28 dicembre, 2008

Tengo il segno.


Così, col dito. Per non perdere la riga dove sono arrivata, per non smarrirmi, per sapere bene da dove ricominciare. Sono giorni di una tranquillità devastante, di piccoli lavori di casa rimandati da mesi, riordinare l'armadio delle lenzuola, per esempio, che quella federa raminga a pallini non ne vuole sapere di sottomersi al suo mesto destino e cerca invano la sua compagna. Non solo le calze, in questa casa l'Anonima Sequestri si occupa anche di felpe, federe, canovacci da cucina, tovaglioli pizzosi. Un servizio da 18 diventato da 16, quel delizioso strofinaccio di Natale coi babbini e pinguini, che a ricamarlo mi ci sono giocata gli occhi, di lino, signora mia, mica di cotonaccio, coi buchi larghi così, quel lino da delirio, che più è stropicciato e più è bello, quello per i giorni di festa, sparito, nei meandri dei cassetti, degli armadi, dal su e giù, dalla lavatrice al posto suo. Pazienza, mi dico, lo troverò quando non lo cerco più, è una filosofia di vita. Si trovano le cose che non si cercano e non si sente la mancanza delle cose che non ci sono state mai. Confuso e nebuloso ragionamento, ma verrà fuori, prima o poi, studiando e applicandocisi, come a ripetere i personaggi dei Promessi Sposi al Liceale indietro di venti capitoli. Lo capirò, prima o poi, non mi smarrirò tra le pagine, si fa poco per volta e non dovrò perdere tempo, sfogliare avanti e poi indietro, troverò subito dove sono arrivata se tengo il segno.

Senza parole.

25 dicembre, 2008

Quasi.

...E come dice il mio Illustrissimo Sposo...
"Anche questo Natale ce lo siamo tolto...di torno, diciamo."

Tortellini e sushi.

Ma che bel Natale, signora cara, non ne ha idea. Certo, così inusuale, così strano, eravamo noi, lo sa? come ogni domenica, come sempre, solo, con più candele e più agrifoglio, e più palline bianche, trasparenti, con dentro il polistirolo, bellissime, lo sa, e attaccate al lampadario. Noi noi, noi davvero, noi, la falange armata, che per una volta hanno aiutato tutti a mettere i piatti, persino il Giurisprudente, l'avrebbe mai detto? sveglio da pochissimo, a dire auguri sottovoce e a ripiegare i tovaglioli rossissimi, dopo tanto bianco un tocco di colore, ci voleva proprio. Il menù, inusuale, anche, che li ho accontentati tutti, da brivido, tortellini e sushi, raccapricciante per certi versi, ma chi può dirlo, in fondo, e poi eravamo noi soli, veniva mica Nobu a controllare, no? Bello, tranquillo, che ci siamo sfondati di film in dolby surround, che tanto i vicini se ne sono partiti in montagna e poi sono così pazienti e certo non avrebbero battuto sui muri. Che bel Natale, signora, io e la Princi vestite quasi uguali, i fuseaux coi brilli e le pantofoline rosse, di velluto, che più Natale di così, ma lo sa che ha quasi il mio numero, la piccola di casa? La giornata è scivolata via così,come il miele giù dal cucchiaio, limpida e trasparente, pigra e lenta, noi e basta, noi e noi. baci, abbracci stretti, coccole calde che sanno di amore grandissimo e vero. I miei pensieri li tengo per me, in una scatola di latta, li lascio sotto l'albero, li butto nel camino, li getto nel sacchetto dell'umido o nell'indifferenziata, ma che bel Natale è stato, che dolcezza il regalo dei miei figli col nastro arancione, non siamo soli, noi abbiamo noi, lo sappiamo così bene, e mi viene da pensare che chi non c'era forse non era attratto dal menù, bleah!, tortellini e sushi, ma che razza di pranzo di Natale sarà mai.

23 dicembre, 2008

Cicciona.

E' il delirio. Tutti in casa abbiamo perso la testa per lei, per quelle sue orecchie interno radica, per il nasino di liquirizia, per quei dentini affilatissimi che hanno già rosicchiato nell'ordine le cuffie dell'iPod, un libro sotto l'albero, un numero imprecisato di pupazzini gentilmente offerti dalla Princi. Tutti tranne Lei. Che è altezzosa e spocchiosa, gelosissima fino alla nausea, palesemente indispettita da questo inaspettato arrivo carico di energia. Che fare? Passerà, mi dico. In fondo, ho gestito arrivi ben più complicati, quelli degli umani, intendo, che fra fratelli e sorelle di arrivi ne abbiamo avuti più d'uno, mi aiuti a dire. Nel frattempo, tutto procede con calma surreale nella casa in collina, ove ci si accinge in grazia, letizia e concordia a celebrare il Sanitissimo Natale. Vacanze iniziate, odore di pino, finto, lo sa? mi hanno regalato uno spruzzino che sparge odore di abete, dacchè il mio albero, lei lo sa, è vero sì, ma non è mica un pino, Colazioni protratte, film alla tv, calate cittadine per sbrigare le ultime faccende natalizie, consegnare gli ultimi regali quelli trasportati per giorni nella borsa, e cosa importa se il nastrino è un pò sceso, basta il pensiero, non è vero? Così, in questa immensità di renne e mangiatoie, di luminarie e bancarelle, zampognari e babbinatali, si procede con ordinata lentezza verso il 25. E la prossima volta che sento Irene Grandi che miagola Coooool bianco tuo candoooor, giuro, spacco la radio a martellate. Con l'approvazione delle renne che nemmeno loro ne possono più.

21 dicembre, 2008

Il bastone e la carota.

E non ci pensare. Non è mica niente, in fondo, Ma come, ancora non ti ci sei abituata? Sù, sù, via quella faccia da tonno in scatola, via quella'espressione da medusa, ma dove ce l'hanno gli occhi le meduse, qualcuno glieli ha mai visti? E' domenica pomeriggio, che siamo tutti qui e tutti insieme, dacchè il JuniorIng. è rientrato nella casa paterna dopo una mini vacanza di scialo con la sua IngegneraFrescaDiLaurea. Coraggio, coraggio, c'è la partita alla tv, le scuole chiuse e nessun compito per domani, è già vacanza di Natale, tra poco ti chiederanno una merenda, una cioccolata, forse, non fare quelle spalle curve e quel muso da scema, se proprio vuoi, puoi aprire un regalo, quello lì col fiocco bianco, viene mica Babbo Natale a controllare, no? E poi puoi sempre dire a tua discolpa, vedi, BabboNatale, avevo bisogno di tirarmi un pò sù non sapevo bene se ero arrabbiatissima o tristissima o immagonitissima o tutto insieme, e allora, lo so bene che si aspetta il 24, ma dai, non ho fatto nulla di male in fondo. Ma no che non ci si abitua, no che non serve a dire, Ma è Sempre Così, e allora smettila, smettila MaSmettila! come ti dice la tua Amica delle Perle, smettila di correre dietro, smettila di scodinzolare, smettila con questo entusiasmo scemo, smettila di aver già organizzato in 8 minuti una pranzo per 10 che non ci sarà, rimarremo noi, solo noi, noi e basta, che è meglio così, ma tu smettila, smettila, smettila. Ora, fatti una doccia, magari un bel thè con quella bella teiera a fiorellini viola che è un regalo di Natale e che ha resistito anche troppo sotto l'albero zen, che tanto si sapeva, che tanto è sempre così, e che giuro che non verso una lacrima, giuro che mi ci sono fatta una corrazza che lucido per bene ogni sera, e non pensate più a me, e fatte finta che sia sparita e con me tutti i miei, e allora e perciò, andate un pò tutti a farvi friggere. Meduse comprese.

19 dicembre, 2008

Grand soirée.

Esco pochissimo da sola. Nel senso, con le amiche. Pensavo che fosse un pò patetico, non so, una specie di fuga, io sto bene a casa, perchè dovrei uscire. Mi ricredo immediatamente. Seratona ieri sera, a festeggiare l'ultimo Knit Cafè del 2008, noi, il gruppo storico, socie fondatrici, tesoriere, segretarie, presidentesse, tutto insieme. Così, tra un gossip e un magone, il racconto di un viaggio avventuroso e qualche immancabile, innocentissima, elegantissima volgarità, si è dipanata con grazia la nostra serata di follie. I figli piazzati con i rispettivi Sposi, la Biondina e il Giurisprudente, manco a dirlo, insieme, con la segreta speranza che a nessuno dei due venisse in mente di ripetere l'esperimento Sciogliere il Cioccolato a Fuoco Lento, che di danni, così narra la mia Amica delle Perle, ne hanno fatti a sufficienza già ieri, quando per merenda, hanno sciolto un blocco marmoreo di cioccolato Novi e c'è chi giura di averne visto qualche schizzo anche sulla facciata del Duomo. Facessero un pò quello che volevano, ieri sera proprio non ci riguardava. Da rifare, assolutamente. Che di risate così le fai soltanto con chi ti conosce davvero, non importa se da un anno o da dieci, sono le affinità, le cose uguali, gli stessi sentimenti, lo stesso modo di intendere le questioni della vita. Con loro, puoi anche permetterti di stare zitta ed ascoltare, di fare una battutaccia da osteria, di cogliere quel magone furtivo negli occhi dell'Amica delle Provette, di invidiare la precisa calma di Biancaneve, di sperare che Afef rieda sana e salva da quel viaggio NonSoDove, e dire all'AdP che questo nuovo look le sta a pennello e che le dà un'aria sofisticata ed elegante. Ma la prossima volta, mie amiche carissime, vediamo di fare le cose un pò più in grande. E va bene che teniamo famiglia, e va bene che siamo mogli e madri esemplari e bla e bla, va bene che le nostre giornate non è che siano proprio noiose, ma che siamo rientrate alle 21,25 non diciamolo a nessuno.

