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09 settembre, 2014

E' la luce della luna.

Esco poco la sera. Compreso quando è festa, verrebbe da dire.

Esco poco, sì.
Se per uscire si intendono cene e feste, ecco non esco.
Se per uscire si intende uscire dalla porta, beh sì, esco di sera. 
Anche di notte, il sabato sera.
I miei vicini di casa, quelli nottambuli, mi hanno vista  spesso uscire di casa a notte fonda, in ogni stagione, mezza in pigiama. Nessuno di loro ha pensato mai, La B. è Impazzita, ma solo che recuperassi questo o quel figliolo. Hanno sempre avuto ragione.

Sono gli ultimi giorni prima della scuola. Ben perciò, si concedono alla Principessa del Piercing uscite serali infrasettimanali, Il che comporta il recupero intorno alla mezzanotte, mai più tardi.

E' un giro che non mi pesa, anzi, mi piace.  Pochi chilometri mi separano dalle luci della città, ed è un tragitto che potrei fare ad occhi chiusi.  In macchina, soprattutto di sera, puoi cercare di pensare pensieri belli, mentre scendi fra i campi e la strada ti sembra più lucida e le cose diverse, forse perfino migliori. Solo qualcuna.

Ieri sera, una luna perfetta illuminava la mia strada verso casa.
E' una luce soffice, di quelle che ti fanno dire che tutto andrà bene e che sarà tutto bello sempre, e che anche le cose che adesso non lo sono, lo diventeranno, non può non essere così.

Sono giorni costellati di piccolissime solitudini, di improvvise, sciocche mancanze, di momenti in cui vorresti essere da un'altra parte. Ma non si sta lì ad ascoltarle troppo.

Si va avanti con metodo, sentirsi soli non è propriamente una grande sensazione ma si è imparato a  cancellarla in fretta, un Figliolo che ti fa ridere fino alle lacrime, un'Amica, anche spostando mobili e cambiando assetto alle stanze, dove la rivoluzione che si crea non dà tempo di star lì troppo a riflettere sul senso del cosmo.

La strada verso casa fa pensare e pensare, è una stagione quieta e meravigliosa, a guardarla bene, sono piccoli giorni preziosi, non è vacanza ma non c'è scuola, e nella mia vita scandita da sempre da sìScuola noScuola, questo ha la sua bella fetta di importanza.

Qualche volta la strada sembra non essere quella di sempre, e certamente non la è.
perciò, stàmpati bene in mente le curve, i dossi, quell'albero laggiù e i cespugli a ridosso dei campi.
La potrai fare sempre ad occhi chiusi.

Se c'è la luna, ancora meglio.

12 maggio, 2014

Con la Luna e le Rose.

Non è piena.
Non è quarto.
Sa soltanto quello che non è.
Se ne sta lì, nel cielo di maggio, quando il buio ancora non è passato a trovarla, Sono Il Buio, Passerei a Farti Un Saluto.
c'è un momento perfetto, nelle sere di maggio, quando puoi decidere che cosa farne della sera che ti resta, delle ore che ti avanzano prima di andare a dormire. Leggeresti, finiresti quel mini maglioncino con quella lana fatta di nuvole. 
Ma il richiamo del giardino è più forte di tutto, e dal giardino il cielo si vede così bene, lo puoi studiare, se vuoi, stelle non ce ne sono, non ancora, ma puoi indovinare dove spunterà la prima, proprio lì, sopra l'acero, più o meno.
La Luna Timida, intanto, guarda giù.
Gelosa delle mie rose, che sono esplose in un giorno appena, gelosa di quel profumo di maggio che forse da lassù non si sente e che fa tutto più bello, più leggero e morbido, smussa gli spigoli, trasforma la carta vetrata in velluto pregiato, e i sassi in rubini purissimi.
Ho avuto giorni di spigoli e sassi e carta vetrata.
Non ci vuole un genio, a capirlo. Se da qui sto lontana, se nemmeno ho il sentimento di mettere in fila i pensieri e regalarne un pò, se nulla ho, da dare a nessuno, allora me ne sto sola, scelgo un angolo e mi metto lì, Passerà, mi dico, sono stata sempre così brava a dire Passerà, a dire Massì Che Non è Niente.

