14 maggio, 2013

La mattine di maggio.



Sono quelle che profumano di più.
Soprattutto queste, che insieme ai fiori sanno ancora di acqua e di nuvole, che nessun profumo al mondo mai sa di acqua e di nuvole, chi l'ha mai annusata una nuvola, forse l'acqua, magari, ma le nuvole proprio mai.
Le mattine di maggio sono le mattine che preferisco, abito in un posto dove a volte, con le condizioni giuste che non so quali siano, si sente anche l'odore del mare. Che non è molto lontano da qui, un'ora scarsa e ci sei, nel mare vicino intendo.
In mattine come questa dove l'azzurro del cielo è di un azzurro mai visto, s comincia stendendo di fuori, sul terrazzo e anche su quel filo tirato tra il ciliegio e il cancello, provvisorio sì, inviso allo Sposo che vorrebbe tutto ordinato, ma a me i panni stesi sul filo mi fanno un'allegria e poi quando sono asciutti sanno di sole e di vento, mica come quelli in terrazza, per dire, lo stendino non fa sventolare le cose, il filo sì ed è vero che fa un pò disordine, ma chi se ne importa alla fine, mica viene Ville e Casali a fotografarmi il giardino.
Le mattine di maggio si capisce che sono di maggio perchè devono iniziare con l'innaffiare i vasi del davanzale, che sono lì da ieri, gerani bianchi e rosa in sfumatura fino al rosso acceso, quest'anno andrà così, ogni anno i colori del davanzale cambiano e anche i fiori, e ieri al mercato ho faticato non poco a sceglierli, li avrei voluti tutti bianchi ma poi non ho resistito agli altri e allora.
La mia mattina di maggio, forse la prima che si possa davvero chiamare così, col sole, il profumo e il cielo bello, inizia che ho ancora una piccola valigia da disfare, uno scialle color glicine da risciacquare e nessun pensiero da pensare. 
Tutto questo mi fa leggera, forse ho imparato la regola del qui e ora, forse ho dato l'esame per essere finalmente in pace con il cosmo intero, ho preso la patente per stare bene, so la tecnica per allontanare con forza ogni pensiero che mi fa male e che mi rende stupida, che mi fa arrotolare su me stessa come un serpente nel cestino.
Fuori, la mattina di maggio è appena iniziata, col sole che sorride e fiori e foglie e erba nuova e cose belle.
Laverò la Vespa, i vetri, toglierò piumoni e coperte pesanti, metterò fiori un pò ovunque, e un pò ovunque colori e bellezza. Siamo di  maggio, è così che funziona.


07 maggio, 2013

La Mala Pianta.



Ci sono leggi non scritte lassù, nella Casa in Collina.
Regole che nessuno ha mai deciso, che nessuno ha mai discusso, ma che si osservano con scrupolosa diligenza e guai a sgarrare.
Oltre a Chi Apparecchia Non Sparecchia, che pare essere stata adottata in più di una famiglia, e quella della rimozione della differenziata, carta alla Princi, vetro ai figlioli maschi, plastica alla scrivente, lo Sposo, Egli, è esonerato, esiste la regola del primo taglio del pratino. Ecco, quello spetta a me.

In realtà, il taglio del pratino è stato fatto qualche giorno fa, in un intervallo dalle piogge incessanti degli ultimi tempi, è una noia vera, il prato era una giungla disordinata, stremata, confusa, e il fatto di vederlo tagliato e liscio dava la speranza che in fondo, avrebbe piovuto di meno. Balle.

Tagliare il prato è una roba che mi piace. Mia nonna direbbe L'è un Mastè Da Om, simultanea  per i non lombardi,  E' Un Mestiere da Uomo, ma a me piace. Mia nonna perderebbe la speranza, quel maschiaccio di nipotina che fischiava, giocava agli indiani e catturava lucertole, ora in effetti fa cose da uomo, tipo guidare per ore o tagliare il prato. Ma ricamo, cucino e faccio la maglia, forse mi sono salvata, o persa, chissà.

Com'è, come non è, l'altro giorno mi accingevo a debellare la giungla del pratino antistante, che bella parola desueta, antistante, comunque antistante casa mia. O retrostante, a secondo di come la guardi, casa mia.

