta insieme a loro. Non c'entra. E' stata una sera esattamente come pensavo fosse, di abbracci e di racconti e di risate ma di quelle che ti fanno tenere il respiro per un pò, che ti fanno lacrimare gli occhi e tossire, dopo, di quelle che proprio ti capitano così di rado che le tieni lì, come le tazzine belle nella vetrinetta della nonna, da usare ogni tanto, se no si sciupano. Ci avran presi per matti in quella piazza, in una sera che più limpida non poteva essere, siamo arrivati un pò per volta, riconosciuti quasi subito, divertiti a guardare che strani giochi aveva fatto il tempo sulle nostre facce, le persone alla fine non cambiano poi così tanto, e ritrovi lo stesso modo di ridere, la stessa gestualità, lo stesso modo di fare che ricordavi nei corridoi della scuola, all'intervallo, in gita. Che bello è stato, ieri sera, essere ancora lì, a chiamarsi per cognome, a raccontare, ad ascoltare, a ricordare cose che magari avevi dimenticato e a mettere insieme un pezzo di cammino che è stato il mio, il nostro. Ci sono diventata grande con alcuni di loro, sono stata ragazza impertinente da sette in condotta, smarrita in lacrime per mesi, quando non sapevano più cosa inventarsi per farmi ridere un pò. Non ho dimenticato loro, non hanno dimenticato me. L'ho capito dai loro abbracci, dai loro sguardi di affetto vero, come di chi sa bene come sei, anche se è passato così tanto tempo e cose e  vicende, non è vero che il tempo che passa è così un male, le persone non cambiano mica così tanto, no, anche dopo trent'anni, no, sono sempre le stesse, quelle che ami, non cambiano mai.

25 marzo, 2011

Non Piace a Nessuno 2, il Ritorno.

La foto è orrenda, e va bene. Non so se si riesce a comprendere e a capire fino in fondo la bellezza, la meraviglia, il vero prodigio. L'anello. Fa parte anch'esso della mia privatissima collezione SeNonLoCompraviTu, nel senso che credo che ne abbiano venduti pochissimi esemplari. Un pò come la gabbietta, tristemente nota. Che però, molti ancora mi chiedono Ma Dove L'Hai Presa? forse per girare al largo dal luogo ove, o forse, chissà, perchè non han cuore di dirmi che piace un sacco anche a loro e in gran segreto se ne comprano una. Ma veniamo a Lui. E' un anellazzo di dimensioni inusuali, praticamente occupa tutto il mio dito medio e io che mondina son, non ho propriamente manine piccine, laboriose sì, ma piccine no. E' stato amore a prima vista, cercavo su TopShop un dono per la Princi, tutta presa da teschi e cose, e mi sono fermata a Lui. Elegante non è, fine nemmeno, anzi, sembra un pezzo di un'armatura medievale, ma mi piace così tanto che l'ho messo subito per andare a fare la spesa. Comodo? Beh, anche, dato che è semovibile nel suo movimento, è snodato, non è come una specie di ingessatura di metallo, esso si muove con le falangi sante della mia graziosa manina. Nel pomeriggio, poi, sono stata invitata a conoscere le CdM Valenzane, e subito dopo ad una palestra di arrampicata. Sì, esatto. Una di quelle palestre che alle pareti hanno tutte le montagnole e i mucchiettini colorati di forme strane, dove tu ci devi andare con una corda girata intorno alla pancia e in mezzo alle gambe, e tutt'intorno al sedere, mi pare, e un tipo di sotto che ti tiene, e deve essere un tipo cui stai veramente un sacco simpatica, se no, quello la corda la lascia andare e tu ti sfracelli al suolo, bambina, e poi ,che meraviglia, un sacco di quei ganci tutti viola metallizzati, quelli che usavo per metterci le chiavi, ma guarda tu a cosa servono veramente. Tranquillizzo gli astanti, non mi sono arrampicata, ovvio, anche se mi ero preparata e come sempre  avevo le calzature adattissime, un bel sandalino leopardato che ad arrampicare, mi aiuti a dire, ci stava secco. Rita, la fautrice di questo bel pomeriggio, mi guardava attonita e ha fatto tutto un bel reportage non a me, ma al Liceale che andava su e giù e ripeteva Che Figata, e saltellava per scendere, perchè a salire si sale a gattoni, ma a scendere devi saltellare, e mi sa che è divertente fare boink boink sulla parete, almeno questo ho capito dalla lezione. Ma non è roba per me. Io ero lì bella tranquilla, a rigirarmi il mio bell'anello che non piace a nessuno e mi beavo di ciò. Che poi per andare lì sopra bisogna mettersi tutta una specie di polverina di Trilli nelle mani, e la polverina poteva depositarsi  sul mio preziosissimo anello da pochissime sterline, un anello impolverato, non c'è limite al peggio. 

Come si fa.

A far finta di niente, ad avere sempre pronte una risposta e una lezione, ad essere sicuri delle cose, a farsele scivolare addosso, beccarsi un ceffone in piena faccia, di quelli che lasciano il segno e dire Non è Niente, Non Fa Niente. Come si fa, a non far cadere la fetta biscottata dalla parte della marmellata, a non far entrare il freddo e la polvere e le foglie secche che sono ancora sul terrazzo, c'è stato il vento e non ne ho nessuna voglia di tirarle via, si dice tirarle via in italiano corretto? Come si fa, a tenere sempre tutto in ordine perfetto, ad aver voglia di stirare, a non avere fretta, a farsi capire, a spiegare esattamente le cose come stanno, come si fa a non vomitare quando ti si parla per frasi fatte e stereotipi, e modi di dire che non dicono una beata, tante teste tante idee, al cuor non si comanda, i negri hanno la musica nel sangue, si stava meglio quando si stava peggio, le stagioni quelle no. Come si fa a far fiorire i tulipani, a far volare un aquilone, a fare la crema catalana che sia una vera crema catalana e non un budino bruciacchiato. Come si fa ad avere sempre una risposta, a dire sempre io, io, io, anche quando si parla del tempo e delle viole, come si fa ad essere un pò egoisti ogni tanto, a dire No, Questo No, o Sì, Questo Sì, senza aver paura di ferire qualcuno, senza pensare prima agli altri e poi a te, e giammai il contrario, non l'ho studiato, non l'abbiamo fatto, non ci siamo arrivati, era finito il capitolo. Come si fa a far le barchette di carta, quelle che facevi navigare nella bacinella azzurra di Moplén, me lo ricordo bene perchè quel nome mi piaceva tanto, Moplen, ci avevo chiamato anche un gatto, così, un gatto che ha fatto poi una brutta fine sotto a un camion, sullo stradone e tutti a raccontarmi che era scappato e invece no, io l'avevo visto che era sulla strada, povero Moplén, e ho fatto finta di crederci che era scappato, ma io sapevo. Come si fa a non essere felici per questa giornata, anche solo e soltanto per questo sole bianchiccio ma che tra poco esploderà in tutta la sua straordinaria, lucente bellezza. Un sole da regalare, ecco, oggi incarto del sole e lo regalo a chi ne vuole, a chi non sa come si fa un bel niente, come si fa non lo si impara, si inventa lì per lì, o forse si trasforma e si filtra, che a guardare attraverso un vetro colorato tutto sembra già diverso. Anche il sole cambia il mondo e prospettiva, col sole è tutto bello e lucido, e saprai di sicuro come si fa, perchè il sole fa sembrare oro il piombo fuso, cristallo vero un vetro rotto, velieri magici le barchette di carta, e oceano immenso la bacinella di Moplén.

