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10 maggio, 2015

Bella sempre.




E sempre stata la più bella di tutte.
Davanti a scuola, mentre mi aspettava sotto i tigli di quel convento che era la mia scuola elementare.
Quando pioveva, con due ombrelli, uno per lei, e uno rosa, piccolino, per me.
uscivo di corsa e l'abbracciavo. 
Che meraviglia, il suo profumo che sapeva di cipria.

Ci sono immagini che non vanno via.

E quando abbiamo scelto il vestito della Prima Comunione.
Ha voluto per me il più bello, quello con il tulle e i fiori bianchi sulla cintura.
Gli stessi che mi ha messo fra i capelli, lunghissimi, come a sembrare la sposa che non sono stata mai. Non così, almeno.

Ci sono immagini che non vanno via.
Di quella volta che sono caduta in motorino e sono tornata spelacchiata e piangente, e mi ha nascosto in bagno per medicarmi, per non farlo sapere a mio padre. Che non lo avrebbe saputo mai.

Cantava sempre, lei.
Stendendo, spolverando, innaffiando la serenella del giardino della Casa Vecchia, cucinando quel suo risotto giallo che è il solo ed unico più buono del mio.
E' da lei che ho preso la passione per il viola, per i libri, per la maglia.
E gli occhi.

Ci sono immagini che restano

Di quell'altra che tornando da scuola l'ho trovata persa a guardare fuori dalla finestra, Che Cosa C'è.
Niente. E mi ha sorriso di un sorriso forzato,  che non dimenticherò mai, Com'è Andato Inglese?

Immagini che non cancelli.

Le volte che mi ha rincorso per prendermi a sberle, tirato dietro qualcosa, una volta, perfino il mattarello. Le volte che la sentivo ridere in cortile con la Mariuccia, e sempre con lei sedersi sulla seggiolina a fare la maglia. Le volte che la vedevo uscire con mio padre, bellissimo lui, bellissima lei, i capelli raccolti, quel vestito di chiffon, gli orecchini lucenti, le mani curatissime. 

Immagini che sono lì.

A vederla salire le scale, quella mattina, che chissà perchè a scuola non mi ci avevano mandato, e con mio fratello stavo in cucina ad aspettarla, saliva piano i gradini, come vecchia di cent'anni e ne aveva solo trentanove,  a guardarmi come a dire Perdonami, Perdonami Se Sto Per Dirti Quello Che Ho da Dirti.

Mia mamma è un fiore bello.
Mia mamma è tutto quello che vorrei essere e che non sono.
E' forte, è spiritosa, ha imparato parole come taggare e postare, ha delle piante bellissime, una casa piena di fotografie, e di cassetti pieni di meraviglie. Ne ha uno che non apre mai.

Siamo state salvezza, una per l'altra, in una città enorme e un pò nemica, dapprima, per noi che arrivavamo dalla provincia, siamo state noi due la nostra famiglia, ha affrontato sola cose più grandi di lei, situazioni, problemi, i matrimoni, anche le felicità, i nipoti che arrivavano, uno dopo l'altro, le feste, i Natali, i viaggi.
E altre tristezze, forse, quelle un pò di più.

Adesso, ridiamo, parliamo tanto, la chiamo spesso, mi chiama ogni  mattina presto per dirmi Stai bene?
Sto bene.
Sto bene, mamma.
Perchè forse ho imparato da te le cose che non sai nemmeno di avermi insegnato, non a parole con l'esempio,  e che insegno a mia volta, che sono sempre mamma e troppo poco figlia.
Perchè forse ho preso da te quella forza e quel rigore, e quel non perdersi mai, ma tu sei ordinata e io no, tu ci sai fare con le piante e io no, tu non hai mai paura, Io, invece, sì.

Hai sempre quel profumo Guerlain che sa di cipria,
Fai sempre un risotto più buon del mio.
Sei bella sempre.
Mia mamma, sempre
Le volte che vorrei essere più figlia, e figlia sono sempre, vicino a te.
Mia mamma, sempre.


13 giugno, 2014

Le BelleSere

Le BelleSere si scrivono tutto attaccato.
Sono quelle che ti succedono ogni tanto, quasi mai, che arrivano in momenti in cui tutto penseresti, tutto faresti, tranne che vestirti e uscire. Nemmeno hai bagnato i gerani, nemmeno sei uscita a buttare l'umido. E se lo hai fatto, lo hai fatto svogliata e impaurita. Torno dentro, è meglio.
Poi ti càpita che qualcuno organizzi, faccia e disfi, decida il posto e l'ora, e ti dica, Sbrigati, se tentenni e dici MaSìForseVedremo.
No. TuVieniEBasta.
Le BelleSere di solito sono quelle di inizio estate, che fa caldo sì ma quel caldo bello, si è in mezzo a campi infiniti di grano e di erba, e c'è profumo di tiglio e di foglie a caso, di fiori, di pace.
e c'è anche la luna.
Si chiacchiera fitto, si ride tanto, sono le amiche di sempre, quelle con cui dividi i guai e  le cose belle,  che ci litighi forte, che le abbracci forte uguale, che difendi, che comprendi, che sgridi a volte e che sgridano te. E che ami. E che amano te.
Si sono fatte le 11 così, a dire e dire, a raccontare, ad ascoltare, a farsi un pò coccolare da tanta pace, finalmente, da tanta semplice condivisione, da tanta vicinanza.
Se hai passato dei giorni di buio impossibile, le candele di citronella diventano fuochi d'artificio.

le BelleSere portano altra bellezza e meraviglia, portano leggerezza e stare bene.
Portano 3 micini nati nella notte vicino al tuo letto, che non ci hai dormito proprio, impegnata a rendere partecipe dell'evento tutta la Sparpargliata Regia Famiglia, e a sorvegliare con dolcezza la vita e la forza, il miracolo delle cose, la magia.

