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27 marzo, 2008

Ode all'Amica delle Perle (caduta da cavallo).


Il minimo che potessi fare, scomodare Ugo Foscolo, e con un minimo di licenza poetica, dacchè la mia fulgida amica non è caduta da cavallo, ma ahinoi, da un più banale marciapiede. Ella soffre. Trovate nell'uovo di Pasqua due orride stampelle e un'arrabbiatura con venticinque zeta. Lei, così solare e frizzante, Lei sempre in giro a curiosare, chiacchierare, comprare, già, a quello non ci ci sottrae mai, signora cara, la vita è così breve e che cosa sarà mai un cappottino smilzo che ci sta un amore di fronte all'Eternità? Ella soffre. Sprofondata in cuscini di trine e merletti, con quel sorrisetto da ragazza impertinente trasformato in una smorfia di noia e disgusto, che impreca verso il fato avverso e la malasorte e a quel malefico marciapiede che La costringe, temporaneamente ad una immobilità forzata. Deh, mia Preziosa Amica, non si butti giù in cotale modo, non è da Lei. Le Amiche, quelle che accorrono alla bisogna, son qui per aiutarLa. E poichè Ella ancora non riceve, che ancora la servitù è lì che sbatte i tappeti ed Ella non si sente in forze per affrontare lo scalone del '600 che la separa dalla sua cittadina, beh, detto fatto, si procuri un Pc. E si porti non già la cittadina, ma il mondo intero nel Suo letto di dolore. Tanto per cominciare dia una scorsa ai quotidiani e a un pò di gossip, del quale Ella, mia Lucida Amica è Dea incontrastata e superba. Guardi un pò per bene come la Carla Bruni ha scimmiottato Jackie nel look per il suo viaggio londinese. E poi, una spolverata di politica, niente figlioli all'Alitalia, per par condicio lui che non porta la fede e poi fine. Direi che con la cultura può bastare. Da qui, si svaghi. Cerchi schemi di maglia per tenere occupate le Sue illustri, operose manine, confezioni per le sue Mirabili Figliole un gonnellino traforatissimo per le serate al mare, previa, ça va sans dire, approvazione dai rispettivi Fidanzati. E compri, compri, compri, Dama Venerabile dello Shopping Estremo, chè le fanciulle di Zara, vagano meste sul Corso in cerca del suo viso tra la folla, che son giorni tre che non si presenta alle loro casse. Per non parlare delle Sister Berry, orsù, non le faccia stare in pena, un pantalone estivo ben nasconderà l'odioso ematoma, a patto, come non pensarci, che non sia Capri. Lei ordini al telefono. Io le farò una panoranica della vetrina, gliela invio col Blackberry in tempo reale, ed Ella riemergerà dal noioso staro malaticcio e imprecante e rifiorendo a nuova, beata vita. Quando poi anche la pratica dello shopping on demand L' avrà annoiata, beh, può sempre impiegare il Suo tempo a lucidare le perle. Fino a dopodomani, stiamo a posto.

18 marzo, 2008

Da curare.

Belli da morire. Così, a manciate, tutti insieme, assolutamente inutili perchè troppo grossi o troppo piccini, ma lucidi, nuovi, mescolati, spaiati, trasparenti e viola, viola, viola. Li ho comprati per pochi euro e adesso eccoli qui, arrivati puntuali dentro una busta con le bolle, ben divisi nei loro sacchettini un pò polverosi, forse arrivano da un cassetto che sa di stantio, di una merceria che sa di stantio anche quella, ne abbiamo una in città, ancora con il metro di legno, la proprietaria che ha l'età degli scaffali, lenta come la Quaresima, che vende le calze alle dame che a nominar loro Calzedonia fanno una smorfia di disgusto. La merceria che vende la qualunque cosa.Le scatole degli spilli. E i giochi di ferri per fare le calze. E l'elastico per le mutande, c'è ancora qualcuno che cambia gli elastici, o meglio, che usa mutande cui si cambiano gli elastici, non è mica da tutti, sa? I miei bottoni sono qui, dentro al vasone della marmellata debitamente ripulita, faranno compagnia a quegli altri che ho comprato tempo fa. Bottoni, che grandissima magia infilarci la mano, fanno un rumore che non si descrive, non sai se sia come di monete, o di sassi o di tutti e due insieme. Una gioia per gli occhi. So già che qualcuno lo userò, inventerò delle cose carine, impreziosirò i miei famosi portafazzoletti che vanno a ruba fra le mie amiche, uno per colore, regalati, per forza, mica venduti, non si vendono le cose alle amiche, si regalano eccome. Anzi no, mi faccio dare 50 centesimi, i fazzoletti, si sa, portano sgarro, anche quelli di carta a quadrettini, con le farfalle, le caramelle o i disegni di Klimt. Adesso, resi più cool da con questi bottoncini meravigliosi, saranno ancora più preziosi. Benebenebene, meditò ella lisciandosi il mento e socchiudendo furbescamente gli occhi, posso aumentare l'importo dell'offerta. Idea geniale. Perciò, spiacentissima, Amiche Carissime Vicine e Lontane. La prossima volta che avrete in regalo dalla Medesima un simile oggetto confezionato con raria maestria, ricercatezza e mestiere, bene, allungate a piacer vostro una bella banconota. Meglio se viola. Sapete bene, è il mio colore preferito!

