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05 ottobre, 2006

Vitamine.


Fanno bene. Come il Cebion per il raffreddore, come la Citrosodina per la nausea. Illuminano, una faccia un pò disgustata, stamattina, un pò di ansia e un pò di agitazione, consolano per l'abbronzatura che và via per virare a un più triste color sogliola, tipico di questa stagione, fenomeno irreversibile per chi recalcitra a sottoporsi a lampade abbronzanti. Roba passata. Và il pallido, il lunare. Un giro di perle, meglio se tre o quattro, fa subito la sua bella figura. Rilassa. Scalda. Per non parlare del rumore, quel metallico discreto, quando si sgranano ad una ad una, come il più pagano dei rosari, sguardo perso nel vuoto, con una decisione da prendere e/o un'idea da farsi venire. Il rumore delle perle, è stato provato da recentissimi studi nell'università di casa mia, ha benefici poteri anche sull'umore, sullo stato delle cose, sui sospiri da fare per cancellare eventi sgraditi e alzare le spalle, senza girarsi, senza rimescolarsi troppo in pensieri che ci appiccicano e ci rendono fermi e pesanti. Le perle consolano. E il loro rumore celestiale tiene lontano da voi sortilegi maligni, incantesimi del lago, misteri, magie, apparizioni e sparizioni. Così, farneticando, monatti chic del nuovo millennio, con andatura elastica e tintinnio discreto, sfoggiatele con grazia. E se son fintissime, che male c'è.

04 ottobre, 2006

L'è un grand Milan.

Ci voleva una bella foto del Duomo.
Niente, questa mattina Blogger fa le bizze e niente succede se si cerca di pubblicare una foto. Mah!
Ieri sono stata in visita pastorale a Milano. In realtà è stata una faticosa e pesante giornata di lavoro indefesso, fino alla mezzanotte, quasi, essendosi conclusa con una cena, di lavoro anch'essa. Ma diciamo che mi sono presa le mie belle, piccole (?) innocentissime soddisfazioni. Tanto per cominciare un succulento succo di pomodoro ai tavolini traballanti di Cova, che già lì ti senti meglio anche se hai passato una mattinata d'inferno e ti è venuto il sedere quadrato a forza di star seduta in quelle odiose poltroncine delle insulse sale degli hotel adibite alle riunioni, dove non c'è niente di bello da vedere, e c'è un odore finto profumato e potrebbe anche venire una tromba d'aria nel frattempo, fuori, e che tu non te ne accorgeresti neppure, perchè tanto non c'è una finestra nemmeno a pagarla e anche se sei in un hotel a mille stelle è tutto squallidino e grigiolino e ti viene voglia, a tratti, di dire, signori carissimi, tante care cose ma io me ne vado, abbiate pazienza, ma sapete com'è, c'è un sole pallidino fuori, e se tanto mi dà tanto, è uno degli ultimi, siamo agli inizi di ottobre, vedete, e ci scommetto che domani ci sarà la nebbia e allora me ne vado, ossì, e voglio sfiancarmi di vedere vetrine e comprare cosine inutile e superflue, una magliettina, un quadernino, voglio andare da Feltrinelli e sfondarmi di libri da non sapere più dove mettere, e voglio entrare da Prada e provarmi le scarpe con il buchino sulla punta, quelle che aveva mia zia che io avevo sì e no anni 2. Bene, tutto ciò non si può fare. O meglio, non proprio tutto. Certo, si deve stare qui, ad ascoltare. Certo, si deve fare il proprio intervento. Certo, si devono gestire una serie di obiezioni e di domande assurde e di ovvietà e di attacchi al proprio operato, ma che fa. Che fa se poi a un certo punto si scappa davvero, un paio d'ore prima della cena, e si entra in un negozio a caso e si viene invitate testè a scegliere quello che più ti aggrada, in virtù del fatto che il giorno prima era il tuo compleanno e sembrava solo che fosse passato inosservato e invece no, eccoti qua, una signorina in tailleur nero tutta per te che ti consiglia, guida, specifica, abbina, decanta, descrive. Fatto. Ho avuto il mio regalo. Mai fuga, seppur breve, fu più fruttifera.

