27 settembre, 2012

Manualmente 2012.

E' uno degli appuntamenti irrinunciabili per tutte, irrinunciabile per Cuore di Maglia.
Per il quinto anno consecutivo saremo a Manualmente, e colà vi aspettiamo.
Fra pochi minuti partirà una diligenza carica di gomitoli e cose e idee e corsi e progetti nuovissimi.
Siamo là, nello stand enorme, il più grande di tutti, davanti al bar.
Seguite il Cuore.
Come sempre.

Manualmente
Lingotto Fiere - Torino
Dal 27 al 30 settembre 2012.

24 settembre, 2012

Le Genti Strane.

Che son strana me lo sento dire da un bel pò. Forse non ho ancora capito bene se è un'offesa o un complimento. Diciamo però che esser strana mi piace. Che poi, cosa voglia dire non so. Stamattina, ho avuto modo di pensarci, o meglio, me ne hanno dato modo. E che bello è stato pensarci un pò. Le genti che son stranI sono quelli che parlano anche coi muri, che sorridono anche ai cani, che guardano con nostalgia i bambini nei passeggini e fanno loro le smorfie e puoi capire se la loro madre è strana o meno dal modo in cui ti guarda: se ti strafulmina non è strana per niente, se invece sorride è un pò strana anche lei. Le genti che son strane hanno sempre un momento per te, non rispondono mai Vado di Corsa, ma si fermano anche a costo di correre e correre, dopo. Le genti che son strane le puoi vedere la mattina presto, vestite metà di pigiama, spesso la parte di sopra, qualche volta la parte di sotto, quasi mai tutt'e due. Oppure vestite di puntissimo per il compleanno di un'Amica. Le genti che son strane hanno il cuore colorato, questo non è sempre un bene, anzi non lo è mai: esse si prendono certe lorde in piena faccia, figurate, s'intenda bene, ma che fanno male come e più di quelle vere. Le Genti Strane leggono molto, imparano a memoria canzoni e poesie, conservano dei fiori seccati fra le pagine dei libri, ascoltano molto, parlano molto, sorridono molto. Le Genti Strane saccheggiano le bancarelle dei gioielli del mercato, e quel ciondolo che può sembrare un cuore preziosissimo è in realtà un cuore farlocco di latta purissima, il cui valore non supera i 4 euro. Ma luccica tanto, è un cuore che sa, è un cuore che riflette il sorriso di chi lo guarda e che dice Ma Che Bello. Le Genti Strane non piacciono a tutti, piacciono solo ad altre Genti Strane, che capiscono, che comprendono benissimo e sanno, sanno già tutto. Le Genti Strane trovano raramente altre Genti Strane, circondate come sono da Genti Normali, di quelle un pò finte, che se la credono e che te la spiegano. Quando una Gente Strana incontra un'altra Gente Strana è proprio bello, perchè ti dicono Ma Sei Tu Quella Delle Fragole e tu ti illumini e dici Massì che Sono Io, e forse come le fragole diventi rossa ma è una sensazione così perfetta anche se dura pochissimo che ti fa dire che forse tanto strana non sei se le cose che pensi e che scrivi gli altri ti dicono Uguale a Me. Quando una Gente Strana incontra un'altra Gente Strana, la giornata è diversa e più morbida, e allora sei contenta di così poco che però è tantissimo, e allora corri a lucidare quel ciondolo a cuore di latta farlocca, perchè la prossima volta, luccichi di più.
Grazie, Raffaella, per il tuo saluto di stamattina. 

23 settembre, 2012

Aspetterò.

