30 maggio, 2014

We Own The Night.

Se stasera sono qui.
E' perchè m'è presa secca.
E' perchè se corro mi cascano i pensieri dappertutto, li perdo proprio e non li trovo più. Per fortuna.
E io che non ci credevo.

Grazie a Elena Braghieri per l'ispirazione e l'incitamento.

E grazie a Silvia e Marialuisa, che sono con me come sempre, e mi soccorreranno se quando soccomberò.
Non credo che riuscirò a finirla, anzi, ne sono sicura, ma io corro scialla, mi guardo in giro, magari mi fermo pure a prendere un gelato, che so, o a guardare una vetrina. In ogni caso, le mie compagne di squadra sanno già che se perdono le mie tracce, mi trovano al NikeStore, mi porto i ferri e faccio due giri di maglia, per dire.

Sarà una bella festa.
Mi ci voleva, mi ci voleva proprio.






29 maggio, 2014

La Cretina Ortensia.



Il suo nome non le piaceva.
Troppo altezzoso, troppo altisonante. Complicato.
La Cretina Ortensia viveva nell'aiuola delle ortensie, e dove se no?, ed era quel che si dice una testa matta. Accanto a lei, la siepe delle ortensie più anziane e più giudiziose l'avevano più volte avvertita, ma lei nulla. Era un buona ortensia, alla fine, di gran cuore, perfino simpatica qualche volta. 
Se non fosse che quel maggio si era messa in testa di fiorire prima delle altre.

E mentre tutte erano ancora agglomerati verdissimi di fiorellini senza senso, lei no, lei si pavoneggiava un sacco con quei suoi fiorini rosa acceso, con quelle sue foglie lucide, con quel suo fare altezzoso, altisonante e complicato, proprio come il suo nome.

Ma la Cretina Ortensia sapeva il fatto suo.
Lei fioriva quando le pareva e le piaceva, non ne voleva sapere un bel nulla delle Regole del Giardino, e cioè che le ortensie fioriscono tutte insieme, appena dopo la pioggia dei petali del Ciliegio, che si deve stare buone e composte, rispettando le ortensie più grandi, quelle della siepe nuova, quelle sulle quali  nessuno ci avrebbe scommesso, arrivavano dal giardino del vicino dove avevano abitato per anni, e in molti pensavano che non avrebbero retto al trasloco, e invece no.
La Cretina Ortensia lo sapeva. e lo sapeva bene.

Ma le regole, ogni tanto, andavano in qualche modo sovvertite, sennò, che divertimento c'era, e che sì, lei  sapeva la storia,  che bla e bla e bla, ma in fondo non faceva proprio male a nessuno, aveva voglia di fiorire e fioriva, prendendosi tutto i rischi del caso, tutte le complicanze, pure le smerluzzate dei gerani, per dire, che non perdevano occasione di farle la predica e dirle come ci si doveva comportare, che non era quello il modo.Ma si sa, i gerani son filosofi, e te la spiegano, sempre.

La Cretina Ortensia lasciava dire.
E fioriva, a dispetto del mondo, del Pratino, del Ciliegio e di tutte le altre ortensie dell'Aiuola.
Fioriva, per trovare il coraggio, per fare un respiro lungo e andare avanti, fioriva a dispetto delle erbacce che si abbarbicavano sul suo stelo, che sembra siano solo campanule bellissime e invece sono  infestanti e pericolose, velenose perfino, beh non esageriamo, lei, la Cretina Ortensia, fioriva e fioriva, e diventava da rosa acceso a fucsia brillante, bellissima.

Il geranio, da lontano, nonostante la filosofia e le menate, guardava e sorrideva.

23 maggio, 2014

Di quando il Caprifoglio si innamorò del Geranio.

Erano sempre stati vicini.
La siepe del caprifoglio stava proprio lì, rasente il davanzale dei gerani, i vasi vecchi provenienti da un'altra casa, un pò sbrecciati ma pieni di storia e di storie, con ancora sul fondo i cocci di una vecchia teiera, non si sapeva bene bene a cosa servissero, ma erano sempre stati lì e lì rimanevano.