17 luglio, 2006

Il pareo.


Sembra che esistano 101 modi per annodare un pareo. Ne conosco due o tre, impararli tutti non è impresa che mi attira. Il pareo fa il suo ingresso negli armadi delle donne di età compresa tra i 9 e i 75 anni, diciamo verso la fine di maggio. Dopodichè, fino ai primi di settembre non si abbandona più o quasi. Il pareo abbatte in modo deciso la differenza tra l'essere vestita e non esserlo, tra il composto e il discinto. Risolve, ecco. Nasconde rotondità da occultare al popolo del bagnasciuga, fa sentire a posto nel breve o meno breve tragitto che separa il nostro asciugamano, lettino o scoglio selvaggio, dal più vicino luogo di ristorazione. Dona insospettata eleganza alla mamma che, a pagina 3 del suo nuovo romanzo, viene interrotta dall'infante piagnucoloso che ha smarrito la paletta. Soccorre, se la giornata al mare viene conclusa con una semplice pizza senza nemmeno passare da casa per una doccia, giusto il tempo per guardare il tramonto sulla spiaggia ormai deserta. Basterà tenerlo un pò più lungo e annodarlo con discrezione. Sembrerà una gonna. Il cassetto dei parei deve essere, per forza di cose, disordinato. Si sceglierà, in assoluta nuance con il costume del giorno e in base al meteo, mi sembra ovvio. Maestralata? Colori decisi. Brezza leggera e mare calmissimo? Il bianco, in assoluto. Qualche nuvola? Puntate sul fior di loto. Il mio pareo preferito è viola, ma pensa un pò, e con tanti gechi disegnati. E' un regalo, da Formentera. E ha fatto la sua bella figura in più di un'occasione. Ad ogni fine estate, lavandoli e riponendoli, i parei vi riparleranno dei luoghi dove li avete sfoggiati, lo scoglio sul quale lo avete steso, quella volta che vi era volato via, e quella invece che avete quasi pianto, pensando di averlo macchiato di olio solare. L'estate starà chiusa nel cassetto insieme a loro, fino al prossimo sole, al prossimo mare, al prossimo tramonto. Il pareo non dimentica. Quasi mai.

07 luglio, 2006

Mai più senza.


Credo che a tutti, dalla casalinga plurimamma ai single impenitenti, sarà almeno una volta nella vita, capitato di stilare una lista della spesa. Personalmente, la trovo rassicurante. Mi annoto infatti con precisione cosmica ogni cosa: latte, uova, ammorbidente. Magari su un bel cartoncino semirigido che non si sgualcisca, e con un bella penna ad inchiostro glitterato.. Magari, viola. Vediamo allora di stilare, in una mattinata di vento profumato, quel che serve per un'estate, per una piccola vacanza, anche solo per una cena su un terrazzo di città. Tralasciando un costumino grazioso, una ciabattina gioiello, un caftano, si aggiunga, senza tema di smentita, il Fluide de Beautè Paillette. Carita, ovvio. Ne avevamo già parlato, ma questo, care le mie signorine, è con i brilli. Lusso e scelleratezza. Abbronzante, doposole, nutriente, sui capelli, profumatissimo, per illuminarsi d'immenso dopo una giornata di sale e di vento. Che sa d'agrumi, già si sa. ma la vera magia è rappresentata dal fatto che i brilli, impalpabili e delicatissimi, non scivolano via con un crawl impeccabile o con un semplice sguazzo che sia. RImangono miracolosamente avvinghiate alla pelle già biscottata, donando riflessi lunari, stile Zeudi Araya, tanto per capirci. E gridolini di giubilo in chi vi annusa. Luminose e deliziose, sarete pronte per la cena all'agriturismo fra le rocce, rifuggendo, snobbissime, il clangore caciarone della vicinissima Costa Smeralda, il look tutto bianco, il sandalo a stiletto, la gonnina inguinale molto dopo il diciottesimo anno, il tettame gommoso, il gioiello vistoso. Luminose e deliziose, praticamente, perfette. Basterà una canottierina, jeans discreto, zeppa da viale e niente smalto. Il brillio incontrerà. Sconsigliato in caso di storie torbide e/o amorazzi estivi da nascondere. Il brillo, s'aggrappa. Dont' forget.

