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30 marzo, 2008
E vai di brunch!
26 marzo, 2008
Senza panna.
Oh no che non è mica una casa di zucchero filato, certo che non è tutto zucchero e miele, qualche volta ci sono dei bei bicchieroni di acido alla spina, così, che si cacciano giù tutti d'un fiato. Oh, certo che non è il Mulino Bianco, con la mamma sempre bellissima e mai sbattuta, mai arrabbiata, mai un bufalo, mai fraintesa. No che non è tutta panna montata, la stessa da tuffarci le fragole, quella che si fa nel Kitchen Aid e poi si passa per bene col dito tutt'intorno e si lecca pure il cucchiaio per non sprecarne nemmeno un pò. No che non è tutta una melodia, tutto un violino e campanellini e cosine e bacini e ciccì e coccò. No che non è tutto una passeggiata fra i fiori, gli uccellini a cinguettare, le stelle e la luna. Qualche volta uno si arrabbia pure, qui dentro. Qualche volta la mamma certo che rimane bellissima, non sono tutte belle le mamme del mondo? ma qualche volta, ecco che la mamma, che è un tantino sbattuta, si arrabbia un pochino, ma solo un pochino piccino picciò, e diventa un bufalo, ma un piccolo bufalo piccino picciò, e se è fraintesa la mamma si incazza, ossì che si incazza, eccome che si incazza e va bene che non si dice, ma insomma non c'è un sinonimo a s'incazza. E allora,eccolo lì, leggiadro e dolcissimo, arriva un vaffanculo, sibilato, sussurrato ma nemmeno tanto, così che si possa sentire per bene. Non c'è modo di trattenerlo, lui esce e vola via. E nemmeno serve la panna montata.11 marzo, 2008
La serial killer del basilico.
Presente! Sono io, proprio io. Che non abbia il pollice verde non è mistero. Le piante non mi sopportano, è più forte di loro. Mi odiano, ecco. E non solo quelle da appartamento, i gerani, le ortensie e via così. Anche quelle umili e innocenti, per nulla pregiate, le piantine delle erbe aromatiche, per esempio. Io non ci riesco. Le ammazzo, nel giro di pochissimi giorni. Le annullo. A nulla servono le mie più amorevoli cure, bagnarle con attenzione, nè troppo nè troppo poco, parlarci, anche, come qualcuno mi ha suggerito. Una volta, qualcuno devi avermi beccato a raccontare qualcosa al basilico. Mi hanno guardato da lontano, chiedendomi Mamma, Stai Bene? e poi se ne sono andati scuotendo la testa. Due giorni fa ho comprato una rigogliosissima piantina di basilico. Bene, è già in terapia intensiva. Rianimazione, pare. Le foglioline appaiono smorte e magroline, floscie, inanimate. Gli steli sono pallidi, come stanchi, bianchicci, orrendi, come reduci da una feroce terapia antibiotica. Volevo una piantina perchè non voglio più la vaschetta dell'Esselunga, e già mi vedevo a distribuire piantine e piantine a tutto il vicinato, ottenute per talea dalla mia pianta diventata un cespuglio. Niente di tutto ciò, addio sogni di gloria. Continuerò mestamente a comprarlo all'Esse ma senza vaschetta, e aspetterò che arrivi il giorno della dipartita, che questa piantina, l'ennesima, tiri gli ultimi, e diventi gialliccia o nera, a seconda e spiri, in silenzio, come tutte le consorelle che l'hanno preceduta. Mi rimarrà il vasetto. Questa la so. Plastica. Nel contenitore di mezzo.
09 marzo, 2008
Lavori in corso.
