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10 ottobre, 2008

Il gomitolo.


E' un autunno un pò così. Tiepido e gentile, spietato per certi versi, noioso a tratti e troppo complicato in altri. Noi quassù, nella casa in collina, ci si arrabatta, ci si prova a districare, a nuotare fuori, qualche volta si urla, si lanciano sedie di design contro qualche figliolo, si cerca di fronteggiare alla meno peggio, ci si prepara a che cosa non si sa, e si vive, tranquilli è una parola inadeguata, ma insomma. L'espressione la vita scorre non mi appartiene per niente. Qui la vita non scorre affatto, altro che fiume tranquillo, qui è tutto un susseguirsi di burrasche e buriane e maremoti e inondazioni, no che non scorre placida, forma cascate e onde anomale e tempeste perfette. Perciò ci si deve trovare, come ho avuto modo di dire in molte occasioni, un modo per salvarsi un pochino. Un gomitolo è la salvezza. Non mi estraneo, ma ci vado vicina. Mi si può parlare, rispondo anche, tranne quando devo contare e allora tutti che rispettano, come in una sorta di tempio, un silenzio un pò forzato, La Mamma Sta Contando, e invece magari, penso a tutt'altro. E' una piccolissima rivincita, un minuscolo inganno per dire, dai, lasciatemi stare per un pò, ho rassettato e fatto il pane e il sugo e la spesa, ho steso e raccolto e piegato e diviso, andata sù e giù dalla city un paio di volte, foderato libri e sentito poesie, lagnanze e discussioni, gestito lamentele e firmato verifiche e giustifiche e permessi e sistemato due armadi e trasportato piumoni e trapunte e riordinato, era ora, bikini e parei con un sospiro di mestizia. Adesso, basta. Ho un gomitolo qui, qualcosa ci farò, la tv mi annoia e non ho testa e concentrazione per leggere nulla, al momento. E' un filo sottile che mi porta dove voglio, basta che scelga, se al mare, da Tiffany o sul set di un bel film, non so mai bene se sono io a seguirlo o se è lui, il filo, che segue me. Ed è così bello inventare qualcosa, sia fuori che dentro, mi invento un viaggio a Parigi mentre faccio una mantella per la PrinciCheSuona, un giro da Harrod's e vien fuori una cuffietta, un capitolo del mio libro ed ecco due scarpine. A tutto il resto, penserò tra un pò. E poi, ci sono piccoli regali come questo, a farmi stare così bene. Tutto nasce da un gomitolo, da passione e inventiva,amore e fantasia. C'è tanto da fare e lo farò, ma adesso, lasciatemi qui col mio gomitolo, coi mie pensieri e le mie storie inventate, lasciatemi contare che se sbaglio devo disfare e disfare proprio non mi va.

29 settembre, 2008

Morale della favola.

E' una storia che inizia dalla fine, che si legge al contrario, che và un pò dove vuole. E' una storia che ha mille personaggi e mica si può star qui a citarli tutti. E' una storia che è nata da mille entusiasmi, di un pò di fatica e da qualche timore, da quando ci guardavamo e ci chiedevamo E Adesso?, da quando eravamo assediate da bambini, mamme, curiosi, uomini che storcevano il naso, vecchiette con la mail, furbastre, arraffone, sciure inanellate, sciure ammirate, sciure maleducate, ragazzine affascinate, giovanotti divertiti, bambine artiste, nonne nostalgiche, nuore annoiate, mammine in attesa, mammine con lattanti, mammine con pupi. Il delirio, in ogni sua forma forma e colore, ha abitato per un pò allo stand E114, che non è la sigla di un colorante. Di colorato c'eravamo noi, fili e ferri e cotoni e lane, israeliane, australiane, giapponesi e di Cantù, noi a raccontare di quel Cuore di Maglia che ha sorpreso e intenerito e che è piaciuto così tanto, noi a insegnare e ad imparare, a chiacchierare, un pò stordite da tutta quella gente e quel successo, ma che adesso ce la tiriamo anche un pò, dai, solo un pò, che ce lo meritiamo. Però grazie. Grazie a chi è passato di lì, e si è fermato, a chi ci ha guardato da lontano, a chi ci ha preso un pò per matte. Grazie ad Ursula e alla sua torta, alla delegazione milanese che ci ha supportato, con pancia al seguito, grazie a Silvia per il suo massaggio antistress. Grazie, a quell'angelo custode che ci ha coccolato con ogni genere di leccornie, grazie a Viola, e a tutti quelli che sono venuti lì per vedere le nostre facce, e a dire, Ma Tu Sei...? Sì, Sono Io. A noi, voglio dire brave. A Cristiana voglio dire cose che non dirò qui, ma solo che è stata una valida, perfetta, precisa partner in questa delirante avventura e che il resto glielo dirò a voce. E' stata una bella cosa. La morale in fondo non c'è, da adesso inizia un bel viaggio per Cuore di Maglia, sù e giù per l'Italia, con le sue copertine colorate e con le buffe, minuscole scarpine per piedi piccini. E' una cosa che scalda. E che dice che sì, in fondo la morale c'è per davvero: non importa la fatica, il tempo sottratto, i chilometri , i treni e le autostrade: le buone idee sono ancora più buone se fatte col Cuore. E se questo è di Maglia, aiutami a dire, scalda anche di più.