08 giugno, 2006

Egli.


Il consiglio è vecchio come il mondo. Vuoi tirarti sù? Fatti un giro dal parrucchiere. Risaputo, scontato, trito e ritrito ma sempre efficace. In linea di massima un giro dal parrucchiere, una, se deve proprio farlo, che lo faccia in grande stile. E che sia, in assoluto IL PARRUCCHIERE. Nella città che è stata la tua, e che ancora smodatamente ami, che hai girato questa mattina un pò da turista, le Olimpiadi lontane, regalandoti il privilegio sottile di fare anche qualche fotografia, a questa città intatta, pulitissima, un pò svizzera, anche. ma veniamo a Lui. Lui non taglia. Crea. Vuoi il caschetto così, la sfumatura così, la lunghezza così? Ma starai mica scherzando, vero? Sarai mica tu a decidere, cocca. Decide la moda, la tendenza, il tuo viso tondo che non si intona a caschetti Valentina style, ma come, se lo porto da mille anni? Appunto. Più che un salone di bellezza un opificio. Sono in tanti. Fanno pensare a un esercito napoleonico e il celere ubbidir qui proprio uno scherzo non è. Anche se ancora la differenza tra chi ha la Tshirt bianca e chi invece ce l'ha nera ancora non l'ho capita. La vera essenza di un parrucchiere di grido si vede già al lavatesta. Non scappa uno schizzo che sia uno, il massaggio per lo shampoo è a metà tra uno shiatsu e una terapia intensiva. La goduria vera. In più, alla fine, la signorina ti flauta sommessa, Facciamo Un Risciacquo ad Acqua Fredda? e lì è il delirio vero. Si passa poi nelle sue mani. Che muove peraltro con una grazia tutta sua, un pò Barnard un pò Michelangelo, che dire di più? Un taglio qua, accorciamo qui, alleggeriamo di là, la frangia và così, voilà, in cinque e tre otto l'Artista ha creato la sua opera. Sono uno schianto. Non importa se domani l'incanto svanirà, mi basta oggi. Un taglio ottimale devo essere splendido anche dopo mesi. E questo, che secondo i miei calcoli dovrebbe arrivare intonso fono ad ottobre inoltrato, modestamente lo sarà. Certi trattamenti, a ben pensarci, dovrebbe passarli la mutua.

01 giugno, 2006

Che sian squadrate!


Certo, son problemi. E seri, cara la mia signora. La mano, quest'anno, come sempre, del resto, la dice lunghissima sulla sua proprietaria. Ho già detto la mia sulla cura e pulizia degli arti inferiori, prima di sfoggiare zeppe dorate e sandalini capresi. Ma la mano, anche d'estate, deve avere la sua ribalta, il suo momento magico, la sua bella fetta di attenzione. Ma procediamo con ordine. L'unghia della mano non và in nessun caso mangiucchiata, nemmeno nei momenti più tremebondi della nostra esistenza. Molte impenitenti viziose ricorrono alla ricostruzione, che dona in effetti un aspetto curatissimo a mani in pietoso stato di abbandono al loro bieco destino. Ottima scelta. Ma a chi, come a me, piacciono le cose naturali, ecco che il dover squadrare, limare, dare insomma un aspetto glamourous alla nostra mano, diventa un vero e proprio momento di riflessione profonda. Come? Quanto? E soprattutto, ahinoi, di che colore? Molto semplice. Il non colore sarà in assoluto la nostra bandiera dello stile innato, del fascino e dell'eleganza. E non parlo di trasparente, lo si intenda bene. Parlo di lattiginoso, lunare, stellare. Magari, con l'aggiunta di qualche glitter che raggiungerà il suo massimo di visibilio con la prossima abbronzatura. Niente è più chic di un'unghia curata, squadrata, brillantinata il giusto. I rossi purpurei lasciamoli alle altre, o tutt'al più conserviamoli per un'occasione specialissima. Per le altre volte, Beige Naturel, e non se ne parli più. Completare con un gioiellino discreto, un anello di turchese, magari, portato con discrezione, nonchalance e un tantino di distacco. Per manine laboriose che, è risaputo, quante cose sanno far.

