29 giugno, 2011

Bangles!

Sembra una specie di rumore, bangles!| e invece, altro non sono che i braccialetti rigidi. Questi qua, nuovi nuovissimi, acquistati nel buio pomeriggio di oggi, al negozio di Cristina, quello in fondo al vicolo o all'inizio del vicolo, a seconda da dove arrivi, se al di qua del vicolo o al di là del vicolo. Il pomeriggio buio è quando sta per piovere e invece dicono che non pioverà, che ci saranno temporali e anche con la grandine e che belli sono i temporali con la grandine, mi piace il rumore che fa la grandine sul terrazzo. Mi piacciono i rumori delle cose che ho addosso, i campanellini che ho al polso e alla caviglia, che oramai non li sento nemmeno più, rumore di ferraglia quando ho quei tremila braccialetti, e poi il rumore di questi due che sono di plastichissima tuttatempestata di pietre preziose. L'estate in città è fatta di piccole soddisfazioni personali, così diverse da quelle che si prendono al mare. Un caffè al volo con le Avvocate Nostre, ma come, scellerate, avete allestito lo studio qui sotto, all'ombra di un dehor in piano centro? Alcune commissioni, giri in giro per questa o quella faccenda e poi, un regalino, che di cose lucenti non ce ne sono mai abbastanza, Ho fatto un patto con me, mi sono data la mia parola d'onore, è così che si dice, e lo so che ho cercato di farlo mille volte, ma una parola data è una parola data e allora non si discute e non ci sono scuse, adesso. Ho deciso che voglio stare bene, anzi benissimo, e che la prossima volta che mi verranno ancora quei magoni e quella paura e quell'ansia e quella cosa che non so come si chiama, la prenderò a calci, e gli anzi le tirerò dietro qualcosa, che ne so, un sasso o una scarpa, qualcosa che faccia male, magari un sandalo con la zeppa, ecco. Nel frattempo mi beo del sordo tintinnio che fanno questi bangles, che è un bel rumore. Il buio pomeriggio si è intanto trasformato nel più spettacolare dei temporali mai avuti negli ultimi cinque anni, la collina con la nebbia, gli alberi imbizzarriti, i fiorellini dei vasi spettinati, le rose sdraiate. La meraviglia. Ho un'amica a cena, c'è un bel vento e un bell'odore, e un bel rumore, di bangles lucenti e di temporale, che cosa potrei mai desiderare di più.




26 giugno, 2011

Cincischio.

Giorni. Giorni e sere. E pomeriggi. E giorni interi, composti da mattine, pomeriggi e sere. E giorni invece che non sai nemmeno da che parte cominciano e dove finiscono, beh, quello sì,  finiscono che svieni nel letto e nemmeno ti sei lavata i denti, alla fine e non riesci a dormire se non ti lavi i denti e non hai nemmeno voglia di rialzarti perchè a lavarsi i denti il sonno passa, ma dai, che lo sapevi anche tu. Infine, è vacanza, passata in città, almeno fino verso la fine del mese, forse, è tutto così, bello e improvvisato, non ho voglia di programmi e  questo rende liberi e leggeri, si partirà, certo ma non si sa quando e nemmeno in quanti, chi prima, chi dopo, certo è che quest'anno l'Isola si farà in lungo e in largo, più in lungo che in largo, in una parte di Isola che non si conosce, vedremo. Il sole è luminoso e chiaro, il sole di fine giugno che scotta ed asciuga, ed è bello osservarlo da qui, le spighe del grano che hanno già tagliato, perfino la fioritura massima delle rose. Io cincischio. Leggo, mi agito, ricopro barattoli, faccio progetti, invento, e pensopensopenso che mi fa male al cuore e allo stomaco, forse anche al cervello. Mi piace il verde verdissimo del pratino e i fiori caduti del gelsomino, mi piace il clima vacanziero che ha la mia casa in momenti come questi, solo i due Grandi han da studiare ancora, gli ultimi due sono liberissimi e ciarlieri, i libri delle scuole medie già ammonticchiati da qualche parte per essere testè eliminati, pic nic al fiume del Liceale, Amiche from Australia in visita pastorale, grigliate in terrazzo, tonnellate di focaccine sfornate con rara maestria. Ma cincischio. Ho come il freno a mano tirato, qualcuno mi ha legato al ciliegio con una corda invisibile e non riesco a liberarmi e forse nemmeno ci provo. Ho le scarpe incollate al pavimento, ho tacchi 15 che non mi permettono di camminare sulla ghiaia, ho i polsi incrociati col nastro adesivo, uno zaino pieno di sassi, gambe a mollo in un torrente impetuoso e non vado nè avanti nè indietro, sabbie mobili e acqua bassa, ma dove vado, dove andrò. Cincischio. Dovrò imparare a scegliere con cura i pensieri da pensare, così come si scelgono i film al cinema, con la sola differenza che all' uscita non puoi dire Che Cazzata, i pensieri che hai sono strane creature, si offendono se non stai a pensarli, anche se ci stai male, ma male, a loro non importa granchè. E si ribellano facendosi trovare sempre lì, facendosi pensare anche se non vuoi, e si ribellano, colla sul pavimento, sabbie mobili, una corda invisibile legata al ciliegio.
Tumblr: Sunshine&Pearls