E portano parole nuove e nuove sensazioni, la quasi assoluta certezza che ce la si farà, che sarà bello e lo sarà davvero, che si prenderà certo il ritmo di tutto, che cambierà tutto e tutto resterà uguale, e che per nessun motivo al mondo si deve avere paura del buio.

Nulla più di male succederà, se avrò ancora BelleSere tutte per me.


04 febbraio, 2013

RosaPensieri.

Le albe rosa esistono.
Spuntano piano da dietro le montagne, stamattina si vedono così bene, c'è un sole sfacciato che ti mette di un'allegria timida, sommessa, di quelle che nemmeno osi confessare. Un'allegria sorridente, non sguaiata, appena appena. Le albe rosa passano sopra a tutto, sorvolano l'asfalto della tangenziale, travalicano i fili dell'altra tensione, giocano con le scie candide degli aerei, lasciate lì quando, un'ora fa, mezz'ora, chi può dirlo. Il rosa del cielo si fonde con il verde verdissimo delle colline intorno alla mia casa, quelle che si vedono dalla finestra e quelle che si vedono invece solo dal parto grande più dietro. Le albe rosa tingono di rosa anche i pensieri, i più nascosti e quelli invece più immediati. I RosaPensieri sanno di pasta di zucchero, la stessa che mani sapienti hanno lavorato  per fare una quantità di biscotti senza senso, di una bellezza che va altre il fiorellino e il cuoricino. Si vede che non sono mani qualsiasi, che dietro le mani ci sono pensieri e affetto e vicinanza e condivisione, che persone speciali incontro qualche volta, persone che ti chiedi come hai fatto a restarne senza, prima. I sorrisi delle donne sono la cosa che dà più forza in assoluto, sono il motore del mondo, sono sorrisi che hanno dietro storie pesanti e questioni e cose, per questo sono più belli e più lucidi. I sorrisi delle donne, la loro voglia di fare insieme dei progetti, star sveglie fino a tardi ad impastare la frolla, per finire una scarpina, per provare ancora una volta quei dannati ferri circolari, sono le cose che in questi ultimi anni mi hanno dato forza e idee, energia ed entusiasmo, forse una vera e propria felicità.

Le albe rosa colorano i RosaPensieri, aiutano le GentiStrane a non buttarsi a terra, a non pensarci troppo, a dire, Andrà Meglio.

Tutti i miei pensieri di oggi sono alle persone che ho incontrato, Regine dei Biscotti che han fatto di questi due giorni un'occasione unica per stare insieme, le cose belle e semplici che prendono valore ogni giorno che passa, i loro abbracci stretti, le storie che mi hanno raccontato, quei magoni un pò nascosti ma nemmeno tanto, le loro vite intrecciate ad altre vite, anche alla mia. 

L'alba rosa di stamattina era tutta per loro, forse non lo sapevano, o forse sì, le albe rosa fanno fatica a stare dentro un pacco, ma idealmente stamattina ognuna di loro ne riceverà un pezzetto, ne cattureranno la sfumatura e  ne faranno una pasta di zucchero di un rosa perfetto, ci ricopriranno hanno i biscotti fatti a cuore che hanno già nel forno e le loro case sapranno di vaniglia e di buono. Proprio come loro.

05 gennaio, 2013

Il Giorno della Teiera.

Stava nella vetrina di mia mamma, quella della sala di pranzo, quale mamma non ne ha una. E' una sala da pranzo di quelle di una volta, con il tavolo ovale, le sedie di velluto, la brocca d'argento in mezzo, e la vetrina delle cose belle, dove tiene le cose più preziose, le bomboniere vecchissime, quelle dei battesimi e dei matrimoni, a cui lei toglie i confetti ma lascia il tulle e lo riempie con il cotone, Se No Il Tulle Vuoto  Fa Tristezza, mi dice. Conserva i servizi di piatti Quelli Belli, i suoi regali di nozze, i calici con il bordo dorato, la zuppiera, e quel servizio di bicchieri colorati, ne sono rimasti solo tre  ma sono di una bellezza unica e mi ricordano la mia Prima Comunione. Non un granello di polvere nel raggio di un chilometro. Questa teiera mi piaceva da un pò. Qualche giorno fa me l'ha regalata, scuotendo un pò la testa, dicendo Guarda che è Rotta, ma è così bella per me, così elegante, così regale nella sua lussuosa semplicità anni 50. Ho iniziato l'anno con la passione per le teiere, in realtà mi sono sempre piaciute, ma in questi giorni Mi Ci Sono Presa Bene, come dice mia figlia.

Ieri, l'illuminzaione.
L'Amica delle Perle manda un'immagine di una teiera molto simile, parte di un servizio ancora tutto intero, ricordo di una vecchia zia. e poi via via, Elisabetta, Silvia, Cristiana, Anna, Rita, Patrizia  immortalano le loro teiere. Un gioco.
Così, indìco su due piedi il Teiera Day.
Che è anche oggi e lo sarà anche domani.

