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30 luglio, 2012

La Raccolta dei Mirtilli.

La si era buttata lì giovedì scorso, Perchè Non Andiamo a Mirtilli Domenica, allettati anche dall'idea di passare due giorni con gli Amici di là, quelli di sempre; quelli delle feste, delle vacanze e delle cene e dei Natali, anche. Così si è partiti. In realtà, si sarebbe dovuti partire all'alba, ma visto il mio sguardo smarrito e la zero voglia anche degli altri, si è deciso così: Si Parte Quando Abbiamo Voglia. E la voglia è arrivata intorno alle 11, minuto più, minuto meno. In realtà ci si aspettava una camminata più leggera, ma si sa, non è che il mirtillo MI nasca così, a portata di mano e per trovarlo non è che si debba andare in piazza San Babila, ma si deve giocoforza salire un pochino. Ho detto un pochino. Io non sono un'amante della scarpinate, men che meno della fatica, abiuro le salite, le sudate, i ciottoli, il mal di gambe, le ortiche, gli insetti, il fiatone, lo sbatti. Bene. Questi ingredienti c'erano tutti, insieme, c'è da dirlo, al gruppo di amici adorati e glorificati, quelli per i quali ti butteresti nel fuoco, per dire. E quindi , oltre al fuoco, per loro ti rechi anche in montagna, ti inerpichi su sentieri scoscesi e impervi, stai in equilibrio sulle rive per raccogliere i mirtilli che la tua Amica della Pastiera ti ha sfranticato l'anima che vuole farne marmellata e gelatina congelarli pure. Bambina, te ne porto quanto vuoi, in deliziosi cestini verdini, in un bel sacchetto di cellophane con il prezzo sopra, comprati in meno di due minuti all'Esselunga, con l'aria condizionata e in tutta scioltezza. Nossignore. Ella vuole quelli del Monte Soglio. E perciò, poichè l'adoro, soffro e mi reco.
Da lassù, il panorama è una delizia.

Non è stato così tragico, alla fine. A lamentarmi ci ho provato un pochino, sempre l'ultima della fila, anche dopo i bambini, anche dopo un papà con 15 chili di bambina nello zaino, io dietro, zitta e compunta, a scrutare fra le foglie e cercare i benedetti mirtilli. Che Lui, il Mirtillo, non è che si palesa e dice Son Qua, no, esso si nasconde alla vista e ha il cattivo gusto di crescere e prosperare in mezzo ai rovi, fra le ortiche, fra le foglie di melissa e di menta, fra l'erica bianca meravigliosa e selvatica. e poi, ci vuole mestiere, Lui MI è delicato, non è una mela che prendi e tiri giù, Lui lo devi prendere con due dita e stare attenta a non schiacciarlo, sennò la marmellata la fai in loco, direttamente, lo devi posare con grazie nella scatoletta verdina che ha portato la Elena, o nel contenitore di Silviaeeugenio, se no è la fine. 
Camminare in montagna non è poi tutta 'sta traGGedia, sono io che son noiosa ma con le Amiche giuste riesci pure a chiacchierare, e devi stare attenta a non scivolare dal troppo ridere giù per un dirupo. Di mirtilli ne abbiamo raccolti parecchi, forse non per barattolate di marmellata, ma di sicuro un bel pò di muffin verran fuori. E loro, le Canavesi, di cucina ne sanno, eccome se ne.

Cionondimeno la prossima volta mi organizzo.

Voi andate a mirtilli e io scialla a casa vi ricamo in pochissimo un bel quadretto.
E vi faccio pure una crostata.

Uhm....mi sa che mi urlano dietro, mi sa.

17 marzo, 2011

Bellafesta.

Si potrà dormire fino a tardi, andar per musei, fare un giro in centro col naso per aria a guardare le bandiere alle finestre, mettere le Superga tricolore, preparare spaghetti al pesto, al burro e al pomodoro e metterli nel piatto tutti insieme. Basterà pensare a qual che siamo, che siamo stati, quel che vorremo e vorremmo essere. Non piove più, è un bel giorno per far festa, alla nostra storia, alla nostra cultura, a noi . Nonostante tutto.