25 giugno, 2011

22 giugno, 2011

Ode all'Autogrill.

Ma che bello l'Autogrill. A me l'Autogrill, piace. Cioè, non proprio lui in sè, secondo il mestiere che facevo un tempo, Autogrill, detto così, senza articolo, era da considerarsi un acerrimo nemico, un competitor, come si chiamava. Adesso invece è tornato ad essere l'Autogrill, con l'articolo e la cosa mi piace di più perchè è più normale e meno da invasati. Mi piace da quando era la mia sosta anelata nel tragitto casa mia - Varigotti, ma allora si chiamava Pavesi e ci si fermava lì per comprare una bottiglia d'acqua, andare in bagno e vedere vomitare mio fratello. All'epoca non vendeva tutte le cose che vende ora, non c'erano i prosciutti, per esempio, e nemmeno il Camogli, ma solo panini di gomma avvolti nel tovagliolino, nemmeno con la pellicola e brioscine stantie. Mia nonna ci comprava sempre le Brioss Ferrero, quelle rettangolari e mollicce, con un velo di marmellata, che io ho sempre detestato e detesto tuttora. Non sono mai riuscita a capire se mio fratello vomitasse per le curve o per le Brioss Ferrero. Glielo chiederò. Quello che amo dell'Autogrill di adesso è il fatto che, a fermarcisi, ti senti già come in viaggio, come un pò in vacanza. E poi c'è sempre un bel profumo di brioche appena sfornate, che va bene che sono surgelate, e si sa, ma che fa subito una bella impressione, diciamolo, non come le Brioss che si sbriciolavano solo a guardarle. Quando mi fermo all'Autogrill cerco sempre di non avere fretta, e guardo. I cioccolati, le caramelle, le paste assurde che vendono soltanto lì e che mi sono già domandata mille volte Ma Chi Mai Le Comprerà? Forse i pullman di pellegrini da e per i santuari o magari i turisti tedeschi che si illudono di aver comprato una pasta buonissima e invece sarà tremenda, lassù, una volta tornati nella Ruhr. Si salta a piè pari il reparto salumi & formaggi, nel senso che, col cappuccino in mano il profumo del Pecorino di Pienza anche se sei poco lontano dal casello di Cremona, non è che sia proprio il massimo.  Poi ci sono i libri. E qui mi ci perdo. Una volta ho fatto un figurone con un amico di amici, perchè avevo letto tutti i titoli della TopTen sullo scaffale Novità.. Sì, quella volta me la sono proprio tirata, devo dirlo. Anche oggi, all'Autogrill, sosta obbligata con Afef. Un caffè, un pò di chiacchiere con le bariste perchè si sa, noi si chiacchiera anche coi muri, e poi via, verso nuovi orizzonti. Fermarsi all'Autogrill dà un senso al tuo viaggiare, ti fa sentire un pò come un viandante che si ferma all'oasi per ristorare il suo cammello, ad essere romantici e fantasiosi. E poi puoi sfogliare le riviste, scoprire che vendono ancora i CD di Massimo Ranieri e il DVD del Gladiatore a 9,90. Puoi comprare la Nivea al doppio o quasi del suo prezzo reale. Puoi scoprire  con orrore che se dài 20 centesimi alla signora del bagno, ti guarda male. In ogni caso è un bel posto e mi piace. Nessuna vacanza, nessun viaggio, nessuna transumanza può dirsi tale senza la sua brava sosta all'Autogrill. Non per vomitare, però. Che è già una gran cosa.

21 giugno, 2011

Strano Solstizio.