La Festa delle Teiere non creda esista in nessun'altra parte del globo terracqueo.
E' una medicina.
Perchè oggi è il primo sabato di gennaio e fa caldino sì, ma presto arriverà di nuovo il gelo gelato dell'anno scorso, lo so, l'ho letto appena adesso sul Corriere della Sera.
Una medicina contro gli stronzi che anche il primo sabato di gennaio mi fanno venire l'ansia, di quelle che guardo fuori e non mi muovo e sto ferma come un palo e quasi non respiro per il nervoso.
Una medicina contro chi opprime il mio spirito, contro gli stupidi e gli ignoranti, che sono peggio dei cattivi perchè almeno un cattivo può sempre diventare buono, lo dicono anche i fratelli Grimm, ma un ignorante rimane un ignorante sempre e per sempre e allora mi fa paura e anche un pò schifo se proprio devo dirla tutta e che mi stiano lontani, ma lontani davvero.

Così, il Teiera Day  era ieri, ma è anche oggi, e ogni giorno che si vorrà, sono i piccoli segreti per fare andare bene il mondo, sono cose stupidissime ti regalano un quarto d'ora di bellezza, di condivisione, di pensieri diversi da quelli che hai, se quelli che hai ti schiacciano e ti fanno male.

La Festa delle Teiere è un bel modo per dire, Vediamo Cosa c'è Nella Credenza, o nell'armadio dei piatti, ognuno di noi ne ha una, ma lasciatemi dire che nessuno, nessuno al mondo avrà mai una vetrina così preziosa, così rassicurante, così piena di pezzi di casa, di bei ricordi e di luci lontane, come quella di mia mamma.

Buon Teiera Day.




01 ottobre, 2012

Quattroggiorni.

Sono stata in vacanza.
Sono stata fuori.
Sono stata via.
Lontano.

L'edizione 2012 di Manualmente, la fiera della creatività di Torino, si è conclusa ieri sera, sotto un cielo bellissimo a onde scure, con una luce già autunnale e un pò decadente, ma che sussurrava promesse di cose belle e giorni chiari.
E' stata una festa vera.
Eravamo lì per la quinta volta e nemmeno ci sembrava vero, Cinque Anni? Ma Davvero? Essì, davvero, Cuore di Maglia è presente lì, sempre allo stesso posto, con le panche scomode, il tavolo in disordine, i gomitoli e le fotografie, e la gente, quante gente che è passata da noi. Ma non davanti, proprio da noi.
Delegazioni di amiche con vassoi di leccornie e di sorrisi e di abbracci che "manco un parente"  come dice Anna, e poi tante chiacchiere e ridere, ma ridere davvero, così contente di essere lì, un pò in gita, un pò in vacanza, la fatica e la stanchezza ma cosa sono, fuori e lontane da tutte le questioni, da tutti i pensieri, da tutto davvero. E' stato come avere il pass per un pò di sereno, ecco, io ce l'ho ed entro a stare bene, a rivedere persone che non vedo mai, magari e che vedo solo qui, e a twittare immagini e cose e sorrisi e sorprese e regali impossibili e lucciconi a leggere il biglietto. 
Così grazie.

Quattro giorni non sono nulla e sono tantissimo, quattro giorni sono un week end lungo, una gita, una fuga da chissachè. A smontare tutto c'è sempre un pò di malinconia, tutto si riduce a scatole vuote, a scatoloni e nastri buttati via, a carta stropicciata e dentro niente. Rimane e la certezza di avere fatto il pieno di cose belle ed energia, di positivo, di carezze e di anime speciali, di genti strane come te che come te son spaesate e un pò stranite, ma che non perdono tempo a farsi schiacciare.  Le cose di fuori sono rimaste uguali, ma forse si avrà il buon gusto di guardarle in un altro senso, girarle un pò, guardarle in obliquo e poi di sbieco, finchè non perdono tutto il loro significato e della loro pesantezza non resta che una carta stropicciata e dentro niente.

Grazie a chi c'era.

27 giugno, 2012

Come Parigi.

Ho tutto. Tutto e il suo contrario. Forse, è meglio il tutto. Sono giorni di belle cose, di molte cose nuove e molte cose, invece, che sono sempre state lì e nemmeno me ne sono accorta. Che non sono cambiate. Sono giorni di una specie di vacanza, di gite fuori città in giorni feriali, che lusso davvero, di fughe innocentissime con le amiche della mia vita di prima, quella in un altro posto, in un altro mondo, una vita fa. Insieme, le amiche di ora, del posto di adesso, di figli e di cose di tutti i giorni. Che bello vederle insieme. La mia vita di prima fusa con la vita di adesso. Emozionante, ho avuto il magone tutto oggi a ripensarci, e chissà come mi hanno visto le mie amiche di adesso con le mie amiche di prima, se sono la stessa sempre, forse no, è solo l'accento che cambia, quando parlo con loro ho la cadenza diversa, ma loro quali, quelle di prima o quelle di adesso? Che bella la piazza le sere di giugno, che bella la fontana dei miei giorni più belli, della mia bicicletta rossa, del motorino, dei castighi più inverecondi, degli amori più grandi e tremendi perchè gli amori dei quindici anni mica ti passano mai, o forse sì, certo che sì, ma li tieni lì e non vorresti che passassero mai, davvero, e fai finta di averceli ancora, così ti sembri ancora la Laura di quindici anni, i capelli lunghi e tutti i pensieri di allora, averli ancora è un lusso cui non si può rinunciare, vorrebbe dire arrendersi e arrendersi al tempo che passa non si può. Che bello il mio paese che guardo come si guarda Parigi, che mi accorgo di aver amato così tanto e di amarlo ancora di un amore struggente e malinconico, e quanto amo le persone che si ricordano di me e che mi parlano della mia famiglia, di mio padre, nessuno lo fa, e parlare di lui mi fa pensare che forse non è mai andato via del tutto, non certo da me. Che bello il cielo del mio paese, i tigli del viale, la stazione ancora intatta dove ho preso mille treni verso la scuola, verso lontano, verso altri mondi. e che belle le mie amiche di lì, quelle che sono passate per vedermi anche solo un momentino, un momentino è un'unità di misura che sento solo lì, un momentino, che mi hanno chiamato da Milano, Ma Fino a Che Ora Resti? Mescolare le mie amiche di qui alle mie amiche di lì è stato un esperimento che mi ha deliziato, che mi fa commuovere e sentire bene, sanno di me tutta la mia vita e io la loro, così belle e vicine che alla fine, fra quelle di qui e quelle di lì non c'era più differenza, Il cuore differenze non ne fa.