24 marzo, 2011

Una gita.

La calma, la tranquillità, il non orario, la lentezza. Oggi mi ci voleva. Ho bisogno di calmarmi, di fermare la giostra che sembrava rotta, a un certo punto, la calcinculo che dà strattoni e poi prende a girare sempre più forte, sempre più velocemente, così tanto da star male. Non è stata una gran giornata ieri, nella stessa ugual misura in cui quest'oggi sarà tutt'un altro suonare, un'altra musica, un'altra melodia. Oggi, giovedì, si marca visita, ci si segna assenti, si porta il foglio, si alza la mano e ci si giustifica, No, Mi Dispiace, Non Sono Preparata, si prende ferie, permesso retribuito, o anche non, si fa assemblea sindacale, insomma, ci si toglie di torno, si prende e si va. Gli uomini di casa, dacchè solo uomini son fino a stasera inoltrata, faranno a mano di me per una giornata. C'ho un bel progetto con la mia Amica delle Provette, di salire al Colle, o meglio lassù nelle Alpi Biellesi, a Grignasco, per la precisione, e da lì muoverem in carovana con altre Scelleratissime che colà troveremo, forse il Biscottificio, forse una filatura, forse a zonzo senza meta. Quaggiù se la caveranno, sono abbastanza grandi per, e io mi beerò per la giornata tutta di gomitoli e cose, di chiacchiere e cose semplici, con un'occhiata a tutti i progetti di Cuore di Maglia che abbiamo in essere e che sono così tanti. La meraviglia di una giornata vinta inizia così, una doccia e via, la giostra riprende lenta, beata e perfetta, dalla calcinculo ai cavalli, dal cocktail shakerato al caffelatte tiepido. Mi ci voleva, eccome se.

23 marzo, 2011

La iena.


Oggi sono io. La iena, incazzata come raramente mi capita, due o tre volte l'anno, non di più. Le ragioni, a farle valere, si fa una fatica, ma una fatica che non immagini, se poi vai avanti a mail e non ti puoi parlare e chiarire e spiegare e sentire il tono di quelle parole, ma come, sono di sicuro dalla parte della ragione, ho ragione, ho ragionissima, e devo pure sentirmi le morali e le lezioni di buona educazione? Giornatina niente male, lassù nella Casa in Collina, che tutti mi girano al largo, non si sa mai, non vorrei che se la prendesse pure con me, sai com'è. Incazzata, sì, e delusa, anche e amareggiata, che tutto insieme fa una mistura esplosiva che fa spavento, mi arrabbio, sì, da morire sì, e devo trovare un modo per calmarmi, proverò a stirare, una di quelle malefiche tende di lino, che le prendi da un verso e scivolano dall'altro, e stiri e stiri ed è sempre stropicciata, magari no, quella no, se no mi àltero, meglio i fazzoletti, che sono tanti e quadrati e bianchi e tutti uguali, che non devo star lì tanto a ravanarci, che i fazzoletti sono la prima cosa che impari a stirare e se non sai stirare nemmeno un fazzoletto allora ma che donna sarai mai, incazzata, incazzatissima, ma quante parolacce, accidenti ma non c'è mica il sinonimo per questa parola, no  che non c'è, mi farò un caffelatte d'orzo se no, dormo dopodomani, andrò a fare un giro in collina, che ne so, mi devo calmare, davvero, se no urlo con qualcuno di questa casa che, creatura, non c'entra un bel niente, e allora e perciò, vada per lo stiro, o lavare i vetri, qualunque cosa mi faccia sbollire l'ira che ho, due o tre volte l'anno, non di più, e meno male, di più non lo sopporterei.

22 marzo, 2011

L'anello di Cielo.


Sono bastati due giorni e già ce ne siamo innamorati. Di lei ci piace proprio tutto. Il fatto che già ci siano i fiorellini gialli e tutte quelle viole che appaiono all'improvviso sul sentiero, eppure ieri nemmeno c'erano, chi le ha portate fin qua, chi le ha spinte da sotto le foglie secche, chi le ha fatte così viola? E poi, l'armadio che cambia faccia, al diavolo i maglioni-oni, le calze beh, quelle le abbiamo mandate al diavolo da un pezzo, al super diavolo piumini e piumoni e sciarpe e berretti col ponpon e guanti e ombrelli e cose. A noi, la primavera ci fa quest'effetto qua. Si tolgono le tende, per esempio, e si guarda con compiacenza l'effetto che fa la casa un pò spoglia, e quegli orrendi, sporchissimi vetri, ma chi te lo fa fare a pulire i vetri d'inverno, i vetri si lavano solo in primavera, con le pulizie di Pasqua, lo sanno tutti. La sera non è ancora cominciata lassù, nella Casa in Collina, e pochi sono i suoi abitanti, non proprio ai minimi storici ma quasi, e tutto questo non è che sia poi così allegro, ma poi, vuoi mettere la meraviglia di quando siamo di nuovo tutti, è ancora più bello, che si parla tutti insieme, che uno dice una cosa e tutti gli altri gli esatti contrari, perchè nelle discussioni qui non c'è mica un solo contrario, ma almeno 6. Bella stuoia, si dice. La cena sarà frugale e anche piuttosto sul tardi, qui si cincischia a più non posso, è tutto in ordine e tutto a postissimo, il Regio Ragù ha borbottato con grazia, educato e rispettoso, fino a un quarto d'ora fa e ora riposa beato nel fuoco più piccolo. Nulla ci vieta di fare un un discreto giro di shop on line senza comprare ma solo a guardare, che guardare e non comprare è una cosa da imparare, vediamo un pò cosa ci piace, cosa non si può perdere assolutamente, quale frivolezza estrema non può mancare nel nostro armadio di primavera, quale sandalino, quale ballerina, quale vestitino a pois, quale smalto da comprare con  cognizione di causa, giammai a muzzo. A noi la primavera ci piace un sacco, il cielo di fuori è così blu zaffiro che mi farei un anello, ecco cosa mi manca, un anello di cielo, dovrò dirlo al mio Amico degli Gioielli, magari gli faccio un disegno, un anello di cielo, più blu del blu, chissà se ne fanno, di anelli così.

21 marzo, 2011

Che fretta c'era...