Brutti scherzi fa l'estate, e pensare che è appena cominciata. Brutte sensazioni, cioè non proprio, solo difficili da dissipare, da gestire, come si fa a dire, non è che si stia bene, non è che si stia male, ma è la mente, sempre lei, un cervello svirgolo, un'anima strana, un giorno oro, un giorno sabbia, ormai mi ci devo abituare, sono anni che è così, come, non è da sempre? Non eri tu che giocavi a rialzo nel cortile con la ghiaia e ti sentivi il mondo in mano e dopo cinque secondi eri seduta sulle scale, un pò persa, il muso mai, ma persa, sì, con le braccia a stringerti le ginocchia, i calzini rossi e i sandalini blù, quelli coi buchi, li ho comprati anche ai miei figli e poi alla fine han detto basta, Ma Come, Li Avevo Anche Io. Ecco, Appunto Mamma. Sarà il solstizio, io non ci vado mica d'accordo coi pianeti, sarà che sono loro a non capire bene me e a mettersi sempre di traverso e di lato e contro, come Saturno. Sarà che nemmeno ho voglia del mare, questa volta, e questo mi dà ansia, ma và? come se non ne avessi già abbastanza e aggiunge ansia all'ansia, finchè non straborda, il vaso delle rose che riempi per intero e anche di più, e lasci sotto al rubinetto finchè non viene fuori e stai lì a guardarlo, ecco, ansia su ansia, acqua sull'acqua, vuoi smetterla o no. La sera del solstizio d'estate Ella era così, nè torto nè ragione, nè mela nè pera, nè pane nè focaccia. spossata dalla giornata inquieta, inconcludente, insulsa. Un concerto di Cicale suonava per lei una  melodia dal palcoscenico in fondo al giardino, il Grillo accordava gli strumenti, e la Civetta stava zitta, per non turbare un così perfetto equilibrio. Fra poco dormirò, si disse, ma la sera del Solstizio non si può andare a dormire se prima non si è fatto un giro alle rose, se prima non si sono riordinati per bene tutti i pensieri, se prima non ci si è tolti di dosso questo mantello a schiacciarti, questo velo a coprirti gli occhi e quest'acqua che straborda dal vaso, uno straccio per asciugarla, stolta che sei se non capisci che basterebbe chiudere il rubinetto, o spostare il vaso. Solstizio d'estate, bene non mi fa.

20 giugno, 2011

Polvere.

Non so più come chiamarla, non so da dove viene, non so nemmeno dove va. Non so il motivo, il senso, il sentimento, la questione. Non so il percorso, il sentiero, nè per arrivarci nè per scappare via, sottrarmi a questo gioco assurdo dove vince sempre lei, comesichiama, dove non è che hai paura, non è che hai l'ansia ma hai tutto insieme, tutto mescolato, fradicio, impastato a te, e ti scuoti e ci provi almeno ma niente, ne sei ricoperta, e prova a scrollartela di dosso e non serve, non ancora, non sei ancora riuscita a trovare una scopa così buona per spazzarla via, ecco, è polvere, sottile, sottilissima, si insinua infingarda tra le tue lenzuola, in frigorifero, nella libreria, sul divano, ovunque, ti blocca e ti agita, è così strano quel che fa, non sai mai dire quando è arrivata, un attimo fa non c'era, l'hai trovata senza cercarla, come il tuo anello quella volta, quando apri un cassetto e trovi una cosa che credevi persa per sempre, ma guarda un pò, era qui. E'polvere, sì, a ricoprirti il cuore, a rendere tutto difficile, ma come, ieri stavo così bene, ho dormito come un sasso e adesso eccomi qui a tremare un pochino, a cercare di fare mille cose che devo fare e non averne animo di farne nessuna, nessuna, nessuna se non star qui a guardare fuori, ok, mi farò una doccia fredda e dopo starò meglio, ci si dice sempre così, ma questa cosa sottile non è che si stacca così facilmente, non sei caduta nel fango e lavandoti torni come nuova, non è così, ci vorrebbe un modo, ci sarà pure un modo, per capire  cos'è, per non stare così, l'ho chiamata in mille modi, chiodi, zucchero a velo, sassi e rocce e onde e vento forte ma nessuno di questi sembra piacerle, mi sta attaccata, appiccicata come le etichette della marmellata che fatichi a staccare e rimane sempre la colla, la polvere si infila, inutile nasconderla sotto il tappeto, ti troverà, la troverai, e starai ancora così le mille altre vote che verrà a trovarti, che credevi passata e invece no, che credevi di aver perso e invece no, che credevi di aver seminato correndo a zig zag , lei il sentiero lo conosce benissimo, anche se non sa da dove viene e nemmeno dove va.

17 giugno, 2011

Ode alle Polpette.