Aspetterò l'autunno. Mi sono accorta di averlo cercato, stamattina, guardando fuori, il prato è ancora verdissimo e nessuna foglia, l'acero non è ancora rosso come vorrei, e fuori le rose stanno ancora fiorendo e fiorendo, non so bene come, le ho potate io non sapendo da che parte cominciare, il giardiniere mi ha spiegato mille volte, Deve Contare, ma come si fa a contare, non si fanno i conti con le meraviglie, non è possibile contare per tagliare bene le rose, non mi sta in testa. Ho tagliato a muzzo, come viene viene, e devo averci preso, se oggi ho raccolto delle rose così belle. Aspetterò. La nebbia arriverà prima o poi, non che ne senta la mancanza ma mi piace, è come una protezione da tutto il resto, una coperta che ti separa dalle cose che non vuoi vedere, dai rumori che non vuoi sentire, e se ti avvolge dentro ancora meglio, vuol dire che hai cose che non vuoi vedere nemmeno lì. Aspetterò il freddo, ancora ci si ostina a stare leggeri, infatti si sta bene, al massimo un golfino, uno scialle avvolto bene per non prendersi il mal di gola, zero calze, ovvio, è un bel clima, questo qua, Aspetterò che faccia autunno secco, quello bello, quello romantico e un pò decadente, con le foglie che fanno rumore e il respiro che si vede, quando non si potrà più andare in Vespa perchè dal freddo ti lacrimano gli occhi, ed è una sensazione che mi è sempre piaciuta, in moto ci sono andata tanto e l'ho riscoperta quest'estate, e ricordo sempre benissimo quando ci andavo in questo periodo dell'anno perchè fra poco è il mio compleanno e so per certo che tempo fa e faceva e cosa ho fatto in tutti o quasi i compleanni della mia vita, e chi c'era e chi non c'era, e chi c'è stato e adesso non c'è più, e chi invece non ci ha mai voluto essere, peccato. L'inizio dell'autunno ha un fascino che pochi comprendono, di solito i più scentrati, che provano soddisfazioni e piccolissime gioie quotidiane, che studiano antidoti contro il male che c'è, contro il triste che c'è, i pensieri e le menate e allora che bello la coperta sottile in fondo al letto, gli amici da vedere per la festa di inizio autunno, inventata un'ora fa, il buio che scende piano, i figlioli e tanti progetti e tante cose da fare,  molte da desiderare, difficili magari ma che arriveranno, lo so, e se non arrivano subito non è importante, aspetterò.

18 settembre, 2012

Nel cuore no.

Nasco disordinata. Approssimativa. Sparsa. Ho cose dovunque, siano esse vestiti, matite, trucchi, orecchini, ricevute, medicine. Trovo cose che credevo perse da anni in posti che mai avrei immaginato e che certamente sono stata io a mettere lì, ad appoggiare un attimo, magari a nascondere, l'anello di mia nonna con l'ametista non lo trovo da 5 anni ma so che è qui e che prima o poi salterà fuori, l'ho nascosto così bene. Ora, mi è venuta voglia di ordine. Di pulizia, non nel senso detergente della parola, ma di essenziale, chiaro, sgombro. E' cosa ben difficile in una casa come questa, dove si è sempre un numero imprecisato, almeno 3, qualche volta 11, al completo 7, una volta 19. E non parlo di feste o pranzi speciali, era un giorno qualunque, amici di amici, così. Oggi, ho deciso di dedicarmi all'ordine, di togliere finalmente la pila di libri accanto al divano, e sul comodino e la fila di scarpe davanti allo specchio, a me le scarpe piace vederle, non ne ho nessuna nelle scatole, sarò malata, chissà. E metto in ordine l'armadio delle lenzuola e quello delle coperte, dividendo quelle che ho fatto io da quelle di pile dell'Ikea, quelle natalizie da quelle comuni, per così dire. Sgombro la poltrona dal mucchio di vestiti che ci butto distratta, prendo un cestino e ci raccolgo  le collane e tutti quei braccialetti e gli anelli per niente preziosi ma che fanno così scena, e le monetine e le chiavi al loro posto, ma che posto hanno le chiavi non si sa. Stamattina è la mattina dell'ordine, delle cose pulite, ci ho provato tante volte, ed è preoccupante quanta meticolosità ci metta a riordinare e in quanto tempo tutto ritorni come prima o quasi, un giorno e mezzo, forse due. Vale la pena di provare. Devo aver letto da qualche parte che si mette ordine fuori per aver ordine dentro di sè, e chissà quanto ci metterò con la baraonda assoluta che mi trovo ad avere da qualche tempo in qua, in testa, addosso. Nel cuore no. Nel cuore non ho confusione e disordine. Nel mio cuore tutto è allineato e perfetto, ognuno ha il suo posto, il letto ben rifatto, gli scaffali spolverati, c'è perfino una musica di sottofondo, un buon profumo. Il mio cuore, nonostante il rumore di ferraglia e traffico che c'è fuori, nonostante il buio e i tuoni e gli uragani, e la gente  che urla e si incattivisce, se ne sta tranquillo, lindo e pulito, con tutte le persone e le cose ben al sicuro al suo interno. Fuori, succeda quel che vuole succedere, ci sia pure ogni tipo di rivoluzione e di casino, ci sia polvere e confusione, spine e fuoco. Nel cuore, nel mio cuore, no.