Stasera,è il profumo di maggio che mi ha chiamato fuori, e questa luna, che non sa nemmeno chi è e cosa fa, e cosa ci sta a fare in mezzo al cielo, se non sei piena, se non sei mezza e nemmeno un quarto, ma dimmi, che luna sarai mai.

Lei non se la prende.
Lei sa che l'adoro, non si scompone.
Anzi diventa, per me, più luminosa via via, man mano che il buio si avvicina col suo carro, e il cielo passa da celeste a blu, senza quasi darmi il tempo di accorgermene.

Nemmeno la luna resiste al profumo delle sere di maggio, a quest'aria liscia e senza vento, ce n'è stato tanto ieri, e ha spazzato tutto, le nuvole, i pensieri, la malinconia e gli schizzi.
Nemmeno la luna resta indifferente a tanta beatitudine, a tanta pace, a tanto misterioso sentimento.

Io, meno di tutti.




16 marzo, 2014

C'è la luna che mi guarda.



Non sono brava a fare le fotografie.
Faccio delle foto stupide, sbaglio la luce, miro male, non ne so di inquadrature e grandangoli.

Ho preso in prestito la stanza più bella di questa casa, quella col letto basso e le finestre sulle colline, a perdita d'occhio. E' la stanza che è stata di quasi tutti i miei figli maschi, a rotazione, è la stanza degli ospiti di riguardo, è luminosa e grande e ha una parete verde acido voluta da non so quale figliolo.

Ho qui le cose che mi servono per organizzare gli eventi dei prossimi mesi e mi piace farlo guardando fuori ogni tanto, le colline che sono diventate mie, il Monferrato verdissimo e affascinante di questa stagione, si aspetta da un giorno all'altro un'esplosione di fiori bianchi e rosa, nuvole soffici, qua e là, nel verde.

L'ho vista da subito, una lunetta rosa là in fondo, quando ancora la luce non si è arresa al sole che va giù, e non è buio ma quasi, non è sera ma quasi, è la primavera bellezza, mica uno scherzo.
C'è un'aria profumata e speciale, la domenica è quasi finita ma non se ne vuole andare.

La luna, sale nel cielo, lenta, imponente e bellissima, regale nel suo essere un pò rossa e un pò dorata, piena stasera, uno spettacolo che amo da sempre.
La luna dà il meglio di sè quando il cielo è scurissimo, ma anche adesso non è poi così male, le luci della strada di sotto provano ad offuscarne la bellezza intatta ma lei che la sa lunga, sale piano sù sù, dietro ai rami del ciliegio e resta splendente, a guardarmi da lì, a farsi Imperatrice di questo cielo lucido che si meraviglia ogni volta, è un cielo abituato alla nebbia questo qui, e la prima luce lo stordisce e lo fa timido, ma come, all'improvviso tanta bellezza per me.

La luna mi guarda e mi sorride, lo so.
Sa che sono qui, mi conosce così bene, sa che l'ho guardata tante volte da mille posti diversi e ogni volta erano storie nuove, vite diverse, forse, situazioni che cambiano sempre, che vanno via veloci.

La luna mi guarda e mi racconta delle cose che capisco solo io, che solo io so leggere e tenere lì, in un cassetto nascosto così bene che a volte fatico pure io a ritrovare.

Quando mi sentirò  persa penserò alla luna di stasera, a questo momento perfetto, a questa luce soffusa che è già buio ma che ancora non lo sa, anzi, diventa buio buio per rendere lei, la luna, ancora più bella.

Nessuno al mondo mai sa resistere alla luna.
Nemmeno il buio.

23 ottobre, 2012

La luna mi guarda.

