30 giugno, 2014

Lavo i piatti.

A mano.
Con la spugna a cuoricini che ho comprato da Tiger.
Col detersivo alla menta.
Con l'acqua tiepida.
Insapono per bene, nel lavello viola e li sposto nel lavello arancione.
Poi sciacquo con cura, accarezzandoli quasi, e li metto ad asciugare lì vicino, su uno strofinaccio pulito, ricamato da me.  Dai Diamanti Non Nasce Niente, c'è scritto.

Lavo i piatti a mano pur avendo una lavastoviglie per mille coperti, superelettronica, supersilenziosa, supertutto.

Lavare i piatti è una specie di terapia, mi sono sempre offerta di lavare i piatti io, nelle vacanze con le amiche, nelle feste dove ognuno porta qualcosa, nelle riunioni di famiglia che non si fanno più, la mia famiglia di origine si è disintegrata da un bel pezzo, e che grandissima invidia ho per quelli che ce l'hanno ancora.

Mi isolo così.
Rifletto così.
Non so per quale principio filosofico, non so per quale perversione, lavo i piatti e penso, come se tutto quello che succede oltre il lavandino non sia affar mio, Sto Lavando I Piatti, Non Vedi?
Penso.
Mi faccio delle domande, risposte non ne trovo nessuna, ma faccio finta di averle, le scelgo con cura nello Scaffale delle Risposte, e le faccio mie, plausibili, opportune, giuste.
E giuste non lo sono mai.

Cerco di cambiare atteggiamento, così come cambio il rossetto, i sandali flat color del cielo che ho comprato due giorni fa e che non ho ancora avuto modo di mettere, color del cielo quando il cielo è bello, non quando è minaccioso e rabbioso e pieno di lampi, che tanto a me piace, non è quello, turchesi, ecco, non color del cielo col temporale. Ma cosa c'entra.

Cambio atteggiamento e faccio finta.
Mi sorprendo a guardare lontano, non le ortensie, non il cancello, ma più in là.
Lavoro a un bel progetto che nascerà a ottobre.
Esco pochissimo
Mi scruto al mattino nello specchio, Allora, Che Giorno Vorrai? 
Normale.
Un giorno liscio e senza intoppi, senza i pensieri che mi schiacciano, senza l'incertezza e la malinconia, senza niente. Senza quella sensazione terribile che ho ancora, da un pò di giorni in qua, e che credevo sconfitta, quella di correre correre e di non arrivare mai da nessuna parte, come nei sogni, quando cerchi di aprire una porta e ti si spezza la chiave, o di fare una telefonata e non ti riesce mai, o di uscire dal mare e nuoti nuoti e la riva è sempre più distante. Hai Mai Provato? Ecco, quella lì.

Voglio dei giorni semplici, perfino noiosi, mi concentrerò, ci metterò tutta la volontà e l'impegno, stufa di essere una donnicciola da niente, che si lamenta,che non trova la strada, la soluzione, il significato, che si commisera,  PoverettaMe.

Sciacquo per bene i piatti belli a forma di cuore, i piattini piccoli di ZaraHome, doso alla perfezione il detersivo che ha un colore così bello, i prossimi sandali color DetersivoDeiPiatti, i pensieri li mescolo alla schiuma leggera, se ne vanno con l'aroma della menta, e scivolano giù dal lavandino, gorgogliando nello scarico, lavo i piatti per non pensare o per pensare meglio, e tutti a chiedermi PerchèLaviIPiattiAMano.

non saprei spiegare.


17 giugno, 2014

Che dire.

A manciate.
Da non sapere quale scegliere.
Si cercano strade, sentierini, scorciatoie, autostrade a 4 corsie da percorrere di notte, con la musica giusta, il mood giusto, per andare dove non si sa, ma non è tanto importante la meta, quanto il viaggio, lo dicono tutti, perfino lo spot del Cornetto Algida.