Stamattina sono sul nostalgico, che fretta c'era, maledetta primavera, bonjour, ci sono i fiori, il sole e il venticello, mi dò un tono perchè la settimana è iniziata all'alba, la mia sveglia ha fatto gong alle 5 in punto, dacchè la Princi partiva in gita scolastica, va bene che poi ho ridormito ma col gatto sulla pancia non è che poi uno dorma così bene e non avevo cuore di spostarlo, burlone di un Phil, gatto transgender, lui è tutto coccole e agguati ai pettirossi e banchetti a base di topolini sul terrazzo. Gatto è, è una legge della natura, la catena alimentare, insomma, cose così. Farnetico e mi accingo a infilarmi in quella che sarà la mia giornata di oggi, niente male a un primo velocissimo esame, dentro e fuori da uffici vari e cose  cose, frullata, esagitata, shakerata, centrifugata come in lavatrice, e già che ricordo pure un paio di lavatrici e un paio d'ore di stiraggio male non farebbero, ma fuori è sole delicato, è aria fresca e sottile, è erba nuova, è azzurro cielo che nemmeno mi ricordavo com'era, e allora, male non sarà farsi centrifugare in una giornata così bella, e poi chi l'ha detto che dev'essere strong, schiaccio il tasto Centrifuga Breve, Ciclo Cashmere, se centrifuga dev'essere che lo sia con grande stile, delicato il giusto, senza troppi sbatti, appena appena.

Bonjour a questa primavera, a chi l'aspettava da un pò, fuori, dentro e tutt'intorno, a chi ha trovato le viole nel prato, a chi va in giro senza calze, a chi sta già meglio, a chi è felice e non si chiede come mai.

19 marzo, 2011

Diversamente Birch.

Il colore è proprio quello adorato, la meraviglia delle meraviglia, il 505. La lana è un'alpaca prezioserrima, morbiderrima e bellerrima. Lo schema è il Birch. Le mie compagne di scuola, di viaggio e di avventura ne hanno già fatti una dozzina. E se la bulleggiano, come dicono i miei figli, soprattutto l'Amica delle Perle che dice di averne già fatti due da giovedì scorso, e pure Afef, che sostiene di averne un armadio pieno. E io? Già, e io? Io sono al primo. E anche all'ultimo, missà. Non che sia difficile, no, ci vuole solo tanta attenzione, tanto sentimento, tanta precisa precisione che in questo momento io non ho. Ma lo faccio uguale e come pare a me. Perchè voglio fortissimamente voglio qualcosa di questo colore, che starà un amore coi miei sandali. Oca Che Non Sei Altro, disse la voce fuori campo, Lo Sai Che Dovresti Elevarti, Parlare di Cose più Serie e non di immani Ca@@ate Come Fai di Solito, lo Sai , Sì? No che non lo so. Oggi va così. Oggi non faccio nulla di quello che invece dovrei fare, ivi compreso eseguire in maniera precisa lo schema del Birch che tanto non mi verrà mai e poi mai, perchè ho la testa altrove, e fuori si è alzato il vento, e mi piace questa cosa perchè porterà via le nuvole e potrà vedersi la bella luna di stasera. Io il Birch lo faccio come mi pare, ci faccio una fila di buchi dove mi va, poi vado diritta, e poi ci faccio una altro ricamino, poi altri buchi e poi di nuovo diritta. Il mio non è un Birch di pura razza, è un Birch meticcio, diciamo che è un incrocio, Diversamente Birch, il nome gli va benissimo. 

Aspetto la luna.

Aspetto la luna di stasera, quella grande, quella che dicono sarà uno spettacolo meraviglioso, col naso per aria, io la luna la amo davvero, da sempre, come tanti, mi sa. Aspetto la luna. A cancellare i gionri che vivo e che non mi piacciono, a colorare quelli belli che ho, e che sono di più, che sono tanti e che mi fanno sentire così in pace, migliore, anche più alta e più bella, e più perfetta, che il Cielo solo sa quanto perfetta io non sia, ma chi lo è, alla fine, ma è bello sentircisi qualche volta. Come stamattina, il mio Amico dei Mattoni mi ha promesso che mi darà una mano per un progetto e io, mentre gli raccontavo di come e di cosa, davvero mi sentivo perfetta e un pò felice, e tranquilla, non so, una specie di insieme di sensazioni che non distingui, ma sono vive e reali solo se tutte insieme, come a dire, ecco, stai così, ferma così che non ti può succedere niente. Aspetto la luna, ad ascoltare le cose che ho da dire, serie e stupidissime, quelle che ho da scrivere, da fare, da cucire insieme a farne un mantello prezioso. Aspetto la luna, la luna di stasera e il suo faccione di luce, la guarderò dalla collina, uscirò al buio che buio non sarà, e poi il buio non è così brutto, è fascino e mistero, mi piace, ogni tanto. Io aspetto. Affiderò a questa luna una scatola d'argento, dentro i miei sogni, la ricetta dei biscotti, un nastrino, un bottone e la mia allegria di oggi, allegra tanto da sembrare un pò scema, il sole non c'è, ma chi se ne importa, c'è del bello da queste parti, c'è del buono e del semplice, sottile euforia, una torta nel forno e stasera la luna.

18 marzo, 2011

Non c'è ragione.

Chissà che giorno è. E' venerdì, ma ha tutta l'aria di un lunedì, del giorno dopo, chissà. Bene è un'altra cosa, è un'altra condizione, è un'altra sensazione, un  altro effetto. Bene sarebbe se ci fosse il sole, fuori e dentro, se ti sentissi come sei di solito, nella maggioranza dei giorni, intendo, non in quelli che sei sul fondo, che non galleggi e ti lasci andare giù, un pò pesta. Pesta la sono uguale, come se mi avessero menato, preso a schiaffi e a calci e a spintoni, eppure non c'è ragione, nessuno mi ha picchiato, eppure. I miei pensieri sono tutti lì, li giro e li rigiro con un forcone, come fanno i contadini con la paglia, li rastrello,ne faccio piccoli mucchi e poi, ci corro dentro per sparpagliarli di nuovo. E' un giorno insipido, non sa nè di me, nè di te, nè di cane che scappa, dicono dalle mie parti, mi lascio guidare dagli eventi e dalle cose, che mi piaccia o no, che ne abbia voglia o no. Nessun programma di nulla, nemmeno per il fine settimana, forse ma sì chissà, qualcosa si farà ma  in questo momento l'unica cosa che mi riesce bene è non pensare, non faccio fatica, mi concentro su altre cose, da sistemare ne ho una tonnellata, penso che era da molto che non avevo una discussione accesa con qualcuno cui voglio bene, e che lo so che le mie idee restano quelle e le sue anche, questo non cambia le cose, mi è spiaciuto il modo, non mi sono riconosciuta e ho perso il controllo e sono qui a domandarmi perchè, credevo di essere più distaccata e diplomatica e ho dato il peggio di me, e che cretinata è mai discutere di queste cose che non è la sede, il momento, e che forse avremmo dovuto guardarci da fuori e dire Ma Cosa Stiamo Facendo e Dicendo ma chi lo sa, m'è presa secca, c'è presa secca a tutt'e due, e ci sono milioni di cose che ci uniscono e una sola che ci divide, dobbiamo proprio parlare di quella? e allora ma basta alla fine. Che giorno piatto è questo qua, riprendo il forcone e rigiro i pensieri, che si secchino un pò, che asciughino un pò, perchè ad essere inversa, inconcludente, acida e noiosa, oggi proprio non c'è ragione. 