05 dicembre, 2010

Come, un negozio?

In verità me lo ero sempre immaginato così, un posto. Un posto per fare cosa. Un posto per la sede del Cuore, per esempio, e mi sembrava di esserci quasi arrivata dopo una serie lunghissima di trattative e incontri e progetti  e perdite  di tempo, che ho scomodato architetti e ingegneri e fabbri e idraulici che mi hanno fatto tutti i disegni  aggratis, ma poi, quelle che si fanno chiamare Autorità Locali di questa cippa, signooooooora!, hanno cambiato idea e allora addio alla sede. Ma non me ne frega, io vado avanti per altre strade, dovessi mettersi un centinaio di anni. Però ho tutto in mente così chiaro, così perfetto, così assolutamente come dovrebbe essere. Le pareti sono bianche, una di loro ha una tappezzeria a  pois, e bianco è il pavimento a lunghi listoni di legno, e i mobili sono tutti un recupero, ci sono credenze bianche e vecchi comò, poltroncine a fiori, cuscini ricamati. Il tavolo è lunghissimo, viene da una vecchia merceria, e ha un ripiano di sotto pieno zeppo di cestini, pieni zeppi di nastrini, di gomitoli, di carta a fiorellini, e vasi di vetro pieni zeppi di bottoni e bottoncini. E sedie e divani un pò lisi,  e vecchi tappeti, e ovunque teiere e tazze da thè, ce ne fosse una uguale all'altra, ma vanno bene uguale, perchè noi qui il thè ce lo facciamo ma ben sul serio, quando vengono tutte quelle di Torino e di Milano, che è sempre una festa, poi. 


Un negozio dove vendere, per un pò, mica per sempre, delle cose carine, fatte da me, dove ci si possa ammazzare di chiacchiere e magari trovi posto un camino, anche dei libri, perchè no.
Ecco.
Quello che ho fatto qui, in questa domenica, è stato proprio questo. Ho arredato questo negozio, ho messo persino il cestino di legno, quello con le ruote, ho portato un thè arancia e cioccolato che ho comprato a Roma alla BiblioTea con Betta. Ci ho messo le ultime cose che ho fatto, qualcun'altra la sto ancora facendo. 
Non so bene perchè l'ho fatto, mi piaceva l'idea che qualcuno passasse a trovarmi, coraggio, ci sono delle sedie laggiù, fuori fa un freddo becco ed è per questo che ho messo l'acqua sul fuoco. Quante tazze?

09 giugno, 2010

Non bello.

Non è sempre Natale, Pasqua e feste comandate. Non è sempre tutto bello, profumato, dolce, morbido e carino, e gradevole. Non è che è sempre domenica, ho un regalo per te, una sorpresa, un pacchetto da scartare, un mazzo di fiori, un vassoio di dolci, non è sempre cioccolata o marmellata, non è sempre Gucci e Prada, non è sempre tutto lucido e perfetto e stirato e in ordine e carino e bello da guardare.

Qualche volta ci sono cose da fare che proprio ne faresti a meno, eppure van fatte, eppure si va. 

14 maggio, 2010

Dichiaro.

Dichiaro ufficialmente concluse le 2 settimane più odiose degli ultimi dieci anni.
Dichiaro che da questo momento e fino a data da destinarsi, gradirei, ciel volesse, non avere più a che fare con i seguenti attrezzi: stampelle, pronto soccorso, sala gessi, ghiaccio, antibiotici, tachipirine, aerosol, lastre, citrosodine, enterogermine, spremute, gocce, risonanza magnetica, antibiotici, medici, caposala, ricette, tessera sanitaria, ticket, primario, accettazione, controllo, garza e i mazzi e i contro mazzi.
Dichiaro che da questo preciso istante non farò più nulla o poco più e per l'intero week end.
Ecceccavolo, e forse ci stava meglio un'altra parola, liberatoria e con più z.

Letto, confermato e sottoscritto.