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01 agosto, 2018

Le Cartoline.

Nessuno le scrive più, oramai.
Se proprio vuol far sapere a qualcuno che lo pensi da un luogo di villeggiatura, meglio una foto del tramonto, o una granita, o un'immagine di te sul materassino. Arrivano subito e senza troppa poesia.

Ma a me, le cartoline piacciono sempre.
Mi fermo spesso a guardarle, qualche volta le compro anche, ma non le spedisco. Pensa alla faccia di chi riceve una cartolina, adesso.
Eppure, ne ho sempre scritte tantissime, e ricevute, ultimamente, qualcuna, dalla mia amica Renata, per esempio. Le ho conservate tutte.

Da ragazzina, passavo l'intera estate a Varigotti, in Liguria.
A una settimana dalla partenza, appena dopo aver finito i compiti delle vacanze, c'era, per mio fratello, mio cugino Maurizio e me, il Momento Cartoline.
Una noia mortale.
Ci si doveva ricordare del vicino di casa, della maestra, delle zie, della nonna...
Ma Cosa Le Scrivo Che La Vedo fra Poco?
Scrivi Che ti Diverti.
E poi tutti quei codici postali, mio nonno aveva un libriccino con tutti gli indirizzi possibili, ma non saprà mai che spesso, anzichè andarle a spedire alla buca rossa in vico Mendaro vicino al'Evelina, passavo prima dalla spiaggia a vedere chi c'era, e magari mi fermavo pure per il bagno o per giocare a pallavolo o chiacchierare. Le cartoline? Riportate a casa e consegnate a mano. 

Mi piacciono le cartoline e i loro espositori.
Quelli che girano, più di quelli fissi.
Mi piaceva farli girare, e trovare quella più adatta, sempre col sole, e senza scritte, spesso ci scrivevo un poema dietro e mio nonno mi diceva di stare molto attenta,  che il postino avrebbe letto tutto, allora cercavo di scrivere cose belle e in bella scrittura. Che scema.

L'espositore dell cartoline gira e gira. Lentamente se vuoi scegliere. Più forte se non sai che fare.
E càpita che,  a farlo girare troppo,  prenda una velocità supersonica, incontrollata, e giri e giri come una giostra immaginaria. E con la velocità, le cartoline scivolano fuori dai loro spazi, i tramonti, le spiagge, le barche, le luci, e SalutiDa vanno ovunque, sottili come sono e il vento le trascina, e le porta lontano, nei posti più impensati, e vanno e vanno e tu non riesci più a controllarle, e non sai più dove sono, e anche se le cerchi non le troverai e non potrai più metterle al loro posto, nell'espositore che gira.
Ormai, sono andate in giro per il mondo.

Così come certi amori, non sai più dove si sono cacciate.
Così come certe parole, che hai fatto uscire e disseminato per il marciapiede, sotto alle macchine, financo in cima alle palme di Vico Mendaro, non riesci a recuperarle per metterle al loro posto.
E arriverà l'inverno e le troverà, l'estate e le ritroverà, ingiallite dal sole, scolorite dalla pioggia, ma saranno sempre lì, sparse.

Scrivevo sempre Tanti Cari Saluti e Tanti Baci.
Chissà dove sono andati i baci che ho scritto sulle cartoline.
Chissà dove vanno le cartoline che spedisci nel mondo.
Restano sempre
Come certi amori, come certe parole.








06 aprile, 2018

Di plastica.

è un pò come con i fiori.

ne hai cura, li annaffi, ti assicuri che abbiano la luce giusta, il giusto calore, e loro no, dopo un pò se ne fregano delle tue cure. E spariscono.

Succede coi tulipani, che sono forse i più onesti. vanno via un pò alla volta, cade n petalo, poi un altro e alla fine resta solo lo stelo.
Con le rose invece no, le rose ingialliscono, si accartocciano s loro stesse e poi crollano, di lato.
Delle orchidee non ne parliamo proprio, le mie nemmeno fioriscono, e tanti saluti.
Dei giacinti poi, La Grande Illusione, fioriscono rigogliosi anche dopo un inverno di gelo e profumano, profumano così tanto che ti fa male la testa e tu dici, ma guarda, guarda come fioriscono questi giacinti perfetti. Una settimana, forse due. Fine.


Meglio i fiori di plastica. Che certo non profumano ma almeno non ne devi avere cura, non devi perderci un mare di tempo, non li devi piantare, innaffiare, cambiare l'acqua nel vaso, niente.

Al mercato cinese puoi avere un fascio di rose rosse a meno di 5 euro. Saranno per sempre.

Una volta scrissi che collezionavo fiori di plastica e aurore boreali, mai che ne avessi vista una ma non è detto.

Non colleziono fiori di palstica ma libri, quaderni e stilografiche dai colori impossibili, colleziono perle vere e promesse, sassi di mare e sassi sul cuore, che alla fine sono la stessa cosa.
Colleziono sbagli, offese e abbracci veri,  frasi da cioccolatino, frasi belle che tengo in un cassetto segreto, alcune dette, alcune scritte. Frasi che mi hanno fatto male, frasi che mi ripeto quando voglio essere forte o devo farla, frasi dei libri che sono come se le avessi scritte io, così belle da passarci sopra il dito ogni volta, come ad accarezzarle, come a dire Grazie delle Cose Che Mi Insegni, nessuno le ringrazia mai le parole, le canzoni, dovrebbe pensarci qualcuno e se non ci pensa nessuno lo faccio io.

