31 luglio, 2011

Lentissimo.

Un work in progress di un vaso, è la grande mania del momento, fra le Amiche del Knit, una focaccia al rosmarino nel forno, la frutta fresca, un vento sottile, sottile, ecco, è la parola giusta, che un pò c'è e un pò non c'è, a raffiche, si dice, oca, si ma le raffiche vanno veloci e queste raffiche qui sono una specie di carezza, non gli schiaffi delle raffiche, quelle vere. Lentissima domenica di mare e di nulla, fra poco la spiaggia ma con calma, si metterà nel cestino una bottiglia ghiacciata che si scioglierà piano sotto il sole, si proverà a fare un altro bagno, ma l'acqua del mare è ancora più ghiaccia di quella della bottiglia, non si sa come, quest'anno è freddissima, e chi lo sa. Lentamente, lentissimamente si alzeranno tutti quanti gli abitanti di questa casa, stamattina alle cinque qualcuno cucinava spaghetti e rideva sommesso nella cucina, che hanno lasciato uno specchio, c'è da dirlo. Lentamente si cambia colore, cambia la luce degli occhi, cambia persino il modo di guardare lontano, le rocce e il mare e ancora più in là altre rocce e altro mare, giorni in fila, azzurri e ventosi. Che siano semplici, che siano tranquilli e normali, senza grandi scosse, con mare e vento in forma variabile, con sabbia e sole in forma costante, pigri e lentissimi, come questo qua.

27 luglio, 2011

Anche se piove.

La pioggia non è uguale da nessuna parte al mondo. Nel Monferrato, a Londra, a Parigi, la pioggia è diversa. Qui è più diversa. Nel senso che è proprio pioggia, cioè sì, piove, ma è come se piovesse mare, come se tutto intorno fosse fatto d'acqua, ritornasse acqua, dalla distesa che si vede a colazione, alle bolle che fa sul terrazzo, perchè è così che piove, diluvia proprio e non è importante, ci sono le sedie da asciugare e allora sei lì, sotto la pioggia, la camicia da notte appiccicata, i capelli fradici, senti perfino il rumore delle gocce addosso, ma fa niente. Se piove qui, fai cose che se piove a casa nemmeno ti sogneresti di fare. Qui è un bel giorno. I Giovinastri dormono e dormono, rientrati all'alba come da tradizione, le Fanciulle sono sveglie da pochissimo, questa casa è a metà fra una colonia elioterapica e una famiglia allargata, ci sono figli dovunque, zaini dovunque, telefoni e cose, ma è tutto sotto controllo, tutto regolare, tutto un insieme di Ti Dò Una Mano, una divisione di compiti mai vista nemmeno nel team più affiatato e senza nemmeno bisogno di chiederlo. Per parte mia, mi beo. Di questi figli miei, la cosa migliore che abbia mai fatto in vita mia, i miei capolavori, diamanti purissimi e rari, lo so che è normale, i figli sò tranci e' pizza, lo sanno tutti, però ogni tanto bisogna anche dirlo, facciamo una volta all'anno. E mi beo anche degli amici dei figli, educati e bellissimi, ieri sera prima della festa erano così belli tutti che li fotografavo a raffica, nel mucchio, Ma Che Belli Siete. Anche se piove in questa casa c'è una luce che non si capisce da dove venga, c'è calma e caos, c'è pace e delirio in gusta misura, e rido così tanto al loro parlare, ai loro modi di fare, di essere che mi sembra di essere un pò una di loro, anche se ieri sera ho fato loro le raccomandazioni sulla porta, pure a quelli ultraventenni, Maestri di Sci e quasi Architetti, che mi guardavano con un'aria strana, Ti Rendi Conto Quanti Anni Ho? Non fa niente, ti conosco da quando avevi 5 anni, ti sei perfino rotto un polso a casa mia, sei anche tu un altro fratello, un altro figlio, come tutti quelli che ho qui. La luce di questa casa forse è un sentimento, forse un affetto invisibile, un calore sottile, che si annida fra i cuscini, si nasconde nel rosmarino, e piegato insieme alle lenzuola tutte uguali, un mantello che avvolge e scalda, anche se non lo vedi, anche se non lo sai. Anche se piove.

