31 dicembre, 2011

Mutande rosse.

Manca poco, alla fine. Di certo, non lo tratterrò questo anno 2011. Non mi è piaciuto come è iniziato, come è continuato, o meglio non so se ricordo adesso solo i momenti che mi hanno fatto fare una smorfia di disgusto, e se ho rimosso quelli che invece mi hanno fatto ridere e sorridere e gridare di gioia e ballare intorno al tavolo come faccio spesso quando sono contenta. Non saprei che augurio farmi. Ne ricevo un sacco, a qualcuno rispondo a qualcuno no, che senso ha farmi gli auguri di buon anno se per tutto l'anno nemmeno mi hai detto ba? Rimane il mistero, E' una bella sera, sembra proprio Capodanno, c'è la stessa atmosfera ogni anno. Ieri,  un gruppo ristretto di fidanzate ha presenziato al desco di famiglia, non che sian cose ufficiali, ovvio, lo dico sempre, è sempre un piacere conoscere le fidanzate dei miei figlioli e lo dico anche a loro e loro, belle fra le belle, mi guardano con un sorrisino di circostanza, vorrei proprio indovinare quel che pensano ogni volta, se mi mandano all'inferno o cosa diavolo. La luce del bagno si è accesa e spenta un migliaio di volte, è stato tutto un fiorire di piastre e trucchi e smalti e cose, e non c'era nemmeno la Princi, impegnata in una festa in una collina poco distante, c'è stata anche una seduta di parrucchiere, dacchè il Liceale ha voluto festeggiare il Capodanno tagliandosi quasi a zero i boccoli biondastri, coadiuvato in tale scempio dalla sua scellerata fidanzata. Alla fine, in una nuvola di lustrini anche l'Ingegnera, fasciata in un abitino da sirena, capello liscio e tacco mille ha cinguettato Sono Pronta all'Amato, in attesa da un pò in ingresso. Docciati, profumati, luminosissimi  sono usciti tutti verso il 2012, verso la sera bella che sarà, verso il bel profumo di aspettativa, di speranza, di quel velo di malinconia leggera che assale sempre un pochino ogni fine d'anno, appena appena, se non ti sentissi così sarebbe una festa come un'altra. Così, mi accingo anche io a festeggiare. Bollicine in frigo e calici rossi, acquistati per pochissimi euro e che fanno un figurone, dacchè i miei calici di cristallo han proprio fatto una brutta fine. Si starà a casa, forse amici in visita pastorale più tardi, magari un giro nel buio, a vedere i fuochi dei paesi vicini, ma forse nemmeno li faranno, chi lo sa.

E adesso gli auguri.

Non auguro pace e prosperità e serenità, perchè quello lo fanno tutti.

Auguro invece mutande rosse. 
Perchè se stasera si ha avuto voglia di indossarne un paio, vuol dire che si ha l'anima leggera e che si ha ancora voglia di giocare un pochino, nonostante tutto, nonostante il mondo, la vita, i magoni e le grane che ce ne sono a tonnellate in ogni casa, in ciascuna famiglia, e non ce n'è nessuna che si salvi.
Mutande rosse, a tutte, e magari un rossetto feroce, un pò di lustrini sparsi, come quelli coi quali mi ha cosparso l'Ingegnera appena prima di uscire, sempre cinguettando, con l'Amato e un Fratello.

Auguro un cesto di arance sul tavolo della cucina, delle lenzuola fresche di bucato, un piumone caldo e un bel libro sul comodino, anche già letto, da riprendere ogni tanto, da sapere un pò a memoria. Fa sentire meno soli.
Auguro un bicchiere di acqua fresca, buona come quella che si beve di notte, quando dormono tutti.
Auguro delle cose belle, dei bei film, auguro di trovare nei saldi il vestito che vi piaceva tanto e che costava una barbarità. E che sia della vostra taglia.
Auguro delle belle mattine, con la colazione già pronta, e magari i croissant nel forno, che se una non ha sbatti di prepararli con tutti i crismi,  li vendono nei tubi al supermercato e sono buonissimi. E fanno la casa di un bel profumo caldo che fa famiglia.