Insegna anche il male, insegnano anche gli schiaffi e i calci in culo, che non è mai la giostra, mai o quasi. Facciamo mai.

Sbaglio ogni giorno e ogni giorno vorrei imparare.

A fare il sushi, a fare i conti, a non avere paura, a non avere sempre questo vento forte in mezzo allo stomaco, come il maestrale quello forte, che mi fa dire ecco, cosa succede fra un minuto, e invece non succede niente e tu sei lì che aspetti in mezzo al vento e niente, non succede niente, e questa è l'ansia, signori, quella forte come il maestrale forte.

Imparo, dalle parole che scrivo a sentimento in un pomeriggio di sole bello, che ho dei fiori nuovi sul davanzale, che sono veri e colorati e che non voglio pensare a quando non ci saranno più, Io Ci Sono Sempre, dice la gente, lo dice a me, che c'è e io, io ci sono sempre, sì, ma loro mai, o quando devono esserci davvero non ci sono, e allora, Ma Cosa Lo Dici A Fare Cosa.

Imparo anche dai fiori di plastica, a loro non serve l'acqua, la terra buona, l'innaffiatoio, loro sono belli sempre e se ne fregano del mondo e dell'universo tutto, sarò così, me ne fregherò del mondo e del cielo e del terra, sono una rosa di plastica, quelle che mettono agli incroci, non mi serve niente, non la vostra acqua, non la vostra terra e la vostra luce, io sono rossa sempre, di velluto sempre, con le foglie sempre, sono una rosa di plastica, comprata con altre mille a meno di cinque euro al mercato dei cinesi.






15 marzo, 2018

Succede solo quando piove.

Alla fine non mi dispiace, la pioggia.

Per un giorno, massimo due.

Mi piace il rumore che fa sui vetri, le goccioline che scendono dai rami del pino qui davanti, quello che guardo la notte, la mattina e sempre, e che è un condominio per pettirossi. Una volta, ci ho visto pure uno scoiattolo, ma non ci giurerei.

Quando piove, succedono cose strane. Sarà l'odore dell'acqua, di erba bagnata, di cielo stremato, di zolle fradicie, che poi è fango e si attacca alle scarpe e ti fa i passi pesanti, ma è così bella questa pioggia sulla faccia, e quei minuscoli diamanti sull'erba nuova e sul muschio di smeraldo. Ma piove, piove e basta, piove fortissimo e sono uscita lo stesso, un cappello sghembo che sarà fradicio come  e più di me fra poco, avevo voglia di annusare questa pioggia, voglia di raccontarle qualche cosa, respirare un pò la collina immobile, verrà anche la nebbia, stanotte, mi sa.

E cosa ti racconto pioggia, questa sera, che è primavera fra pochi giorni e nessuno lo sa, che non c'è un fiore nè un colore nè nulla, e nemmeno un profumo, che i giacinti nel vaso hanno fatto un tentativo ma sono ancora tutti abbracciati a loro stessi, guardinghi, meglio non fiorire, Non Fioriamo Ancora, Dillo Anche agli Altri.

I pensieri della pioggia e il cuore fermo, non felice, non triste, fermo, che non balla e non salta, fermo, che non ascolta e non racconta. Fermo.
Racconta a lui le cose che sai, che la pioggia è falsa, falsa come il mare, l'acqua non ti dice mai la verità, mai una volta. Ci prova, si fa profumo e seduce, si fa goccioloni perfetti o gocce piccole invisibili, ma bagna sempre e non solleva, non cura, non fa niente. Scende e basta, bagna e basta, e non ascolta, non risponde, nè consiglia, lascia stare.

Arrènditi alla pioggia, come ti sei arresa al mare. 

Al mare falso che perde e scorda i segreti che gli affidi.
Alla pioggia scema, che scende forte, che ti piace per un giorno, massimo due.

05 gennaio, 2018

L'Universale Teoria del Sempreverde.


Stona un pò

E' verdissimo, bellissimo, brillantissimo.
In mezzo alla vigna esausta, al prato inesistente, agli altri alberi spogli, secchi, curvi, stanchi, già stremati da tanto inverno, ma come, se è appena iniziato. il sempreverde svetta, su tutti, lucido e seducente.

Resta bello sempre.
Non gli importa del gelo, della neve promessa e mai arrivata fino ad ora, delle notti buie che qualche volta la luna si degna di vincere sulla nebbia,e allora sale in cielo, così tonda da fare paura, e illumina lo sfacelo intorno e la sua fierezza.
Il sempreverde è sempre lì, sempre verde, e che bella parola è sempre e che fortuna hai, ad averla nel nome. Sempre.Senti come suona bene.

Così, sei sempre tu e sempre io, e sempre bello, e sempre insieme e sempre vicini, e sempre e per sempre, potrei scriverne una paginata di sempre, e non mi stancherei. Per sempre.

Faccio mia la Teoria del Sempreverde e rimango verde anche io, per questo anno nuovo che bussa così forte e che io faccio finta di non sentire, resta fuori ancora un pò che non ho voglia di farti entrare, non ho voglia dei tuoi giorni pesanti, e di tutte le cose che verranno, non ho voglia di te, delle tue date, dei tuoi anniversari, dei tuoi compleanni, che saranno uguali a sempre.
Ma resto verde.

Resto verde nella brina, nel freddo pungente, resterò verde sotto al sole e in mezzo al mare, non sfiorirò, non seccherò, non perderò le foglie, sarò lì, ferma e fiera e non mi farò scalfire nè tagliare, nè potare, e aspetterò l'alternarsi delle stagioni, il vento, la pioggia, la grandine, i temporali, i tuoni e i fulmini e tutto quello che questo anno porterà sul prato e sulla vigna e sulla collina e sul campo e tutto intorno.

