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11 luglio, 2012

L'Imprevista Visita del Pipistrello Demetrio.

Notte fonda lassù, nella casa in collina. Una notte frescolina e profumata, le notti d'estate hanno un profumo speciale, non saprei dire di cosa. I figlioli maschi rientrati e la tranquillità del saperli a casa che ti fa riaddormentare beata non appena senti la chiave che gira nella toppa. Dopo qualche minuto, però, succede qualcosa. Risatine nervose, imprecazioni, sù e giù per le scale, un'agitazione diffusa. Decido perciò di andare a vedere. In corridoio i miei due figli maschi, mutandati e bellissimi, lievemente agitati. C'è Un Pipistrello Nella Stanza di Enrico, ridacchia il maggiore dei due, e socchiude la porta per farmelo vedere. Creatura. Un pupistrellino delle dimensioni forse di un croissant, forse anche meno, volava e volava in tondo nella stanza del Maturato, sbattendo vieppiù il capino ora in una parete, ora nell'altra, ora nello specchio, con un frrrr frrrrrr di ali forse un pò inquietante ma di certo non pericoloso. Belli non sono, i pipistrelli, lo sanno anche i sassi e l'immaginario collettivo certo non li fa risultare simpatici con storie di castelli maledetti, vampiri, ragnatele e affini, nemmeno Batman c'è riuscito, fa un pò te, come dicono i miei figli. Gli stessi figli che alle 4 del mattino decidevano la strategia per far accomodare fuori con grazia il povero Demetrio, questo il nome datogli lì per lì, esattamente da dove era entrato e cioè dalla finestra aperta un momento per chiudere la persiana. Demetrio aveva deciso di fare un giretto in quella stanza stranamente in ordine, con la parete verde acida e la poltrona zebrata, così, giusto per vedere com'era, non faceva proprio nulla di male. Certo, il mio figliolo non se la sentiva di reintrare nella stanza sciallo, un pipistrello è sempre un pipistrello, si tratta alla stregua di un serpente a sonagli, non c'è che dire. Sì, ma che fare? Io, genitrice, avrei dovuto prendere in mano la situazione, dacchè il mio Sposo, che il Cielo lo sorvegli, nemmeno fosse entrato il capitano Achab e tutta la Balena Bianca si sarebbe accorto di qualcosa. Non posso dire di esser fifona  ma ho anche io le mie fisse, potrei morire tra le grinfie di qualche piccione spelacchiato di Piazza del Duomo, i ragni non mi fanno alcun effetto, ma ricordo bene di quella volta che mi è preso il panico per un calabrone che mi pedinava, giuro, seguiva propro me e alla fine mi ha pure morsicato, il bastardo. Così ho abdicato. Si trattava di decidere chi doveva entrare armato di scopa nella stanza per far uscire Demetrio. Vacci tu, no vacci tu, la stanza è la tua eccetera. Alla fine, mosso a compassione e infastidito da tanto brusio in corridoio, il piccolo Demetrio ha preso da solo la strada di casa sua e solo dopo un accurato controllo, sempre armato fino ai denti di scope e cuscini, il Maturato ha potuto riappropriarsi del suo letto e il Figliolo Grande tornare a dormire. E la scrivente? La scrivente aveva già il suo piano: . domani, pulizia a fondissimo di tutte le stanze. Perchè certo niente castelli maledetti e nessun vampiro, ma a ragnatele, mi aiuti a dire, stiam messi bene. 

07 luglio, 2011

L'efferato delitto.

L'ora non è ancora stata stabilita, ma si presume risalga intorno alle 23 ora italiana del 6 luglio scorso. La macabra scoperta, accompagnata da un lievissimo disappunto e da un impercettibile bleah è stata fatta la mattina del giorno seguente, il 7 luglio, alle ore 7,30 circa, cioè oggi, cioè pochi minuti fa. Sono state rinvenute sul pianerottolo di casa, quello lindo e pulito e dove il vento tutt'al più spinge con dolcezza petali di rosa e rametti di pino, piume e penne di ogni genere, accompagnate da ossicini, qualche budella sparsa, robe così. Di zampe e becco nemmeno l'ombra. Ora. Il numero dei RIS di Parma risultava occupato, nessuno lassù nella Casa in Collina che si volesse prendere la briga non certo il gusto di occuparsi della vicenda. Si è tirato a sorte ( ma dove) ed è toccato a me. Molto bene, si disse, la mattina comincia proprio nel modo più consono, a raccogliere piccioni smangiucchiati e abbandonati come trofeo sullo zerbino di casa, quello col cuore rosso, signora mia, ha presente? Ben perciò, proseguì, se s'ha da fare, che si faccia e alla svelta, così non ci si pensa più. Armata di alcool, disinfettanti vari, mi mancava il napalm ma in dispensa la boccettina era vuota, ho cancellato ogni traccia del povero animale. Non senza schifo, mi si comprenda. Il maggior indiziato, autore di tale scelleratezza è lui, Philadelphia, il candido gatto di casa, già iscritto nel registro degli indagati e in attesa di essere sentito dagli inquirenti. Latitante e contumace, dacchè ha fatto perdere le proprie tracce, e sì che era stato visto dormire beato sulla corteccia di pino delle rose e dopo un attimo, sparito, visto l'aria che tirava. Molto bene, si avvarrà della facoltà di non rispondere. Nel frattempo, lassù nella Casa in Collina la giornata inizia benissimo, la colazione si farà un'altra volta, è la quindicesima volta che mi lavo le mani anche se indossavo dei guanti a cuoricini che erano un amore e che ho buttato nell'indifferenziata. E pensare che io, di sangue di piccione, conoscevo soltanto i rubini. "Sic transit gloria mundi", chi è che lo diceva?

