E' una barca di carta, come fai ad attraversare il mare. Ci provo, alla fine, ci riuscirò, magari. Io non amo le tempeste e il mare forte, mi fanno paura ogni volta, ne incontro poche, in realtà, c'è tutto un equilibrio dietro, un lavoro di cesello, si fanno conti e previsioni e si decide che cosa fare o non fare, per non trovare le onde troppo alte e il vento troppo forte che ti prende a schiaffi, e a stare male, no grazie, ci sono già stata abbastanza, direi. Così, la tempesta di silenzio arriva dopo quella delle urla e delle cose sbattute per terra, e non c'è meteo o previsione che te la possa far presagire, un attimo fa era così, e adesso è cosà, vacci a capire qualcosa. Ma io non riesco, non riesco più. A nuotare sono brava, eppure queste onde mi trascinano via, e non è come giocarci con la tavola o il materassino blu e rosso, queste ti tirano sotto e ti fanno annegare, ti riempiono gli occhi di acqua salata e alghe e sabbia e sassi e vetri a pezzi, gli stessi che senti adesso, a camminarci sopra, e nuota e nuota, e mettici tutta la forza che hai, ovunque bollicine e gorgoglii, il rumore del mare nelle orecchie è una musica morbida e crudele insieme, resisti, si nuota a dorso quando sei stanco, si sbattono poco le gambe per recuperare energia, coraggio, e nuota e nuota, eri bravina, anni fa, hai tutte quelle medaglie, nessuno a vederti, ma tu a nuotare e nuotare, e a vincere, su tutti e arrivare e attaccarti al bordo e guardare in alto, che lisce le piastrelle delle piscine, ma questo non è piscina, questo è mare, questo è oceano rabbioso, è tempesta perfetta, sono metri e metri di acqua cattiva, e sporca, e avvelentata, nuota, nuota forte, che alla fine qualcuno verrà a salvarti, c'è una barca laggiù, si vede da qui, ti salverà. Illùditi, bambina, nessuno mai è stato salvato dalla rabbia dell'oceano impazzito da una stupida barca di carta.
27 aprile, 2010
26 aprile, 2010
E' giù di voce.
Perciò, tutta la faccenda slitta al 10 maggio.
peccato, ero già tutta infularmata, ed infularmate erano le mie amiche, che come me non vedevano l'ora.
Ma Egli c'ha mal di gola.
Che faccio, gli mando un vaso di miele d'acacia?
Save the date, 10 maggio prossimo venturo. Le cose belle, si sa, tortuose son da raggiungere.
Lost in traslation: Infularmato. Aggettivo qualificativo per indicare una situazione di eccitazione, di agitazione bonaria, tipico atteggiamento femminile prima di un evento.
peccato, ero già tutta infularmata, ed infularmate erano le mie amiche, che come me non vedevano l'ora.
Ma Egli c'ha mal di gola.
Che faccio, gli mando un vaso di miele d'acacia?
Save the date, 10 maggio prossimo venturo. Le cose belle, si sa, tortuose son da raggiungere.
Lost in traslation: Infularmato. Aggettivo qualificativo per indicare una situazione di eccitazione, di agitazione bonaria, tipico atteggiamento femminile prima di un evento.
E poi, stasera.
Davvero?
Sì, non racconto bugie.
E che succede?
Nulla, leggono una pagina della Fragole.
E lo chiami nulla?
Ma no, dicevo per dire.
E cosa leggeranno?
Sorpresa.
Allora mi sintonizzo.
Ecco, fai bene, sarà bello sentir leggere una cosa che ho scritto, e mica da uno qualsiasi.
E da chi?
Non lo so.
Informatissima, vedo.
So che è un doppiatore RAI.
Ah.
Già.
E a che ora?
Mezzanotte, o giù di lì.
E se dormo?
E se dormi, sulle Fragole, domani.
Ah, ecco.
Eh già.
Ma sai dire solo Eh Già?
No, dicevo per dire.
Sì, non racconto bugie.
E che succede?
Nulla, leggono una pagina della Fragole.
E lo chiami nulla?
Ma no, dicevo per dire.
E cosa leggeranno?
Sorpresa.
Allora mi sintonizzo.
Ecco, fai bene, sarà bello sentir leggere una cosa che ho scritto, e mica da uno qualsiasi.
E da chi?
Non lo so.
Informatissima, vedo.
So che è un doppiatore RAI.
Ah.
Già.
E a che ora?
Mezzanotte, o giù di lì.
E se dormo?
E se dormi, sulle Fragole, domani.
Ah, ecco.
Eh già.
Ma sai dire solo Eh Già?
No, dicevo per dire.
Carciofi e rose.
Tutto così. Carciofi e rose, ortaggi e fiori, mi sembra il minimo. C'è un sole stanco e profumo di buono che entra dalla finestra spalancata. Il giusto disordine del lunedì mattina, pensieri buttati lì, come la felpa sulla poltrona, pensieri che dici, No, Scusate, Stamattina Non Ne Ho Voglia di Voi, eppure no, arrivano e si installano lì, si accomodano per bene e guai a schiodarli, a grattarli via, come si fa con le goccioline di vernice dai jeans, a pitturar le scatole per Cuore di Maglia ci si inzàcchera piuttosto, non sono male i jeans a pallini violetti, personalissimi, direi. E' una mattina in cui potrebbe succedere la qualunque anche se tu non hai voglia che succeda un bel niente, e te ne stai lì indecisa e rimbambita, e ti dici, ma che andasse tutto al diavolo, e ti metti a innaffiare i fiorini viola del davanzale, a sentire la radio, a stirare la tenda del salone, quella con la scritta, ad iniziare cinquanta lavori e non terminarne nessuno, è ancora così presto, tempo ce n'è. E' un lunedì in cui accadranno cose, se ne compiranno altre, magari no ma va bene uguale, sarò io a dar la piega giusta a una giornata come questa, che non piove finalmente, che i fiori e il prato e le cose belle, e altre meno, ma chemmimporta, carciofi e rose nel vaso della cucina, sacro e profano, ortaggi e fiori, le spine le han le rose, e i carciofi invece no. Ma dai, ma guarda, non ci avevo pensato.
23 aprile, 2010
Erba strappata.
Ma che razza di mattina è mai questa. Voglia zero, è la primavera, si dice, la stessa che ti fa sternutire per i pollini, ma da quando sono allergica, mah! E' la primavera che ti fa dormire e dormire e ti rende un pò imbambolata, disconnessa, confusionaria più del solito, scollegata, ecco, in palla come il prezioso Telefono Che Fa Pure La Sfoglia e che all'improvviso ha deciso di non più funzionare, ennò, bello mio, così non si fa. La mattina inizia così, va bene, è la fine di una settimana non proprio leggerissima, a nulla servono le vitamine e tutti quegli intrugli di cui mi faccio ogni mattina. Ho mille cose da fare, come tutti, del resto, non voglio mica una statua in giardino, eppure, stamattina, niente, zero, meno di zero. Coraggio, dico fra me, alla fine poi lo sai, la voglia ti viene eccome, spontanea o no, alla fine ognuno fa le cose che deve senza star lì a lamentarsi e a frignare e a dire, Sì Ma Io, e poi tutto diventa bello ordinato e tu, stanca ma felice, sei soddisfatta di quel che hai fatto. Non proprio. Non è che funzioni esattamente così. Stamattina è una di quelle mattine in cui mi siederei nel prato umidiccio, e starei lì, a leggere e a fare niente, a giocare coi fili d'erba, strapparne qualcuno, o sfogliare margherite, a farne dei mazzolini inutili, la margheritine stanno bene solo nei prati, se le cogli, fine, diventano mollicce e insignificanti, e poi la fatica a trovare un bicchierino abbastanza piccolo che le contenga, io le lego col filo, così stanno insieme, ma ne devi cogliere una quantità, poche non hanno senso, magari ci metti insieme delle violette, così romantiche e qualche fiorellino giallo, così viene un bel mazzolino senza tante pretese, dura poco, questo sì, e allora, tanto vale lasciarle nel pratino e camminarci sopra, tanto, ti sembra solo di schiacciarle e loro no, invece, se ripassi dopo cinque minuti sono ancora lì, baldanzosissime, come se niente fosse successo. Non so se stamattina sono più viola o margherita. Erba strappata. Ecco, questo.