27 settembre, 2008

Oh, yessss!!!!!!


Grazie, Giorgia, per tutto questo.

24 settembre, 2008

The allestiment.


Sìsìsìsì, il giorno X, l'ur-giorno, il giorno e basta. Domani, per la precisione. Armatevi. Di ferri e gomitoli. O di un bel niente. Ma recatevi colà. Lì saremo, lì sarò. Già, ma dove, di grazia?

Manualmente
Lingotto Fiere
Dal 25 al 28 settembre

In the frattime, noi là vi si attende trepidanti.



22 settembre, 2008

Vivement dimanche.

Massì, che un pò ci piace. A lamentarsi son capaci tutti, e di nuovo la scuola, e di nuovo l'ufficio e di nuovo da capo, ma un pò ci piace, dai, le domeniche così, i fine settimana lenti e gli amici, ancora, e. E la paella per 15, Ma Come, Così Pochi, squittisce pensierosa la mia Amica della Pastiera, che tutti proprio tutti ci ha invitato sulle sue colline, per un sabato alternativo, a ricreare il gruppone delle vacanze, un pò allargato, che già abbiamo famiglie complicate e chiassose, e ora si aggiungano il Piccolo Lele, che dicono mai citato in questa sede, che è una specie di altro figliolo, la Biondina Boccolosa, e la Bruna Ingegnera, noi, signori miei, ci si sposta con fidanzate al seguito, mica scherziamo, noi, sa? E che divertenti le presentazioni: Ciao, Mi chiamo Irene, sono figlia di Lui, ma non di Lei. Ciao, Mi chiamo Enrico, sono figlio dell'altro Lui e dell'altra Lei. E io, invece, non sono figlio nè di Lui nè di Lei. Un bel grattacapo. Ma in fondo, che importa. Siamo sempre tanti e stiamo sempre così bene, e si fanno partite di calcio estemporanee, il mio Sposo in porta, una panchina piena di figliole sospiranti, e noi a casa, si apparecchia e si spettegola, che male c'è. Ho immortalato tutto: la cucina verde, il cesto delle verdure dell'orto, i fidanzati che si baciano sotto la tettoia, il gamberetto sulla paella, i sorrisi, i gol. Peccato aver scordato la macchina fotografica lassù. Ma si sa, si scordano le cose dove si vuole ritornare, e io, modestia a parte, e con me tutta questa delirante, affettuosa, schizzata Comunità Viaggiante, ossì che ci vogliamo ritornare. Grazie, Luisa, per essere così come sei.

05 giugno, 2008

Accontentatevi.