La siepe del caprifoglio fioriva improvvisa, senza avvisare,  non che avesse prima foglie, poi boccioli e poi fiori, no, arrivava così, un mattino  uscivi e, Toh Guarda, E' Fiorito il Caprifoglio.
In realtà, lo si sentiva anche dalla finestra, quel profumo di limone e pulito e vaniglia, anche, che entrava dolce dalla finestra socchiusa, insieme a quello delle rose, non si sapeva dei due quale fosse il più seducente, il più inebriante, il più romantico.

Quella mattina, il Caprifoglio si innamorò.
Non delle altezzose rose dell'Aiuola di Là, ma del Geranio, il primo della fila, quello che si innaffiava per ultimo, quello più vicino al davanzale.
La scintilla era scoccata, si suppone, la notte stessa, quando fra un pensiero e una chiacchiera, il Caprifoglio scoprì che il Geranio era sì di un bel colore fucsia acceso, aveva sì foglie verdissime e vellutate, era sì in un vaso coi ghirigori che era passato di in casa in casa, ma aveva anche bisogno di essere un pò abbracciato, un pò tenuto vicino.
Ti Regalo Un Pò del Mio Profumo, gli disse, e spinse i suoi rametti sottili e teneri fra le foglie vellutate, in un abbraccio delicato, ma intenso. Dolcissimo.

Il Geranio ne fu felice.
Li trovarono così, la mattina seguente, abbracciati sul davanzale, il profumo del Caprifoglio era tutt'intorno. Le rose, ammutolite a guardare.

Non importa che rivoluzione sia in atto lassù nella Casa in Collina.
Non importa se è tutto così scompaginato e confuso e sparso.
Non importa che viavai di valigie e progetti e biglietti aerei e tirar sù col naso di nascosto,  per non farsi vedere i lucciconi
Sarà sempre tutto bellissimo, se sul  mio davanzale potrò assistere alla storia d'amore tra il Geranio e il Caprifoglio.
Le storie d'amore alla fine, vincono sempre.


20 maggio, 2014

Piove appena.

Gocce alla rinfusa, per niente convinte, come me, forse, gocce sparse, piccolissime, in disordine come i miei cassetti.
Piove poco, piove a tratti, giusto per farti piegare la tovaglia a quadretti sul tavolo di fuori, per non farti stendere, piove solo per non farti mettere gli occhiali da sole, piove per farti un dispetto, piove che nemmeno lui sa perchè piove, ma lui chi?, lui nessuno, è un modo di dire, il tempo, il giorno, chi lo sa.

Se a maggio piove non va bene.
Perchè le rose stanno fiorendo in tutta la loro sfacciata bellezza, il pratino è una delizia, e queste due stupide gocce non possono arrivare così, a rovinare la festa.

Sono giorni di cose accatastate, alcune belle e alcune no, sono giorni di pensieri difficili e di progetti ambiziosi, giorni di cose così belle da non immaginare, giorni di figlioli avanti e indietro da casa, piccole vittorie, grandi notizie dette così, come per caso, Ah, Sai, Ho Deciso Che. Ma come.

Piove così poco che nemmeno piove ha un significato.
E non so se volere un acquazzone o un sole a picco, un mare infinito o una pozzanghera, non so niente di niente questa mattina, che forse sono pioggia stupida anche io, anche io che non so che fare, che non so da che parte girare per essere sicura di essere dalla parte giusta, che non so nemmeno se continuerà a piovere o se smetterà, se uscirà il sole più bello del mondo o se arriveranno tuoni e lampi e fulmini e non so cosa augurarmi, non so davvero che cosa sperare, pioggia scema anche io, goccia insignificante e inutile, che goccia sei se non bagni, che goccia assurda sei se nessuno o quasi si accorge di te, goccia scema di maggio, goccia che non fai rumore, goccia che non sai nemmeno tu da dove arrivi, e allora aspetta sì, aspetta e vedrai, anche la pioggia stupida, lo sai, può diventare un temporale.



12 maggio, 2014

Con la Luna e le Rose.