22 aprile, 2010
L'esplosione.
Ovvero, la meraviglia. Ci si sente così bene, così in pace col mondo, con l'universo nella sua infinita completezza, in comunione assoluta con la Terra. Vabbè, non esageriamo. Stamattina il ciliegio del pratino, lassù, nella casa in collina, ha dato il meglio di sè, alle sette non ancora, che è un modo tutto lombardo di dire che ore sono, che non sono le sette in punto e nemmeno le sette meno cinque, Sono Le Sette, Non Ancora, e già questa deliziosa approssimazione ti rende beata, che bisogno c'è di sapere l'ora esatta, il giovedì si respira già una bella aria di quasi fine settimana, al diavolo le precisioni e le ore spaccate, qui si improvvisa, altro che storie, hai visto di fuori? è tutto un fiore colorato, tutto una tinta pastello, tutto un lilla, un viola acceso, un rosso e giallo, la bellezza allo stato puro. Alla voce Cose Da Fare un centinaio di righe, ma noi che c'importa. Abbiamo pantaloncini leggeri e guardiamo con occhio goloso i sandali lassù, nell'ultimo ripiano dell'armadio. Abbiamo fogli e appunti e schemi, e raccomandate e liste della spesa, ma chi ci smuove, alla fine. Si lavora con calma e delizia, dal terrazzo frescolino di questa fine d'aprile, si ha avuto tempo di riflettere molto, la vita semplice di cose uniche, impagabili e perfette, i fiori, i profumi, i colori che scacciano via il grigio dell'inverno, i pensieri impossibili e vergognosi a formularsi, tanto ti fan star male, quel male che senti come un chiodo, ogni tanto, e che respiri a fondo per farlo andare via. Si impacchetta con l'inverno e il freddo e il ghiaccio e la nebbia e la nube, perfino, e si spedisce lontano, senza mittente, che non sia mai che torni indietro. Ora, noi qui, si ha bisogno di erba fresca e tenerezze, di tulipani e bei pensieri, di lillà quasi sbocciato e di finestre spalancate, sorrisi sinceri e nessun magone, petali rosa al posto dei chiodi.
20 aprile, 2010
L'uomo del trattore.
Ora. Ben so che le mie Amiche Vicine della Collina, Amiche del Villaggio, intendo, avranno già ben drizzato le antenne. Riedevo poco fa da un giro mattutino con gli animali di casa, giusto per togliermi dalla domestiche faccende inframmezzate da una serie di lavori per Cuore di Maglia,e prepara pacchi, e avvolgi pacchi e cose così. La collina al mattino è desertissima, di solito, e al massimo incontri qualche coniglio selvatico, o qualche fagiano se ti va bene. Ma stamattina, proprio deserta non era. Mentre percorrevo baldanzosa lo sterrato, e osservavo le rive erbose, i tulipani piantati chissà da chi, le erbe che un tempo conoscevo tutte, avendo fatto un erbario alle scuole medie, ecco che un rumore di trattore mi scuote. Chiamo a me le bestiole, e mi accosto, per far passare il diabolico mezzo. Un oooohhhh di sorpresa viene trattenuto a fatica. Al posto del solito omino sugli ottanta, con cappello consunto e fazzolettone al collo, ossantapace, e questo qui, da dove sbuca? Alla guida dell'agricolo mezzo un Gran Pezzo di Figliolo, in età papabilissima, si intenda bene, dacchè si hanno otto anni di franchigia, in più e in meno, che si sappia e che si prenda nota. Camicia celeste, jeans sdrucito, abbronzatura discreta, grazioso, si dice, belloccio, insomma, uno che proprio non ti aspetti di trovare in tarda mattinata che ti ara il campo dietro casa. Son soddisfazioni. Un pò meno soddisfacente invece, il constatare che la scrivente non fosse proprio apparecchiata da gara: leggings grigi, non proprio pulitissimi, canottierina nera stinta, felpa larga e con la cerniera rotta. E senza un filo di trucco, una passata di gloss, un bel niente del tutto. Traggggedia. Ma come darmi torto, alla fine, alzi la mano chi porta a spasso i cani col tubino nero e il giro di perle. E il rossetto da giungla. Ora, ben so che le mie Amiche Villane, intese come Vicine, s'inventeranno di tutto per ripercorrere il mio sentiero, alla ricerca del Bell'Agricolo: nonne che pascoleranno i nipoti sù e giù per la vigna, mamme di Fanciulle Liceali che organizzeranno pic nic e gite d'istruzione, Mogli e Madri irreprensibili che si fingeranno studiose di cerchi nel grano e ivi si recheranno in ogni ora della mattina. Del Bell'Agricolo null'altro so. Quel che so è che, da oggi stesso, i cani verranno pascolati dalle sei alle sette volte, da me personalmente. Insisto. Dovrò soltanto rivedere l'abbigliamento, un tailleurino Chanel e un bel trucco bonne mine faranno al caso mio. O è meglio un look da mondina stile Riso Amaro? Rifletterò. Resta ancora da eludere la sorveglianza del mio Sposo e dei figlioli, ma anche a quello penserò dopo. E adesso, mi scusi tanto signora cara, ma devo recarmi in tutta fretta giù per il sentiero, ho sentito dire che è atterrata un'astronave e voglio vedere di persona, sa com'è. Sì, ho il tubino nero, i tacchi e le perle, e allora, è proibito, forse?
19 aprile, 2010
Il giardino delle rose senza tempo.

Sembra quasi un matrimonio, e in effetti, lo è. Solo, sono passati cinquant'anni da quel giorno e io non c'ero nemmeno, ma oggi sono qui, in questa casa che è sempre uguale in tutto questo tempo, le rondini di ceramica appese fuori, i gradini di graniglia dai quali sono caduta un centinaio di volte, il portico laggiù, e questo giardino. I miei figli mi dicono, Ma Come, Entri Senza Suonare? Sì. Non si suona in questa casa, mai, si entra dal cortile, il campanello sono i passi sulla ghiaia, e allora vedi che tra un minuto esce qualcuno. Io sono diventata grande, in questo giardino, con queste persone, e molte di quelle che dovrebbero esserci non ci sono o non ci sono più, e questo mi fa sentire come un peso sul cuore. Io ci ho passato i miei pomeriggi qui, ci ho imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, ci ho giocato a nascondino e a guardie e ladri, ero l'unica bambina, maschiaccio con le ginocchia sbucciate, sempre. Io ho annusato queste rose che sono le stesse di allora, le ho colte e sistemate nei vasi, ho raccolto prugne e more, distrutto un'altalena, portato un cagnolino trovato in un fosso. Ci sono anche le mie cugine grandi, quelle delle domeniche pomeriggio, quelle che mi regalavano i loro libri di scuola e i loro pastelli, con le quali sfogliavamo Sorrisi e Canzoni e imparavamo le canzoni a memoria, abbiamo dormito in quattro in un letto per un mese intero, una volta, al mare, mille anni fa, la focaccia di Sori, gli scogli, i sandalini di gomma e i costumi di spugna. Con loro ho la mia vita, le mie radici, loro sono un pezzo della mia storia, i miei giorni che non scordo, i miei ricordi più belli, lucidi e intatti, prima che tutto fosse spazzato via. Chiacchieriamo e ridiamo come allora, c'è un filo sottile, invisibile, lunghissimo, io so di loro, loro sanno di me, i miei cugini che mi abbracciano e sanno già, le molte cose che abbiamo insieme, perchè le mie sono le stesse loro. E' stato tornare a casa, ha detto Elena, in quelle case perdute che non ci sono più, per nessuno di noi, per fortuna che rimane questa, di questi zii felici di questi cinquant'anni insieme, questa casa coi nani in giardino, la ghiaia e le rose, antiche, profumate, mai sfiorite.