Zingari.

In fondo, lo siamo in pò tutti. Noi, però, di più. Noi che abitiamo la casa in collina, così aperta a mille amici, al caldo, nel morbido del divano, col fuoco, le chiacchiere, i ragazzi, le cose. Nessun parente. Un pò orfani, di nonni e di zii, di zie, anche, di quelle che al compleanno ti regalano il pigiama, che ti fanno il dolce la domenica pomeriggio, che si ricordano, le uniche, l'onomastico di tutti. Di nonne, il soldo per i dentini, la medaglietta del battesimo, di discorsi un pò lontani, a stupirsi sempre di come usano il computer, e di quella cosa con la musica che hanno nelle orecchie, nonne a scuola di telefonino, i finti rimproveri per i pantaloni scesi, per le gonne troppo corte, per quel filo di trucco. Noi no. Non abbiamo zii, non abbiamo nonni, e se ce li abbiamo è come non averli. Strano. Ho imparato a non pensarci troppo sù, pazienza, mi dico, ho provato e riprovato e sofferto come si soffre quando si chiede un affetto che, inspiegabile, non c'è. Ma a Natale, accidenti, com'è diverso. Che belli i miei Natali da ragazzina, la tovaglia ricamata e l'insalata russa, e mille cose e mille dolci e mille piatti, chi fa questo e chi fa quello, e a contare le dozzine di agnolotti in cucina, basteranno? e il panettiere che portava in bici il pane per 3 giorni, e io che arrotolavo per bene i tovaglioli, scrivevo i segnaposti coi pennarelli, facevo il centrotavola col Das e i rametti di pino e la neve finta e l'oro spruzzato e la candela rossa e la letterina sotto il tovagliolo e la poesia recitata in piedi sulla sedia, mio padre coi lucciconi. Un bel niente. O meglio, no, un bel tutto, siamo così tanti, noi qui, ma siamo noi e basta. Per uno strano meccanismo del destino noi siamo sempre solo noi. Noi troppi per invitarci, noi che abbiamo i nostri impegni, noi che poi i ragazzi escono e io che cosa faccio lì, noi che tanto non ci serve niente, che abbiamo tutto, che siamo qui, nella casa in collina, lontana da tutto e da tutti, così complicata da raggiungere, la nebbia, poi. Noi, che nessuno arriva con le pentole, che nessuno ci chiede Quanti Agnolotti Allora, che non stiliamo menù con nessuno, tu fai questo e io faccio quello, noi, che per non pensarci dobbiamo andare via, zingari nostro malgrado, bello, bellissimo, ma un pò triste, in realtà, noi, orfani di affetti di famiglia, noi, falange armata contro il mondo intero, noi, perfetti, lontani, in ogni caso, soli.

17 dicembre, 2008

Mattina presto.

Non è che si perda tempo, alla casa in collina. Ci si sveglia all'alba o quasi, quando, col tempo da lupi che c'è là fuori, ci si vorrebbe crogiolare e accoccolare e acciambellare sotto le coltri e poltrire, dormicchiare, leggere o guardare il soffitto, semplicemente. E invece, un bel niente proprio. Si barcolla fino in cucina, dopo aver svegliato di baci qualche figliolo che ancora frequenta le italiche scuole, dacchè il Giurisprudente già in vacanza si trova. Un risveglio così incerto meriterebbe una colazione lenta e pigra, mescolare il latte con rimbambita lentezza, giusto il tempo, quell'oretta, di carburare come si conviene e mettere in fila i pensieri, ad uno ad uno, devo fare prima questo e quest'altro, e passare da qui e poi di là, stiracchiarsi, magari, sbadigliare con eleganza, sospirare un pochino guardando di fuori. Fandonie! Noi qui si arriva al desco famigliare ch'è bell'e pronto per la colazione, tutto bene in ordine ingegneristico, la mia tazza personale, il cucchiaino coi cuoricini, insomma, una roba da spot. E' quel che viene dopo che ti squassa. Già, perchè l'Illustrissimo, che il Cielo lo assista, è già sveglierrimo, pinto e tratto, già sul pezzo, come si dice, e io faccio una ben misera e tapina figura, col mio pigiama a pallini e la faccia a forma di cuscino, che ancora sono nella fase in cui cerco di ricordarmi, ma cosa ho sognato? Lui, l'Isoscele, ha già letto ogni sorta di quotidiani, rossi, neri, gialli e blù, e rosa, anche, che per prima si legge i titoli della Gazzetta dello Sport. Perciò mi informa, riporta, mi fa un riassunto di quanto è accaduto nelle ultime ventiquattr'ore. E domanda. Ma cosa domandi, non vedi che ancora non ho avviato il cervello, che non so nemmeno bene che giorno è e quanti ne abbiamo e cosa e come e nemmeno dove, in realtà? Io dormo ancora, dall'impiedi, anzi, da seduta e tu già nel circuito forsennato che è la gestione di questa vita così bella ma, mi si consenta, un tantino complicata. Lui, Uno e Trino come lo chiamano i figlioli, ha già avuto una tonnellata di idee. Ti andrebbe se, ho pensato che, oggi si potrebbe, e magari fra due anni, oggi potresti fare,ti piacerebbe se, sai cosa mi è venuto in mente, e cosa pensi di. Pensi? PENSI? Ma io non penso ancora, mio Sposo adorato, lasciami nel mio limbo di sogni e piumone, ancora per un pochino, ancora non ho attivato, non ho connesso, non ho un bel niente. I miei ingranaggi sono fermi da ore, dài loro il tempo di attivarsi per bene, di cominciare a girare per produrre pensieri di senso finito. Niente, mi sa che mi tocca svegliarmi sul serio. Così, catapultata dal mondo ovattata del sonno a quello incasinato e già organizzatissimo ed efficientissimo e sveglissimo dell'Illustrissimo. Così, in questo delirio mi accingo ad iniziare la mia giornata, che ho la connessione gentilmente offerta dalla Cicolita e che dura fino alle 8, e perciò mi devo sbrigare. Una congiura contro di me. Che va bene che i vicini di casa non si scelgono, e passi, ma forse, avrei potuto almeno sposare un uomo meno complicato. Ma sai la noia?

16 dicembre, 2008

Bella.



...ed è in certi sguardi che si vede l'infinito.

Vento da dove.

Non si capisce. E' raro il vento qui, che quando arriva porta l'odore del mare, le promesse dei marinai, il richiamo delle sirene. E' un vento gelido e impertinente, e quale vento non lo è, e soffia e fischia tra le persiane chiuse, e appiccica le gocce di pioggia sui vetri, pietre preziose, schegge di brillanti misteriosi, briciole luccicanti. E' un vento da burrocacao, da guanti, sciarpe fin sul naso, da cappelli calati sugli occhi, un vento freddissimo e di poche parole, non credo porterà nulla di buono, forse neve o ancora pioggia e pioggia, che non è bella prima di Natale, la pioggia fa tutto più triste e più buio e noioso e malinconico. Ma tu soffia, vento, soffia forte e veloce e sibila e fischia come sai fare, strappa le nuvole, scopri i misteri, lucida i pensieri e porta via quelli pesanti e quel pò di magone, portalo via, più lontano che puoi, lontano davvero, da dove vieni tu, lontano da dove.

14 dicembre, 2008

La festa.



Bello. Si è cucinato per un pò, si sono lavate tonnellate di bicchieri prima e inspiegabilmente tonnellate di bicchieri dopo, ma quanti eravamo accidenti, che alla cena di Santa Lucia è tradizione che non si manca per niente al mondo, ci fosse pure la bufera là fuori. Si radunano gli amici, quelli più lontani, ma solo di chilometri, e poi, si stila un menù semplice e d'effetto, bianco, come si conviene quest'anno, che la tavola è bianca, e i fiori pure, e i segnaposti e i piatti e tutto. Ben perciò, un menù bianco, che no che non era certosa e purè, anche se forse, a questi amici qui, potrei anche dare quello, chisseneimporta, loro sono qui per noi, mica per le cose che cucino, ma già che ci siamo, cerchiamo di fare cose semplici ma d'effetto, e lì a scervellarmi per giorni e giorni, che non è che ci siano in giro tutti questi cibi bianchi, ci crede o no, signora mia? La serata è scivolata via, gradita e graziosa, ciarliera e ridanciana. Buonissima Santa Lucia, ai miei amici del cuore più cuore, a quelli che sanno le cose di me che a volte mi dimentico anche io, che sono la mia memoria, la mia famiglia allargatissima, i miei affetti, il mio calore più prossimo, le cose belle che ho. I miei amici ici ici ici, come hanno scritto sul biglietto, il primo da mettere sul camino, i primi pacchetti sotto l'albero zen, i miei amici più vicini, quelli che sanno tutto, fanno tutto e mi perdonano tutto. Anche di aver scordato l'insalata.

