23 dicembre, 2013

I giorni prima di Natale.

Che belli sono.
Cioè, dipende.
I giorni prima di Natale sono quelli che prepari tutto, che ti svegli presto per stirare quei millecinquecento tovaglioli che serviranno, che sono quelli rossi e a disegnini, quelli che hai trovato al mercato e che staranno un amore con la tovaglia bianca e le lucine e i melograni da centrotavola.

I giorni prima di Natale sono pienissimi di cose da fare, ma tu devi knittare a velocità supersonica un maglione a trecce azzurro polvere e incartarlo con la carta da pacco e lo spago e metterci un cuoricino di legno e scriverci a pennarello Enrico, che tutti gli altri li hai già fatti e sono già lì e questo è l'ultimo e ce la farai, ti manca una manica ma ormai è fatta. Gli piacerà.

I giorni prima di Natale sono quelli delle pulizie mondiali, compreso il dannato lampadario della cucina, di quelli che pulirli è un delirio vero, tutto gocce e cristalli e riflessi, che se c'è una macchiolina invisibile si vede subito, qualcuno giura di aver visto nei giorni scorsi pure una ragnatelina impercettibile, rimossa velocemente e al suo posto una ghirlanda di cuori e fragole ricevuta in dono. Si sa, le ghirlande di cuori e fragole sono fatte apposta per correre in soccorso di casalinghe assurde che non c'hanno sbatti di pulire il lampadario. Non alla perfezione, almeno.
I giorni prima di Natale sono quelli che ti vengono in mente tante cose, tradizioni di una famiglia disintegrata, la sera delle 7 cene, che è stasera, dove si devono mangiare 7 cose, chissà perchè. L'insalata russa di mia nonna, gli zii di Genova in visita che dormivano in salone, l'albero di Natale vero e profumato che veniva poi piantato nel giardino, in quel praticino perfetto di erba piccola e muschio, mia mamma lo chiamava così, praticino, alberino, usa sempre i diminutivi, mia mamma.

I giorni prima di Natale sono quelli che ti prende a tratti una malinconia piccola, che sembra nascosta dalle palline rosse e invece ogni tanto eccola lì, ti prende quando non sai, mentre sei lì a guardare una tazza buffa da regalare a non sai chi, davanti a una vetrina dove compreresti tutto, mentre guardi gli astici rassegnati al banco del pesce.

La malinconia di Natale, ho scoperto, si combatte con gli abbracci.
Quelli veri, delle persone che sono vicine a te tutto l'anno e di più a Natale, di quelle che non hanno bisogno di tante menate, di quelle che sanno e lo sanno bene, di quelle che sono nel posto giusto al momento giusto, sempre, e a Natale sono sempre al loro posto, che è quello più prossimo, più vicino a te.

Gli abbracci di Natale sono quelli che ti fanno dire che bei giorni questi qui, che ti fanno pensare che hai voglia di festa e di luccichii e di un vestito rosso e di ballerine dorate, di cose belle e di pacchettini, non da scartare ma da far trovare, inaspettati, sorprese lucide, le migliori, le più luminose.


Abbracciate molto, questo Natale.
E' l'unico modo che si ha per cambiare le cose, per farne capire altre, per scacciarne altre ancora.

Sarà un bel Natale rosso e brillante, semplice e bellissimo, il lampadario non sarà pulitissimo, la tovaglia non sarà stiratissima, ma auguro a tutti le cose più belle, un pacchettino minuscolo e praticini di muschio con alberi veri, ritorni a casa, vestiti rossi, ballerine dorate e un cuore che balla.



11 dicembre, 2013

Simple Christmas.

Così sei una blogger?
già.
e da quando?
Beh, da quasi 8 anni. ( ussignur, 8 anni a marzo. Il mio blog va in terza elementare)
E cosa scrivi?
Bella domanda. Di tutto, Di me, principalmente, e poi di figli, casa, animali, cose...
Ah
Cosa vuol dire, AH.
Ah ma...quindi fai anche dei tutorial?
Uhm no. In realtà no.
Eh beh, che blog è il tuo, se non ha almeno un tutorial?


Ladies and gentlemen....il primo tutorial di Fragole Infinite.
Lo chiameremo Simple Christmas.
Oppure Acqua Calda, perchè non è proprio niente di speciale.

Occorrente.
3 vasi di vetro recuperati  (marmellata, nutella ecc)
mezza scatola di sale grosso da cucina.
3 candeline piccole (tea light)
un tubetto di brillantini
un bel nastrino rosso o a quadrettini o come vi piace
adesivi a cuoricino brillantinosi di Tiger ( al quale, non è mistero, son pesantemente rimasta sotto)

Esecuzione.
* Lavare benissimo, ma benissimo eh? i vasetti di vetro.
* Asciugarli alla perfezione.
* Versare sul fondo di ogni vasetto 3/4 cucchiai di sale grosso.
* Scuotere un pò affinchè non ci siano montagnette e/o buchi e/o pasticci
* Spargere con grazia una quantità ragionevole di brillantini, non troppi. Il sale grosso luccica già da solo, lo sapevate? e mettendone poco si scongiura l'effetto Natale con Moira degli Elefanti.
* Posizionare con delicatezza la candelina sullo strato di sale.
* Legare il nastrino all'imboccatura del vasetto. Se non ne vuole sapere di stare al suo posto, potete fare uno zip di colla a caldo o di colla UHU.
* Se avete a portata di mano un Tiger sappiate che vi sono vicina, e che mai mi capita di passare per di lì e di non entrare, così, giusto per fare un giretto e poi uscire con una quantità di cose meravigliose: la felicità, qualche volta, è uno scotch brillantinato a euro 2. O uno strofinaccio coi cuoricini, per dire.
Comunque, se avete sottomano un Tiger, recatevi colà ed acquistate alla modica cifra di euro 3 un sacchettino di cuoricini glitterati, adesivi, perfetti per ogni occasione, in sovrappiù a Natale. Cionondimeno. E anche quantunque, che non ci facciamo mancare niente.
* Incollate il cuoricino, possibilmente dritto, sul vostro vasetto.
Esecuzione terminata.