17 marzo, 2008

L'insalata era nell'orto.


Certamente non nel mio, dacchè io non ho mai posseduto un orticello, per i motivi che sappiamo. Però, ieri, ho ricevuto in dono una gerla di insalatina freschissima, di quella che ha un'aria di salute soltanto a guardarla, non già come quella tristissima delle buste al supermercato, che in effetti sto cominciando a patire un pochino. Solo, che scoperta, questa qui buonissima ci vuole tempo a pulirla, e qualche volta, una busta raminga di cicoria nel frigorifero costituisce una salvezza se arrivo trafelata e mi risolve con brillantitudine la vicenda alla voce Contorno. Semprechè, nella suddetta busta raminga, non si siano nel frattempo insediate colonie di bacilli, microbi, batteri e scolopendre, grillitalpa e vermiciattoli, che le foglioline non abbiano subito una misteriosa metamorfosi e appaiano come mollicci composti nero verdastri, o giallognoli, nel migliore dei casi. Così, stamattina, nel silenzio della mia linda cucina, mi apprestavo con solerzia a pulire la tonnellata di insalatina, armata dei miei bei guantini violacei a proteggere le manine laboriose. Pulire l'insalata è terapeutico. Mi sa che la mia Amica del Gossip, donde proviene questa fornitura di vegetali, e, adesso che ci penso, pure i guanti violacei, lo ben sa che tale pratica rilassa e distende, e perciò l'omaggio aveva ben il suo preciso scopo. Ma, riflettendo un istante, proprio io che ricamo e lavoro a maglia, e questo, rilassa. Proprio io che trovo rigenerante una passeggiata in collina, innaffiare le violette, cucinare per plotoni, inventare cose e cose, e di queste pratiche non me ne faccio mancare nessuna....Proprio io che faccio ognuna di queste cose rilassanti, possibile che sia sempre schizzata uguale?

10 marzo, 2008

La raccolta differente.


Diciamo che ci è acchiappata secca. Ci prende, 'sta cosa. Ci sentiamo di fare un quaccheccosa per il Pianeta e allora, anche se da anni in casa nostra la si fa, abbiamo affinato la tecnica, per così dire. Dacchè il nostro ridente villaggio ha anch'esso adottato la pratica del porta a porta, laddove Bruno Vespa non c'entra una beata, ormai la spazzatura è una questione alquanto complessa. E mi vado a spiegare. Prima si poteva dire con serenità, Di Chi è il Turno della Spazzatura? giacchè a parte carta e vetro, il sacchetto, rigorosamente viola anch'esso come la quasi totalità della mia casa, era, imprescindibilmente, uno soltanto. Ma ora no. Il volontario deputato alla barbosa questione deve portare seco ben 3 e dico 3 deliziosi contenitori Seletti, unitamente al molliccio sacchetto dell'organico o umido. E fin qui niente da dire. Siamo o non siamo un paese civile, facciamo tutti qualcosa, risparmiamo energia, e M'Illumino di Meno, ricicliamo e via così. Ma stasera, in una cena chiassosa ed allegra come ci capita spesso da qualche sera in qua, con questi figlioli adorabili e scellerati, da adorare e strangolare a giorni alterni, si disquisiva bellamente sulla banda stagnata. Dove và riposta? In quale misterioso loculo? E le bustine del thè? E le cozze? Fermo resta il fatto che non è propriamente che da noi si mangino le cozze con grande frequenza, ma insomma, così, tanto per sapere. Il mio Solerte Ingegneristico Sposo ha ben pensato di stampare un elenco e di affiggerlo accanto alla lavagna. Per non fare errori. Dal canto mio sto ricamando con lentezza un adorabile quadrettino con la scritta Recycle da apporre accanto alla fila delle pattumiere, perchè così si chiamano, sognora cara, e senza tante storie, e che razza di orrendità ci hanno mai fornito, un assurdo bidone marroncino, che non si intona ai colori della mia cucina, e nemmeno di Prada, e senza nemmeno un disegnino, una grechina, che ne so, un fiorellino. Così', cenando si parlava. A dire il vero, un Maturando troppo loquace, tristanzuolo per la partenza della Biondina in Gita Scolastica, si faceva domande di spessore. I blister delle vitamine, per esempio. Il Liceale nicchiava, se la dava da Gran Ciambellano di Corte, Noi la Facciamo dalla Materna la Differenziata, così come la Princess. E poi, sai quanto ci vuole a smaltire un pannolino da neonato? Fatti due conti, sbottò il Maturando, dobbiamo ancora smaltire i pannolini di Foscolo. Che devo fare. Presto darà la maturità classica, i suoi sogni sono già popolati da versioni di greco e autori vari, e stasera per lui è una triste sera, qualcosa gli devo pur perdonare. E pazienza se dice qualche stupidata. C'è solo da sperare che metta al posto giusto gli incarti del Duplo. E che la Biondina torni presto. Almeno quello.

21 febbraio, 2008

Brazil!