Di solito leggo dei libri prima di dormire Stasera invece no. Stasera avevo ancora i giornali da leggere, stamattina non ce l'ho fatta, ed è così strano leggere i giornali la sera, è come se leggessi qualcosa di già passato, anche se li leggi sul web, per dire. Poi ho alzato gli occhi un secondo. La luna mi guardava, da dietro gli alberi, fuori dalla mia finestra, dal pezzo di cielo che vedo da qui, appena prima di dormire. La luna mi guarda, trova il modo per dirmi tante cose, è stata una bella giornata, come le vorrei sempre, è scivolata via come la sabbia nella clessidra, io ne avevo una di clessidra, una volta, con la sabbietta rosa che scendeva piano, era quella della scatola del Rischiatutto, lo avevo trovato sotto l'albero a Natale, in realtà il regalo era più per mio fratello, il filosofo di casa è sempre stato lui, a me quel Natale avevano regalato una bambola, ma guarda un pò, una bambola normale, invece io volevo la Michela La bambola Che Cammina, e mai, mai, mai che me l'abbiano regalata, quando hai uno zio che ha una fabbrica di bambole non è che stanno lì a comprarti la Michela. La luna mi guarda, in questa sera che mi vengono in mente delle cose così strane, ma belle, in questa sera che chiude una giornata normale e speciale, dove tutto è andato liscio, dove le cose hanno presa la piega che dovevano prendere, l'ho detto poco fa, inutile che tu ti sbatta, succede sempre quel che vuole, alla fine. Così, la filosofia spicciola di una sera in pigiama, che un pò filosofa la sono anche io e non soltanto mio fratello, che domani non ho grandissime cose da fare se non le solite di sempre ed è già un lusso. Starò così, come oggi, a ridere come una scema con le mie amiche, a spiegare a mia figlia chi è Bob Dylan, a cantarle Mr. Tambourine Man e a scoprire che ancora la so a memoria. Se è stata una bella giornata, sarà una bella notte, di quelle che ancora non si arrendono all'autunno, stasera faceva un tiepido gradevole fuori in giardino, sarà una notte calma e farò dei sogni chiari, non schiaccerò il mio cuore sul cuscino ma  mi addormenterò sorridendo se la luna mi guarda.

10 gennaio, 2012

Bellaluna.

Che sorpresa ogni volta, che rara bellezza, che incredibile magia. Mattina presto e lei è lì, maestosa, elegante, così bella che ci incanta a guardarla. La luna d'inverno, che grande miracolo, che spettacolo gratuito di immensità e mistero, di celeste e magnifico. Luna che guardi, che agiti e calmi, scuotimi quando sono ferma, calmami quando sbatto contro il vetro come un insetto scemo, illumina e comprendi, luna che rendi speciale anche la fila dei lampioni, la brina dei campi, i cartelli della statale, quando appari all'improvviso da dietro e fai lucente anche questo ordinario quotidiano, questo nulla, questo troppo, ogni tanto. Bellaluna che sorridi, che catturi gli occhi che ti guardano, luna di tutti o soltanto mia, che ascolti e taci, silenziosa luna, ma qualcuno l'ha già detto prima di me, dimmi quel che sai, racconta quel che vedi, bellaluna d'inverno che abiti dietro la collina, che a guardarti non mi stanco, bellaluna d'oro e d'argento e poi bianca e trasparente e poi di nuovo d'oro e d'argento, gioiello del cielo più delle stelle, sei una soltanto, soltanto tu, bellaluna dolcissima, struggente e perfetta, bellaluna al mattino, bellaluna che sei.

13 agosto, 2011

Luna profumata.

