27 aprile, 2014

Tanto tuonò.


che alla fine non piovve.
cioè sì, ma non quella pioggia a scrosci, piuttosto quella stupida e insignificante che ha il solo merito di mandare all'aria tutti i tuoi programmi di una domenica che è più domenica delle altre domeniche.
Solo, un pò più complicata.

Così, faccio ordine.
Riordino pensieri, cose e magliette da stirare che non stirerò, cerco di concentrarmi su di me e sul disordine del mio tavolo, pieno di bigliettini e matite e promemoria fatti a cuore, su qualcuno non c'è scritto proprio niente, solo un altro cuoricino, disegnato con la stilografica.

Mi disconnetto dal mondo di fuori, vicino o lontano che sia, riordino gomitoli e progetti, ripongo con soddisfazione massima maglioni pesanti e sciarpe, dove ci affondo la faccia quando mi sento persa, e non càpita da un pò, a dire il vero.

che strani giorni questi qui, ti abituano a fiori belli e profumi di sole, camiciole leggere e ballerine dorate e poi ti lasciano un mazzo di erbaccia pestata e ingiallita  e pozzanghere e zero. 
Prendo atto.
Riordino tutto, spolverando con cura gli scaffali, svuotando cassetti pieni di niente giù dalla finestra,  allineando concentratissima gomitoli e sentimenti, che quelli non si riordinano mica, quelli, i sentimenti, scivolano da tutte le parti, non è che li puoi catturare e tenere a bada e catalogare e tenere lì, sentimenti e pensieri vanno dove gli pare a loro, non è che puoi dire Ehi, Vieni Qui, come si fa coi bambini.

Così, in una domenica più domenica delle altre domeniche, con le nuvole che passano così veloci che mi fanno male gli occhi a guardarle, mi concentro su di me, disconnessa dal mondo e dalle cose, stupida che sei, scema che sei, la connessione dalla testa mica la puoi togliere.
quella dal cuore, tantomeno.


20 aprile, 2014

L'emozionante Pasqua della Lumaca Gisella.

Se ne stava così, accoccolata sulla sedia arancione del terrazzo.
Non che avesse perso la strada, ma quella poltroncina di design color del sole, ancora umidiccia di rugiada, era un luogo tranquillo dove godersi il primo sole della mattina, così chiara finalmente.

Quella domenica, la Lumaca Gisella era in visita pastorale al Pratino, dove avrebbe trascorso la Pasqua con sua cugina Lia, che da tempo viveva indisturbata nel giardino della Casa in Collina.
Gisella aveva fatto un lungo viaggio, si era trasferita da quattro giardini più in là, e camminava, si fa per dire, da giorni. Riposarsi un pochino, prima di trovare la casa di sua cugina, non le sembrò una cattiva idea.

Quella era una domenica speciale, al Pratino. La pioggia aveva squassato l'erba nuova e sparpargliato i fiorini rosa caduti dal ciliegio. Del Regio Orto non v'era traccia alcuna, non ancora, e Gisella si domandò dove mai fosse la casa di Lia, Secondo Cavolo Viola a Destra, le aveva scritto sulla foglia del lillà, ma di cavoli viola, nemmeno l'ombra. Era mattina presto e gli abitanti della Casa in Collina dormivano ancora, tutti o quasi, e non c'era nessuno cui chiedere informazioni, la Lumaca Gisella era lumaca educata, avrebbe chiesto Per Favore e Grazie, mica come certe lumache amiche sue.

Rifletteva sul da farsi, quando la sua attenzione venne attirata da una casina piccina, bianca col tetto viola, appesa al muro. Non che fosse una casa elegante, ma sembrava in ordine da fuori, e, anche se avrebbe avuto bisogno di una nuova passata di vernice, aveva un'aria accogliente e pulita. Da poco, una famiglia di uccellini senza nome l'aveva scelta come luogo dove mettere sù famiglia, e da giorni era un gran viavai di uccellini e rametti e piume. Quella casina era lì da molto,disabitata, ed era stata snobbata da Federico il Pettirosso e tutta la sua stirpe, che invece avevano preferito alloggiare sull'Acero Rosso e sul Pioppo Laggiù. I pettirossi, si sa, sono uccelli sofisticati.