Sì, si è lavorato. E tanto anche. Ma è stato così gradevole, sapesse, signora mia. Sono stati due giorni di niente assoluto e di tutto cosmico. Di grandi, invisibili manovre. Di riassettamenti vari, una lucidata qua, una stirata là. No, non ho iniziato le pulizie di primavera, ma di quale primavera poi, che io l'aspettavo eccome, anzi, già la credevo arrivata e invece eccomi qua col mal di gola per aver circolato una settimana senza calze col freddo che fa. Ho lavorato, ha lavorato il mio Esimio Sposo sulle Fragole, no, dico, ma ha visto che cosa mi ha fatto? Ho lavorato. In questi giorni ho cercato. Guardato meglio. Pensato, anche. Riflettuto. Mi sono trovata spesso a guardare fuori con la mente sciolta. Ho avuto pensieri distanti e vicinissimi, pensieri faticosi e altri deliziosi. Ho avuto modo. Di pensare a me. Di prendermi del tempo, e senza parrucchiere o massaggio. Ho pensato e basta. Una specie di seduta psichiatrica ma stando in piedi, non so come dire. Mi sono beata, anche. E alla fine, le cose che ho pensato le ho messe in fila. Una accanto all'altra, come quei vecchi bottoni che ho comprato giorni fa e che stanno adesso in un vaso vuoto della marmellata. Mi piacciono, le cose che ho pensato. Mi piaccio io, adesso, che non ho ansia e malinconia e quel disagio, quella specie di nausea leggera, quella scontentezza di fondo, quella stanca paura. Sto bene. Che bello quando si lavora, fuori e dentro. Si tira l'anima a lucido come una teiera d'argento, si spolvera il cuore per bene, si appendono tende fresche di bucato e si comprano vecchi bottoni, spaiati e bellissimi, luccicanti di madreperla, da conservare nel barattolo della marmellata.05 marzo, 2008
La Fata Smemorina.
Così non va. Sicuro, va tutto bene, è un periodo relativamente tranquillo, il Liceale ha persino riportato un discreto voto di matematica e, se non proprio la fanfara, almeno il picchetto d'onore ci stava bene. E allora? Allora sono io. Io che non funziono. Io che sono inceppata, come dire, mi manca la pila, quella tonda degli Swatch che si compra dai cinesi in comodi blister da 12 alla ridicola cifra di euro 1. Sono io che devo fare il tagliando. Sono io che non freno. Mi è andata giù la catena, lo dice anche Zucchero in quella assurda canzone che, se avessi scritto io mi avrebbero internato. Ma forse, da internare lo sono davvero. Ho la spia dell'olio accesa. Il simbolo del brillantante nella lavastoviglie. Senza benzina, ma con l'indicatore sotto allo zero, che ti dici, ecco, adesso mi fermo. Low battery. Recharge. Non ho la linea. Scollegata. E' andata via la corrente e adesso devo fare reset. Bene, esponga il suo problema. Il mio problema sono io. Dimentico. Non mi concentro. Non ricordo. Ma dove avrò messo, eppure era qua. Per poi scoprire che ce l'ho davanti al naso. Come si chiama? Chi era quello? Ho messo il sale? Come si dice? Ecco, questa sono io. Il mio Sposo mi studia. Ci fai o ci sei? Ti metteremo in una bella stanza luminosa, con la coperta sulle ginocchia, ti piazzeremo davanti alla tv con Alda d'Eusanio e ogni tanto verremo a vederti. Mi provoca. Ma io davvero sono fusa. Storneggiata, sembro un pò fatta, un pò ubriaca, un pò scema. L'inizio della fine? Mi starò fidanzando con Helmut Halzheimer? Mi era successo un'altra volta. E anche lì, forse venivo da un periodino di quelli non proprio rosei, di quelli che non sai più bene a che santo votarti, di quelli che, se avessi a portata di mano un bel precipizio non esiteresti nemmeno un secondo a farci un bel salto dentro. In senso metaforico, lo ben si intenda! Così, questa Fragola storneggiata si appresta ad iniziare un'altra giornata, ancora più confusa di ieri e di ieri l'altro, per colpa di quel vento polare di ieri sera che ha buttato tutto all'aria e le povere viole del pensiero che sbatacchiavano di qua e di là, un pò come la mia testa, o meglio, come i pensieri ivi riposti. Ma ieri, la mia Amica delle Provette, delle Perle, quella della Pastiera e anche Biancaneve mi hanno rincuorato un pochino. Mi bombarderò di vitamine, magari qualche goccia omeopatica farò al caso mio e mi aiuterà ad uscire dal tunnel dell'oblio. Perchè è vero che scordo di comprare i limoni, di pagare le cose alla posta, di ritirare le cose in tintoria, ma delle persone che adoro, di quelle che mi scaldano e mettono un cerotto sul mio cuore sbucciato, quelle che danno lo sciroppo alla mia anima con la tosse, beh, di quelle non mi scordo di sicuro. 29 febbraio, 2008
Bisesto de che?