Posizionate i vasetti così apparecchiati in un luogo buio della casa, un davanzale magari, o sul camino.
I bagliori delle tea lights, soprattutto in queste sere di nebbia, daranno alla vostra casa un aspetto romantico e fascinoso.
Se non vi riesce di accendere le candeline e siete momentaneamente sprovvisti di lanciafiamme, basterà accendere le candele con uno spaghetto crudo, ma acceso. Genio eh?

bene, adesso anche le Fragole hanno il loro tutorial.
Bah.
Che significa Bah.
Sto pensando al nome.
e quindi?
Era meglio Acqua Calda.

Certe genti, l'arte proprio non la capiscono.

07 dicembre, 2013

La tovaglia.

Ci sono dei posti, in tutte le case, che si aprono una volta all'anno.
Per trovare il materassino, per i vestiti di carnevale, per le tovaglie di Natale.
Ecco.
Come molti, entro nel mood natalizio solo con il week end dell'Immacolata. Non prima. Ed è per questo che da ieri la mia casa è in assetto di guerra, con scatole, scatoloni e fili e luci e palline e cose.
In realtà, questa condizione tocca solo me, nonostante i numerosi abitanti di questa casa, che reputano uno sbatti mai visto occuparsi degli addobbi di casa, ma alla fine mi va bene, faccio quello che mi va, dove mi va e quando mi va, senza dover discutere dove come e di che colore.
Stamattina m'è punta vaghezza di iniziare a utilizzare le tovaglie di Natale, in quale casa non ve n'è almeno una.
Così, ho aperto il baule.

Dentro, piegata nemmeno benissimo, un bel pò di biancheria.
Tende di altre case, tende a quadretti azzurre delle stanze dei bambini, i paracolpi dei lettini e della culla, tende con gli orsi, tende del bagno con papere sotto la doccia. E tovaglie.

Ho trovato una tovaglia che non ricordavo, di un rosa un pò stinto, devo averla messa in candeggina per togliere delle macchie di frutta, pesca, forse, che non ne volevano sapere di venire via, e non che la sia adesso ma di certo all'epoca non che fossi un'esperta di macchie e lavaggi e candeggi.
La tovaglia rosa con le scritte in francese l'avevo comprata non ricordo dove, ma ricordo benissimo il periodo, la casa col glicine e i tigli, la ghiaia fine e le panchine di pietra.
In quella casa, i miei figli maschi ci sono nati, il più piccolo ha imparato a camminare in quel corridoio lunghissimo a piastrelle bianche e nere, ci sono stati una serie infinita di compleanni e feste di carnevale e capodanni e Natali, un battesimo anche.
La tovaglia rosa, stinta e mal stirata, mi ha riportato pensieri dolcissimi e struggenti, di quando ho fatto la nutella con le nocciole, di quella volta che non so chi di loro aveva avuto la febbre a 41, di quando Pietro a tre anni aveva infilato la testa nella balaustra di cemento e non usciva più, di quella sera coi tuoni che mio marito arrivò con un cane.
La tovaglia rosa mi ha seguito in ogni casa che ho cambiato, ma non è più stata usata, chissà perchè. Passata di moda, forse, fuori misura per il tavolo di adesso, dimenticata in un baule giallino che si apre una volta all'anno.
Eppure, mi ha ricordato cose che credevo perse, che credevo lasciate là, nella cucina verde di quella casa così bella e grande, dove sono stata felice come mai nella mia vita, mamma nuovissima di una nidiata di figlioli, mani appiccicose sui muri immacolati, la varicella, quella punizione esemplare per essere usciti dal cancello, le rotoballe e lo Schiavo Morente in corridoio, spesso con una freccia a ventosa piantata da qualche parte.

Ci sono cose che ti porti dietro, che non trovi per un pò e poi eccole lì, all'improvviso, a dirti cose che già sai ma che fa bene sentirsi raccontare di nuovo, non è così anche con le favole?

La tovaglia rosa racconta un pò di me, ha con sè un pò della storia di questa famiglia così forte e bellissima, la stessa che disegnavo sul diario alle medie, e le sono grata di essersi fatta trovare in un periodo come questo, dove qualche volta ho vacillato, dove qualche volta mi sono sentita smarrita e senza soluzioni, salvo poi trovarle tutte nei sorrisi dei miei figli, di quei bambini biondi che su questa tovaglia ci hanno anche colorato coi pennarelli indelebili e ci hanno sbrodolato la pesca e mangiato il gelato.
Le macchie restano, a ricordare le cose di una vita, i momenti che nessuno ti porterà via.
Mai macchie mi sono sembrate più belle, mai tovaglia più elegante di questa, stinta, stirata male, fuori moda e fuori misura.

I miei bambini, bambini non sono più.
Non sono più in quella casa e il mio cane non si chiama più Pluto.
Io, nonostante tutto, sono sempre la stessa.



04 dicembre, 2013

Canto in macchina.

E forte anche.
E bene anche.
Spesso con mia figlia, che invece canta meglio. E spesso mi faccio cantare quella canzone di Brahms che ha imparato a coro, che ogni volta mi vengono i lucciconi.
Canto, canto spesso anche in casa, lavando il pavimento, stendendo le lenzuola in quel marchingegno su cui mi devo arrampicare, in lavanderia, e mi sa che un giorno o l'altro mi gioco una tibia, me lo sento.
Canto perchè sono contenta, canto perchè sono bei giorni di sole d'inverno e il sole d'inverno sotto Natale mi fa felice e luminosa, come il giardino appena sveglio, chi ha seminato diamanti invisibili nel pratino?

Sono giorni lisci di cose belle, amiche a chiacchierare in quel posto che ci piace tanto, un pò casa un pò laboratorio, un pò confessionale un pò salone delle feste. Avevo bisogno di loro, come hanno fatto a capirlo, come fanno le mie Amiche a sapere esattamente quando e come e dove e perchè.