29 maggio, 2006

Di mandorla.

Forse è un pò stucchevole. Forse troppo dolce. Forse un tantino appiccicoso. Ma buono, buono, buono. E' il profumo che ho comprato quest'oggi, e che ho eletto Profumo Della Stagione Duemilasei. Mandorlo di Sicilia, Acqua di Parma. Tutto sommato un bel pomeriggio, alla ricerca di un degno regalo per un architetto stiloso, qualche vetrina con l'Amica, incedere ozioso e borse di paglia introvabili ma va bene uguale. Il Mandorlo se l'è cavata bene, ha il grande potere di farti sentire una fettina di torta, una granita, un dolcetto da assaggiare. Sei lì che ti annusi i polsi e l'avambraccio e dice mmmmmh, che buono. Costo dell'intera operazione poco più di 30 euro, e il solito tripudio di campioni e regalie. Un bel programma per la serata, le cose brutte sembrano lontane e, forse, un pò meno brutte, dai. Sospiro, sorriso allo specchio, dopo una mano santa sotto forma di doccia. Gusto mandorla, per forza di cose.

Must have.


E' vero, fa un pò spiaggia. Ma è il vero messaggio che serve, questa mattina. La sporta di paglia è da sempre il simbolo della bella stagione. Da ragazzina era un vero e proprio rito: ogni anno, si sceglieva il primo mercoledì di vacanza per un giro al mercato, a scegliere il cestino che avrebbe accompagnato la nostra estate quindicenne o giù di lì, lungo un fitto calendario di pomeriggi in piscina, a prendere il sole in campagna, sui greti del fiume, alla feste in collina. Da esibire, appeso al gancio del Ciao. Non è cambiato molto, nel contenuto. La borsa di una donna la dice lunghissima sulla donna medesima. Soldi e documenti, beh, ovvio. E poi, via alle scelleratezze. Fazzoletti di carta colorati,magari in un bella bustina tricot. Burrocacao dal gusto esotico, una scatola di Nivea, tonda e piatta, non il flacone, per carità. Aggiungerei un pareo colorato, l'Olio di Carita, abbronzante, protettivo, brillantinoso e profumatissimo, l'iPod e un libro nuovo. Può bastare. E vale per tutto. Per la spiaggia e per la panchina in città, sorvegliando un figliolo ai giardini o aspettando l'autobus. Stamattina, lunedì, giorno di mercato. Un cestino sciccoso è quello che ci vuole.

26 maggio, 2006

Diavolo di una scopa.