11 maggio, 2011

Rose su rose.



Il cucù stamattina non la smette di chiacchierare, e nulla ci sarebbe di male in fondo, fa il suo mestiere, cosa vuoi mai che faccia un uccello chiamato cuculo, se non fare cucù? Sì, ma a tutto c'è un limite e una decenza, è dalle cinque che la mena, si può dire? sì, non è mica una parolaccia, uno che la mena vuol dire uno che scoccia, che continua a fare la stessa cosa e dà fastidio, riesco a spiegarmi. Personalmente non ho proprio nulla contro il cucù e nemmeno contro le civette e i gufi, ma stamattina avevo sonno e tutto 'sto canto ossessivo, cucù-cucù-cucù mi ha lievemene alterato.Lievemente solo. Bonjour, si disse quando anche il primo figliolo scese le scale. Bonjour, disse alla Princi che camminava ad occhi semichiusi. Bonjour, disse all'Illustre Sposo già sul pezzo da un bel pò, forse il pennuto malefico che ha svegliato me, ha svegliato anche lui, chissà. Fatto sta ed è che è una bella mattina di maggio, che si vede bene che è maggio per una serie di bei motivi che ognuno può trovare nel suo quotidiano. I sandali, i fiocchi dei pioppi nel viale in città, le biciclette, la fine della scuola tra un mesetto o poco più. Al mare non si ha ancora tempo di pensare, o forse sì, qualche volta di sfuggita, ma ancora troppe sono le cose da sistemare, figliolanza e lauree, esami,  impegni del Regio Sposo, progetti della scrivente che non è che siano proprio cose da nulla, insomma, alla fine tutto andrà a posto magicamente come ogni volta, come se qualcuno all'improvviso spargesse una polverina misteriosa e luccicante, voilà, tutto quadra. Nel frattempo, proprio perchè di maggio si tratta, io mi porto avanti con le rose. Le mie rose danno il meglio di loro stesse medesime se colte al massimo della fioritura, e sistemate con grazia nei vasi della Nutella conservati durante tutto l'inverno. Se riciclar si deve, che lo si faccia con buon gusto e la forma del vaso della Nutella, un pò schiacciato e oblungo, è proprio quel che ci vuole. In una mattina dove si è deciso di fare unicamente cose gradevoli,  almeno finchè si può, un'occhiata all'aiuola armata di forbice per cogliere  qualche rosa freschissima, è gran cosa. Chi giura di avermi visto guardare in sù con aria sibillina, a scorgere tra il fogliame il becco del cucù, si metta l'anima in pace. Ho una pessima mira, il cucù è salvo. Almeno per oggi.

27 aprile, 2011

La civetta.

Di preciso non saprei dire dove viva. Di certo non  sul ciliegio del pratino, e nemmeno sugli alberi oltre il cancello. Direi piuttosto sui pini del Prato Grande, è da lì che arriva il suo canto ogni sera, ogni santissima sera, a partire dalla seconda metà di aprile, e sempre intorno alle 22, 30, minuto più, minuto meno. All'inizio non mi piaceva. Mi avevano insegnato che il canto della civetta portava uno sgarro ma uno sgarro, e quindi a sentirla immaginavo che terribili flagelli si sarebbero abbattuti su di me e sulla mia famiglia. Ma poi, avendo scelto di condividere il percorso terreno, il desco, il talamo e tutto il resto  con un uomo di fine pragmatismo e di ingegneristica praticità, ho ragionato. O meglio, Lui mi ha fatto ragionare, sostenendo che, tra le migliaia di famiglia che udivano il canto della civetta, laddove pure portasse sfiga, cosa peraltro priva di ogni fondamento scientifico, perchemmai la sfiga avrebbe dovuto abbattersi proprio su di noi? La cosa mi tranquillizzò. Col tempo poi, ho imparato ad amare questo canto malinconico, questo ritmo incessante ma delicato, impercettibile, che mi fa sentire a casa, ma la mia casa a primavera, la mia casa di sera, a primavera, la mia casa di sera, a primavera mentre sto per dormire.  E alla fine, mi piace anche quella faccia che ha, gli occhi sbarrati, quel ciuffo buffissimo, quel becco adunco. Ho fatto incetta di anellini da pochi dollari e ciondoli con gufi e civette che dividerò con la PrinciRedenta. Insomma, ho fatto pace con la civetta. Così dicendo uscì e un vaso di gerani la colpì, cadendo da un davanzale. Dannatissimo animale, mormorò fra sè prima di perdere conoscenza, mi sa che stavolta  il Sommo Regio Sposo ha sbagliato.