Il sole non c'è.
C'è la voglia di tirarsi fuori, di raccontarsi una storia bella, di fare in modo di non restare schiacciati dalle cose, di non farsi  cogliere impreparati, di darsi una controllata come si fa con le gomme della Vespa, è iniziata la sua stagione, ecco un'altra cosa bella.

Sono brava a raccontare storie, in fondo è la cosa che so fare meglio insieme al risotto alla milanese e a lavorare a maglia. Le racconto agli altri e le racconto a me, avevo scritto anche delle favole ai miei bambini, a penna su un quaderno a quadretti, ed è andato perso in qualche trasloco, chi lo sa. Si intitolava Le Storie Incantate di DolcePrato. Dovrei cercarlo.

Intanto, faccio progetti, che anche qui sono Campionessa Mondiale. Che poi si concretizzino non è importante, di solito è d'estate che nascono le idee più belle, le cose migliori.
Così, raccolgo tutto e mi trasferisco nella stanza con la finestra bella sulle colline, e lavoro a  tante cose, e non smetto di pensarci mai, mentre riordino pensieri e cose, mentre cazzeggio che si può dire, e fra stendere e riordinare mi concede minuti sani di cose stupide e frivole ma così dannatamente salutari che fanno bene a tutto, al cuore, all'anima e al malditesta, qualora.


Riordino file e cartelle, faccio ordine dentro di me, e anche fuori,  mi sono accorta che mi hanno rubato 3 chiavette USB piene di cose che ho perso per sempre, ma non ci piango, non piango più, e mi dannerò finchè non avrò trovato questa e stamattina va così, sono frivola e stupida, ogni tanto mi perdo nei miei pensieri guardando fuori dalla finestra, oggi, risotto alla milanese, Goditi Il Viaggio, Amerai il Finale, quelli del Cornetto c'han proprio ragione.




15 giugno, 2014

Un regalo per me.

mai visti così belli.
mai visti due così.
una volta soltanto, in un'isola lontanissima, ne ho visto uno in mezzo al mare, proprio sopra la mia testa, che partiva da qui e finiva là, e lo vedevo per intero, un arco proprio, dall'inizio alla fine.
Ieri sera, dopo il delirio di lampi e fulmini e acqua, la meraviglia.
Mi sono girata, e.

Non ho mai saputo spiegare in maniera scientifica il fenomeno dell'arcobaleno, nemmeno ai miei bambini, e allora mi inventavo ogni volta delle storie bellissime, niente di preciso, Sono I Disegni Delle Fate, E' la Scia del Carro di un Principe, Lo Vedi, Sono i Pastelli per Colorare i Sogni.

Ieri sera, mi è piaciuto pensare che tanta meraviglia fosse per me. E per me sola.
Un regalo inaspettato, segreto, da qualcuno che mi conosce bene e che sa quanto mi piaccia restare lì a guardare il cielo, la luna, le stelle, il niente, e quanto mi piaccia il temporale, che ho aspettato seduta in giardino, allora, arrivi o no, perchè del temporale mi piace tutto, il prima, il durante, e anche il dopo.

Ho guardato questa bellezza finchè ho potuto, finchè è rimasta lì, appena fuori dalla mia finestra, così vicino che potevo prenderlo e legarmi la treccia, farmi un braccialetto, uno scialle, non so. E l'ho osservata mentre svaniva, mentre diventava sempre più pallido, dove vanno a finire gli arcobaleni che vanno via, c'è forse un posto dove si conservano, piegati per bene?

Mi sono beata di questo spettacolo, lo hanno visto in mille e ho pensato che fosse solo per me, chi non vorrebbe un regalo così prezioso, così esclusivo, così misterioso.

Stasera, sono ancora vicino a questa finestra.
La collina è sempre lì, ma degli arcobaleni di ieri nemmeno l'ombra.
Regali del genere non sono cose da tutti i giorni.
 Certo che lo so.

Ma non si sa mai.