Canto, struggenti canzoni d'amore, con tutti gli uuuh uuuuuu uuuuuuh, e pure canzonacce da osteria, come alla festa coi miei compagni di scuola venerdì scorso, che ridere.
Canto da Tiger, dove c'è sempre una musica bellissima, i Beatles, Marvin Gaye, chissà chi la fa la selezione da Tiger, secondo me lo fanno apposta per farti stare di più e riempire il cestino di cose inutili e bellissime, graffette a forma di pinguino, quadernini delizia e carte colorate e altre cose mai più senza.

Canto per tirarmi fuori, perchè ne ho bisogno, perchè so una quantità invereconda di canzoni a memoria, perchè mi piacciono i miei giorni di adesso, perchè so che le cose fanno giri strani e ti fanno sentire male malissimo e bene benissimo nel giro di pochissimo, e tutti questi superlativi assoluti per dire che io vado avanti, che canto sì, qualche volta perchè così mi passa tutto, e che lo so che la vita è fatta di cose belle e di cose bellissime, ma anche di cose tremende e terribili, che ci sono quei giorni in cui piove di tutto dal cielo, e allora io ci canto sù, mi aiuta e mi fa stare meglio, e mi fa vedere le cose nel modo giusto per non impazzire, per dare a tutto la giusta dimensione, per riuscire a vedere non la brina e il gelo ma diamanti invisibili proprio lì, nel pratino.





27 novembre, 2013

Del mio meglio.

è quel che faccio.
è così che sono.
mi gira e vado, sempre da sola, sempre sola sì, non voglio nessuno, ho i miei tempi e i miei riti, mai ai Santi per esempio, ma vicino a Natale qualche volta, chissà perchè.
Faccio del mio meglio.
così gli ho detto, perchè lo sapesse, perchè vedesse, lui che vedere non può, lui che sapere non sa, ma lui vede e sa, e se non vedesse e non sentisse allora sono qui, in piedi davanti a questo marmo che ho pulito tante volte, sono qui e glielo racconto.
Faccio il mio meglio.
Nel mondo, nella vita, con gli altri.
non so se è tanto, se è poco, se non è un bel niente, faccio quel che riesco per tutti, per la mia famiglia, per i tuoi nipoti che sono così belli, che il grande ti somiglia in tante cose, ma come fa poi.
Ti piacerebbero, ti piacerei forse anche io, la donna che sono diventata senza di te, non so nemmeno come sarei altrimenti, non ci sei da talmente tanto tempo che non so immaginare, non oso, non so.
Ma il tanto tempo non basta.
e sono qui e mi sorprendo a raccontarti delle cose, bisbigliando appena, tanto non c'è nessuno, è mattina presto e fa un freddo che sento solo qui. Sono qui, a dirti che bei fiori che hai, a guardarti negli occhi che non sono quelli che ricordo, non ad accusarti di averci lasciati qui come facevo da ragazza, ma  a chiederti scusa per la famiglia che non abbiamo saputo tenere insieme e vicina, e ci siamo sparpagliati, disillusi, confusi, certamente soli.
A me è andata bene e la mia famiglia di ora è così piena di cose e di amore grande e di complicità che ti piacerebbe. Qualcuno me lo avrà insegnato no? da qualcuno dovrò pur aver preso, si dice sempre così.

Faccio del mio meglio, e quel che sono lo vedi qui, adesso, che bisbiglio e piagnucolo, ma come, si piange sulle tombe fresche e non su quelle di trent'anni e più, in queste si ha un dolore composto e sbiadito, ma il mio non è nè composto nè sbiadito e mi dispiace che tu non ci sia, ogni giorno, qui con me e qui con noi e faccio del mio meglio per vivere come tu e la mamma mi avete insegnato, faccio quel che posso e quel che faccio è il mio massimo, e te lo dico piano, sottovoce, bisbigliando appena nel posto più freddo del mondo, ecco perchè io al camposanto ci voglio venire sempre da sola.


20 novembre, 2013

Mamma che Blog. Milano, 23 Novembre.

Ci sono cose che ti fanno piacere.
Altre che ti riempiono di orgoglio.
Altre ancora che sai già fin da subito che ti divertirai un sacco.

Quando queste tre cose si verificano tutte insieme, ecco Mamma Che Blog.

E come si dice in questi casi, E' con grande onore che, è con grande soddisfazione che ecc.

Ci sarò.
Sabato 23 Novembre presso la Fonderia Napoleonica Eugenia, ci sarà una bella festa.
Sostanzialmente una festa di mamme e di mamme che hanno un blog, di blogMamme, come dire.

ma alla fine la festa sarà tra un sacco di amiche, con persone che conosci di fama e che magari conoscono te ma che non hai mai incontrato, ma che leggono Fragole Infinite da tanto ed è per questo che ti hanno invitato.
Dirò la mia nel Mom Talk, racconterò le mie esperienze di mamma, e una serie di altre cose.

E già questa è una cosa bellissima.

In più, a Mamma che Blog, poteva forse mancare Cuore di Maglia?

certo che no.
e infatti, Cuore di Maglia ci sarà, con un un tavolo dedicato, tanti gomitoli, tante storie e tante cose da imparare.  A fare i cuoricini, per esempio,  le mini mini scarpine per bambini mini mini.

Perciò, sabato 23 novembre, doppio appuntamento a Milano.
Con Fragole Infinite e Cuore di Maglia.

Una festa alla quale non si rinuncia per niente al mondo.

Il programma completo si scarica qui.
e per i workshop del MomLab e i corsi, dati i posti limitati, ci si iscrive qui

perciò, ci si vede sabato, a Mamma Che Blog.
Mancare proprio non si può.


19 novembre, 2013

Mi ha svegliato la pioggia.