18 aprile, 2010
Difficilissimo.
Gli ingegneri, si sa fin troppo bene, brutta, bruttissima razza essi son. Precisissimi, petulantissimi, ordinatissimi, brontolonissimi, egocentratissimi. Ma, mio malgrado, adorabilissimi. Dacchè io ne sono circondata, da una ventina d'anni in qua, e poichè mi par di avere, che so, una specie di calamita, che me li fa adorare tutti, indistintamente, sia quelli Senior che quelli Junior, e anche le Fidanzate, mi son fatta un ragionamento da me medesima stessa. Perchè li adoro in siffatto modo? Perchè, se zuccona son, se letterata son, se per me far di conto è impresa improba, se disordinata son, se la precisione per me è una scienza astratta, se per me sei per sei potrebbe sì far trentasei ma non è mica detto, dipende, perchè quindi, io li amo e mi ci appiccico? Mistero della fede. Stamattina, al primo ingegnere che mi è capitato a tiro, tra le briciole della colazione e la scatola dei biscotti, ho sottosposto un problema non da poco. Devo fare una scarpina, l'ho trovata da TryToKnit ma la voglio fare più piccola e non so nemmeno da che parte si inizia a calcolare con esattezza tutta la questione, farei a naso, ma sai com'è, e poi è l'alba della domenica mattina, sveglierei Lei, ma insomma, lei fa ponti e poi dormirà ancora, mi sa, e allora, tu sai per caso come si fa? Come, Non Lo So? tuona l'Uno e Trino, e in men che non si dica, voilà, ecco il rimpicciolimento della scarpina già calcolato in tutta scioltezza. Mica ci vuole un ingegnere, basterebbe sapere i rudimenti della matematica. Già. Ma ognuno dà del suo, si dice da queste parti ed è stato buffo spiegare il perchè e il percome, vedi? devo mettere 6 maglie e fare 22 giri, insomma, a un uomo, queste cose non suonano mica tanto familiari, men che meno a un ingegnere. Bene, siamo solo alla prima lezione. Alla prossima, chiederò al mio Illustrissimo Sposo di imparare ad avviare le maglie. Secondo me, impara prima lui a fare la maglia, di me a fare le proporzioni. Resta una domanda. Io adoro gli Ingegneri, ma com'è, come non è, pure gli ingegneri adorano me. Che vogliano anche loro diventare disordinati, farfalloni e Principi del Pressappoco? Indagherò.
Aggiornamento, sigh.
Nonostante le amorevolissime cure, il latte speciale, le telefonate al veterinario, la cuffia di lana che era diventata la sua tana, le coccole, le carezzine sulle orecchie invisibili, il coniglietto Giulio è nel Paradiso dei Coniglietti. Il dottore aveva detto che era pressochè impossibile che potesse resistere senza la mamma, ma noi ci abbiamo provato, anche a cercarla, di qua dalla siepe e anche di là, in fondo al pratino, sotto il ciliegio, ma nulla. Ciao ciao, coniglietto Giulio, io non ero la signora McGregor e mai e poi mai avrei fatto di te un pasticcio di coniglio.
'Now my dears,' said old Mrs. Rabbit one morning, 'you may go into the fields or down the lane, but don't go into Mr. McGregor's garden: your Father had an accident there; he was put in a pie by Mrs. McGregor.' Beatrix Potter, The Tale of Peter Rabbit.
16 aprile, 2010
Il coniglietto Giulio.
Lo sapevo che non sarebbe stata una mattina come le altre. Così come sapevo che l'abbaiare petulante di Tiffany non era così normale e che così stizzosa e preoccupata non l'avevo mai sentita. Sulle prime mi sembrava un topo. Io non amo i topi, non ho mai letto Topolino, non ho nemmeno il mouse. E già pensavo a chiudere le porte, perchè quel fagottino beige rintanato lì, fra il vasetto del basilico e quello delle rose, con abile mossa avrebbe potuto entrare in casa, e lì sì, ci sarebbe stato da ridere. Poi. Avvicinandomi con circospezione, quale non fu la mia somma sorpresa a vedere quelle due orecchiette puntute, e quelle zampine rosa confetto e quel codino già accennato, un minuscolo ciuffetto candido. Un coniglietto! Minuscolo, appena nato, forse, con gli occhi ancora chiusi, ma che respira e mi succhia il palmo della mano. Che fare? Ho prontamente chiamato l'Amica del Villaggio, la più vicina, al momento, ho anche pensato a scomodare quella delle Provette, ma a quest'ora Ella ha a che fare con gli umani, altro che coniglietti persi nei giardini. L'ho subito immortalato, appena prima di costruire per lui una casetta calda, dentro a una cuffia della Princi, con una tonnellata di cotone tutt'intorno che non gli faccia sentire la mancanza della mamma e lo faccia stare al caldo. Resta da capire cosa dargli da mangiare, se riportarlo in giardino, dove forse lo stanno cercando, o magari la sua casa è sulla collina e allora l'affare si complica, chi mai troverà la tua casa, coniglietto Giulio, nella sterminata collina dietro a Villa Villacolle. Per ora potrai stare con noi. Ti nutrirò col trifoglio, mi han detto, niente latte che è veleno per i coniglieti disubbidienti come te, che forse disubbidiente non sei nemmeno, ma è stata lei a sottrarti alla tua casa, per avere un amico con cui giocare, mi sa. La saggia Beverly annusa e sta zitta. Il gatto transgender guarda la scena con aria di sufficienza e torna a sonnecchiare sotto il rosmarino fiorito. Vado a documentarmi. Dovrò trovare delle more, è questo che recita il Sacro Testo. Ma come, quale. La Storia Di Peter Coniglio! Ci ho tirato sù un Giurisprudente, vuoi che non ci riesca con un Giulio?
Il sole che c'è.
E' mattina presto, non troppo, ma è presto, in quei sacri quindici minuti in cui riordinare le idee e dire ok, inizio da qui, stamattina, ma prima leggo i giornali e prendo un respiro lungo, come prima di un tuffo, come prima di andare a cercare qualcosa sott'acqua, che ti sei appena sistemata la maschera sulla faccia, ho perso una cosa, proprio lì, e ho le pinne rosa per risalire più in fretta. Mattina presto con una palla di sole davanti alla finestra socchiusa, entra un profumo di fiori che non mi spiego, il lillà non è ancora fiorito ma ci siamo quasi, mi sa, l'ho guardato ieri, lo guardo ogni giorno me ne sono occupata personalmente, l'ho accudito, ripulito, liberato dai rametti secchi e le foglie avvizzite, esploderà, tra poco, lo so. Il sole guarda. La casa è un groviglio di disordini e polvere sparsa, sono stata assente due giorni, e significa un sacco, nella casa in collina, ma niente ci fa, basterà una buona musica nelle orecchie e un giro rapido ed efficiente, son maestra in questo. Il sole ascolta. Ci sono giorni in cui proprio non ti riesce di essere triste o preoccupata o ansiosa, che bisogno c'è, alla fine, e ti senti leggera e voli, quasi, canticchi pianissimo, perchè hai in mente da ieri una canzone in tedesco che canta la Princi col coro, e per forza che il tedesco non lo sai, e allora fai solo mmmhhh, mmmhh, ma la sai bene, è una canzone così dolce, e ti fa sorridere e commuovere, ogni volta, e gliela fai cantare spesso, e spiegare la storia, l'ha scritta Schumann, per i figli di Brahms, è la storia di una coccinella, che meraviglia di regalo è mai questo. Il sole aiuta. Sarà una giornata limpida e luminosa, lo si capisce da subito, se guardi bene, non c'è cosa fuori che faccia pensare il contrario. E anche se ti guardi, in fondo, con questi capelli da colonia elioterapica, con questi occhi che hai stamattina, quelli veri, non quelli pesti e opachi e orrendi e senza anima come hai le mattine che sei ferma e pesta e opaca e orrenda e senza anima, gli occhi di oggi ridono da soli, sorridono alle cose, sono occhi così, quest'oggi, felici, si può dire? felici di questo niente e di questo sole, che guarda e vede e ascolta, il sole che mescolava con me il caffelatte, che spuntava arancione dalla colline, il sole che adoro, il sole che cerco, il sole che sa.