Come tutti, ho i miei feticci. I miei riti. La mie piccole manie, o grandi non so. Per esempio, ci sono giornate in cui mi rifiuto di avviare il cervello, perchè non voglio ascoltare le cose che ha da dirmi, vuoi perchè non ho soluzioni a riguardo, vuoi perchè troppe sono le questioni, vuoi che non ne ho voglia punto e basta. Giornate così non sono frequenti, fortunatamente, ma stamattina, modestia a parte, era una di quelle. Inutile cercare di combattere, sarebbe fatica sprecata. Meglio assecondare, docili e mansuete. Così, scatta l'operazione Stand By, per la quale non occorre pensare. Vado ad illustrare, nientemeno. Si deve cercare in qualche modo di avere un'ora o due assolutamente libere. Meglio se con il telefono staccato. Le più esperte possono anche lasciarlo suonare senza nemmeno guardare chi è, ma siamo già alla fase avanzata. Si scelga una strada, non troppo centrale, non troppo trafficata. SI inzia dal civico 1 e si arriva fino alla fine, o al contrario, come si gradisce. E via. Senza neppure saltare una vetrina che sia una. Macellerie, tintorie, tappezzieri, farmacie e parafarmacie non avranno più segreti. Potrete ammirare varie foggie di pane, pentole, stampelle, vernici, offerte immobiliari, calzolai, fruttivendoli, Money Transfer, tabaccherie, orologi, giornalai, cineserie, brocantage e ferramenta. Senza avere il minimo pensiero. Scollegate, semplicemente. Le vostre gambe vi guideranno, il vostro cervello avrà tempo di resettare e la vostra anima di tranquillizzarsi. Non importa COSA, importa QUANTO. Sarei quasi tentata di brevettare questa terapia della cui efficacia io sono testimonial. Dopo, si sta meglio. Soprattutto se, alla fine di questo Tour del Nulla, ci si imbatte in un oggettino di rara bellezza. Investire una piccola cifra e portarsi a casa una scopa sciccosissima sarà la dimostrazione che la terapia ha funzionato. Attenzione, però. Con Pasquale Bruni non va bene. E' l'unica lacuna. Dovrò lavorarci, mi sa.

21 maggio, 2006

Cadeaux.

Così, in francese. E' proprio il caso di dirlo. Sono oggettini di rara bellezza, a parer mio, e di squisita fattura. Francesi, appunto. Sono, nell'ordine: un pelapatate ( potrei lanciare un'altra idea, simile all'affaire del rigalimoni). E' a forma di giapponesino e ha una scopettina sulla testa. Delizioso. La grattugia invece, è una damina. Vero pezzo forte della questione tutta, la scopa e la paletta. Riduttivo chiamarle col loro nome, in realtà sono talmente belle che sarà difficile usarle per la loro vera funzione, e , qualora accadesse, sarebbe davvero un monumento alla sciccheria, all'eleganza, alla perfezione massima. Sono di Pylones, ovviamente, made in France. Regalati a me dalle mie Amiche, che condividono questa breve e splendida vacanza di tarda primavera o inizio estate, che dir si voglia. Le Amiche del cuore, quelle delle confessioni, dello scialo e del quotidiano, delle cene, dei viaggi e dei magoni, della spesa e del cinema, dei figli e della vita. Loro. Le ho ringraziate coi lucciconi, ci vuole poco, in realtà, mi commuovo sempre quando qualcuno ha un pensiero gentile e inaspettato per me. Mi conoscono come i loro cassetti. E come i loro cassetti, sanno che ogni tanto, anche io ho bisogno di una ripulita, una riassettata, una spolverata e via. Sanno, insomma. Tutto o quasi. E sanno che, alla prossima pastasciutta insieme, alla fatidica domanda Come Posso Aiutarti?, indicherò loro, con finta indifferenza, gli oggettini menzionati. La classe, ribadirlo non fa male, si vede anche sbucciando una patata. Sacrosanto.

13 maggio, 2006

Il sabato del massaggio.