17 settembre, 2010

L'invasione dei Grilli.

Se ne trovavano un pò dovunque. Sul tappetto, negli angoli, sui gradini delle scale. Qualcuno aveva perfino organizzato un rave party nel lavandino. Da dove venissero, nessuno lo sapeva. Nè dove andassero. Certo, in una casa in collina, non era raro trovare qualche ospite non umano, ragni e coccinelle e api e lucertoline. Ma i grilli, questa volta, avevano fatto un piano, decisi ad invadere con grande spiegamento di forze la Casa Lassù. Non erano fastidiosi. Li trovavi, dicevi, toh guarda, eccone un altro, e la faccenda finiva lì. Non erano pericolosi, nemmeno brutti, alla fine. DI ucciderli, proprio nessuno se la sentiva. Ma la domanda era Perchè Così Tanti? Difficile dirlo. Ma ciascuno degli abitanti la Casa, aveva una sua personalissima teoria. I maschi dicevano essere creature aliene, che ce lo si doveva aspettare prima o poi, e che il 2012 era vicino e bla e bla, terrorrizzando la Candida Princi, un pò per vero un pò per finta. Il Capitano non aveva opinioni a rigaurdo, anzi, non che gliene importasse granchè alla fine, lui nel tempo libero divide le acque e moltiplica pani, che vuoi che gli cambi   una manciata di grilli sparsi per casa  Ma c'era chi si faceva domande più mirate, chi aveva messo a punto una personalissima teoria. Nascosto fra tutti i comuni i grilli di casa ve n'era uno speciale, proprio Lui, il Grillo Parlante, che era venuto in visita alla Scrivente. Non che se ne sentisse il bisogno, ma il buon Grillo aveva visto da dentro il Libro che qualcosa non funzionava a dovere, e in men che non si dica era scivolato fuori, salito le scale davanti alla lavanderia e si era appostato, pronto per affrontare la Scrivente e finalmente parlarle. Cosa avrebbe mai da dirmi un Grillo Parlante, in cosa sono mendace, quale colpa ha la mia povera coscienza, da cosa mai dovrò essere salvata o messa in guardia. Non lo so. So soltanto che a me, 'sta storia dei grilli che mi girano per casa non mi piace nemmeno un pò, e ci ho provato a vederci il bello, la natura e robe del genere, ma mi sa che domani prendo il Folletto e li aspiro tutti, e se il Grillo parlante c'ha qualcosa da dirmi, bene, che lo faccia ora, che domani, caro il mio Grillo, è troppo tardi.

24 maggio, 2010

Il Ragno Ingegnere.

Deve averci lavorato tutta la notte, ieri non c'era, potrei giurarlo. E sì che siamo andati sù e giù per il pratino e poi ancora più fuori nel prato grande, coi cani e la Princi e la sua Rivoluzione Francese, e  le Regie Vicine e i bambini delle Regie Vicine, è così bello avere bambini al seguito, non mi sono ancora disabituata , e c'era anche una festa di compleanno improvvisata, proprio lì ai ciliegi, un telo per terra e il sole, quanto sole. Il Ragno Ingegnere che abita il pratino stanotte ha lavorato come un matto e ha compiuto un miracolo di stile e perfezione, ed ha perciò tutta la mia stima più profonda, la più sincera a formularsi. La colazione di questa mattina è stata velocissima, c'è già un bel via vai nella Casa in Collina, il lunedì mattina, ma è il via vai che mi piace di più, quello della fine d'anno, quello che sembra già un pochino vacanza, non so bene come, che alla vacanze manca un bel pò, ma si fa bene a pensarci di già. Inizia una settimana di quelle speciali, la ur-settimana, che sabato, signora mia, mi aiuti a ricordare bene che cosa succede, che siamo tutte agitate e indaffarate e siamo qui che ci scriviamo e chiamiamo e ci troviamo a casa di una o dell'altra a fare delle cose, a stampare e rilegare e perfino l'Illustrissimo Isoscele ci mette del suo che questa cosa gli piace. Noi si lavora un sacco, si fa e si disfa, di piccole cose, s'intende, che  fanno bene all'anima, però, e che settimana inizia questa mattina, sù che non c'è più tempo di stare lì a guardare la ragnatela, e coraggio che di lunedì mattina ci si trova a ridosso del mercato, e prima si deve trovare un senso a questa casa, che un senso proprio non ce l'ha, che la Rivoluzione Francese mi sa che si è spostata dal libro della Princi al salone e alla cucina, e allora e perciò, mi sa che dovrò fare come il Ragno, io che ingegnere proprio non sono, ma di quelli, signora cara, ne ho che avanzano, mi aiuti a dire.

