25 aprile, 2019

Per Sempre Glicine.

E' stagione di glicine.
Lo amo, e tanto anche.
 Il colore, la forma, il suo modo di essere. 
Non si può cogliere, non si può tenere in vaso, sta pochissimo fiorito, di solito, è nascosto, pianta desueta ormai, si trova nelle case vecchie, meglio se abbandonate, dove può crescere come vuole, entrare nelle finestre spalancate, lui e le sue discendenze di calabroni.

Una volta, ho fatto la Mappa dei Glicini, per essere certa di ricordarmeli tutti, tutti quelli che conoscevo.
E per un pò ne ho posseduto uno, in una casa lontana, cui avevo messo nome Nonostante.

Presto farò un altro giro della città per vederne qualcuno. 
Il Giro dei Glicini si fa all'imbrunire, nei posti abbandonati, dove non tutti possono entrare.
Il mio preferito è quello della caserma, ma non è più rigoglioso come un tempo, deve aver preso freddo, non so, o qualcuno deve avergli teso una trappola, e lo ha fatto morire.
Chi mai al mondo può essere tanto malvagio da far morire un glicine.

Voglio essere glicine anche io.
Voglio crescere, imparare ad arrampicarmi sui muri scrostati, sui mattoni, sui tetti. 
Voglio fiorire, per poco, a primavera, voglio farmi amici i calabroni, le api e ogni genere di insetto, voglio avere foglie verdissime e lucidissime, e rendere regale una casa crollata, un tetto scosso, un cortile con le sedie rotte e i sacchi di sabbia lasciati lì, uno straccio sporco steso alla finestra e i vetri rotti.

Sarò glicine.
Il colore pastello che sfida il grigio del temporale, le nuvole cattive che rovesceranno fra non molto scrosci di pioggia da guardare dai vetri, il lilla tenue che fa bene agli occhi e al sentimento, ne coglierò un grappolo, perchè il glicine non è fiore, non è corolla, ma mille corolle insieme in una perfezione architettonica che non ha pari, l'eleganza della confusione, la dolcezza dell'abbondanza, il non sapere se è stelo o ramo o tutt'e due.

Farò il Giro dei Glicini prima che sia maggio.
Ne coglierò uno e lo terrò fra le pagine di un libro, a seccare.
E sarò glicine per sempre.


06 aprile, 2019

Lucciole.

Ho sognato un prato pieno di lucciole.
Chissà che vuol dire.
Io non so interpretare i sogni e a volte mi capita di fare dei sogni così belli che mi fa fatica svegliarmi e la sera dopo spero di ritrovarli, da qualche parte, quando torno a dormire. Che scema.

A me, le lucciole sono sempre piaciute.
Con mio fratello, d'estate, era una gara a che ne vedeva di più. Di catturarle non se ne parlava, o soltanto per pochissimi minuti, per guardarle dentro al bicchiere e poi lasciarle, libere di volare ad illuminare le notti profumate d'estate.
Sono preziose.
Sembrano esserini da nulla e invece no. Sono le uniche che brillano, le sole che lasciano un segno, non hanno nemmeno bisogno di ronzare, per mettersi in mostra.

Amo le lucciole, ne avevo già scritto qui, per quel loro modo di cercare di illuminare il mondo con lucine minuscole, è impresa titanica, ma a loro non importa, volano e volano, brillano e brillano, e sfidano il buio pesto e la solitudine, sfidano il caldo torrido delle notti estive, sfidano il mondo, pur di danzare, brillando.

Non so se qui dove vivo ora ci saranno le lucciole quest'estate, ma ho già parlato coi gelsomini del terrazzo, quelli che oggi hanno cominciato a fare una siepina appena accennata, che diventerà una Sequoia Gelsomina fra pochi mesi. Mi hanno detto che forse ne ospiteranno qualcuna per farmi contenta. 
Non mi resta che aspettare l'estate, i ghiaccioli all'anice, i sandali e le lucciole.
Perchè ci saranno, lo so. 
I gelsomini non mentono mai.

Per Sempre Glicine.

E' stagione di glicine. Lo amo, e tanto anche.  Il colore, la forma, il suo modo di essere.  Non si può cogliere, non si può te...