Gli auguri che faccio a me sono segreti e silenziosi, sono così fragili che ho paura a dirli e allora sto zitta.

Solo, mi auguro di non aver sempre meno giorni in cui l'unica cosa che mi riesce bene e che ho voglia di fare è sistemare il cassetto dei cucchiaini o quello della biancheria.
Già, a  proposito di biancheria...


E buonissima sera.

30 dicembre, 2011

Ritorni.

Ci sono le partenze. E i ritorni. In mezzo c'è tutto il resto. Ci sono insegnamenti da seguire, Metti la Testa dove Hai il Tuo Corpo, e devo dire che ce la si fa, ogni tanto, anzi quasi sempre, si cerca di essere concentrate sulle cose che vedi, sulle persone che hai intorno, insieme a te. La vacanza di Natale è quanto di meglio c'è per la mia famiglia, per me, per i miei pensieri. Anni e anni di allenamento mi fanno essere brava a lasciare i guai, le grane e le questioni nel momento stesso in cui vado via, con qualsiasi mezzo, le saluto dal finestrino, le lascio a terra, le guardo passare o  le guardo da sù diventare dei puntini invisibili, che bei disegni sono quelli che vedi dall'aereo, provi a indovinare le case, le pianure, le città, le autostrade. La partenza e il ritorno. In mezzo, c'è tutto. E appena torni, anni e anni di allenamento non mi hanno ancora insegnato come fare, se ritrovo tutto lì, come un regalo ad aspettarmi, tutti i pensieri sono lì,intatti,  li ritiro col bagaglio, anzi, già li intravedo prima di arrivare, mentre mi avvicino pianissimo al suolo, e quel che partendo vedevo diventare piccolo diventa ora sempre più grande, sempre più gigante e ingombrante e pesante e sembra sempre che sia così ingarbugliato e difficile e solo il sussulto delle ruote sul terreno mi danno una specie di respiro, passerà, passerà anche stavolta, ma che fatica, che immensa, titanica fatica ogni volta, mi dovrò impegnare, dovrò farcela prima o poi a inventare partenze che non hanno ritorni e se ce li hanno, non così, per piacere, non così.

26 dicembre, 2011

E quindi.


Si trovano tavole imbandite e decorate con le più fini tra le decorazioni natalizie, si provano piatti a metà fra il fascino arabo a la millenaria, nobile  cultura di questa isola che conoscevo pochissimo, certo, piove a dirotto, ma in fondo non è male, si scelgono con cura le chiese, si perde tempo a far tradurre ai figlioli le frasi in latino, si ride molto, un pò gita scolastica, come al solito, quando siamo tutti, che negli hotel fanno l'appello a ridarci i documenti, sembra davvero una colonia questa qui. Si è corso sulla spiaggia, le onde lunghissime, la schiuma, i gabbiani, la sabbia finissime e quella infilata di case basse, di palme, di cactus lungo la scogliera, c'è il mare e lì vicino la montagna, a un tratto sembrava si fosse messo a nevicare, ma come, nevica qui?  La carovana prosegue, qualche altro giorno ma a pensarci si fa fatica, è così bella la vacanza di Natale, è il regalo che ci facciamo ogni anno, a dire, siamo noi, preziosi a noi stessi, vicinissimi. I pensieri sono sottili e brillanti, illuminati dalle luci lungo le strade, dalle mille lampadine, dalle solennità dei presepi e dagli sguardi lucidi dei miei qui, ancora per un pò, qualche giorno ancora, di beata pace, che la festa continui.

Non so bene cosa sia successo, ma qualcuno nel dubbio si è mangiato tutte le foto delle Fragole. Dicono che rimedieranno, dicono. Ancora qualche giorno e si vedrà.

24 dicembre, 2011

Lontana?

Lontana, non lontanissima, il giusto, al mare, sugli scogli, nei mercati, fra i carciofi, le stelle di Natale, il marzapane, ancora mare, la spiaggia, la cattedrale, i vicoli, le catacombe, le chiese, i mandarini colti dall'albero,  i tramonti, i cannoli, il santuario, ancora spiaggia e ancora mare, e luci e luci di Natale un pò dovunque.
Lontana sì.
Ma vicina.