Alla fine è stata davvero una bellissima serata. No che non erano gli strascichi dei festeggiamenti dei centomila clic, certo che no, non sono mica così autocelebrativa e non me la tiro mica così tanto, in fondo! Solo, avevamo un compleanno da festeggiare, in questa famiglia così rutilante e multietnica e multitasking e multicolore. E non già un compleanno qualsiasi, ma quello del Figliolo del Brasile, proprio lui, che staziona in questa casa da un paio di mesi e che, forse, chissà, riederà alla casa materna tra qualche giorno. Spinosissima questione. Ma ieri sera di spinoso c'erano soltanto gli sguardi della figliolanza tutta e del mio Sposo esso pure, verso quella divina creatura, un insieme di tette e culo, e mi si perdoni l'accento francese, che ballava a pochi centimetri dal nostro tavolo. Vestita di nulla, responsabile della congiuntivite da sforzo di tutti i miei figli maschi, e anche della Princi Assonnatissima, abbagliata da tutti quei lustrini e quelle piume e quei tacchi 35 o giù di lì, e quella samba, e quell'uva sulla testa. Bella sera, menù do Brazil, farina di manioca, e quella specie di acqua tonica coi lime dentro, che buoooooooona!, che mi ha fatto ridereridereridere per tutta la sera, io che l'alcool proprio non lo reggo, cahipirina, signora, le devo proprio spiegare tutto, vabbè che è roba straniera, ma è meglio che stia al passo coi tempi, non crede? Bellobello. Un pò ciucchi tutti, di quelle ciuccherie che non sono vere, che insomma, sei ancora bello lucido ma sei contento di essere lì, con tuttitutti, il Giovane Holden arrivato in tram dalla casa di studio, il Maturando felice e ridanciano pur senza la Biondina, il mio Sposo che se li guardava, uno per uno, tutti qui a festeggiare questo strano, storneggiato fratello che viene da lontano e che è fratello uguale. Stamattina, alcune commissioni: il collirio per la congiuntivite, Citrosodina per il churrasco, e una ricerca sulle Pagine Gialle. L-L-L-ezioni di samba per la scrivente. Ma mi sa che il culo può andare, ma a tette, signora cara, sono messa non benissimo. E nemmeno in francese!

17 febbraio, 2008

Cerca.


E cerca bene. Senza un metodo preciso, come puoi pretendere di averlo tu, disordinata ad honorem, un metodo per cercare nei cassetti, nei cestini, nei ripiani, dietro ai libri. Cerca bene nelle cose più tue, benissimo dentro alle scatole delle collane, e nelle borse che non usi, che bello ritrovare una borsa che non usi da un pò, dentro ci sono gli scontrini spiegazzati, una caramella senza carta, una serie di post it che non appiccicano più, un burrocacao mezzo sciolto, centesimi e briciole, una forcina di osso e una biro che non scrive. Cerca e cerca, dentro ai pensieri, dentro alle idee, ai progetti, alle cose che fai, cerca dentro ai libri di ricette, sfoglia il libro che hai finito oggi e quello che hai comprato appena ieri e che non vedi l'ora di iniziare, ma che aspetti, il silenzio, la calma nessuno che ti chiama e che ti chiede, c'è qualcosa di sacro e religioso un pò, e di così intimo e privato nei primi cinque minuti di un libro, è una specie di fidanzato, ti colpisce oppure no, ti folgora oppure ti delude, e tutto in così poco tempo, le prime cinquanta righe, più o meno. Cerca, bellezza, cerca benissimo nelle cose che ti hanno fatto diventare quello che sei, negli schiaffi e nelle carezze, nei baci e nelle offese, che solo con quelli potevi arrivare fino a qui, come molti, come tutti, siamo tutte le cose che ci hanno preceduto, tutte le cose che abbiamo vissuto che ci hanno fatto essere così, un pò folli, in fondo, un pò incoscienti, disillusi e sognatori e suonatori e incantatori di serpenti e venditori di liquirizia e fioraie dell'angolo, mercanti di stoffe e fateturchine. Cerca e troverai. La strada per il faro, una favola nuova, una canzone da imparare, un nuovo gioco, magari. Si trova, la forza di continuare, un equilibrio traballante, uno sgabello che zoppica, ma lo vedi? basta una figurina piegata in quattro e voilà. Si trova sempre, un nuovo sorriso, per cadere sempre in piedi, sette vite come i gatti, per farcela, per sfangarla, sempre e comunque. Si trova, un nuovo fiore in giardino, un modo qualunque per dirsi che sì, in fondo in fondo non c'è male, e che si piagnucola a volte e domani magari sarà già diverso ma che caldo stasera in questa casa in collina e ho trovato, davvero, frugando per bene, anche quando pensavo di non trovarlo più, un bottone argentato, una perlina, un sogno a metà, un bicchiere di cristallo, una corda per saltare, come ho fatto a non vederla eppure era lì, tra le cose più mie, tra i calci e gli abbracci, la fuliggine e i lustrini, i giorni perfetti e quelli da paura, tra gli incubi e i sogni che fino a qui mi hanno fatto diventare le cose che sono.

14 febbraio, 2008

E cuori.