Dicono porti sgarro. Dicono. Dicono Anno bisesto, anno funesto. Dicono. ma noi che ci fa. Sì è vero, c'è una nebbia gentile stamattina, o almeno pare da qui. Magari piovigginerà noiosamente a metà pomeriggio, e resta da sperare che il week end ci lasci modo di piatare le primule sui davanzali, orsù un pò di colore, domani sarà marzo e marzo fa rima con primavera. Bisesto o no, secondo il mio modestissimo parere, dato che oggi lo si vive ogni quattro anni soltanto, bene, vediamo di impiegarlo in un modo carino, magari facendo qualcosa che non abbiamo mai fatto e nei limiti della decenza, signora mia, non è che adesso mi và ad assaltare una banca. Si raccolgono idee. Personalmente ancora non ci ho pensato, ma data una rapida scorsa alle cose che ho da fare quest'oggi, direi che devo andare a comprare una pattumiera. Ma quali primule, me quale primavera, ma quali celestiali visioni di prati fioriti e sole: da domani, al villaggio, cambia la musica e c'è un viavai di bidoni, benne, cassonetti nuovi di zecca per la differenziata obbligatoria, che peraltro in molti quassù si fa da anni. Bisesto o no, qui si deve stare al passo coi tempi. Se qualcosa mi verrà in mente, che non ho mai fatto o che faccio di raro, giuro, la farò. Un giorno regalato non và sprecato. Fare una cosa mai fatta prima, a patto che sia molto, molto originale. Direi che con la pattumiera mi porto avanti. Al resto, penserò poi.15 febbraio, 2008
Del mio meglio.
Ricette, dettagli e altre immagini, signora curiosona, le trova qui.
28 gennaio, 2008
Alba rosa.
Spettacolare. Da fermarsi a guardare appoggiate al davanzale. Da voler fotografare, anche se è tardi ma che non trovo la macchina fotografica e stamattina sarà un delirio di avanti e indietro, perciò. Un'alba preziosa, un cielo strapazzato di rosini e violettini, mi ci farei una gonna con una stoffa così, un pareo, magari. Un cielo da dedicare. A chi stamattina si è svegliato con un sorriso, nonostante. A chi ha passato la domenica a catalogare, sistemare, suddividere, riordinare, e a fottersi chi dice che riordinare fuori vuol dire bisogno di ordine dentro di sè, che dentro di me va bene così tutto com'è, incasinato e ingarbugliato ma così. A chi ha saltato la colazione e a chi l'ha fatta coi fiocchi e i controfiocchi, chi con l'argenteria chi con le tazze sbeccate. Dedico quest'alba lucida a chi sente che è già un pò primavera, che il sole, il tiepidino e tutto il resto, a chi ha già voglia di mare e fa programmi e progetti e itinerari. A chi cambierà e a chi non cambierà affatto, e a chi sta cambiando adesso, cucina, borsa, città o fidanzato: i cambiamenti vanno presi piano piano, come una medicina che fa schifo, vanno sorseggiati come il Moet Chandon Imperial, vanno affettati sottili come la bresaola. Non esistono cambiamenti senza scossoni, senza nervosismi e senza scazzi, ma sì che lo posso dire, per una volta. E infine, dedico quest'alba confetto e violetta di Parma ai miei figlioli, che si abituino a guardare in sù quando si svegliano, perchè è dal cielo che si può scoprire come sarà il giorno che viene, e tutti i giorni in fila fanno la vita e che devono trovare in ogni singola mattina, in ogni singolissima colazione, in ogni volta che aprono la porta per uscire di casa, una cosa soltanto, almeno una, che sia gradevole e da sorridere, e profumata, anche, e brillante e un pò rosa, come questa mattina qua. La felicità è cosa semplice ma rara, banale eppur preziosa, nascosta, ben nascosta, tra le nuvole del cielo. Da guardare, rubare e custodire, sia di notte che di giorno, sia il rosa che le stelle. Dedicato a chi stamattina sa che non è male, che in fondo in fondo va tutto come deve andare e a chi alle sette e mezza o poco più si è incantato a guardare questo cielo. Come me.24 gennaio, 2008
Il mio giorno fortunato.