Erano giorni che la osservavo. Un'erbaccia di quelle cattive, da estirpare appena spunta, si era sviluppata a tal punto che era diventata una bella siepina, un bel ciusco, simultaneo per i non lombardi, una piccolo mazzo ma con le radici, ciusco, appunto.
Tra le fogli, qualche fiorino giallo ormai sfiorito, qualche soffione, e lunghe, lunghissime foglie puntute, rigogliosissime, di un bel verde scuro, lucide e perfetto.


Non ho avuto cuore di tagliarla.
Ho girato torno torno con il tosaerba, ho avuto cura di non rovinare le foglie che stavano alla base di questo cespuglio inatteso e l'ho lasciato lì, come la più rara delle piante, Altro non è che un'erbaccia, andrebbe eliminata col napalm, mi sa, ma adesso, non proprio al centro ma un pò discosta, diciamo che fa la sua bella figura, perfino lo Studente di Design, sorseggiando un bicchier d'acqua e osservandola con fare critico ha sentenziato Ci Sta, con quella sua S adorabile.

Ora, la Mala Pianta è lì.
Sono giorni di felicità spicciola e semplice, senza un motivo vero e apparente, come senza un motivo vero e apparente sono i giorni in cui  si sente tutto il peso del mondo dentro alle tasche e ferri da stiro sul cuore.


La Mala Pianta mi guarda dal pratino tagliato di fresco, forse mi ringrazia per non averla ranzata senza pietà, come forse avrebbe fatto un uomo.
Ho aggirato l'ostacolo, di erbacce ne son pieni i pratini e le vite, basta solo guardarle con altri occhi e altri sentimenti.
E anche se ho fatto un mestiere da uomo, mia nonna mi sa che è contenta.






29 aprile, 2013

La Mappa dei Glicini.


Qualcuno dovrebbe stilarla, prima o poi.
Una cartina dove trovarli, intendo. Anche se forse è così bello trovarli all'improvviso, guarda laggiù, un glicine.
Il glicine fiorisce all'improvviso, non dà il tempo di abituarsi alla sua presenza, un giorno è verde e il giorno dopo esplode, in tutta la sua aristocratica bellezza, pur essendo un fiore tanto semplice, fuori moda, oramai raro.
Il glicine è uno di quei fiori che amo da sempre,  ho avuto una casa con una cascata di fiori che adoravo, così come adoravo la casa e tutto quello che ci era successo dentro, ma le case sono di mattoni, come dice il mio Sposo, e non va bene affezionarsi così tanto, son le persone che fanno le case e non il contrario, è vero, ma metterlo in pratica non è così semplice.

Vedere un glicine è per me una gioia per gli occhi e per l'anima.
Amo il suo colore, la composizione complicatissima dei suoi fiori, il suo profumo di buono e di bello e di sicuro, non so.
La mia personalissima Mappa dei Glicini inizia in fondo alla Strada Lunga che porta a casa mia, dove una siepe magnifica stamattina mi ha dato il buongiorno, un'infilata di grappoli umidi e lucenti, incuranti della pioggia, ancora più viola contro il cielo grigiastro e triste di oggi.

Prosegue poi, lungo tutte le case vecchie dello stradone, anche su quelle diroccate e abbandonate, testimone di una cura antica, il glicine davanti casa doveva essere una cosa di moda nelle case di campagna degli anni 30 o giù di lì. Forse anche prima. E in città, ancora glicine, lungo il muro in fondo al Viale, e ancora e ancora.

Dura poco, il glicine.
Perciò mi riempio gli occhi ora, per averne quando sarà sfiorito, quando i petali saranno lungo il marciapiede o sul prato, quando un temporale avrà scosso i grappoli e non ci saranno fiori, non più, ma solo foglie verdissime e tronco e rami.

La mia Mappa dei Glicini ne ha qualcuno più importante, che rimane attaccato a me dovessero passare mille anni, se chiudo gli occhi sento il ronzare dei calabroni, il sole forte e uno dei miei figli che cammina appena, mentre un altro impara lo scivolo e un altro ancora lancia sassolini nella fontana.
E poi ho questo, improvviso e insperato, un glicine speciale che avrà fiori solo quest'anno, mi sa e che nessuno sapeva ci fosse.