Nella personalissima e privatissima lista dei miei figlioli, riguardo i manicaretti che ci stanno, a casa mia, lo scettro se lo strappano di mano lasagne e polpette. E poichè diciamocelo, la lasagna tutto è fuorchè un piattino estivo, ecco che in questi giorni di fine scuola, di amici e amici degli amici, di passaggi veloci a casa, Passo A Prendere Il Costume e cose del genere, lei, la polpetta, la fa da padrona. Nel senso che mi premuro di prepararne una discreta quantità, ogni tanto, e butto lì con aria distratta, Ho Fatto Le Polpette. Considerando che spesso, quassù, nella Casa in Collina, la Polpetta sostituisce il caffelatte il fatto di averne sempre pronte un numero multiplo di dieci ha la sua bella comodità. A tutte le ore riedano, gli abitanti di questa casa, dimostrano gradire eccome. Tutto ciò non è certo dato dalla mia abilità, che cosa ci vuole mai a preparare un tegame di polpette, quanto dalla versatilità della Polpetta medesima. Essa si può infatti consumare calda o appena tiepida, anche se so di certuni che la divorano fredda di frigo. Il sacrilegio è scaldarla al microonde che la rende legnosa, perciò si mangia come la si trova, chi c'è, c'è. E poi è di facilissima preparazione, la Polpetta dà grandi soddisfazioni se accompagnata con un buon soffritto di sola cipolla, e affogata in un'ottima passata meglio se casalinga. Il basilico è facoltativo, ne ho un vasetto sul terrazzo che stamattina mi ha fatto dono di sei foglioline che erano una meraviglia, belle lucide di un verde bottiglia, e allora ce le ho aggiunte, così, per tirarmela un pochino e dire che anche io stavolta c'ho il basilico sul terrazzo, e anche il prezzemolo, e con ciò? La Polpetta della Casa in Collina è pietanza superba per ogni evenienza, pranzo, cena e financo merenda, quando uno sparuto gruppo di giovinastri passa di qua e lasciati scarpe e caschi in ingresso, divorano le Regie Polpette in grazia di Dio, direttamente dal tegame, che è sempre troppo piccolo per il numero di polpette. Attrezzerommi alla bisogna.

15 giugno, 2011

Fosse per me.

Che sera è mai questa. Si è passati indenni o quasi dalla cena di classe del Liceale, quale location migliore della sua umile casupola, presa d'assalto da un'orda di manigoldi, ier sera verso le ore 20, cena in girdino per quanti non so, per farmi star tranquilla mi ha detto Saremo Una Decina, me io ho contato dodici motocicli dodici parcheggiati alla rinfusa nel piazzale con l'aiuola, vabbè che non so far di conto ma un minimo. Si è passati indenni o quasi dal primo giorno di esame della Figliola Già Princi, dal viaggio verso Milano, da altre cose sparse della vita, piccole, comunissime questioni di poco conto. Ora. Sera che non è sera, nemmeno le 9. Fosse per me, mi prenderei un libro e andrei a leggerlo nel Prato di Fuori, quello che i ragazzi di qui chiamano l'Antenna, l'erba è tagliata di freschissimo, sembrano tappeti di un verde che ti acceca, srotolati all'improvviso per la visita degli zii e sistemati nel salotto buono, dove si offriranno rosolio e biscottini nei bicchierini del servizio bello, quello che si usa poco e che se si rompe guai. Fosse per me, mi farei una doccia frescolina, con un bagnoschiuma alla menta che quando esci da lì sembri una pastiglia Valda e che non piace a nessuno, Mamma Ma Non Ho Mica Il Raffreddore, però è buonissimo e piace solo a me, e allora, ok, lo uso io, e quando esco so di eucalipto che potrei profumare tutta la casa e sembro davvero un ghiacciolo o una caramella per la tosse, o uno di quei deodoranti scadenti che ti regala il benzinaio a Natale, l'Arbre Magic? magari! Fosse per me, sceglierei un filmone in bianco e nero, di quelli che non guarda nessuno, Riso Amaro, magari, perchè io nasco nipote di mondina e quel film mi è piaciuto sempre, e poi, la bellezza di Silvana Mangano con gli shorts e la faccia da LasciaFare è rimasta nell'immaginario collettivo come una delle icone sexy più sexy del mondo, altro che Belen. Fosse per me, adesso, rimarrei qui, stravaccata alla meglio sul divano che stasera è mio soltanto, tutti in giro, tutti sparsi, la FigliolaOrmaiGrande  cinguetta al telefono con chissà chi, calcetti, feste, cose da fare, sparpagliati un pò dovunque sulla crosta terrestre. Rimmarrei qui e lascerei che i miei pensieri che fatico tanto a riordinare e a tenere a bada, uscissero in disordine e si lasciassero pensare senza una logica precisa, così, in disordine sì, come i miei cassetti e il mio armadio, di quel disordine che quando lo rimetti a posto non trovi niente per un pò, e poi quando finalmente le cose le trovi, ecco che è di nuovo in disordine come prima e allora non vale. Fosse per me, lascerei che stasera scivolasse via, dormirei vestita da qualche parte a caso, aspetterei l'eclisse che forse nemmeno si vedrà, ho qui un libro intonso e nessuna ispirazione, guarderei in cielo finchè è buio, mi nasconderei da qualche parte e mi farei trovare domattina, fosse per me.

