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14 maggio, 2020

Il Rifugio.




A volte serve.
Non necessariamente un luogo, non una spiaggia, non un'isola, o una strada.
Qualche volta, rifugio può diventare qualsiasi cosa.
La Feltrinelli, per esempio.
Dove leggere e annusare e accarezzare le coste dei libri già letti come a dire, Lo So Chi Sei.

O una profumeria dove provare tutti gli smalti e i rossetti, i profumi quelli no, ho sempre il mio e non mi piace mischiare, nemmeno nelle cartine che ci spruzzi sopra e poi si perdono nella borsa e alla fine la borsa sa di buono ma non sai che buono sia perchè non ti ricordi che profumo era.

Ho avuto voglia di rifugi molte volte nella mia vita, ho avuto bisogno e desiderio e forse, anche un pò paura, quando dal mio rifugio non avrei voluto uscire più.

Sono stati mesi in cui ci si è rifugiati a casa, dove il rifugio era salvezza e dubbio e paura e sollievo.

Mi sono rifugiata anche io, e in tutte le cose che ho fatto e detto e pensato, mi ci sono seduta, sdraiata e davvero non ne avevo voglia di uscirne più. Dai pensieri, dalle cose, dagli angoli della casa che un pò ho scoperto, spostando mobili, usando piatti, mettendo tende.

E mi sono ritrovata, la mia parte di divano, i libri che ho riletto, quel lavoro improbo di ricamare una canzone intera su una coperta, il rivivere di certi pensieri, di certi stati d'animo che credevo persi per sempre, e invece, eccoli lì, intatti.

Non si cambia mai veramente, con un'anima ci nasci, te la cuciono addosso e cresce insieme a te, come la tua ombra,  come fa Wendy con Peter, e cammini e cammini e la tua ombra è sempre lì, e puoi girarti di scatto, nasconderti o far finta di scappare, sarai sempre tu.

Cercherò rifugi ancora e ancora, un abbraccio di quelli veri quando finalmente si potrà, porterò con me la mia ombra e tutte le esperienze e i calci nel culo e i baci che mi hanno fatto diventare quella che sono diventata fino a qui.

Chissà chi diventerò domani. 
Ho un quaderno rosa dove scrivo tutto, non voglio scordare nulla, nemmeno le cose più brutte.
La mia ombra ed io ne abbiamo passate tante. 
Ma ogni volta che mi giro di scatto o faccio finta di scappare o nascondermi, lei mi guarda.

E finalmente, ride.

La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...