28 febbraio, 2012

La Strada del Mare.

La Strada del Mare non è lontano da casa. Forse perchè è il mare, a non essere lontano da me. Il Mare Vicino, che non è il Mare dell'Isola, ma è quello che appare così, dietro una curva, improvvisamente il mare.
Non la conosco abbastanza questa città, ma la amo senza saperla, indovinandola,  senza impararne i nomi delle vie,  non so, mi affascina come mi affascinano tutte le città che hanno un porto, dove si stende ai balconi, dove apri la finestra ed eccolo lì, tutto quel blù, le barche, il profumo, il vento, la salsedine, dove i fiori arrivano molto prima che da me, dove quando da me c'è la nebbia qui c'è un sole che spacca, dove mi meraviglio ogni volta delle case belle che ha, della storia che ha, degli orti arrampicati, gli alberi di mimosa, i numeri rossi, le palme.

Ecco, io Genova non la so, ma ieri la strada del mare ieri mi ha portato fin qui, me e il mio passo di pianura.
Nel corso della vita si incontrano mille persone, di più? di meno? non saprei.
Ma quelle che incontro alla fine della Strada del Mare, quelle che la Strada del Mare porta fino a me, chi lo sa, le amo da subito, di un bene speciale.

La Strada del Mare porta al Basilico, al sorriso che ti aspettavi, alla scoperta che le persone raramente sono diverse da come te le immaginavi.
Grazie Anna, per quel tuo abbraccio di ieri.




20 febbraio, 2012

La Pioggia Scordata.

Pioverà per giorni. Settimane, forse. Alla fine, ci si era un pò dimenticati della pioggia, il cielo sembrava averne finito le scorte. Solo Neve, Mi Dispiace. E invece no. Piove e piove d qualche ora, e forse è un bene, la neve del pratino si scioglierà più in fretta, dal tetto cadono  cumuli di neve ghiacciata che è lì da chissà quanto, c'è da stare attenti. Il cibo dei pettirossi, attaccato al ramo con una reticella delle arance è quasi finito, inzuppato perlopiù.  E' un lunedì come tanti, anzi non proprio, nessuno è andato a scuola per le vacanze di carnevale, carnevale? ma noi si andava a scuola sempre, altro che giorni e giorni di vacanza, e poi il carnevale a me non è mai piaciuto, o forse anni fa, ma da un pò i carri, le feste a tema, i travestimenti in genere mi mettono una tristezza infinita. Chissà. Pioverà e pioverà, e non resta che organizzarsi per bene, fare le cose con calma, metterle in fila su un foglio e cancellarle una ad una, quelle gradevoli e quelle meno, farsi un bel foglio colorato e dire ok, comincio da qui. Io ho cominciato da sabato sera, una festa a sorpresa per il compleanno di una delle mie Amiche Storiche, e che bello è stato incontrarsi tutti, proprio tutti, quelli di quei giorni là, il primo lavoro vero, un amore a settimana, non importa se corrisposto o meno, anche la mia amica di scuola, l'unica che avesse detto a quella nuova, che ero io, di andare a sedersi nel banco accanto a lei. Che bella festa, che bei sorrisi, che belle facce, cambiate sì, ma nemmeno tanto, il cuore non trova differenze mai, e le  persone che hanno fatto con te un pezzo di strada le riconosci dall'odore di buono, da quel loro guardarti, dal loro parlare che credevi di aver perso e invece eccolo lì, ancora intatto, la risata uguale come quella volta che, le complicità non svaniscono, rimangono lì, nascoste per anni e poi, proprio quando credevi di non averle più, eccole qui, eccoci qui a raccontarsi delle cose e a ridere di quegli amori là e di quei giorni e di quel viaggio e di quella volta. Che bello ritrovare le cose, che bel sentire, che straordinaria ricchezza ti fa capire di avere, se ritrovi affetto, calore e vicinanza anche dopo tanto tempo, che a sentirti così ti fa sembrare bella anche la pioggia, che credevi di aver scordato e invece, invece no.

26 settembre, 2011

The Day After.