14 giugno, 2011

MILLE. E. CINQUECENTO.

Che cooooooosa?
Millecinquecento?
1500?
MILLECINQUECENTO???
Esattamente, sì.
Oggi le Fragole compiono 1500 post.
Cioè a dire, 1500 volte che sono venuta qui.
A scrivere, chiacchierare, frignare, piangere proprio, ridere, sorridere, dire scemenze, raccontare, mettere in ordine i pensieri, le idee, schiarirsi bene la voce e recitare una poesia, fare un inchino, fai un salto, fanne un altro
millecinquecento. Le volte che ho detto, E' meglio Che Scriva, e anche le volte che non l'ho detto, alla fine, scrivevo lo stesso, perchè scrivere mi ha salvata tante di quelle volte che nemmeno me lo ricordo, così, a memoria, e dovrei andare a rileggere tutto, ma io non rileggo mai, non so bene perchè, non ho mai riletto nemmeno a scuola, così, scritto e consegnato, non ho mai fatto la brutta, non so se è un bene o un male, se meglio o peggio.
millecinquecento, sai, non sono mica pochi, alla fine. Che cosa avrai mai avuto da dire in tutte quelle millecinquecento volte.
E soprattutto a chi.
Millecinquecento. Mi fa così strano scriverlo, e lo scrivo in lettera perchè in numero mi fa ancora più paura.
Sono millecinquecento Fragole, una per giorno, una per stagione, sono un pò di me, anzi, quasi tutto, le cose che so dire, che mi viene da raccontare per vederle meglio o per farle sparire, per dividerle e moltiplicarle, è difficile da spiegare.
millecinquecento, ma pensa te.
e chi l'avrebbe detto, poi alla fine.
e  chi mi dice E Scrivo 'Sto Libro, Che Lo Comprerei subito, dico che sì, giuro, lo scrivo.
ma dico anche Guarda Che in realtà, Io Il Mio Libro l'Ho Già Scritto.
ogni giorno, quasi
ogni  mattina quasi
ogni volta che mi viene voglia, quasi.
è un pò lungo e ancora non è finito.
ha millecinquecento pagine
le trovi tutte qui.
Millecinquecento baci al gusto fragola a chi legge ogni mattina, a chi legge ogni tanto, a chi da lontanissimo e a chi dal piano di sopra, a chi sa, a chi non sa un bel niente, a chi capisce e a chi invece no, a chi rilegge per capire meglio e a chi dice Ma Che Scema, a chi mi conosce, a chi invece no, a chi no ma è come se.
Millecinquecento, miseria, non credevo.


....e nemmeno credevo mi arrivasse un regalo.
Grazie, Selene, per questa fotografia.


12 giugno, 2011

L'aria che c'è.