26 luglio, 2011

Diciotto.



Il colore dei pensieri.

Ci è voluto qualche giorno. Non certo ad ambientarsi, qui si arriva e si è subito sul pezzo, come dire, è come se mai si fosse andati via. Ma ci è voluto del tempo. A realizzare, a verificare lo stato delle cose e forse, ancora meglio, il proprio stato d'animo. Come se si volesse davvero essere sicuri di stare bene, prima ancora di ammetterlo anche solo a se stessi. Si è stati prudenti, di una prudenza che si è nutrita di sonni lunghissimi e di silenzi, stando ben attenti a non fare guai, come in allerta, come quando la notte si sente un rumore e si sta lì, senza quasi respirare e ci si chiede Cosa E' Stato, salvo poi scoprire che è stato uno scricchiolio senza importanza, un rumore da nulla, e ci si riaddormenta beati e il giorno dopo nemmeno ci si ricorda. Questi primissimi giorni sull'isola sono stati così. Guardinghi. Ho fatto da sentinella ai miei pensieri, li ho esaminati per bene, ho voluto vedere davvero di che colore fossero prima di tirarli fuori, e adesso che so che è un colore che mi piace, posso lasciarli liberi di andare dove vogliono. Potranno scegliere. Se accoccolarsi sul prato davanti casa, che era perfetto e lucidissimo fino a due giorni fa e che la visita di un'intera famiglia di cinghiali ha trasformato in una specie di campo arato di fresco. Potranno scegliere la via del mare, la spiaggia più ventosa, quella che quasi non  riesci a tenere gli occhi aperti e ti senti il vento addosso che ti spinge e ti trattiene, a secondo di come ti giri, e alza insieme goccioline di mare e granelli di sabbia che non distingui, se mare o sabbia. Potranno nascondersi dietro le dune, giocare con le onde, o spalmarsi sulla spiaggia, come in attesa, come a dormire, come a dire, Di Qui Non Mi Muovo. I bei giorni d'estate forse sono iniziati, l'inverno complicato ce lo si ricorda appena. Ora, ci si permette il piccolo lusso di pensare solo a sè, presto la faccia color seppia diventerà di un bel colore dorato, e dorati saranno anche i mie pensieri, qualcuno viola chiaro, qualcuno rosa, qualcuno di un blù un pò verde, un pò turchese, come questo mare che amo. I pensieri sono lì, si spingono fra loro per uscire fuori, sono lucidi e luminosi, di un colore che mi piace. Li lascio liberi, sapranno loro dove andare.

21 luglio, 2011

Via.

Non mi piace dirlo. Ma la sono. E anche tanto. Sono stanca. Non mi piace perchè è una frase che non ha risposta e io stanca non la sono mai. Mai. Gli ultimi tre giorni sono stati un delirio, anzi no. Non so nemmeno io come sono stati veramente perchè non ho avuto nemmeno il tempo di guardarli bene, presa com'ero a fare e fare e fare, che nemmeno me ne sono accorta. Succede sempre, ma quest'anno di più. ora, mi aspettano un pò di giorni belli, calmi, tutti in fila, fatti di niente, di beato niente. Le valigie non sono ancora pronte, cioè c'è un mucchio di vestiti ammonticchiati di malagrazia sul tappeto, nemmeno tanti, qualche camiciola, due golfini, e poco altro. E un sacco pieno pienissimo di cotone e lane pregiate, e schemi e pattern, una specie di lista dei desideri, il che significa, avrò una bella vacanza rilassante se riuscirò a riportare pochissimi di questi gomitoli a casa. Ho bisogno di giorni puliti, non so come dire, di sciacquarmi, di scrollarmi di dosso un inverno appiccicoso, ho bisogno di dormire senza svegliarmi ogni momento e guardare fuori, ho bisogno di pace, ma di silenzio, ma anche di confusione e di musica e di rumore, ma devo essere pronta a sentirlo e non deve infastidirmi. Se lo farà, vorrà dire che non va bene. Ci penserà il mare, ci penserà il vento, ci penserà il profumo del mirto, dell'erba, della sabbia e del sale. Mi laverà il mare, mi asciugherà il vento, e  solo a scriverlo sto meglio, solo a pensarci sto meglio e a pensarci bene non sono poi nemmeno così stanca.