Cuori, cuori e cuori. Di carta e di zucchero, di pizzo, di lana e di cotone. Cuori disegnati, sullo specchio dopo la doccia, sul vetro quando piove, sulla neve, sulla sabbia, col gesso alla lavagna, coi pastelli o a pennarello. Cuori di vetro e di piombo, cuori di plastica un pò finti, cuori colorati, cuori leggeri, cuori trasparenti, piccoli piccoli che stanno nella mano, cuori in affitto, cuori di Gucci, cuori fotocopiati, disegnati sul diario, appiccicati sul frigo con la calamita, cuori adesivi sparsi un pò in giro. Cuori a biscotto per la colazione, a cuscino sul letto, da abbracciare prima di dormire, cuori acciaccati, convalescenti e un pò stanchi, cuori a mille, scarabocchiati nel taccuino accanto al telefono, cuori, a manciate, a sacchi e a vagoni, cuori morbidi di velluto, cuori acidi come le spremute senza zucchero. Cuori, cuori e cuori. Oggi, anche se come me non ci vedete nulla di speciale in questa festa, trovate il modo di disegnare, regalare, cucinare, cucire, ricamare, costruire, ricopiare un cuore. E sorridere un pò. Male non fa.

11 febbraio, 2008

Pink Therapy.

Alla domanda Potevo Esimermi? si levò un coro unanime: Ma certo Che No. E no, infatti, che non mi esimetti affatto dallo scellerato acquisto. Non è un giocattolo ma lo sembra, non è vero? Esso consiste in un tostapane. Rosa shocking, che da qualche ora fa bella mostra di sè sul ripiano della mia cucina. E' stato amore a prima vista, e per la modica cifra di euro tredici, meno di una messimpiega, me lo sono portato a casa dal supermercato Lidl proprio accanto al campo di calcio. Così, un lunedì soleggiato certo ma senza nessun tipo di elettricità e/o entusiasmo e/o qualsivoglia voglia, ecco che è stato subito tutto un altro andare. In casa è stato accolto con vari tipi di esclamazioni: mugolii, Che Roba E'? L'hai Fregato a Platinette, Che Meraviglia Mami, Ci Mancava Solo Questo. E non si fa nemmeno uno sforzo a capire da quali dolci boccucce siano uscite, nell'ordine, siffatte frasi. Ma niente ci fa. Questo aggeggio panciuto e rosa nauseante, con la sua linea retrò e i suoi 3 spazi 3 per il pane tostato, mi mette allegria. Mi ci vuole. Vero è ben che non si riemerge da uno stato di indolenza emotiva mista a un vago senso di smarrimento e disperazione con il solo aiuto di uno sciocco tostapane, però, caso mai la cosa funzionasse, la potrei brevettare. A buon mercato, in fondo è un elettrodomestico utile alle merende di questa casa, di un colore primaverile, allegro e versatile, anni 50, molto cool. Ma sì, diamoci un contegno, in fondo ci serviva proprio: a capire come stanno le cose, a prenderle per il verso giusto e a vederle, correggimi se sbaglio, un pò più rosee. Domani a colazione, nella mia cucina, grande inaugurazione dell'aggeggio. Special Guest: Platinette. Per forza, glielo devo.

04 febbraio, 2008

Colgo l'occasione.


C'era un libro, una volta, così intitolato. Mi pare fosse di Luca Goldoni, indagherò. Colgo l'occasione per spiegare. In realtà da spiegare non c'è molto, ma l'occasione me l'ha data lei, che non conosco, e che ha lasciato un commento poco più giù. Che Calma nelle Tue Parole, dice. Condividiamo un percorso terreno piuttosto simile, credo, abbiamo la stessa età e un discreto numero di figlioli. Dice Che Calma. Calma. Già. Sono calma. Di una calma da sbattere la testa contro il muro. Di quella calma che hanno gli internati, credo. Di quella calma che arriva un attimo prima che svuoti con rabbia il contenuto ancora perfettamente commestibile di una ciotola di vetro blù. Calma, appena prima di sbattere la porta di casa così forte che i vetri fanno dlin dlin come le campanelline che sono attaccate a certe uova di Pasqua. Sono calma, certo, e scrivo la lista della spesa con una precisione maniacale, in base alla disposizione del supermercato, lo avreste mai detto? Non sono calma, per nulla al mondo, ma faccio progetti di ricamo faraonici, una tovaglia ma solo per 18. Non sono calma, ma sorrido e sorrido e faccio finta che niente mi smuova. E mi deve riuscire piuttosto bene, oserei dire che funziona, e potrei anche essere contenta di me e dei miei risultati. Bene bene bene. E grazie a chi mi dice che traspare calma dalle mie parole, vuol dire che i miei esercizi di stile, scritti qui, ricamati o tricottati, il mio concentrarmi solo e soltanto sulle cose che piacciono a me, sulla mia confusionata, scellerata, eterogenea, variegata famiglia misto sottobosco, una torta dei sette vasetti, una frittata di duecento ingredienti diversi, fave e caviale, stracciatella e melone, nutella e purè. Funziona. E gli impeti di ira, il nervoso accecante che ti fa digrignare i denti e sbuffare e sbattere e lanciare e stropicciare, occultati, obnubilati, ben nascosti o dissipati, o terapeutici: si fa e si sta subito meglio. E poi, ben presto ci sarà la Santa Pasqua, e hai voglia a campanellini! Ecco, confusamente o meno, ho colto l'occasione. E grazie, Patfi.

Quasi.