A scrosci fortissimi, come secchiate contro la finestra, come quando sei lì e qualcuno si fa la doccia, eppure è ancora presto, chi può farsi la doccia alle 6 del mattino, anche se lassù, nella Casa in Collina, niente può stupire.
Una pioggia prepotente e nemmeno troppo simpatica, e come tutte le cose prepotenti e nemmeno troppo simpatiche non è che possa durare molto, alla fine.
Sono giorni belli, di cose belle, di piccole soddisfazioni, di enorme lavoro di fatica silenziosa, di quella che c'è ma non si sente, ci si sorprende a cucinare arrosti ad ore impensabili, a gestire piccolissime grane, ma a sentirsi bene.
Con la pioggia battente si pensano dei bei pensieri, stirati, piatti, senza piegoline, e se qualche piegolina c'è, perchè c'è di sicuro, ci si danna a lisciarla e a mandarla via, come quando si insiste sul collo delle camicie, che strazio le pieghe sui colli delle camicie, ma basta insistere e vanno via.

Mi ha svegliato la pioggia e me ne sono stata lì a guardare fuori, indecisa se crogiolarmi ancora un pò o giocare a nascondino col gatto che sorveglia i miei sonni da un certo punto della notte in poi, e mai una volta che mi accorga che è arrivato, nello stesso punto del letto, in fondo, a ciambella.

Mi ha svegliato la pioggia e ho pensato che mi piacciono gli alberi scossi e le foglie impazzite, e non mi sono domandata se potesse far freddo o meno, e non ho detto Noooo, Piove, e non ho fatto come sempre l'elenco delle cose da fare, mentalmente, la lista della spesa, le scadenze, le cose.
Me ne sono stata lì, a guardare i vetri ricoperti di diamanti purissimi, ad osservare l'ultima danza  delle foglie prima di arrivare sul prato, a constatare che il loro colore è già diverso da ieri e da ieri l'altro, e che vira dal rosso al rubino intenso dal giallo al marroncino, mi sono tirata le coperte fin sugli occhi e mi sono beata dei miei pensieri di oggi, stirati e lisci, morbidi e colorati, pensieri che ti piace pensare, pensare che fan bene a pensarli.
Succede sempre così, quando mi sveglia la pioggia.


11 novembre, 2013

Il vento che fa male.

Mi piacerebbe essere lì.
A vedere il mare che entra nel vicolo, le onde che si spaccano con forza sul molo e le palme scosse e i legni che restano poi e la schiuma e quell'odore di mare, di sale e di freddo, il mare mosso è da vedere da terra, non dal mare, e oggi, stamattina, adesso, vorrei essere lì, davvero, con Alberta e Stefano e Marina, coi maglioni blu ad agosto per il freddo che faceva, a guardare le onde e dire Guarda Quella e poi ancora Guarda Quella, è che avevo quindici anni e forse le onde mi sembravano più grandi di quanto non lo fossero in realtà, chi può dirlo.

Oggi il vento di qui mi porta il profumo di là, e gli alberi che scuote non sono palme ma i pini che vedo dalla mia finestra e l'acero del pratino e il rampicante tutto intorno al Regio Orto e il ciliegio e tutto il resto.

Le mattine di vento non mi fanno bene, credo sia tramontana ma io i venti non li so, non li ho mai imparati, il vento mi piace ma mi fa male, non mi permette di essere lucida e coerente, non mi fa concentrare, mi chiama fuori nel prato mentre vorrei essere su questa spiaggia fredda e in questo vicolo umido, mi porta via i pensieri  e me ne porta altri, scompagina tutte le mie poche regole, i miei modi di essere, li mescola e me li ributta indietro, come i dadi, come la risacca, come le onde, sulla sabbia, così, come la schiuma frizzante che resta dopo tanta forza, dopo tante energia.

Le mattine con il vento non mi fanno bene, sono nervosa e inconcludente, mi aggiro fra i miei buoni propositi e le cose da fare, la tentazione di non fare nulla e le cose da stendere, il vento ci gioca coi panni appena stesi e li asciuga in un attimo.

Così, lì vicino alle magliette, alle camicie da notte e alle federe a fiori stendo anche i miei pensieri, li metto ad asciugare, che il vento si porti via le sensazioni di cui sono intrisi, un senso di solitudine impercettibile, la certezza che solo 8 persone al mondo sanno davvero come sono e ne conosco migliaia, migliaia, giuro. 
Si porti via il vento queste piccole sconfitte, queste lotte per che cosa poi, queste delusioni minime ma in pacchetti da dieci, questo senso di vuoto gigante che mi prendeva a quindici anni e che mi riprende ogni tanto a cinquanta suonati, non è un pò tardi? non è ora di mettere giudizio, forse?

Il vento non mi fa bene, lo amo da sempre, sì, ma stamattina quello che mi porta non mi piace e forse, a guarirmi, ci vorrebbe questa schiuma e questo vicolo e questa sabbia, e questo la dice  lunga su di me, che non amo i rischi, che mi viene la nausea, che ci provo e l'ho fatto ma ho paura, tanta paura, e che a guardare la buriana voglio essere al sicuro, che le onde le vedo meglio da qui, dal muretto con le gambe a penzoloni pronta a scappare se arriva troppo vicino, e che razza di persona è una che ama il mare mosso solo da terra.



05 novembre, 2013

Bonjour.

Ma che lo sia davvero.
E' arrivata la nebbia ghiaccia lassù, nella Casa in Collina.
Casa ove non si ha voglia di grandi manovre, di grandi eventi. si è passata una giornatina ieri di quelle da segnare sul calendario della cucina, quello che quando una cosa la scrivi lì è come scolpita nella pietra, ecco, uguale. Ieri lo classificherei alla voce Giornate di Merd@, con licenza parlando, che non c'è un altro modo per, un altro modo di, son così e basta.
Si ha voglia di altro.
Un nuovo paio di scarpe, di quelle improponibili e costosissime, da guardare sognanti dalla vetrina, Holly Golightly non da Tiffany ma da Louboutin, bisognerebbe essere a Parigi, però.