18 aprile, 2010

Aggiornamento, sigh.


Nonostante le amorevolissime cure, il latte speciale, le telefonate al veterinario, la cuffia di lana che era diventata la sua tana, le coccole, le carezzine sulle orecchie invisibili, il coniglietto Giulio è nel Paradiso dei Coniglietti. Il dottore aveva detto che era pressochè impossibile che potesse resistere senza la mamma, ma noi ci abbiamo provato, anche a cercarla, di qua dalla siepe e anche di là, in fondo al pratino, sotto il ciliegio, ma nulla. Ciao ciao, coniglietto Giulio, io non ero la signora McGregor e mai e poi mai avrei fatto di te un pasticcio di coniglio. 

'Now my dears,' said old Mrs. Rabbit one morning, 'you may go into the fields or down the lane, but don't go into Mr. McGregor's garden: your Father had an accident there; he was put in a pie by Mrs. McGregor.'  Beatrix Potter, The Tale of Peter Rabbit.

16 aprile, 2010

Il coniglietto Giulio.

Lo sapevo che non sarebbe stata una mattina come le altre. Così come sapevo che l'abbaiare petulante di Tiffany  non era così normale e che così stizzosa e preoccupata non l'avevo mai sentita. Sulle prime mi sembrava un topo. Io non amo i topi, non ho mai letto Topolino, non ho nemmeno il mouse. E già pensavo a chiudere le porte, perchè quel fagottino beige rintanato lì, fra il vasetto del basilico e quello delle rose, con abile mossa avrebbe potuto entrare in casa, e lì sì, ci sarebbe stato da ridere. Poi. Avvicinandomi con circospezione, quale non fu la mia somma sorpresa a vedere quelle due orecchiette puntute, e quelle zampine rosa confetto e quel codino già accennato, un minuscolo ciuffetto candido. Un coniglietto! Minuscolo, appena nato, forse, con gli occhi ancora chiusi, ma che respira e mi succhia il palmo della mano. Che fare? Ho prontamente chiamato l'Amica del Villaggio, la più vicina, al momento, ho anche pensato a scomodare quella delle Provette, ma a quest'ora Ella ha a che fare con gli umani, altro che coniglietti persi nei giardini. L'ho subito immortalato, appena prima di costruire per lui una casetta calda, dentro a una cuffia della Princi, con una tonnellata di cotone tutt'intorno che non gli faccia sentire la mancanza della mamma e lo faccia stare al caldo. Resta da capire cosa dargli da mangiare, se riportarlo in giardino, dove forse lo stanno cercando, o magari la sua casa è sulla collina e allora l'affare si complica, chi mai troverà la tua casa, coniglietto Giulio, nella sterminata collina dietro a Villa Villacolle. Per ora potrai stare con noi. Ti nutrirò col trifoglio, mi han detto, niente latte che è veleno per i coniglieti disubbidienti come te, che forse disubbidiente non sei nemmeno, ma è stata lei a sottrarti alla tua casa, per avere un amico con cui giocare, mi sa. La saggia Beverly annusa e sta zitta. Il gatto transgender guarda la scena con aria di sufficienza e torna a sonnecchiare sotto il rosmarino fiorito. Vado a documentarmi. Dovrò trovare delle more, è questo che recita il Sacro Testo. Ma come, quale. La Storia Di Peter Coniglio! Ci ho tirato sù un Giurisprudente, vuoi che non ci riesca con un Giulio?

17 novembre, 2009

Tiffany scopre i cavalli.

Deliziosa lo è. Un pò petulante, qualche volta, dispettosissima, snob, principessa, altezzosa. E bella, bella da morire. Stamattina, nella quasi quotidiana passeggiata sulla collina, questa cosa che non è cane, non è gatto e che non sa nemmeno lei bene che cosa è, ha scoperto i cavalli. Ed è, com'è ovvio che sia, uscita di senno. Ora, vàlle a spiegare che i cavalli sono mansueti sì, e se ne stanno lì nel loro recinto al maneggio ai piedi della collina, belli e pacifici a brucare l'erba con la rugiada, che si sa, è quella più ambita, ma che se si imbizzarriscono, i cavalli medesimi, e si stufano di avere intorno un fagotto di pelo che abbaia e abbaia, essi, appunto, ne possono fare polpette di un Cavalier King petulante. Nulla. Non ha voluto sentire ragioni. E ci ho messo una buona mezz'ora a chiamarla, e richiamarla, e a dire, Dai, Che Ho Freddo e devo tornare in casa, perchè il giro in collina si fa vestiti da casa e col piumino, senza calze, ovvio, e c'è la rugiada e la brina e sì che affondo la faccia nella sciarpa ma non basta. E allora, sbrìgati, cagnino minuscolo che scompari nell'erba alta, e che corri, corri, con le orecchie che ti girano a elica, guarda che ti dà una pannocchia, non erano la tua passione, fino a due minuti fa? La mattina volge al termine, si è fatto molto, in verità, progettato, scritto e persino, bleah! stirato e una mezz'ora persa nel Prato Grande, con l'erba bagnata, le foglie cadute e un cielo discreto, ma dimmelo tu che male può fare.