13 aprile, 2010
Vota Antonio.
Beh, lo vuoi sapere?
Che cosa?
La sorpresa di oggi, cioè non proprio di oggi, sarà il 27 aprile.
Ah.
Uhm.
Un dialogo tra sordi.
Tu vota, intanto.
Che cosa?
Quello che ti è piaciuto di più.
Sì, ma di che cosa!
Il post più bello. Il post delle Fragole che ti piace di più.
Sì, certo, sono 4 anni che scrivi e scrivi e...
4 anni? QUATTRO ANNI?
eh sì, bellezza, se non lo sai tu che scrivi, devo essere io a dirtelo? Hai scritto il primo post il 5 marzo del duemilasei, sai contare a mente o ti faccio un disegno con le mele?
4 anni....
vabbè, tu intanto vota. Poi si vedrà. Scrivi nei commenti il post che ti è piaciuto di più.
e poi il 27 aprile....
4 anni...ma davvero...4 anni...
"... non ci posso pensare, 4 anni..."
12 aprile, 2010
Ode alla bici nuova.
Come si cambia, come ci cambiano i primi giorni di sole, di fresco vento, i bei giorni di una stagione cui non dare troppa confidenza, ci si studia un pò, che faccio, maglioncino leggero o ancora la sciarpa, uhm, meglio non fidarsi, e scema che sono stata a fidarmi io, che stamattina all'alba ero moribonda e febbricitante nel mio umile pagliericcio, in preda a laceranti sofferenze, sì, un pò di raffreddore, grazie, alla fine, una bomba di vitamine e intrugli misti gusto fragola e ben pimpante mi sono avviata ad iniziare la settimana. Che di per sè, è già cominciata strabene. E' finalmente arrivata la bicicletta, ma non una bici qualsiasi, una pieghevole, nemmeno tanto piccola e non con le ruotine, nera, elegantissima, che si può piegare in scioltezza e sistemare nel baule dell'automobile, in mongolfiera, in treno, tenerla sotto il letto, una bici da passeggio in città, per non girare e girare in cerca di parcheggi, per star dietro ad Afef quando viene al mercato, insomma, una bici da cinema. Mi sono cimentata con brugole e cacciaviti, confesso che mi ha pure aiutata il Liceale, e poi mi sono fatta un giro intorno al tavolo, così, per festeggiare. Vi ho già apportato una serie di piccole, deliziose modifiche, vi ho installato un cestino in vimini, staccato una serie di inutili adesivi, messo un antifurto color prugna che è un amore. Domani verrà inaugurata in pieno centro, già mi vedo a scorrazzare sù e giù per le vie cittadine, e la cosa mi piace. I bei giorni di sole ti cambiano, è vero, ti regalano piccoli piaceri insperati che l'inverno sotterra nel gelo e nella nebbia, ti fanno guardare con occhi golosi i cespugli dei fiori, ti fanno venir voglia di un gelato, di una chiacchiera su una panchina, sedute di sbieco a gambe incrociate, di stendere fuori, per dire, di metterti i sandali, una cesta di paglia, un foulard. Laudati siano i giorni così chiari, così normali, così di sole speciale, così di venticello, di fiorellini villani cresciuti nei fossi, di gerani da piantare, e il raffreddore è uno sciocco malanno di stagione, di bella stagione e allora, laudata sia, essa pure.
10 aprile, 2010
Bei giorni.
Il sole non scalda tantissimo, o forse sì, se ti metti proprio lì, nel pratino, alle 2, lo senti eccome, ti ci puoi anche abbronzare, se vuoi. Oppure, in un giorno così, puoi chiamare Afef e dire, perchè non vieni fin quassù, che sola sei, tapina e solinga nella tua sterminata magione, vieni che giust'appunto c'ho un lavorino per le mani, quelle scatole, famose scatole di legno che regalato c'hanno, e che trasformar desidero in packaging di lusso per CdM. Così, armate di pennelli e pennellesse, stucchi, spatole di ogni forma, colori a manciate, ecco qua, nell'angolo del terrazzo che tanto che c'importa se lo sporchiamo, martedì prossimo verrà rimesso tutto a nuovo, ci possiamo disegnare anche sopra, per dire.
Di pasticci ne abbiamo fatti eccome, cani che andavano e venivano, figlioli, innaffiatoi, cose e cose, cartavetro, ma come, scartavetri ingioiellata, ma non si fa, e poi il danno, senza la beffa, abbiamo usato una vernice beffardissima, che ha disintegrato il bicchierino di carta dov'io ignara l'aveo riposta, e così, santapace, vernice dovunque, e allora giù di solvente, e la mia Regia Vicina che si sporge un pochino e dice, Chessuccede, e noi lì, indefesse, a pitturare, scartavetrare, c'è presa secca, colorare, ma che bello questo rosa, mi ci farei lo smalto.
Afef pittura e pittura, docente di Stuccatura su Legno, io brillante allieva di Casini con Stucco su Legno, viene uno schifo, lo stucco ne devi mettere pochissimo, mica è un panino con la Nutella, che devi essere generosissima, qui un velo ne basta, come non lo sai? Adesso lo so. Le nostre scatole per Cuore di Maglia sono lì, tutte in fila, stuccate e qualcuna perfino pitturata.
Bei giorni, alla fine, un bel week end pieno di cose e di sole, di prati e di chiacchiere, e di bei pensieri. Stucca e pittura, pasticcia e rovescia, alla fine, qualcosa di buono ci esce. Si dice così.
08 aprile, 2010
L'argenteria.
Le faccende domestiche hanno nel loro intrinseco senso logico, il loro perchè. Non sto a spiegare nè il come nè il dove, ma sono certa di aver messo a punto, in questa mattinata di mezza vacanza, una mia personalissima teoria. Si fa quel che si vorrebbe fare, in similitudine, metaforicamente, ecco come. Ben so che il concetto è nebuloso, ma mi accingo testè a spiegare. Esistono, e già enunciai in passato, una serie di faccende domestiche che hanno un che di terapeutico. Sistemare le posate, sgranare i piselli, stirare (ussignur!), pulire i fagiolini e ben lo sa la mia Amica Bolognese, e una miriade di altre incombenze. Rendono riflessivi più del solito, o rilassano più del solito. Da qui partendo, ecco la teoria nata quest'oggi. Pulire l'argenteria. E' la libidine massima. Minimo sforzo , massimo risultato. Una passata e via. Non che possieda una sterminata collezione di pezzi in argento, anche se alla bisogna, la mia Amica della Perle saprebbe ben, invero, come aiutarmi. Sono pezzi di famiglia, salvati dalle grinfie dei ladruncoli che ad anni alterni hanno fatto visita alla mia magione. E poi, bombonierine piccolissime, un segnalibro con un orsetto, un pupazzo di neve e una teiera. Null'altro. Niente per cui valga la pena di scassinare una finestra, ecco. Stamattina, dopo una colazione burrascosa, non proprio da spot, m'è punta vaghezza di buttarmi anima e corpo nei lavori domestici, per infliggermi una punizione corporale, come dice la mia Amica delle Lampadine, per cercare di non pensare, dico io. Ciascuno di noi c'ha i suoi cazzi e i suoi mazzi, signora mia, mi permetta la finezza. E in questi casi, chessifà? Ci si dà d'argenteria, per sentirsi utili e magnifici, un pò magici, persino. Si prende l'oggetto, si spruzza un liquidino portentoso, si dà una passatina, si sciacqua. Voilà. L'incantesimo si è compiuto. Qull'orrendissimo pupazzo di neve che guai a buttarlo o obnubilarlo dentro una credenza, che solo un attimo fa era neronerissimo e dava il peggio di sè, a guardarlo adesso, ooohhhhh, è lucidolucidissimo e non sembra nemmeno lo stesso e perchè obnubilarlo, poverino, alla fine ha persino una faccia buffa. Peccato. Peccatissimo che il liquidino portentoso funzioni solo e soltanto sull'argenteria, per pochissima che sia. Me ne servirebbe un cargo, per spruzzare sulle cose opache e senza luce, persino su di me, per le volte in cui tutto mi sembra così nero e sporchissimo, e sì, certo, dovrei fregare e fregare, e lavorarci giù di gomito, sbuffando e imprecando, e invece no, basterebbe uno spruzzino e un minuto scarso di impegno ed ecco tutto splendere come alla corte del Re. Pulire l'argenteria: operazione consigliata quando ci si sente buoni a nulla, quando il mondo ti vorrebbe bionica e onnipotente e invece non ce n'è. Giuro, funziona.