Meglio di così! Ci sono quei giorni in cui sembra che tutti, quasi tutti, o meglio, una notevole percentuale degli abitanti di casa tua ce la metta tutta per farti sentire a tuo agio. Interno giorno, ora di pranzo. Il Liceale, il Piccolo Liceale, quello dai risultati più da Totip che da pagella scolastica, riede dal luogo di cultura. Che forse, andrebbe ben meglio in un luogo di coltura, che so, zappare patate, occuparsi degli ibridi di orchidee in Riviera, e cose del genere. Ma si resiste, sostiene che ce la farà. Insomma, Egli riede alla mensa casalinga. Avevo preparato con tutto l'amore del mondo un tortino di alici, che so bene che era la prima volta e che insomma, non che mi fosse proprio venuto granchè bene. Lui, annusa. Buono, Cos'é? Un Tortino di Alici. Ah, ecco. Beh, Mamma, Buono Ma Non Buonissimo. Sa, come Dire, di Porto. Ma Attenta, Non Di Porto Rafael, del Porto di Genova, Quello Sporco.Soddisfazione n.1.
Che faccio, lo strangolo? o mi cimento a capire dove diavolo ho sbagliato nell'esecuzione della ricetta?
Ma, a ben pensarci, non è stata l'unica soddisfazione della giornata.
Mattino, circa le 11, passo per un saluto al mio Illustrissimo Sposo.
Come Sei Bella.
WOW.
E che Buon Odore.
DOPPIO WOW.
Sai di... bah, non si capisce. Anzi, sì, Ecco cos'è, sai di...ROSMARINO!
Balbetto. C-C-C-Cooooooosa?
Ros-ma-ri-no???!!
Ma come. Va bene che non ho il mio profumo solito, è un periodo che sperimento, mi soffermo in profumeria e spruzzo e annuso, annuso e spruzzo, per trovare un profumo che rispecchi il mio mood del momento, accantonato per un secondo il buon, caro, insostituibile, adorato Feu d'Issey. Ma giuro che non sono passata nè nell'orto nè da Vissani e che non mi sono affatto profumata con un rametto, non sono mica un arrosto, una polpetta, un'orata al cartoccio, una teglia di focaccia!
Gran giornata, non c'è che dire. Pietanza che sa di porto, non inteso come vino da meditazione, e allure da gastronomia, cucina casalinga, prezzi modici. Bel colpo.
Ma adesso, chi glielo dice a Beyoncè?
15 gennaio, 2008
Niente paura.