E' aria leggera, appena appena, fresca che sa di estate, di già, anche se ha piovuto a secchi, la grandine, perfino, i temporali sono parte dell'estate, mi vuoi dire senza di loro che razza di estate sarebbe mai? Si studia il cielo, nuvoloni morbidissimi che non promettono nulla di buono e un'aria leggera, che non è l'aria, ma l'atmosfera, lo sai,la scuola è finita e da lì tutto si ricalcola, si rivede, si contestualizza in giorni belli da inventare. Leggeri sono i giorni d'estate, i pensieri sono impilati con ordine sul comodino e ci vuol niente a prenderli e cacciarli alla rinfusa in una cesta, in una borsa più colorata del solito, e cercare un luogo dove accomodarsi, qualche ora con gli amici più cari, in quella stradina piccola che è tutto un viavai di gente, facce note e gelsomino che si arrampica sul muro, aperitivo e chiacchiere, vacanza, di già. E' già aria di bei pensieri, di calma, come a dire, va bene, ora si rallenta un pochino, ora si prendono le cose da fare a fettine piccolissime, si infilzano con le steccoline come i lamponi del BioCafè. Non fa caldo ma non importa, c'è uno scialle stipato nella borsa camouflage appena comprata da Cristina, se rinfresca stiamo a posto. La vita di ciascuno si srotola attraverso sentieri definiti, rotte nemmeno tanto chiare che forse qualcuno ha già studiato per te. I momenti tuoi si intrecciano coi momenti degli altri e per un pò camminano insieme, fianco a fianco, se guardi le orme sulla sabbia si capisce, che importa se prima o poi arriva un'onda e le cancella, sarà stato bello lasciarle, è così che ci si salva. I temporali arrivano sempre, l'ombrello non serve, non ti riparerà, e forse ogni tanto è così bello lasciarsi bagnare, hai mai notato che quando corri sotto l'acqua ridi sempre di un riso che hai solo lì, come di chi la sta combinando grossa e poi ti dici, che m'importa, a casa mi asciugherò. Si vivono i giorni belli dell'estate che arriva con questo senso di quiete sorridente, benessere semplice, sottilissima allegria, che ti fa amare ogni cosa, star bene un pò dovunque, amare il temporale, non temere le nuvole, la grandine e il fresco del vicolo.

09 giugno, 2011

La salvezza.

L'antidoto. La medicina. La tachipirina, che va bene sempre. L'effetto allucinogeno. La sostanza stupefacente. Ieri me ne sarebbe servito un tre etti, sono tre e mezzo, lascio? Una bella 5 ore, come si dice, al Pronto Soccorso con uno dei figli, tanto per non essere diverso dagli altri, e per ricordarsi bene la strada dell'Ospedale, sia mai che si dimentichi, e soprattutto, come si sta mentre aspetti, tu non hai niente o quasi, e c'è anche chi non ha niente come te  ma anche tanti che stanno male ma male tanto. Alla fine ok. La giornata di ieri viene archiviata alla voce Menate, il Figliolo sta bene e ha pure studiato durante l'attesa sfiancante, la sua testolina non ha un bel nulla, solo un bernoccolo che qualche fanciulla dagli occhi languidi gli farà passare. O venire di più, a scelta. Orbene, così è deciso, oggi non ci sarò per un bel nessuno. Nel senso che oggi è giovedì e secondo le migliori tradizioni noi il giovedì si sparisce per un pò, ci si dà alla macchia, come dire, me ne vado e tanti saluti carissimi, che qui fra Liceali Immusoniti, Laureandi Precisini, Licenziande (si può dire?) con la grande ansia di cosa mai indossare alla Festa delle Scuole ormai prossima, Universitari da accudire, mi sa che ho reso grazie, mi genufletto e vado via. Dal canto suo, Egli, lo Sposo, non fa una piega. Lavora e lavora, studia carte nautiche, pianifica transumanze da e per l'Isola, osserva silente tutto quel che accade intorno a Lui Maiuscolo, sentenzia qualche frase delle Sue Maiuscole a tavola, fissa coi Suoi Maiuscoli Cerulei Occhi il Liceale che ancora non sa rispondere alla domanda Che Voto Hai Di Biologia. Ben perciò, me la squaglio, prima che in questa cucina inizi a tuonare forte. Anche senza goccioloni sul terrazzo.  Che io ci sia o no, per Lui Maiuscolo non fa differenza, almeno apparentemente. Egli  sostiene infatti di aver installato un microchip in uno dei miei orecchini, di quelli che non tolgo mai, e che sa sempre con precisione chirurgica dovecomeconchi io mi trovi. E sul suo display, oggi comparirà Knit.Knit.Knit. Maiuscolo, ovvio.

07 giugno, 2011

Gli Infiniti Giorni.



Infiniti erano i giorni che passavano sotto le porte socchiuse, dentro l'acqua del pozzo e nei giardini silenziosi, cicale e foglie nuove, insetti curiosi e niente. Pioveva da giorni, e i pensieri avevano strane forme bislacche, di quelle che fai con le mani sul muro, è un cane o sono soltanto le mie dita a giocare con la luce. Guarda meglio, si disse, fuori il fradicio dell'acqua piovana, dentro due rose sfiorite che non hai cuore di buttare, che burla l'acqua fresca sotto alle rose sfiorite, del tutto inutile, oramai.  Le cose le si accartocciavano intorno, foglie secche che fan rumore o forse foglie macilente, sotto il noce del sentiero, il fango non va mai via in quella parte della strada, d'inverno è impossibile e d'estate neppure, rimane solo una piccola pozzanghera, ma c'è, il segno del trattore e l'erba schiacciata. Infiniti i giorni che dovrebbero esserlo davvero, da tante cose vuoi fare, da tante ce n'è. Infiniti, come l'orizzonte che guardi di sbieco, che non ricordi se non sai, che non rammenti se non vedi, che non comprendi fino in fondo eppure è lì. A pensarci bene, è tutto un gran teatro, chi recita e chi applaude, chi strappa i biglietti e chi vende i popcorn, chi scopa la sala dopo, di malavoglia e imprecando, le cartacce e i bastoncini dei ghiaccioli, e anche i popcorn, quelli sempre. I giorni infiniti sono quelli che odi e ami, che attiri e respingi, nell'ineluttabile gioco del Sotto a Chi Tocca, del Chiama quando Arrivi, del Vorrei ma Non Posso.