07 aprile, 2010
Restyling.
Si ha voglia di cose nuove, o se non nuove del negozio, nuove nella forma, ritrovate, cambiate ma sempre uguali, come dire. Si prescinde dal fatto che Blogger fa un pò come gli pare e scrive piccolo ma che c'importa, si prende anche questa come una bella novità primaverile, a cambiare l'armadio non ci si pensa ancora, è bello vedere insieme magliettine di cotone e golfini pesanti, tempo ci sarà per quello e poi, chi l'ha detto che bisogna farlo per forza, non si può tenere tutto insieme? Alla PrinciPallavolista, che si allena e si allena e si sfonda di vasche e pallonate, e a me, che mi sfondo di stendere fuori che mi piace un sacco, di leggere, ma pochissimo, non come d'inverno, di preparare questo Camp di Cuore di Maglia che il G8 in confronto era una merenda in oratorio, a noi due, c'è presa di pitturare. Forse contagiate dall'Amica della Collina, ecco che ci siamo improvvisate Extreme Makeover Home Edition, ma degli uccellini che popolano il nostro giardino. E giù di smalto e cuoricini e prima scartavetra per bene, bambina, devi imparare a fare molte cose, mica solo i biscotti e la riga del rossetto, ti serviranno di sicuro, vuoi mettere la grazia di una donna che scartavetra con cognizione di causa? Così, non le abbiamo nemmeno dato il tempo di asciugare per bene, alla casina, e l'abbiamo appesa nel sole, vicino alla siepe del caprifoglio che ancora prima di fiorire ce ne vorrà. Ora, il nostro giardino è quasi finito. E dico quasi. Manca ancora qualche vaso qua e là, ma avevo voglia di fiori bianchi e di petunie, ecco, forse le petunie bianche sarebbero una soluzione, disse fra sè e sè, meravigliata dal fatto di non averci pensato prima.
La cosa che mi rende in assoluto più fiera è la parte delle erbe aromatiche, piantate di fresco dal Supremo Capitano. La delizia vera, nell'intimità della mia umile cucina, è dirsi Mi Serve L'Origano, voilà, uscire e trovarlo, cercarlo nel frigo o nella credenza son capaci tutti. Lo vedi? Si pittura, si usa il piegaciglia con rara maestria, si fa a maglia, si smonta la lavatrice, si cucina da cinque stelle, si coltiva l'origano in giardino. E si scartavetra pure! Impara, bambina, impara.
05 aprile, 2010
Scriverei.
Scriverei. Se avessi qualcosa di sensato da dire, ma ho la testa vuota di cose serie, oggi, ci si è lasciati così andare nella casa in collina, nessuna grigliata ma tante merende, e cose e la famiglia a ranghi più che ridotti, oramai, sono prove tecniche di trasmissione, per quando questa casa vuota lo sarà per davvero, e allora ci si impana di stupidaggini, si cerca quel ciondolo con la tazzina e con la crostata, si fanno braccialetti con la Princi, si ride tanto, si fa la maglia, si canta tanto, si pensa al blog, che strano, io non ci penso mai a cosa fare, qui. Mi viene da scrivere, apro e scrivo, fine, non è che ho un progetto, non è che ho una scaletta, o peggio, li scrivo prima e poi li pubblico così, a naso. Scriverei se sapessi di cosa parlare, se avessi una storia d'amore da raccontare, totalmente inventata, un giorno forse la scriverò, non è detto che non ce l'abbia già, da qualche parte, solo che non so più dove l'ho messa, come buona parte delle cose mie. Non è vero, non ce l'ho, ho solo tanti racconti e una penna che non scrive, un bottone che ho perso, e una tazza sbeccata. Dentro ci tengo la mappa per scappare dal mio giardino, la chiave di una porta scardinata, un lucchetto chiuso di un diario dei segreti dove non c'è scritto niente. E' un giorno di vacanza e in vacanza è andato anche il cervello, perciò ci si permette il minuscolo lusso di scrivere quello che viene fuori, così, senza un titolo, senza nemmeno tanto senso, come si fa sempre, come faccio sempre, apri e inizi a scrivere, venga fuori quel che vuole, c'è una musica che mi piace e allora, ok, scrivi, dai, che tanto oggi vale tutto, fai un altro dei tuoi esercizi, come si chiamano Quaderno a Righe, ecco, come t'hanno insegnato quella volta, Lei Non é Brava Coi Personaggi, è vero, non li so fare, non so creare i caratteri, non so nemmeno fare i dialoghi, in realtà nemmeno Moccia li sa fare, e con Betta a Roma sono andata al suo negozio che vende solo cuori e cose a cuore, e ci avrei dovuto impazzire e invece no, non ho avuto cuore di entrarci, pensa un pò, a me lui non piace, e mi sembrava incoerente entrare nel suo negozio, e ci siamo guardate e dette, No, Non Possiamo, che a noi non ci piace, e allora, che sei tanto furba e saputella, scrivila tu la storia di Babi e Step, scrivila tu che fai tanto la splendida e dici Non mi Piace, coraggio. No che non la scrivo, la scriverei, se la sapessi, la scriverei, se sapessi, scriverei, e dato che non so, no che non scrivo.
04 aprile, 2010
La carta che brilla.