Io resterò sempre lì,
Sempreverde.
Sempre verde.
Sempre io.
Sempre.

19 maggio, 2016

Sogno sempre il mare.

Ho bisogno di uno bravo.
Uno bravo a interpretare i sogni.
Sogno cose strane.
Tremende certe volte.
bellissime altre.
E spesso, il mare.

Quasi sempre. E mai calmo. 
Lo sogno in tempesta, come quella volta al Giglio, che mai più sono stata peggio di così, in mezzo al mare, intendo. Lo sogno con le nuvole, coi fulmini orizzontali, con le onde più grandi di me e io che voglio gridare e non ci riesco.
E poi, lo sogno da terra, da una balaustra che guarda giù, e si vede la ferrovia, e io che aspetto e aspetto, e cerco di leggere il nome del paese e non ci riesco, e pioviggina finissimo, e poi mi guardo le mani e sono azzurre, come se il cielo mi fosse piovuto sulle mani.

Che strana cosa sono, i sogni.
 Metti insieme cose e situazioni della vita reale, un compagno di scuola che non vedi da secoli, gente famosa, che magari ti sposi pure, è successo qualche sera fa, che ridere.
Io me li ricordo i sogni, anni fa qualcuno deve avermi detto che era belo segnarli su un quaderno appena sveglia, perchè se non te li ricordi è una delusione, Ho Sognato Ma Non So Cosa, ho sognato ma non mi ricordo. 
Io, invece, mi ricordo sempre.

I sogni forse sono la parte di noi che nascondiamo di più, quella che ci fa capire delle cose, per quanto ingarbugliati e strani siano, portano sempre un fondo di verità, qualcosa che si colleghi alla vita vera. O forse proprio no.
Sogno il mare perchè lo amo.
Sogno il mare perchè ne ho voglia, perchè mi guarisce dai pensieri pesanti e dalla malinconia. E mi ricorda cose bellissime, giorni bellissimi, e persone che non ho più. Forse, è proprio per questo che lo sogno così tanto, perchè mi illudo di ritrovarle.

Così, raccolgo i miei sogni, li scrivo fitti su un quaderno, e lo tengo lì. Non lo rileggo mai, forse non è ancora il momento, scrivo tante di quelle cose che non legge nessuno e che tengo per me, scrivere e leggere sono una terapia, forse lo è anche sognare il mare.

E forse, la tempesta che vedo è quella che si ha dentro, ognuno di noi ha una tempesta nel cuore, che gli piaccia o no, che la senta o no, le tempeste sono quelle che poi fanno il cielo più bello e il mare più calmo, liscio e di velluto, con le ondine leggere che fanno ssssshhhhhhh appena appena, non quelle rabbiose che si infrangono sugli scogli e  sono forza e bellezza, come quelle di Capo Testa che da terra sono uno spettacolo di energia che non ha uguali al mondo.

Forse, la mia energia la prendo proprio da lì, dalle onde che sogno le notti che qui c'è il vento e metto insieme il vento vero con le onde finte, e non so più bene se sono su quella balaustra a guardare giù o se sono nel mio letto, e comunque, chiudo gli occhi forte perchè non vorrei svegliarmi mai, perchè il sogno svanisce, le onde che hai solo immaginato vanno via e il vento vero ha solo scompaginato l'aiuola delle rose che adesso è tutto un tappeto di petali color pesca e rosa, e arancio e lilla.

Spero che il mio sogno sia rimasto sotto il mio cuscino.
Stasera, forse lo sognerò di nuovo.
Chissà.



23 febbraio, 2016

La Strada del Bosco.

Mi piacciono i boschi.
Anche quelli che fanno un pò paura.
Così come la fabbriche dismesse e le case abbandonate.
Mi piacciono i boschi fitti e che sembrano senza uscita.
Soprattutto quelli.
Quelli che a un certo punto sei proprio da sola, lì in mezzo.

Ho un bosco dietro casa.
Inizia proprio a metà di un sentiero scosceso, dove se non guardi dove vai ti inzàccheri di fango d'inverno e inciampi  in estate.
Il mio bosco ha alberi altissimi, da lì non si vede il cielo, e certo, se no, che bosco sarebbe.
A metà sentiero, c'è un punto dove potresti essere ovunque, non ti vede nessuno e tu non vedi altro che alberi e rami e mucchi di foglie e muschio. E tronchi.

A volte, quando faccio tardi e il sole va giù, e io sono ancora lì, lontana da casa, ha qualcosa di spettrale e un pò sinistro, ma solo in inverno.
D'estate invece, è una festa di colori e di profumi di verde, di acqua fresca, e senti le cicale,i grilli e qualsiasi tipo di animale tu voglia immaginare.
e immagini.
Perchè è dal bosco che vengono le storie più belle.
E' da qui che inizia la fantasia delle storie, è dalla paura del buio, dalla sensazione di essere soli, vulnerabili e in pericolo. Quando invece, sai benissimo di no.

Il Mio Bosco è un bosco speciale, sostituisce il mare certe volte, ascolta, racconta, raramente risponde.
e le volte che lo fa sono risposte vellutate e misteriose,  fa frusciare le foglie, fa cadere un ramo, fa attraversare velocissimo un leprotto, una volta, anche una biscia. 
Sta a te raccoglierne il significato.
Perchè il bosco non è che ti parla.
Ma tu, tu conosci la sua lingua e il suo sentire. per questo sai.