05 novembre, 2009

Tiberio, il coniglio.

Non è mistero, le mie colazioni sono spesso affollate. A parte gli umani che condividono con me la casa in collina, e che sono, diciamo, una discreta quantità, ho una serie di animale e animaletti di varia foggia e dimensione, specie di appartenenza e genere, scelti, come cani e gatti, e imposti dalla natura circostante, e ivi si leggano ragni, cimici, e coccinelle, dacchè in collina siamo e non a Manhattan. Serpenti a sonagli e tarantole ancora no, per fortuna. In realtà, la natura impone anche una serie di deliziosi esserini, pettirossi, uccellini variopinti, gazze ladre e loro, i coniglietti. Ne avevmo adottato uno, tale Tiberio, anni fa, da quando una sera ne stavo per fare un pasticcio di coniglio sotto le ruote della macchina e giuro, non avevo cuore di scendere a vedere cosa fosse successo, e lui se ne stava lì, illuminato dai fari a due millimetri, o forse cinque, non so, e i bambini piangevano dal sedile dietro, Ecco, E' Morto, Mamma, ma non che non è morto, e mi sono sentita una delinquente anche solo per aver rischiato di. Comunque, tutta queta manfrina per dire che Tiberio era vivo e vispo, e da allora, ogni coniglietto che incontro sulla strada di casa è sempre Tiberio, anche se sono passati una decina d'anni, e quello che incontro sarà il bisnipote del bisnipote di Tiberio, ma ha sempre la sua codina bianca a ciuffo e allora come fa a non essere lui. Stamattina, caso raro, ne è entrato uno in giardino. Ha passeggiato un pò sulle foglie del pratino, e guardava dai vetri, non so se me e il mio Sposo a colazione, o se mi è sembrato soltanto, ma insomma, era lì. Lì per lì ho smesso un attimo di respirare, mi veniva da dire Siamo Al Completo, ma avevo un musetto così buffo e quell'espressione da saputello che hanno tutti i coniglietti che mi è venuta voglia di aprirgli la porta. Ma si sa, i coniglietti, sono dei fifoni, ma dei fifoni, e appena mi sono avvicinata se ne è andato a gambe zampe levate, spaventatissimo, forse da me, scarmigliata o dal mio tintinnare di campanelli e ferraglia, la stessa che mi fa stare un buon venti minuti al metal detector degli aeroporti. Tiberio, o chi per esso, si è dissolto nella nebbia a piccoli balzi furtivi, ma spero che mi faccia di nuovo visita, un giorno o l'altro. Per allora, sarò preparata: un velo di gloss e niente braccialetti. AI coniglietti, si sa, il rumore dà noia. E anche agli sceriffi del metal detector. Mi sa che dovrò rivedere la chincaglieria che indosso.

23 agosto, 2009

Presenze.

Nemmeno ho il coraggio di mettere una foto vera. Meglio un disegno. Ho visto un topo. Che detta così non è che sia una notiziona. la cosa sconvolgente per me è che l'ho visto, e mi vengono i brividi, nella mia cucina. Cioè, non proprio nella mia cucina, è complicato da spiegare, questa casa è complicata per come è fatta, forse perchè complicati son gli essere umani che la popolano, alla data. Una specie di ripostiglio, ma situato in alto e alle spalle di chi lava i piatti, per dire. E subito lì di fianco una finestra di vetro a lamelle, si aggiunga. Ecco. Lui usciva di lì e passava di là. Ieri sera, dopo la cena di tredicì, dove ognuno porta qualcosa e poi tutti ti aiutano a sparecchiare e se ne vanno coi Tupperware ancora caldi di lavastoviglie. Mezzanotte passata da un bel pezzo, dove vanno i topi a quell'ora, e soprattutto, che diavolo ci fa un topo in casa mia, nella mia cucina. La risposta è più che semplice, siamo in un bosco, fuori è tutto un fitto reticolo di lentischi e mirti e bacche e cespugli e rocce, e cinghiali, e poi ci sono le case vuote, se passi dai tetti puoi guardare dentro tutte, questo villaggio è fatto così, l'Architetto lo ha pensato così ed è per questo che ci piace tanto. Vabbè. Ma intanto il topo l'ho visto io, non che mi abbia guardato, questo no, non avrei sopportato quello sguardo falso e quegli occhietti piccoli, no, gli ho soltanto visto il sedere, e la coda, Gesummaria, la coda, che è quella che mi turba di più in assoluto. E tutti a dirmi, ma dai, non fare troppe scene, in fondo è uno scoiattolo senza coda, una specie di criceto, la coccinella, non è forse uno scarafaggio con un vestito a pois? Com'è, come non è, non ho mica dormito tranquilla. Psicotica? Disturbata? Fobica? E chi lo sa. Solo, a me gli scoiattoli non sono mai piaciuti e i criceti lo stesso. Studierò il modo per eliminarlo, che non sia crudele, certo che no, ma questa convivenza, mi aiuti a dire, proprio non la sopporto. E nel frattempo, per mettermi il cuore in pace, mi guarderò di nuovo Ratatouille. Ma non servirà, lo so.