Nessuno aveva voglia di sparecchiare, abbiamo ritirato alla rinfusa, ognuno ripone qualcosa, come quando siamo tutti, come quando io ho cucinato come una pazza e allora vogliono darmi una mano, come quando hanno voglia di rimanere ancora a tavola, o sul divano, a chiacchierare. Sembra così strano parlare del mare eppure, si fanno progetti, a stilare un calendario ancora è presto, ma che strana domenica di Pasqua, non c'è nulla da fare, fuori piove e piove, e si sta così bene qui, si è assaggiato ogni sorta di gusto che a vedere un pezzo di cioccolata ti viene la nausea, non so mai dove buttare la carta delle uova, è così bella e colorata, tengo i nastrini, tengo i cordini, ma la carta no, qualche volta ne vedo qualcuna che fa da spaventapasseri negli orti, per cacciare gli uccellini, c'è un albero di ciliegie, qui dietro, ha sempre delle carte lucenti di uova di Pasqua, che strane le carte appese, così leggere che il solo respiro dell'aria le scuote e le fa brillare nel sole, ma loro no, non si spaventano mica così tanto, sono così ghiotti di ciliegie e ormai mi sa che hanno capito il trucco, forse perchè non sono passeri, ma uccellini e basta e c'è una bella differenza. La Pasqua duemiladieci la mettiamo via, in fondo è stata quasi una domenica normale, la ripieghiamo per bene, e la archiviamo insieme a tutto il resto, il mio albero di tulle e uova è ancora fuori, domani ci sarà il sole, si dice, ma non so nemmeno se crederci oppure no, io sto bene, così spero di voi, così si scriveva nelle lettere una volta, o anche nelle cartoline che nessuno scrive più e nemmeno nei biglietti di auguri, quelli con le uova e i pulcini e i bordi dentellati, non dritti, come quelle dal mare. Domani sarà meglio, domani nessun pensiero triste, forse un pic nic, da qualche parte, nemmeno troppo lontano, basta un prato e una tovaglia a quadri, la torta salata nella stagnola e i i bicchieri di plastica, ma quelli che si lavano, non quelli che si buttano, ho un cestino da pic nic che ci potrei fare un concorso, da quanto è bello, e domani sarà meglio, e niente menate e nessun pensiero: per quelli, come per i passeri, a tenerli lontani c'è la carta lucente delle uova di Pasqua, dovrò ricordarrmi di non buttarla, indifferenziata, ecco dove.
03 aprile, 2010
Happy Easter.
Dormirò così tanto che mi faranno male gli occhi. Dormirò fino a tardi la mattina e andrò a letto presto la sera e magari anche al pomeriggio, mi addormenterò di sorpresa, il vero lusso è addormentarsi sul divano, così, vestita, come a dire non era in programma e invece, ecco che dormo secca, un gatto vicino, magari, la tele accesa su un film in bianco e nero che nessuno guarda mai insieme a me, epperforza, Mamma, Ma Che Cosa Guardi! Strana Pasqua questa qua. Si dovevano avere ospiti, ma garantito che, se devo avere ospite la mia famiglia, quella di prima, intendo, sicuro al millimetro che tanto non vengono. Lo so già, non c'è Natale, non c'è Pasqua, non c'è compleanno di nessuno dei miei figli e sono tanti, per non parlare del mio, maffigurati. Non ho colombe da preparare come ha fatto Afef, che ieri leggevamo le istruzioni da quel suo prezioso libro, non ho arrosti per mille, non ho uova in regalo, solo per i figlioli, ovvio. Non ho agnelli, per fortuna, non ho torte pasqualine e centritavola coi fiori di pesco. Ma ho addobbi fatti con cura, i vasi fuori messi in ordinissimo, il giardino a posto, perfino quello odoroso, quest'anno niente origano, solo timo e salvia e basilico e erba cipollina, e aneto, perchè no. E poi rosine bianche a qualche viola del pensiero bianca essa pure, e via le erbacce e i rami secchi della serenella laggiù e guarda un pò queste due sembrano foglie di tulipano, chissà. Ci saranno forse amici in transumanza, amici dei figlioli che campeggeranno in qualche stanza della casa in collina, fidanzate forse, noi non si va da nessuna parte, il maltempo frena ogni minima voglia. Ci sono cioccolate e ovetti di ogni gusto, sarà un semplice pasquale pranzo per una semplice pasquale giornata, noi si fa così, domani si inventerà qualcosa, si è così abituati che non ci si bada nemmeno più. Io mai figlia, io mai sorella, io soltanto quella che deve, quella che se la cava, io qui, gli altri altrove, i miei figli preziosi, il mio Sposo che non dice, la nostra Pasqua così, come i nostri Natali e tutto il resto, cos'è normale, alla fine, come fan tutti o come faccio io? Mai figlia o sorella, donna irrisolta e confusa, che appende uova di cartapesta e sistema il giardino e quanti saremo lo so già, nessuno dei miei, ma quali miei, sarà perchè non ho trovato i fiori di pesco, domani è Pasqua, mi sa che dormo.
01 aprile, 2010
Eccentrica.

Ho scoperto da ieri la definizione di eccentrica. Meglio, di ruota eccentrica. Dicesi ruota eccentrica, la ruota svirgola, quella che non è che vada dritto, tipo quella della bici, tu pedali e lei va lì. No. La ruota eccentrica và un pò dove le pare a lei, gira su se stessa, al contrario, magari si pianta pure e poi, se proprio deve, alla fine va dove deve andare, individua quale è la sua strada e ci va. La ruota eccentrica, per meglio comprendere la scientifica definizione, è quella del mio cestino da lavoro, che in realtà di ruote eccentriche ne ha ben quattro, e se alla fine ognuna di esse decede di fare quello che vuole lei, diciamocelo, vien fuori un bel casino. Non sono brava con la leggi della fisica, mi capita di imprecare qualche volta col carrello dell'Esselunga, che anche lui, secondo me c'ha qualcosa di eccentrico, qualche volta. Ma noi qui non si va mica tanto per il sottile, noi ci piace essere informati, noi ci piace studiare, non ce ne dobbiamo vergognare, e allora, se non sai le cose, sàlle. Datosi la frivolezza, la totale mancanza di senso compiuto, la leggerezza un po’ scema di questo primo scritto dell’era pasquale, si ben comprenda che lassù, nella casa in collina, sono iniziate le pasquali vacanze. E benchè siano soltanto per la scrivente e i figlioli tutti, dacchè il Regio Capitano ancora fatica in miniera, ma solo per oggi e basta, direi che si prospettano dei bei giorni di calma assoluta, di sonno, di scialo, di spalmate su divani, che di prati in fiore per il pic nic, ahimè, non ce ne saranno tanti. L’eccentricità della scrivente si perpetra nel fatto di aver addobbato, come ogni anno, un albero pasquale prospiciente la sua umile magione, di crogiolarsi al pensiero del Knit Cafè con le Amiche del Cuore, in tutti i sensi più reconditi, seguito da serata di frizzi e lazzi dove, si vocifera, si potrebbe anche riedere ai rispettivi focolari forse per le 23. Son cose. La ruota eccentrica alla fine, dà da pensare, ti suggerisce similitudini mai immaginate, ti fa comprendere che poi, alla fine, anche se giri e giri su te stessa e non sai dove andare, comunque ci vai, e sembra che sbagli strada, ma poi all’improvviso trovi il faro, la luce del sentiero, la lampada a petrolio e allora, voilà, sei a casa, al sicuro non so, ma a casa, e allora, va bene.
30 marzo, 2010
C'ha pure le ruote.