17 settembre, 2012

Gli allenamenti dei Maya.



Han previsto sfaceli, inondazioni, maremoti, fine di mondi, e altre amenità per il prossimo 21 dicembre. Mancano 3 mesi circa, e come ogni evento, si comincia a fare le prove, del genere Cerimonia Inaugurale Olimpiadi. Serviva un luogo, una palestra, una location, dove provare effetti speciali, dove dire Questo Va Bene, Questo Invece No. Han scelto me, me e la mia casa, detto Ok, proviamo con quella, c'ha pure il giardino.

La serie di eventi diciamo sfavorevoli che da un mese in qua mi perseguita, continua senza sosta. So benissimo che i Maya non c'entrano, si stà a scherzà, ma in effetti, l'infilata di grane, questioni, pasticci, piccoli incidenti, guasti agli elettrodomestici, rotture di cristallerie e via così, un pò me lo fa pensare. O che qualche fattucchiera abbia bollito in un pentolone code di rospo, zampe di ragno ecc. e abbia preparato un intruglio malefico solo per me. Potrebbe pure essere. Io cerco di non farmi troppo prendere dagli eventi, anche se, c'è da dirlo, qualche volta è fin troppo difficile mantenere la calma, mantenere il controllo, dirsi Massì, Dai Che Passa. Passerà di sicuro, c'è solo da capire bene quando.

Nel frattempo, ci si organizza un pochino.

Qualche evento mondano, l'inaugurazione di WoolCrossing sabato e la KnitMerenda di domenica hanno fatto la loro parte nel tirarmi fuori dallo stagno, dalle sabbie mobili, e non mi viene in mente nient'altro che si possa dire. I Maya facciano quello che vogliono, son genti che anche a loro bisogna lasciarci fare quello che vuole, compreso scompaginarmi il blog e bloccarmi con un mal di schiena mai avuto in vita mia, compreso quando aspettavo i figlioli e di figlioli ne ho aspettati un certo numero, per dire.

Si inizia la settimana guardando bene, frugando compulsive come quando si cerca qualcosa di prezioso che si crede di aver perso, alla ricerca di una cosa bella, o se non bella almeno gradevole, normale, luminosa nel buio che c'è.

I Maya son genti buoni alla fine, le prove degli sfaceli possono andarli a fare nel campo qui dietro, se vorranno, nelle pause preparerò loro un caffè e qualche biscotto, così, per rifocillarli un pochino, ma per piacere, che spostino le loro mire da un'altra parte.

Fortunata come sono, scoprirò che i Maya odiano i biscotti e che il caffè li rende nervosi. Non sia mai.

p.s. Per il blog disordinato ci sto lavorando e con me la Fosca. Ma anche lei, mi sa che dà la colpa ai Maya...

12 settembre, 2012

Anche per me.