Oggi mi spingerò fino al Mio Bosco, non c'è il sole e non c'è niente e nessuno, voglio perdermi e sentirmi persa, voglio raccontargli delle cose, sentiamo quello che ha da dirmi, gli parlo sottovoce, col Bosco non serve urlare nè bisticciarci, è tempo sprecato.

Gli racconterò delle cose che ho perso e di quelle che ho trovato, di quello che credevo, di quello che pensavo, gli dirò del mio coraggio, di certe piccole felicità e di grandi dolori, della mia paura fottuta di tante cose, paura che ho imparato a tenere a bada, ma non sempre mi riesce, e ogni volta sono esercizi di spavalderia e di MaCosaVoiCheSia che mi lasciano stravolta e spossata, che nemmeno dormire dieci ore filate mi salva mai. E infatti.

La realtà è che mi esercito da sempre ad essere forte e quando credo di esserci riuscita, ecco che ho paura.
Mi metterò alla prova nel Bosco, lui sì che mi darà una mano.
Certo, non so come.
E dovrò stare attentissima e concentrata, per saper cogliere il segno giusto, per capire bene che cosa hai da dirmi, Bosco Incantato dietro casa, luogo magico dove non si vede l'inizio nè la fine, soprattutto la fine, per le volte che mi ci sono addentrata e sono tornata indietro di corsa, ancora una volta fregata dalla paura.
Chissà cosa mi dirà.
Privilegiata per sapere interpretare il linguaggio del Bosco, per il quale non servono libri e dizionari ma solo cuore e sensazioni, alla fine puoi dare alle sue risposte il significato che vuoi.

perchè conosci la sua lingua e il suo sentire.
per questo sai.








11 febbraio, 2016

Il Prima e il Dopo.

                                   ph.HelenaWantsMore


Ci si ferma a pensare.
Si pensa spesso.
Ci si ritrova come stordite a fissare un punto nel cosmo e a pensare.
Come assenti.
magari al semaforo.
magari in fila da qualche parte
o prima di dormire.

E allora, ecco.
Prima di quello, prima di quella volta, dopo i bambini, dopo quel viaggio, prima di avere questa casa, prima di quella vacanza, prima di quel dolore, e subito dopo.
E dopo Natale, e prima di me, non era così prima, non fu più lo stesso dopo.
Cose così.

Regina dell'  E 'Possibile, Vestale del Chissà, Magari, Forse.

Ci si arrampica in ragionamenti complicati e nemmeno tanto piacevoli, collocarsi in spazi temporali, avere la presunzione di sapere, di capire sempre tutto, di avere la soluzione a tutto, lo sciroppo per la tosse, la polverina per le formiche, la candeggina per levare quella macchia.

Inutile
tutto assolutamente e completamente inutile
Non so come e non so perchè, anzi so perfettamente come e so perfettamente perchè.
ma non voglio più prima e non voglio più dopo.
Anche se ci si deve fare i conti, non li voglio più.

Voglio i Qui.
E gli Ora.
Voglio gli Adesso.
Voglio gli In questo momento
Nemmeno domani, adesso, ora, in questo istante.
E il Prima e il Dopo, non esistono più.

E' un bell'esercizio, forse ci si arriva col tempo, ma ci si allena con piacere e alla fine si conquista una serenità non comune, un'incoscienza sottile e meravigliosa, un pò vigliacca, forse, di quella vigliaccheria che ti salva la vita, in qualche modo, una sorta di incantesimo dal quale chissà se ci si sveglierà mai, e non è nemmeno importante quello, alla fine.
un egoismo morbido e lucente, che m'importa del mondo, che m'importa del resto, di ieri, di dopodomani, di fra un mese, financo di fra mezz'ora.


Qui, e adesso.
Senza soluzione, con un'alchimia perfetta fra desideri e ragionamenti, fra passione ed energia, giri di valzer che la testa fa col cuore, biglie colorate in un vaso trasparente, pastelli a cera per colorare tutto, ma non domani, non ieri, adesso e qui.

Ho una tovaglia pasticciata coi pastelli a cera, coi quali nemmeno la candeggina ha potuto nulla, la tosse non ce l'ho nonostante il gelo e le formiche, alla fine, che fastidio daranno mai.







16 gennaio, 2016

Che male c'è.


A lasciare il letto sfatto ancora un pò.
A spalancare la finestra e fare entrare questo profumo di buono, questo gusto di inverno zuccherato col sole bello della collina, e questo odore di terra e di erba verdissima.

Che male c'è a lasciare le tazze della colazione ancora sul tavolo, a ciondolare e a guardare fuori, in realtà sono uscita anche sul terrazzo per un pò in pigiama, e scalza, che è da squilibrati, a gennaio, ma quando ti acchiappa la voglia di uscire e guardare il cielo, il sole, le ortensie quasi stecchite e il pratino, non è che si ha tempo di ragionare e di dire FaFreddoMiCopro, no, sarebbe come far svanire l'incantesimo, voglio uscire, esco, fine.

Programmi, nessuno o quasi, forse una corsa più tardi, vediamo se riesco a fare un giro in più e se non ci riesco, fa niente.
Ho sempre una faccia stravolta dopo che ho corso, non sono brava a resistere alla fatica, un pochino, forse, ma poi dico, ma che male c'è se mi fermo sotto il noce, se non arrivo fino a chissà dove, chemmimporta.