Delle foto un pò mosse, intendo. oggi, gran giornata per Cuore di Maglia. Nessuna pubblicità all'evento è stata data da queste pagine, per il semplicissimo motivo che mi sembrava troppo. l'obiettivo è stato raggiunto, 35 copertine (trentacinque) e un'infinità di cappellini e scarpottine (infinità) che hanno fatto brillare gli occhi non solo al Primario Nuovo di Zecca, ma anche e soprattutto alle caposala, alle volontarie dell'Avoi e, non ultime, alle dottoresse, convenute alla cineteca dell'ospedale per assistere all'evento. Che è durato pochissimo, eravamo in un ospedale, mica in una sala da ballo, tanto che dopo poco, anche il Primario Nuovo di Zecca ha dovuto correre in reparto, che era arrivato testè un bimbino piccino picciò da accudire, da trattare come dicono loro. Ma c'è stato il tempo. Di tirar fuori dalle scatole le nostre, le vostre meraviglie, ma quante erano, accidenti, da non sapere dire in scioltezza quale fosse la più bella. Di raccontare di Cuore di Maglia, e di tutte le cose che questo delirio ha comportato, di tutte le persone che hanno fatto in modo che tutto questo diventasse vero e realizzabile. L'elenco è piuttosto lungo, ma è ben chiaro. E siete tutte qui, custodite come si fa con i tesori preziosi.
Eravamo tutte emozionate e un pò stordite da tutti quei colori, e quella morbidezza e così felici di aver fatto qualcosa di così bello e importante. Perciò, grazie. A tutte, tutte, proprio tutte di Cuore di Maglia, da Cuore di Maglia. E da tutti i bambini che avvolgeranno nelle nostre coperte e avranno le nostre scarpine. E se la foto è mossa, ma ditemi un pò che importanza ha.

08 maggio, 2008

Che dire?




Grazie.
Grazie.
Grazie.

07 maggio, 2008

CdM Day.

Che tradotto vuol dire Il Gran bel Giorno di Cuore di Maglia®. Domani, 8 maggio, dalle ore 15 e fin verso sera, ci troviamo tutte, ma proprio tutte, per fare il punto della situazia, gran bella situazia, come diceva la mai compianta abbastanza ancella Olga. Ordunque,domani si conteranno tutte le scarpine, tutte le cuffiette, e io l'ho fatta così e tu l'hai fatta cosà, si apporrà ad ogni copertina, che sono una quantità insperata, il suo bel cuoricione che dice che sì, anche questa coperta è stata fatta da Cuore di Maglia. Ai primi di giugno la consegna ufficiale all'Ospedaletto, ma per adesso ci beeremo di tutti quei fili, di tutto quel calore, di tutti quei punti, uno in fila all'altro, che hanno dato vita alle cose che abbiamo fatto in questi giorni. Lì, sul tavolo di Josephine, ci saranno le cose che si vedono. E anche quelle che non si vedono ma che si sentono, si sentono eccome: la grande collaborazione, l'entusiasmo, la precisione e la determinazione con cui tutte indistintamente hanno aderito a questo progetto, nato un pò in sordina un pomeriggio qualunque e poi scoppiato come un fuoco d'artificio, di quelli che fanno un botto da paura, la sera della festa del santo patrono, a fine spettacolo. Il più gigante, il più spettacolare, certamente il più luminoso.

Special Knit Cafè
Special Guest
Cuore di Maglia®
Giovedì 8 maggio
dalle 15 fino al tramonto
A Casa di Josephine
Via Parma 10
Alessandria
Photo from: The Purl Bee

21 aprile, 2008

Pagina Cinquantaquattro.


Ma no che non lo sapevo, giuro, beh, sì, certo che avevo scritto, ma scrivo talmente tante cose che insomma proprio perdo il conto. E poi, ieri pomeriggio, in una domenica uggiosa, l'sms della mia Amica dei Tessuti, ma come, si parla di te e nemmeno me lo dici? Ma se non lo so. E invece, eccomi qui. La mia mail pubblicata su Elle, signora cara, non proprio sul giornalino della parrocchia. E poi, l'indirizzo delle Fragole, ossì, pure quello, e la cosa più importante e più bella è che parlano di lui, del mio Cuore di Maglia. E tutto questo, tutte queste righe mi hanno fatto saltare come un grillo salterino, perchè si sa che è una bella cosa, le prime cento pagine di un mensile sono quelle più importanti, ma lo sanno anche i bambini, come fa a non saperlo lei? Tutto questo mi fa sentire così felice e orgogliosissima e soddisfatta e se non fosse che mi vergogno mi darei una bella pacca sulla spalla, ebbrava, e mi stringerei la mano e mi direi ma guarda un pò tu che cosa che hai combinato. E ringrazierei, una ad una, tutte le persone straordinarie che hanno reso possibile questo progetto, la Filatura di Crosa in primis, tutte le mie Amiche del Knit Cafè che si sono tuffate con me in questa avventura bellissima. E a tutte quelle che non conosco, che mi hanno scritto con la voglia di esserci anche loro. Grazie, grazie, grazie. Per i ringraziamenti dei diretti interessati, si sa, bisognerà aspettare qualche anno. Ma in fondo è bello così. Sarà una festa che non finisce mai, di quelle che se ne parla per mesi e mesi, e sapere che i piccini sono lì, nei loro lettini speciali e trasparenti, con le cuffiette glamour, le scarpine corte mezze pavesino e le coperte, sono il regalo più bello. Grazie, Elle. Anche da chi non parla ancora.