La Mappa dei Glicini non è una cartina o un disegno.
La Mappa dei Glicini si tiene col cuore.
Da lì, nessuno al mondo mai te la potrà portare via.

28 aprile, 2013

Sorprese Infinite.


Nell'assoluta confusione dei giorni scorsi, si è pensato alla propria sopravvivenza, rimandando di qualche giorno l'apertura di pacchi e pacchettini provenienti dal Camp di Cuore di Maglia, contenti oltre a una miriade di corredini, tutto il materiale servito per l'organizzazione, striscioni, adesivi, manifesti e via così. Si era lasciato tutto in un angolo, con la promessa di sistemare tutto un pò per volta, con calma.
Mai decisione fu migliore.
Tra un pacco di copertine e una miriade di Minibody provenienti da Firenze e dalle sapienti mani dell'Adriana, così, con l'articolo, come ama chiamarla la Mirella, fu rinvenuto un pacco a me indirizzato, tutto fragole e cuori, una cosa che solo lei sa fare, la sua calligrafia spigolosa e puntuta, l'uso del nastro adesivo invisibile e perfetto, stile inconfondibile, ormai.

All'interno del pacco due tovagliette all'uncinetto For Strawberries Only, perfette, con tanto di tovagliolino abbinato. 
A Trento, anche se in ritardissimo, grazie Renata per questo regalo prezioso.

23 aprile, 2013

Sing a Song.

Gli aforisimi non mi piacciono.
Trovo che sia impersonale scrivere delle frasi già dette da altri, pur condividendoli, mi sembra che nessuno voglia pensare da sè e che faccia propri i pensieri degli altri. Opinione personale, ovvio.
Eppure, qualche giorno fa ho letto da qualche parte una cosa del genere: A Volte il Volume della Musica Deve Superare Quello dei Pensieri. O una cosa così.
Funziona.

Stamattina è stata una di quelle mattine dal risveglio difficile, il Dannato Cucù ha traslocato Sul Pino Grande davanti alla mia finestra, il mio Sposo Illustre già nei progetti dall'alba, una Liceale impensierita dall'Ostico Greco, insomma non proprio il Mulino Bianco. Ho depositato la Figliola Treccioluta davanti a scuola e nel tragitto verso casa ho cercato mentalmente di scrivere la brutta di questa giornata, cose solite, fare questo, pagare quell'altro, chiamare l'altro ancora, stendere una lavatrice, che espressione buffa, la lavatrice mica si stende eppure le Desperate Housewife Leggenti mi sa che han capito più che bene: la lavatrice si stende, fine.

Ci sono canzoni che ti accompagnano per tutta la vita, e che per tutta la vita ti ricordano delle cose, belle o brutte che siano. Questa qui è una che amo particolarmente, non che mi ricordi cose meravigliose, anzi, forse non mi ricorda proprio nulla se non il periodo, Palazzo Nuovo, il Bar Elena, le ballerine con le lune di Jerry Mazzone e i Closed da Il Giro Del Mondo. Cose che sono le torinesi fourty something possono ricordare. 

Stamattina me la sono cantata dall'inizio, da quel gorgheggio iniziale che fa subito allegria, ho alzato il volume al massimo, come a stordirmi, le donne cantano tutte in macchina, anche se stonano, anche se non sanno le parole. Cantano e cantano, chissenefrega se ti guardano, nessuno o quasi sa chi sei, e poi cosa ti importa, alla fine.
Cantare in macchina è una terapia che funziona, soprattutto con gli Eurythmics, dalle note all'inizio fino all'assolo di armonica.
Mi prescrivo perciò una sana cantata ogni mattina, di quelle che accompagni pure tenendo il tempo sul volante, di rientro dalla calata in città per portare la Princi a scuola. 
E con gli Eurythmics nella testa sono pronta a fare le cose che devo, ivi compreso stendere la lavatrice.
Chi l'ha detto che non si dice?

Odore di dicembre.

  Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...