I gessi e la lavagna. I quaderni nuovi e nuovo il diario, forse la cartella, certamente l'anima, un anno in più, un altro primo giorno di scuola, un'altra di quelle ansie meravigliose, mi mancano un pochino, le baratterei volentieri con le mie, che in questi ultimi giorni si sono fatte più insistenti, striscianti, villane e che non passano. Non mi serve nulla, non ho bisogno di nulla, ma il mio cuore si è come arrotolato su se stesso, i cuori non si arrotolano ma il mio sì, gira e gira come i mulinelli nell'acqua, l'ingorgo del lavandino. Primo giorno di scuola, rientrati a notte fonda, la Princi è andata a scuola che profumava ancora di mare e di sole e di tutto quel blù e quella sabbia. Primo giorno di scuola anche per me, ad esercitarmi, a prepararmi a un altro inverno come tutto il mondo, a studiare le situazione, a fare i conti con le vicende e i malumori e le cose pesanti, la vita non ne risparmia a nessuno, ci sono solo diversi soluzioni alle equazioni, quelle da fare sul quaderno a quadretti e mai, mai, mai che me ne fosse venuta una al primo colpo, mai. Ci sono equazioni che non si risolvono e altre che invece sì, con una scrollata di spalle o con un lavoro di fino, ci sono compiti che ti piace fare e altri che nemmeno per sogno, ci sono poesie da imparare a memoria e libri da leggere, la storia, sapere gli affluenti, gli stati del Canada, di potassio ce n'è uno, la fisica, Azzeccagarbugli, i complementi, to do/did/done, il Congresso di Vienna. Ho lezioni da imparare molto diverse da queste qui, ho cercato di studiare in vacanza ma il mare mi ha rubato i libri e non ho fatto niente, non sono preparata, svogliata e ferma e stropicciata, e il cuore, stupido muscolo che non sopporto, nemmeno suggerisce, nemmeno mi passa un bigliettino e non mi chiami alla lavagna, no, che non so fare niente, non sono niente, alla lavagna si viene con gessi colorati e io ne ho soltanto di neri a sporcarmi le mani.

09 settembre, 2012

La tazza rotta.


E' incredibile come la vita di ciascuno sia costellata da gesti simbolici, più o meno voluti, più o meno coscienti. Stamattina ho buttato una tazza. Una tazza di New York. Una tazza di New York rotta. Niente di speciale, niente di apparentemente rivoluzionario: nelle credenze di tutti si trovano zuppiere sbeccate, bicchieri incrinati che non si ha cuore di buttare e che ivi restano, magari un pò in fondo, un pò nascosti, ma che lì rimangono per anni. Fino a quando. Fino a quando non si prende coraggio e non si decide di buttare via senza pensarci troppo. Tutto questo preceduto dal domandarsi, Perchè Tenerla. Già, perchè. Perchè conservare tazze sbrecciate che fanno tristezza, nemmeno utili per tenerci i fiori o le penne. Le imperfezioni salterebbero subito agli occhi e allora, addio armonia.

Ho deciso mezz'ora fa che è tempo di cambiamenti, di piccolissime, enormi rivoluzioni personali, di cambi di registro, come è andato di moda dire in questa casa durante questa strana estate.

I cambi di registro sono pratiche costose, in termini di adattamento e prima ancora di coraggio nell'attuarli.

Eliminando zavorre, pensieri tristi, financo persone e situazioni, si avrà la sensazione di camminare più spediti, di scivolare un pò di più sulle cose, di evitare, laddove possibile, inutile malinconie e ansie e tristezze, e alterchi e depressioni e rabbie improvvise e pianti nascosti, questi ultimi fin troppo annunciati.

Certo non sarà facile.

Nel frattempo, ognuno cerchi nella sua credenza una tazza incrinata.

E' da lì che si comincia.

07 settembre, 2012

Cactus.