Buon Natale, e ancora avete voglia di sentirvelo dire, dal cuore, col cuore.
Buon giorno di festa e di pace, e di tranquillità, per una volta, per un giorno soltanto.
Solo per un pò.

Abbraccio tutti, è strano, raramente mi rivolgo a chi mi legge, stasera che è la vigilia di Natale, la Scrivente che sono io abbracci in un grande, grandissimo abbraccio i 215 lettori che si chiamano followers ma che sono per me amiche, amici, un pò cugini, insomma.
E le 500 ditina che fanno clic ogni giorno sulle mie Fragole.
E 500 fettine di panettone per tutti voi.
Non riesco a far gli auguri quasi a nessuno, ho le mail sballate e valanghe di numeri senza nome, ho un giocattolino nuovo che ancora devo studiare per benissimo, io di 'ste cose elettriche non tocco niente e si sa, ma questo qui è troppo una figata e allora datemi tempo di studiarlo, è la vigilia di Natale, eccheccavolo, si può dire eccheccavolo la vigilia di Natale?

Buona sera di festa e di luci, sono lontana ma nemmeno tanto, ve l'avevo promesso e mi sono fatta un Tumblr e per queste vacanze mi trovate qui.

E comunque, e perciò, buona sera di belle cose, per stasera che è la vigilia, son lontana sì, ma nemmeno tanto, alla fine.

19 dicembre, 2011

Chissenefrega.


Dei derelitti ciclamini. Di una tristezza unica. Viola e marroncini, gelati, intirizziti, orridi alla vista. Un pò putridelli, mi aiuti a dire. Ornano il mio davanzale da un pò, ma eran così carini, prima.  Prima che il gelo si abbattesse su di loro e li facesse sembrare rape cotte in luogo di corolle deliziose, prima che il rigoglioso cespuglietto color ciclamino, ma và? si trasformasse in un cespo di insalata, o meglio, virasse dal viola al cacao, l'insalata già condita abbandonata in frigo da due giorni, minestrone, schifezza insomma. Fuori c'è il sole che riluce le stelline appese ai vetri, lo so che forse non è nemmeno tanto corretto ma chissenefrega, oggi voglio imparare a memoria questa parola Chissenefrega e la dico bene, con cinque o sei s, e sarebbe comico farlo dire al mio figliolone Liceale, quello sottile sottile, alto altiSSimo, coi capelli lunghiSSimi e quegli occhi seducenti, innamoratiSSimo e scapicolatiSSimo, sarebbe bello fargli dire una serie di s, lui che ha la s più dolce di tutta la casa, e i suoi scapestratiSSimi  fratelli lo prendono in giro, gli fan cantare le canzoni di Jovanotti, IoLoSoCheNonSonoSolo, e lui sorride e dice Ma La Piantate O No? ma sotto sotto sa (ih ih) che è la sua cosa più bella, quella s dolciSSima appena graffiata e io lo adoro, lo adoro un sacco e l'ho adorato un sacco sabato, mentre  eravamo sul corso io e lui, aveva bisogno di un consiglio, non capita mai che io sia in giro coi miei figlioli maschi, mai o quasi. E allora mi ha detto Ne Sai Zia, e mi ha stampato un bacio grosso così sulla guancia e io mi sono sentita così bene e un pò invidiata anche, dalle ragazze che passavano di lì, il mio Figliolo Magrerrimo con gli occhi dolci e la s strana.  Chissenefrega allora del resto, del mondo, dell'universo intero, se l'universo mio partirà fra qualche giorno via di qui, a far uno di quei natali strani in giro, carovana di cuori purissimi, chissenefrega, se questa è l'unica strada e non ci ho dormito stanotte ed era sveglia alle 5 in punto e guardavo fuori sono pericolosiSSima quando guardo fuori e non dormo, pericolosiSSima, dillo Enrico, iSSima iSSima,  e chissenefrega allora, chissenefrega sì, chissenefrega alla grande, alla grandissima,  io lo che non sono sola, anche quando sono sola.