13 giugno, 2014

Le BelleSere

Le BelleSere si scrivono tutto attaccato.
Sono quelle che ti succedono ogni tanto, quasi mai, che arrivano in momenti in cui tutto penseresti, tutto faresti, tranne che vestirti e uscire. Nemmeno hai bagnato i gerani, nemmeno sei uscita a buttare l'umido. E se lo hai fatto, lo hai fatto svogliata e impaurita. Torno dentro, è meglio.
Poi ti càpita che qualcuno organizzi, faccia e disfi, decida il posto e l'ora, e ti dica, Sbrigati, se tentenni e dici MaSìForseVedremo.
No. TuVieniEBasta.
Le BelleSere di solito sono quelle di inizio estate, che fa caldo sì ma quel caldo bello, si è in mezzo a campi infiniti di grano e di erba, e c'è profumo di tiglio e di foglie a caso, di fiori, di pace.
e c'è anche la luna.
Si chiacchiera fitto, si ride tanto, sono le amiche di sempre, quelle con cui dividi i guai e  le cose belle,  che ci litighi forte, che le abbracci forte uguale, che difendi, che comprendi, che sgridi a volte e che sgridano te. E che ami. E che amano te.
Si sono fatte le 11 così, a dire e dire, a raccontare, ad ascoltare, a farsi un pò coccolare da tanta pace, finalmente, da tanta semplice condivisione, da tanta vicinanza.
Se hai passato dei giorni di buio impossibile, le candele di citronella diventano fuochi d'artificio.

le BelleSere portano altra bellezza e meraviglia, portano leggerezza e stare bene.
Portano 3 micini nati nella notte vicino al tuo letto, che non ci hai dormito proprio, impegnata a rendere partecipe dell'evento tutta la Sparpargliata Regia Famiglia, e a sorvegliare con dolcezza la vita e la forza, il miracolo delle cose, la magia.

E portano parole nuove e nuove sensazioni, la quasi assoluta certezza che ce la si farà, che sarà bello e lo sarà davvero, che si prenderà certo il ritmo di tutto, che cambierà tutto e tutto resterà uguale, e che per nessun motivo al mondo si deve avere paura del buio.

Nulla più di male succederà, se avrò ancora BelleSere tutte per me.


11 giugno, 2014

Effetto domino


Faccio quello che posso.
Quello che riesco.
Un pò poco, in realtà. Raccolgo cocci, disinfetto ferite invisibili ma presenti, scopro debolezze che non credevo di avere, e, a tratti, una forza e una tranquillità preoccupanti, una specie di impallamento, se sto troppo ferma o troppo zitta o troppo calma, non è mai un bel segnale.
e' arrivata un'estate prepotente ma svogliata, non so dire, si cerca di pensare che tutto sia normale e tutto a posto, quando in realtà è tutto così confuso e incerto che non si sa da che parte voltarsi.
Si cerca di prenderla con filosofia.
E limitarsi ai primi danni, che nemmeno sono pochi.
Direi.

si decide in questo istante di smetterla di farla tanto lunga, di darsi un certo tipo di contegno, di raccogliere quel che c'è e farne buon uso, come quando rompi una collana, impossibile rifarla uguale e allora infila perline a casaccio, aggiungine di nuove, più colorate e più lucide. Trovarle non sarà difficile.

La scuola è finita.
La Liceale Innamorata vive questi primi giorni di libertà come si conviene, fra feste e piscine, con quei suoi occhi di mare più brillanti del consueto, il sorriso più trasognato di sempre, cuoricini a quintali su Whatsapp quando mi comunica spostamenti e cambi di programma.

E' tempo di esami per gli universitari, e camicie immacolate per l'occasione, Ho Rifiutato un 26, Era Facile, Voglio 30. I miei figlioli maschi sono la contraddizione, la bellezza, gli unici al mondo che sanno farmi ridere tanto, ma tanto, anche quando ho il cuore in pezzi, l'anima incerottata e mi raccontano in cucina, e mi fanno sentire chef pluristellata anche quando cucino distratta una pasta al pomodoro.
Si preparano valigie e progetti.
Troppi, forse.