Il meglio delle feste è il dopo. Lo dico da sempre. Ma non è vero, non in questo caso, almeno, non per questa festa qui, no di certo. E' stata sabato. Ma è una festa che è iniziata a novembre, tra mattoni rotti, pavimenti sporchi e ragnatele. A vederle adesso, queste stanze, nemmeno ci si ricorda di come fossero prima. No, io sì, me lo ricordo bene. E' stata una bella festa. E come dopo ogni festa ci si sente un pò ubriachi, i giorni dopo, sbronze di emozioni e di risate,  un pò in sollùcchero, beate, contente come poche volte, soddisfatte, ecco. Buongiorno dalla Casa in Collina, un pò in ordine e un pò no, da questa fine settembre colorata di rosso e luminosa di glitter e di voglia di calore e di castagne e di pace. Buongiorno dalla foschia sui campi al mattino, dai pensieri morbidi, dalla semplicità. Buongiorno, che oggi è giorno di mercato, che c'è un bel sole giallino che scalda ancora la vita di ognuno, i sogni di ognuno, gli entusiasmi condivisi che fanno forti e uniscono e fanno sentire più vicini, più legati, certamente migliori. E' un bel giorno di fine settembre, c'è odore di terra bagnata e di bellezza, devo andare alla Posta e fare un ragù, niente al mondo stamattina mi sembra più bello di tutti i fiori che ho ricevuto, nessuno al mondo mi sembra più bello degli abitanti di questa casa, delle mie Amiche, nessuna vita mi sembra, quest'oggi, più luminosa di quella che ho.

24 settembre, 2011

Avrei dovuto.


Avrei dovuto scrivere di più. Avrei dovuto aggiornare questo posto, dove tengo le cose che più mi sono care e anche quelle che mi sono meno, dove racconto a chissà chi per capire chissà cosa, dove dico cose sceme e cose tremende. Avrei dovuto, sì. Son passati giorni e niente. Ma quel che c'era non si poteva mica scrivere. Anche perchè c'è ancora, eccome se c'è. C'è ansia, quella sempre, e c'è agitazione e felicità e ci sono amiche in arrivo da ogni dove, da Trento già ieri e da Milano, e da Torino e oggi da Roma e da Firenze e noi di qui siamo tutte elettrizzate e felici, ecco, non è che io possa trovare un'altra parola, non c'è un sinonimo per felice, o lo sei o non lo sei, e noi lo si è. C'è quella cosa che ti fa sentire bene, perchè è un progetto cui pensavi da tanto, che ci son stati momenti in cui hai pensato E Adesso? ma poi tutto è andato avanti, cocciuta che non sei altro, e tutte le altre insieme a te che si son fatte prendere e trascinare e girare vorticosamente insieme a te, come un ballo delirante, ci sono un sacco di progetti per questo Sogno Potentissimo, che questa cosa lo fa più forte, più nostro, ancora più grande. E avrei dovuto anche dire che tutti intorno a me sono stati così carini e non si son fatti pregare a tagliare il prato e a far la spesa, perchè io non avevo tempo e ad organizzarsi per bene perchè su di me, in questi giorni, proprio non ci si poteva contare. Il mio Sposo poi. Che ha pitturato mobili per mesi e aggiustato lavandini e progettato un divano e aggiustato credenze e messo feltrini e chiodi e bordini e lampadine e porte  e montato scaffali con un altro Marito Orefice, paziente quanto lui, E' Bello Vedervi Così, mi ha detto scavalcando uno scatolone in ingresso con un sorriso dei suoi. Avrei dovuto dire che non ci ho dormito, e che ieri ero così stravolta che non mi reggevo in piedi, ma è tutto pronto, tutto bello, tutto a posto, e avrei dovuto dirlo, sì, ma lo dico adesso, che la festa cominci, e passate di qui per vedere davvero di che colore sono i sogni più belli. 



27 luglio, 2011

Anche se piove.

La pioggia non è uguale da nessuna parte al mondo. Nel Monferrato, a Londra, a Parigi, la pioggia è diversa. Qui è più diversa. Nel senso che è proprio pioggia, cioè sì, piove, ma è come se piovesse mare, come se tutto intorno fosse fatto d'acqua, ritornasse acqua, dalla distesa che si vede a colazione, alle bolle che fa sul terrazzo, perchè è così che piove, diluvia proprio e non è importante, ci sono le sedie da asciugare e allora sei lì, sotto la pioggia, la camicia da notte appiccicata, i capelli fradici, senti perfino il rumore delle gocce addosso, ma fa niente. Se piove qui, fai cose che se piove a casa nemmeno ti sogneresti di fare. Qui è un bel giorno. I Giovinastri dormono e dormono, rientrati all'alba come da tradizione, le Fanciulle sono sveglie da pochissimo, questa casa è a metà fra una colonia elioterapica e una famiglia allargata, ci sono figli dovunque, zaini dovunque, telefoni e cose, ma è tutto sotto controllo, tutto regolare, tutto un insieme di Ti Dò Una Mano, una divisione di compiti mai vista nemmeno nel team più affiatato e senza nemmeno bisogno di chiederlo. Per parte mia, mi beo. Di questi figli miei, la cosa migliore che abbia mai fatto in vita mia, i miei capolavori, diamanti purissimi e rari, lo so che è normale, i figli sò tranci e' pizza, lo sanno tutti, però ogni tanto bisogna anche dirlo, facciamo una volta all'anno. E mi beo anche degli amici dei figli, educati e bellissimi, ieri sera prima della festa erano così belli tutti che li fotografavo a raffica, nel mucchio, Ma Che Belli Siete. Anche se piove in questa casa c'è una luce che non si capisce da dove venga, c'è calma e caos, c'è pace e delirio in gusta misura, e rido così tanto al loro parlare, ai loro modi di fare, di essere che mi sembra di essere un pò una di loro, anche se ieri sera ho fato loro le raccomandazioni sulla porta, pure a quelli ultraventenni, Maestri di Sci e quasi Architetti, che mi guardavano con un'aria strana, Ti Rendi Conto Quanti Anni Ho? Non fa niente, ti conosco da quando avevi 5 anni, ti sei perfino rotto un polso a casa mia, sei anche tu un altro fratello, un altro figlio, come tutti quelli che ho qui. La luce di questa casa forse è un sentimento, forse un affetto invisibile, un calore sottile, che si annida fra i cuscini, si nasconde nel rosmarino, e piegato insieme alle lenzuola tutte uguali, un mantello che avvolge e scalda, anche se non lo vedi, anche se non lo sai. Anche se piove.