Un sabato indolente mi aspetta là fuori, o qui dentro, o chissà dove, voglio fare quasi nulla e quasi tutto, lo deciderò via via.

Voglio un giorno bello, mi organizzo per bene alla felicità, alla MIA felicità, alle cose che mi piacciono, a momenti solo per me, forse in città, o forse qui, qualche chiacchiera con un'amica ma anche il silenzio di questa casa, di sera forse meno, ma di giorno, questa casa silenziosa ha un fascino speciale, puoi chiudere gli occhi ed essere dove vuoi, se vuoi, puoi trovarti in un momento su una spiaggia, ad un check in o nella medina,  

Che male c'è a non fare niente, a scrivere elenchi di cose da fare e lasciarli lì con una sorta di compiacimento, lo farò domani, dopodomani, la settimana prossima.

Ascolto quel che ho da ascoltare, negli altri e in me, mi racconto delle cose belle per non sentirmi troppo sola, funziona sempre, faccio un giro intorno al tavolo della cucina a passo di danza, mi faccio un bagno coi brilli, mi sfondo di lettura e di film fino a domani, faccio la maglia, svuoto la lavastoviglie e finalmente rifaccio il letto,ci metto le lenzuola con le farfalle, così, mi sembrerà di dormire o non dormire in un giardino segreto e bellissimo, che soltanto io so dov'è.
Ma non adesso.
Adesso il letto resta così, che male c'è, alla fine.




13 gennaio, 2016

Guido fino al mare.




Stamattina non torno a casa.
non giro a destra, dopo la tange, come la chiamano i miei figli.Vado dritta.
Prendo l'autostrada.
E guido fino al mare.

Ci sarò in un'ora scarsa, e già al biiip del Telepass mi sentirò come libera, come già lì, non so.
Al mare, il mare è mosso.

E a me piace.

Ho passato ore a guardarlo dal molo di Varigotti, dai massi che non ci sono più, seduta lì con le gambe a penzoloni, a graffiarmi poi, per scendere giù.
Ci tornerei.
Oggi, domani, sempre.
Il mare mosso è per me l'energia, il cambiamento, le  cose che si scompaginano per un pò, e tutto poi torna come prima, ma in quel momento, che magnifica esplosione di schiuma e di sssshhhh delle onde che sbattono sulla riva, e poi dolecmente tornano indietro, per tornare di nuovo, più forti di prima.

Il mare in tempesta, se visto da terra e col sole, ma cusgodisce in sè il segreto del mondo, e a lui posso affidare anche i miei, qualora ne avessi.
E chi non ne ha, alla fine.
Oggi, una matttina di sole lucido, di un'alba rosa, di un freddo appena appena, nemmeno tanto, ho ballato in macchina in ritardo verso la scuola con mia figlia, è stato un bel risveglio anche per lei, non mi va che vada a scuola assonnata e in ansia per gli esami e facciamo sempre un pò le sceme.
 Più io che lei, stamattina. E Cindy Lauper era perfetta. Chissà cosa ho pensato l'omino del furgone, al semaforo.
E chemmimportammè.

Ho mille cose da fare e una bella sensazione. Hanno rubato l'inverno, la neve, il gelo, i vetri ghiacciati, i brividi e la tosse.
È una bugia, l'inverno quello vero arriverà ma io non ci voglio pensare, cercherò un muretto e mi metterò a contare le onde e a vedere quanta bellezza è stata preparata solo per me.
Per questo, guido fino al mare.





26 ottobre, 2015

Ci voleva la nebbia.

E quanta stamattina.
La strada che sparisce, le foglie gialle che spiccano di più, i fari che brillano male, come non messi a fuoco, non so come dire.
La nebbia mi piace.
Lo so che non si dice, ma è bella, a modo suo.

Ci ho inventato storie, fatto viaggi impossibili, ci ho corso dentro e sarà meglio che riprenda, si corre meglio dentro alla nebbia, l'ho guardata miliardi di volte, dal divano, dal letto, nei miei guardare fuori che fanno male, qualche volta, in piedi con la fronte stampata sul vetro, Ma Cosa Guardi? Non So.

La nebbia ha un suo perchè, una sua ragione ben precisa, nel disegno della natura e delle cose, nulla è lasciato al caso, nemmeno lei.

La nebbia è velluto incolore che ti fa uscire i pensieri più belli, non è vero che fa malinconia, certo, qualche volta sì, ma più spesso ti fa romantica e calma, non è pioggia a innervosire, o caldo afoso a stremarti, o neve candida che fa allegria. 

La nebbia racconta sottovoce le storie che sai a memoria ma che solo con lei saltano fuori, ti porta profumo di funghi e umidità, e castagne e noci da raccogliere sotto l'albero e spaccare con la pietra sul muretto.

Ti racconta di misteri e di segreti, di piccolissime magie, le cose che nasconde fino all'ultimo e che ti appaiono all'improvviso, come certi pensieri, come certe soluzioni a questioni con le quali ti lambicchi il cervello da giorni. Era così facile, come ho fatto a non pensarci prima.

Con la nebbia sono più tranquilla, mi piace  e non mi fa paura, ci sono nata, ha un fascino speciale per me che vengo dalla bassa, regala al mio giardino un mantello nuovo, opaco e morbido, certamente elegante, decadente e un pò nostalgico, non per questo triste o scialbo.

Lascio che la nebbia faccia il suo dovere, la guardo dalla finestra e me la prendo comoda, mi racconto una storia nuova così, giusto perchè c'è l'ora solare e farà buio presto, metto in fila le cose da fare e le faccio con calma, la storia sarà lunga, me l'ha raccontata la nebbia, e lei di storie corte non ne sa.