Non è piena.
Non è quarto.
Sa soltanto quello che non è.
Se ne sta lì, nel cielo di maggio, quando il buio ancora non è passato a trovarla, Sono Il Buio, Passerei a Farti Un Saluto.
c'è un momento perfetto, nelle sere di maggio, quando puoi decidere che cosa farne della sera che ti resta, delle ore che ti avanzano prima di andare a dormire. Leggeresti, finiresti quel mini maglioncino con quella lana fatta di nuvole. 
Ma il richiamo del giardino è più forte di tutto, e dal giardino il cielo si vede così bene, lo puoi studiare, se vuoi, stelle non ce ne sono, non ancora, ma puoi indovinare dove spunterà la prima, proprio lì, sopra l'acero, più o meno.
La Luna Timida, intanto, guarda giù.
Gelosa delle mie rose, che sono esplose in un giorno appena, gelosa di quel profumo di maggio che forse da lassù non si sente e che fa tutto più bello, più leggero e morbido, smussa gli spigoli, trasforma la carta vetrata in velluto pregiato, e i sassi in rubini purissimi.
Ho avuto giorni di spigoli e sassi e carta vetrata.
Non ci vuole un genio, a capirlo. Se da qui sto lontana, se nemmeno ho il sentimento di mettere in fila i pensieri e regalarne un pò, se nulla ho, da dare a nessuno, allora me ne sto sola, scelgo un angolo e mi metto lì, Passerà, mi dico, sono stata sempre così brava a dire Passerà, a dire Massì Che Non è Niente.

Stasera,è il profumo di maggio che mi ha chiamato fuori, e questa luna, che non sa nemmeno chi è e cosa fa, e cosa ci sta a fare in mezzo al cielo, se non sei piena, se non sei mezza e nemmeno un quarto, ma dimmi, che luna sarai mai.

Lei non se la prende.
Lei sa che l'adoro, non si scompone.
Anzi diventa, per me, più luminosa via via, man mano che il buio si avvicina col suo carro, e il cielo passa da celeste a blu, senza quasi darmi il tempo di accorgermene.

Nemmeno la luna resiste al profumo delle sere di maggio, a quest'aria liscia e senza vento, ce n'è stato tanto ieri, e ha spazzato tutto, le nuvole, i pensieri, la malinconia e gli schizzi.
Nemmeno la luna resta indifferente a tanta beatitudine, a tanta pace, a tanto misterioso sentimento.

Io, meno di tutti.




05 maggio, 2014

Make a Wish.

Sono stata in un posto bellissimo.
Non iniziano così anche i temi delle medie?
Sono stata due giorni un pò fuori dal mondo, fra ulivi e specchiere frantumate da un colpo di vento, e vecchi servizi di piatti da perderci la testa, spartiti consunti e tovaglie e posate e cestini da picnic perfetti per i Giorni da Prato.
Ho avuto due giorni di una specie di vacanza, una specie di festa, anche se  freddo, la pioggia, il vento, e a scrutare nuvole nerissime in un cielo che non prometteva nulla di buono,ma invece sì, alla fine.
Amo le cose vecchie, quelle dei rigattieri, dei solai, i divani rovinati, le zuppiere sbeccate, le scatole arrugginite dei biscotti.
Ho avuto due giorni di abbracci e di ridere e di niente, un Bellissimo Niente, maiuscolo, questa volta, quel Niente che ritrovi dopo un pò e che ti fa sorpresa e contenta, ma sì che lo sapevo.
Il Bellissimo Niente nelle cose semplici, in A. che mi si avvicina sorridendo, occhi cerulei e sguardo limpido, Lo Sapevo Che Eri Tu, e che mi racconta di quel suo Amore che è lì, a me, a me che legge ogni mattina, a me che sa, a me che conosce così bene, anche se non mi ha mai visto.
La meraviglia.
Il Bellissimo Niente sono tutte le cose che messe in fila fanno giorni perfetti di carezze, vere o virtuali è di poca importanza, giorni perfetti di piccole soddisfazioni, un cucchiaio di ambrosia, spalmata sulle gallette di riso, così, a rendere un giorno qualunque un giorno speciale.

make a wish.

Il mio desiderio è tenere tutto qui, vicino a me, appiccicato a me, le persone che mi sono care, le persone che con me dividono cose e sensazioni, e sentimenti e progetti e deliri, anche, perchè no.
Voglio che questo maggio profumato porti solo cose belle, e bei momenti e abbracci come quelli di ieri, e belle storie da raccontare, bei disegni da fare, bei cuori da attaccare a un fico sulle colline, in mezzo a tutti c'era anche il mio, che sorrideva.

Il mio desiderio di oggi è di avere sempre il cuore lucido, rosso e semplice,  la mente non è indispensabile,
 Make a Wish and Give it Wings, se il cuore vola, è un privilegio.