Proprio non ho resistito. Potevo forse lasciarlo dov'era? Mi succede spesso, sono quella degli acquisti scellerati, delle cose totalmente inutili e totalmente assurde. Già con questa qui non mi avevano compresa, non avevano colto il mio raffinatissimo gusto, la mia sottilissima ironia, la mia metafora, il mio intrinseco, eccetera. Ieri, sono arrivata con lui. E' un cestino da lavoro, abbèlla, lo avevamo capito. Ma è un cestino da lavoro anni 50, con tanto di cassettini interni, che vanno sù e giù, è di legno ma non so quale, ha le sue belle maniglie in orozecchino tutto tempestato di pietre preziose, un bel ripiano in fondo, e, meraviglia, c'ha le ruote. Questo particolare me lo ha fatto adorare pressochè da subito. Come, le ruote? Mai visto un cestino da lavoro con le ruote. La mia amica Nicoletta, che di queste cose se ne intende, e infatti, arriva proprio dal suo negozio, dove io mi perdo ogni volta, ha capito subito. Al mio OOOOHHHHH di giubilo non ha potuto far altro che aggiungere, Ok, Prendilo. Tanto, sapeva che sarebbe finita così. L'ho pulito con la massima cura, lucidato no, perchè ha quell'aria saggia e austera e un pò passata che mi piace tanto, ho lucidato con delicatezza le maniglie e le ruotine, e ho cominciato a riempirlo. ora, il mio cestino da lavoro nuovo di zecca fa bella mostra di sè nella mia cucina, proprio accanto al divano. Il resto degli abitanti della casa in collina, manco a dirlo, l'hanno guardato con sospetto prima, e con noncuranza poi. A Cosa Serve. Che Roba è. Ussignur. Questi i commenti. Stavolta, nemmeno la Princi mi ha dato manforte. Ma Mamma, è Da Zia. Vedi, bambina, io zia son del suo scellerato cugino e quindi, già ci siamo. E poi, fossi una zia con le calze riposanti, la lacca e lo smalto perlato, capirei. Ma ancora lontana sono da quegli orpelli, in grazia di Dio, e poi, tu sai, la tua mamma si fa dei viaggioni, soprattutto quando va da Nicoletta e vede cose e cose che provengono da case e case, e allora immagina, inventa, lo sai, questo cestino magari era di una signora coi capelli raccolti e la gonna di tweed, ci teneva le sue cose del cucito accanto a una poltrona di velluto verde, ascoltava la radio a valvole nel salotto buono, mentre rammendava calze con l'uovo di legno dentro e ricamava cuscini a piccolo punto. Suo marito insegnava filosofia all'Università, lei dava lezioni di pianoforte. La sera, sul tavolo della sala, portava una zuppiera bianca col bordo dorato, ascoltava i figli, chiedeva loro della scuola, e lanciava loro certe occhiate se non sistemavano con cura il tovagliolo in grembo e poi...e poi...Ok, Mà, Vado Di Sopra, Carino 'Sto Coso. Ingrata figliola.
29 marzo, 2010
Se prego a che serve.
Ci ho anche provato. Ci avevo, anzi, stamattina, e anche ieri, a pensarci bene. Ho cominciato e smesso almeno dieci volte, così non va bene. Che qui, nessuno dimentica e allora magari non ne parla per un pò, ma poi tutto diventa così prepotente e vivo e il ricordo così ruvido e ingombrante che si fa fatica ad evitare, non si può, nè si vuole. Il giorno, è lo stesso di un anno fa, persino il tempo, fiori un pò dovunque e aria bassa, ma limpida, come sciacquata, pulita. C'è una messa, dicono, da qualche parte, in paese, forse, o al camposanto, forse ce ne sono addirittura due, perchè due erano loro e allora due sono le messe. Ma io prego da me. Prego sommessa, a mente, senza nemmeno bisbigliare, è così che mi hanno insegnato. Ma prego perchè. Prego a chi. Prego cosa. Prego per cosa. Prego e ringrazio? Di non essere io la mamma di uno dei due? Che non so cosa dal Cielo ha voluto così, che non fosse lui, che non fosse il mio, che non fosse lì? Prego chi? Un Dio in cui credo e che non trovo? Un Dio che punisce e dispera? Un Dio che è troppo lassù e distante e che forse nemmeno mi sente, adesso? No, invece, adesso ascoltami. Io non so se le mie parole arrivano fin lì dove sei tu e non so nemmeno dove sono loro adesso, se nella luce che dicono sia Tua o sopra le nuvole, o a quella Festa Eterna a guardar giù, a guardare dall'alto quelli che hanno lasciato qui, sgomenti e straziati, occhi asciutti, fiori freschi e passi stanchi sui ciottoli del camposanto. Ascoltami, se pregare non so, se dire non so quel che sento davvero, ascoltami le parole che non escono da me, ma che penso e immagino e restano lì, come attaccate, ascoltami i pensieri, ascoltami i singhiozzi di mio figlio che sento ogni tanto dalla porta chiusa, ascoltami le fotografie e i cd che tiene sul tavolo da quel giorno, ascoltami i silenzi, ascoltami la rabbia e la tristezza, ascoltami il parlare fitto sulle panchine, fino a sera tardi. Ascolta, Dio del Cielo, ascolta se vuoi, ascolta se vedi e sai, ascolta e consola, e tu solo che puoi, abbràcciali, abbràcciali per me.
26 marzo, 2010
Hanno rubato il cielo.

Chi si è fregato il cielo, stamattina. Lo hanno rubato le anatre, come quelle del lago gelato, e adesso il lago è da qualche parte in Georgia. Lo hanno rubato i pettirossi e se lo sono portato via, il cielo è indaco, questa mattina, è un colore che si abbina al rosso delle loro piume. Chi ha colorato il cielo, chi l'ha lavato con la candeggina, come quando un calzino blù finisce nella lavatrice delle lenzuola bianche, e allora sì che si ride di gusto, bel colpo, l'intero bucato color topo ma chiaro, che non è grigio e non è bianco e sa soltanto quello che non è. Sì, lo so, è una delle mie frasi preferite, ma non si cerca nella letteratura russa del XIX secolo, è una frase di un film di animazione che piaceva tanto ai miei figlioli maschi poco più che treenni, e quante volte a rimettere la cassetta nel videoregistratore, sì, la preistoria, alla fine, quando il gabbiano diceva "Non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è" e io, loro mamma inesperta coi capelli lunghissimi e una treccia fino al sedere, che mi venivano gli occhi lucidi mentre tagliavo la banana a rondelle per merenda. Hanno rubato il cielo, lo hanno piegato per bene, messo in una valigia senza ruote, e portato via, era un signore col cappello, un forestiero, lo hanno visto sparire in fondo al viale, e non è tornato più, aveva un cappotto marrone e uno strana luce negli occhi, un ghigno beffardo di chi la sa lunga, di chi non sa nè da dove viene nè dove andare, ma cammina e cammina, finchè diventa un puntino laggiù, e i bambini del quartiere a corrergli dietro, e a dire, Ridacci Il Cielo, ma forse lui nemmeno parla la loro lingua o fa finta, o chi lo sa, perso dietro ai suoi pensieri, distante da ogni cosa. E il cielo che non c'è è lì, piegato dentro la sua valigia di cartone, e lui cammina e cammina, ha le scarpe rotte e il cappotto liso, e alla fine si fermerà stremato, e si allenterà il collo della camicia e si siederà al bordo del fosso e si asciugherà la fronte con un fazzoletto stropicciato e aprirà la sua valigia di cartone, e scrollerà quel cielo che ha ben piegato e lo guarderà splendere, lucido e luminoso, era un forestiero, un saltimbanco, un sognatore, un uomo solo e perduto che voleva il cielo tutto per sè.
25 marzo, 2010
Arancionissimo.
L'ultima produzione in lana di questa stagione invernale che sembra non avere fine. L'ultima copertina in lana per Cuore di Maglia, dopodichè, solo cotone, cotone e cotone. E' un arancione carichissimo, è morbida e avvolgente, ha due belle trecce, si fa coi circolari, la lana è Debbie Bliss. Poche, basilari informazioni. Arrivano da ogni parte d'Italia le copertine e i cappellini e le scarpine per CdM e forse dovrei parlarne qui, ma in fondo il confine non è poi così netto. Oggi un altro Knit al BioCafè, è giovedì, bellezza, giorno di chiacchiere e di scialo e di progetti, il Camp che va alla grande, le consegne e le spedizioni, e già, nelle città troppo lontane, ma niente è lontano per CdM e allora va bene. Si prendono appunti per una giornata gradevole, si trovano situazioni e spigolature, fermo immagine e inquadrature, per fare andare tutto come devo andare, nei binari giusti, nel modo giusto, alla giusta velocità, nel senso di marcia che va bene, non come in treno che a volte sei seduta al contrario e vedi le cose scappare via, no, ci si deve sedere con grazia e cognizione, e vedere le cose che vengono incontro, avere il tempo anche di leggere il nome delle stazioni senza farsi venire mal di testa. Quando ci sta la salute, e personalmente ci ho già pensato questa mattina, un bicchierone d'acqua fresca dove ho sciolto ogni tipo di vitamine, magnesio, e chissà cos'altro, dacchè al Supradyn mi sono assuefatta e, mi aiuti a dire, c'ho bisogno di roba più forte, per farmi dei viaggioni, dicono i miei figli, per tirarmi sù, dico io, che è meglio. L'intruglio non è male, certo, sa di medicina, ma chemmimportammè, basta che funzioni. In the frattime, mi preparo al knit di oggi, indolente ma lucida, lenta ma presente a me stessa, storneggiata ma andante, allegra ma non troppo, una cosa che va bene, alla fine. Finirò questa coperta arancionissima, farò un pane, imbastirò una cena dacchè tardi arriverò al desco familiare, tiro giù la serranda e per qualche ora non ci sarò per nessuno. Il magnesio fa miracoli. Come, di già?