14 luglio, 2015

Smeraldi.

ph.wishespleasure.tumblr.com
è un luglio gelido.
è un luglio che non sa
è un luglio che non me me sono accorta

è un luglio che vivo, come posso, come riesco, cercando le cose belle anche dove non ci sono
le troverò, sono sempre stata brava a trovare smeraldi nella polvere
e mi ci sono fatta collane e diademi e braccialetti col filo da pesca, sottratto alla cassetta verde degli attrezzi, giù in garage

serve un restyling, un altro progetto, serve un viaggio, serve una meta, no, quella no, in realtà.
Serve un pareo, forse un maglione pesante se vai in alto, serve la maschera e le pinne, serve un cestino col picnic
serve un fiume, una piscina deserta, di notte, le candele, scavalcare il cancello e non farsi vedere da nessuno

ho fogli disordinati sparsi sul tavolo, progetti, telefonate che mi fanno ridere tanto, altre che mi fanno piangere forte, faccio tutto, tutto quello che c'è da fare, scopro una leggerezza che non ho mai avuto, l'eventualità, il forse, chissà, se vuole succedere, succeda pure, se è un masso dal cielo mi sposto un pò, se è un temporale bellissimo vado a ballare in giardino, e ballo da squinternata finchè non ho i vestiti appiccicati addosso e i capelli fradici. 

faccio così

non si programma, non si fa nulla, tanto, le cose vanno sempre nella direzione opposta se va bene, ti si scagliano contro se va male, non vanno proprio quando va malissimo e allora, bambina, c'è pochissimo da fare, se non quello che già fai.

fai un giro intorno al tavolo, metti Mozart o una canzone da viaggio, o una di quelle che nemmeno sai le parole e che fai na na na e fai le pause, e poi fischi, una donna non fischia, non è vero, nonna, le donne fischiano eccome.

e brinda a qualcosa
col Martini Royale che ti ubriaca solo a guardarlo, o con l'acqua e menta, va bene uguale.
brinda a te, brinda alla vita, alle cose, alle persone che hai e che vedi, a quelle che non vedi e sono lì, brinda alle piantine nuove del terrazzo, ai gerani che nonostante tutto resistono, brinda alle matite di velluto che compri sempre e ne hai un centinaio e che sono così belle.

e trova smeraldi nella polvere, ma non raccoglierli, stavolta
lasciali lì

se li lasci nella polvere, gli smeraldi brillano di più

28 aprile, 2015

Mattine che piove.

Mattine così.
Che piove e piove e ancora piove e dopo piove e poi piove e torna a piovere, e smette di piovere e riprende a piovere.
Piove e basta.

Prudente, avevo ritirato l'Abiurato Stendino, avventata lo avevo rimesso fuori, me lo sono dimenticato sotto gli scrosci.
Lo guardavo dalla finestra, come a sfidarlo, col cavolo che vengo a prenderti, resta lì, a riempirti di petali persi del ciliegio, che stupido albero, resta regale e fiorito quattro giorni al massimo, poi arriva la pioggia e ciaone proprio.
Lo stendino resta lì.
A prendersi tutta la pioggia del mondo, le fodere dei divano stese e inzuppate, più pulite di così.
E i petali che cadono

Lascia che piova ogni cosa, lascia che venga giù dal cielo quello che vuole.
Non ci sono grandi soluzioni, non ci sono incantesimi da fare, se non darsi un andare e tirarsi fuori, provando a tentoni la strada migliore, come quando manca la luce e cerchi le candele.

Lascia che tutto vada come deve andare, non so se da qualche parte è scritto, non so se qualcuno ha fatto un disegno divino per me, qualcuno o Qualcuno, non lo so bene, c'è chi dice di sì, che ognuno di noi obbedisce a un progetto più alto, che ognuno di noi ha una strada ben definita e da lì non si scappa, che abbiamo una parte stabilita in una storia gigantesca.

Io faccio lo stendino.

sono in un angolo del giardino, vicino al lillà e alla siepe della Regia Salvia. Da lì vedo cose meravigliose, le colline, gli arcobaleni, i fulmini gli aerei e le nuvole.
Mi girano intorno talpe e micini, e gatti e cani e ricci e lumache. Una volta, una biscia.

Mi scaldo col sole alto
Mi piove addosso quando mi dimenticano qui.

Un giorno pioggia.
Un giorno i petali rosa del ciliegio.
Qualche volta tutt'e due,

Meglio i petali.




24 marzo, 2015

L'improvvisa visita dello Scoiattolo Giangiacomo.

Non era quella che si potesse facilmente definire Una Gran Mattina.

Non si capiva se piovesse oppure no, se ci fosse la nebbia oppure no.
Certo, a guardar fuori dalla finestra della cucina, il luogo deputato a raccogliere i pensieri freschi della mattina presto, non c'era di che stare allegri.
Si consumava così una colazione lenta ma senza sentimento, di quelle che stai un pò con la tazza a mezz'aria, che nemmeno ci avevo messo attenzione a sceglierla, la tazza, ritrovandomi così, in procinto di festeggiare la Santa Pasqua, a bere il caffelatte nella tazza con l'agrifoglio.
Errore madornale, ma che la dice lunghissime sullo scazzo del martedì mattina.
(Scazzo si può dire?)

Com'è, come non è, si era lì a guardar fuori, il vuoto, il nulla cosmico, l'eventuale, quando qualcosa di rosso planò con un balzo sul tronco dell'Acero.