06 luglio, 2009

Il bacio.

Paparazzati al largo di Ermoupolis. Si erano conosciuti qualche giorno fa, nel porto di Santorini, si erano frequentati per qualche ora, scorrazzando sù e giù per il pontile e guardandosi languidamente dalle rispettive postazioni, lui, tale Snoopy, abbaiando, lei, la nostra Tiffany, a frignare, capricciosa, a guaire e a fargli gli occhi dolci. Oggi,si sono incontrati di nuovo, verso l'ora di pranzo, al largo di una candida spiaggia, più o meno deserta. Lo abbiamo ospitato per un pò, poi, temendo il peggio, lo abbiamo riconsegnato ai suoi legittimi proprietari. Un'altra storia d'amore in famiglia. Ma come, non ne avevo già abbastanza di quelle dei miei figli?

05 luglio, 2009

Un osso a Ios.


Si è scorrazzato in lungo e in largo con quelle motone a quattro ruote, non eleganti ma così buffe, un pò sidecar in verità. Si è saliti sù fino alla città vecchia, dove si cucca alla grande, dicono i Liceali, da dove ci si può beare di uno spettacolo di mare e rocce e colori e correnti che a disegnarlo non è poi così semplice. Alla fine, la pace. Si è così architettato un piccolo beauty, dacchè il più peloso dei componenti l'equipaggio, quella con gli occhi umani e in naso a Morositas, necessitava di un piccolo gadget da apporre al suo guinzaglio. Detto, fatto. In poco più di mezz'ora ecco creato per Lei, un osso di cotone dove riporre i suoi aggeggi. L'occorrente per incipriarsi il naso, per poter conquistare con un solo sguardo tutti i cani del porto, una spazzola speciale per le lunghe orecchie fuori scala, per renderle più soffici e fluenti. In realtà, questo osso di KrisKnits contiene soltanto i suoi sacchettini. Una vera principessa sa bene che non si deve lasciare traccia alcuna. E ci vuol classe, anche lì.

11 maggio, 2009

Wanted.

Ci ha conquistati un pò tutti, primo in assoluto il mio Illustrissimo Sposo Adorato e Glorificato. Ha una faccia buffa, è dolcissima e dispettosa, capricciosa e adorabile, tenera e vivacissima. Poichè ci seguirà ovunque, date le sue ridotte dimensioni, una specie di gatto che abbaia, avrà i suoi bei documenti, perchè noi, si sa, si fan le cose in regola. E questa la foto tessera da apporre al suo passaporto, che mai si dica che il nostro cane è clandestino, di questi tempi poi, mi aiuti a dire. Restano un mistero le impronte digitali. Ma per allora, ci si sarà attrezzati.

12 marzo, 2009

Stremata.

Dopotutto, ha solo cinque mesi! E non è mica abituata agli impegni mondani, certo che no. E poi, non ha il permesso di uscire dopo una cert'ora e al pomeriggio deve fare il sonnellino, per forza di cose. Ma oggi era una giornata speciale. Sì, perchè oggi, verso l'ora di pranzo o poco più, la piccola Tiffany ha avuto in dono, meraviglia, un collare! Di ottima fattura, manco a dirlo, di grande eleganza, un rosa fiordipesco, mi aiuti a dire, con una piccolissima charms a forma di osso, e tutto intorno una fila di ossicini tuttitempestati di pietre preziose. Idem dicasi per il guinzaglio, rosa anch'esso, ma tuttotempestato di perle di fiume e diamanti purissimi. Non credo che abbia capito bene lo scopo di tali aggeggi: tanto per cominciare non ha gradito il collare, si strofinava contro le poltrone e si strusciava sul pavimento, pensando, ma che diavolo di roba è questa qua. Per le lezioni di guinzaglio, poi, servirà un addestratore pluridiplomato: non le sta in testa che il guinzaglio si deve lasciare dov'è e non tenerlo in bocca durante la passeggiata, mordicchiarlo e tirandolo di qua e di là, sennò tutte stè pietre preziose mi si staccano e si perdono e allora, l'effeto glamour va a farsi friggere. La piccola Tiffany ora dorme beata, stremata dalla cerimonia di consegna del primo collare della sua vita. D'altronde, con un nome così, mica potevo continuare a fargli i collarini all'uncinetto! Quelli, si fanno al gatto!