La Lumaca Gisella chiese agli Uccellini Senza Nome dove mai fosse, o ci fosse mai stata, la fila dei cavoli rossi del Regio Orto. E gli Uccellini Senza Nome risposero che sì, conoscevano benissimo la Lumaca Lia, quella buontempona di lumaca, così a modo, così gentile, che aveva preso possesso del cespuglio della Regia Salvia, proprio sotto il lillà, non troppo distante da lì. In 77 minuti avrebbe potuto raggiungerla.

Così, la Lumaca Gisella si incamminò, non senza aver ringraziato la famiglia degli Uccellini Senza Nome, e dato un ultimo sguardo compiaciuto alla casetta candida col tetto viola.
Raggiunse la casa della cugina Lia in 73 minuti scarsi.
Festeggiarono la Pasqua con un banchetto speciale, foglie di tarassaco e rugiada del Pratino.

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Voglio una bella domenica di cose semplici e cioccolata.
Di pensieri belli da pensare e sole e niente, il bel niente più bello che c'è.
Un augurio di un bel giorno, in qualunque modo lo vogliate festeggiare o sentire o vivere, al mare, sul divano, nel giardino.
O nel  Regio Orto a piantare cavoli viola.
La Lumaca Lia mica può stare sempre sotto il cespuglio della salvia.

17 aprile, 2014

Quasi chiaro.

Il momento perfetto.
Che non è l'alba e non è il buio.
Le giornate perfette, che partono stortissime e poi via via, trovano un senso, il loro giro, la strada tortuosa che si fa quasi sorridendo, la Curva delle Cento Lire, se hai vissuto a Torino lo sai dov'è.

E' quasi chiaro dalla mia finestra, è bello quando non si è del tutto svegli ma non si dorme più, si pensa a poi, a tutto, a niente, alle cose che si devono fare, è fiorito il lillà in fondo al pratino, l'ho visto ieri prima di cena.

Quasi chiaro vuol dire che anche oggi ci sarà il sole e nemmeno ti ricordi  di quando il quasi chiaro è nebbia e pioggia. C'è una luce così bella in questi giorni di quasi vacanza, quanti quasi ho detto già, quasi è una parola che mi piace, si vede anche qui.
 C'è una luce che sa di primavera, di promesse, anche quelle che non si mantengono che poi alla fine è stato bello anche solo promettere, non è mica la meta ma il viaggio, quasi filosofa questa mattina di quasi chiaro.

I pensieri del Quasi Chiaro sono i pensieri più belli, quelli che ti fanno bella la giornata, anche se poi disattesi in un secondo scarso, basta pensarli e metterli lì. Più tardi, nel delirio di una giornata qualunque, con pentole di fango da mescolare come si fa col riso, si avrà cura di scegliersi un momento speciale e pensarli un pochino, i fiori, le cose belle, i gomitoli e quello schema di scarpina che hai in mente da un bel pò.

così, oggi metto in fila solo i pensieri pensati quando è quasi chiaro, degli altri non me ne faccio nulla o quasi, oramai è quasi vacanza e voglio essere leggera, felice e ridanciana, e cantare e sorridere e stare bene, e fare tutto, proprio tutto quello che mi fa felice.
 Tutto o quasi. 

15 aprile, 2014

Improvvisi Iris.

C'ero passata due giorni fa, da lì.
Solo foglie e tronchi sottili. Poco più in là, le canne di bambù con le quali i miei figli piccoli hanno costruito centinaia di lance, capanne, zattere e missili. Degli iris, nessuna traccia.
Ieri, poi, in quel momento bellissimo che è il verso sera, quando hai finalmente l'autorizzazione scritta a fare quello ti va, a trovarti in un posto bello a far le cose che vuoi tu, ecco la siepe degli iris comparire in tutta la sua bellezza aristocratica, l'iris non è un fiore da tutti i giorni, ha quell'aria sofisticata che ti mette un pò soggezione, come quando studi e studi e poi arrivi lì e non sai niente, eppure non sono timida e ho studiato e a casa la sapevo, giuro.