19 luglio, 2011

Ode al Tratto Pen.


Che mi piacciano le cartolerie non è mistero. Che non è la stessa cosa della corsia del supermercato, quella riservata a penne e quaderni, dove di solito mi reco ad annusare la Coccoina. Oggi, i servizi che avevo da fare in città, perchè così qualcuno chiama far le commissioni, mi ha richiamato all'interno di una bella cartoleria del centro, quella dove vado a fare i fax, dacchè in casa nostra la parola fax è bandita dal lontano 1991, e si considera tale pratica obsoleta e assurda, tanto che, se proprio vi punge vaghezza di vedere il mio Illustrissimo e Degnissimo Sposo imbufalito, provate a dirgli Mi Faccia Un Fax. Qualche volta la mia Amica delle Perle viene in mio soccorso e mi manda qualche fax sottobanco, al mercato nero, una roba del genere. Fatt'è che in cartoleria mi trovavo e aspettavo il mio turno. Ho passato in rassegna le stilografiche, che anche quelle mi piacciono parecchio dai tempi della mia bella Pelikan Rossa, classe II A, Scuola Elementare Statale Giuseppe Maria Giulietti, eccetera. Le scatole di pastelli, le risme di carte colorate, i bigliettini di compleanno e poi. Li ho visti. Erano lì, nei loro bei contenitori rotondi. E li ho riconosciuti. Il Tratto Pen è una scoperta di metà anni 70 credo, non sono andata ancora a cercare quando siano nati, in realtà. So solo che me ne sono innamorata da subito: blù, rosso, e verde, il nero no, non ne ho mai avuto nessuno, non mi piaceva. Ci ho scritto di tutto. Il diario, per cominciare. E gli appunti, quadernate e quadernate di appunti. Addirittura, una volta ho fatto anche un tema scritto in verde, e mi è stato detto che no, non si poteva, ma io, candida, ho ribattuto che me ne ero accorta solo a metà della stesura e allora. Ci ho scritto un sacco di lettere. E cartoline, quando ancora si scrivevano le cartoline dal mare, dalla gita. Ho firmato i diari degli altri, le fotografie di classe, ma che orribili si è mai nelle foto di classe. Col Tratto Pen rosso scrivevo dei bigliettini che ripiegavo in quattro e affidavo alle preziose mani della Silvia, che andava al Liceo. Si dà il caso che al Liceo ci fosse uno dei miei sciagurati amori , quello dei 15 anni, e la Silvia aveva il compito di recapitargli le mie missive. LaSilvia, proprio lei, con l'articolo, che conosco tante Silvie, ma solo lei è LaSilvia. Che un pò mi dispiace di aver perso per strada, e sì che ci siamo incontrate ancora con tutti i figli, ma chissà come e perchè, alla fine non ci sentiamo più. Il Tratto Pen è un credo, una dottrina, un modo di essere, prima che un modo di scrivere. Un pò retrò, ha un suo rito, perchè non è penna e non è pennarello. E poi, ha il cappuccio. Che si deve togliere con grazia, e non con le mani, con la bocca. e va tenuto lì, fino alla fine dello scritto. Se no, se lo togli e lo lasci in giro, addio Tratto Pen. Oppure, se proprio si è troppo educati per non tenere un tappo in bocca, lo si rigira con stile fra le dita, per concentrarsi meglio, per sapere bene bene che cosa scrivere e come. Il Tratto Pen ti dona una scrittura tonda e buffa, che scivola via, più veloce della PennaBicPuntaFine. Di TrattoPen, questa mattina, ne ho comprati una manciata: rosso, blu, verde, ancora e poi viola e arancione e fucsia. Adesso devo solo decidere con quale colore scrivere. Come che cosa. Una lettera. Una lettera alla Silvia. Per dirle che la penso spesso e che le voglio sempre bene. Sempre. Fin dai tempi del Tratto Pen.

18 luglio, 2011

Strana? Ma no.