15 dicembre, 2011

Christmas Party? Yessssss!



Stasera vado a una festa.
Ma và?
Sì.
E che festa sarebbe?
Una festa di Natale.
Ah.
Entusiasmo incontenibile, vedo.
Alla festa ci vai tu, mica io.
Giusto.
Ma che festa?
Una festa bella, con le mie amiche, i regali, la pizza alla Grat's che è il top.
Ah. Tanto rumore per una pizza.
Non proprio bellezza, la festa inizia già dal pomeriggio.
Esagerate.
Sì, esagerate, come la Fanta.
Non capisco.
Lascia stare.
E quindi?
Quindi che?
Inizia dal pomeriggio e poi?
E poi niente, oggi si festeggia tra di noi, che poi ognuna si sperde tra viaggi e parenti e allora...
Bella storia.
Nient'altro?
No.Beh, divertitevi.
DI.SI.CU.RO.
Ah, e buon Natale.
Ma se è il 15.
Beh, stasera sarà Natale per voi, no?
Non ci avevo pensato. Sagace.
Vabbè và, ciao.
Ciao.
Clic.








13 dicembre, 2011

Non è che mi son persa.


Ero solo concentrata. Ero in fissa, si dice. In fissa. Facevo cose. E ne ho fatte tante. Non importanti, in verità, non tutte, tranne una. Ho spostato dei mobili in casa, dando un diverso assetto, un pò più da vacanza invernale, un pò più da starci e non come nella casa del vento, mia nonna lo diceva sempre, Questa è La Casa del Vento, nel senso che non aveva mai chiaro chi stesse e chi andasse. Ho fatto cose, sistemato cassetti, che è la mia specialità, eliminato orpelli e cose dai ripiani, fiori secchi ormai troppo secchi, cose appoggiate lì un attimo e ivi rimaste sei mesi circa, buttato copie di Elle del marzo 2010, ma erano così belle tutte, sembrava un tavolino alla fine, ma l'Adorato e Glorificato Sposo rivolgeva loro occhiatacce da paura, tanto che mi son stupita che non si fossero eliminate da esse stesse, in  autocombustione, per dire. Ho capito cose. E non solo che se piangi da coricata le lacrime ti vanno nelle orecchie, quella è una mia  vecchia scoperta, avevo non so più quanti anni, meno di dieci, non so. E nemmeno ho perfezionato il teorema della fetta biscottata, anche quella, roba già vista. Ho capito che mi piace fare delle cose che piacciono a me e che piacciono anche agli altri. Ho capito che se fai una cosa che ti piace, tante persone la fanno insieme a te e allora viene fuori un bel progetto, grande, grandissimo, e c'è un sacco di gente che ti dice Ma Che Bello, non pensavo, e tu sei lì che ti senti la padrona del cielo, e delle nuvole, anche, e ti dici, ma come, questa cosa qui che sembrava una cosa da niente ora è diventata così? E chi sarà stato mai? Sono stata io e mi dico brava. Non voglio essere modesta e fare quella timida, non la sono, non sono timida, non la sono mai stata, ho la faccia come il, no, questo non si può dire che siamo in avvento, però è vero. Stasera è una sera bella, di quelle sere che staresti ore a guardare le lucine dell'albero e a non fare nulla, ci sono lucine sparse ovunque, anche dentro ai vasi di vetro e sembrano di più, perchè si riflettono e sono mille volte più belle. Ecco, sono una lucina di queste, e le persone vicine a me, sia in casa che fuori, sono loro a farmi brillare di più, a centuplicare la luce di un'insignificante minuscola lampadina, cristalli trasparenti, giochi luminosi, riflessi brillanti, intermittenze ipnotiche, bagliori silenziosi nel buio che c'è, persa? nemmeno per sogno. 



09 dicembre, 2011

La prima cosa bella.


