01 ottobre, 2019

La Palestra.

Da poco, abito accanto a una palestra. Alla palestra di una scuola.
Ho spesso la finestra aperta, non mi arrendo ai temporali alle pioggerelline, nemmeno al frescolino di inizio autunno. E' la mia personale guerra contro la fine del tempo bello dell'estate.

Domani è il mio compleanno.
Mi faccio gli auguri da sola ogni anno, cerco di capire che tipo di persona sono diventata ogni anno che passa, se invecchio o se cresco, o tutt'e due, se quello che mi accade me lo merito oppure no, se il bene e il male mi cambiano e in che misura. 

La risposta non la so mai.
Mi guardo allo specchio e vedo sempre la mia faccia, ho i capelli lunghissimi, non mi va di tagliarli, non mi è mai piaciuto tagliarmi i capelli, mi faccio la treccia e poi la giro sul davanti, vuol dire proprio che sono lunghissimi.

Ho di nuovo mille idee e mille progetti da realizzare, mille cose da fare, mille libri da leggere e da scrivere, il mio è sempre lì, a volte lo rileggo e mi viene un pò da piangere, ma davvero ho scritto quelle cose lì? e poi la smetto, ho imparato nell'ultimo anno che smettere di piangere ti salva dal mondo.

Mi piace ascoltare i rumori delle case. Mi piaceva nella Casa in Collina, dove sentire la mia vicina urlare coi ragazzi mi faceva sentire meno sola. Certo, ho urlato un sacco anche io, ma non sono certa che lei fosse altrettanto contenta.

Da qualche giorno, entrano rumori nuovi dalla finestra aperta, quella di lato, dove ci sono i gelsomini e il Basilico Stremato da un'estate di stenti nelle mani scellerate di un figliolo che non c'era mai.

E' il rumore della palestra.

Ci ho riflettuto un pò, e ho pensato che la mia vita, da adesso in poi, la vorrei proprio come una palestra. 
Con i fischi se sbagli, con le grida, le risate, il rumore del pallone sul pavimento, che fa allegria, lo stridore delle scarpe di gomma, l'eco delle parole belle che ho sempre voglia di sentire, i nomi, le canzoni, i punteggi ovattati, non so mai esattamente che cosa ci facciano in quella palestra lì, ma non è importante, alla fine.
E' un mondo a sè, un microcosmo affascinante, che non posso spiare perchè ha i vetri opachi ma ne sento il rumore e l'unica cosa che so è che quel rumore mi piace, sembra un pò un' astronave, se ci pensi.

Voglio per me dei giorni lisci, che di gasati ne ho avuti abbastanza, dei time out per dirmi Fermiamoci Un Secondo, dei conti alla rovescia per partire di slancio, dei blocchi di partenza dove concentrarsi e dire Ce la Posso Fare, dei materassi morbidi dove cadere dopo un salto altissimo, un cronometro per misurare le volte che non sono più io e farli durare sempre meno, dei traguardi belli, dove tutti sono contenti e sì ci arrivi sfatta e col fiatone, così tanto che nemmeno riesci a bere o a parlare, ma che bello è correre così.

Una palestra.
Stasera sentirò ancora meglio quel rumore, di solito sono fuori che annaffio le piante. Anche il Basilico Stremato. Gli racconterò la storia della Palestra, chissà che non si riprenda un pochino anche lui.

e cose belle, finalmente, a me.




La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...