Non saprei dire che profumo sia. E' una sera tranquilla, di quelle con la luna che guarda giù, è luna piena, stasera ed è così bello guardarla da qui. C'è profumo di bello, stasera, i figlioli sono più allegri del solito, più belli del solito, più abbronzati, più biondi, non so. Si dividono i compiti in grande, grandissima democrazia, come avrei fatto se no, a gestire una tale manica di Compagni di Merende. La PrincipessaOmioddio è al cinema con gli amici, mi ha strappato anche il permesso di un gelato in piazzetta, dopo, qui non è' che esista tanto un orologio e l'ora di tornare, è la beatitudine di questo posto, mezzanotte, un pò di più, non è che cambi molto. La luna sorride, profumata di silenzio e di foglie immobili, stasera, nemmeno un pò di vento, niente. I pensieri si lasciano pensare con calma, uno dopo l'altro, morbidi. Tutto è di una semplicità che fa bene all'anima, di un benessere diffuso, come dico raramente, solo quando lo è davvero, solo quando mi sento così in pace, solo quando nessuno dei pensieri che ho mi punge, mi graffia  o mi taglia a pezzi, come succede qualche volta, nessuno dei pensieri che ho mi fa respirare a scatti e mi fa male al cuore, facendomi  sentire i battiti  risuonare nel cervello, che sensazione assurda, eppure, qualche volta mi succede. Non stasera. Non da qualche giorno. Sarà che dormo e dormo di un bel sonno normale, non a nascondermi o a proteggermi, dormo e basta, a rigenerarmi, a farmi bene, a cullarmi quasi. Sarà che evito le chiacchiere da battigia e chiacchiero solo con chi va a me e che, ma guarda, sa fin troppo bene che non è misantropia, ma che qualche volta fa fatica parlare con chi non ne hai voglia e allora fai finta di niente, che pensino quello che vogliono, l'estate duemilaundici sarà ricordata, oltre che per lo smalto turchese come il mare, i vasetti all'uncinetto e lo ZeroSbatti, anche e soprattutto per la rivendicazione del sacrosanto diritto di fare quello che ti va, in silenzio ad ascoltare i grilli e a guardarla questa luna, così bella e vicina che se stai attenta, senti, senti che profumo che ha.

19 marzo, 2011

Aspetto la luna.

Aspetto la luna di stasera, quella grande, quella che dicono sarà uno spettacolo meraviglioso, col naso per aria, io la luna la amo davvero, da sempre, come tanti, mi sa. Aspetto la luna. A cancellare i gionri che vivo e che non mi piacciono, a colorare quelli belli che ho, e che sono di più, che sono tanti e che mi fanno sentire così in pace, migliore, anche più alta e più bella, e più perfetta, che il Cielo solo sa quanto perfetta io non sia, ma chi lo è, alla fine, ma è bello sentircisi qualche volta. Come stamattina, il mio Amico dei Mattoni mi ha promesso che mi darà una mano per un progetto e io, mentre gli raccontavo di come e di cosa, davvero mi sentivo perfetta e un pò felice, e tranquilla, non so, una specie di insieme di sensazioni che non distingui, ma sono vive e reali solo se tutte insieme, come a dire, ecco, stai così, ferma così che non ti può succedere niente. Aspetto la luna, ad ascoltare le cose che ho da dire, serie e stupidissime, quelle che ho da scrivere, da fare, da cucire insieme a farne un mantello prezioso. Aspetto la luna, la luna di stasera e il suo faccione di luce, la guarderò dalla collina, uscirò al buio che buio non sarà, e poi il buio non è così brutto, è fascino e mistero, mi piace, ogni tanto. Io aspetto. Affiderò a questa luna una scatola d'argento, dentro i miei sogni, la ricetta dei biscotti, un nastrino, un bottone e la mia allegria di oggi, allegra tanto da sembrare un pò scema, il sole non c'è, ma chi se ne importa, c'è del bello da queste parti, c'è del buono e del semplice, sottile euforia, una torta nel forno e stasera la luna.

19 maggio, 2010

Vuoi la luna?