18 aprile, 2008

Tenerezze.

L'unità di misura è il pavesino. Queste scarpottine morbidissime, con un pon pon che è la misura più piccola possibile in assoluto, ma che applicato du di esse appare gigaenorme, misurano appunto mezzo pavesino. Suppergiù. La suola di queste calzature per elfi del bosco e del sottobosco, è corta cm 5. E non è che me lo sono inventato, sa? Ho il mio bel documento. La dottoressa mi ha fornito un bello schema, l'impronta, presa direttamente dall'incubatrice, la misura giga e la misura mini, molto più frequente. Queste qui vanno a pennello. Per lei e per lui, con tacchetti regolamentari e vezzoso fiorellino. E sono chiccosissime. Mezzo pavesino di amore e di calduccio per dei piedini che, lo so, diventeranno da ballerina. O da calciatore. Con tutto il Cuore.

13 aprile, 2008

Prima di tutte.

E' la primissima. La prima di tutte, in assoluto. Certo, la mia Amica delle Perle non è una da farsi cogliere impreparate, perciò ha lavorato indefessa per portarsi avanti. Le coperte di Cuore di Maglia stanno diventando sempre di più, anzi, l'approvvigionamento santamente offerto dalla Filatura di Crosa è già terminato, contro ogni previsione. Complice, il gruppo torinese delle knitters, che ha in Cristiana il suo angelo custode. Sono loro, infatti che hanno accolto questo progetto con grandissimo entusiasmo e collaborazione, e che si sono date da fare, sabato mattina al loro Knit Cafè, a cercare modelli, a discutere di colori più adatti a di tipologie di filato. I bambini nati prematuri e ricoverati presso l'Ospedale Infantile di Alessandria avranno perciò le copertine più calde e glamour di tutto il pianeta. E questo, ne siamo sicure, li farà guarire e crescere molto in fretta e darà una mano anche alle loro mamme a non farsi prendere dallo sconforto. Noi ci proviamo. Di solito, i progetti, grandi o piccoli che siano, danno più calore se fatti con un entusiasmo così. Figuriamoci questo, che è pure di lana!
Un grazie speciale a tutte le donne che ho incontrato sabato mattina al Lingotto, a chi mi ha chiamato e scritto, a chi, sconosciuta, mi ha raccontato un pò della sua vita, Sai, Non Ne Posso Avere di Bambini, Mi piacerebbe Aiutare Chi Ha Bisogno.
A loro, a tutte loro, alle mie amiche che mi supportano in questi progetti in cui mi lancio, alla mia Amica delle Provette, delle Perle e della Pastiera, e anche a Biancaneve, voglio dire che sono speciali, nel frivolo e nel serio, a spasso e a far qualcosa di importante, a chiacchierar di gossip e a fare una cosa che, lo so, sentono molto, molto vicina.
Non capita tutti i giorni di scoprire di avere amiche così. E io, come dico spesso, modestia a parte, la capitai.

30 marzo, 2008

Fiocco Rosso.



Alla fine, è nato. E' nata. O come si dice. Non saprei bene dire se sia maschio o se sia femmina, se progetto o iniziativa, quello che so è che mi scalda il cuore, mi rende fiera, proud, molto proud, mi rende felice e un pò gasata, e infularmata, anche, che solo dalle parti mie si capisce. Ho inventato Cuore di Maglia. Che di per sè non è che dica moltissimo, ma per me che è un pò che mi frulla e che ho coinvolto anche un fior fiore di pubblicitario per farlo, beh, dice proprio tanto. Allora, la dicitura bella distesa, tutta intera, recita così.

Cuore di Maglia


Mani di Mamma


per i Bimbi di Alessandria



E vado testè a eseguire lo spiegòmetro.




Dacchè ci si trova , circa da due anni in qua, a scialarsi con ferri e gomitoli, a inventare bikini e borse e parei traforati da perderci gli occhi, durante, e la testa, alla fine, a fare maglioncini e scialli, calze e sciarpe di ogni foggia e colore, beh, ho pensato, rendiamola utile, questa giornata di scialo.