E' un regalo del mio illustre Sposo. Che mi piacciano i pinguini, ormai, è risaputo al globo terraqueo, e non è tutta 'sta grande novità. Ma questo qui è un pinguino speciale, si nutre di musica e di coccole, balla e si muove se collegato al pc, e se ogni tanto si sente solo gli si deve dare una carezzina, schiacciandogli due volte il naso. Ci mancava il pinguino, mi viene spontaneo, ma l'ho adorato dal primo momento che l'ho visto. Dà una nota esotica alla confusione violacea del mio studio, lui, col suo rigore in bianco e nero, con quell'aspetto buffo e dinoccolato. Certo, è un delirio. Balla e balla sul mio scanner nuovo di zecca, muove la coda e le zampe e anche se non ha la bocca mi dice, Take it Easy, Baby. E niente paura. Niente paura se hai l'umore altalenante, se alterni momenti così diversi, brodo e champagne, cachemire e carta vetrata. Niente paura, è tutto sotto controllo, tutto così assurdamente tranquillo e monitorato e si sta bene, in fondo, dentro questo rigore, dentro questa caldissima semplicità, avvolti in questa coperta di certezze e di affetto, di amore e di tutte le cose che ci stanno in mezzo. Niente paura, siamo tutti qui. E ci sarà sempre per te chi ti ascolterà e che ascolterai, chi avrà il tempo di un caffè al volo e una chiacchiera piccantissima e innocente, come solo sanno essere le chiacchiere del mattino presto, molto prima delle 10. E un'amica che ti chiamerà, apposta per dirti che c'è qualcosa di viola, oggi in vetrina, anzi, di antico, (!) e che in fondo non vuol dire niente ma vuol dire così tanto a chi parla e ascolta anche col cuore. C'è un colore di pioggia, là fuori, un colore che non promette granchè di buono. C'è un pane fragrante in cucina, miliardi di progetti sul tavolo di vetro e lui, che balla e balla sullo scanner. Niente paura, niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così. E da oggi, ci pensa anche il pinguino, mi sa.
05 gennaio, 2008
La collezionista di.
28 novembre, 2007
Basta già.

E' come un pizzicore, una specie di prurito, gradevole, per carità, mica quello delle zanzare. Ci si è fermati un momento, il ritmo è calato, e con lui anche l'ansia, quella frenesia cattiva, quella sorta di malumore progressivo. Ora, di progressivo c'è soltanto la calma, la serenità, da ascoltare piano ad occhi sbarrati, per paura che se ne vada di nuovo, da raccogliere, tutto quello che c'è, tutto quello che serve, come quando sparecchi le briciole dal tavolo e le raccogli con la mano, si prende tutto, vale tutto, anche e soprattutto le più piccole cose, come le perline quando le perdi dal barattolo, come la sabbia, infinita e sterminata eppure così piccola. Rastrelli, piccolissimi momenti, una telefonata con un'Amica e un giro al negozio dell'Amica Risanata, andiamo un pò a vedere che faccia che c'ha e come sta, adesso, un fiore, G., un fiore di campo. Proprio lei, quest'oggi, un altro piccolo granello per farmi stare bene, non ci vogliono mica le grandi manovre sa?, basterebbe anche un mazzolino di quel suo basilico che ha sul balcone, cara signora, lo sa, vero? Così, si colleziona un album di cose belle, finalmente, semplicissime, si sgrana, un piccolo rosario di sorrisi, e ci si scopre, ma guarda, all'improvviso contenti, come dirlo , tranquilli, non so, in pace, ecco, e senza più guardare in quel cestino, che bene non fa. Una bella sera, da qui, da questa aiuola colorata. Aiuola, e perchè mai? Son Viola Del Pensiero, così mi chiama la mia Amica, fiore semplice e colorato, vellutato e da guardare, da non cogliere che si sciupa, molto viola, anzichenò.
25 novembre, 2007
Bollicine.