E lo so che non si capisce niente, ma oggi va così, poteva essere l'inizio di un bel libro, magari lo è, chi lo sa.

Dedicato a chi come me, oggi vorrebbe essere al di là dell'orizzonte, e di giorni infiniti ne vorrebbe una decina,  lontano dal fango, dalle rose sfiorite e anche dai popcorn.

05 giugno, 2011

Se di domenica.

Ci sono dei lavori e delle questioni e delle situazioni che si possono solo affrontare di domenica, e di domenica soltanto. Che la domenica in fondo è bella perchè già dal venerdì tu sei lì che dici, Ecco, Magari lo faccio Domenica che Ho Tempo, ma non è sicuro che lo farai la domenica successiva, quella cosa che ti eri messa in mente di fare, può essere una domenica a caso, anche nei prossimi trent'anni, per dire. Accantonata l'idea di stendere, e meno male dacchè quassù in collina diluvia a nastro, è ancora troppo presto per cucinare e non so nemmeno in quanti siamo, indi perciò, ci si dedica con noncuranza ai lavori della domenica. Essi possono essere catalogati come lavoretti di poco conto, all'apparenza, ma che si rivelano di grandissima utilità a lungo termine. Per esempio, sono circa diciotto volte che mi dico, Sistemerò l'Astuccio Dei Ferri da Maglia, e per diciotto volte ho rimandato. Oggi, invece. Oggi che c'è il temporale e di far cose outdoor non ci si pensa nemmeno, anzichè bighellonare per casa si impegna il proprio prezioso tempo in lavori di questo tipo. Che poi, e che ve lo dico a fare, i lavori di sistemazione, come quello dei cucchiaini, per esempio, hanno comunque il loro bel risvolto psicologico. L'impegno mentale, il dover separare, appaiare, distinguere, ha fatto in modo che si accantonassero per un pò pensieri noiosi, squarci di spavento di prima mattina quando non si è realizzato subito che il Liceale stava fuori stanotte, ospite da un amico, e lo sapevamo anche, ma il fatto di non vederlo lì, nel suo lindo lettino mi ha procurato un lunghissimo secondo di purissima angoscia, di quella che ti gela e ti fa bollente in un attimo, non so se mi spiego. Così, sistemare il Prezioso Astuccio mi ha rincuorata, già che il mio cuore ultimamente sbatte forte contro la mia testa e si burla di me, e mi fa state immobile e muta, certe volte e agitata e rumorosa certe altre, e di starsene buono non ne vuol sapere, e batte forte contro le lenzuola prima di dormire, e respiro profondo e cerco di raccontarmela e dire che è tutto ok, ma proprio a volte non mi riesce, e se fosse domenica e se avessi astucci e cassetti da riordinare, allora sì, saprei come fare.

01 giugno, 2011

Cosa c'è.