Non amo affatto il carnevale. Anzi, la trovo una questione così triste, ma così triste, e quasi forzata, e deprimente in un certo senso, no che non mi piace. Una quasi festa, i figlioli quasi tutti a casa, qualcuno sì, qualcuno no, una quasi vacanza, che quasi si poteva andare tutti al mare, ma così, a ranghi quasi completi non si è potuto e allora si è dormicchiato, beati, fin quasi alle 8, si è programmata una giornata di quasi riposo, quasi un week end lunghissimo insomma. Che prevede una serie di compiti quasi piacevoli, una spesa per le Regie Truppe, un giro al mercato, un film alla tv. No, decisamente non mi piace carnevale, nemmeno da piccola, credo, anche se ho ricordi di feste e di scorpacciate di coriandoli e di una batteria di pentolini vinta come miglior mascherina a un ballo, spagnola con mantiglia e nàcchere, mica pasta e fave. No, non amo carnevale. Le immagini dal Brasile mi danno la nausea, i carri di Viareggio mi mettono quasi malinconia, senza contare le maschere immobili di Venezia, quelle coi pizzi e che si tengono sù con la bacchetta, che trovo vagamente inquietanti e che mi mettono quasi paura. Ma. Se carnevale significa avere qualche figliolo a casa, che quasi stasera si può fare un pò tardi, poter disporre di due giorni quasi normali che son quasi vacanza, di far cose un pò insolite per due giorni quasi normali, allora, beh, in fondo in fondo non mi dispiace nemmeno e forse, un pochino, questa festa inventata e un pò fuori luogo mi fa quasi piacere, e quasi son contenta che ci sia, e quasi quasi forse al mare ci andrò sul serio, che quasi mi ci crogiolo in una vacanza regalata e quasi mi piace. Ho detto quasi.

29 gennaio, 2008

La frusta.


Ho un'amica. In realtà ne ho qualcuna, ma nessuna come questa qua. E' come ritagliata da una favola, è il mio alter ego ragionevole, calmo, razionale, organizzato, pacifico. Io arrivo trafelata e lei, con tranquillità stellare, mi snocciola lì tre o quattro soluzioni. Ti Aiuto Io, mi dice. E' di una bellezza un pò nordica, biondarella e occhio ceruleo, di trucco nemmeno l'ombra, a fatica si passa il gloss, e quanto abbiamo riso noi, e che vergogna lei, quando quell'estate l'abbiamo trasformata, zeppe e hot pants, lei che ha sempre le ballerine e il twin set. Insomma, la semplicità eccelsa fatta a persona. Gestisce una famiglia non semplicissima, come la gran parte delle mie amiche, come si dice, chi si somiglia ecc. E', insomma, il prototipo della serenità, della calma cosmica, del raziocinio assoluto, della precisione, della tradizione, dell'innocenza, oserei dire. E proprio perciò, quale non fu la mia sorpresa quando, alla domanda "Cosa hai comprato da Eataly?" lei mi rispose, con indifferenza e candore "Una frusta".
Orbene.
So di essere in un momento particolare del mio percorso terreno.
So di essere in un momento in cui ogni certezza viene, come dire, shakerata e messa sottosopra.
So di avere, alla data, un equilibrio psicofisico non proprio d'acciaio.
Ma.
Per prima cosa, da quando Eataly è diventato un luogo dove si acquistano in tutta scioltezza deliziosi oggettini sado-maso-naso-presi-a-caso?
Senza avvisarmi, perdipiù?
E questo sarebbe nulla.
Ma Lei, Lei, la Dea del Candore, della Semplicità, che a battute da osteria arrossisce sempre un pochino, Lei, cachemire e solitario, girocollo e tweed, rasoterra e foulard, proprio non ce la vedo in guaina di pelle, guepiére rosso fuoco, tacco a stiletto e rossetto Hydrarouge, che intrattiene col suo Illustre Sposo, in piedi sul davanzale della finestra, un incontro carnale a suon di scudisciate.
Attimi di panico.
Durati poco, fortunatamente. Lei mi ha rassicurato. La frusta in questione altro non era che una frusta per uso alimentare, un frullino per la cioccolata, di quelli extralarge, che le permettono di omogeneizzare per bene latte e cacao senza grumi, soprattutto per le grandi quantità.
Sospiro di sollievo. Non tanto per le scudisciate, in casa propria ognuno fa quel che vuole, ma proprio perchè Biancaneve e la frusta, quella frusta, sono un ossimoro niente male. Resta un dubbio. Per quale uso sconcertante e scellerato preparerà tonnellate e tonnellate di cioccolata?
Mah! Mi sa che Biancaneve cova un segreto.
E pure torbido.

22 gennaio, 2008

Il brodo.