Gli Improvvisi Iris sono apparsi dopo un fine settimana così bello e pieno di promesse e di baci,  di baci e di abbracci e TiVoglioBene, quelli che non ti aspetti, quelli che arrivano dritti dove devono arrivare, al cuore, forse, ma anche più in là, se c'è un posto più in là del cuore, e sono sicura di sì.

Gli Improvvisi Iris avevano fatto una riunione nottetempo e si era decretato fosse quello il momento giusto per fiorire tutti insieme, segaligni e bellissimi, regali col loro portamento altezzoso e poco importava se il loro luogo per spuntare fosse da tempo la radura oltre la rete, quella vicina al campo d'orzo, all'inizio della collina.
Era quello il momento.
C'erano stati molti giorni di sole tutti in fila, e il Ciliegio sì che era fiorito, ma era già tempo di pioggia di petali rosa e il pratino, che la sapeva lunga, non vedeva l'ora di ricoprirsi per un pò di quei gioielli morbidi, di quei fiorellini così delicati. Il Ciliegio è un bell'elemento, non è che puoi dirgli cosa deve fare, ci vuole pazienza, con un tipo del genere.

Così, il Simposio degli Improvvisi Iris  aveva stabilito: Si Fiorisce Lunedì.

Passando di lì, il viola acceso e le corolle eleganti, un pò Hermés, aveva fatto in modo che il mio Verso Sera diventasse straordinario, dopo una giornata sottilmente malinconica, si sta sempre così quando un evento finisce, quando qualcosa che hai aspettato tanto arriva e va via. Come la fine di un incantesimo.

Gli Improvvisi Iris lo sanno.
E si sono fatti trovare lì, al solito posto, un mazzo non reciso mandato da chissà chi, che non devi mettere in un vaso ma che puoi guardare quanto ti pare, se passi di lì, disegnarli, fotografarli e pure parlarci, se vuoi. 

Il Simposio degli Improvvisi Iris ha deciso di rimanere a lungo fiorito proprio lì, nella radura vicino al campo di orzo. Passerò di lì spesso, li guarderò come si guardano le cose preziose ed esclusive, ammirerò la loro perfezione, la loro corolla sofisticata che nemmeno Hermés  saprebbe fare più bella, è un regalo per me questa siepe così viola, che si lascia intatta così com'è, senza coglierne nessuno, sarebbe un sacrilegio.

Nessun Improvviso Iris resisterebbe mai in un vaso di vetro.
E loro lo sanno che io lo so, e allora va bene.





10 aprile, 2014

Giorni da prato.

Che bei giorni questi qua.
sembra maggio, forse giugno, luglio no, a luglio mancano 81 giorni, giorno più, giorno meno.
Sono bei giorni di grandi cose piccolissime,di piccole cose enormi, quanto mi piace giocare con le parole, con le maiuscole, con i superlativi assoluti.

Sono giorni di soddisfazioni, di attesa, di grande lavoro che nemmeno si sente, dove si alterna un giro di Folletto, a una spesa, a un'altro ritocco alla preparazione del Camp.
Che è dopodomani.

Sono giorni di bello, di sole, giorni dove il solo desiderio possibile è stare in un prato, coricati a guardare in sù, o a gambe incrociate a chiacchierare, Ti Racconto Che.

Che belli i prati di questa stagione lucente, che meraviglia perfetta di verde e fiorellini e margheritine e fiorellini gialli insignificanti che diventano soffioni da soffiare via e anche questo è uno spettacolo, se ci pensi bene, come la caduta dei fiori del tiglio, per esempio.
Soffiare un soffione è una roba da nulla, ma seguire la traiettoria di ogni fiorellino, indovinarne la strada, registrare con precisione assoluta l'esatto istante in cui  lui, il Soffione, diventa da palla morbida di lanugine biancastra a un festival di spore tutt'intorno, a un delirio di puntini e infiorescenze buffe, sembrano palme, alberini misteriosi, non lo vedi?