25 giugno, 2011

31 marzo, 2011

Gomitoli e mani.

Di strada ce n'è tanta. Tanta fatta, tanta ancora da fare. Tantissima, da non credersi, quanta ce n'è. Non è difficile, no, è solo qualche volta un pò in salita, qualche volta a curve strette, ma sono poche, pochissime. Il resto, è la meraviglia. Ci sono i viaggi verso le filature, ci sono i pomeriggi passati a sistemare montagne di gomitoli nuovi ma spaiati e disfatti e ingarbugliati come solo i pensieri delle donne sanno essere. A sgarbugliare però, i pensieri vanno veloci e alla fine sono tanti gomitoli messi in fila, messi in ordine nei sacchetti trasparenti, quelli per congelare. Ci sono i knit cafè, dove si parla e parla, e qualche volta un pò si litiga, anche, ma non è mica un litigare se poi alla fine si fa come facciamo noi. Ci sono le riunioni, quelle serie, quelle da prendere appunti, quelle da fare progetti, quelle dove ognuno mette del suo. Ci sono i pacchi che arrivano, ci sono donne che lavorano un pò dovunque, ogni donna ha una storia tutta sua che racconta con le sue mani e coi suoi gomitoli, e che vuole regalare a chi ne ha bisogno, a chi non ha proprio niente, forse nemmeno un affetto, nemmeno un pò di bene, un pò di caldo, un tetto sulla testa, a volte, nemmeno una mamma e un papà. E forse, nemmeno ancora tanti giorni da vivere.  Ci sono le volte che entriamo negli ospedali come si entra nelle chiese, un pò in punta di piedi, come a non fare rumore, lasciamo un pò di tutto questo e andiamo via, lasciamo un pò di noi, intrecciato coi punti e coi fili, lasciamo un pò di questo affetto, di questo incantesimo che ci unisce, da Savona a Catania, da Firenze a Trento, da Belluno a Roma. E poi Torino, Varese, Milano, Alessandria, Pavia...Siamo tante sì, intrecciamo da tre anni fili e mani e sentimenti, gomitoli ed emozioni, cerotti invisibili su cuori piccolissimi, storie tristi e piccole speranze, occhi chiusi e tubicini, e grandi forze e grandi lotte. 
Buon Terzo Compleanno, nostro Cuore di Maglia.

27 marzo, 2011

Poteva sembrare strano. Ha organizzato tutto Lei. Trent'anni non sono mica sassolini, sono un sacco, tanti che non sai se li metti in fila, trenta, lo senti che suono che hanno, trenta è una vita fatta, è un'eternità, un sacco davvero. Ritrovarsi dopo trent'anni dalla fine scuola è stata un'idea che mi è piaciuta subito, i miei compagni di scuola, qualcuno l'avevo incontrata per caso, ogni tanto, ma sono la furesta, sono quella che se n'è andata via, che ha cambiato città e che non ha nemmeno fatto la quinta insieme a loro. Non c'entra. E' stata una sera esattamente come pensavo fosse, di abbracci e di racconti e di risate ma di quelle che ti fanno tenere il respiro per un pò, che ti fanno lacrimare gli occhi e tossire, dopo, di quelle che proprio ti capitano così di rado che le tieni lì, come le tazzine belle nella vetrinetta della nonna, da usare ogni tanto, se no si sciupano. Ci avran presi per matti in quella piazza, in una sera che più limpida non poteva essere, siamo arrivati un pò per volta, riconosciuti quasi subito, divertiti a guardare che strani giochi aveva fatto il tempo sulle nostre facce, le persone alla fine non cambiano poi così tanto, e ritrovi lo stesso modo di ridere, la stessa gestualità, lo stesso modo di fare che ricordavi nei corridoi della scuola, all'intervallo, in gita. Che bello è stato, ieri sera, essere ancora lì, a chiamarsi per cognome, a raccontare, ad ascoltare, a ricordare cose che magari avevi dimenticato e a mettere insieme un pezzo di cammino che è stato il mio, il nostro. Ci sono diventata grande con alcuni di loro, sono stata ragazza impertinente da sette in condotta, smarrita in lacrime per mesi, quando non sapevano più cosa inventarsi per farmi ridere un pò. Non ho dimenticato loro, non hanno dimenticato me. L'ho capito dai loro abbracci, dai loro sguardi di affetto vero, come di chi sa bene come sei, anche se è passato così tanto tempo e cose e  vicende, non è vero che il tempo che passa è così un male, le persone non cambiano mica così tanto, no, anche dopo trent'anni, no, sono sempre le stesse, quelle che ami, non cambiano mai.