10 dicembre, 2008

Devo spiegazioni.


E' una specie di fagotto. Un gadget. Una cosa di pelo liscissimo, ha per naso una Morositas, le orecchie pendule, gli occhi dolci e un pò così, come a dire, fate di me quello che volete. La cercavamo da un pò, volevamo un cucciolino da accudire, dacchè non c'è molto da fare in una casa come questa, ed è tutto uno sbadiglio e uno zapping e un darsi lo smalto e farsi la piega. In realtà, è un regalo di Natale, il primo fatto e ricevuto. E' un cucciolo buffissimo di Cavalier King, una specie di Lilly e il Vagabondo, mi dicono. So bene che è una cosa da folli. So bene che tutti mi dicono CheCoooooosa? Un altro cane? No in verità non è mica un cane, questo qua. E' un giocattolino, un peluche, a metà tra un neonato e un Nintendog, è tutto bacini e leccatine e sguardi languidi e coccole, e nanne lunghissime in braccio a questo e a quell'altro, vero è ben che non le manca la compagnia, qui dentro. Lei, che ha nome Tiffany, ha due mesi appena, e ci ha fatto uscire di senno un pò tutti, il Giurisprudente compreso, che ha buttato alle ortiche la sua fama di bello e impossibile e si sdilinquisce con questa piccina in mano. Gli altri animali di casa non fanno una piega. Beverly la annusa e ci guarda, come a chiederci Ma Che Cos'è? salvo poi spingerla col muso per aiutarla a fare le scale. I gatti, beh, nemmeno loro hanno capito che è un cane, nella stessa uguale misura in cui Tiffany ancora non ha capito che loro sono gatti, nemici storici, a cui ringhiare, a cui fare gli agguati, ma coi quali lei, per il momento, vuole solo giocarci. E noi qui, il mio Sposo soprattutto , a studiare tabelle di alimenti, e di aumenti di peso, esattamente come se fosse un figliolo, solo, un pò più peloso, sdilinquito, pure lui. E il Junior Ing. che chiama per sapere come sta, il Liceale che si addormenta con lei sulla pancia, la Princi che le suona Mozart. Fuori la neve e il gelo, qui appuntamenti per vaccini e microchip, e lezioni di buone maniere, una cena per duemila sabato prossimo, una tonnellata di regali ancora da fare e deliri vari ed eventuali. Per il resto tutto bene, grazie.

L'altra vita.

Sono passata a salutarti, così, perchè ti ho visto dalla vetrina, che avevi lo sguardo perso di fuori, a guardare i passi della gente, la strada gelata, le cose di fuori, il niente. Ti ho abbracciata e ti ho stretta, non si chiede come stai a chi come te non ha più cuore per rispondere, che sorride e sorride, ma senza occhi a luccicare, come una stanchezza opaca, filtrata da un dolore sordo e così grande che si fa fatica a trasportare di qua e di là, e si cerca e si prova, come a spostare uno scoglio, ci hai mai provato? o a spingere la macchina con la marcia, che non si sposta, è ovvio. E' un dolore che conosco e che so, so perchè l'ho mescolato anche io, ci ho abitato anche io, mi ci sono addormentata e svegliata e lavata e vestita, accanto a lui. Per questo forse, questa cosa mi ha così stordito, e ci penso così spesso. Leggi Ancora le mie Fragole? No, mi dici smarrita, come a scusarti, Appartengono a Un'altra Vita. Che vita vivi adesso, che vuoto mescoli a colazione e fino a sera, che persa che sei, che cosa ti racconti e racconti alle tue figlie, che risposte trovi e dove. Il Cielo non ha ragione, qualche volta, e spara a caso, e sceglie senza una logica chi far piangere di più. sulla terra. Io non ho le parole giuste per te, anche se me ne sono raccontate tante, ero una ragazzina e mi ci vedo così tanto nella tua più grande. L'altra vita forse è giusto lasciarla Là, dov'è. E vivere questa, fino in fondo, a mangiare questa malinconia devastante fino all'ultima briciola, fino a quando a passare le mani sulla tovaglia non ne troverai più nemmeno una. Il dolore non si rimanda, si sbriga come una pratica pesante, subito. Durerà. Ma mi conforta quel tuo sorriso stanco, so che lo sai e che sei pronta. Non passerà, se passare vuol dire mandarlo via. Solo, non ti devasterà così come fa ora, non ti schiaccierà, ma ti sarà vicino, accanto, di lato. Non ci si abitua, ma ci si allena per farlo, per sempre, per tutta la vita. Io non avrei il coraggio che hai tu, la forza che hai tu, il rigore, la compostezza, la dignità. E non riesco a dirtelo perchè mi sale un magone che mi squassa e non è mai il luogo e il momento. Il Cielo spara a caso, è vero. Ma insieme alle lacrime manda una Luce, uno sguardo che accompagna e scalda, una presenza che senti e vedi solo tu. E allora diglielo, quando puoi, quando la Luce si fa più forte, diglielo che grande moglie che ha, e che grandi figliole. Ma tanto, dal Lì dov'è, ma sì che lo sa.

06 dicembre, 2008

Zucchero a velo.


Si posa piano sul cuore, o dove ancora non lo so. Come sulle pere al forno, sulla torta paradiso, Piano, pianissimo, a piccoli fiocchi, leggeri, indefiniti, nella dimensione e nel colore. La tristezza non ha colore, e forse non si chiama nemmeno così, non è l’ansia, che quella la conosco così bene che la potrei disegnare, così, a mano libera, senza nemmeno i quadretti, eccome se la so, se la conosco. No che non è ansia: quella ti piomba addosso come un sasso, come i blocchi della neve che si scioglie e che volano giù dal tetto e sbattono di colpo sul terrazzo, su divanetti colorati della primavera, sulla mia pianta di salvia che di certo morirà, che sciagurata, lasciare la salvia fuori nel vaso, con questo gelo, ma era così bello vederla lì davanti alla finestra. Questa che ho non è ansia, è più piccola e sottile, è polvere, quella che trovi sotto il letto dopo un giorno di vento, sottilissima, impalpabile, coma cipria, borotalco senza profumo che ti cola giù, giù, fino in fondo allo stomaco e ti fa stare zitta e un po’ addormentata, ehi, ti svegli o no. E’ una malinconia romantica, nel senso più letterale del termine, troppo leggera per farti piangere davvero, ma per che cosa, poi, e troppo pesante per farti sorridere. Ti fa stare un po’ così, imbambolata, senza espressione e senza corrente, c’è qualcuno che ha staccato la spina, per caso?, triste di una malinconia soffice, malinconica di una tristezza che non traduci, che non sai, leggera eppure incomprensibile, e tu sei lì, a fare le cose di sempre, le stesse che ti rendevano allegra e ciarliera solo poche ore fa e che adesso ti fa dire, ma come, ma dove, ma quanto accidenti pesa questo stupido, inutile zucchero a velo.

05 dicembre, 2008

Bianco.

Mi è presa secca. Sarà che c'è ancora un sacco di neve in giro, e io guardo solo nei campi intorno a casa e sulle colline e nei prati, mica agli angoli delle strade, dove è brutta e grigia e nera, la neve è bianca e resta bianca, se proprio la devi guardare, guardala com'è, non come diventa. La voglia di bianco mi si è proposta così, all'improvviso, come quando ti va di traverso il succo del mandarino, che è un delirio, all'improvviso ti metti a tossire e tossire, eppure, stavi chiacchierando beata, ecco, te l'avevo detto che non si parla mentre si mangia, sì, vabbè, ma il mandarino! CIonondimeno, mi piace il bianco. In questo minestrone di viola, che è pure il mio colore maximo, quest'anno il mio Bianco Natale sarà proprio così, e mai nome fu e sarà più appropriato. Bianco. E basta. Che vero è ben che siamo ancora senza connessione e che per molti giorni ancora lo saremo, che ben concentrata mi son nell'allestimento natalizio della mia umile capanna, e bianco di qui e bianco di là, che non ho trovato uno straccio di fintissimo abete bianco esattamente come due anni fa non trovavo quello nero, che ho allestito con grazia e buon gusto (!) quell'alberino che il mare aveva trascinato sulla spiaggia di Palau 5 anni or sono...Bianco, si dice, bianco come le anime pure, bianco come il perdono, la serenità, bianco come la bellezza, come un giglio, il latte, la neve e il sole, quando il sole è bianco, bianco come il sonno, bianco come un bacio, uno sguardo, un sorriso che scalda nel freddo che c'è.

03 dicembre, 2008

Tagliata fuori.