Un pò brodo un pò champagne, si diceva. Manca la definizione per quel che ci sta in mezzo. Si prenda una giornata tranquilla, non troppe le incombenze, i figlioli a scuola tutti in fila, ma quanti sono, accidenti, e io che dispenso baci e merende e Stai Attento e Sei Un Fiore sulla porta domestica, in camicia da notte e calzettoni rosa, un'immagine non proprio da calendario, ma che stamattina quel che ho visto nello specchio diciamo, mi è piaciuto. La mia faccia, intendo. No, non sono brodo nè medusa, quest'oggi. Forse neanche aragosta, ma ci sto lavorando. E sorrido, un pò di più. Canticchio, anche. Saltello. Faccio i gradini a due a due. Che è un bel segno. Diverso da quando mi trascino, da quando caracollo invece di scendere, da quando sbuffo e sbatto le cose e urlo, o sto zittissima, che allora, è meglio che urli, và. No, che non sono brodo. Sono acqua tonica, chinotto, forse, sono una dei quindici al mondo cui piace il chinotto, i miei figli fanno le smorfie, Ma è Amaro, Mamma! e allora? A me piace, fine. Sono una tazza di thè tiepido all'arancia e cannella, il giusto di dolce e di spezia. Sono un bicchiere di Ferrarelle, nè liscia nè gasata, un cucchiaio di sciroppo per la tosse che non ho, una caramella alla menta forte, una Golia, di quelle con la carta. Sono un biscotto Digestive, una fetta di crostata, quella dalla ricetta segreta di sabato sera. Sono un vino da meditazione, oggi, un Passito di Pantelleria, quello da chiacchierarci per ore, da servire nei bicchierini della nonna. Poche bollicine, ma estro da vendere, fantasia, credo, voglia, per forza. Mi riprendo in fretta, sono capace di altissimi e bassissimi nel giro di una mezz'ora, magari. No, più ci penso e più mi dico, nè brodo nè medusa, confermo. Più di là che di qua, più verso il bello che verso il nuvoloso, più Shuttle che pattini a rotelle, più Parigi che Quarto Oggiaro, più Vuitton che bancarella dei cinesi, più sushi che tortellino. In brodo? Giammai!

21 gennaio, 2008

Medusa.


Molle. Mollissima. Non velenosa, quello no, non pizzico e non ùrtico. Ma son medusa, pensieri da medusa, cioè nessuno, slancio di medusa, cioè meno di zero, attività cerebrale da medusa, inesistente. Certo, faccio e rifaccio, corro di qui e di là, ma lo faccio per inerzia, ho ben paura. Una specie di calamita mi attira nei luoghi che devo frequentare, un navigatore invisibile mi guida nelle strade che devo percorrere, svolta a destra e hai raggiunto la meta. Ma di mio, c'è poco. Confido, nell'influenza che gira e gira, sarà quello, mi dico, ma non ho nemmeno la tosse, nè sternutisco, nè ho i brividi. Sono sana. Fisicamente. Mentalmente e psichicamente un pò di meno. Ogni tanto cerco. Di fare un progetto, niente di complicato, per carità, una tovaglia per la colazione, una Cena dei Cuori come quella volta, che ne so, la centesima sciarpa. Rimane tutto lì. La testa di una medusa non è granchè, non permette di formulare più di due pensieri alla volta, non molto spaziosa, rimane solo posto in piedi, come una volta nei cinema d'essai. La volontà di una medusa è ridotta al minimo, lei fluttua e vola nel profondo degli abissi, pizzica ogni tanto, incede con eleganza nel blu più blu del blu. Io, medusa del Monferrato, procedo a tentoni nella nebbia a banchi, cerco di darmi un tono, cucino e cucino, non ho abbastanza testa per leggere più di tre pagine per volta, mi inebrio col detersivo dei piatti al pompelmo rosa e spero in un qualcosa qualsiasi, che la shakerata dei giorni scorsi non ha sortito effetto alcuno. Passa, eccome se passa. Nel frattempo, ho chiamato Mago Merlino, si attende incantesimo, la formula magica, l'abracadabra che trasformerà una scialba medusa in una strepitosa aragosta. E se si sbaglia e divento vongola? O peggio, cozza? Brrrrrrr, meglio non pensarci. Ecco, i brividi, avevo ragione. E' influenza, niente di più.

18 gennaio, 2008

Shake!


Scròllati, ovvero. Dàtti una shakerata. Ripigliati. Non c'è tempo per niente, adesso, non c'è tempo, lo vedi?, tutto ti travolge se stai lì come una sogliola, ad aspettare, a commiserarti, a dirti che tutto è così storto e così triste, e la gente così insensibile e cattiva, qualche volta, e il Cielo, ah, il Cielo, possibile che per una volta non guardi giù, sul serio, possibile che ci sia davvero tutto questo soffrire e questo strazio e questi singhiozzi, e queste storie così gravi che nemmeno sembrano vere? Tu, dàtti un tono. Tìrati fuori, rìsollevati, ritorna ai blocchi di partenza, coraggio, non vedi, non vedi come le cose prendono subito un altro colore, se non stai lì, ferma e zitta, a piagnucolare come una scolaretta che non sa la lezione, no invece, la lezione la so eccome, l'ho studiata e la so a memoria, cantando, come le tabelline, come la poesia del Cinque Maggio e un'altra tonnellata di poesie, mi è sempre piaciuto studiare le poesia e memoria, e insegnarle ai miei figli, qualche volta ne dico qualcuna sottovoce, piano, però, e più lunghe sono e meglio è. E' una specie di terapia, una pastiglia, quando voglio concentrarmi su altro. Chi la cocaina, chi gli Inni Sacri di Manzoni, son cose così, che ci posso fare. La so, la so, questa lezione che non finisce mai, questo esercizio a casa, in questa scuola piena di troppe verifiche a sorpresa, come, non c'erano le programmate? i turni di interrogazione? avrei potuto studiare meglio, e invece no, devi studiare sempre e saperla sempre, ed essere sempre pronta e non impappinarti mai, e non pensare di copiare, perchè il programma è così vasto, e tu studia, studia e studia, che non c'è mai un ultimo anno, non c'è mai un vero esame, e poi sei promosso, no, ci sono esami tutti i giorni e tutti i giorni è più difficile, sempre più difficile. E per studiare ed essere bravi bisogna essere a posto, vivaci, pronti, brillanti, belli lucidi, e non schiacciati e spappolati e sciolti e squagliati. Coraggio, hop! hop!, niente è mai davvero come sembra, nemmeno tu, nemmeno nessuno, e non c'è molto da fare se non studiare e studiare, allenarsi a non piangere come una mammola, a non fermarsi e dire non ce la faccio, a non dirsi Non sono Brava in Queste Cose. Ci vuole un passo di danza, un respiro profondo, una passata di rimmel e un bel bicchiere d'acqua. Anzi, un bel cocktail. E ben shakerato, chetelodicoafare.