Ci si consolerà con uno smalto che sa già di festa, rosso peccato con un velo di perla, giusto perchè non faccia troppo effetto bordello,  noi qui facciamo sogni in grande e poi ci si sveglia subito, però felici. Nessun uomo al mondo conosce l'impercettibile piacere, il terapeutico effetto, la sottile beatitudine del passaggio di un pennellino che rilascia vernice colorata su unghie pallide. La giornata ti cambia da così a colà.

Oggi è un giorno sciallo. Forse un pomeriggio con le Amiche, se non si sarà ancora ostaggio dell'asse da stiro, cose semplici e chiacchiere rilassate, senza tante menate, c'è qualche ragnatela e Halloween è già passato, la guardo ogni volta che ci passo accanto, la guardo e dico, Toh, Una Ragnatela, e non c'ho il minimo desiderio di tirarla via, è una questione di combinazione, quando ho la scopa in mano non sono lì e quando sono lì non ho la scopa in mano, la rimozione delle ragnatele è un progetto ambizioso e come tale va studiato, con gli elementi giusti e con gli strumenti giusti,  non è operazione che si possa fare alla leggera, che male fa alla fine.

E' una mattina tranquilla e frivola, ho già parlato di fiori e rossetti con la mia Amica al telefono, rossetti sì, alle 9 del mattino sì, perchè se ognuna di noi si mette a dire quel che le pesa, dei sassi che ha sul cuore e in tasca e tutt' intorno, di cosa piove dal cielo insieme ai mattoni, non la finiamo più.

Perciò, mi dedico alla mia mattina frivola, alle scarpe inarrivabili e allo smalto invece arrivabilissimo, a una colazione sontuosa con la tazza di Clarissa coi gomitoli, ho tre progetti sui ferri e non so a quale lavorare prima perchè mi piacciono tutti e così tanto, certo, ho da stirare una stanza intera, andrò nell'orto a cogliere Regi Cavoli per il pranzo, ce ne sono altri 4, meravigliosi nonostante la Lumaca Lia, e li guardo come le scarpe di Louboutin davanti alla vetrina, chissà se anche lì ci sono le ragnatele come sulla mia scala. 
Ma chi se ne importa, per dire.

28 ottobre, 2013

Le cose belle dell'autunno.

Non mi ero mai accorta di esserne così innamorata.
Dell'autunno, intendo.
Di questi giorni ancora tiepidi, di questi colori e questi profumi di umido, di foglie bagnate e di terra calpestata.
Mi piace.
le cose belle del mio autunno sono tante, tante che non ho abbastanza spazio nel foglio a righe, che scrivo scrivo scrivo fino a che mi manca il respiro, scrivo sempre così, ancora a mano qualche volta, ho scritto tante lettere, ma proprio tante, e qualcuno ancora me le fa leggere, Guarda Qui, E' Una Lettera che Mi Hai Scritto Vent'anni Fa.  E ho fatto tanti tempi e scritto racconti e favole e cose e cose, quante cose ho scritto nella mia vita, chi lo sa, nemmeno lo ricordo adesso.

Le cose belle del mio autunno sono il melograno e le castagne, e le zucche, anche.

E le domeniche con la casa piena dei miei figli, che bello averli tutti qui, la Fidanzata, qualche cugino, il divano strapieno. Che belli tutti insieme i miei figli, che occhi hanno, che luce hanno, che musica è quando fischiano come allo stadio sulle scale per svegliare l'ultimo che dorme, che sorrisi hanno, che abbracci si fanno fra loro, io mi incanto a guardarli quegli abbracci da fratelli, da uomini, edulcorati soltanto quando stringono la più piccola di casa, ma fra loro maschi rudi e forti, pieni, solidi, di un amore che si vede, raccomandazioni silenziose, a vicenda.

Il mio autunno è fatto di brillanti scuri, di magoni a preparare teglie di stagnola da portare via, di quel ridere che solo insieme a loro. 

Catturerei la luce dell'autunno, di questo autunno qui, e la metterei via.
con i chicchi del melograno mi farei una collana preziosa
metterei una fila di zucche sul davanzale così i bambini del vicinato suonerebbero la sera di Halloween per avere le caramelle.
i cachi li compro solo per tenerli sul tavolo e guardarli ogni tanto, hanno un colore così bello, in quel bel piatto bianco, traforato come un pizzo antico.

E' un bell'autunno questo qua. Serate davanti alla tv, nuovi progetti sui ferri, sorprese che ti fanno gli amici di una vita che di te sanno tutto, domeniche lente e bellissime, lunedì che al mercato compri cose che mai avresti pensato, mai e poi mai.

una cosa  di questo autunno sono i pensieri, profumati di castagne, dolci come i cachi maturi, preziosi come i rubini del melograno.

e una sottile, sottilissima malinconia.



23 ottobre, 2013

La Pioggia Incerta.


Non si capisce.
Se piove, se è solo nebbia grossa, se è umidità e basta, se tra un pò magari ne scenderà così tanta mai vista.
Non si sa.
Non che piova a tratti, la pioggia di oggi pioviggina noiosa, sempre uguale, non sa nemmeno lei che cosa fare, che intenzioni ha.
Forse nemmeno io.
Indecisa su quale camera iniziare a domare la rivoluzione, si inizia di solito dalle tazze della colazione che non è una grande sbatti alla fine, ma si sa che lavare le tazze a mano è una terapia infallibile, un pò come i cucchiaini o i fagiolini, stamattina la punteggiatura mi vien male, scrivo tutto così come mi viene, senza rileggere come faccio sempre, io scrivo e pubblico, pure con gli errori, pure con la consecutio sbagliata, ci vorrebbe la mia amica Manu a correggermi, che lei c'hai il tacco 12 e il CastiglioniMariotti sotto il braccio sempre, altro che storie.