Che questa non fosse un'estate come tutte le altre, lo si era capito da un pezzo. Nel senso che erano i tempi che non combaciavano. Che non si fasavano. Che non erano allineati. Si passava da caldi torridi a temporali da salti nel letto, ma quello, in realtà, succedeva un pò tutte le estati. Solo, un pò più tardi. E poi, c'erano valigie da preparare e da disfare, come gli altri anni, del resto. Solo, un pò prima. O un pò dopo. E poi c'erano i libri da prenotare, ovvio, questo rimaneva uguale. Anzi no, da un bel pò non si avevano due licei, due corsi scolastici uguali, lassù, nella Casa in Collina. Insomma, riflettendo sulle sorti umane e cosmiche e sul senso della vita, Ella si accingeva ad iniziare una settimana all'insegna del corri di qui e passa di là, quattro giorni non sono molti per fare duemilacinquecentoquarantatrè cose ma, alla fine, uno deve farcela. Così si stilano elenchi di ThingsToDo, che appena ne cancelli una con sollievo e dici Ok, Fatto, subito ne devi aggiungere altre due/tre al fondo e allora la lista non finisce mai, e allora così non vale, ma a pensarci bene questo, solo questo, succede proprio tutti gli anni, d'estate, e allora non c'è nulla di strano, nulla di fuori dal normale, uno corre e corre, e fa e fa, in quattro giorni quel che riesce. Al resto, mi aiuti a dire, si penserà poi.

13 luglio, 2011

Il cielo che avvolge.

Che strana mattina, lassù, nella Casa in Collina. Ci sono strani colori e strani sentimenti, e strane cose da fare, qui si assiste, ormai è vacanza conclamata, si assiste e basta, chi lavora, chi studia, chi tornerà presto, chi alla fine pitturerà. Si è usciti sul mezzogiorno, non che facesse caldo, ma c'era quell'aria strana di melassa, appiccicata, quel senso di pesante sulla testa e tutt'intorno, si corre sì, sullo sterrato, sul sentiero, sulla stradina di ghiaia, si prova perfino a correre nel grano, quello appena tagliato, il contadino non c'è, è un bel rumore quello del grano tagliato da poco. Il cielo intanto guarda giù, senza colore e senza forma, senza nessun messaggio per me e per nessuno, senza nuvole, senza niente. E' una strana sensazione, quella di quando senti che sta per piovere ma che sai che poi alla fine nemmeno pioverà, è una continua attesa, allora, piovi o non piovi? così ci togliamo il pensiero e la finiamo qui. Invece no. Il cielo si allarga sempre di più, diventa cupola e coperchio, fondina a proteggere la scodella del latte dai moscerini, e ti avvolge ma non di un abbraccio, sarebbe troppo bello, ma di una pellicola trasparente e invisibile, che ti fa muovere a fatica, valigia all'aeroporto, avanzo nel frigorifero. Attenta, attenta davvero, corri un pò più forte e non farti catturare, il cielo va più veloce di te ma tu hai scarpe con stringhe magiche che riescono anche a sollevarti, dove necessario, e corri, corri più che puoi, la pellicola non ti prenderà, non ti costringerà, non ti fermerà, corri, sciocca, scappa finchè sei in tempo, passa dal frutteto che la strada è più corta, lo senti, una goccia, cinque gocce, dieci, mille. Alla fine, hai visto, piove.

12 luglio, 2011

Ode al Pesto alla Genovese.