Grazie A., di quell'abbraccio.

27 aprile, 2014

Tanto tuonò.


che alla fine non piovve.
cioè sì, ma non quella pioggia a scrosci, piuttosto quella stupida e insignificante che ha il solo merito di mandare all'aria tutti i tuoi programmi di una domenica che è più domenica delle altre domeniche.
Solo, un pò più complicata.

Così, faccio ordine.
Riordino pensieri, cose e magliette da stirare che non stirerò, cerco di concentrarmi su di me e sul disordine del mio tavolo, pieno di bigliettini e matite e promemoria fatti a cuore, su qualcuno non c'è scritto proprio niente, solo un altro cuoricino, disegnato con la stilografica.

Mi disconnetto dal mondo di fuori, vicino o lontano che sia, riordino gomitoli e progetti, ripongo con soddisfazione massima maglioni pesanti e sciarpe, dove ci affondo la faccia quando mi sento persa, e non càpita da un pò, a dire il vero.

che strani giorni questi qui, ti abituano a fiori belli e profumi di sole, camiciole leggere e ballerine dorate e poi ti lasciano un mazzo di erbaccia pestata e ingiallita  e pozzanghere e zero. 
Prendo atto.
Riordino tutto, spolverando con cura gli scaffali, svuotando cassetti pieni di niente giù dalla finestra,  allineando concentratissima gomitoli e sentimenti, che quelli non si riordinano mica, quelli, i sentimenti, scivolano da tutte le parti, non è che li puoi catturare e tenere a bada e catalogare e tenere lì, sentimenti e pensieri vanno dove gli pare a loro, non è che puoi dire Ehi, Vieni Qui, come si fa coi bambini.

Così, in una domenica più domenica delle altre domeniche, con le nuvole che passano così veloci che mi fanno male gli occhi a guardarle, mi concentro su di me, disconnessa dal mondo e dalle cose, stupida che sei, scema che sei, la connessione dalla testa mica la puoi togliere.
quella dal cuore, tantomeno.


20 aprile, 2014

L'emozionante Pasqua della Lumaca Gisella.

Se ne stava così, accoccolata sulla sedia arancione del terrazzo.
Non che avesse perso la strada, ma quella poltroncina di design color del sole, ancora umidiccia di rugiada, era un luogo tranquillo dove godersi il primo sole della mattina, così chiara finalmente.

Quella domenica, la Lumaca Gisella era in visita pastorale al Pratino, dove avrebbe trascorso la Pasqua con sua cugina Lia, che da tempo viveva indisturbata nel giardino della Casa in Collina.
Gisella aveva fatto un lungo viaggio, si era trasferita da quattro giardini più in là, e camminava, si fa per dire, da giorni. Riposarsi un pochino, prima di trovare la casa di sua cugina, non le sembrò una cattiva idea.

Quella era una domenica speciale, al Pratino. La pioggia aveva squassato l'erba nuova e sparpargliato i fiorini rosa caduti dal ciliegio. Del Regio Orto non v'era traccia alcuna, non ancora, e Gisella si domandò dove mai fosse la casa di Lia, Secondo Cavolo Viola a Destra, le aveva scritto sulla foglia del lillà, ma di cavoli viola, nemmeno l'ombra. Era mattina presto e gli abitanti della Casa in Collina dormivano ancora, tutti o quasi, e non c'era nessuno cui chiedere informazioni, la Lumaca Gisella era lumaca educata, avrebbe chiesto Per Favore e Grazie, mica come certe lumache amiche sue.

Rifletteva sul da farsi, quando la sua attenzione venne attirata da una casina piccina, bianca col tetto viola, appesa al muro. Non che fosse una casa elegante, ma sembrava in ordine da fuori, e, anche se avrebbe avuto bisogno di una nuova passata di vernice, aveva un'aria accogliente e pulita. Da poco, una famiglia di uccellini senza nome l'aveva scelta come luogo dove mettere sù famiglia, e da giorni era un gran viavai di uccellini e rametti e piume. Quella casina era lì da molto,disabitata, ed era stata snobbata da Federico il Pettirosso e tutta la sua stirpe, che invece avevano preferito alloggiare sull'Acero Rosso e sul Pioppo Laggiù. I pettirossi, si sa, sono uccelli sofisticati.