17 marzo, 2011

Bellafesta.

Si potrà dormire fino a tardi, andar per musei, fare un giro in centro col naso per aria a guardare le bandiere alle finestre, mettere le Superga tricolore, preparare spaghetti al pesto, al burro e al pomodoro e metterli nel piatto tutti insieme. Basterà pensare a qual che siamo, che siamo stati, quel che vorremo e vorremmo essere. Non piove più, è un bel giorno per far festa, alla nostra storia, alla nostra cultura, a noi . Nonostante tutto.



17 gennaio, 2011

Cuori di Cristallo.



Era da molto,troppo tempo che non succedeva. A parte le feste dei miei figli, le cresime e le comunioni, ma oramai i miei figli sono tutti grandi, cioè no, grandi non lo sono, ma le feste di quel tipo si sono esaurite, mica si fa la cresima tutti gli anni, così, giusto per avere la scusa per avere tutti vicino. E' stata una bella festa, una specie di Natale, non so dire, il compleanno di mio fratello, una tavola lunghissima, i tovaglioli ben piegati, un ristorante di delizie appena fuori Torino. Noi tutti. La mia famiglia di ora, tutti i miei figli e il mio Sposo,  la mia Cugina dai Capelli Rossi, quella delle estati lunghissime al mare, e la mia famiglia di prima, quella sparsa, disintegrata, noi tre che il destino ci ha fatto un brutto tiro, ci ha sparpagliati e divisi per un pò, ci ha preso di mira una mattina d'ottobre, vedete, da adesso niente sarà più come prima, lui viene con me, al resto pensateci voi. Ci abbiamo pensato sì, ognuno a suo modo, ognuno nel suo pensiero, e qualche volta siamo stati così lontani che non sembrava nemmeno vero. Com'è stato possibile, mi sono chiesta tante volte, perchè. Non c'è risposta al destino, non c'è risposta a un dolore troppo grande, alla mancanza che si fa disperazione e deve essere di quelle forti se nemmeno l'amore riesce a calmarla, almeno un pò. Ieri, il mio cuore era vicino a quei due cuori che sono la mia storia, che sono la mia vita prima di questa, che sono mia madre e mio fratello, che siamo stati sì sparpagliati e disintegrati, che abbiamo preso sì delle strade così diverse, che siamo stati sì lontani e opposti, ma che siamo sempre noi, cuori trasparenti di un cristallo lucente, cuori vicini di gesti e racconti, cuori, di storie e legame fortissimo, di cose che sappiamo solo noi e noi soltanto, di infiniti rimpianti e ricordi laceranti, ancora adesso, che è passato tanto tempo. Che bella festa la festa di ieri. Mio fratello ha cinquant'anni e il sorriso di un ragazzino, lo stesso che mi portava in giro col go-kart e raccoglieva le figurine, artista e sognatore, ora come allora, che la vita anche a lui ha tolto le cose che ha tolto a me, e qualche volta me lo dimentico. Mia madre non ha ancora settant'anni ed è così bella,  e ha ancora quel suo amore bellissimo nel cuore, nonostante il tempo e la vita, e ne parla con un rimpianto che si tocca. Eravamo tutti lì, ancora, come nella cucina di via Emilia, o sul terrazzo a Varigotti, la mia vita bellissima, di prima e di adesso, cuori lucenti di cristallo purissimo, che non si spaccano, che non si incrinano  e che messi vicini luccicano un pò di più.

14 gennaio, 2011

E' stato un piacioro.



Seratona, ier sera, verso l'ora di cena, quella presto, che di solito a cena si va intorno alle 8, anche 8 e mezza. Noi no. Noi si va presto. Si è knittato e chiacchierato e knittato, giaggià, perchè ieri era il primo del 2011, e allora e perciò la mia Amica delle Perle s'è detta, e allora perchè non stiamo fuori fino a tardi? Anfatti, ci siamo state, fuori, intendo, non già fino a tardi. Organizzate le figliolanze, voilà, non ci siamo spinte dove di solito, ma siamo rimaste in loco medesimo stesso, nella City, che ad arrivare a casa poi, c'abbiamo avuto il nostro bel dire e il nostro bel fare, che alla Lisa che guidava a un certo punto le ho detto, Accosta, Lisa, Che Guido Io, e per forza, c'era una nebbia da farcisi un vestito, ma di quelli complicati, mica un tubino e via, e lei che vien da Genova proprio non c'è abituata ai nebbioni di qua. Ancorchè alla cena, che bella cena che è stata, Biancaneve, L'Amica delle Provette, la Lisa, e quella della Perle, ovviamente  col suo tablet in mano che c'è da giurarci che anche all'Esselunga, mentre sceglie il riso se Carnaroli o Arborio si chiede guardinga se c'è il wi-fi. Bellabella sera. Le mie Amiche sono belle perchè non ci scappa niente, perchè ridono sempre, perchè se hanno qualcosa lo dicono e non stanno tanto lì a cinquantarla, perchè fanno le equilibriste per trovarsi due ore al giovedì, perchè mi seguono nei miei scelleratissimi progetti e anche quando vado a comprare un vestito di pizzo, come, di pizzo? ma poi dicono che è bello e alla fine sono contente.