Non è una cattiva idea. Anzi, non la è proprio per niente. Dedicare questo fine settimana a una piccola remise en forme, visti i precedenti e i successivi, ivi compresa l'imminente vacanza, è una cosa che fa bene al cuore, allo spirito, e perchè no, al giro coscia. Tornita dalle massacranti ore che abbiamo passato in piscina a sguazzare, in palestra a pestare, sollevare pesi e macinare chilometri sul tapiro, sotto lo sguardo assatanato del nostro Personal Trainer, la coscia non avrà che da ringraziarci se la cospargeremo prima di scrub, poi di fango alle alghe o a qualche altra diavoleria, e infine della sua bella cremina rassodante. Meglio sarà, a tale proposito, fuggire dal peccato incombente e dalla vanificazione pressochè totale di tale pratica: il Week End. Esso nasconde insidie ben note: l'aperitivo in terrazza, quello classico, olive e Martini a celebrare la semplicità e la classe, un Mamma Mi Fai Pane e Nutella, una focaccia di Recco, un dejeuner sur l'erbe...Fuggire, fuggire da simili barbare tentazioni, eroicamente. E se proprio non se ne può fare a meno, ma sì, un'oliva male non fa. Avendo cura di occultare furtivamente le prove. Il nòcciolo, accidenti!!!

03 maggio, 2006

Il bianco incontra.


Lo si sa, il bianco è il colore dell'estate. Evanescente quanto basta, sia esso una t-shirt banale o un semplice pantalone di cotone, il bianco da tempo immemore c'ha il suo bel perchè e mi si passi la sgrammaticata mattutina, in fondo di licenza poetica potrebbe ben trattarsi. Il bianco è usato dai più verso la fine dell'estate, per risaltare i residui di un'abbronzatura che è stata e non è quasi più, per sentirsi elegantissimi e virginali anche in pizzeria e il Cielo voglia che non si debba imboccare la creaturina inappetente, pena il veder stampato sulla manica o sulla coscia, a piacere, un triangolino di margherita doppia bufala o una bella impronta di spaghetti pomodoro e basilico. Di bianco ci si veste ovunque, forse non ai matrimoni, ma si ovvierà all'imbarazzo evitando chilometri e chilometri di taffetas, tulle e affini. Se bianco deve essere, che sia lino. E con accessori colorati. Sconsigliato per scampagnate e grigliate all'aperto, assolutamente deprecabile per accompagnare i bambini dal gelataio all'angolo. Nutro forti dubbi per le merende a pane e nutella. Ciò detto, un must have della stagione appena iniziata è una bella maglietta, un golfino romantico, una canottiera. Bianca, assoluta e purissima. E, già che ci siamo, una confezione di Viavà. Non si sa mai.

28 aprile, 2006

Echantillon gratuit.


Qui ci vuole un bel giro in profumeria. Giusto così, per sentire che c'è di nuovo, annusare nuove fragranze, guardare un pò i colori e via. La cosa che guardo più di tutte in assoluto, sono i packaging. Che a volte sono davvero geniali, siano flaconi di profumo, siano rossetti o palette. Soprattutto le edizioni effimere, cioè quelle che ci sono per un pò e poi basta e potresti anche piangere, ma proprio, quell'indispensabile braccialetto Dior con i due gloss, mi dispiace signora, è già esaurito. Tragedia. Ma da simili calamità mi riprendo molto in fretta, non c'è che dire. La profumeria è una specie di parco dei divertimenti, dove si può provare un pò di tutto, quel lillino lì, un rosa più acceso, osare un viola choc, profumi a manciate, dal kiwi alla tuberosa, dal ribes alla magnolia. La beatitudine. Un'altro aspetto non secondario sono i campioncini. Le commesse più zelanti e professionali sanno che il campioncino in sè e per sè è una garanzia di sicuro e costante acquisto per il prossimo quinquennio, se consegnato nelle mani della persona giusta. E io, modestia a parte, la nacqui. Così, anche quest'oggi ho avuto il mio bel regalo. Lillipuziane pastiglie di rossetto, un profumino da collezione, svariate creme in microtaglia, un bagnoschiuma. Il tutto racchiuso in un astuccino elegante e morbidissimo. Ero felice. In una giornata cominciata un pò così, i campioncini Chanel hanno fatto la loro bella parte. Ma ai profani o semplicemente ai pragmatici, leggi, mio marito, l'operazione campioncino suona maledettamente beffarda. Egli si domanda, infatti, nella più totale innocenza, di quale entità deve essere l'esborso in euro, per godere di tali dorati privilegi? Beata ingenuità. Meglio non sapere.