Lavare le tazze nel lavandino e mettere a scolare lì vicino, è pratica di grande riflessione. Una specie di consiglio d'amministrazione con te stessa, allora, che si fa questa mattina, e di solito non si hanno grande scelte, a meno che non si decida di non fare una beata, e lascaire tutto com'è, ma chisseneimporta, farò domani.

Stamattina l'indecisione è seduta sulla sedia arancione accanto alla mia finestra, non so bene se scendere in città o mettermi a stirare, se vestirmi di nero o di blù, se mettermi il rossetto da peccato che mi ha regalato un Figliolo al compleanno ( proprio lui) o se andare di Labello.

Indecisa, se finire un progetto ambiziosissimo a maglia o se lavare i vetri, se spostare i mobili in salone o se mettermi in un angolo a leggere Almudena Grandes e quel suo Troppo Amore che ho rinvenuto sotto una pila di altri libri giorni fa, e che pericolo sono quando trovo un libro mentre faccio tutt'altro, mi blocco e leggo, e smetto di fare ogni cosa, a riordinare la libreria ci metto dieci ore, ogni libro ne leggo un pezzo, quello che mi ricordo e che mi piace di più, come ritrovare un vecchio amico,  che scema sarò mai.

Indecisa, se ballerine senza calze o stivali invernalissimi, indecisa se minestra di zucca o riso bollito come Gloria, se smalto mat o rosso e coi brilli, se Buddha Bar o Depeche Mode.

La pioggia incerta fa incerta anche me, guardo fuori e non trovo spiegazione, mi piace la nebbiolina e questi colori decadenti e romantici, sono in graziadiddio in questo tempo autunnale che adoro purchè non piova a stecca, purchè non scrosci, resta indecisa, pioggia, in fondo, il tuo bello è questo qui.



18 ottobre, 2013

Ode al Pigiama Due, o del Pigiama Spaiato.

Già si era detto qualcosa a riguardo, circa 7 ( ussignur, sette?) anni fa, proprio qui.
Ora ci si ritorna, si fa una riflessione più approfondita in merito, chiarendo alcuni aspetti della vicenda.
Il pigiama è una grande invenzione, e su questo non ci piove.
Con la stagione non bellissima, poi, al pigiama si aggiungono significati di comodità, sciallamento totale, Cheffai? Sto in Pigiama, che equivale più  meno a dire, Sto in Graziadiddio.

Ieri, la giornata impegnativa, ancorchè divertente e interessante, ma impegnativa.
Riedevo al focolare domestico dopo una gggita a Vicenza con due mie compari, e colà ho trovato altre compari al par nostro, squilibrate uguali, che si fan chilometri per vedere una fiera. Bellissima, non c'è che dire, forse meglio di quella di Parigi. O forse uguale, non saprei.
La recensione di tale evento mondano non è granchè e me ne rendo conto, ma non è su questo che volevo disquisire.

Ieri sera, rientrata che fui (!) e preparata la cena al volo, ho frugato nell'armadio per preparami per la notte, come dice la mia Amica Silvia quando decide che i tempi sono maturi per raggiungere la camera da letto e ivi abbandonarsi al sonno del giusto.
Fruga che ti fruga, individuato un pigiama, impossibile trovarne uno completo, coordinato, cioè pantaloni uguali alla maglia. Così, ecco che le rose color crema fossero da abbinare a cuoricini viola, che i pois della casacca con i nastri facessero a pugni con i quadretti tartan sul rosso scuro, inverecondo affiancare la tshirt di Audrey Hepburn con il sotto a pinguini.
Non si aveva la forza fisica per cercare meglio, io ho un armadio disordinato, stile rivoluzione russa per intenderci, e anche se qualche volta mi acchiappa secca e sistemo tutto con cura maniacale, come quella volta del cassetto della biancheria  tale ordine non dura più di due settimane, giorno più giorno meno.
Perciò, ho chiuso gli occhi e ho abbinato a caso. Cuori rossi sopra e righe bianche e rosa sotto. L'effetto non era male, a dire il vero, certo non che fossi pronta per uno spot di Intimissimi, o per affrontare una notte di fuoco, che il cielo mi ascolti. Quando uno si sveglia presto e ha giornatine niente male,  non mette in conto certe cose, è risaputo. Chiaro il messaggio del pigiama spaiato: son bell'emmorta e perderò presto i sensi, nemmeno ho avuto voglia di abbigliarmi comme il faut, figuriamoci per trasformarmi in Tigre del Materasso.
Per quello, ci sarà tempo e modo.
Non dopo una fiera però.



16 ottobre, 2013

I pensieri ammaccati.

Mi succede sempre.
Con le fragole, con l'uva, perfino con i cachi, quell'unica volta che li compro.
Li schiaccio, li ammacco, non che siano da buttare certo che no, ma son brutti da vedere, è regola aurea che nel carrello, ci finisca sopra la bottiglia dell'ammorbidente, quello da due litri, pesantissimo, o ci plani sopra il barattolo della marmellata. E schiaccio tutto.
I miei pensieri di questi giorni sono così.
Non brutti, non tristi ma nemmeno belli, nemmeno allegri, nemmeno lucidi, nemmeno brillanti, non so.

Quando ho pensieri ammaccati di solito mi faccio un thè.
O un giro in collina.
O un maglione.

I pensieri ammaccati sono quelli che ti ritrovi intasca come certi scontrini accartocciati, come  i punti dell'Esselunga che non valgono più, come le carte delle caramelle, o i TicTac scivolati fuori dall'astuccio.
Non ti fanno del male, questo no, ma ti danno un'aria pensosa, non felice, non niente. Ammaccata, pure tu.

I pensieri ammaccati si combattono con poco sforzo, non ci sono grandi complicati passaggi a seguire, basta far finta di niente e passano da soli, come il raffreddore, un lavoro inutile cercare di scacciarli, inutile come asciugare i piatti e spalare la neve.

Ho pensieri ammaccati da qualche giorno e ho fatto barili di thè, qualche giro in collina e ho inziato un maglione di un verde che è un amore.