Sì, la voglio. Voglio quella di ieri sera, quella sottile sottile, appena arrivata o quasi finita, a forma di ciglia, io l'adoro la luna, la guardo spesso, mi piace, la controllo, la scruto, le chiedo, mi affascina, mi rapisce, mi piace e basta. Voglio la luna a falce, qualcuno l'ha già scritto, o falce di una calante, e allora non vale, non va bene copiare, a pensarci bene non ricordo se ho copiato mai, vediamo, sì, certo matematica sicuro, ma ero talmente oca che sbagliavo anche a copiare. Voglio la luna fine, da mettere al collo come il Make A Wish della mia Amica delle Lampadine, voglio un ciondolo speciale, voglio un giorno di vento freschissimo che soffia da dietro la collina, voglio il tappeto di batuffoli giù dalla discesa, e lo so che fanno sternutire e imprecare e non è che proprio si facciano amare, ma sono uno spettacolo, i batuffoli dei pioppi, che si mescolano ai petali, che si impigliano nell'erba alta, e stamattina il primo bocciolo di rosa nell'aiuola, ma non ci metto troppo il cuore sopra, è già spannato prima di fiorire, le prime fanno sempre così, cos'avranno mai le mie rose,  eleganti, perfette creature che ci mettono un'eternità a fiorire e poi fioriscono tutte insieme e stordiscono con loro profumo di vaniglia, sono inglesi, altezzose e molto snob, mica come quelle dell'omino di fronte alla farmacia, le ho guardate stamattina, le ho annusate anche, mentre soccorrevo l'Illustre che aveva scordato una cosa a casa. Come farà l'Omino della strada, col giardino a ridosso della polvere e dei camion e dell'asfalto ad avere delle rose così fiorite e profumate, diverse però, non è vaniglia, è profumo sfacciato di rosa selvatica, forse è ancora più buono, sa di fresco e di fiorito, appunto, ecco. Voglio la luna e le rose, voglio un giorno perfetto, voglio me com'ero e come forse sto tornando ad essere, voglio avvolgermi in questo venticello, in questa metà di maggio che nemmeno sembra ma è, e non ho pazienza ad aspettare le mie, di rose, magari me le compre, o le rubo all'Omino della Strada, per la luna invece, è più complicato, mi sa.

18 gennaio, 2010

La luna è una ciglia.

Che strano viaggio, nebbia sì e nebbia no, l’autostrada e le sue luci incerte, e poi brillanti, e poi di nuovo nascoste e poi ancora lucide. Nebbia e sereno, diavolo e acquasanta, cotone e inchiostro. E quella luna lì, una ciglia nel cielo, una virgola, un apostrofo, mezzo bordo di un bicchiere, un anellino spezzato, così, di malavoglia. Che luna sarai mai se nemmeno ti si può guardare, ci sei o fai finta, ci sei o ci fai, che stupida sei se nemmeno sei tutta intera, e ti nascondi nella nebbia, e anche quando la nebbia non c’è più si fa fatica a trovarti, ma come, era lì un secondo fa, ma è così sottile, così incerta, così fine e appena nata. Che strani i viaggi così, passi dal niente alle cose, dal nebuloso al chiaro, dall’indefinito al sicuro, dal mistero alla certezza. E non sai quale condizione ti piace di più, cosa ti affascina e cosa ti fa paura, dove ti piace di più stare, cosa vorresti non finisse mai, se una bolla di nebbia e di niente o se il buio lucido e brillante, il sereno perfetto di una sera d’inverno, dove puoi vedere le stelle dal finestrino e quella stupida luna così sottile e assurda che nemmeno sembra una luna.


01 dicembre, 2009

Luna di farina.

Ma la vedi che luna che c'è? Una mentina un pò succhiata, che diventa trasparente, di quelle pastiglie di tutti i colori, come si chiamavano? Rotonda da struggersi, pienissima, stasera. E bella, bella da morire, da mmmorire con tre emme, che viene meglio. E' la luna di stasera, di oggi, di questa giornata da incorniciare, così bella, così piena di grandi emozioni, più grandi di me, forse. Innamorata di questa luna bianchissima, che gioca con le colline dietro casa, appena prima che faccia buio e ancora non brilla, e mi piace di più, la luna è più bella quando è bianca, come di farina, bianca come i sogni, quandi i sogni sono bianchi, che li ricordi così bene, e ti svegli e dici Ho Sognato oppure Era Vero? E' una bella sera. Placida, fatta di niente e di pochissimo altro. Felice di me, oggi, felice di questa giornata da incorniciare, felice dei miei passi e dei miei sogni, di questa luna di farina e del bello che c'è.

03 novembre, 2009

La luna a cena.