Isolata. Emarginata. Fuori dal mondo, insomma. Senza internet, chiavette o connessioni o cose del genere delle quali poco comprendo, in realtà, ma che mi fanno sentire come in una giungla, in un'isola sperduta, sul cucuzzolo della montagna con la neve alta così. Mèndico. Una scrivania in ufficio per scaricare la mia posta, dacchè la mia umile casina non possiede più una linea, un guasto? un incantesimo? una magia? una fattucchiera ci ha messo del suo? uno gnomo burlone si è messo a giocare coi fili? un topolino li ha rosicchiati? un'intera famiglia di talpe/serpenti a sonagli/ghiri/iguane ci ha fatto la tua tana, proprio là, sulla stradina che porta la connessione a casa mia. I figlioli furenti. Come inviare messaggi d'ammoooooore, chi guardare su Facebook, come trastullarsi ore ed ore come tutti i fanciulli del globo terracqueo? E io, come avvisare il mio fedele pubblico (!) dei preparativi per le feste a Villa Villacolle, del muro blu', dei pettirossi, della domenica beata, del lunedì agitato e convulso, delle cose di ogni giorno, insomma? Ma il piu' arrabbiato di casa è Egli. Lui. Il Sommo Isoscele Altissimo Levissimo Purissimo. Lui che da casa ci lavora. Lui che tra poco farà anche un programmino per farsi il caffè. Lui, che gestirebbe al computer anche la cova e la deposizione, qualora gli pungesse vaghezza di acquistare una gallina. Egli è un bufalo, una iena nemmeno tanto ridens. Egli ha sbraitato per ore nel telefono, ieri, peraltro con scarsi risultati. Egli non sopporta di digitare, attendere, stare lì a sentire musichine, spiegare a ventiquattro operatori diversi che cosa diavolo è successo. Egli vuole la connessione, punto, dovesse venire anche Ilary Blasi, Abatantuono, Panariello e la Incontrada, insomma, tutti, ad installare una linea nuova. Così, in questa immensità, si annega il nostro essere isolati dal mondo. Ma so che Lui sta cercando il numero del Vaticano. Non mi stupirei.

30 novembre, 2008

L'eternità.

Roba da uomini in questo sabato sera, partite e discussioni, e per noi due, femmine di questa casa insieme al cane e alle gatte, non è che ci sia tutto quello spazio. Perciò, ci si rintana a leggere nel letto, a chiacchierare, a giocare e a inventare canzoni sconclusionate che ti fanno ridere e ridere, di quella risata a campanellini che hai. Mi abbracci forte, Vorrei Che Fossi Eterna, Mamma. Che strana, straordinaria, imprevedibile capacità hanno i bambini, di farti riflettere mentre inventi delle rime sceme, di farti pensare al segreto dell'universo mentre salti sul letto. Tranquilla, bambina. Io non ho alcuna intenzione, per ora, di andare in Cielo, lo sai? Ma sappi che anche le mamme ci pensano, a volte, non sempre, e se succedesse e se capitasse, e se, e se, e scacciano in fondo questi pensieri per non farsi venire troppo il magone. La mamma è con te. E lo sarà per sempre. perciò ti racconta e ti coccola e gioca e canta e balla e fa dei versi e discorsi serissimi e risate, e ti stringe fortissimo a sè e mette insieme questo tempo insieme, insegnandoti ad asciugarti i capelli, a leggere tanto, a difenderti dagli stupidi e dagli ignoranti, a sfamare i pettirossi, a fare la sfoglia e le capriole sott'acqua e ad amare tanto, tanto da togliere il fiato, ad aiutare le persone che hanno bisogno e a fischiare e a fare i palloni con il chewing gum, ma quelli in dentro, che quelli in fuori cono capaci tutti. La mamma sarà in tutte le cose che sai, in questo scrigno dove ogni giorno mettiamo le cose che facciamo noi due e che tu insegnerai, un giorno. La mamma ti avvolge e ti scalda, col suo bene esclusivo ed assoluto, con le sue storie e la sua stessa vita, che è complicato da spiegare , ma che la sua vita, sei anche tu. Così, figlia, ritrova all'istante quella risata di campanelli, in questo lettone di sabato sera, che la mamma non se ne andrà, perchè ha ancora così tante cose da spiegarti, da insegnarti, e da fare insieme a te, per mille e mille anni ancora, che la mamma, lo sai, non è mica tanto brava a far di conto, ma sa che mille più mille fanno un sacco di tempo, un sacco di giorni, un'eternità.

28 novembre, 2008

Bianco su bianco.

Desperate?

Mannò, mannò, nient'affatto disperata. Indaffarata, questo sì, ho fatto la mia lezione quotidiana di step e sù e giù, e sù e giù, per le scale domestiche, a cancellare per quanto possibile le tracce dei Regi Pittori e riordinare e rassettare la mia blustanza nuova nuova. Proprio blù-blù, eh? non azzurrina o celestina. Blù e basta, oltremare, blu di Prussia, mi vengono in mente i pastelli Giotto che bei nomi avevano. Insomma, ho avuto il mio bel daffare, signora cara, che con questa reclusione un pò forzata, un pò sperata, candida, candidissima, ci sta quasi bene, non è vero? dacchè siamo costretti a nemmeno uscire, a mettere il naso fuori dalla porta, nevica a stecca, non lo vede? e noi qui sulla collina siamo i figli di Ficiu ( do you know?) e nessuno ci considera e nessun spazzaneve si è visto all'orizzonte. Così puliamo e riordiniamo, e diamo a questa casa finalmente un aspetto quasi umano e non più da baraccati disordinati. In realtà ben tutt'altro sperai in un pomeriggio nevoso come questo. Avrei sistemato per bene la poltrona accanto al camino, avrei sfornato un paio di sciarpe colorate e senza ancora un vero destinatario ma che ci fa, avrei sorseggiato pigramente una cioccolata tiepida, magari alla menta, guardando pigramente di fuori, questo magico spettacolo di zucchero filato che cade giù, sbadigliando di quando in quando e stringendomi per bene addosso una delizioso golfinetto di cachemire più soffice di una nuvola. Un bel fico secco. Io, Vestale del Mocio Vileda, Ambasciatrice dello Swiffer, Unica Sovrana del LysoForm Casa, gli ho dato giù come una forsennata, mentre fuori imbiancava vieppiù. E ora, ben schiantata sul Regio Divano, dopo una doccia rigenerante e vitaminica, eccomi ad osservare il risultato. Complimentoni, Agente, ha fatto un buon lavoro. Fuori, nevica. Ma a noi, golfinetto o no, non ce ne importa una beata.

26 novembre, 2008

Bell'e stecchita.


Diciamo che ho perso conoscenza. Di botto, così. Nonostante Le Iene alla Tv, il gatto che mi faceva le fusa a un millimetro, la Princi accatastata accanto a me anzi su di me, stecchita essa pure. Non esiste un quando, in verità, cioè non hai mai ben chiaro quando ti addormenti, a che punto sei arrivata con quello che stai guardando, o pensando, o, nei casi piu' gravi, dicendo agli astanti. CI si addormenta di scatto, come se andasse via la corrente, non so, tump! e i primi cinque o sei secondi ancora senti che intorno a te il mondo scorre, ma tu sei lì, acciambellata e arrotolata in una Regia Copertina fatta a mano da te stessa medesima, che è vero che è un pò corta ma insomma, eri così stufa di continuarla e impaziente di vederla lì, troneggiare sul ViolaDivano, che ti sei detta, ok, è finita, è proprio così che la volevo, dichiaro ultimata quest'opera d'arte. Fuori immagini un freddo porco, meglio polare, và, e c'è ben poco da immaginare, il freddo che fa è proprio così' questa sera, e allora si chiudono per bene tutte le persiane e la porta a chiave, con 3 giri, mi dà un senso di sicurezza chiudere a chiave la porta di ingresso, a dire, vedete? noi tutti qui dentro e il resto dell'universo fuori. Si chiacchiera, non troppo però, si fa uno sforzo mentale per programmare la mattina successiva, ma un bel niente, non si riesce a coordinare un pensiero sensato che sia uno. Così, avvolta nella coperta, a metà strada tra una bisnonna e una homeless, ci si schianta belle e sbaccalite sul divano di casa, il gatto vicino, la Princi incollata, il resto della famiglia sparsa, e un secondo prima di perdere conoscenza ti dici che sì, nessun posto è meglio di questo qua e che per niente al mondo mai vorresti svegliarti in un luogo diverso da qui.

24 novembre, 2008

Però, che bello.