17 marzo, 2011

Bellafesta.

Si potrà dormire fino a tardi, andar per musei, fare un giro in centro col naso per aria a guardare le bandiere alle finestre, mettere le Superga tricolore, preparare spaghetti al pesto, al burro e al pomodoro e metterli nel piatto tutti insieme. Basterà pensare a qual che siamo, che siamo stati, quel che vorremo e vorremmo essere. Non piove più, è un bel giorno per far festa, alla nostra storia, alla nostra cultura, a noi . Nonostante tutto.



15 marzo, 2011

Dei cinque spruzzi.



L'approfondimento si impone, cara la mia Marzipan, ben perciò eccoti accontentata. Se mi si chiedono frivolezze, di certo non me lo faccio dire due volte. Niente di meglio c'è di una buona dose di cretinate, frivolitudini spicciole, cose di poco conto, per chiuder fuori per un pò le cose brutte della vita. Approfondisco perciò con grande, grandissimo piacere il dossier che chiameremo in codice Dei Cinque Spruzzi, e vi rimando qui per l'antefatto.
Orbene.
Il mio profumo storico, di sempre, nei secoli dei secoli è questo qua. Lo so che tanto nessuno avrebbe sofferto d'insonnia a non saperlo, ma intanto ho accontentato Marzipan, e fin qui va bene.
Lo uso da più di dieci anni, lo adoro come si adorano i profumi che ti fanno stare bene, sentire a posto, perfetta. Ha note di vaniglia e di fiori, sa di acqua fresca, di ambra e di gardenia. E', in assoluto, quello che amo di più, quello a me più vicino, che mi somiglia di più, più mio. Difficile da reperire, non impossibile.

Il mio secondo amore è questo qua, è l'amore dell'estate, o meglio da maggio a ottobre, sa di pompelmo, ovvio,  e vaniglia, mirtillo e bergamotto. E sa di estate, della mia. Di questo, cinque spruzzi forse nemmeno bastano, è un aroma che si ama da subito o si detesta. 


E infine, il terzo amore, il più recente, incontrato per caso circa due anni fa, durante una vacanza. Gelsomino, cocco e fiori di tiarè, estivissimo ma mi piace anche d'inverno, col freddo, sa di vento e anche di spiaggia, di pulito, non so come dire.
Ecco qua, Marzi, ora sai.
Però, adesso tocca a te, a voi.
Raccontate alle Fragole di che profumo siete. Ma che bel gioco sarà. Frivolissimo, e che te lo dico affare. Grazie, Marzi.

Un regalo.


...perchè fuori è buio
ha piovuto tutto il giorno
ci sono immagini dalla tv che fanno paura
e i giorni anche
e il mondo a volte 
e allora si canta piano
a labbra strette
e chissà come
mi sarà mai venuta in mente

Inutile star lì.

Non mi parte la mattina, se non scrivo almeno un pò, inutile star lì. Inutile star lì è un'espressione tipicamente lombarda, che vuol dire e non vuol dire, che significa, lascia stare ma anche stai perdendo tempo, ma anche cerca di ragionare, ma anche vedi di prendere coscienza delle cose. Ma inutile star lì, è di certo la più bella, la mia preferita, preferitissima. Vediamo cosa posso dire in una mattina del genere, appena prima di tuffarmi in una serie di conti, sissignori, oggi faccio dei conti, ho una bella matita con la gomma in cima, la mia bella calcolatrice viola che non uso mai e un bel foglio a quadretti. E' un lavoro che devo fare per Cuore di Maglia, per un progetto che prende forma ogni giorno di più e che sarà una specie di sorpresa. Ma io, a questi conti qui, ci penso da ieri. In realtà sono soltanto somme, il +, come si chiama alle elementari, ma io che bestia sono con i numeri, c'ho già l'ansia, inutile star lì. Ma farò il mio compito per bene, se sbaglierò cancellerò, ho la gommina apposta e sono bell'e organizzata. A parte ciò, si attendono con ansia i giorni dolci della primavera, tamburellando con impazienza, sbirciando l'armadio, ho letto da qualche parte che l'arrivo della bella stagione coincide con la constatazione dell'inadeguatezza del proprio guardaroba, ma noi non ci si fa prendere da tali frivolezze. Ancora non è il momento di affrontare una simile questione, e se ci si prova si abbia almeno la compiacenza di guardar fuori, prima di fare come quella tale che sabato sera è uscita a cena col sandalino color tortora e senza calze mentre pioveva a secchiate, e appena fuori si è detta Ma Piove! Torno a Cambiarmi Le Scarpe e invece no perchè erano già in ritardo e non si fanno aspettare gli amici. Oggi è il martedì più piovoso del mondo, si può scegliere se fare smorfie di disgusto, farsi un caffè o cazzeggiare, oggi si può dire, nei negozi on line e fare una lunghissima wish list delle cose che ci piacciono o ci piaceranno, ivi compreso uno smalto turchese, un anello massiccio, un pantalone a pois. La vita prende la piega che le vuoi dare, un pò come quando stiri le camicie, e ti è concesso il mirabile lusso di scegliere cosa pensi di fare e da che parte vuoi stare, e se lo dice Ligabue ci credo, e poi alla fine è tutta questione di filosofie personali, piccolissimi accorgimenti, banali sotterfugi per far dire di un giorno così Ma Che Bella Giornata, orecchini con le rose, cinque spruzzi di profumo, dopo i conti un volo in città per una chiacchiera discreta, e stavolta niente sandali, che piove e piove, beh ma con le calze, magari, scellerata sono, inutile star lì.

14 marzo, 2011

Dopo gli alberi il cielo.