Soffiare un soffione seduta in un prato è esercizio  magico, si fa soltanto quando tutto il resto del tuo mondo ha il suo posto esatto e fermo, quando tutte le cose sono allineate, forse non troppo in ordine, ma non fa niente.
Lo Spettacolo del Soffione Soffiato è qualcosa cui non voglio rinunciare in questi giorni che tutto è così stranamente silenzioso eppure canta, stranamente bello eppure così in disordine, stranamente lucido eppure non diverso da sempre.

Il Soffione era un fiore.
Forse, è proprio questo il suo segreto.

07 aprile, 2014

Un incantevole aprile.


Comincia così.
Un aprile di cose belle e belle cose, di fiori e profumi nuovi, di domeniche che si apparecchia per mille, da quanto non succedeva, non da molto in realtà, ma ieri si è ufficialmente inaugurata la stagione Bed & Breakfast lassù, nella Casa in Collina. 
Ma anche quella del Pranzo della Domenica, Quanti Siete? per sapere se a tavola devo mettere i bicchieri del servizio intero o quelli spaiati, e quale tovaglia, e quanti bicchierini riciclati con le margherite dentro e i fiori del ciliegio e un rametto di lillà ancora chiuso. E il Regio Rosmarino, fiorito anche lui.

Aprile dà il meglio di sè nella settimana che precede il Camp, come prima di un matrimonio, come prima di una festa bellissima che hai preparato nei dettagli, dove tutti hanno messo del loro meglio, e allora non può che essere una meraviglia, e la sarà.

L'energia di questi giorni sarà il polline e i fiori, saranno pensieri scacciati a forza lontanissimo, forse si è imparata la lezione, e si fa esercizio di serenità e bellezza, le cose vanno comunque a modo loro, mai affrettarsi, mai preoccuparsi, ma per una che mescola l'ansia già a colazione è compito difficilissimo e lezione ostica. Vedremo.

La sensazione di questa mattina è quella di uscire a correre nei campi, fra i trattori e l'armonia, o comprare un mazzolino di quelle vecchie cartoline col bordo ondulato, mia nonna le scriveva anche per gli auguri di Pasqua e insieme sceglievamo quelle più carine, con uova e fiorellini, con conigli e pulcini, chissà se ne trovo ancora.

Ne scriverei un sacco, alle persone che vorrei che avessero giorni belli come questi miei, giorni che non hanno niente di speciale eppure sono così straordinari, così assolutamente imperdibili, così semplicemente perfetti che è difficile da spiegare.

Aprile è un mese strano. Può piovere a secchiate o regalarti giorni puri come questi qui, da vivere al meglio e anche di più, semplicemente, senza troppe menate inutili,  i pensieri che schiacciano sono sigillati in un baule in fondo al mare, sarà un incantevole aprile, di quelli da ricordare, controllare la cassetta della lettere, magari, vi arriva una cartolina.


04 aprile, 2014

Rain & Tulips.

Il cielo promette pioggia.
Ma anche la pioggia ha il suo perché, qualche volta. Sono giorni di grandi lavori, di cose belle, altre meno, altre di più, e sono la maggior parte, e alla fine, la scatola delle cose brutte è talmente piccina che nemmeno vale la pena di prenderla in considerazione.
La mia casa è disseminata di colori e tulipani e sacchettini trasparenti, quelli dei biscotti e nastri a quadretti e fogli e appunti volanti. Mi appunto sempre le cose, salvo poi smarrire i bigliettini, e raramente mi scordo di qualcosa, si vede che la mia mania di scrivere basta da sola a farmele ricordare, le cose.
Promette pioggia.