Li ritrovo ogni volta che mi fermo a pensare, ogni volta che qualcosa prende il giro contrario di quello che dovrebbe essere il suo giro, ogni volta che cerco e mi applico e mi danno l'anima e il cuore, quando so bene che non serve a niente.
I pensieri ammaccati sono sempre lì.
E li ritrovo ogni volta, dentro al sacchetto dell'uva e mai, mai, mai che, dentro il carrello,  la bottiglia dell'ammorbidente caschi da un' altra parte.



11 ottobre, 2013

Il sole, se vuoi.

è il momento della settimana che mi piace di più.
Venerdì, pomeriggio tardi, non ancora sera. Tempo di un thè, di un caffelatte freddo, non riscaldato nemmeno nel pentolino, così com'è. Tempo per mettersi comodi, accoccolarsi sul divano a chiacchierare, a leggere una ricetta, a sfogliare un libro bello, di quelli che ti hanno regalato da poco, con tante maglie calde e quei guanti traforati che certo non tengono caldo ma vuoi mettere la bellezza.

Pomeriggio tardi di un bel venerdì di sole, non si è fatto niente di speciale in realtà, tra poco rientreranno tutti, e sarà tempo per un bel fine settimana calmo, caldo, di quelli che non fai niente e ti basta, di quelli che stai bene così come stai, di quelli che piacciono a te.

Mi piace questo autunno dolce che sa di tranquillo, che accartoccia le foglie e che illumina la collina, la nebbia arriverà ma adesso non ancora, si è avuto uno spettacolo meraviglioso per tutto il giorno, le colline qui intorno di questa stagione sono capolavori di pittori invisibili, feste di colori e di bellezza, giochi di luce e sfumature, verde chiaro, verde scuro, oro e bronzo e cioccolato.

In momenti come questo sei padrona del mondo che hai, regina del tuo divano e del tuo mondo intorno, puoi fare quello che vuoi, tutto o quasi quello che ti va. Puoi scegliere se fare un giro fuori nella bellezza o se guardarla dai vetri, che l'aria è frizzante e ancora non ci si è arresi alle calze e ai maglioni spessi, ma ci si avvolge alla meglio in uno dei cinquecento scialli dell'armadio, tempo ci sarà per iniziarne un altro in questo due giorni lunghissimi che fanno il tuo fine settimana, che comincia adesso, che è cominciato già, e scegli allora di fare quello che vuoi, se una cena sontuosa o una cena QuelCheC'è, puoi andare a castagne per dieci minuti, controllare se i ladri dei fichi hanno agito di nuovo indisturbati, puoi prendere quello che vuoi, le foglie della vite da seccare fra le pagine dei libri, che sorpresa ritrovarle poi, e ancora puoi cercare fra l'azzurrino del cielo i tuoi pensieri più belli, prendere quello che ti piace di più e farne un pacchettino, con un bacio, un rametto, questo profumo di muschio e anche il sole, se vuoi.


09 ottobre, 2013

Lo spietato attacco del piccione Oreste.

Il piccione Oreste era un tipo strano.
Abitava la cassetta dell'Enel al civico 15 di una via del centro e  non dava confidenza a nessuno.
Non alla coppia che portava a spasso il bulldog, non alle studentesse del Socio, nemmeno a quel gruppetto di signore che si trovavano ogni tanto proprio lì sotto.
Men che meno a quelle.
Il piccione Oreste se ne stava tutto il giorno appollaiato sulla cassetta dell'Enel e non gliene importava un fico secco del mondo circostante.
Ma alle signore che ogni tanto si trovavano al civico 15, un pochino di lui importava eccome.
Soprattutto quando si trovavano armate fino ai denti di stracci, alcool, disinfettanti e candeggine millesimate per pulire le vetrine del civico 15 della testimonianza tangibile della presenza del piccione Oreste.

Non erano contente.
Non sovvenivano però soluzioni immediate.
Si pensò di offrire al piccione Oreste una merenda a base di grano, ma di un grano un pò speciale, saporito, come dire. Le partecipanti alla riunione all'uopo convocata si guardarono allibite Avvelenarlo? Giammai.
Si pensò allora di fare dei rumori molesti che inducessero il piccione Oreste ad abbandonare la sua postazione, di spostarsi anche solo di qualche metro più in là, o di fronte, magari al civico 10, proprio sopra un negozio sfitto e deserto, non prospiciente alle vetrine linde con le tendine ricamate e i ciclamini. Ma si vociferava che il piccione Oreste fosse completamente sordo e che far rumore non sarebbe servito a un bel nulla.
Si pensò a fionde, carabine, fucili ad aria compressa, ma nessuno ebbe il coraggio di dirlo.
Si pensò e basta.
La faccenda era alquanto complicata.
Alla fine, la riunione all'uopo convocata decise di scrivergli un biglietto.

"Caro Piccione Oreste, vorresti cortesemente andare a fare i tuoi bisogni un pò più in là che siam stufe di pulire la vetrina e la strada e il muro e che insomma non va bene che sporchi sempre dove siamo noi?"

Lasciarono il biglietto sul cartello stradale di Senso Unico e attesero.
La risposta non tardò ad arrivare.
Anzi, tardò eccome.

Le signore del civico 15, che sanno tutto sui ferri circolari, sulle lane e sui bambini, c'è una cosa che non sanno: i piccioni non sanno leggere.

il piccione Oreste continuerà a fare quello che vuole, con licenza parlando, e le signore poco o nulla potranno fare. o forse sì.

Procurarsi un avvoltoio e liberarlo al civico 15.
Hai detto niente.





02 ottobre, 2013

Oggi.

                                    ph. by helenawantsmore
Oggi compio 6 anni.
E’ il mio secondo giorno di scuola. Ho una cartella rossa di cui vado fiera, le scarpe lucide e due trecce lunghissime. Il colletto me lo ha fatto mia madre a chiacchierino e ho il grembiule nero stiratissimo e un fiocco rosa e lo scudetto con scritto I sul braccio sinistro. Diventerò bravissima coi pensierini. Il quaderno a quadretti, invece, non l’ho amato mai.