23 gennaio, 2009

Popcorn e pettirossi.

Giusto per non farsi mancare un bel nulla, lassù, nella casa in collina, si è anche pensato, ma perchè no, già che ci siamo, sfamiamo anche la colonia dei pettirossi che abita da mesi ormai il ciliegio del giardino e forse anche il pioppo laggiù. Si sa, il pettirosso, Federico fu il primo della stirpe, è un grazioso uccellino dal petto amaranto, che cinguetta con grazia, che non si fa più impensierire dai gatti di casa, sebbene il suo modo di porsi sia sempre guardingo e molto prudente. Si sa che il pettirosso zampetta con leggiadria sul terrazzo, muove il buffo capino e a volte sembra propio che guardi dentro, attraverso i vetri, e chieda, Beh? Stamattina Ancora Nulla? Si sa anche che il pettirosso è voracissimo, mangia con forte appettito, c'ha lo sbrano, per dirla tutta, ad ogni ora del giorno. Per mantenere il suo mantello di quel bel color rubino, un bordeaux Gucci, via, ho trovato nel negozio di animali una specie di becchime apposito, rosso, appunto, che cade giusto giusto a fagiuolo, cibo specifico per questi esserini glamour. Ma quale non fu la mia sorpresa, giorni addietro, nel constatare che, nella nostra fornitissima dispensa, per umani, animali e alieni, qualora, il suddetto mangime era terminato. Cosicchè, ingegnata che mi fui, un barlume si accese: con il rapido e preciso aiuto dell' Illustre Sposo, ho messo a punto una reticella colma colma di popcorn, recuperati da un sacchetto semiaperto, abbandonato nei meandri di uno scaffale, dietro ai succhi di frutta e alla cioccolata in tazza, aperto da chissà chi e da chissà quanto, un pò, a giudicare dalla consistenza, gommosa e schifosetta, dei suddetti. Ben perciò, mi sono detta, per gli umani schizzinosi il popcorn mi va croccante, non già molliccio. Che male c'è a regalarlo agli uccellini? Loro, hanno gradito. Non so se il loro personal trainer sarà tanto d'accordo: in effetti ho visto qualcuno di loro leggermente appesantito, ma non andiamo tanto per il sottile: una bella volata nel sole, quando arriverà, e tutto verrà smaltito. Per ora, che divòrino i popcorn e vivano ben pasciuti, felici e cicciardi. Villa Villacolle, Allevamento Pettirossi Giganti. Beh, potrei farne un bisnes. :-)

23 dicembre, 2008

Cicciona.

E' il delirio. Tutti in casa abbiamo perso la testa per lei, per quelle sue orecchie interno radica, per il nasino di liquirizia, per quei dentini affilatissimi che hanno già rosicchiato nell'ordine le cuffie dell'iPod, un libro sotto l'albero, un numero imprecisato di pupazzini gentilmente offerti dalla Princi. Tutti tranne Lei. Che è altezzosa e spocchiosa, gelosissima fino alla nausea, palesemente indispettita da questo inaspettato arrivo carico di energia. Che fare? Passerà, mi dico. In fondo, ho gestito arrivi ben più complicati, quelli degli umani, intendo, che fra fratelli e sorelle di arrivi ne abbiamo avuti più d'uno, mi aiuti a dire. Nel frattempo, tutto procede con calma surreale nella casa in collina, ove ci si accinge in grazia, letizia e concordia a celebrare il Sanitissimo Natale. Vacanze iniziate, odore di pino, finto, lo sa? mi hanno regalato uno spruzzino che sparge odore di abete, dacchè il mio albero, lei lo sa, è vero sì, ma non è mica un pino, Colazioni protratte, film alla tv, calate cittadine per sbrigare le ultime faccende natalizie, consegnare gli ultimi regali quelli trasportati per giorni nella borsa, e cosa importa se il nastrino è un pò sceso, basta il pensiero, non è vero? Così, in questa immensità di renne e mangiatoie, di luminarie e bancarelle, zampognari e babbinatali, si procede con ordinata lentezza verso il 25. E la prossima volta che sento Irene Grandi che miagola Coooool bianco tuo candoooor, giuro, spacco la radio a martellate. Con l'approvazione delle renne che nemmeno loro ne possono più.

10 dicembre, 2008

Devo spiegazioni.