Ce la metterò tutta.
raccoglierò forze e sentimento, ammucchierò per bene tutte le mie intenzioni migliori, la forza che sono stufa di avere, il controllo, la maturità anagrafica, il mio ruolo in questa casa e in questa famiglia.
Ce la farò.
Nel frattempo, mi organizzo con piccolissimi accorgimenti.
Una sera con le amiche, domani, come da tantissimo non facciamo più, previsti tacchi dodici e mojiti, ma come, la strada di dove andremo è tutta ciottoli e prato, ma non importa. Rientro previsto forse per le 22. Qualcuno azzarda le 22,30. E già, ci sembrerà di aver fatto follie.
Mi farà bene.

Faccio esperimenti su di me, sono cavia di me stessa, un topo da laboratorio, gli esperimenti vanno fatti più e più volte, alla fine, con le provette giuste, gli elementi giusti, riescono sempre.
Mi risolleverò.

Primo tentativo al mondo di effetto domino. Al contrario.

Si.PUòFaRe.

04 giugno, 2014

Come stordita.

da non farcela più
stordita, come annientata, come vinta, non so
e ci provo a scriverne, magari mi aiuta a capire, magari mi aiuta come sempre a sentirmi un pò meglio, meglio di così ci vuole un attimo, un attimo proprio, non si può andare più in basso di così
se ti alzi al mattino e trovi finestre spalancate e cassetti rovistati, perfino la scatola dei bottoni rovesciata in cucina, e borse sparite e cose che erano lì e non ci sono più
avere i ladri in casa, sapere che qualcuno ha calpestato il tuo pavimento, toccato le cose tue, salito sulle scale mentre tutti dormivano, entrato in stanze vuote e ha frugato, rimestato, e rubato, rubato tutto, rubato la tua pace, la tua tranquillità, i tuoi momenti di casa, rubato il tuo privato, rotto i gerani per scappare, perso in giardino monete e orologi, preso la tua borsa dei ferri, e buttata in un campo, e tu lì, al mattino presto, la tua borsa viola rovesciata poco lontano da casa, a raccattare la tua vita in mezzo all'erba, il rosario, la patente, i tuoi biglietti, le liste della spesa, le caramelle, che ha rubato le cose tue, i tuoi soldi, il tuo anello, qualcuno che ha camminato in corridoio mentre tu dormivi, qualcuno che ha violato la notte in casa tua, che ha rubato le cose che si possono rubare in dieci minuti, che ha spalancato tutte le finestre per essere certi di poter scappare, che ha lasciato le impronte sui gradini e si è pulito il fango dalle scarpe nel giardino del vicino, di corsa perchè il cane gli abbaiava forte.

E' successo ieri notte e adesso sto così, stiamo tutti un pò così, come feriti, come traditi, tristi e spaventati, che nessuno ha dormito ma nessuno l'ha detto agli altri, che nessuno sa dire come sta veramente, che ho pulito mille volte e mille volte sono andata a cercare nei campi se per caso avessero buttato altre delle cose mie, delle cose nostre, pezzi di vita che non servono a nessuno, che non hanno nessun valore per nessuno, se non, inestimabile, per te.

così, stamattina guardo mio marito che guarda il prato, la collina, il niente, le mani in tasca, di spalle ma immagino il suo sguardo che ho visto pochissime volte, ed è probabilmente lo sguardo smarrito che ho io, che abbiamo tutti qui,  nemmeno abbiamo il tempo di arrabbiarci o di imprecare, la tristezza non lascia spazio a niente mai.

Si va,si rimettono insieme le cose, si fa l'inventario delle cose che non si hanno più e ogni tanto se ne aggiunge un pezzo, o si ritrova da qualche parte in casa, questo non lo hanno rubato, questo c'è ancora ed è un attimo, un attimo solo.
Ho pulito fino a consumare le scale, il pavimento, la finestra, ho lavato tutto quello che c'era da lavare.
La mia casa violata, la mia anima ferita, il mio cuore a pezzi, chissà chi li guarirà mai.