Così, le fanciulle del Knit Cafè, che ancora qualcuno di loro non lo sa, ma lo saprà ora, o al prossimo Knit Cafè del 3 Aprile, confezioneranno con le loro Santissime Manine delle copertine da culla. E non culle qualsiasi, si badi bene, e nemmeno copertine qualsiasi, ma da regalare, la prima settimana di maggio, nientemeno che all'Ospedale Infantile Cesare Arrigo di Alessandria, al Reparto di Neonatologia. Queste copertine, confezionate dalle mamme vanesie che passano un pomeriggio al mese a tricottare e a chiacchierare, accoglieranno con affetto e calore i piccoli nati prematuri, li abbracceranno e coccoleranno, li scalderanno e difenderanno. Le mani delle mamme sanno fare grandi cose, carezzano e consolano, sorreggono e infondono coraggio. E fra un diritto e un rovescio, in queste copertine minuscole, si potrà trovare un pò dell'affetto che serve a un piccino per diventare grande. Beh, a pensarci bene, tanto vanesie queste donnine del Knit Cafè non lo sono affatto.

I bambini dell'Ospedaletto di Alessandria, quelli presenti e quelli che arriveranno, ringraziano fin da ora:
.....la Filatura di Crosa, che ha offerto tutta la lana per questo ambizioso progetto.
.....lo Studio Pubblicitario masgas di Alessandria che ha inventato per loro il Cuore di Maglia più bello e più caldo che c'è.

A mother's hands for the newborns of Alessandria

Finally, it's born. whether male or female, project or idea, I don't know. I only know that this project melts my heart, it warms it up, and it makes me proud, very proud of myself. I've created "Cuore di maglia" or "knitted heart." I had the idea in my mind for long time, mulling it over and over until I finally decided "it's THAT time" and did it, with the help of a friend who works in advertising. The aim of the project is to knit and donate afghans to the premature babies born in the Ospedale Infantile Cesare Arrigo in Alessandria.



16 marzo, 2008

La festa.

E' stato divertente. Gradevole. Da quelle parti, quando si organizza una festa, è tutto un dispiego di forze culinarie mica da ridere. Siamo in 40? E che problema c'è. Mi piacciono le feste dove si arriva coi vassoi, la carta stagnola, i contenitori di casa, dove ognuno porta qualcosa. Mi piacciono le feste dove si chiacchiera, un pò di qua e un pò di là, e anche se non sei proprio così in forma, così ciarliera e così brillante, dai, che non fa niente. Io sto bene lì, anche quando non sto bene da nessun'altra parte del globo terracqueo. Così, a chiacchierare delle feste fatte in quello stesso posto ma una trentina di anni prima, che il mio Sposo sorride e mi dice, sembrate reduci dalle Crociate, ma ancora, non fa niente. Sono strani legami che mi legano a questi posti e a queste persone, così leggere, così belle da vedere, così lucide, non so come dire. La Festeggiata, strepitosa col suo defilè di biancheria intima avuta in regalo, da sopra i vestiti, per carità! la Doc, che secondo me, non vista, ha preso nota di tutto, la musica, le chiacchiere, le cose semplici che mi fanno così bene quando sono qui. E prima di venire via Qualcuno mi ha detto Sei Stanca, Vero? Il brutto di questi qui, è che proprio non puoi nascondere niente. Ed è per questo che li adoro.

03 gennaio, 2007

Buttare via.