E poi, le mie amiche, come me, sanno a memoria, ma dico a memoria, i cartoni animati Disney con i quali i nostri figlioli sono diventati grandi, altro che Gormiti e Mostri.
E infatti mentre scrivo, la vicina del 12 su Facebook c'ha messo del suo, e ha detto Sì Sì, Io Lo So, è La Sirenetta, e anche Ursula, che ha un debole per l'arricciaspiccia. E allora, per la Patti che ieri sera non se lo ricordava, e che è strano perchè lei si ricorda sempre tutto e non le sfugge niente,  le dò questo da ripassare, e le dico che sì, stare con lei, con tutte loro, sapere che sono lì e sono lì così vicine, è stato, davvero, un grande piacere. Un grande piacioro.

12 dicembre, 2010

Le amiche che ho.

 Il privilegio. Quello di dire, veniamo lì, ci siete? Andiamo là, ci state? Ok, si va. Ci si organizza per tempo, figliolanza e coniugi, fate quel che volete, nel limite della decenza e della legalità, questo va puntualizzato sempre, non si sa mia. Noi si va. Ci si trova alla piazza della chiesa, io che sono la più vicina arrivo sempre per ultima, trafelata, ma non sono mica in ritardo, non lo sono mai, odio arrivare in ritardo, sono loro che sono arrivate prima. Così si va. Si va, missione fuori sede di knit e shopping, di chiacchiere e confessioni, di complicità assoluta, sanno quel che tu sai, sai quel che loro sanno già, non c'è bisogno di star tanto lì a cinquantarla, loro sanno come sei, tu sai bene come sono loro, sai che non c'è bisogno di filtri e di balle, e di complimenti, nè di fingere, tanto sarebbe inutile. Andare in giro con le mie amiche è sempre come andare in gita, nell'ultima fila del pullman, però, non nelle prime, dove stanno i professori, i secchioni e quelli che vomitano. E' come dire, ok, sono moglie e madre, e mi ben comporto e faccio quel che devo, ma ogni tanto, signori miei, io ritorno un pò disgraziata, un pò scellerata, un pò ragazza, non so, che rido così tanto che mi devo fermare e respirare, e se mi vedessero i miei figli, i figli di tutte,  scuoterebbero la testa, ma sorridendo, e i Legittimi Sposi essi pure. Che bel sabato di niente fare, improvvisato, che bello a quel tavolo coi trespoli, con lei e con lei, che se l'avessimo organizzata non veniva così bene, che bei momenti di cose semplici, che non tutti sanno che cos'è, che ci fa sentire senza regole, senza orari, libere e un pò incoscienti, ogni tanto non fa mica male, discorsi serissimi e cose irripetibili, a metà fra il salotto letterario e l'osteria. Che belle amiche che ho, che begli occhi puliti, che belle risate e che bei cuori, che bei viaggi in macchina senza smettere di parlare e saperti al sicuro, che bei giorni di festa insieme a loro, perfette, vicine, preziose, un privilegio.

23 novembre, 2010

Ode alla Pianta dei Cachi.

Chissà. Forse mi porto dietro questo amore da molti anni, tanti che nemmeno so contarli con precisione, di sicuro più di quaranta. Ero piccolissima, ho ricordi confusi e nitidissimi, cioè, mi ricordo poche cose ma quelle che ricordo sono perfette, il colore delle rose, le piante grasse nel vaso di pietra, il sentierino verso il praticino, mia madre parla così, è tutto un -ino, un -etto, così, mi fa ridere, è una cosa cui non avevo mai pensato prima di ora, ho una mamma che parla coi diminutivi di ogni cosa, di molte cose, anche a me, anche adesso che mamma la sono anche io e di un numero sterminato di figlioli. E mi fa ridere. Comunque. Le piante dei cachi erano nel giardino della Casa Vecchia, si chiama così la casa sul bivio, in famiglia mia, la casa dove c'era anche la Manu, la casa vecchia è quella che hai prima di quella che abiti ora, solo che chi come me di case ne ha cambiate un discreto numero, alla fine ha solo case vecchie e quindi si deve dare un nome a ciascuna di esse. Ma torniamo alle piante di cachi che In questi giorni, adoro. Sono vere opere d'arte nella nebbia fitta, appena prima che il paesaggio venga inquinato con le luminarie di Natale, che sono anche belle a vedersi, ma ancora no, per il momento mi piace guardare questi gioielli, queste meraviglia di piante secchissime e senza foglie, ma tutte bell'e inghirlandate di frutti lucidi, arancioni da matti, piante a pois, arancione Hermés, un'esplosione di colore nel grigio che c'è. Il pois è, insieme al beige, la vera tendenza dell'autunno inverno, e queste macchie di arancione fanno la loro elegante figura, spoglie ma apparecchiate, come dire, sì, esco in tuta ma c'ha i brilli, sono in sneakers ma ho uno smalto da delirio, vengo così come mi trovo ma ho l'eyeliner perfetto. Così, in questa caducità di pensieri frivoli e stolti, totalmente senza senso, in questa meravigliosa contraddizione che fa delle piante dei cachi il mio oggetto di culto delle ultime ore, continuerò ad adorare quella che vedo ogni giorno appena prima della curva verso casa, attendo Afef per un caffè, c'era il sole poco fa sul pratino. Ecco, -ino. Ora, so da chi ho preso.