Meglio di un mazzo di rose Blue Moon. Domenica, l'Illustrissimo Sposo e la Scrivente si sono recati in visita pastorale Urbi et Orbi eccetera in località Ronchetto, residenza estiva di una famiglia di amici, che alla fine genitori son di uno degli Scavezzacollo amico del Liceale che frequenta la nostra magione. Essi, a saldo fattura per un'opera ingegneristica svolta per aggiustare un pozzo, ci hanno fatto dono di un cestone, anzi, due, di verdura freschissima della loro sterminata piantagione ortofrutticola, a km. zero, senza pesticidi, senza emissioni e cose così. Nel cestone, era anche compreso un mazzo di basilico di rara bellezza, di irresistibile profumo, e io che al basilico sono devota, e che mi piacerebbe tanto averne un simile mazzo nel mio terrazzo, l'ho sistemato con grazia in un bel vaso di IkeaCristallo a guisa di un vaso di preziosissime rose. Ma i miei figlioli, che affamati son, che scellerati son, mi hanno dato un'idea. Perchè Non Fai Il Pesto? Già, perchè? Così, mi sono messa di puntiglio e via. Ho contattato la mia Amica Genovese, non quella sull'Isola, che tempo non ha per me, ma Anna, e mi sono fatta dare con precisione la vera, verace, originale ricetta. Tempo zero, un profumatissimo pesto era pronto. Non frullato, ma pestato con pestello e mezzaluna com'è ovvio che sia. Inutile dire che è venuto un'ambrosia e che l'esperimento è riuscito in maniera eccellente. I figlioli felici, il pesto dato in sposo alle trenette, anche. Tristanzuola ero io. Il mio mazzo di basilico profumato ora è ridotto a meravigliosa crema e riposa in pace nel frigorifero. Che fare?  Il basilichino del mio terrazzo conta foglie 32 e certo non ho cuore di smantellarlo. Urge un'altra visita alla Regia Piantagione. Avete forse un altro pozzo da aggiustare? Illustre Ingegnere presta propria opera, H24, rivolgetevi con fiducia. Figlioli e trenette, nel frattempo, ringraziano.

11 luglio, 2011

A chi come a me.


A chi come a me capitano cose così. A chi come a me capitano giorni di sole pienissimo e di meraviglia e subito dopo smarrimenti e paure, un giorno così e un giorno cosà, il buio e la luce, con una velocità e una semplicità e una immediatezza che spaventa e destabilizza. E' perchè sei femmina, ho letto una volta in un libro, e forse è così, le femmine sono noiose, a volte e non si sa mai bene che cosa pensano veramente e come stanno, e un momento sono fiori profumati e un attimo dopo ortiche secche, di quelle che crescono nelle case abbandonate, col tetto crollato, che fascino hanno per me le case abbandonate, le vecchie fabbriche, le cave come quella di Santo Stefano, il solo posto al mondo dove mi sento più che in pace, il mare sotto, il cielo sopra, e quel senso di abbandono e di silenzio e di lontano, e di passato,  i lavandini di granito, gli agave, le carrucole arrugginite e quella statua che abbraccio ogni volta, con quello sguardo altero che vedo io soltanto e che guarda lontano, Ma Dove Lo Vedi Che Guarda, E' Pietra, invece no, guarda i marinai, guarda le onde, le navi,  guarda il vento, che il vento non si può guardare ma soltanto sentire e annusare. A chi come a me piace inventare storie e cose e situazioni e piccole favole, ne ho scritte tante e quelle che non ho scritto ho raccontato a memoria, inventato lì per lì e non le ricordo nemmeno più, quante volte ho raccontato di quella fata e di quel bosco e c'era una volta una bambina che, e un castello e un'astronave magica che ti portava dove volevi tu, solo schiacciando un bottoncino fatto a forma di pomodoro, chissà perchè. A chi come a me piace l'odore del mattino che si sente dalla mia finestra, che ha ancora un pò del temporale di ieri sera, il temporale non è solo un fatto atmosferico, non è che dici, Toh, Tuona, no, è un segno del destino, è una follia, ti scuote e ti fa paura, ma poi si rasserena ed è tutto più bello e più lucido, e affascina, affascina e rapisce, è la natura che si manifesta, è la forza e la bellezza, i colori che non ti aspetti, l'odore dell'acqua e della luce. A chi sente come me l'odore della luce, a chi inventa storie e storie che poi non ricorda nemmeno, a chi abbraccia statue calde di sole, a chi sogna di entrare in una fabbrica abbandonata, ortica secca e fiore di magnolia, un giorno in un modo e un giorno diverso, E' Che Sei Femmina, mi sa che han ragione.


08 luglio, 2011

E' fiorita la miseria.