Ossì, bello davvero. L'avevo detto, una specie di gita scolastica, una cosa strana, che da queste parti mi sa che non sta in testa a nessuno di stipare tutti i mobili e le cose di casa in una stanza sola e mettersi a vendere abiti vintage, Gucci d'annata, gioiellini e presepi, e fare un servizio catering nella tua cucina, e nel salotto dove legge il nonno con il gatto acciambellato proprio lì, improvvisare una bancarella di occhiali anni 70. Una roba da fulminate, ma la Diana, perfetta padrona di casa, ha controllato tutto con grande maestria. Noi ci siamo divertite. E tanto, anche. Sì, perchè tanti sono venuti sì per lo Shopping a Palazzo, e tutto il resto, ma anche per vederci a noi (!) da vicino, per appiccicare una faccia a quest'altra fulminata che ogni giorno o quasi scrive e scrive e scrive e fotografa e racconta, delle cose sue, delle sua vita e dei suoi figlioli. C'è tanto di me qua dentro, lo sanno tutti, si vede, si sente, si sa. E allora dico che sì, è stato bello vedervi, raccontare di Cuore di Maglia a voce e non per scritto, non come fare un tema, vedere anche le facce vostre che state di là, e sentire le vostre, di storie, anche se di qualcuno già le so, e abbracciarvi e commuoversi, che sceme che siamo, sei proprio tu? sì, sono io, e allora no che non ti scancello e non ti faccio più amica, perchè la rete è questa qua, sembra solo una cosa da fulminate, da perdigiorno e da vanesie, ma che bello sapere che siete lì, e che siete venute apposta a vedere che faccia che ho e a dirmi e la Princi? e la Biondina? e l'Illustre Sposo?, i personaggi di questo racconto che vi regalo ogni giorno, ma è un regalo che faccio soprattutto a me che lo scrivo e che lo vivo, e un regalo che mi fate voi leggendo, e che sono felice e commossa e onorata e gasata di tutto questo, e chi non lo capisce fa niente, perchè quello che si prova è così strano e bellissimo, e gli abbracci scaldano e rincuorano e i vostri ancora di più, si vede, si sente, si sa.

21 novembre, 2008

Colà vi si apetta.


Una specie di gita scolastica. Solo, con molta piu' organizzazione e incastri e chi và a prendere chi, e a che ora, spostamenti e transumanze e puzzle,e una rete di messaggi che si incrociano, dacchè anche il mio Sposo si è dato alla macchia in queste ultime ore. I figli che crescono si riconoscono dal fatto che puoi anche pensare di prenderti un paio di giorni e dire, ok, io vado, vi lascio una tonnellata di ragu' e scorte da rifugio antiatomico, non incendiate la casa e non organizzate festini e rave party nella nostra magione pitturata di fresco. Per il resto, vado. E vado per vedere bene che cos'è, e per portare Cuore di Maglia in giro di qua e di là, e far sapere che c'è. Bello. Colà vi si aspetta, con Knitaly e Fux, avremo anche il tempo per farci un bel giro, due giorni di una specie di vacanza, che forse è un pò lavoro e forse è quella cosa che lavoro non è, ma che ti scalda così tanto che è molto, molto di piu'. Per il resto, tutti sistemati. L'Illustrissimo Sposo alla fine riederà al domestico focolare, e li lascio due giorni senza di me. Felici? Non so. Forse sì, a giudicare dagli strepiti di ieri verso le tredici e venti, che persino i Regi Pittori sono rimasti lì, bell'e sbaccaliti col pennello a mezz'aria, senza muovere un muscolo, Casomai Ce Ne Fosse Anche Per Noi, hanno pensato. Sì, ho urlato, nevrastenica, come posseduta dal demonio, mi capita qualche volta, con i miei due figlioli maschi, per due motivi diversi, ma si sa, una questione attizza l'altra e non se ne viene fuori. E il Giurisprudente, che per una volta, creatura, c'entrava proprio poco e non ne aveva colpa, mi guardava con quei suoi occhioni di bosco, Ma Mamma. Loro lo sanno, mi passa subito. Però, magari questo giro me la faranno pagare e allora sì che sarà tutto un rave party e feste e festini e ricchi premi e cotillons, ma poi, inspiegabilmente al mio arrivo troverò una casa linda, pulita, lucente e splendente, dacchè abili son a far sparire le prove e allora, in fondo, ma che facciano un pò quello che vogliono. Nei limiti, com'è ovvio.

19 novembre, 2008

Trova il pettirosso.

Era una mattina nebbiosissima, di quelle che ti fanno guardare fuori e dire, ecco qui, la seppia ci ha di nuovo inghiottiti. Però, aveva il suo fascino. La casa era sempre un delirio di scatoloni e teli e pennelli e divani spostati, ma insomma, ci si fa l'abitudine a tutto, prima o poi. Sedute al tavolo della cucina, avendo un lavoro da sbrigare al pc, si errava con lo sguardo fuori, come a scuola certe volte, che non pensi niente di preciso e millecinquecento cose tutte insieme, poi lui arrivò. Baldanzoso e impettito, a tratti guardingo, non è mica scemo, ben lo sa che questa casa è abitata da ferocissimi gatti ghiottissimi di volatili, meglio se colorati. E così, tra un cip, un cip, e un altro cip, si è spazzolato tutto o quasi il cibo che avevo preparato apposta per lui e per la sua numerosa famiglia. Ho immortalato il momento senza neppure aprire la porta, perchè, ahimè, se ne sarebbe volato via in men che non si dica. Si vede e non si vede. C'è e non c'è. Sotto a chi tocca. Strano ma vero. Trovalo, orsù.

18 novembre, 2008

La porti un bacione a...

Qui sarò. Sabato e domenica, con Knitaly e Fux. Onorata dall'invito in cotanto prestigiosissimo luogo, dacchè felice son di passare un week end in questa città delle meraviglie. E di far conoscere Cuore di Maglia, di farmi un giro e di chiacchierare anche con chi per caso passerà per di là.

Sclero.

Doveva essere solo una settimana, o giù di lì. E' incredibile quanto il tempo appaia lungo lunghissimo, interminabile, quando il delirio, la confusione e il caos regnano sovrani indiscussi nella tua umile magione. Sclero, sì. Mi arrendo. Nonostante io sia disordinata d honorem, regina incontrastata del PosoQuiUnAttimo, delle chiavi perdute e del MaDoveAvròMesso, giuro, mi arrendo. Dacchè i Regi Pittori si sono impadroniti delle mie adorate mura domestiche, con mestizia e grande educazione, c'è da dire, e nessuna invadenza se non quella inevitabile, il mio mondo si è ribaltato. Tutto è inscatalato, ammonticchiato, messo lì alla bell'e meglio. Il mio armadio? Irrangiungibile. Esso consta in un ammasso informe di abiti spiegazzati, maglie appallottolate, scarpe, una qui e l'altra chissà, il tutto ricoperto da un telo, che sa, la polvere, non si sa mai. Mi arrendo. Un pò me lo aspettavo, certo, ma forse mi sovrastimavo e pensavo che sì, in fondo ci avrei vissuto benissimo anche nel disordine e nel disagio che può provocare una casa abitata alla data da cinque persone, con luoghi vietati al soggiorno e talvolta anche al passaggio. Presto finirà, mi dico. E la Regia Residenza Villa Villacolle sarà tutta bella caleidoscopicamente colorata, pinta e tratta. Il mio fioretto? Da domani divento ordinatissima, precisina e maniacale. E il primo che mi mostra una scatola, giurin giurello, lo incenerisco. Foss'anche scatola griffata Tod's? No, in quel caso, ovvio che no.

17 novembre, 2008

Succede.

...succede, qualche volta. Succede che, in una città come questa, che non è la mia ma dove vivo da ben 12 anni, càpiti qualcosa che lasci tutti belli e stecchiti. Ossì, succede eccome. E' una città di provincia, nemmeno tanto grande in verità, ci si conosce un pò tutti, con il bello e il brutto che questo comporta. Siamo una grande comunità, e dico siamo perchè mi ci sento bella e immersa, ho figlioli sparsi di età diverse, la casa spesso piena di altri figlioli non miei, qualche fidanzata qua e là, insomma, ci si conosce. Così, quando succedono cose come questa, ci si sente toccati, e nel profondo, anche, e non si sa mai che cosa fare e cosa dire, e si vorrebbe fare e dire una quantità di cose, ma insomma. Così, adesso che tutto o quasi è un pò passato, una piccola cosa posso fare per lui. Quelli che possono, e che sono vicini a questa città sul fiume che non si vede e che nessuno ama, possono fare anche loro qualcosa per lui e per tanti altri. E andare qui

Complesso Monumentale di Santa Croce
Bosco Marengo (Al)
la sera del 21 novembre, venerdì alle ore 20,45


Ci sarà una bella cena, offerta dalle Donne del Vino del Piemonte, deliziata, è proprio il caso di dirlo, dalle prelibatezze di Giraudi e dalla musica di Dado Bargioni.
E tutto il ricavato andrà in favore dell'Associazione contro Leucemie, Linfoma e Mieloma.
Mi sembra che basti.

13 novembre, 2008

Che bello.