La Lumaca Gisella chiese agli Uccellini Senza Nome dove mai fosse, o ci fosse mai stata, la fila dei cavoli rossi del Regio Orto. E gli Uccellini Senza Nome risposero che sì, conoscevano benissimo la Lumaca Lia, quella buontempona di lumaca, così a modo, così gentile, che aveva preso possesso del cespuglio della Regia Salvia, proprio sotto il lillà, non troppo distante da lì. In 77 minuti avrebbe potuto raggiungerla.

Così, la Lumaca Gisella si incamminò, non senza aver ringraziato la famiglia degli Uccellini Senza Nome, e dato un ultimo sguardo compiaciuto alla casetta candida col tetto viola.
Raggiunse la casa della cugina Lia in 73 minuti scarsi.
Festeggiarono la Pasqua con un banchetto speciale, foglie di tarassaco e rugiada del Pratino.

****************

Voglio una bella domenica di cose semplici e cioccolata.
Di pensieri belli da pensare e sole e niente, il bel niente più bello che c'è.
Un augurio di un bel giorno, in qualunque modo lo vogliate festeggiare o sentire o vivere, al mare, sul divano, nel giardino.
O nel  Regio Orto a piantare cavoli viola.
La Lumaca Lia mica può stare sempre sotto il cespuglio della salvia.

17 aprile, 2014

Quasi chiaro.

Il momento perfetto.
Che non è l'alba e non è il buio.
Le giornate perfette, che partono stortissime e poi via via, trovano un senso, il loro giro, la strada tortuosa che si fa quasi sorridendo, la Curva delle Cento Lire, se hai vissuto a Torino lo sai dov'è.

E' quasi chiaro dalla mia finestra, è bello quando non si è del tutto svegli ma non si dorme più, si pensa a poi, a tutto, a niente, alle cose che si devono fare, è fiorito il lillà in fondo al pratino, l'ho visto ieri prima di cena.

Quasi chiaro vuol dire che anche oggi ci sarà il sole e nemmeno ti ricordi  di quando il quasi chiaro è nebbia e pioggia. C'è una luce così bella in questi giorni di quasi vacanza, quanti quasi ho detto già, quasi è una parola che mi piace, si vede anche qui.
 C'è una luce che sa di primavera, di promesse, anche quelle che non si mantengono che poi alla fine è stato bello anche solo promettere, non è mica la meta ma il viaggio, quasi filosofa questa mattina di quasi chiaro.

I pensieri del Quasi Chiaro sono i pensieri più belli, quelli che ti fanno bella la giornata, anche se poi disattesi in un secondo scarso, basta pensarli e metterli lì. Più tardi, nel delirio di una giornata qualunque, con pentole di fango da mescolare come si fa col riso, si avrà cura di scegliersi un momento speciale e pensarli un pochino, i fiori, le cose belle, i gomitoli e quello schema di scarpina che hai in mente da un bel pò.

così, oggi metto in fila solo i pensieri pensati quando è quasi chiaro, degli altri non me ne faccio nulla o quasi, oramai è quasi vacanza e voglio essere leggera, felice e ridanciana, e cantare e sorridere e stare bene, e fare tutto, proprio tutto quello che mi fa felice.
 Tutto o quasi. 

15 aprile, 2014

Improvvisi Iris.

C'ero passata due giorni fa, da lì.
Solo foglie e tronchi sottili. Poco più in là, le canne di bambù con le quali i miei figli piccoli hanno costruito centinaia di lance, capanne, zattere e missili. Degli iris, nessuna traccia.
Ieri, poi, in quel momento bellissimo che è il verso sera, quando hai finalmente l'autorizzazione scritta a fare quello ti va, a trovarti in un posto bello a far le cose che vuoi tu, ecco la siepe degli iris comparire in tutta la sua bellezza aristocratica, l'iris non è un fiore da tutti i giorni, ha quell'aria sofisticata che ti mette un pò soggezione, come quando studi e studi e poi arrivi lì e non sai niente, eppure non sono timida e ho studiato e a casa la sapevo, giuro.

Gli Improvvisi Iris sono apparsi dopo un fine settimana così bello e pieno di promesse e di baci,  di baci e di abbracci e TiVoglioBene, quelli che non ti aspetti, quelli che arrivano dritti dove devono arrivare, al cuore, forse, ma anche più in là, se c'è un posto più in là del cuore, e sono sicura di sì.