Di per sè non è una grande notizia. La miseria fiorisce e fiorisce in ogni parte del mondo, non è che arrivo io e scopro l'uovo sodo. Ma non mi è mai capitato di vederla qui, nel vaso scrostato accanto al pratino, io di solito vedo quella del mare, quella dell'Isola, che più che un vaso è una foresta, adesso, e lo sa bene la mia Amica del 12, che la vede tutti i giorni, a patto che non sia sù e giù per l'Arcipelago. La miseria che fiorisce in città ha un senso ben definito, ti fa essere un pò in pace col mondo, dire Lo Vedi? che meraviglia è mai questa, stamattina che ho trafficato in giardino, che ho annusato una per una le erbe aromatiche, la menta, la maggiorana, che avevo comprato storcendo il naso e invece è così buona la maggiorana, sa di bello e d'estate, che ci sono nuvole e fa caldissimo, ma non è che importi granchè. Ho raccolto ortensie per i mille vasi disseminati per casa, vasi di nutella e di maionese ricoperti coi colori che piacciono a me, è una grande invenzione. La scoperta del fiore di miseria mi ha messo di buonissimo umore, basta così poco a volte, mi ha fatto pensare alle isole, anche a quella scellerata di Afef che invece è nelle Cicladi o giù di lì, perchè questa miseria qui me l'ha regalata lei l'anno scorso, un rametto che ho custodito, pallido e verdino per tutto l'inverno e che adesso è esploso nel colore che più amo al mondo e mi piace innaffiare con lo spruzzo della gomma, perchè le foglioline di velluto trattengono un pò le gocce e sembrano piccolissimi diamanti luminosi. Il fiorellino della miseria è un fiore che ha in sè proprietà calmanti e rigeneranti, non l'ha detto ancora nessuno ma lo dico io adesso, è un rosa bello e spunta improvviso quando pensavi che l'unica soluzione fosse startene ferma a contare quanti minuti durano i tuoi momenti assurdi e a lagnarti e lagnarti come fanno le donnicciole al mercato. E' un caldo luglio lassù nella Casa in Collina, ci sono bei pensieri che rotolano e ballano nella testa di chi scrive, di chi si rischiara l'anima con un fiorellino, di chi sorride, di chi ha trovato un modo e sorride, si rincuora e sorride,  pensa alle Isole e sorride.

07 luglio, 2011

L'efferato delitto.

L'ora non è ancora stata stabilita, ma si presume risalga intorno alle 23 ora italiana del 6 luglio scorso. La macabra scoperta, accompagnata da un lievissimo disappunto e da un impercettibile bleah è stata fatta la mattina del giorno seguente, il 7 luglio, alle ore 7,30 circa, cioè oggi, cioè pochi minuti fa. Sono state rinvenute sul pianerottolo di casa, quello lindo e pulito e dove il vento tutt'al più spinge con dolcezza petali di rosa e rametti di pino, piume e penne di ogni genere, accompagnate da ossicini, qualche budella sparsa, robe così. Di zampe e becco nemmeno l'ombra. Ora. Il numero dei RIS di Parma risultava occupato, nessuno lassù nella Casa in Collina che si volesse prendere la briga non certo il gusto di occuparsi della vicenda. Si è tirato a sorte ( ma dove) ed è toccato a me. Molto bene, si disse, la mattina comincia proprio nel modo più consono, a raccogliere piccioni smangiucchiati e abbandonati come trofeo sullo zerbino di casa, quello col cuore rosso, signora mia, ha presente? Ben perciò, proseguì, se s'ha da fare, che si faccia e alla svelta, così non ci si pensa più. Armata di alcool, disinfettanti vari, mi mancava il napalm ma in dispensa la boccettina era vuota, ho cancellato ogni traccia del povero animale. Non senza schifo, mi si comprenda. Il maggior indiziato, autore di tale scelleratezza è lui, Philadelphia, il candido gatto di casa, già iscritto nel registro degli indagati e in attesa di essere sentito dagli inquirenti. Latitante e contumace, dacchè ha fatto perdere le proprie tracce, e sì che era stato visto dormire beato sulla corteccia di pino delle rose e dopo un attimo, sparito, visto l'aria che tirava. Molto bene, si avvarrà della facoltà di non rispondere. Nel frattempo, lassù nella Casa in Collina la giornata inizia benissimo, la colazione si farà un'altra volta, è la quindicesima volta che mi lavo le mani anche se indossavo dei guanti a cuoricini che erano un amore e che ho buttato nell'indifferenziata. E pensare che io, di sangue di piccione, conoscevo soltanto i rubini. "Sic transit gloria mundi", chi è che lo diceva?