 Buongiorno, sì. Che è cominciato non benissimo e poi d'un tratto è virato verso il bello, vuoi vedere che ho imparato davvero, anni e anni di esercizio mi hanno fatto arrivare fino qui, a sentirmi una sogliola appena apro gli occhi e faccio il sound check, Come Sto Oggi? e poi pian piano cambiare, prospettiva, angolazione, inquadratura. Uno schifo, vien da dire se guardi fuori e io fuori ci guardo subito, non ho bisogno di aprire le finestre, i miei occhi sono le finestre per vedere il mondo, non ho filtri o drappi o tende o persiane, quel che vedo da subito sono gli alberi e dopo gli alberi il cielo e in quei secondi tra il gong e scendere dal letto mi chiedo come sto, e in un secondo cerco di ricordare cosa ho sognato e cosa devo fare e dai rumori che sento indovinare chi è già sveglio, lo scrosciare della doccia, qualcuno che parla piano di sotto e il silenzio di sopra, dormono ancora di sopra, ma quanti sono, e allora faccio un calcolo veloce ma è troppa fatica la mattina appena apri gli occhi non è che hai proprio voglia di far di conto. No che non è stata una gran domenica, ho ricamato, compulsiva e ossessiva, se ne è accorto anche il mio Sposo Illustrissimo, Ma Cos'Hai, cos'avevo non so, ero in disordine, non ero in asse, non ero in bolla, è così che si dice quando sei storta, dura poco però e meno male, i giorni storti mi rendono insopportabile, odiosa, noiosa. Farò di questo lunedì un antidoto per il veleno, una specie di vaccino, ho tali e tante cose da fare che non avrò nemmeno il tempo di formulare un pensiero, di quelli molli, intendo, di quelli fangosi che ti impantànano come nelle sabbie mobili, di tutti i Se Poi e di tutti i Ma Allora, che ne ho fin qui di pensieri che mi intralciano, stringhe slacciate mentre corri, scalini nella discesa, macchie di prato nella neve, che scendi tranquilla e gli sci ti si piantano e se va bene traballi e se va male cadi e neve gelata dovunque, negli occhiali, nel collo, che fastidio la neve che ti entra addosso, ci sono sensazioni che sai a memoria e e ci pensi ti sembra di sentirle. Farò di questo lunedì un bel lunedì lucente, i pensieri di quando ho aperto gli occhi li ho già quasi dimenticati, sotterrati sotto un cumulo di neve gelata, nel fango del pratino, domattina farò lo stesso e se mi verranno li scaccerò, mi concentrerò per bene su quel che vedo, troverò il modo, e ce la farò, anni e anni di esercizio, passando dal comodino al davanzale, dal davanzale ai vetri, dietro ai vetri gli alberi e dopo gli alberi, il cielo.

13 marzo, 2011

La Domenica del Ricamo.

In realtà mi era presa già da ieri pomeriggio, volendo sdebitarmi con l'Amica delle Perle per avermi fatto da Soccorso Stradale venerdì all'ora di pranzo. Ben perciò, ho pensato di farle con le mie manine sante una cosa che però non posso dire perchè ancora non gliel'ho consegnata, e allora se legge qui ma mi vuoi dire che razza di sorpresa è? Mi è presa che mi è tornata voglia di ricamare, perchè a me ricamare piace tantissimo e ricamo da vent'anni, più o meno, ed ero andata da una vera guru del ricamo ad imparare a fare un rovescio perfetto e lo faccio sul serio, non ci faccio i nodi e non uso il telaio perchè lei mi aveva detto, Orrore, Guai a Te! Così stamattina ho ripreso il mio cestino e ci ho trovato tutta una serie di lavori lasciati a metà, le prove per le bomboniere del Liceale e quelle della Princi, i cuscini sbagliati, i fili ingarbugliati, gli aghi d'oro comprati da Liberty, la forbicina che credevo persa. Fuori che piova pure se ne ha così voglia, quassù, nella Casa in Collina, qualcuno dorme, qualcuno legge, qualcuno ciondola guardando di fuori e mormorando Bel Tempo di Menta. Mi accoccolo nel mio angolo di divano che preferisco, devo scegliere da dove cominciare, quale lavoro portare a termine, se il cuscino coi gatti o qualche strofinaccio, c'è perfino un Babbo Natale ricamato sul lino, oggi gira così, invece di knittare ricamo a nastro, so fare molte cose, sono proprio una donna multitasking, qualcuno chiede, A Che Ora Si Pranza? già, a questo, tutta presa da fili, schemi e matassine, non ci avevo proprio pensato.
E nel cestino ho trovato anche la fotografia dei sacchettini per la Comunione del Giurisprudente. Bellini, tanto bellini ( mi stimo da sola, ogni tanto va bene).

11 marzo, 2011

La latteria.

Stamattina ho voglia di mare. E di sole. Bella scoperta, e chi non ce l'ha? E poi di pizzi e di trine, di gonnine trasparenti, di tacchi e ballerine a giorni alterni, di rossetti sfacciati e smalti assurdi, di camouflage, che ieri c'è stato un attimo di panico vero nel negozio di Cristina, quello che è diventato l'appuntamento dopo il pomeriggio al knit, che facciamo una vera e propria invasione ogni giovedì e ne usciamo sempre con un piccolo regalo a noi stesse, ma io avevo voglia di pizzo mixato al mimetico, mixato alle perle e tutte a dirmi Ma Sei Fuori, persino la Princi scuoteva la testa, quei pantaloni militari proprio non le piacevano, occhiataccia di disappunto, Ma Mamma. All'insegna della frivolezza più assurda, dell'effimero e del piùchesuperfluo, ci si accinge in grazia di Dio a iniziare questo bel venerdì, il cielo laggiù promette bene, promette bene il fatto che stasera finalmente saremo di nuovo tutti, e la mia casa diventa la casa di sempre, non siamo sempre a contare chi c'è e chi non c'è, l'Universitario, da non confondersi col Laureando, riederà in serata dalle sudate carte, oggi è per me un giorno di semplice beatitudine, niente o quasi da fare, letio brevis, come si ama dire in questa casa, e un altro week end, giorni infilati come perline, qualcuna di plastica, qualcuna di vetro, qualche sasso sporco, qualche brillante, a fare  una collana lunghissssssssima. Ieri ho avuto la precisa sensazione che questo posto, le Fragole, siano una specie di latteria, non un salotto, non un bar, proprio la latteria, con le sedie di plastica e i tavolini di alluminio leggero, quelle con le tende di gomma a strisce alla porta di ingresso, quelle che vendono le caramelle nei vasi di vetro col coperchio che si svita, da prendere con la paletta e da pesare guardando fisso la bilancia, sono 2 etti di ginevrine, lascio? E' una latteria dove si passa ogni giorno, per pochi minuti ritagliati alla giornata, dove si trova quel che si vuole trovare, un sorriso piccolo, magari, un'idea che fa pensare, una cretinata che fa ridere e dire Ma Che Scema E' Questa Qua. Ieri, ho avuto la precisa sensazione di cosa sono le cose che scrivo, di cosa significano, di come arrivano. E questa cosa mi ha scaldato. Felice, molto felice di ciò, io che scrivo la mattina presto prima d tuffarmi nelle cose mie, prima di iniziare questo venerdì di sole e tranquillità, a chi sa che ci sono, e sa che parlo a lei,  mando un pensiero speciale, un invito a passare ogni giorno da questa latteria,  a chiacchierare con me e con tutte quelle delle Fragole, che sono tante ma così tante che non si immagina, e che magari una piccolissima mano la riescono a dare, nel delirio della vita di ciascuno, che già è complicata così e qualche volta un giro per di qua di certo non fa male. Buonissimo venerdì di cose belle, di pensieri delicati, di pantaloni militari con pizzi e perle, di piccole soddisfazioni, di un giro in latteria per vedere chi c'è.