Gli Improvvisi Iris avevano fatto una riunione nottetempo e si era decretato fosse quello il momento giusto per fiorire tutti insieme, segaligni e bellissimi, regali col loro portamento altezzoso e poco importava se il loro luogo per spuntare fosse da tempo la radura oltre la rete, quella vicina al campo d'orzo, all'inizio della collina.
Era quello il momento.
C'erano stati molti giorni di sole tutti in fila, e il Ciliegio sì che era fiorito, ma era già tempo di pioggia di petali rosa e il pratino, che la sapeva lunga, non vedeva l'ora di ricoprirsi per un pò di quei gioielli morbidi, di quei fiorellini così delicati. Il Ciliegio è un bell'elemento, non è che puoi dirgli cosa deve fare, ci vuole pazienza, con un tipo del genere.

Così, il Simposio degli Improvvisi Iris  aveva stabilito: Si Fiorisce Lunedì.

Passando di lì, il viola acceso e le corolle eleganti, un pò Hermés, aveva fatto in modo che il mio Verso Sera diventasse straordinario, dopo una giornata sottilmente malinconica, si sta sempre così quando un evento finisce, quando qualcosa che hai aspettato tanto arriva e va via. Come la fine di un incantesimo.

Gli Improvvisi Iris lo sanno.
E si sono fatti trovare lì, al solito posto, un mazzo non reciso mandato da chissà chi, che non devi mettere in un vaso ma che puoi guardare quanto ti pare, se passi di lì, disegnarli, fotografarli e pure parlarci, se vuoi. 

Il Simposio degli Improvvisi Iris ha deciso di rimanere a lungo fiorito proprio lì, nella radura vicino al campo di orzo. Passerò di lì spesso, li guarderò come si guardano le cose preziose ed esclusive, ammirerò la loro perfezione, la loro corolla sofisticata che nemmeno Hermés  saprebbe fare più bella, è un regalo per me questa siepe così viola, che si lascia intatta così com'è, senza coglierne nessuno, sarebbe un sacrilegio.

Nessun Improvviso Iris resisterebbe mai in un vaso di vetro.
E loro lo sanno che io lo so, e allora va bene.





10 aprile, 2014

Giorni da prato.

Che bei giorni questi qua.
sembra maggio, forse giugno, luglio no, a luglio mancano 81 giorni, giorno più, giorno meno.
Sono bei giorni di grandi cose piccolissime,di piccole cose enormi, quanto mi piace giocare con le parole, con le maiuscole, con i superlativi assoluti.

Sono giorni di soddisfazioni, di attesa, di grande lavoro che nemmeno si sente, dove si alterna un giro di Folletto, a una spesa, a un'altro ritocco alla preparazione del Camp.
Che è dopodomani.

Sono giorni di bello, di sole, giorni dove il solo desiderio possibile è stare in un prato, coricati a guardare in sù, o a gambe incrociate a chiacchierare, Ti Racconto Che.

Che belli i prati di questa stagione lucente, che meraviglia perfetta di verde e fiorellini e margheritine e fiorellini gialli insignificanti che diventano soffioni da soffiare via e anche questo è uno spettacolo, se ci pensi bene, come la caduta dei fiori del tiglio, per esempio.
Soffiare un soffione è una roba da nulla, ma seguire la traiettoria di ogni fiorellino, indovinarne la strada, registrare con precisione assoluta l'esatto istante in cui  lui, il Soffione, diventa da palla morbida di lanugine biancastra a un festival di spore tutt'intorno, a un delirio di puntini e infiorescenze buffe, sembrano palme, alberini misteriosi, non lo vedi?

Soffiare un soffione seduta in un prato è esercizio  magico, si fa soltanto quando tutto il resto del tuo mondo ha il suo posto esatto e fermo, quando tutte le cose sono allineate, forse non troppo in ordine, ma non fa niente.
Lo Spettacolo del Soffione Soffiato è qualcosa cui non voglio rinunciare in questi giorni che tutto è così stranamente silenzioso eppure canta, stranamente bello eppure così in disordine, stranamente lucido eppure non diverso da sempre.

Il Soffione era un fiore.
Forse, è proprio questo il suo segreto.

A-social

E basta. Sono stata un'entusiasta dei social. Di tutti i social. Ho avuto Facebook per 10 anni. Ho incontrato vecchi amici persi...