E no che non era un gatto.
E no che non era un uccellino.

Uno scoiattolo mai visto prima d'ora era giunto da chissà dove e chissà perchè, nell'Acero Grande del Pratino.
A visite improvvise, noi qui, ci si è abituati.
Ma a memoria, nessuno scoiattolo mai aveva varcato il cancelletto verde.

Avvicinandomi con fare sornione alla finestra, lentamente per non spaventarlo, ho potuto osservarlo meglio.
Non che fosse una bellezza, ma aveva un musino dolce, due occhietti furbi e due manine minuscole, che usava per tenersi ben saldo al tronco. Nel frattempo, mi guardava. Non scappava, non faceva niente. Mi guardava e basta.

Lo scoiattolo Giangiacomo vive oltre la siepe, insieme ai suoi cugini scoiattoli, e la sua mamma Agnese gli ha insegnato che mai mai mai deve intrufolarsi nei giardini degli umani, perchè gli umani, si sa, sono esseri bizzarri e non hanno dimestichezza con gli scoiattoli impauriti e sprovveduti e l'unica cosa che sanno fare con essi è impagliarne qualcuno da tenere in salotto sopra a un centrino di pizzo.
Per questo, Giangiacomo aveva gli occhi terrorizzati.

Tranquillo Giangi.
Non ti impaglierò.
Non conosco la ragione per la quale tu sia arrivato fino a me, forse perchè il noce del Prato Grande ancora non ha frutti per te e sei in cerca di cibo, e al Prato Grande si mormora che qui, in questo giardino con le sedie colorate e un sacco di gatti, gli uccellini hanno una casetta lilla e scorte di semi appesi ai rami, alle quali magari chissà, avresti potuto attingere anche tu.

Non ti farò del male, Scoiattolo Giangiacomo che mi guardi con gli occhi a palla, sono contenta di trovarti qui in questa mattina grigissima. Metterò per te qualche semino, studierò per bene cosa mangiano gli scoiattoli, ho giusto qualche mandorla e qualche gheriglio, pensi che possano bastare?

Domattina, più o meno a quest'ora, ti aspetterò.
Avrò un pigiama ben stirato e non questa maglia sgualcita che ho trovato in fondo al letto, sarò carina per te, e avrò pensieri meno confusi, meno limacciosi, avrò idee brillanti e belle storie in testa.
Torna a trovarmi, Scoiattolo, e non scappare,
Resta un pò sul tronco davanti a me e fatti guardare bene, quanto bello sei.

Cercherò di esserla anche io.
A cominciare dalla tazza.

13 marzo, 2015

Il Prato Verdissimo.



E' incredibile come non ci si accorga delle cose, qualche volta.
Ho trovato un posto.
un posto che non conoscevo.
Su una stradina di campagna che faccio ogni giorno, anche 3 volte al giorno, da anni.

Sarà stato il sole sfacciatissimo di oggi, un accenno di sentiero appena disegnato in mezzo ai rovi, subito dopo il canneto.
Non è stato semplicissimo, chissà da quanto tempo nessuno passava di lì.

Così.eccolo.
Un prato verdissimo, appena un pò scosceso, recintato da nastri leggeri, ma apparentemente non più frequentato. A terra, l'erba nuova, i fiorini azzurri piccolissimi che sussurrano che è quasi primavera, le margheritine. Da un lato i rovi, dall'altro solo colline. Solo in fondo, laggiù laggiù, la guglia del Duomo e la città.

Che bella scoperta sei,  prato verdissimo di erba nuova.

Ci passo da sempre da qui, a piedi e di corsa, ma mai mi sono chiesta cosa  avrebbe potuto esserci mai, dietro al canneto.
Ho trovato te.

Verrò qui spesso, mi piace questo posto dove nessuno può trovarti, se non vuole.
Mi piace perchè tu vedi tutto intorno e nessuno vede te.

Verrò qui a leggere, a prendere il sole, a riposarmi quando mi sfianco di corsa per scacciare i pensieri, verrò qui  a pensare, seduta in mezzo alle brattee e ai fiorini piccoli, starò attenta a non graffiarmi coi rami delle more, arrivandoci, perchè sono more, secondo me.

Verrò qui quando vorrò stare sola, anche se sola la sono spesso ultimamente, ma mi piacerà sentirmici di meno perchè appena si alza un pò il vento,  le canne bisbigliano delle belle storie e tutto a un tratto sola non lo sei più.
Ci potrei fare una merenda con le mie amiche, venirci a chiacchierare con mia figlia, portare un telo e stendermi a guardare in sù, magari mi vengono delle idee bellissime, o magari, tutto questo cielo sopra mi annulla del tutto e di pensare nemmeno mi riesce. Non sempre è un male. 

E poi, lo spettacolo imperdibile di questa distesissima di verde, di erba perfetta, come di velluto, smeraldi e velluto, velluto smeraldo,  solo per me.

Il Prato Verdissimo è la bella scoperta di oggi, di questo venerdì silenzioso, di questi ultimi giorni pieni di cose, alcune belle e alcune meno.

Molto lieta, Prato Verdissimo.
Spero che nella tua piccola discesa, i pensieri ròtolino giù, giù, fino in fondo alla collina.
O si nascondano per sempre dietro i rovi.
Che sono more, secondo me.




06 marzo, 2015

E dopo il vento.

E dopo il vento arriva cosa.
e dopo il vento cosa c'è.

Era vento da nord.
Il vento da nord è  tramontana, lo sanno anche i sassi.
Lo so perfino  io,  che non li ho mai imparati per bene.