E tante ce ne saranno. La settimana che inizia domani ha un che di delirante, in sè e per sè, un caos cosmico che si sente già da qui, da una domenica sera tranquillissima , una partita alla tv e quindi noi femmine siamo pregate, con licenza parlando, di toglierci di torno. Non già che ci dispiaccia, beninteso. La PrinciSmeraldo ha i suoi piccoli innocenti traffici, ripassare pianoforte, Sparta e chiacchierare fitto con le sue amiche via Msn. Non ci sono più le bambine di una volta. Da parte mia, ho una quantità di cose, quelle gradevoli, quelle che ti siedi e puoi scegliere da quale cominciare, vediamo, stilo la lista dei regali dei Natale, inizio una sciarpa nuova, leggo il mio libro, mi invento qualcosa insomma, quelle belle cose tipiche da domenica sera. Ci si gode in santissima pace le ultime fettine di questo week end, si masticano piano, per farle durare di più, la tavola è ancora ingombra, sprepareranno i ragazzi e il mio Sposo nell'intervallo, si dice. La letizia è apparente, una specie di sabato del villaggio al contrario. Diman, non già tristezza e noia, ma gira di qui e giri di là, e udienze generali del Piccolo Liceale (Ma ci Devi Proprio Andare, Mamma?) e cose, cose e cose, per la settimana tutta. Una settimana frizzante mi aspetta domani, non appena il bip bip della sveglia puntata sulle 06.30 mi farà testè dimenticare l'assoluta pace, il semplice benessere, il tranquillo, beato nulla di queste ore, che niente e nessuno riesce a turbare. Nemmeno Fabio Caressa.22 novembre, 2007
Il camino.
21 novembre, 2007
La marachella.

Chi lo ha mai detto che c'è un tempo in cui non si possano più combinare soffici, impalpabili, innocentissimi guai? Chi ha mai decretato, Ecco, da Ora Basta Stupidaggini? Una ogni tanto, diciamo semestralmente, aiuta di sicuro. Vediamo come. Esterno giorno, un mattino come tanti, in una città qualsiasi che sembra sovrastata da una grossa ostrica, tanto è il colore del cielo, cielo? ma siamo sicuri che dopo quel grigio ci sia ancora? Ci si reca dopo alcune noiose incombenze a una seduta antidepressiva, ma quale psicologo, ma quale psichiatra, si và dall'estetista per mettere in ordine di fuori prima di mettere in ordine di dentro, non so se si afferra il concetto, ma quando il Di Fuori è a posto, anche il Di Dentro diciamo che è sulla buona strada. Operazione estremità. Smalto fiammeggiante, un ciliegia elettrico, massì, trattiamoci bene questa mattina, non eravamo noi che soltanto ieri avevamo i malanni dell'umanità tutti concentrati su di noi, che masticavamo sospiri e niente voglie? Bene, vada per il ciliegia. Resta da decidere come farlo asciugare, questo smalto perfetto, questa opera d'arte, questo capolavoro di precisione che la fanciulla ha operato su di me. Nessun problema. A me un sandalo, un infradito, qualcosa che non strusci sullo smalto, che non appiccichi alle calze, che non rovini tutto, insomma. Le ballerine nella borsa, le calze a pois esse pure, il mio bel cappottino damascato con manica a tre quarti, perle a manciate e Kelly di vernice. E la gonna, ovvio, che il candido sandalo si veda benissimo, che male c'è? Le fanciulle alla finestra, non ci credevano che avrei avuto il coraggio, ma il coraggio de che? faccio forse del male a qualcuno a girare di novembre ventuno come se fosse ferragosto? E poi, non ho mica freddo. Il capolavoro è rimasto intatto e intatto rimarrà per giorni, senza sbavature e opacità così noiose e così brutte da vedere. Resta una certa qual piccolissima soddisfazione, l'aver combinato un' inoffensiva marachella, che nessuno punirà, se non con qualche occhiataccia, ho camminato sentendomi buffa e divertita, sorridendo di sottecchi, magari farò tendenza, chi lo sa, piede estivo di fine novembre. Aiuta, qualche volta, il sentirsi ancora capaci di una scena innocua, una specie di sfida, un uovo fuori dal cesto, sono scalza e allora? qualcuno vuol dire la sua? E c'è che sto bene, quest'oggi, nonostante l'ostrica lì nel cielo, nonostante 2 figlioli malaticci e febbricitanti, nonostante pioviggini brodoso da due ore in qua, e se mi verrà la febbre, e pazienza, farò un penso di quattro pagine: NON SI GIRA SCALZE A NOVEMBRE. Ma poi, chi l'ha deciso?