10 marzo, 2011

Sarai salva.



Non che ce ne sia bisogno. Di salvarsi, intendo. Ma a volte è necessario sapere come, esattamente come le hostess sugli aerei, ci hai fatto caso? pochissimi danno loro retta, pochissimi le guardano mentre spiegano di seguire il percorso luminoso sul pavimento e nell'improbabile caso di ammaraggio. Sarai salva. Se avrai ancora voglia di sorridere, comunque e sempre. Se ti perderai ancora nelle librerie e carezzerai piano le copertine, e annuserai, e aprirai il libro per vedere com'è scritto e leggerai una frase e poi lo rimetterai al suo posto, ordinato, che fascino perfetto hanno le pile dei libri nuovi, ma anche quelli usati del Libraccio, i libri, in generale. Sarai salva se troverai in ogni giorno almeno tre cose belle, siano esse una torta, il sole, o il gatto, o il sorriso dell'uomo che ami a colazione, anzi no, questa vale più di tutte. Sarai salva se potrai prenderti ogni giorno un pò di tempo per te, per scrivere, leggere, o fare niente, stare lì a pensare, provarti una pettinatura davanti allo specchio, canticchiando piano con le mollette  in bocca, è così che si fa, e facendo la faccia da oca, o le smorfie, tanto non ti vede nessuno, che t'importa. Sarai salva se avrai un'amica che ti dirà Devo Parlarti e tu sai che è un segreto che dice solo a te e che tu sola sai, e che non dirai a nessuno al mondo, a nessuno al mondo mai, nemmeno sotto minaccia. Sarai salva se avrai giorni belli e giorni no, e se imparerai  a riconoscerli e saprai che passeranno, prima o poi, e tu, guai se ti fai prendere dalle cose, guarda in giro quel che c'è, ma non in giro in giro, in giro in casa, guardali dormire gli abitanti di queste stanze, e allora riesci a capire bene che cosa voglio dire. Sarai salva se saprai chiedere aiuto, se saprai darlo, se penserai a te e anche agli altri, se non farai mai questioni di principio e stupide ripicche, se riconoscerai gli errori e non ti pentirai di averli fatti, ma li userai e imparerai. Gli sbagli li hanno inventati apposta, per farti capire che si può rimediare, in qualche modo, sempre. Sarai salva se avrai sempre un sogno, un progetto e un desiderio, sempre, sempre. Insipida e vuota  è una vita senza un sogno da realizzare, un progetto da portare a termine, un desiderio semplice, come vuoi tu, una vacanza, magari, un mazzo di tulipani o di margherite piccole, quelle che spuntano sul pratino, quelle da legare col filo, una Chanel 2.55, andare a Dublino, riprendere a giocare a tennis, rivedere chi non vedi da un pò. Sarai salva se non metterai musi, se saprai chiedere scusa, anzi no, se saprai dire Mi Dispiace, che è meglio di scusa, perchè scusa è una parola di cinque lettere che non vuol dire niente. Sarai salva se imparerai, se non ti darai mai per sconfitta, se continuerai, se ricorderai, dimenticherai, e perdonerai. E amerai, con tutto il cuore, con tutta l'anima e anche di più, amerai le cose che fai, le più importanti e le più sciocche, anche, perchè anche loro hanno un senso, se ci pensi bene, e tutto insieme, sacro e profano, diavolo e acqua santa, ti fanno essere quello che sei. E trova il tempo. Per calmarti se sei in ansia, per darti un giro se sei ferma, per camminare più veloce o rallentare un pochino, a seconda dei casi. E quando non troverai il sentiero, quando ti sembrerà che niente e nessuno potrà mai fare qualcosa per te nè tu per gli altri,  che tutto è storto e traballante e sghembo e lacero e tu sei straccio sfilacciato e è tutto buio intorno a te, se avrai imparato una canzone a memoria, se avrai fatto scorta di coraggio e ti ripeterai Massì che Ce La Faccio, se ti sforzerai a trovare TreCoseBellediOggi, allora sì che davvero  sarai salva.

09 marzo, 2011

Il Chiosco.



Si va per tentativi. Si cerca di scuotersi. Di tirarsi fuori. Di dire, eccheccavolo. Di darsi una mossa, un contegno, una scossa qualsiasi. Non si sta male, nemmeno bene. Non si sta bene, nemmeno male. Una sorta di marmellata mal riuscita, troppo densa o troppo liquida, troppo dolce o troppo aspra. Troppo, in ogni caso.
Il sole di fuori aiuta, certo che aiuta, eccome se aiuta. Ma anche ieri, hanno tanto insistito a casa, fatti un giro, vedrai, ti fa bene. C'è un micro centro commerciale a pochi minuti da casa mia, non c'è granchè, ma almeno guardi le vetrine e fai la spesa tutto insieme, c'è pure la lavanderia che mi salva da dozzine di camicie ammonticchiate sul letto, le porti e te le restituiscono profumatissime e stiratissime, che grande meravigliosa invenzione è questa qua. Ieri ciondolavo, provavo smalti e gloss, e avrei voluto con me la vicina del 12, perchè il caffè del mattino p con l'Amica delle Perle, ma quello del pomeriggio, verso le 5, non è il caffè cittadino, è quello del mare, al chiosco laggiù, quello di Annalisa, nel bicchierino di plastica e con la palettina trasparente, quello che bevi guardando lontano, Facciamo Tardi Stasera, che tradotto vuol dire aspettiamo che se ne siano andati tutti e che la spiaggia rimanga deserta e che le ombre si allunghino sulla sabbia, e stiamo qui a chiacchierare ancora, i migliori progetti sono usciti nelle sere passate in spiaggia, conclusi, nessuno, ma così seri, come quella volta che si volevano importare cipressi o il vino argentino o cosa diavolo, ma che precisione a fare i conti, coi bastoncini sulla sabbia, finanza spicciola alle 8 di sera, davanti a un mare immobile e meraviglioso. Oggi, la vicina del 12 era forse un pò più vicina, l'alta finanza non ci sfiora, ma mescoliamo cose tremende a smalti e cazzate, e facciamo un riassunto veloce, calendario alla mano, transumanze di figli e cose e faccende e così il chiosco di Annalisa e quel caffè impagabile nel bicchierino con la paletta, non sembra poi così lontano.
Ah, lo smalto poi, era questo qua.

Le mimose stanno a zero.