Si era già vista da subito, che quella non sarebbe stata una luna qualunque. Quando si hanno di queste sorprese, quando uno, una cosa non se l'aspetta proprio, è ancora più bello, come è più bello e luminoso il sorriso di chi sorride poco, magguarda, non ci avevo mai pensato. La luna di stasera è una luna speciale, ed è bella, così bella che a guardarla ti ci perdi. E' stata lì per tutto il tempo della cena, noi che la cucina dà di là e non di qua, che di là è più bello e guardi fuori anche a colazione, e la giornata inizia meglio se mentre sbadigli guardi fuori, non importa se il pratino vicino o la collina lontana, l'importante è avere del verde da guardare, e non ti stanchi, non ti stanchi mai anche se il paesaggio è sempre il solito, ma che cambia con le stagioni, così. La luna di stasera guardava il passato di verdura nei nostri piatti a fiori e frutti, la tovaglia bordeaux, i bicchieri diversi perchè così mi piace. E ascoltava, ascoltava. Le cose qualunque che si dicono in una casa qualunque in cima alla collina. Stasera, nessun urlo ha scosso la tavola, càpita sempre più di rado, in realtà, ma anche qui, quando càpita, càpita che merita, ed è lo stesso discorso del sorriso, se ci pensi bene. La luna ha sorriso, per le solite cose dei ragazzi, le battute e le scemenze che mi fanno ridere fino alle lacrime, qualche volta, a dire Che Figli Scemi ma a non volerli mai diversi da quello che sono. La luna era lì, sempre lì, e la vedevo anche da seduta, e alla fine ho dovuto abbassarmi a sfiorare il piatto, Cosa Fai, Guardo la Luna e lei guardava me. Aveva cose da dirmi, cose da luna, pensieri dorati, luminosi come lei. Lei racconta fantastiche storie di stelle comete, di missili e navicelle, di astronauti e satelliti. E storie torbide e desideri, preghiere e sospiri, segreti e magie. E sa che l'adoro e che la guardo sempre, ovunque io sia, e sa che sono contenta stasera, perchè è stato così bello averla accanto per cena. La inviterò, un giorno o l'altro. Ma mi toccherà cambiare menù: il triste e avulso passato di verdura non piace a nessuno, figuriamoci alla luna.

18 luglio, 2008

Luna di Luglio.

Non ti acccorgi quando arriva. Ti giri un attimo e poi, voilà, la Regina. Già salita al suo posto, e salirà ancora tra un pò, ma è così bello vederla lì, che se ti alzi in punta di piedi e tendi la mano, forse riesci anche a toccarla, bambina. Tonda e perfetta, luminosa e altera. Ho spesso parlato di lei. Mi piace guardarla. Dà un senso di infinito, di speciale, di lontano, di set cinematografico, così bella, magari qualcuno l'ha dipinta su un pannello e messa lì. E' una luna tranquilla, in queste sere. Tranquilla, come i giorni che passano sull'Isola. Di una serenità calda e sicura, di niente, in fondo, e di tutte le cose che ci piacciono di più, a noi di casa. Amici, per cominciare, cene per mille e chiacchiere discrete. E mare a mille per finire, posti deserti e semisconosciuti, vicinissimi alla Costa eppure così lontani, col silenzio, le cicale il mare di cristallo che ti sembra di toccare il fondo e invece no. E la sera, questa luna magica sorveglia, dal suo posto in balconata. Che tutto sia calmo e regolare, che non si abbiano scosse di pensieri, che le ansie siano lontane miliardi di miliardi di, e che si viva in pace, una lettura, qualche ricamo qua e là, una vacanza semplice di semplici cose. La luna sparirà, con la luce del giorno, col vento del mattino che lucida il cielo turchese: riapparirà stasera, un'impercettibile fettina già mancante, regale e maestosa. Misteriosa e affascinante. All'improvviso, come sua abitudine.

23 gennaio, 2008

Luna accesa.