11 settembre, 2007

Un tuffo.

E nemmeno dove l'acqua è più blu, niente di piùùùùùùù. Il tuffo c'è stato, eccome, direttamente dalla sabbia bianca alla Coccoina, dal mare d'inchiostro all'inchiostro per la stilografica della Princi. Si riede, signora mia carissima, alle cose terrene, passando dritti dritti dalla fantasia del pareo a quella delle copertine dei quaderni, dalla stuoia al dizionario. E' tutto un fiorire di ri. Si ri-prende il tacabanda, si ri-comincia a svegliarsi all'alba o quasi, dovendosi ri-abituare al bit bit della sveglia, si ri-prende a stazionare, nei secoli dei secoli e volesse il Cielo per l'ultimo anno, davanti alla scuola. Ed è qui che si ri-trovano le donne di sempre, amiche e non già, abbronzate e palliducce, ingrassate e dimagrite, simpatiche e Che Dio Me Ne Liberi, è qui che si sfoggiano le mises più eleganti per il rito mondanissimo del primo giorno di scuola. E' qui che si indossa l'ultima Christian Louboutin tacco 15, qui che si fa sfoggio della collezione autunno inverno Prada Sport, esattamente qui che la messimpiega deve per forza di cose essere superimpeccabile, senza un capello fuori posto, a costo di avere l'ultimo bigodino occultato sotto il sedile dell'automobile. Che diranno di me, allora, presentata in jeans e camiciola, capello lungo e un pò arrostito da vento e sole, ma col suo bel perchè, ça va sans dire, munita di sacchettone per la Princi stracolmo di Rotoloni Regina per la Scorta Armadietto, sonnolenta perchè il Nuovo Liceale ha avuto la bizzarra idea di trovarsi alle ore 7,30 con i nuovi compagni. Ma insomma, non ci si ha da lamentà. Le sciagure son ben altre, già lo dissi in più d'un'occasione. Così, continuo coi tuffi. E non piangere salame dai capelli verderame. Verderame? Ho detto arrostiti.

10 luglio, 2007

Mancava.

Oggi di mare non se ne parla. Si ha voglia di casa, di ricevere, magari, qualche amico che passa di qua, amici dei figli che si spostano a frotte, ciondolanti, quelli appena arrivati, li riconosci dal pallore cittadino post maturità. Si è ancora in camicia da notte, di quella collezione che hai fatto prima di partire, leggerissime, colorate o candide, da corsa, dice il mio sposo, che con l'abbronzatura hanno il loro bel perchè, signora cara, mica si può star sciatte e in disordine solo perchè si è in vacanza, no? E allora via a completi da far andare in visibilio, sottoveste e vestaglina coordinata, si può restare così per tutto il giorno, volendo, scalze e scarmigliate il giusto, selvagge, mi aiuti a dire. Si passerà la giornata a guardare le crestine del mare, i traghetti che non riescono ad attraccare, gli ulivi spettinati, il sole che viene e che và. C'è un pane che cuoce sornione nella ViolaCucina, si leggerà, si ricamerà, si chiacchiererà con gusto e ozioso piacere. Nel frattempo, uno strofinaccio che ci mancava, l'amore è una bolina stretta, signora cara, una tempesta improvvisa, una randa cazzatissima che guai a lascare. E all'uopo medesimo, dopo il pane e lo strofinaccio, ecco qui che mi entrano in gioco i sottovestini impalpabili. E sull'argomento non devo insegnarle niente, mi sa.

Perfetto.

O quasi. Mare e vento, e poca gente in giro, arriveranno, i ferragostani, ma per ora si sta ancora così bene, senza file e traffico in un paesino che d'estate passa dalla noia invernale al delirio. Perfetto, come il vento che spazza via le cose, che strappa le tende appena messe, che scuote le piante di corbezzolo, che fa mucchietti di polvere e foglie e sabbia un pò dovunque. Perfetto, come la mini luna che si vedeva ieri sera, lucente e brillantinosa in un cielo di velluto e seta a cristalli, che ho fatto un giro fuori per vedere cosa volesse da me questo vento affascinante e profumato. Perfetto, come le nuvole veloci, la colazione che dura un'ora, i ragazzi che si svegliano uno per volta, e li indovini dal passo, finchè non arrivano, assonnati, dorati, scarmigliati e bellissimi, i capelli già più chiari, la punta delle ciglia quasi bianche. L'estate, quella vera, è già qui. Malinconica e impertinente, luminosa e frizzante, conosciuta eppure sempre un pò nuova. Perfetta? Ecco, non mi veniva la parola.

05 luglio, 2007

Gone with the wind.