24 marzo, 2010
Se sto così.

E se sto così, sarà la primavera. Così. Come non me lo spiego, così. Piatta e confusa. Assonnata e inconcludente. Energia, come Bolzano, -2. Che bello quando leggevano le temperature alla tv. Bolzano era sempre -2. Come me adesso. Meno due o meno mille, che differenza c'è. COme se mi avessero messo le pile al contrario, sono nuove, ma vedi, ancora non hai imparato a mettere quella piatta vicino alla molla e quella col pirulino dall'altra parte. Si impara così, si imparano così le cose, ci si danno dei codici, si insegnano anche, la destra è la manina bella, la sinistra quell'altra, a fare i nodi alle scarpe, prima fai un pancino e poi ci leghi intorno la stringa, lo vedi? Che mi insegni qualcuno a uscire da qua, dalla latta di vernice collosa dove sono scivolata, da queste sabbie mobili scintillanti di glitter, ho pitturato oggi, sto facendo delle cose per il Camp, sarà quello che mi suggerisce tutta questa metafora, sono in un barattolo di Vinavil, mi ci sono fatta la doccia e adesso il Vinavil è diventato secco, e nessuno che prima che si asciugasse mi ci abbia incollato una figurina con un sorriso, un fiorellino, qualcosa di buffo. Non sto male. Sono un pennello lasciato fuori e non sciacquato, inservibile, ci devi lavorare per farlo tornare utile, sono carta stropicciata, e nemmeno i fiori che ho visto finalmente, son serviti, margheritine, nontiscordardime, persino le violette in fondo al pratino e che delizia lasciare la finestra spalancata e respirare l'odore che c'è di sera se è una bella sera, terra, forse, foglie nuove, fiorellini appena appena, le gemme, i germogli invisibili delle ortensie, l'erba fresca, il cielo, finalmente, allora è vero, se sto così, sarà la primavera.
23 marzo, 2010
Le cazzate son carezze.

Ho creato un caso. Strano orpello, questo del blog. Una si sveglia, si sente storta, stortissima, inversa come Po e che fa? lo scrive. E scrive subito dopo che, magari per non farsi prendere dagli eventi, dalle cose, per non centrare in pieno l'entrata del tunnel ma di scansarlo via via, pensa a una cretinata, che so, calze a pallini, un profumo che sa di bosco, e, alla fine, l'Introvabile Smalto. Il delirio. Sù e giù per lo stivale tutto, in ogni angolo recondito dell' Italica Penisola, tutte a dannarsi, a farsi degli sbatti da cinema per trovarlo. Ho perciò una mappa ben precisa di tutta la vicenda. A Firenze, lei lo ha trovato, alle amiche non è granchè piaciuto ma lei chissenefrega, lo ha adorato all'istante. All'alba di stamani, da Perugia, la Vicina del 12 mi manda un secco Quaggiù Niente e dopo qualche ora, TrovatoMaCheGuerra, che già me la vedevo, compunta ed educata a strattonare il prezioso boccettino dalle mani di un'altra sciura, indegna di tale sciccosissimo liquido color tortora/mauve. Due Avvocate a Torino, dieci minuti in Corte d'Appello e tutta la mattina in giro per negozi e vetrine e scintillar di cose, anche loro in missione, ancora non so l'esito ma relazionerò appena saprò. Da Alba invece non si va tanto per il sottile, si scorre mentalmente la rubrica, Vediamo, dice, Potrei chiedere a, nientemeno che in Azienda maccerto, come ho fatto a non pensarci. La mia Amica della Moda lei sì che ci sa fare, se ci fosse ancora la Coco buonanima, non si farebbe scrupoli a suonarle il campanello, Scusi, Avrebbe un Dado, e mentre c'è, venti boccettini di smalto, lo sa che le mie amiche ne vanno pazze? Questo è l'antefatto. La tesi è. Che mi ci hanno fatto pensare, che ognuna di noi ha figlioli scellerati e mariti complicati e impegnativi, e case cui badare, e lavori, che vanno sì, che vanno no, che vanno così, e ansie e paure, e casini inenarrabili, e questioni e debiti e faccende e depressioni e nervosi e cattiverie e grane e situazioni. Che a pensare alle cazzate, si dice a Perugia, male non fa. Stacchi un momento, non è detto che le cose si risolvano, anzi, certissimo che no, ma almeno lo fai un pò sorridendo, che non ci hai pensato per un pò e già ti senti meglio. E con una manicure piuccheperfetta, che di questi tempi, mi aiuti a dire, son soddisfazioni.
Alle mie Amiche sparse un pò dovunque, felice di farvi una carezza anche da qui.
Anemoni e pastelli.

Li vuoi? Sono i tuoi fiori preferiti, un pò volgari, a dire il vero, con quel bottoncino nero al centro e tutti quel colori forti, e quei petali sconnessi e scomposti. Non hanno il rigore delle rose, la semplicità delle margherite, la complessità delle ortensie, l'eleganza delle orchidee. Ma fanno allegria, disordine, un allegro disordine, un'allegria disordinata, per giocare con le parole. E' divertente. Fuori la nebbia fitta, qui gli anemoni colorati. La mattina va così. Pioviggina e pioviggina, non fa nemmeno un bel rumore, anzi, se non guardi bene nemmeno ti accorgi che piove, devi strizzare gli occhi o guardare i tetti o per terra, per poi di dire, Ma Di Nuovo. Sì, di nuovo. Un mazzo virtuale di popolani anemoni, villani nella loro colorata sfacciataggine, ce li avevo anche nel mazzo da sposa, non era mica usuale, tutti volevano mughetti e rosine candide e io no, voglio gli anemoni, li han trovati chissà dove, il fioraio era impazzito, mi ricordo bene. Impazzirei anche io se li volessi trovare stamattina, ma che m'importa, ce li ho, è una bella foto, li posso guardare e guardare, colore e colore per il seppia che c'è fuori, una fotografia dentro a un baule, di quelle di cartone spesso con il nome del fotografo stampigliato in oro, io no, voglio una foto colorata sul BlackBerry, altro che cartoncini polverosi di muffa e naftalina, la stessa del mio cervello, credo, che non ne vuol sapere ogni tanto, ma se ne sta lì, sotto sale, bello spianato a non funzionare, a non fare nulla, odioso di un cervello. Confusa più di ogni mattina, sciroccata più del solito, oggi non cedo al grigio, oggi non mi lascio catturare dal Totano Gigante, oggi voglio colori e colori, oggi non penso, oggi il mio cervello balla e corre, non mi immusonirò, non starò lì a frignare e a lamentarmi del tempo e del raccolto, mi metto un rossetto, mi faccio la coda, gli occhiali da sole, oggi coloro, mi porto i pastelli, non si sa mai.
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Odore di dicembre.
Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...
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Sarà il periodo. O la mia proverbiale e assoluta frivolezza cosmica. Ma a me, scartare i pacchi, galvanizza. Elettrizza. Mi piace, insomma....
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Da poco, abito accanto a una palestra. Alla palestra di una scuola. Ho spesso la finestra aperta, non mi arrendo ai temporali alle piog...