Ci sono mattine che ti svegli male perché hai dormito poco, perché la civetta del tiglio non la smetteva di dire la sua, una volta mi spaventava, adesso invece mi piace.
E poi, ci sono mattine che sì hai dormito pochissimo, ma invece ti svegli già scema e ridi di niente, a colazione, e ti inventi perfino che il pino del Prato di Là si muoveva a ritmo della musica, Mamma Sei Fuori, già di prima mattina è un gran complimento.

Promette pioggia.

E oggi non mi importa. Ho un appuntamento con una distesa dei miei fiori preferiti insieme agli anemoni e al lillà, mi aspettano migliaia di tulipani e cose belle e forse il freddo e la pioggia sottile di aprile, basta che non sia un temporale che proprio non mi serve, la pioggia di aprile è profumata e sa di buono, sarò in mezzo ai fiori, perciò sono contenta e già scema di prima mattina, ho mille cosa da fare e le faccio una per volta, anche la fatica più fatica è più leggera se canti un pochino, pianissimo, come a non voler rompere un incantesimo, come a camminare sulle margherite del pratino, pianissimo per non rovinarle, oggi sono nel mood dei  fiori, c’è qualcosa di più bello? Promette pioggia, faccia pure.


Da domani e fino al 1 maggio, Messer Tulipano, Castello di Pralormo.
Special guest Cuore di Maglia.
Due meraviglie in una.

01 aprile, 2014

Ciao Ciliegio.

Ogni volta è una sorpresa.
Si sa che il ciliegio fiorisce, lo fa ogni anno, che scoperta, è aprile, fiorisce tutto intorno e per ultimo tocca a lui, dove sta la meraviglia.
Eppure.
Eppure la fioritura del ciliegio di casa, quello del pratino, quello che fa rosa tutto intorno nella sua maestosa sofficità, è sempre accolta con un oooohhh si stupore da tutti gli abitanti della Casa in Collina.
Da tempo si sorvegliava, per essere certi di non perdere nemmeno un petalo, per avere, segretamente, il privilegio di essere i primi ad informare gli altri Hai Visto il Ciliegio?

La mattina inizia presto di questa stagione, non ci si vuole privre di nessuno spettacolo al mondo, l'alba proprio davanti al naso, quella che non ti devi spostare per vederla, alzi gli occhi e e l'hai lì, davanti, che bello è passare dal caffelatte al sole, in un istante.

Da stamattina, la scenografia della colazione si è arricchita di un particolare regale, di una nuvola soffice che diventerà rigogliosissima in pochi giorni, e lì rimarrà fino alla prima pioggia o al primo vento rabbioso che la scuoterà  ricoprendo il pratino di un tappeto di petali color meraviglia.

Ma ancora non è tempo.
Non voglio grane quest'oggi.
Non voglio menate, deliri, malinconie e magoni.
Non voglio nulla.
Solo i petali del ciliegio, la quiete accesa di questa casa, il bel sentire, le cose piane, il silenzio, anche.

Voglio ubriacarmi del rosa di questi petali, guardarli e guardarli finchè non mi faranno male gli occhi e credo mai, da quanto li amo.
Voglio immaginarmi un profumo per loro, non ne hanno nessuno, il ciliegio non profuma, ma cosa dici, in effetti è vero, ma se non ce l'hanno non importa, ne inventerò uno e farò finta di sentirlo.
Voglio un giorno normale, voglio che il rosa del ciliegio colori anche i miei pensieri, i miei passi verso dove, la mia strada. 

Verrà la pioggia fra non molto e con lei il vento stupido che spazzerà via i petali preziosi e tutto il rosa e allora questo splendore sarà un tappeto di petali tutt'intorno, ne arriverà qualcuno anche vicino alla porta, è già successo, e allora fiorisci ciliegio, fiorisci in fretta e non aver paura, dal vento non posso difenderti ma da tutto il resto sì, vengo ad abbracciarti e facciamo una festa, e se arriverà la pioggia raccoglierò i petali uno ad uno, in qualche modo mi ci farò una corona e mi nominerò, da sola, Regina del Ciliegio.
Suona bene.