Non ho trovato immagine peggiore. Io non reggo le mimose, almeno non oggi, non mi sono mai piaciute e non mi piaceranno mai, ma questo lo dico oggi. Oggi che  faccio i fatica a farmi piacere qualsiasi cosa, qualsivoglia, qualunque. E' un giorno che non gira per il giusto verso, si incanta, si inceppa, si ingrippa, non so come dire, stride, fa fatica, ecco. Faccio fatica io, sono io la fatica, l'impersonificazione dell'indolenza, del non fare, del vorrei ma non ce la faccio. Questa la mia festa della donna, ma festa de che, di che cosa poi, di chi? Le mimose stanno a zero in casa mia, ne ho ricevuto una fascina due settimane fa, e nessun fiore mai mi è parso più bello, e l'anno scorso dai miei figlioli maschi. Quest'anno un bel niente, non ne avrei voglia. Festeggio l'8 marzo come se fosse il 10, per dire, o il 25, non me importa un bel niente di niente, anche se c'è il sole, anche se, anche se, stasera non andrò a vedere alcun maschio che si spoglia ne ho già anche troppi in casa mia, che giornata delle balle, direbbero giù al porto, ma io che signora son, dico Che Strana Giornata, salvo poi accorgermi che non rende abbastanza l'idea, e allora, forse, Giornata delle Balle va anche meglio, e faccio finta di essere giù al porto. 

07 marzo, 2011

Ho fatto una torta.


Avevo voglia di fare un dolce, in generale, mi viene sempre, quando scende qualche figliolo e caccia la testa dentro alla sportello a destra, lo Sportello delle Merende, e ne esce con la faccia dubbiosa, Faccio Merenda, ma non sceglie, cincischia, non sa.  Così, se devi fare merenda, ti faccio una torta, di quelle che nemmeno devi leggere la ricetta perchè la sai a memoria, non è una gran fatica, alla fine, anzi, fare torte ti concentra, niente è più terapeutico di dosare la farina, pesare lo zucchero, o guardare il Kitchen Aid che sbatte e sbatte le uova, che monta i bianchi a neve, che fa e fa mentre tu stai lì a guardare, ipnotizzata. La torta sarà pronta tra pochissimo, la faccio per loro e la faccio per me, perchè mi piace il profumo che fa in cucina e sulle scale e mi piace sapere che anche se non ho combinato granchè, anche se mi sa che devo raddoppiare la dose di vitamine perchè sono uno straccio per pavimenti , ma non quelli nuovi e colorati che vedi al supermercato nel cellophane, quelli grigi, sfilacciati, che diventano di marmo se li dimentichi da qualche parte, ecco, mi sento uno straccio così. Ecco, dicevo, mi piace sapere che anche se non ho combinato granchè almeno posso dire, Che Ho Fatto Oggi? Ho fatto Una Torta. E mentre la facevo riflettevo, e pensavo e pensavo e pensavo, a cosa esattamente nemmeno lo so, i miei pensieri scivolano come anguille, tanto che alla fine mi fa male la testa da tanto che ho pensato, e se mi chiedi Allora? non ti so dire niente, forse sono i pensieri che non ne hanno voglia di starmi in testa e scappano appena possono, o forse nel mio cervello non c'è tutto quello spazio e sono già troppo impegnata a contare 300 di zucchero, 300 di farina e allora tutto il resto dei pensieri non ci sta, ma sono già contenta, c'è la torta per merenda, o per dopo cena, o per colazione domani, sparirà in pochissimo, non importa, ma quanto rassicurante è avere una torta tiepida di forno sul tavolo della cucina.

Il vento di qui.

Non so esattamente da dove arrivi, se da nord o da dove, io non so mai da dove arriva il vento, che in collina va bene, ma se si è per mare l'affare si complica eccome, meno male che ci sono persone e strumenti e aggeggi infernali che lo fanno per me. Il vento di stamattina e di stanotte, e di adesso squassa gli alberi del Prato di Là, da non confondersi col Prato di Qua, che ancora non l'ho visto. E' un vento forte, non bello, no, perchè non è il vento tenero della primavera, che porta fin qui il profumo dei fiori e l'odore del mare, lo dico spesso, da qui, nei giorni belli chiari che si vede la città, e il Duomo e le montagne, se chiudi gli occhi forte e stai a sentire, senti l'odore del mare anche se sei in collina, ma in fondo il mare non è lontano, meno di un'ora e ci sei al Mare Vicino, però quando lo dico mi prendono tutti per pazza e mi dicono Ma Va Là Che Non è Vero. E invece è vero. Sono due giorni di vacanza immotivata, lassù nella Casa in Collina, nell'assurdo ragionamento che si devano perdere due giorni di scuola per carnevale, ma che festa è, che ricorrenza è, che insieme a Capodanno, Ferragosto e San Valentino ci farei un bel falò e starei lì a guardare. Cionondimeno, due giorni di vacanza significano molto per questa casa, dove il delirio di orari e cose e impegni e transumanze è inimmaginabile, dove si sa quanti si è al mattino e giammai quanti si sarà fra un paio d'ore, chi torna e chi parte, chi pranza qui ma cena là, chi cena qui ma aggiungi un piatto e cose del genere. Nel frattempo, la scrivente si organizza, dovrà farsi passare la tosse che non se ne può più, sistemare alcune faccende qua e là, una spesa di quelle toste, dacchè un'invasione di locuste ha decimato le provviste. Intanto, il vento tira gli ultimi, di fuori, non è chiaro che intenzioni abbia mai, se crescere e diventare tempesta, o se lasciarsi andare a brezza leggera. E non lo so neppure io, che fare di me. Se ribaltare la casa o sedermi e fare niente, se uscire fuori e respirare questo vento rabbioso o stare a guardarlo da qui, tenendo i pensieri in superficie, non facendoli troppo scompigliare, che i pensieri scomposti son difficili  da governare, ti scappano da tutte le parti e ti lasciano vinta e spossata e stanca di una stanchezza che non sai, lasciali stare i pensieri frullati dal vento, lascia tutto com'è, qualche volta, è meglio lo stagno alla mareggiata, meglio la brezza alla tempesta, e non dire più che da qui si sente il mare, tanto, nessuno ti crederà mai.

05 marzo, 2011

C'è da scegliere.

Che gusto vuoi? A me piacciono quelli viola e detesto i gialli, ma forse nemmeno li ho mai assaggiati, tanto è l'avversione per il giallo, io non amo il giallo in nessuna sfumatura, mi piace l'arancione, quello sì, ma il giallo proprio no, non so perchè, eppure tutti i colori sono belli ma il giallo, grazie no. E' un sabato così strano per essere il 5 di marzo, fa ancora così freddo e di fiori nemmeno a parlarne, di viole, poi, neanche l'ombra, mai viste le viole sotto la neve. E' un sabato strano perchè ho dovuto contare 3 volte per capire quanti saremo a pranzo e a cena, un figlio che va e un figlio che viene, due che restano, magari, non è sicuro. Ma ci si organizza lo stesso, in fondo non c'è molto da fare, non ci sono grandi programmi, grandi tranusumanze, fa freddo ovunque e forse sì, mi piacerebbe andare al mare, quello vicino, o forse mi piacerebbe anche stare qui, a leggere e a chiacchierare, che bella sensazione quella del sabato mattina, hai davanti un foglio bianco e ci puoi disegnare quello che vuoi, decidere che alla fine puoi fare proprio quello che ti va, uscire o stare a casa, a cena, al cinema o tutti e due, forse nessuno. La grande libertà è deciderlo all'ultimo, concedersi il beneficio dell'indecisione, regalarsi dei momenti di assoluta indolenza. Di sabato vale tutto, vale vestirsi come capita, un maglione a trecce e i pantaloni di Zara, e poi d'improvviso, un abituccio di pizzo, tacchi e un velo di gloss e si è prontissime per la serata che inizia. Inverno non è più, primavera non ancora, qualche volta, anche le non situazioni hanno il loro fascino sottile, l'istante in cui scegli il tuo dolce davanti alla scatola, menta o cioccolato, ciliegia o vaniglia, e perchè non tutti e due, poi, dove sta scritto, ma chi l'ha deciso, il mio sabato ancora lo sto scegliendo, ditemi il vostro che gusto sarà.