Ma in fondo, a noi, che cosa ci importa, se abbiamo una casa sottosopra, scatoloni e straccetti, e cose un pò dovunque, la cucina deserta ma imbiancata di freschissimo, che se ci parli in questo angolo, A! A! A!, rimbomba come alla Grotta Azzurra, lo senti? Cosa ci importa se anche i gatti sono destabilizzati e non sanno molto bene che cosa accada qua dentro. Noi, stasera, si è qui, in questo locale strano, che si affaccia su questo tanto odiato fiume e invece non male, si vedono le luce della città che si specchiano sopra, in fondo è un fiume come gli altri, fa anche rumore, non è mica così brutto, se chiudi gli occhi sembra un pò il Danubio, o il mio Ticino, non è vero? Noi siamo qui. Al giapponese a festeggiare, da manuale ci voleva una cena a due, ma queste cose qui sono le cose che ho fatto in questi venti anni, e sono tre, e allora, a festeggiare senza di loro proprio non me le sentivo, e poi, avrò tempo di cene a due, ma stasera li volevo tutti qui, che sono così belli e si sono messi carini e un pò straniti, Ma Com'è Andata Papà Con la Mamma, e noi a raccontare, che storia strana, e complicata, ma adesso se guardo giù, mi sembra che tutto sia stato così bello e lucido e intatto e perfetto e felice, e le cose brutte, le lacrime e tutto il resto, quasi non me le ricordo più, chissà, sono i regali che fa il tempo alle cose dolorose, alla fine, ne ricordi solo un pezzettino, non proprio tutte e questo, grazie al Cielo, ti impedisce di starci ancora male e le racconti con un sorriso, forse, e ci vedi solo il bello che c'è. Si è qui, una specie di somma, o un risultato, non so bene se addendi o prodotti, non sono brava in matematica e non so se siamo noi due ad avere fatto loro tre, o loro tre ad avere fatto noi due, e mi inciampo coi conti e con le date, ma quello che so, è che due più tre fa venti e altri venti e altri venti e allora, che bello.

12 novembre, 2008

Venti.


Inteso come numero cardinale.
Dedicato a tutti quelli che dicevano che da lì a un mese sarebbe finito tutto.
Non mi pare...

11 novembre, 2008

Pittore, ti voglio parlare...

...anche se a casa mia di altari, proprio non ce n'è. Quel che c'è è unicamente, con licenza parlando, un grande, grandissimo casino, dacchè non v'è nella lingua italiana un sostantivo che riesca a rendere così bene quel che vedo intorno a me. E' un pò come il gioco del 15, chi non se lo ricorda, quel quadratino con i numeri da spostare e sposta uno che metti a posto l'altro, alzi la mano chi non ci ha mai giocato. E' tutto un prendi di qui e metti di là, ma non in quel là, in un altro là, perchè Loro, i Pittori, passeranno anche da lì. E sposta e ammonticchia, e nascondi e svuota, e porta giù quel che è sù, e giù giù quel che è giù. Si staccano tende, si arrotolano tappeti, uno soltanto, in verità, ma l'ho spostato almeno una mezza dozzina di volte e l'uno soltanto diventa venticinque se continui di qui e di là. I figlioli guardano di sottecchi, aiutano un pochino, Serve Una Mano? senza troppa convinzione, che ancora non si rendono conto che razza di delirio sarà qui dentro fra qualche ora: unica certezza,stanotte, avranno ospite la Princi in camera loro. L'inizio dell'operazione è prevista nel pomeriggio, ma già da stamane ci saranno in giro scale e teli, latte e lattine. Certo, noi si guarda il senso dell'avventura. Che meraviglia sarà mai pranzare in camera da letto (già, ma quale) errare raminghi per cercare un rifugio dove passare la notte, svegliarsi e verificare con chi hai dormito abbracciata questa notte, se il tuo sposo o il pinguino della PrinciPeluche, in una sorta di confusione generale, una specie di Isola dei Famosi casalinga. Sopravviveremo, certo, e alla fine, stanchi ma felici, avremo tutta la nostra magione coloratissima, a righe e a pois. Suvvia, che il deliro abbia inizio. Ma sarò più serena quando tutto sarà finito. Già, ma quando?

10 novembre, 2008

Un giorno in più.

Di ozio, si intenda. Di nessuna sveglia che suona, di pigiama fino a tardi, che se ne sono comprati una quantità, ultimamente, chissà perchè ciclicamente mi vengono queste manie, 3 alla volta, con precisione matematica, trecuscini, trepigiami, trepentole, trelibri, mi dovrò in qualche modo far analizzare o psicanalizzare e fosse solo per quello, mi aiuti a dire. Un giorno in più, di ciondolamento senza fine alcuno, che si fa, si pranza o si fa merenda, dacchè i figlioli lontani son dalle patrie scolaresche e/o regie università, ben perciò di orari veri e propri ben pochi ve n'è. Ringraziando e osannando il nostro Santo Patrono, oggi alla casa sulla collina sarebbe festa. Dico sarebbe. Perchè, nell'infinita sapienza e magnificenza del mio Illustrissimo Sposo, egli stesso medesimo ben ha pensato in questi giorni autunnali che, deh, perchemmai non cambiamo qualcosa qui dentro, ove per qui dentro si intenda la nostra umile magione sita sulla collina? Massì, cambiamo qualcosa, che si fa, si sposta una poltrona, si compra un tappeto? Ennò, signori cari, ingenuo popolo dei miei assidui lettori, mica siam qui a smacchiar ghepardi. Noi, se si cambia qualcosa, si cambia per bene. Detto fatto. Quanto ci ha stufato quel colore violetto alle pareti e poi, così scontato, percaritàdiddio, così volgare. Noi qui, questa volta, si va sul blù, e sul rosso cardinale, che anche il nostro Regio Architetto ha detto che va bene, e allora, suvvia, è ben cosa da pochissimo, svuotare una cucina con diciotto (dicesi diciotto) coperti, per fortuna coperti raramente al gran completo ma efficienti alla bisogna. Che è ben un gioco da ragazzi, toglier via tutto dagli armadietti tutti in fila, svuotar il sito delle pentole e di quell'infinità di piatti e tazze e tazzine e posate e posatine. In questo modo svanirà il mio sogno di ozio, una specie di domenica regalata. Un simil trasloco mi attende, a scatole e scatoloni, chè domani i Regi Pittori raggiungerenno la mia magione che è già tanto bella così com'è, armati di pennelli e pennellesse, rulli e nastro adesivo, e giù di colori e porporina e io, estranea, raminga e solinga guarderò con mestizia il mio tavolo giacere sotto una coltre di plastica trasparente a gocce miste di vernici passate e mi farà malissimo il cuore a dire, ma poi, tutto questo chi lo sistemerà? Così, in questa infinita, disperata rassegnazione si dipanerà il mio mesto pomeriggio che ozioso non sarà per un bel niente. E tante grazie a San Baudolino.

06 novembre, 2008

Endorfinica.

Salutare. Che non è un verbo all'infinito, ma un un aggettivo, mi aiuti a dire. Benefico, corroborante, esaltante in un certo senso. Cosa c'è di meglio di una passeggiata di corsa, o di quasi corsa, insomma, la mattina presto, o quasi presto, sole, o quasi sole, con un cane pigrissimo al seguito. FInalmente, di questa pioggia battente non se ne poteva già più e poi fuori c'è lo spettacolo imperdibile delle foglie, dei guai che ha fatto il vento coi rami e ci sono quei colori da sottobosco e di fango e di rossastro e di giallino e di arancio un pochino. Così, io e lei, abbiamo preso il coraggio a due mani e quattro zampe, e via! Non un giro lungo, per carità, nemmeno mezz'ora, il necessario per respirare un pò di quest'aria frescolinissima, di questo odore di acqua, di terra bagnata, di funghi, ma dove, di nuvole e di castagne, di noci e scoiattoli. Certo, bisogna avere fegato: all'alba quasi, chi sarà mai quella sdilinquita che cammina a passo marziale con un labrador poco convinto al guinzaglio? Voilà, c'est moi! E dopo, a casa, quando ancora le tazze della colazione abbandonate sul tavolo mi hanno fatto capire che era ancora mattina prestissimo, che l'orologio del forno segnava le ottoezerotrè, che lei si è accasciata stremata sul suo materasso a roselline, mi sono sentita, come dire, frizzante e bella contenta, orsù, una doccia a completare l'opera e via, che già tutti sono al loro posto di combattimento e che adesso, di foglie e di funghi e di scoiattoli ne abbiamo avuto abbastanza e poi, si sa, il regale fondoschiena magari ne avrà giovamento e allora, signora mia, perchè non farlo, alla fine?

05 novembre, 2008

Decide il vento.