E' una specie di fagotto. Un gadget. Una cosa di pelo liscissimo, ha per naso una Morositas, le orecchie pendule, gli occhi dolci e un pò così, come a dire, fate di me quello che volete. La cercavamo da un pò, volevamo un cucciolino da accudire, dacchè non c'è molto da fare in una casa come questa, ed è tutto uno sbadiglio e uno zapping e un darsi lo smalto e farsi la piega. In realtà, è un regalo di Natale, il primo fatto e ricevuto. E' un cucciolo buffissimo di Cavalier King, una specie di Lilly e il Vagabondo, mi dicono. So bene che è una cosa da folli. So bene che tutti mi dicono CheCoooooosa? Un altro cane? No in verità non è mica un cane, questo qua. E' un giocattolino, un peluche, a metà tra un neonato e un Nintendog, è tutto bacini e leccatine e sguardi languidi e coccole, e nanne lunghissime in braccio a questo e a quell'altro, vero è ben che non le manca la compagnia, qui dentro. Lei, che ha nome Tiffany, ha due mesi appena, e ci ha fatto uscire di senno un pò tutti, il Giurisprudente compreso, che ha buttato alle ortiche la sua fama di bello e impossibile e si sdilinquisce con questa piccina in mano. Gli altri animali di casa non fanno una piega. Beverly la annusa e ci guarda, come a chiederci Ma Che Cos'è? salvo poi spingerla col muso per aiutarla a fare le scale. I gatti, beh, nemmeno loro hanno capito che è un cane, nella stessa uguale misura in cui Tiffany ancora non ha capito che loro sono gatti, nemici storici, a cui ringhiare, a cui fare gli agguati, ma coi quali lei, per il momento, vuole solo giocarci. E noi qui, il mio Sposo soprattutto , a studiare tabelle di alimenti, e di aumenti di peso, esattamente come se fosse un figliolo, solo, un pò più peloso, sdilinquito, pure lui. E il Junior Ing. che chiama per sapere come sta, il Liceale che si addormenta con lei sulla pancia, la Princi che le suona Mozart. Fuori la neve e il gelo, qui appuntamenti per vaccini e microchip, e lezioni di buone maniere, una cena per duemila sabato prossimo, una tonnellata di regali ancora da fare e deliri vari ed eventuali. Per il resto tutto bene, grazie.

25 giugno, 2008

Il salvataggio.

Niente o quasi succede in questi giorni di simil vacanza cittadina. Tranne il girare come una trottola per risolvere alcune incombenze, e di fretta, sa? chè ho da chiudere casa e raggiungere l'Isola, qualche figliolo resta ma il ricongiungimento famigliare avverrà presto, in fondo. Il Quasi Maturo finirà ben questa kermesse di appunti e di crediti e di prove e di tesine e di erroracci ministeriali da segnare con la penna rossa. Io qui, in realtà, dirigo. Smisto. Il traffico della Princi, da e per case delle amichette, il viaggio da e per i lidi casteggiani, Reale Ospite di una zia nemmeno adottiva, nemmeno acquisita, ma più preziosa di una Kelly rosa pastello. E mi accingo, vieppiù, ad accantonare cose da portar via, libri che voglio leggere, stirare parei ed altre amenità. Ma ieri, nel nulla agitato di questi ultimi giorni, un flebile cip cip che assomigliava più ad una suoneria di un telefono che ad un verso animale, ha catturato la mia attenzione, dacchè mi accingevo con rara maestria ed equilibrismo ad aprire la porta di casa, con circa 6 tra borse e zaini appesi alle mie stanche braccia. Il flebile cip giungeva, già rassegnato, dal locale caldaia. Che fare? Chiamati a raccolta i figlioli, che il Quasi Maturo ben se ne è guardato di aggiungersi alla squadra di Pronto Intervento, la PrinciAnsiosa, il Liceale e la medesima ecco che aprono con cura la porticina della caldaia.E quale non fu il loro stupore nel vedere, appallottolato in un angolo, un uccellino grande come un'albicocca, pennuto e morbido, con un faccino spaventato e lo sguardo colmo di disappunto per trovarsi, non già nel confortevole patrio nido, ma in un orrido, buio luogo, tra il sacco del terriccio e l'antipidocchi pe le rose. Il LicealeCuor Di Leone ha fatto il primo passo: lo ha raccolto con la tenerezza che è sua e cercava di capire con sguardo da primario se necessitasse di qualche ingessatura, steccatura o bendaggio. La PrinciCrocerossina gli carezzava il capino, ben attenta a scansare Philadelphia che si sa, è un cacciatore provetto. Com'è, come non è, lo abbiamo adagiato, spaventato e riconoscente nella gabbietta del gatto posta ad altezza di sicurezza e questa mattina, meraviglia, se ne era volato via. Non dopo aver spazzolato tutto il mangime del pettirosso che, secondo le regole dell'ospitalità, gli avevamo offerto per rifocillarlo. Va bene, lui era un passerotto e non un pettirosso, ma i passerotti non vanno mica tanto per il sottile, sa?