E solo da calcio. E qualcuna da calcetto. E parastinchi. Che non vanno più bene a nessuno. Tre figlioli calciatori hanno il loro perchè, cara la mia signora. E questa distesa di scarpe inutilizzate e ahimè, ormai inutilizzabili perchè, come si dice, piccoli piedi crescono, la dice lunghissima. Oggi, col mio sposo, mi sono dedicata ad una emozionante pratica, che si fa raramente, invero, perchè comporta un notevole dispendio di energia e molto tempo a disposizione. Non già un nuovo capitolo dell'Ars Amatoria, signora, non mi faccia arrossire, bensì, ecco, non so come dirglielo...il riordino del garage. Lo so che non è propriamente una poesia, ma va fatto e allora si fa. E si fa di sci, di ogni misura, ne ho contate 13 paia, e scarponi e bob, e tute da sci, e pantaloni da sci e occhiali da sci e guanti da sci e caschi da sci e biciclettine e biciclettone e mountain bike e monopattini e cap da cavallo e pattini in linea e zainini da asilo e cartelle con scritto Classe I, e scarpette da ballo e tutù minuscoli e zaini da liceo e cerate da vela e cuffie da piscina e cose, cose, cose dovunque, non buttate mai, tenute lì, conservate. Questa pratica non mi entusiasma. Mi costringe a buttare cose che davvero non userei mai e vorrei tenere solo per ricordo, di quella volta che e allora io e allora lui e poi alla fine. Fosse per me non butterei niente. Ho ancora il mio Ciao blù classe 1978, non venderei le macchine, ho ancora i biberon e i ciucci appiccicosi dei miei figli, i lenzuolini con i ricci ricamati e tutte le bavaglie coi loro nomi, sono una novantina, ne farò una coperta, mi sa. Ma buttare serve. Serve a capire. Serve un pò a crescere, a staccarsi, a guardare in là, ad aspettarsi le cose più belle, ancora più belle di quelle che sono qui. E allora, chiudo gli occhi e butto via, non cancello, ma butto via, e riordino, fuori e dentro, e faccio spazio, e invento una nuova stanza, un salotto anni 60, coi mobili di recupero e la specchiera sulla credenza, dove leggere e stare con gli amici e accendere il camino, e uno studio tutto mio, dove ricamo e scrivo e progetto e penso, e faccio di un garage disordinato e pieno di cose un magazzino ordinato e con un senso, e una dispensa che nemmeno Palazzo Reale. E fra mille anni, quando di nuovo riordinerò, che di nuovo avrò accumulato e mai buttato, ritroverò cose e penserò ancora a quella volta che e allora lui e allora io, e ricomincerò da capo, e rifarò tutto. Sorriderò. Perchè forse, ritroverò parecchie delle cose che ho qui ora. C'è da giurarci.

23 dicembre, 2006

Desiderata.



Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta,
e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.


Finché è possibile senza doverti abbassare,
sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli
ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.


Evita le persone volgari e aggressive; esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.

Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.
Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile;
è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.


Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non acciechi la tua capacità di dinstinguere la virtù;
molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso.

Soprattutto non fingere negli affetti, e neppure sii cinico
riguardo all'amore;

poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba.


Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età,
lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna,
ma non tormentarti con l'immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

Al di là di una disciplina morale,
sii tranquillo con te stesso. Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e
delle stelle;

tu hai il diritto di essere qui.
E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio
che l'universo ti stia schiudendo come si dovrebbe.

Perciò sii in pace con Dio,
comunque tu lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni,
conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti,
è ancora un mondo stupendo.
Fai attenzione.
Cerca di essere felice.

(Trovata nell'antica chiesa di S. Paolo, Baltimora. Datata 1692.

18 dicembre, 2006

Baci.



I baci son promesse. Nella buona e nella cattiva sorte, baci da amanti e per tutta la vita, baci di un week end e da un giorno soltanto. Appassionati, lunghissimi e travolgenti, baci di velluto da ricordare per sempre, da togliere il respiro, anche. Baci ad occhi chiusi, per dire portami via da qui, baci di diamanti, luminosi e forti, come a dire certo, ti porto via eccome, adesso, non importa dove. Baci, leggerissimi e veloci, di circostanza, uno di qui e l’altro di là, i baci agli zii e a quelli di cui ti importa poco o niente. Baci che consolano, coraggio, sono qua io, raccontami le cose che ti fanno stare male, baci che raccontano quello che hai dentro, baci morbidi, al fuoco del camino, baci per far addormentare, piccolissimi e di seta, un bacio, buongiorno, ti faccio un caffè. Baci che avvolgono, di slancio e di allegria, aprendo una scatola, che bello, è per me? Baci che scaldano guanciotte rosse di neve, baci per dire che bravo e non è niente, baci su sbucciature di ginocchia, dai che passa subito, baci di zucchero ai compleanni, che volano su una manina, manda un bacio, così, d’oro e d’argento per la notte di Natale. Un bacio solo, in fondo a una lettera, un bacio soltanto per dire mi manchi, un bacio che vale dieci, cento e mille, alla stazione o in aeroporto, così diversi se parti o se arrivi. Due gusti, due baci, baci di cioccolata con le frasi d’amore, due baci e arrivederci, due baci e bentornato, due baci e fai buon viaggio, due baci e stai tranquilla, due baci e come stai. Oppure tre, mi piacciono di più, tre baci, destra, sinistra, destra, tre baci inconsueti, diversi, carini. Tre baci, uno, due e tre, come a Parigi. E così, qualche maglione e una cartina, quasi quasi a Parigi ci scappo sul serio, non che stia male, per carità, ma Paris c’est la folie, cara la mia signora, e allora via, allez, mollo tutto, spengo il telefono e tanti saluti. E baci, voilà.