Non c'è nessun metodo di calcolo più infallibile. Se una famiglia aumenta d'improvviso, lo si capisce per certo da due cose: dalla spesa e dal numero dei bucati. E' una mia personalissima teoria, che annovero con orgoglio insieme all'altra messa a punto da me medesima, e cioè che una fetta biscottata spalmata di marmellata cade sempre dalla parte della marmellata. Ma torniamo al calcolo dei componenti famigliari. Sono arrivati stamattina, dopo una nottataccia avventurosa. No, non mi sono spiegata, non era la loro, la nottataccia, ma la mia. Le previsioni davano mare 10 e 40 nodi di vento. Le immagini del Titanic erano lì in agguato, per me, ma mi sono ben controllata di non darlo a vedere a nessuno. Io che immaginavo cuori nella tempesta, ho dovuto ricredermi vedendo le loro facce belle riposate, il mio sposo un bocciolo, i ragazzi belli freschi e già casinari. Tutti tranne uno, ma era da prevedere. Ho intravisto dal suo zaino foto e bigliettini e cd e cose, e mi sono ben guardata dal fargli domande. Mi dirà, se vorrà. Oggi, comunque, la giornata si è dipanata nel siffatto: bucato, bucato e bucato, dacchè la spesa per le Regie Truppe Contingenti era già stata messa a segno nella giornata di ieri. Perchè i ragazzi mettono in valigia cose che sono ancora da lavare? Le t-shirt preferite, i boxer col papero che si è raccomandato trecentocinquianta volte di non stingere, per carità. Potrebbe sopprimermi nel sonno, se mai lo facessi. Non lo farò. E in questo giorno di maestrale e di nulla e di mare con la schiuma e di bucati a raffica, l'unica consolazione è che almeno, le cose asciugano in fretta, signora mia. E domani, aiutatemi a dire, è un altro giorno.

25 giugno, 2007

Seven o'clock.






Seven o'clock... aria di mare,
uova alla coque, poi bordeggiare
dove non so... forse posti sconosciuti...
dove chissà'... si potrà' girare nudi...
Seven o'clock... ora d'andare,
non che non puoi defezionare...
il necessaire, col bilama e il piegaciglia
e un videotape col Barbiere di Siviglia...
Sergio Caputo (toh guarda chi si vede)
Mi sono svegliata all'alba. Ho guardato il mucchio di valigie all'ingresso, ho pensato che ancora non era tempo di affrontare la pratica del caricamento bagagli. Prima, si aveva da fare. Aveva la camicia a quadrettini e uno sguardo smarrito e si sforzava di non far trapelare alcun sentimento da quegli occhioni di Nutella, ma si vedeva benissimo che aveva paura. L'ho aspettato fuori, facendo tremila commissioni quasi inutili, ormai, misurando a passi ciondolanti il selciato davanti al Duomo, coi gerani e la lavanda e quell'odore di tiglio che segna la fine della scuola. E' uscito in ritardo, scarmigliato e imbronciato, con la platea dei compagni che per niente al mondo avrebbe perso la prova d'esame dell'ultimo della lista. Non è Andata Benissimo, Mamma. Me lo sono abbracciato stretto, chissenefrega di Chopin e di quel quadro di Van Gogh che non hai saputo descrivere, non è tempo di affrontare la predica dello studio adesso. Stasera, una nave salperà dal porto di Genova. Ci saremo anche noi. Di lì in poi, nulla so o quasi. Stavolta parto, signora mia, chiudo il gas, lascio il Liceale tra le braccia dell'Amata, ci raggiungerà con il Giovane Holden tra qualche giorno. Le vacanze sono cominciate sul serio, un minuto fa. Questa sì, è l'unica pratica che voglio affrontare.

21 giugno, 2007

Piscina therapy.


Il tempo è incerto, c'è un leggero venticello e magari ci sarebbe qualcos'altro da fare, ma cosa importa. Oggi di stare a casa nessuno ne ha voglia, è una specie di anticipo d'estate, il costume e l'olio solare, si mangia qualcosa lì e poi si sguazza se si vuole, si legge, si chiacchiera. Non mi ricordavo come, a piccole dosi, il luogo dove vivo potesse essere così gradevole. Ci si conosce tutti, o quasi, si vedono le new entry, si spettegola un pò sulle vicende dell'inverno, sugli amorazzi nati e quelli ahimè miseramente finiti, sulle riunioni di condominio, su quello del C che passa il tempo ma fa sempre ben la sua sporca bella figura. Ho portato la musica, un libro, potrei dormicchiare, se voglio, ma il gustoso racconto di un'altra, mirabolante avventura della signora Tale, signora mia, è proprio il caso di dirlo, proprio non me la posso perdere. Nel cestino ho anche un lavoro da iniziare, un filo di cotone color glicine, al mondo niente di meglio c'è che metter sù 30 catenelle e andare avanti, a piacere, a sfinimento, e vedere che il tuo filo si trasforma da astuccino a presina, a sacchettino, a cosa diavolo non si sa, ma è color glicine e qualsiasi cosa sarà, andrà bene, è il magico divenire delle cose che fai con le tue mani. Così, questo venticello del Basso Monferrato, le nuvole e l'aria bassa un pò ti hanno guarito dalle malinconie e chiacchieri, sottovoce e un pò felice, anche perchè quel prato laggiù, col vento che lo scuote e l'erba che si muove, a guardarlo bene sembra il mare.

Odore di dicembre.

  Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...