Oggi compio 15 anni e faccio una festa. A casa di Patrizia, dalla quale mi separano solo pochi giorni.  Abbiamo fatto i panini,  studiato attente la lista degli invitati anche se a me ne interessa uno soltanto. Non mi degnerà di uno sguardo per tutta la festa.

Oggi compio 17 anni e la mia casa è buia e silenziosa, mia nonna sgrana in rosario in cucina e io non posso nemmeno accendere la radio. Mio padre è in ospedale, niente di grave, mi dicono, solo qualche controllo. Morirà 5 giorni dopo, senza che io possa salutarlo, senza che possa prepararmi a vederlo andare via. Il dolore, incredulo e sordo, non passerà.

Oggi compio 23 anni e ho un fidanzato a Parigi. Viaggerò per ore sui TGV, Imparerò tante cose, a dire putain!, a bere caffè assurdi e a contrattare libri sul lungo Senna. Finirà presto, ma Parigi resterà per me la città che più amo al mondo.

Oggi compio 30 anni e abito una casa bellissima con i tigli, le nocciole e il glicine. Faccio una festa nel salone coi tendoni rossi.  In fondo al corridoio, la tata sorveglia i miei bambini, che sono 2. Il più grande ha 3 anni, Il secondo solo 3 mesi. Amerò questa casa così tanto che, dopo averla lasciata, non ci passerò più davanti, mai.

Oggi compio 33 anni e vivo da pochi giorni in una città nuova e non conosciamo nessuno.  La casa è tutta sottosopra e festeggio con mio marito e i miei bambini in una cucina viola che mi piace un sacco. La torta di mele è bruciacchiata ma sembra non accorgersene nessuno. Sono incinta di tre mesi. Sarà una bimba e si chiamerà Emma.

Oggi compio 40 anni e faccio una festa grandissima, con tanti amici. L’invito era stampigliato sull’etichetta di un 45 giri spedito a casa di ognuno. Ho un abito nero uguale a quello di Colazione da Tiffany, balliamo e cantiamo fino a notte fonda in un locale in collina. Metà di quegli amici non li vedo quasi più.

E oggi.
Oggi compio 50 anni.
Ho la vita che volevo e l’amore della vita.
Vivo curiosa, rido spesso, piango anche, forse non sono ancora cresciuta come si deve,  forse mi sono fermata anni fa e adesso sono i miei figli a crescere me. Diciamo che cresciamo insieme. Se guardo indietro, vedo tutti i dolori che ho mescolato, come si fa con la minestra, qualcuno se ne è andato qualcuno rimane, qualcuno ricompare ogni tanto.
E vedo le cose belle, che sono di più, vedo le gioie, le meraviglie, i momenti cremosi che racconti e racconti, quelli che ti rimangono appiccicati addosso come la sabbia, le cose che amo.
Oggi compio 50 anni e fino a ieri l’idea non mi piaceva.
Oggi invece sì.
Sono diventata quello che sono  per tutti i compleanni che ho passato, per tutte le cose che ho imparato fin qui e per tutte quelle che ancora ho da imparare.
Oggi mi piaccio.
Mi piace la vita che ho, i suoi passaggi in ottovolante, quel suo farmi sentire sulle stelle e in fondo al mare in un secondo. Mi piace la mia famiglia, era così che la disegnavo alle medie, e ce l’ho avuta. Non so a chi devo dire grazie.
Forse, soltanto a me.
Ecco, ho già imparato qualcosa.


Mi sorrido nello specchio e mi dico Buon Compleanno.

30 settembre, 2013

L'autunno che piove.

non mi dispiace.
che sia arrivato l'autunno, intendo. 
Anche se a me piace l'autunno tiepido, quello rosso, e arancione e marroncino, quello dei tappeti di foglie che scricchiolano sotto i passi nel viale, quello che raccogli le castagne contro il raffreddore, quello che si esce col maglione e basta, quello bello. Ma anche questo, non è male.

Sono stata fuori casa 5 giorni per un evento di Cuore di Maglia e che bello che è stato essere ospite di un figliolo e della sua Fidanzata Che Sorride, la pizza dal cartone e quella casa così speciale, un pò Torino un pò New York, la bicicletta in ingresso, cuori sparsi e bigliettini e foto e ricordi che sono anche i miei, perchè c'ero, ci sono stata sempre nella vita di questo figlio del cuore, e un pò mio lo è sul serio.

Sono stati giorni di fatica, fisica e mentale, e dell'anima anche.
La fatica dell'anima non ti fa salire il magone, no, è quella che ti fa scoppiare in un pianto dirotto che non controlli, ovunque tu sia, con chiunque tu sia, con chiunque tu stia parlando mai.
Sono certi dolori che vengono fuori ogni tanto, che se ne stanno buoni in un angolo per un pò, e poi ad un tratto saltano fuori, sbattono le ali come certi corvi sul filo, e lì te ne accorgi, Ma Come, Incomprensibile Dolore Che mi Squassi Ogni Volta, Ci Sei Ancora?

Sono stati 5 giorni faticosi e bellissimi, la stanchezza si sente appena se ad abbracciarti sono le Amiche di sempre, e quelle del passato più recente, e quelle che dividono con te passioni e sentimenti, e quelle che ti mandano bigliettini in reception perchè proprio non ce l'hanno fatta a passare, e quelle che non conosci e che ti dicono, Scrivi, Scrivi Sempre, Fallo Per Me. Tante, bellissime, tutte insieme.

E' un autunno che piove, ho così tante cose da fare che non so da che parte cominciare, piove e mi piace, avrò cinquant'anni fra due giorni e la cosa comincia a sorridermi, e i dolori passano, passano sempre o li faremo passare, mi allenerò meglio per tenerli lontani, non posso dannarmi ogni volta a chiedermi perchè.

e se sbatto le ali, sarà per volare.