Lo sai cosa c'è di più buono del profumo del tiglio?
No.
Il profumo del Tiglio Bagnato.
Ma dai.
Già.
A passare dal viale non ci si crede di quanto buono sia, davvero, non puoi capire. 
Esagerata.
Ma no, invece. Il profumo del viale è già forte da solo, ma è un forte che ti avvolge e ti culla, è un profumo che ti entra in testa e se ci pensi te lo ricordi bene, non è mica semplice ricordarsi di un profumo, non è una poesia o una canzone, o il nome di una via, che se ci pensi un attimo dici, ecco, quello lì. No, a pensare a un profumo non è facile, provo a ricordare uno di quei profumi che andavano tanto quando ero una ragazzina delle medie, Charlie, credo che si chiamasse, erano tutte impazzite per quel profumo, a me faceva vomitare, e se ci penso credo che sia l'unico dei profumi che mi ricordo a memoria. Il tiglio è uguale, potrei ricordarmelo anche in mezzo al deserto, per dire, dove di tigli nemmeno il sentimento, o in cima a un monumento, o pensarci mentre passo davanti a una rosticceria cinese. Ecco, il profumo del tiglio io  lo so. E lo amo di un amore semplice e assoluto, perchè mi ricorda una casa che avevo, i miei figli maschi piccini, la strada di ghiaia, le nocciole, il pergolato e le rose, il pozzo, Torino all'orizzonte, gli scuri alle finestre e i miei bambini biondissimi.
E poi, se a questo ci mescoli l'odore dell'acqua, del temporale, delle foglie bagnate, dei fiorellini di tiglio inzuppati, delle foglie che ci crescono in fondo, alla base, hai mai visto quante foglioline nuove ha un tiglio tutt'intorno, una specie di piccola aiuola personale, se la fa da solo, mica nessuno gliela fa un'aiuola, a un tiglio.
E' un albero buono, il tiglio, romantico, un pò demodè, decadente, in tutti villoni vecchi e un pò scrostati c'è un tiglio, una palma,  un glicine, qualche volta un cedro del Libano. Non so perchè, ma è vero, è così. Nessuno pianta più tigli nei giardini. E' imponente ma discreto, e si fa ricordare per quel suo odore rilassante e frizzante che ti fa dire che è estate, che finisce la scuola, che si è già un pò in vacanza. Il viale dei Tigli che faccio ogni giorno, oggi era di straordinaria bellezza e profumo, l'essenza stessa delle calma e del verde, e del lucido e dell'acqua.
Se rinasco albero, vorrò essere un tiglio.



Ma come.


Ma come. Non doveva essere giugno, la falce in pugno? Non si doveva scegliere dall'armadio l'outfit più consono, sì perchè adesso, con questa invasione di fescion blogger che dà alla testa, non ci si chiede più CosaTiMetti, ma Quale.Outfit.Indossi, cerchiamo di impararle le cose, eccheccavolo. Comunque, l'outfit doveva essere in bilico tra una camiciola scollacciata e un vestitino a balze di pizzo e rose, che detto così fa torta di matrimonio ma che è l'ultimo delizioso e scellerato arrivo nel mio armadio. E invece, quello che mi viene meglio mettere, o a farmi restare addosso guardando di fuori, è il pigiama. Qui piove e piove,ripiove e strapiove. La biancheria è stata miseramente dimenticata fuori, ed ora è lì, mesta, che mi guarda dall'Abiurato Stendino, senti, bella, io sono ancora in pigiama, mica posso rischiare la polmonite per venirti a ritirare, tanto, bagnata sei e bagnata rimani, vorrà dire che un altro giretto in lavatrice nessuno te lo leverà, ma adesso resti lì, bambina, non ho alcuna intenzione. E' il primo giugno e, nella fattispecie,  si sarebbe dovuto  studiare il caso di un picnic a casa della mia Amica delle Provette, forse un aperitivo, forse una merenda, di quelle da fare così, come dice lei, CheSiMangiaLaQualunque, dal dolce al salato senza soluzione di continuità, dove ognuno porta qualcosa e si chiacchiera e si sta zitti e si guarda lontano, beati. Un bellissimo niente, invece.
 Si cerca di dare un senso a tutto quanto, i figlioli ci son tutti, almeno a pernottare, che con feste e inaugurazioni e aperitivi e cose del genere, si sa in quanti si dorme ma i coperti, signora mia, son sempre un mistero della fede. Nel frattempo, io mi aggiro per casa in sollucchero, canticchiando. I lavori alla Sede di Cuore di Maglia procedono a velocità supersonica e tra pochissimi giorni dovrò solo decidere con aria pensosa che fiori mettere nei vasi, se tulipani bianchi o roselline selvatiche, per dire. E.sa.ge.ra.ta. In più, stanotte a mezzanotte è uscito il Summer Lace, che già nel mondo intero se lo stan strappando di mano, ultima creazione del trinomio Brenna/Fassio/Giudice, che non ce ne bastavano due, ne abbiamo aggiunta una terza, così, per non farci mancare nulla.
E sempre nel frattempo, deciderò cosa fare di me nelle prossime ore. Accantonate velleità marine/montane/lacustri/fluviali, mi sa che mi dedicherò con grande impegno all'ozio beato, ho almeno mille cose belle che potrei fare senza spostarmi di un solo centimetro, ho un libro, dei progetti, e persino un'idea cui lavoro da qualche giorno...
Piove che metà basta, ma a me, alla fine, ma che me ne può importare mai.