05 luglio, 2011

Al contrario.

Ci sono giorni in cui. Ci sono giorni dove. Ci sono giorni i quali. Ci sono e basta. Ci sono giorni che non dovrebbero cominciare dall'inizio, come tutti, con la sveglia, gli sbadigli, la doccia, la colazione. Ci sono giorni che dovrebbero iniziare dalla fine, con quel senso di sollievo che dici, Ok, Se Ne è Andato. Giorni come oggi, inconcludenti, a perdere tempo, a fare file, ad avere caldo, a rendersi conto di cose sgradevoli, ad essere io stessa una cosa sgradevole a me stessa, da tanto che non sopporto questo mio essere così, certi giorni dovrebbero avere un colore diverso, sul calendario, individuati prima e segnati col cerchiolino rosso, come si scrive l'appuntamento dal dentista e la macchina a fare il tagliando. Ed evitati, accuratamente. Sarebbe semplice, in fondo. Si guarda bene, oggi 5 luglio avrete solo guai e menate, perciò organizzatevi per bene, che ne so, tappatevi in casa o fatevi un giro al mare, che non si troppo affollato, però, o compratevi un bel libro e mettetevi nell'angolo più ombreggiato del giardino, una bibita fresca a portata di mano, spegnete il telefono o meglio, no, lasciatelo suonare ma lontano lontano e scoprite quanta pura bellezza c'è nel mandare mentalmente all'inferno il mondo tutto intorno. Ovvio che non si può fare. Ma si potrebbe provare ogni tanto, il giorno del vaffanculo aggratis, al mondo, all'universo intero, oggi gira storta qualsiasi cosa tutto intorno a me, ne infilassi una giusta ogni tanto, ma non è vero, mi dico da sola, qualche volta in qualcosa ci prendi, ma è puro caso, furto occasionale, fatalità.
 In un giorno come questo l'unica cosa da fare è pensare che fra poco sarà tutto finito, e spegnendo la luce sul comodino ci si renderà conto che alla fine non è poi tutto così grave e che le cose, ti danni e ti sbatti ma poi vanno tutte come vogliono loro, non c'è altro da fare e da dire. E' la vita, bellezza, è il mondo che va così, quando ci sta la salute e pensa a chi sta peggio di te e puoi provare ad inanellare un rosario di luoghi comuni e di frasi di film, ma poi cerchi e cerchi nella tua testolina semideserta una parola che ci stia bene, sei così brava a scegliere la parola giusta al momento giusto ma. Ma te ne viene in mente una sola, e una soltanto, e allora, che vaffanculo sia.

04 luglio, 2011

Se piove a luglio.

Non propriamente l'estate che ci si aspettava. Non male, comunque. Pioviggina, dà due gocce, come dicono da queste parti, che sono le mie o cosa, non ho ancora capito quali siano le parti mie, se la Bassa Padana o il Basso Monferrato, o Torino città o il Canavese, ho crisi di identità diffuse ogni tanto, chissà che vuol dire. Non propriamente il luglio consueto, ma bello uguale. La bicicletta, per cominciare. A me andare in bici è sempre piaciuto un sacco, da quella volta che ho fatto il mio primo tratto senza rotelle, dalle rose alla pianta dei cachi, coi sandalini di gomma per andare in colonia, così li chiamavo anche se io, in colonia, non ci son mai andata. Andare in giro per la città in bici mi piace un sacco, è talmente piatta questa città, nemmeno una salita a pagarla, e allora è pieno di biciclette che schizzano da ogni parte, così pieno che se ci fosse un canale e qualche mulino sembrerebbe Amsterdam. Si sono fatte un sacco di cose, nella mattinata di oggi, si è iscritta una bambina al ginnasio, per esempio, che ho letto due o tre volte, nomecognomeliceoclassicoPlana, ma come, non siamo andate insieme pochi mesi fa a comprare il grembiulino bianco e lo zaino rosa? Si è fatta la consueta visita al cantiere, le persone che ci lavorano devono prendermi per scema, e hanno una pazienza infinita con me, si può andare forse a misurare le finestre senza il metro? Beata ingenuità. Nel frattempo, in questa estate che estate non è, si ha un'irrefrenabile voglia di cose fucsia, sì, di rosa acceso, in un'incursione al mercato proprio non si è potuto resistere e un paio di deliziose ballerine di gomma a fiorini leggeri sono diventate mie per pochissimi euro, senza scatola e senza sacchetto, così, infilate nella borsa di straforo. Il fucsia incontra, lo ben sa la mia Amica dei Tatuaggi, che si è presentata al knit di giovedì scorso con un trionfo di fucsia da perderci la testa. Il buon gusto, bambina, non è che lo trovi al mercato, e che te lo dico a fare. A ben pensarci, però, tecnicamente le mie gommose ballerine tutto sono fuorchè scarpe da cantiere. Come ho fatto a non pensarci. Mi sa che domani dovrò scegliere, o metto le Fiorellose Scarpe o vado in cantiere, tra cemento, intonaco e mattoni spaccati. E se poi piove? Ossantapace.