21 novembre, 2006

Soirée.


E' una sera normale. Una casa normale, una famiglia normale o forse non proprio, ma chiassosa e colorata, impegnativa e bellissima. Si è cenato tardi, con le tagliatelle comprate al volo rientrando dalla piscina con la picci. E i mandarini biologici. E un quadretto di cioccolato fondente, mentre si chiacchiera attorno al tavolo, la gita, l'insufficiente di matematica, le 30 vasche, mi serve un paio di jeans nuovi. E mille cose. Il cane russa sotto il tavolo, si sa, non è una principessa, nonostante l'alto lignaggio, si siede male, rosicchia ogni cosa e russa. Ma è deliziosa. I gatti sono sparsi, Philadelphia dorme beato sul cuscino che ha eletto sua dimora personale. E quando tutti tornano nelle loro stanze a ripassare, a guardare la tv o a disegnare, si rimane sul divano, a chiacchierare, a non dire niente, a scrivere o leggere o a pensare, c'è un gomitolo di lana infilzato su due ferri, un libro, Olive Comprese, che vorrei finire, la posta da aprire, due cose da firmare. Non farò niente. Starò qui, a coccolare con gli occhi le cose che ho intorno, a fare un inventario, si fa sempre a fine anno, no? delle cose che ho stasera e a concludere che nessuna, nessuna, nessun'altra al mondo mi serve, adesso. Sprofondata nei cuscini, qualcuno chiede piove ancora? e chi lo sa. Il lusso vero è considerare che non ci importa nulla, che piova pure, se vuole, siamo qui, le gambe incrociate, i calzettoni a righe, la maglia di Topolino e una pace diffusa. C'è profumo di burro e di pino, per via di quelle goccine della farmacia che ho messo nel diffusore. E silenzio. Un telefilm al piano superiore, sommesso e discreto, ogni tanto una risata, vocina di zucchero o vocioni da uomo fatto, a scelta. Nient'altro serve. Ci si potrà anche regalare, tra una mezz'ora, una coperta leggera e un cuscino più morbido e leggere un poco, con lentezza esasperata, sapendo che magari, gli occhi si chiuderanno piano, nel calore che c'è, la giornata è scivolata veloce, che rara soddisfazione addormentarsi sul divano, un pò barboni un pò prìncipi. Il cuore sorride, lo si sente se lo si ascolta bene, sorride di una serenità semplice e ricercata, banale eppure rara, scontata eppur perfetta. La sera, in una casa qualsiasi, in una famiglia qualsiasi, è un magico senso di appagamento e di immortalità, di soddisfazione e di silenziosa felicità. La stessa che fa di un barbone, un principe.

16 ottobre, 2006

Per amore e per forza.