Ma come, ancora lì? Eppure è già mattina fatta, sono le 7 e 34 e lei è ancora lì, tondissima e luminosa, affascinante, come sempre, ho scritto così tanto della luna che nemmeno me lo ricordo, forse dovrei cercare bene in tutte le Fragole, di quante cose le ho detto, di quanti pensieri le ho regalato, poca cosa, in confronto a tutti quelli che si sono alternati a scriverle odi, poesie, canzoni d'amore. Stamattina era lì, ancora . E' stato un regalo. Nonostante avessi i capelli bagnati e fossi schizzata fuori come al solito, le cose in mano, le chiavi trovate all'ultimo momento e un libro perso, e un 3 da firmare, stamattina tutti miei i figlioli da condurre a scuola. Mi è bastato guardare in sù, un cielo lucidissimo come di vetro, è stato il venticello di questa notte, lo sentivo, con gli occhi semichiusi, che sussurrava alle finestre, Coraggio, Domani Ci sarà Il Sole, niente nebbia e niente freddo e niente caligine sulla città, niente grigio che ti stende e ti fa sentire pesante e insopportabile. E col sole, Lei. Una palla di luce lattiginosa, è luna piena, questa volta, la luna dei desideri e delle storie d'amore, dei lupi solitari, la luna nel pozzo, la luna delle fate e degli gnomi, degli incantesimi e delle follie. Un gioiello del mattino, a strappare un sorriso leggero leggero, i capelli asciugheranno in fretta e pazienza se saranno elettrici e ballerini. Sarà un bel giorno, lo so già. Merito e magia di quella luce nel cielo, di quel sofficino, di quella lampada da notte sul comodino che Qualcuno stamattina ha dimenticato di spegnere.

10 gennaio, 2007

Non si è vista.


Che peccato, ce la siamo persa. Doveva farsi vedere questo pomeriggio alle 5, l'ho sentito alla radio, e già mi ero in un certo senso preparata e un pò emozionata, anche, come tutte le volte che succede qualcosa di straordinario che riguarda la Volta Celeste, che mi attira e mi affascina e un pò mi spaventa, come tutti, credo, per la magia e il mistero e per la nostra totale, completa, assoluta impotenza e ignoranza, anche un pochino, in una materia così...così...celestiale, appunto. Insomma, le questioni delle stelle, delle eclissi e delle comete mi piacciono un sacco, che male c'è? Forse perchè ad Hale Bopp, nella foto, ho legato la nascita della mia picci, anzi, le abbiamo ricamato una storia che nemmeno Asimov, raccontando a Emma che l'aveva portata la cometa, con la sua scia luminosa e bellissima, che vedevamo ogni sera dalla finestra di Pila, a fine febbraio di quel millenovecentonovantasette e le dicevamo, ma quando ci lasci quella bimba che hai lì, seduta a cavalcioni sulla tua coda d'argento? Alla fine, il 4 marzo, la cometa si è decisa e prima di sparire ci ha portato questa bimba burrosa con gli occhi di lago. Beh, insomma, la cometa di oggi invece, non si è proprio vista. Non già perchè fossimo fuori portata, ma Lei, la Cometa, si deve essere un pò scoraggiata. Ma come, si è detta, vivo a due passi dalla Via Lattea, da casa mia posso vedere con facilità Saturno e i suoi anelli, Marte e il suo lago, e pure quella smorfiosa di Venere, e dovrei andare proprio lì, a vegliare per un pò quella distesa di cotone, anzi no, forse si tratta di panna montata scaduta, o meglio, quell'abito da sposa lavato male in tintoria? La nebbia e la pioggia e il buio di questo pomeriggio le hanno fatto cambiare idea, alla Cometa. Ma io, io che con le Comete, come dire, c'ho feeling, io che quando non so cosa dire, un pò balbetto e un pò tossicchio ma alla fine me la sfango sempre, a Lei, vorrei dire una cosina. Spero, Cometa che passando sulle nostre teste e decidendo di non farti vedre, abbia almeno lasciato cadere un pò di quella polverina argentata che ci piace tanto. E' vero, la vendono in barattolini all'Ikea, ma non è mica la stessa cosa. La tua polverina ci serve, sai? Ci serve a fermarci un pò, e a pensare. A non vivere le nostre vite di corsa, a non sprecare giorni e cose, a sorridere un pò di più, a parlarci di più, accontentarci di quel tutto che c'è. Ci serve un pò di giudizio, serve per fermarci un secondo a pensare prima di ferire, serve a non essere privi di contenuti e di traguardi. E di sogni, anche. Spero che mi ascolti. Domani, cercherò la sua polverina nell'aiuola delle rose, guarderò per bene dietro al vaso della miseria e tutt'intorno al rosmarino. L a troverò, lo so già. La conserverò in un barattolino che terrò sul davanzale, e che luccicherà, da lontano, per mille giorni ancora, fino al prossimo inverno, fino alla prossima favola, fino alla prossima Cometa.