01 luglio, 2011

Mattoni. Ortensie. Valigie.

Luglio The First. Giornata di grandi eventi e di grandi, grandissime scoperte. Nonchè di grandi, grandissimi sbattimenti, meravigliosi sbatti, mi aiuti a dire, ma non per questo meno sbatti. Ermetica, lo so. Oggi ho imparato molte cose, sto imparando molte, molte cose negli ultimi mesi, per quel progetto che si sa. E non solo che cosa sono le tavelle o a cosa serve la malta premiscelata. Nossignore. Per esempio, ho imparato che dopo aver dato l'intonaco, sempre lui, alla parete, si deve, per forza di cose, farci la pastina. Che non è affatto quella in brodo, da mangiare quando si è malaticci, soffiandoci sopra, appena prima di provarsi la febbre o di prendere lo sciroppo, che so. Oppure che la Scrivente, nonostante madre presente e amorevolissima, che ha trasportato per anni figlioli addormentati dal divano al loro lettuccio, addormentati secchi e perciò pesanti come macigni, fino ai 4 anni e forse anche di più, ebbene, non so scaricare un sacco di cemento di chilogrammi trenta da un camioncino. Forse perchè intimidita dalle nerborute maestranze tatuate che frequento ultimamente e che manovrano i sacchi con leggerezza ed eleganza, come gli invitati col sacchetto del riso, sul sagrato, in attesa che escano gli sposi. Una roba del genere. Ho scoperto inoltre che le ortensie dell'aiuolona sono fiorite e tutte insieme, e perciò ne ho sparse un pò per casa, anche per riempire la tonnellata di vasetti che ho ricoperto compulsivamente giorni addietro, ne ho fatti 3 durante un film, non so se mi spiego. Ho scoperto infine che per soggiornare due settimane due in un luogo montano, serve una valigia, più una borsa a mano, più uno zaino, più una borsa a tracolla. E i libri? Già. La Quasi Ginnasiale ha preparato la sua valigia con precisione chirurgica, avendo cura di avere con sè gli abbinamenti giusti, magari con una minima notevole scelta di outfit differenti, alla bisogna. E le scarpe, ovvio. Si bisbiglia infatti, sulle scale della Casa in Collina, di quella volta che, per una gita di due giorni in una località marina, la allora Princi Dalle Trecce Dorate, di anni cinque, aveva preparato con minuziosa attenzione 7 paia di scarpine numero 29, così, per poter sceglierle in loco. E suo padre l'aveva guardata amorevolmente, e l'aveva stipato in macchina  senza fiatare, sotto lo sguardo allibito dei fratelli al quale era concesso un unico zaino a testa per libri/vestiti/masserizie varie. Son cose.

Luglio è un mese strano, si decifrano in grande scioltezza equilibri che fino a ieri erano di difficilissima comprensione. E' una strana estate, il mare è ancora così lontano da qui, il profumo di mirto un pò mi manca un pò no, ho i miei mattoni, le mie ortensie e una sottile, sottilissima malinconia per la mia FigliolaBella che partirà domani per una vacanza indimenticabile. Ma a Luglio The First è praticamente vietato lasciarsi intristire. Al massimo, vado a scaricare i sacchi, così mi passa. Ma come mi si rovina lo smalto col cemento, signora mia, lei non può crederci.