20 novembre, 2007
La Manu.
La telefonata è arrivata a metà mattina, quando la malinconia si era già un pò dissolta, ma non del tutto. Che grande, meravigliosa capacità hanno le persone che ti conoscono da sempre, di esserci proprio nel momento esatto in cui tu hai più bisogno di loro. Ci conosciamo da quarant'anni, forse da prima, se si pensa che appena nata mi hanno portato a vivere nella casa sotto la sua, e che lei aveva soltanto un anno. Abbiamo giocato con le bambole, ci siamo arrampicate sui cachi, preparato minestre di foglie, gerani e sabbia, giocato a rialzo e a parafulmine nel cortile, girato con la Graziella fino a consumare le ruote. Poi, a scuola con lo scuolabus giallo, che si chiamava pulmino, una specie di ibrido tra italiano e inglese. E poi, le superiori, in treno, a scrivere cose sui diari, a scappare quando arrivava il controllore, alle feste della scuola, ai capodanni. Lei c'era sempre. Anche a scrivermi lettere lunghissime quando ho cambiato città, lettere che ancora conserviamo, talmente belle che forse varrebbe la pena di pubblicare. Ha sposato il suo Amore in arancione vestita, in quel Municipio che era la nostra scuola media. E' una donna di un'intelligenza acuta e vivace, mi piace perchè usa parole desuete, come rorido e madido, per descrivere le sudate del suo figliolo, mi piace perchè si innamora ancora degli uomini degli spot come a 13 anni. Mi piace perchè parla della sua mamma con una tenerezza e una devozione e un amore così grande che fa commuovere, e io che penso che, se lo capisse, sarebbe così fiera e onorata di avere tanta figlia. Mi piace perchè mi fa morire dal ridere, quando racconta di quella casa orrenda che hanno costruito accanto alla sua, frutto, cito testualmente, "di un'indigestione di polenta e merluzzo di Alvaar Aalto". Mi piace perchè esclama Beata Vergine Del Carmelo!, perchè è buffa anche quando parla di tragedie, perchè è sensibile, sensitiva o forse mi vuole solo bene, e ha sentito che stamattina avevo bisogno di lei. E che forse, avrei avuto bisogno di arrampicarmi ancora sui cachi. Come se l'avessi fatto. Grazie, Manu.
19 novembre, 2007
Fuori giri.

Esistono calcoli perfetti e semplicissimi, per determinare con esattezza una simile sensazione. Si è fuori giri quando non si ha voglia di niente, quando le cose ti scivolano addosso come l'acqua sulle oche, quando fai la spesa alla rinfusa senza neanche guardare bene quello che metti nel carrello, sia fertilizzante o acqua di rose, è la stessa medesima. Si è fuori giri quando anche l'aspetto fisico non aiuta granchè, il colorito spento, opaco, color di niente, i capelli elettrici e imbizzarriti, l'occhio da triglia, spento anch'esso, nessuna voglia di apparecchiature, una maglia qualunque, un jeans qualunque, una sciarpa qualunque, tanto ne ho tonnellate. Si è fuori giri quando, nell'ora che si deve impiegare in qualche modo aspettando la PrinciPianista, si cammina ciondoloni, si guardano le vetrine distrattamente e senza alcun interesse ed entusiasmo, soffermandosi un quarto d'ora su una fila di orologi che nemmeno ti piacciono. Fa freddo e non ne hai voglia, scapperesti già ma dove, ti crogioli in questa condizione di seppia congelata, tanto, il colore è uguale e il mood lo stesso. Un totano senza direzione, un pesce rosso, ecco, con la stessa identica attività cerebrale. Se poi, l'omino sul Corso, per far atmosfera natalizia si mette a suonare l'Ave Maria di Schubert col clarinetto, beh, meglio è cambiare aria. Recuperare in fretta e furia la Princi, già che ci siamo pure la Biondina Lisciata che viene, malaticcia ella pure, al capezzale del suo bel Maturando, tossente e dolorante, e guadagnare in velocità la strada di casa. Passerà, lo so, già domani, forse, o dopodomani. Ma mi guarderò bene da passare dal Corso. Conosco un luogo dove se lo potrebbe mettere, quel clarinetto. Eh, signora mia, quando ci vuole ci vuole.