Smetterà, prima o poi. Ieri sera, il vento squassava le persiane e ha perfino piovuto dentro, pensa un pò, proprio come quando piove secco, di traverso, non so come dire, non diritto, dal cielo alla terra, un pò di sghembo, storto, appunto, di stratempo, direbbe mia nonna. Il vento sulla terra è diverso dal vento del mare, è tutto un sibilo, uno sbattere, un senso di inquieto e di film dell'orrore, mette un pò paura, anche se in fondo è bello sentire il vento dal letto, lo vedi, fuori fa freddo e noi qui, al caldo, asserragliati in questa casa sulla collina, senti le gocce sui vetri, se sei attento riesci anche a distingure le foglie che strisciano sul marciapiede, che ballano nel pratino, ma in fondo non sai mai bene se sono quelle cadute o quelle ancora sù, attaccate ai rami. Sibila, questo vento, scrolla i rami del pino più alto, fuori è più che buio, devi sforzarti per bene, guardando, perchè non ti accorgi se piove o cosa fa, nemmeno a guardare per terra, è lucido, è vero, ma non si vedono le gocce che cadono, magari ha già smesso. Faccia un pò quello che vuole, che mi importa, se piove o diluvia o cosa. Domani sarà qui presto e ho un sonno che mi si appicciccano gli occhi insieme. Sono belle le mattine dopo il vento, c'è un azzurro elegante che si affaccia dalle nuvole stracciate, arrese, forse, tanto che mi fa dire che sì, oggi non pioverà. Il vento, il re del cielo, ha questo potere misterioso, porta le nuvole cariche di pioggia e poi via, ho cambiato idea, sciò, sciò, coraggio, via! che quest'oggi voglio un bell'azzurro che guardi giù. Il vento, sovrano indiscusso decide lui tutto. sia che venga da terra, sia che venga dal mare.

04 novembre, 2008

E quantunque.

Beh, che dire, niente male. Niente affatto male. Poca pioggia, per cominciare, e un sacco di musei, per finire. Cose che coi figlioli si possono fare poco, e andiamo di qui, no, andiamo di là. In due, è facile approvare un progetto all'unanimità. In sei diventa complicato. Questo mini viaggio è stato bello. Dettagli, più avanti. Rientro piuttosto traumatico, in verità, solite le cose da affrontare, eppure quando sono soli si gestiscono così bene, i figli, dico, com'è che quando si arriva è tutto un dimenticare libri e cose, per non parlare del resto, criptato come si conviene, eppure si capiva che c'era qualcosa che non andava, ma cosa non era chiaro. Love affairs, si chiamano. E scusate tanto questa inflessione londinese, ma ben si sa, l'inglese si impara sul posto, non lo pensa anche lei? Che mattina barbosa attende la scrivente, a rassettare, riordinare, disfare la mini valigia di una mini vacanza, che era partita semivuota, la valigia, ed è tornata strastrapiena. E poi, verificare i danni. Piove di una pioggia maleducata e rumorosa, ci saranno mille racconti da fare e da ascoltare, mille e mille cose da fare, non si capisce bene se si è stati via una settimana, due mesi e cinque minuti, se i figlioli hanno tirato un respiro di sollievo o si sono divertiti come pazzi, se si sono sentiti persi, se han combinato guai o tutto insieme. Quel che c'è è che meglio darsi una mossa. Come on, si dice.

28 ottobre, 2008

Ode alla clementina.

E' incredibile come, ad occhi chiusi in un supermercato, ci si renda conto in che periodo dell'anno ci ci trovi, solo dal profumo che ivi ci si sente .Acquistare il primo sacchetto di clementine della stagione, quelli verdini di rete con i buchini per infilarci le dita, dà un piacere sottile. Ci si avvicina con entusiasmo, i sacchetti di tela sono lì, uno in fila all'altro, coi loro frutti lucidi e perfetti, tondissimi, profumati di inverno, di già. La Clementina, da non confondersi con la deliziosa bimbetta dai fulvi riccioli, figliola alla mia Amica Castellana, ha nella sua conformazione di agrume invernale, un che di taumaturgico. Miracoloso. Ella costituisce con garbo una piccola merenda sul tavolo della cucina, che con questa ora solare è già buiabuia alle quattro o poco più. La merenda dei figlioli, infatti, in questa casa, costituisce un piccolo briefing: si interrompono gli studi , le scelleratezze, e qualunque cosa li occupasse in quel momento, per scendere ui cucina, dare un'occhiata alle pentole per indovinare che cosa riserverà loro la cena di stasera, per ricordare qualche appuntamento con la scuola, per sentire insomma, che aria tira in casa. Si chiacchiera, con calma, nessuno deve andare da nessuna parte, stasera, nessun allenamento o lezione che sia. Così, si merendeggia. Una clementina sbucciata con religiosa precisione, prima la buccia arancio, poi quella sottilissima bianca, piano piano, che fretta c'è, e condivisa, magari, Me Ne Dai una Fettina? è un minuscolo momento di famigliare intimità, seduti al tavolo che ancora non è apparecchiato, con il vaso delle margherite e il cestino con le castagne. La clementina, sapiente mix di dolcezza e acidità, invidiabile connubio di zucchero e vitamina, in questi giorni sciocchi di sciocca ansia, è quanto di meglio per tirarsene fuori. E quando i figlioli tornano di sopra alle sudate carte, noi si potrà tornare ai fatti nostri, quell'armadio che, dannazione, proprio non ne vuol sapere di riordinarsi da solo, magari un pensiero alla cena, che ancora è presto anche se è buio e dovrei sciacquarmi le mani, ma ho questo profumo così buono che mi mette in pace e allora mi sa proprio che la cena aspetterà.

27 ottobre, 2008

Cuore d'autunno.


A trovarla. Una sola, valida ragione per uscire fuori dal letto e ciondolando mettersi sotto la doccia e lasciar scorrere l'acqua, guardandola senza infilarcisi sotto. Che si è aperta la finestra stamattina e persino l'ultima solinga rosa dell'aiuola si era arresa e aveva lasciato andare giù quei suoi petali arruffati, sono rose inglesi, mica normali, hanno i petali sfioriti appena in boccio, cioè sembrano, non che lo sono veramente, ecco. Sfacciata, fuori posto, quasi, troppo colorata fra tanto marroncino, e profumatissima, come a concentrare su di sè tutto il profumo delle altre non fiorite. Che mattina noiosa, che risveglio affannato, che ansia e paura, anche, ma di che? mi chiedo e chiedo, ma mi conosco così bene, io, più me lo chiedo e meno trovo la risposta, anzi, più me lo chiedo e più questo peso si fa più grande e ingestibile che nemmeno urlare, che nemmeno respirare a fondo, che nemmeno avvolgersi in una sciarpa leggera che si ci affondo la faccia ci sento il mio profumo e mi fa dire questa è mia. Niente. Ma sì che è la stagione, d'autunno non è in forma nessuno, d'autunno ci si sente tutti già un pò in letargo, d'autunno si è un pò tutti come le foglie del ciliegio, i petali della rosa solinga, si sta sù finchè si riesce, finchè si può, e poi ci si arrende, mesti, ci si lascia cadere giù svolazzando un pochino, sulle cortecce di pino, sul pratino con la brina, e si sta lì, a prendere questa pioggerella leggera, a pensare e a pensare e a non trovare nessun modo, nessuna strada, nessun valido percorso per riuscire a ritornare sù.

23 ottobre, 2008

Buona la prima.

E non faccia quella faccia. Si dia un pizzico, una scossa, infili, che so, due dita nella presa della cucina, per finta, mi raccomando, ma che almeno questo le serva per raccogliere i pezzi, darsi una sistemata, una spazzolata ai capelli, un filo di gloss, e via! Lo sanno tutti, sono giorni di rara pesantezza, di raro grigiore, ma quale raro, se la nebbia qui d'inverno c'è un giorno sì e l'altro sì, sono giorni di rara mestizia, di giramenti, di scazzi, mi aiuti a dire, che è mattino presto e non sente nessuno. Ma lei, suvvia, non si faccia prendere dalle cose terrene, elevi il suo spirito, faccia finta di nulla, non si lamenti sempre come una scolaretta, non frigni, non si piagnucoli addosso, non faccia sempre quella che deh, me sciagurata, non stia sempre lì a pensare, pensare e pensare, a farsi venire l'ansia, il batticuore, il battimano e pure il battiscopa, già che c'è. Non abbia lo sguardo sospeso, smarrito, non è mica Bambi, lei, non si faccia buggerare, turlupinare, fregare, insomma, reagisca, eccheccavolo, si dia da fare, no? Che il suo bel daffare, signora cara, o sì sì che ce l'ha, c'ha una schiera di figli che potrebbe fare Bradford di cognome, un bel marito impegnativo e sognatore, una serie di grane e di noie, piccole e gigantesche, da poco e da moltissimo. E poi, guardi le cose belle che ha qui fuori, ha le sue amiche, che qualcuna, lo avrebbe mai detto? si butterebbe pure nel fiume, per lei, e sacrificherebbe uno dei suoi preziosi pomeriggi per accompagnarla a risolvere un'altra bella grana, e sabato la gita Wool&Biscuits, e restanti cose. Insomma, non stia lì a menare il torrone (do you know "to men the torron"?) che il torrone, il Cielo ci ascolti, è già negli scaffali al supermercato con le renne e le candele rosse, e già tutto questo le dà, come la comprendo, un sottile senso di nausea e prurito diffuso, e quindi, alzi il suo fondoschiena assicurato ai Lloyds e si tuffi nel mondo che c'è fuori, che c'avrà pure la nebbia, le foglie secche e un cielo di menta ma che in fondo è pur sempre un mondo bellissimo e allora, motore, azione, e buona la prima.

21 ottobre, 2008

Le impronte delle nuvole.