La prima cosa bella del mese di dicembre è il week end dell'Immacolata. In effetti, lo è. C'è già un bel clima, forse non sarà un Natale di scialo e di spreco, anzi, no di sicuro, non c'è da stare tanto allegri a guardare la tv e a pensare a mutui e a mazzi e lazzi, però, un pò ci si sforza. Non è così male avere delle piccole abitudini, piccole tradizioni di famiglia, e cosa importa se le lampadine da mettere alla finestra sono tutte fulminate, si troverà una soluzione che non costi tremila euro, no?
La seconda cosa bella del mese di dicembre è che è tutto uno scintillio, un glitter, un brillantinamento ovunque, fuori e dentro, che anche se ti metti i pantaloni che brillano e ti bistri gli occhi come il Mago Otelma, nessuno fa caso a te.C'è tanta di quella polverina luccicante che un pò di più non fa mica male.
Servisse almeno.
Ma sì che serve, alla fine. Ho acceso candele ovunque, fatto l'albero di Natale con le palline nere, lo volevo di sole luci, non importa, già è avulso di suo, non ho avuto cuore di non metterci nemmeno le palle.
Ci si concentra su tradizioni e frivolezze, oro puro e meraviglia spicciola, non costosa, semplice, le luci sul camino, le arance coi chiodi di garofano, le candele, un gonnellino da trota da indossare a Capodanno.
Polverina luminescente a tonnellate, che sia tanta, però. E se la sniffo, che succede?

07 dicembre, 2011

Giornate come questa.



Che l'albero si fa all'Immacolata. ma il mio non è un albero vero, cioè è un albero vero sì, ma è secco e avulso, non per niente l'ho chiamato Avulso Albero Zen. Ma lo farò domani. Oggi, non ne ho il tempo. E nemmeno l'ispira, la situa, come si dice. Oggi è un giorno strano, Ho fatto mille cose, mi sento come passata nell'Imperia, sono una fettuccina, una pappardella, quella da fare con la panna e i funghi. Sono stata a Pavia ed è stata una grande, grandissima emozione. Fine. Oggi è un giorno strano perchè sembra sabato, perchè è l'inizio, il vero inizio delle vacanze natalizie, e mi piace perchè domani saremo tutti tutti, finalmente a questa tavola che sarà rossa, e coi bicchieri belli, domani è un pò una festa, festeggeremo qualcosa, ancora non sappiamo cosa ma sarà così, quassù nella Casa in Collina ci sono cose da fare, lucine da appendere, da sole, dacchè nessuna coinquilino vuole condividere con me tale pratica natalizia, ma chissene importa, farò da sola come l'anno scorso, nessuno che mi dirà Mettile Qui o Sposta di Là, farò di testa mia, quest'anno niente palle sull'albero, ho voglia di sole luci, e statiche, non intermittenti, luci piccoline, bianche, invisibili quasi, L'Avulso Albero Zen è stato un anno tutto bianco, un anno tutto nero, un anno tutto rosso. Quest'anno, niente, sarà di luce e basta. Perchè è luce che serve, che serve a me e serve a tutti, adesso. Luce a illuminare, a indicare la strada, a dire Non Vi Siete Persi, Voi Siete Qui, come le cartine delle città, o anche da Selfridges, che ci starei due giorni interi e pure ci dormirei, qualora, lì, troverei di sicuro delle palline strane per L'Avulso Albero Zen, domani qualcosa inventerò, luce e luce un pò dovunque, candele e calor bianco, la purezza, la semplicità, la pappardella diventa filosofa, chissà se Babbo Natale mi porterà un'Imperia. 
Però, secondo me, anche a cercare e a starci due giorni interi, Selfridges l'Imperia mica ce l'ha.



05 dicembre, 2011

Le cinque.