26 aprile, 2006

Di corda, di paglia e di tricot.


Chiamarla Bibbia non è sacrilego. Semplicemente, la è. Ad ogni cambio di stagione, Elle insegna, per tempo e per benino, come muoversi, cosa comprare e dove, le cose che piaceranno, i cocktail che si berranno, le spiagge da non perdere. Si legge e si sceglie. Se averle oppure no. Di solito, sì. L'estate che sta arrivando porta con sè, accidenti, una fresca ventata di cose che, c'è da farci la firma, personalmente adoro. La corda, le zeppe, le ceste di paglia, il tricot. Basterebbe già per un accenno di valigia. Non serve altro. Parei di mille colori, da usare addosso o per stendersi, camicie candide, ceste enormi, magari con fiorellini applicati, occhiali non banali, zero gioielli zero, al massimo un braccialettino coi sonaglini, ma ho già provveduto. Coraggio, l'estate arriverà, tra non molto. Giusto per portarmi avanti, i miei must della stagione, o meglio, alcuni di essi, ce li ho già. Ho un aureo costume, tanto per cominciare. Da non abbinare all'aureo pareo per scongiurare l'effetto gianduiotto. Poi ho i miei Ray Ban rosa dello scorso anno. E siamo a due. Di seguito, ho un cestino da picnic, di quelli superlusso che desideravo da sempre, con i piatti veri, le posate vere e non già di plastica, un tagliere e il suo bel posticino per tenerci al fresco una bottiglia di qualche cosa, coi suoi bravi calici, veri anch'essi. Puro lusso. Direi che ci siamo quasi. A giudicare dalla quantità del bagaglio che segna le mie partenze, tutto questo è poca cosa. Ho due mesi di tempo per fare il resto. Questo significa avere il senso della pianificazione e dell'organizzazione più pura. Ma tutte le volte che parto mi dico, quest'anno mi porto pochissimo. Di solito non dico bugie. Ho detto "di solito".

25 aprile, 2006

Non ho resistito.


E così, eccoli. Sono solo alcuni. E i limoni, sono quelli della Sardegna. Non ho resistito a immortalarli, mi sembrava di far loro un torto, parlando solo degli ultimi fatti e non di loro, che da mesi ormai vivono lì, nel cassetto della cucina, insieme a tutti gli altri, quelli normali, quelli di base, quelli che non ho coccolato, pensato, tenuto in braccio ed esibito come loro medesimi. A me sembrano carini. E, a giudicare dalla faccia meravigliata delle persone cui li ho regalati, ma che regalo sarà mai uno strofinaccio da cucina?, devo dire che sono piaciuti anche alle mie amiche.
Che mi abbiano mentito?

31 marzo, 2006

E chi lo ha inventato.


E' il delirio. Una bicicletta insignificante, leggerissima. E l'acqua. Una lezione di aquabike è quanto di più faticoso si possa inventare per trascorrere un'ora. O due, come mi succede da qualche tempo. Serve un costume e una buona dose di autolesionismo. Spinning in acqua, per intenderci. Una meraviglia. Faticoso certamente, ma si esce da lì, rigenerate, endorfiniche, felici. E ben sode, il che non guasta. Nient'affatto.

30 marzo, 2006

La zeppa.