Che belle che sono. Le guardo spesso, mi piacciono, anche se portano pioggia o vento o neve o gelo, chi se ne importa, le nuvole sono belle, anche se nere, anche se grigie, soprattutto se bianche, morbidissime, di panna e di cotone, non saprei. Sono giorni strani e difficili e faticosi e pesanti, di quella pesantezza che non si pesa sulla bilancia, perchè la spaccherebbe, credo, di quella grevità che non si misura, che non si tocca, che non si quantifica. Sono i pesi sul cuore. Sono quando qualcuno dei tuoi figli ha la testa china e le parole non gli escono, e tu a lambiccarti, a cercare con gli occhi di scavare negli occhi smarriti che ha, che cosa c'è, che sembra la domanda più ovvia, e niente la risposta più immediata. Ma niente come, se non parli, se non mi dici, se non fai lo scemo come sempre, se non corri per le scale, se non litighi con tua sorella, se, se, se. Sarà l'età, ti dici, il periodo, la scuola, magari qualche ragazza, un cuore spezzato a quest'età è una tragedia vera, chi non lo sa. Che indagine tremenda è scrutare il cuore dei tuoi figli, che grande impossibile impresa è camminare in punta di piedi nella loro anima, frugare i cassetti invisibili della loro testa confusa, a fargli prediche e discorsi e magari anche arrabbiarti e urlare e poi arrenderti alle lacrime improvvise e sfacciate, due soltanto, che scendono tonde sulla tovaglia. Passa, ragazzo dal cuore sospeso, passano i magoni e gli smarrimenti, passa il senso di inadeguatezza, lo sconforto e la malinconia. E passeranno questi giorni ingrati e impossibili e ingestibili e tristissimi, che ti fanno sentire così come credo che tu ti senta, che indovino perchè non me lo dici, ma lo so perchè ti ho fatto io, pezzettino dopo pezzettino, e so. Passeranno e andranno via, veloci, e tu nemmeno ti ricorderai di questi pomeriggi, sarai un uomo grande e bello e forte e le vicende di adesso, i magoni che ti squassano, la tristezza che non sai da che parte arriva, serviranno solo a farti diventare quello che sarai. Un colpo di vento, un lampo nel cielo, un attimo e via, nessuna impronta, nessuna traccia, come le nuvole.

19 ottobre, 2008

Ti abbraccio.

E no che non sono i biscotti, che non vengono mai, che è meglio comprarli, gli abbracci, a me i biscotti vengono male, non so. Sono gli abbracci quelli veri, quelli che adesso si mandano anche per telefono, ciaounabbraccio. Sono gli abbracci che passano dalle braccia, appunto, che partono dal cuore e ti fanno stringere chi hai davanti, dondolandola un pochino, coraggio che ce la farai, Mi Aiuterai? Certo che ti aiuterò, sarò qui vicina, mi dispiace di vederti così, Amica Delle Provette e di tante cose insieme, mi dispiace di sapere che sei così, perchè so bene come sei, come stai, che cosa provi. Gli abbracci scaldano, ti fanno bene, ti proteggono per un secondo, quando ti abbracciano socchiudi gli occhi e non guardi da nessuna parte, perciò per un secondo ti sembra di essere invisibile come i bambini che si nascondono dietro al tovagliolo e fanno cucù. E quando abbracci forse guardi nel vuoto, ci hai mai pensato, si possono fare due cose insieme ma abbracciare no, guardi un punto che non c'è, se ti chiedessero che cosa vedi diresti, niente, non vedo niente perchè non guardo niente, abbraccio e basta. E le cose che si dicono negli abbracci, le parole che non sente nessuno, quelle che si sciolgono nei maglioni e nelle sciarpe, sono parole segrete e soffocate, parole che si sentono appena ma che rimangono lì, così appiccicate, per giorni e giorni ancora. Abbraccio, questa amica del cuore che ha il cuore spaccato, la abbraccio perchè è triste, e ha bisogno di noi qui, in questa chiesa con l'organo silenzioso e l'odore di incenso. Noi, le tue amiche, siamo qui su queste sedie, un pò più dietro di te, che se ti volti ci vedi, con le parole soffocate che si dicono dentro agli abbracci e con gli abbracci più stretti, silenziosi e fermi, quelli che di parole non ne hanno nemmeno bisogno.

16 ottobre, 2008

Il restyling.

Ma sì, che ogni tanto ci vuole, c'è da rinnovarsi, cambiare un pochino. Non troppo, quel tanto che basta per respirare cose nuove e lasciare tutto come sta. Si può cominciare un pò dove si vuole, se da noi stessi propri medesimi o se da ciò che circonda noi stessi propri medesimi. Noi qui, si è cominciato da lì, è già l'incipit di questo scritto la dice lunga sul come sarà. Si è cominciato a rinnovare un pò casa, si sposta questo da sù a giù, mentre ciò che era sù lo si mette giù. Poi si cambia colore a questo qui, poi si crea un angolo intimo e accogliente un pò più in là. Le tende non so, quel quadro lì mi ha stufato lì dov'è, non si potrebbe mettere là? Si prova, si studia, ci si consulta, persino il talamo nuziale verrà cambiato, che indecisi siam su un letto serissimo e uno con la faccia di Diabolik e Eva Kant, non so proprio se riesco a spiegarmi per bene. Dopo aver approntato le modifiche alla casa ecco che ci si appresta alle modifiche personali. Non si cambierà colore, non si sposteranno le cose da sù a giù, non si creerà un angolo accogliente (!) ma ci si limiterà, con eleganza, a un taglio di capelli un pò diverso, sempre lunghissimi ma con qualche modifica, un massaggio rilassante, magari, un fard illuminante, al rossetto abbiamo già pensato, insomma, qualcosa che faccia subito novità. Il restyling personale è quanto di più consigliato e consigliabile possa esserci mai. Fa bene al cuore e allo spirito, all'anima e all'intelletto. Non ci trasformerà, ma almeno ci darà un pò di brio, una scossa leggera, una spintarella verso il meglio, verso un semplice benessere, una lieve sensazione di serenità. E se poi non assomigliamo per niente ad Eva Kant, beh, fa niente, dai. Gli uomini, si sa, preferiscono le brune.

15 ottobre, 2008

Leggera.

Soffia e svolazza, trova un soldino, trova la strada in un lungo cammino, certo è difficile ma prova, coraggio, siamo in ottobre, mica di maggio. Gioca a sorridere, a farti un caffè, gioca a lasciare tutto com'è, salta la corda, fai quel che puoi, c'è qui una torta, una fetta la vuoi? Scaccia i pensieri al di là del giardino, butta le lacrime dentro al cestino, una risata ci vuole, lo sai, lo dici sempre e non lo fai mai. Certo che passa, è un attimo in fondo, passa col dito sul tuo mappamondo e trova un posto lontano che sai, socchiudi gli occhi e ti ci troverai. Calma, fanciulla, l'autunno è così, un giorno di no e un giorno di sì, se soffi più forte la nebbia andrà via, prova, fifona, vedrai che magia. Soffia svolazza e ricordati che, in fondo ciascuno fa tutto per sè, e tieni il tuo cuore un pò sciocco com'è, siamo in ottobre, ecco perchè.

13 ottobre, 2008

L'acchiappo.

Me ne è venuta voglia, diciamo. Di una cosa non troppo impegnativa, ove non si debba contare (già, come farò?), ove non si debba usare troppo il cervello già troppo impegnato per altri lidi, ove si sappia dove si comincia e non si conosca ancora il traguardo. Che cosa apparirà? come la Settimana Enigmistica, quella da colorare gli spazi coi puntini, ero una vera campionessa, da piccola, solo che premevo troppo con la biro e alla fine il foglio era tutto rovinato. Ma insomma, voilà il frutto domenicale, che va bene c'era il sole e qualche chiacchiera di fuori, coi Regi Vicini sul muretto, ma di allontanarsi troppo da casa non se ne aveva voglia, una specie di paura leggera, ma come, ancora? di già? La domenica in questa casa sa di questo, si è tutti qui, il Laureato senza Brunetta, il Giurisprudente senza Biondina, il Liceale pensieroso e la PrinciSorriso. Per quanto si può si sta tutti insieme, l'arrosto e le chiacchiere, la merenda, film demenziali e qualche libro, si sta insieme, insomma, che da domani tutti si esploderà verso la nuova settimana, le cose proprie, le scuole, le faccende, le questioni. Certo, non ci siamo fatti mancare una bella discussione a tavola, per fortuna senza lanci di suppellettili, e già che c'eravamo, un dito squarciato e sanguinolento, che ha implicato un viavai dalle scale, disinfettante, garze, cerotto, ghiaccio, mancava il bisturi e magari un càmice e potevano scambiarci per ER. In tutto ciò, la domenica è passata con accesa pigrizia e questa invenzione viola a piccoli petali, la coperta della nonna, quella dei pionieri, che finirà quando anche il viola sarà finito, che non ha misure e non ha schema, e che va avanti così, un petalo dopo l'altro, senza contare e senza immaginare, che mi è presa così, una domenica normale o quasi, che di uscire non ne avevo voglia e che avevo diffusa e leggera un'ansia morbida e persino famigliare, una paura discreta che fa ormai parte di me.