Detto, fatto. Un invito per andare in barca a vela, quando da settimane in casa mia non si parla d’altro o quasi, che di Bavaria e Grand Soleil, e di piedi e di posti barca, beh, è stata una succulenta quanto gradita occasione per il mio sposo e me, anche perché ci si ritrovava a festeggiare il compleanno di un Amico di quelli che non se ne trovano tanti. Così, si parte. Affidata la figliolanza al figliolo universitario, dietro compenso, signora mia, al giorno d’oggi, nessuno fa niente per niente. Il mio sposo elettrizzato, io bardata come da manuale: scelta accurata della calzatura, un modellino argenteo Prada Luna Rossa, che famosa son per aver fatto una camminata in montagna con sandaletto a zeppa e top di seta. Stavolta non ho sbagliato, o quasi. Cerata e felpa in tinta, maglie a strati, occhiale giusto. Pronta. E’ inziato tutto nel migliore dei modi, andatura sciolta, vento discreto, mare un po’ agitato, in realtà, skipper rassicurante che schiudeva per me un mondo che ahimè, dovrò imparare a memoria. E cazza e lasca, e fiocco e randa, e via così. La foto documenta che mi sono messa al timone per, vediamo, un quarto d’ora? E ho provato l’ebbrezza di governare un veliero in mezzo al mare. Emozionante. Meta, l’isola di Bergeggi, dove si è data àncora e consumato un lauto pranzo a base di focaccia ligure, mandarini e pandolce genovese. Fin qui, la perfezione assoluta. Al ritorno, la catastrofe. Caratterialmente e contrariamente alle apparenze, la scrivente non è per le avventure estreme. Mi butto ma soffro in silenzio. Famosa è la scena di me che prego ad occhi chiusi quando, caricata a forza su un canotto, calcatomi in testa un orrendo caschetto e un giubbotto salvagente nemmeno di Gucci, mi hanno scapicollato giù dalla Dora Baltea a fare rafting. Non fa per me, che ci devo fare? 39 nodi di vento e mare incazzato. Io, raggelata dall’ansia, tutti ridevano e se la divertivano un mondo, io pensavo al mio divano e ai miei ricami e ai miei libri e ai miei figlioli abbandonati a casa, tristi, laceri e affamati. Fradici i miei bei jeans Parasuco, fradici i capelli, fradicia la felpa sotto la cerata, secchiate di acqua ogni 3 minuti, occhiali bagnati e inutili, acqua perfino nelle mutande, con licenza parlando. E mio marito al settimo cielo. Gulp. Mosso a compassione, il festeggiato ha ben pensato di porre fine al mio supplizio, che di penitenza ne avevo già fatta abbastanza, e ha riportato a terra me e la mia Amica della Pastiera, in preda a una leggera nausea e, forse, anche lei poco avvezza a simili avventure, anche se, va detto, più coraggiosa di me. Tesi. Non son fatta per la vita di Lupa di Mare. Non son fatta per la vela. Ci verrò, certo, per sincero e assoluto amore coniugale. Uscirò solo con mare piatto e bonaccia. Cucinerò per tutto l’equipaggio. Mi occuperò della cambusa e confezionerò dei parabordi all’uncinetto che sono un amore. Terrò lustri fiocco e randa, li stirerò, se necessario, avrete sempre in sottofondo musica chill out e profumo di incenso. Ma vi supplico, nella buriana no. O perlomeno, avvisatemi. Che così non mi faccio la messinpiega.

04 maggio, 2006

Dove.

Dove vanno, nessuno lo sa. Si può provare ad immaginare, farsene un'idea, supporre e azzardare, ma il luogo esatto, nessuno lo sa. Nessuno può arrivare a dire con certezza, ecco, sono qui. Qui a sinistra quelli della scuola, da ragazzini, a destra per i maschi, a sinistra per le femmine. In questa scatola quelli velocissimi, durati una settimana, in quest'altra quelli durati mesi. Per gli anni, invece, bisogna guardare un pò più in basso. Tutti ne abbiamo almeno uno e lo teniamo lì. E non ci fa nè caldo nè freddo, non ci rallegra e non ci dispera, semplicemente, è lì. E non ci pensiamo mai o quasi, e qualche volta ne ridiamo con mariti e figlie, forse ci ha fatto così male che lo abbiamo cancellato o stropicciato e buttato via, come si fa con gli scontrini e le vecchie liste di cosa comprare. Totalmente inutile. Ma nessuno di loro lo è per davvero. Ciascuno ci ha insegnato qualcosa e lasciato qualcosa, tutti ci hanno fatto molto ridere o molto piangere o tutto insieme, ma nessuno è passato così, veloce, come acqua fresca. Ciascuno ha insegnato, a modo suo. A chiudere il dentifricio, a non essere troppo presenti nè troppo assenti, a conservare uno spazio segreto e a non chiedere mai, sì, ma quanto. Sono lì, quelli di un mese e di mille anni, quelli veri, grandi da non dormirci la notte, quelli noiosi, quelli da film, quelli politically incorrect, quelli per la vita o per il week end. Ognuno di noi ne potrebbe parlare per ore, raccontarli e un pò riaverli, per un secondo, ma nessuno al mondo mai saprebbe dire dove sono andati, gli amori finiti. Perchè nessuno, in fondo, lo sa.