La zeppa, è risaputo, ha il suo perchè. Guardata con sospetto dai più, idolatrata dagli stilisti, coccolata da chi, come la scrivente, non ha molta confidenza col tacco a stiletto e, anzi, lo trova piuttosto volgarotto, diciamocela tutta. La zeppa è IL compromesso. Rende regale un completino da segretaria, azzardato ma d'effetto l'abbinamento al gessato da CdA, assolutamente stellari con capri pants floreali o a quadrettini Vichy, che fa tanto primavera, cara la mia signora. Da non sottovalutare il lato estetico della questione. Allunga la coscia, alza il gluteo e mi va a conferire, con l'andatura esotica, quei 10 centimetri in più che male non fanno, nemmeno ai miei 170. Must have della prossima primavera, ma anche di oggi medesimo, merita un attento esame della vicenda specifica. E, all'uopo, oggi giro di ricognizione per farsene un'idea.

Direi che va bene.

25 marzo, 2006

Sa d'estate.


E' il profumo dell'estate. Sa di mare, anche. Freschissimo, misterioso il giusto, persistente e leggero. Da usare quando si ha voglia di vacanza e di niente e di sole e di sabbia. E di mare, appunto.
Lo so, lo so. Se uno guarda fuori si deprime eccome, certo, estate non è.
Ma i tre spruzzi di Pamplelune di questa mattina sono stati il mio modo di celebrare che sì, in fondo farà freddo e il cielo è color pentola, ma da stasera c'è l'ora legale, alla fine Ulisse tornerà (!!!), e il sole, prima o poi, arriverà.
Troppi futuri, ma rende l'idea.

22 marzo, 2006

La Leggenda.


Si narra che Hermés l'avesse disegnata apposta per Grace Kelly, nei tardi anni 50.
E che la Principessa di Monaco, splendida e di classe, la usasse per nascondere ai paparazzi il suo stato di attesa, Carolina, appunto.
Da dire, nulla. E' La Borsa. La perfezione assoluta. E' elegante, sportiva, da giorno e da sera, da lavoro e da diletto. Sta bene col tailleur, i jeans delavè, la T-shirt d'annata. E' Lei, la Ur-Borsa. La Kelly. Ne possiedo qualcuna, di caucciù e di pelle, arancio, nera, biscotto, ma nessuna originale. Ha prezzi stellari e 6 mesi di attesa. Solo l'Onorevole (?) Daniela Santanchè si può permettere una collezione e mai borsa più bella è stata indossata da donna più volgare. E' l'unica sbavatura. Ma le leggende, si sa, non scelgono a chi piacere, e non si può avere sempre una platea d'eccezione, non completamente. A me piace per la sua forma geniale e per quel suo essere sempre al di sopra delle tendenze e dei must di stagione. Rende regale una gonnina già vissuta e un capri pants insignificante e un pò stropicciato.Con zeppa o sandalino piatto, fa la sua venerabile figura.
Stellare, appunto.

21 marzo, 2006

Li voglio!

Da annoveraretra le mie venticinque passioni ( e se fossero ventisei o ventitrè?), ci sono anche gli occhiali. Da vista, ovvio, dato che li porto e non per vezzo. Veramente, mi piacciono da sempre. Ricordo le tragedie delle mie compagne di quarta elementare quando, alla visita collettiva, ricevevano la famigerata busta gialla indirizzata alla famiglia, dove si consigliava l'uso degli occhiali alla creatura che, nonostante il primo banco, continuava a scrivere non allineata sulla riga.
Io, felice. Come se avessi ricevuto un regalo. Ho iniziato a portare gli occhiali in quarta, appunto. E li porto tuttora, non sono miope. Insomma, un difetto leggero.
Possiedo una quantità di occhiali, da vista e da sole. Colorati, strani, serissimi, da ufficio e da serata. Di madreperla e di celluloide, di titanio e di legno. Belli da morire.
Questi della foto saranno miei prossimamente.
Ultima collezione di Chanel, rettangolari con spigoli morbidi, neri da professoressa. Solo, hanno delle mini borchie sull'astina.
Un delirio.
Da abbinare a tubino nero e perle, una cena a due con mio marito.
E senza scordare uno scialle impalpabile e un tacco importante.
Sognare, in fondo, non è pericoloso.
Non ancora, almeno.

Odore di dicembre.

  Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...