Le mattine di questa inusuale, ritardataria, strana vacanza sono dedite alle più svariate attività. Del mare ci si nutre diciamo dopo le 13 o giù di lì, si sceglie la spiaggia più lontana e deserta, isola nell'isola, i turisti sono proprio pochi in questi giorni, molti si sono spaventati dal nubifragio dei giorni scorsi e sono tornati in fretta e furia in continente. Si scende al mare tardi e tardi si rientra, il tramonto di questa stagione ha colori impagabili e perfetti. Stamattina ci si è dedicati a un giardinaggio d'impulso, di quelli che t'acchiappa e via, lo devi fare. Ingredienti: un vaso di vetro di quelli lunghissimi, una raccolta di conchiglie minuscole, che il mio Figliolo Sotto Test e uno dei suoi compagni di merende hanno messo insieme in queste vacanze appena passate e che mi hanno fatto trovare, trionfanti, sul mio comodino, ben stipate in una bottiglietta vuota di acqua Smeraldina frizzante. Il resto, si reperisce facilmente, basta fare un giretto oltre le rocce, e raccogliere qualche rametto di pianta grassa e minuscole foglie di cactus. I cactus sono una passione recente, non so nemmeno ancora se sono una passione o che cosa, mi piacciono, li guardo, mi stupisce come possano vivere di così poco, come sembra sempre che stiano dormendo o sonnecchiando e poi, voilà, trovi fra le spine un fiorellino o una nuova fogliolina spinosa. Le spine dei cactus non sono come tutte le altre. O almeno, non tutte. A cogliere le foglie cicciarde dei cactus dietro casa mi si sono riempite le mani di spine sottilissime, infide, invisibili. Non te ne accorgi ma ci sono, non si tolgono tanto facilmente come quelle dei ricci, se ci passi il dito le senti eccome.

Il mio vaso coi cactus è pronto. Non è perfetto, la sabbia ha quasi completamente ricoperto le conchigliette, ma nel complesso mi piace. I cactus sopravvivono a tutto, l'anno prossimo saranno vigorosi e moltiplicati, nel loro cilindro di vetro. Le spine andranno via da sole, prima o poi, tutte le spine vanno via. Anche quelle sottili, quelle invisibili, quelle che non si riescono a togliere in nessun modo. E non fanno nemmeno tanto male.

Basta solo avere l'accortezza di non passarci sopra il dito.

01 settembre, 2012

Nonostante, il Glicine.

Nessuno sapeva della sua esistenza. O forse sì, molti anni prima, quando ancora la casa non era la casa di ora. le case passano attraverso il tempo, passano di gente in gente, di famiglia in famiglia, in ogni casa c'è un pò di storia e di dolore e di allegria, di tenerezza e amore, tanto amore, quanto, ma quanto. Si era voluto togliere tutto il verde, la natura lasciarla fuori, intatta e bellissima, perchè catturarla e tenerla lì. Poi, un giorno, dopo anni, due foglioline sono spuntate da sotto il pavimento, contro il muro rosa. a dove prendesse nutrimento e chi lo sa, e dove avesse le radici, nemmeno. Ieri una sorpresa, un pò anticipata dai figlioli che sono qui da un bel pò. Innaffiandolo con cura, parlandoci anche, scrutando con soddisfazione ogni nuova fogliolina mi avevano detto che, sì, davvero  il glicine era cresciuto un botto e che aveva già un tronchicino sottile ma robusto. L'anno prossimo, forse fiorirà. Il glicine ha una storia a parte, come è a parte la storia di questa casa e di tutte le persone che da qui si sono trovate a passare, a restare, a sorridere, a piangere, anche, a stare bene e a stare male, nell'ineluttabile verità che fa la storia del mondo. E quante lune piene e maestralate e piogge battenti e temporali e stelle cadenti e caldo torrido e sole, sole, sole da ogni parte e luce e buio e profumi di mirto e di foglie e di mare. Il glicine ha sfidato il legno e le rocce, e la siccità e la mancanza di luce ed è salito sù, chissà da dove ed ora è qui, verdissimo, sorridente perchè i glicini sorridono a chi sorride loro.

Alla fine, le cose della vita, di tutte le vite, della vita di ognuno, vanno tutte dove vogliono andare, nonostante il secco e le pietre, nonostante il buio e il vento e la neve e il gelo, nonostante  i sassi e la grandine, e le lacrime, i magoni e la solitudine e la paura. E tutto quello che ce la metteva tutta per non farlo sorridere come ora. E a chi ci si mette per non far sorridere te.

Al glicine, fu messo nome Nonostante.