Mai svegliarsi prima della sveglia. Succedono cose lassù, nella Casa in Collina, che proprio non vanno bene. Vorresti ridormire, e ci provi pure, manca un'ora, è buio pesto di fuori, ti ha svegliato un rumore sordo, forse un libro caduto da un letto, chissà. Non è bello esser svegli la mattina prestissimo, o almeno, non lo è per me. Ho pensieri che mi passano sopra come rulli e mi schiacciano contro il materasso, e per una strana legge fisica è come se il materasso avesse un buco e io ci precipitassi dentro, non so dire, o stessi sempre per. Non mi piace star sveglia se sono così, e allora provi a riordinare tutto, a dire, ma dai, è un bel dicembre freddo il giusto, e oggi anzi stasera sarà on line quel librino delle Fragole, e poi scatterà l'operazione Addobbo Natalizio per tutta casa, e poi ancora mille cose belle e forse altre meno, non è che si può scegliere, bambina, di fare solo e soltanto che piacciono a te, non è un banco del mercato, non è che dici al fruttivendolo questo sì e quello no, non si sceglie, si compra tutto in blocco, fa parte del gioco e nel gioco son compresi i sassi e i macaron di Ladurée, l'acqua di pozzanghere e champagne, carta vetrata e cashmere. Questo succede la mattina prestissimo se sei sveglia da un pò, e allora è meglio tirarsi fuori, puntare le braccia per non precipitare giù, farsi più forte del rullo che passa a schiacciarti e lo farebbe sul serio, come, non hai ancora imparato? non serve respirare profondo e girarsi e rigirarsi e schiacciare la faccia nel cuscino, lo vedi, sta arrivando, non dargliela vinta, non stavolta, non adesso, non oggi e non qui, precipitare nel buco del materasso non è mai una bella sensazione, fuori forse è già arrivato il pettirosso, prepara una bella colazione, non farà così freddo, lo vedi che non ci sei cascata stavolta, sarà un bel 5 dicembre, promesso.

01 dicembre, 2011

E invece, dicembre.


 E invece, mi piace. E' come se si girasse il foglio, ma non come quello del libro, che è impercettibile. Si gira il foglio del calendario, del blocco note, il gesto è più teatrale, lo noti di più, non so dire come. Ci si è scrollati di dosso l'umidità, la malinconia, i giorni pesanti. Ci si è lasciati alle spalle quei momenti odiosi, dove persino il cervello sembrava sciroccato, scosso, sbattuto, ieri mi sono persa in città, nella nebbia fittissima, ho girato in una strada e invece era un'altra strada, fra le case, non il viale che faccio di solito. Mi ha colpito, sono rimasta lì come una scema, e adesso? non perchè non sapessi come fare, non mi son persa a New York, figurati se mi perdo qui, però ci son rimasta, ho avuto una sensazione sgradevole, come quella volta dei numeri, sarà l'inizio della fine? mi son detta, son così stordita che perdo la strada per andare a casa, che razza di malattia mi verrà mai. E invece no, chiacchieravo con la PrinciRockettara, ridevamo, ero distratta, ecco perchè. Dicembre, alla fine. Dicembre che mi piace anche il nome, sa di camino e di neve e di carta da regalo e di pino e di arancia. Da oggi, mi autorizzo a non nausearmi a vedere le cose di Natale, perchè c'è ed è inutile negarlo e se ce lo si fa piacere è ancora meglio, ti risparmi un sacco di menate, non rischi di passare per sempre e soltanto controcorrente, a me Natale piace, invece, non a ottobre ma mi piace, e da oggi mi piace, ho deciso. Perciò buon dicembre a me e buon dicembre a chi legge qua, a chi è passato per vedere se sono ancora fuori come un geranio parigino o se sto meglio, a chi non ne sapeva nulla ed è passato uguale. Buon dicembre, è un bell'augurio che non fa quasi nessuno al mondo, buoni giorni di festa e di tranquillità e anche buon caos allegro, di quello che c'è nel mese di dicembre, la quiete accesa, il casino buono, intendo. Fra pochi giorni scatterà l'operazione Albero di Natale, sia quassù, nella Casa in Collina, che nella Casa di Cuore di Maglia, e allora sarà bello vedere tutte quelle scatole e tutta quella bella confusione, in casa mia dicon tutti, Sì Sì, Bello Bello Ma Te Lo Fai da Sola, e infatti sarà così, ma mi piacerà, comincia a piacermi tutto di questo mese qui e sono solo le 8, bell'inizio, bella storia e buon dicembre. Lo sarà di sicuro.
ph. TheLittleCorner