11 dicembre, 2006

La luna è un sofficino.



Che strana forma, la luna, ieri sera. Ci ha seguito in autostrada, fino a casa, in una sera spazzata da un vento discreto, le stelle d'inverno, i paesini illuminati come manciate di porporina sul velluto nero. Che bella la luna, ieri sera. Un sofficino gigante, sembrava stesse per cadere, a pancia in giù, e ti veniva voglia di raccoglierla, fare una conca con le mani come quando si beve nei ruscelli, per non farla cascare. Amo la luna, lo sanno tutti, oramai. Mi incanto spesso, la fisso, la studio, ci parlo, qualche volta. E' bella ed elegante, furba e maliziosa. Guarda, luna, i miei giorni di adesso che vorrei fermare. Ascolta, luna, i miei segreti e le mie preghiere, le filastrocche a memoria e le canzoni sbagliate. Raccontami, luna, le cose che sai, i misteri del mondo e le cose che vedi. Farò lo stesso io. Guarderò la tua forma cambiare, mi mancherai quando non ci sarai e ti accoglierò felice, quando ti vedrò spuntare, di nuovo, una lunetta d'oro che si vede appena. Ascolterò, le parole che sai dire anche stando ferma lì, non so se hai dei segreti ma certamente ne custodisci molti e allora tienili e non dirli a nessuno, nemmeno a me. Ti terrò vicina nei viaggi come ieri sera, servirà a illuminare la strada troppo buia, a sentirsi più al sicuro, più sereni e meno soli. Che bella luna, ieri sera. Una luna perfetta e a metà, di una forma strana e di un colore dorato e magnifico, una luna così carina e buona che nemmeno si offende se le dico che somiglia a un sofficino.

31 agosto, 2006

Mezza luna.



E mille cose a metà. Mezza torta nel frigo, con ancora le gocce di cera delle candeline e la panna un po’ squacciata, come si dice, mezza bottiglia di vino, quello un po’ sgasato che si tiene lì per cucinare. Il bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno? E mezza vita ancora da fare e mezza baguette per favore, che sacrilegio tagliarla a metà, e mezzo vasetto di Nutella, così, tanto per tirarsi un po’ su. Mezze stagioni , e cara la mia signora, lo so bene che non ci sono più, mezzogiorno di fuoco e mezzo cuore, un pezzo a te e un pezzo a me. Mezzosangue come il principe di Harry Potter, mezza gomma Brooklyn, di quelle lunghe che non si comprano quasi più, solo confetti che non mi sono mai piaciuti. Mezzo panino per la dieta, mezza mela grattugiata per il picci di pochi mesi, mezza pastiglia per dormire, mezze maniche perché è già primavera, mezzo flacone di profumo per una sera che è LA sera, quella che deciderà per te, quella che ricorderai per tutta la vita. Ricami a metà e libri, corsi, e anche storie a metà, mezze situazioni che non sai bene dove cominciano e dove finiscono, mezzo riassunto, mezza poesia da studiare a memoria perché tutta è troppo lunga e la studieremo più in là. Personalmente, non sono per i mezzi. Sono del genere tutto o niente, lo si è ben capito, mi sa. Ma questa fettina che mi guarda, e che in foto sembra un puntino di pennarello, in questo ultimo di agosto, mi ha dato un’emozione sottile, una specie di mezzo brivido, perchè quando sarà piena andrò via di qua e vi racconterei tutto per bene se non fosse che, disdetta, si fa tardi devo andare, sarei nei pasticci se no, la mia carrozza si trasforma in una zucca. A mezzanotte, appunto..