14 novembre, 2007
Pittura fresca.
Vero è ben, Pindemonte, la mia non si può dire una casa tranquilla.Non è adatta al riposo, al silenzio, alle convalescenze in genere. E', quanto meno, confusionaria, qualche volta disordinata, due o tre volte l'anno diabolicamente sottosopra. Come oggi. Come ora. Ed è incredibile come si esca alle 8 lasciandola, nei limiti, una casa decente e vi si faccia ritorno, dopo pochissime ore, forse nemmeno due, e la si ritrovi, signora!, in uno stato che pietoso non rende bene l'idea. L'odore della vernice mi piace. Le latte radunate in centro al salone, il pavimento ricoperto di un tappetone grigio, Così Non Roviniamo Il Legno, scale, pennelli, cappellini della ConfArtigianato, fogli di giornale, telefonini stranieri, chiavi di furgoni. E loro, gli Omini della Vernice, i Geni del Colore, in salopette che un dì era bianca ed ora ha millecinquecentotrentasette macchie e macchioline e schizzi di colori diversi, che van su è giù con rullo e pennellessa e stucco, anche. I miei libri affastellati alla bell'e meglio sul tavolo della cucina, già, e oggi dove pranziamo? teli e teloni che danno alla mia casa l'aspetto della casa del Caro Estinto, tutto sparpagliato, tutto in un luogo che non è il suo, perfino sulle scale e in ingresso e di qua e di là. Però, sono felice. Felice di aver scoperto di stare così bene, di avere i nervi così saldi, di non avere avuto il minimo momento di cedimento, di essere entrata sorridendo, scavalcando compunta un pennello messo lì, i giornali e la stampante. La pace del cuore, la perfetta salute mentale della quale ho così tanto dubitato, e della quale molti ancora dubitano, passa anche da qui. Speriamo che duri.05 novembre, 2007
Spazzolato.
30 ottobre, 2007
Son domande.
Perchè quando piove la gente rincitrullisce?
Perchè sulle strisce pedonali attraversano uno per volta e tu stai lì delle mezz'ore ad aspettare che passino tutti?
Perchè i carrelli del supermercato sono sempre pieni di porcherie?
Perchè se digiti su Google "Seppie coi piselli" salta fuori la pubblicità di capsule atte ad aumentare il volume dell'attributo maschile?
Perchè se chiedi a qualcuno Come Stai? ti risponde di sicuro "Sempre di Corsa"?
Perchè il 31 di ottobre sono già lì ad allestire luminarie e qualcuno mi ha chiesto anche che cosa faccio a Capodanno?
Perchè c'è gente che quando ti chiama al telefono tu dici Pronto e lei dice Pronto e tu dici di nuovo Pronto e lei di nuovo Pronto finchè tu non la riconosci e si può finalmente iniziare la telefonata senza che nessuno chiami il 118?
Perchè nessuno ha mai beccato in castagna quelli che scrivono sui muri "Sei la mia vita e per sempre sarà" oppure "Io e te 3MSC" per dargli una passata di legnate?
Perchè nelle ricette, quando ti indicano 200 gr. di ricotta, o 500 gr. di gamberetti, aggiungono sempre "freschissimi"? E se fossero di ieri?
Forse è meglio che vada a dormire. Lo dicevo, la levataccia si farà sentire in qualche modo.
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