Ha spazzato tutto.
Ha fischiato, sibilato,sbattuto finestre lasciate mezze aperte..
è passato sotto  la porta d'ingresso, ha portato rametti e foglioline, asciugato in mezz'ora le lenzuola a fiori.
e fatto cadere lo stendino.

Ha giocato con le tende, da quanto non lo faceva, da quando queste tende bianche erano in un'altra casa, e con lui ci giocavano ogni giorno o quasi.
da lì si capiva, si decideva in quale isola andare, erano lì davanti, non c'era che da scegliere.

Il vento di ieri sera ha lucidato tutto, arruffato il gatto, disperso le briciole per gli uccellini, ammucchiandole sotto le sedie, sul terrazzo.

che distratto, il vento. Passando veloce, incurante e sfacciato, gli è scivolata di tasca una luna perfetta, tondissima, enorme e dorata, che guardava dalle colline.
Una luna da regalare.

è un bel venerdì.
dimmi cosa ti piacerebbe fare
Se correre in collina, andare a vedere se quell'albero secco è caduto o è rimasto lì, o andare a guardare il mare, sarà mossissimo, così dicono.

Cosa mi piacerebbe fare, oggi, non lo so.
ho i pensieri spettinati, arruffati da un brutto sogno, che mi ha fatto svegliare agitata e strana. Come fosse vero.
Oggi al mare ci andrei sul serio, facevo un gioco una volta,  Pensa a Una Cosa Normale e a Una Cosa Speciale, una cosa che puoi fare e una cosa no.
é la differenza fra normale e speciale che devi sapere a memoria.
Non succede quasi mai.

Mi sa che  al mare non potrò andarci.
 mi metto a stirare.
E mentre, invento la storia di quella volta che il vento perse la luna.

Chissà chi l'ha trovata.







13 febbraio, 2015

Mattine Confuse.


e cose.
e cosa.
e cosa poi.
e cosa vuoi
e cosa pretendi
e cosa speri che.
e cosa ti aspetti, alla fine.

Non mi aspetto niente o quasi, non spero in nulla oramai, pretendere men che meno.

Il venerdì entra dalla finestra della cucina, quella con il buchino invisibile che hanno fatto i ladri a giugno, Entra insieme alla nebbia, all'umidità, al freddo pesante, e dire che ieri ero senza calze, l'Amica delle Perle mi ha guardato con gli occhi a dollaro Cooooosa? MaSeFaUnFreddoPorco. ma avevo voglia di sole e di niente, e delle calze, benchè a pois o a righine, non ne avevo voglia proprio.

Confusa è la mattina di questo venerdì, confusa come me, che mi arrabatto tra questioni più grandi di me e il pensiero di disfare una manica, sbagliata clamorosamente ieri sera guardando Masterchef e pensando ad altro.
Confusi i miei pensieri, il mio comodino, il mio futuro più prossimo, il ripiano della scrivania, la mia borsa, il portafoglio pieno di scontrini e ricevute che svuoto solo quando sono in fila alla posta, che è il posto adatto per fare ordine nelle borse, nelle cartelle, per scriver pensieri sul taccuino che hai sempre con te, MiPrestaUnaPenna? HoSoloUnaStilografica, NoGrazie, LaStiloMacchia.
Scusi?

Circondata da gente marziana come e più di AstroSamantha, assurda come sempre e più di sempre, inconcludente, frivola, a volte così stanca da non sapere nemmeno il mio nome, a non riconoscermi nello specchio, come, non ti ricordi la tua faccia. Compro confetti rossi e piango per un nonnulla, non voglio niente, non aspetto niente, ho disordini perfetti da gestire, so fare solo quello nella vita, gestire il mio disordine, incastrarlo col disordine degli altri, dormo con un cucciolino sul cuore, è lì che ha scelto di dormire, ed è un calore pieno di tenerezza e di abbandono, non so chi dà più sicurezza a chi.

Confusi i miei giorni da qualche tempo in qua, scanditi da cose speciali e da staffilate dritte sulla testa, missili terra aria lanciati da chissà dove, a volte pieni di fiori, a volte fatti di spine e vetri rotti, rileggo libri già letti per ritrovarli, per ritrovarmi, che a trovare me è davvero facile per tutti, è difficile solo per me.

Voglio che entri il freddo da questa finestra, cambio l'aria in questa stanza sterminata che sono tre stanze messe insieme e che a volte è una piazza e a volte un giardino, a volte un orto secco e spoglio, altre una pista di atterraggio, senza niente, solo io,  che ci metto ore a spolverare i libri, che mi fermo troppe volte a leggere un pezzo qui e un pezzo là, mi ricordo i pezzi che mi piacciono dei libri che ho amato e amo e sono così tanti che non mi stanno in testa, non è vero, li ricordo tutti perfettamente, non è mica come i numeri che sono inversi a me, ed è vero, inversi e invisi e nemici, qualche volta, che nemmeno a studiarli ci cavo niente, lascio perdere, che è meglio, ne faccio a meno.

Metto insieme capitoli diversi, personaggi diversi e situazioni, ho voglia di ridere forte, scriverò un libro bellissimo, forse lo sto scrivendo già, e di certo non lo comprerà nessuno, cambio il nome ai personaggi, e spalanco la finestra, disfo la manica, entra pure, venerdì.




A-social

E basta. Sono stata un'entusiasta dei social. Di tutti i social. Ho avuto Facebook per 10 anni. Ho incontrato vecchi amici persi...