02 marzo, 2011

Bellasera.

Questa casa sa di arancia sbucciata, non me ne ero mai accorta. O forse sì, me ne accorgo quando arrivo da fuori, o quando scendo da sopra, di sotto fa sempre un pò più freddo che di sopra, e anche di sopra-sopra, e quando arrivi in cucina si sente profumo di arancia, ma anche di buccia e di schizzi di arancia, per dire, che se tu sei alla frutta e qualcuno è ancora lì che si mangia un pezzettino di pane, alla fine si mangia anche la tua arancia, perchè per forza, se mangi il pane accanto a uno che mangia un'arancia, il tuo pane sa di arancia. Le riflessioni di questa sera sono volutamente leggere e per niente profonde, potrei fare una trattato del nulla, avevo fatto anche un tema una volta, ci avevano detto di parlare di niente, che non è tanto facile, anzi, non lo è per niente, avevamo letto Joyce in classe, ed ero in quella classe dove sono sempre stata l'ultima arrivata, la provinciale, la pavesina, dove criticavano il mio accento padano, e dove nessuno il primo giorno di scuola mi ha rivolto la parola, e dove nessuno mi ha detto Siediti Qui e io sono rimasta in piedi come uno spaventapasseri, ridicola, con la gonna a pieghe e le ballerine di vernice e mai mai mai più nella mia vita ho indossato quella maledetta gonna a pieghe grigia, io non sopporto le gonne a pieghe, e a pensarci bene nemmeno le ballerine di vernice, da tanto le adori le ballerine ma di vernice no. Non ricordo il voto, ma so che era altissimo perchè ho sempre avuto voti altissimi di italiano e di storia e il mio sogno era fare il liceo classico e quando ci si è iscritto uno dei miei figli sono stata contenta, e avrei voluto studiare con lui e per un pò l'ho fatto, ma poi la quarta ginnasio non è scuola da fare a tempo perso, e allora ho smesso ma mi sarebbe piaciuto, ecco. La bellasera è quella sera che ti verrebbe da chiacchierare con qualcuno, così, magari ai giardini o al mercato, e già stamattina ci ho chiacchierato con quei due ragazzi francesi che mi hanno chiesto la strada in inglese e poi alla fine parlavamo in inglese e in francese mescolato e avranno detto, ma che Fuori Sono Le Donne Di Qui, ma cercavano l'Esselunga, e devo dire che la strada per l'Esselunga la so anche in arabo e in sanscrito, per dire. La bellasera è quella che non speravi, che si è così in pochi, e che strana è questa casa che si passa dall'essere in 9 ad essere in 3 o 4 che è proprio poco e che si contano i piatti e si dice Ma Come, Così Pochi? I miei giorni di adesso sono più belli di quando prendevo 9 di italiano e proprio non li rimpiango quei giorni là, anche se avevo diciotto anni, graziosa, sì, graziosa come lo sono tutte a diciotto anni, che fino a Natale nessuno mi ha parlato o quasi in quella classe di stronzi a Torino. La bellasera è quando ti puoi lasciare andare e dire quello che ti passa per la testa, una volta lo scrivevo a penna e adesso lo scrivo invece qua, che la cena è già pronta nel forno e si aspetta che l'Eccelso torni dal suo lavoro nei campi. Bellasera sarebbe un bel saluto, al posto di buonasera, perchè bella è molto, molto più bella di buona e ha in sè una serie di auguri speciali, che sia una sera calda e serena e che scivoli piano fin verso la notte, che sarà buona di sicuro, se anche il giorno lo è stato, non è un brutto ragionamento, in fondo. C'è stato un vento freddo, non il massimo per chi ha avuto la febbre come me, ma ho camminato lo stesso in quel vento e mi ci sono fatta trasportare, anche, così come da questa bellasera mi lascio accarezzare e che sia bella per tutti, il vento ha smesso ma che freddo farà, siamo solo in 4, stasera, ho parlato di niente, che voto avrò preso, mi sa che sto meglio.

01 marzo, 2011

Zucchero, sassi e dadi.

 Senza soluzione di continuità, senza una logica precisa, nè un preciso modo di intendere le cose, uno qualunque, purchessia. La confusione, il dubbio e le incertezze, la rabbia sì, qualche volta e tanta anche, la matematica consapevolezza che le cose non vanno mai, ma proprio mai, come le vuoi fare andare tu, e che nessuno, nessuno al mondo mai ti regala un bel niente, foss'anche un periodo di quiete, che pure c'è stato ma cui segue spesso una tempesta così grande che te li fa dimenticare, i porti sicuri, il mare liscio e senza righe, di quel colore che sai. Zucchero e sassi insieme, mescolati nello stesso barattolo, la terra dentro l'insalata che non hai lavato bene e che ti scricchiola, tutto si riconduce a cose che non avevi previsto, che non erano in conto, che non dovevano essere, e allora, perchè? Si è fatta fatica ad arrivare fin qui, ma qui dove, poi, si è mescolato amaro, e amaro ancora si mescolerà, dacchè lo zucchero è finito e nel barattolo ci sono solo sassi, piatti e bianchi, qualcosa ci si inventerà, si sceglieranno le parole con cura, come si sceglie il velo di una sposa, si tornerà piano a piano a riderci di gusto, a spianare con le mani la tovaglia, a liberarla dalle briciole e dai toni foschi e dalle cose che non vuoi sentire, nemmeno avere, ma forse a qualcuno importa che cos'è che vuoi davvero? E' stato tutto un insieme di cose, da buttare all'aria, cose di poco conto mescolate assieme, che prese una per una erano solo piccole cose e che insieme fanno un anfiteatro di angosce e di smarrimenti, e adesso? Adesso un altro giro di dadi, se scuoti bene la scatola vedrai che c'è ancora zucchero nella credenza coi pomelli a fiori, col cassetto che si apre male e che devi spingere forte perchè si chiuda. Sassi e dadi han lo stesso destino, sono nati per essere tirati,  i sassi a rimbalzar sull'acqua, i dadi per giocare.