14 ottobre, 2014

Foglie.

Decido dal letto, che giornata sarà.
Come mi voglio.
Come mi vorrei.
Chi sarò, nelle prossime ore.

Oggi sarò foglia.
Sono ovunque,  Nel pratino, sulla stradina accanto al ribes, dietro il cancello, sotto l'AceroRosso. Scendendo in città, lungo il viale di platani, nelle auiole di rose spossate che ancora fioriscono, a dispetto di erbacce, incuria e indifferenza.

Le foglie di oggi sono foglie spiaccicate, stremate dalla pioggia, si incollano una all'altra in un abbraccio senza fine, ne raccogli una te ne arrivano cinque, le foglie che cadono non sanno stare da sole.

Amo le foglie secche, quelle che scricchiolano, che fanno un rumore bello, mi piacciono i rumori, ieri il temporale mi ha sorpresa in macchina e che meraviglia è stata sentire i goccioloni sul vetro, beh, meraviglia non tanto alla fine, se nemmeno vedevo la strada dove andare.
Le meraviglie me le invento da sola, non è una novità.
A volte, fanno pure male.

Anche le foglie bagnate hanno il loro significato,  lucidissime, imbellettate da tutta l'acqua che è venuta giù, pericolosissime da farti scivolare in un secondo se non ci stai attenta.

Sono giorni sospesi, come miliardi di altri giorni prima di questo.
Assetti famigliari scompaginati, stravolti, mischiati, messi in un tumblr come il più sofisticato dei cocktail, shakerati e versati, ecco, tu di qui, tu di là, tu lontanissimo, tu un pò meno, mossi come i dadi e lanciati, vediamo cosa viene.

Nel delirio, si trova il tempo di osservare dalla finestra, di fare una passeggiata lenta non troppo nel fango, un pensiero a chi di fango ne mescola da giorni, i pensieri volano veloci e, se sei brava a farli, arrivano dritti dritti dove devono, dove scaldano, dove fanno un pò bene.

Si trova il tempo di guardare, dentro e fuori di sè, di pensare tanto senza far rumore, di decidere se essere foglia croccante o foglia spiaccicata, se rossastra o arancio o marroncina, se canticchiare sottovoce o farsi infradiciare dalla pioggia, quella che ti fa insopportabile, quella che ti fa pensare solo al brutto del mondo, e se, e se, e se.

Scelgo di essere foglia.
Croccante o spiaccicata, deciderò poi.





07 ottobre, 2014

Zolle e rose.


Ci sono delle zolle così belle nel campo, all'inizio della strada.
Non ho capito che cosa hanno fatto, non conosco i processi dell'agricoltura, so che mi piace vedere quello che fanno, anche se è solo terra smossa, la pioggia di stanotte l'ha lucidata e alla fine sembra una scultura perfetta.

Ti porterò delle rose.
Le ultime dell'aiuola, sono profumatissime, più di quelle dell'estate, le avvolgerò nella stagnola e te le porterò.
Ti piaceranno.

Ci sono dolori che non si incollano, che credi passati e invece sono lì, sotto al tappeto, dietro gli armadi, seduti vicino a te, sempre. E non le candeline, le uova di cioccolata, i natali e i battesimi, il matrimonio.  E' l'assenza che c'è che diventa abitudine aspra, consuetudine che schiaccia, eppure.

Ricordo di quel giorno ogni singolo dettaglio, ogni frammento, ogni fotogramma, tutto.
E' rimasto tutto lì come in una scatola impolverata, la mia gonna a pieghe, gli occhi persi di mia madre, la gente, ricordo l'odore dei fiori e della mia vita cambiata in un secondo, la radio da non accendere, gli avanzi della mia torta di compleanno ancora nel frigo. 
Nessuno la mangerà più.
Finiranno buttati.

Ricordo me, perchè mia figlia ha adesso la mia età di allora e capisco la catastrofe senza fine, l'urgano attraverso il quale sono passata, e mi stupisco di essere ancora tutta intera.
Chi l'ha detto che la sia, poi.

Ho fatto del mio meglio, lo abbiamo fatto tutti, in questa enormità di anni che sono passati, perchè passano lo stesso, ma magari sarebbero passati meglio, chi può dirlo, chi lo sa.

Così, mi porto in giro questa scatola impolverata, con dentro le immagini di una vita fa, il passaggio dalla vita di prima a quella che sarebbe venuta dopo, io a diciassette anni, la treccia lunga e la gonna blu a pieghe che ho buttato via di nascosto, tanto mi faceva orrore vederla ancora nell'armadio.

Ti porterò le rose dell'aiuola, so che sai tutte le cose che devi sapere di me, di noi tutti qui, e so che forse sei stato tu a non permettermi di andare in frantumi, di cadere sotto tutto quel dolore, che non passa, non passa mai.

Piove.
Le zolle del campo saranno ancora più lucide, appena prima di sciogliersi e diventare fango.
Ti porterò le rose.

mi manchi sempre, papà.






01 ottobre, 2014

Ottobre, ciao.

Mi piaci.
Perchè sei il mio mese, perchè un pò mi somigli, non sei estate, non sei inverno, non sai nemmeno tu che cosa sei.
Sei nebbia e pioggerellina, e sole, sole ancora caldino, tramonti e albe che fan restare lì, così, a guardarle per minuti e minuti, non è che durino tanto, le albe e i tramonti, non è che puoi star lì a guardarli per ore, si sa.
Sei foglie secche e colori da perdersi, rossi, arancioni e gialli forti, il giallo non mi piace, ma tu lo mischi ai bordeaux e ai verdi scuri come nessuno.

Portami cose belle, ottobre che sei qui.
Portami sorrisi e abbracci, e cestini di cose graziose,
Portami le sere intorno al tavolo della cucina, a ridere come una scema coi miei figli, come solo loro, come solo con loro.

Portami la mia vita di sempre, i miei momenti perfetti, le mie abitudini piccolissime, da fare col cuore leggero, non con il respiro che non so dove trovare, non con gli occhi pesti e l'ansia sottile che diventa macigno.

Portami un rossetto, uno smalto fighissimo, il mio profumo dell'autunno che sa di isole lontane, portami cose stupide, una canzone da cantare portando la Princi a scuola, che lei le sa tutte, come me alla sua età, e niente la mondo mi somiglia più di lei, che è forza e dolcezza in un mix sapiente di occhi verdi, perle, piercing e sorrisi che incantano il mondo.

Portami nuovi libri, nuovi posti dove perdersi, trovare riparo quando vuoi essere altrove, Parigi, Marrakesh, Dublino, portami via per finta per qualche ora, fammi stare al Flore, contrattare teiere nel souk, chiacchierare  in un pub, così, solo per un pò.

Portami un maglione pesante, le lenzuola del corredo di mia madre, portami un quaderno a quadretti, una scatola di vitamine, un film nuovo da vedere, la forza che mi serve e che ho, ma che a volte perdo e cerco dovunque, sotto il letto, nell'armadio e che non trovo, eppure c'era, era qui, non la trovo, qualche volta no.

Portami le foglie secche del viale, portami i colori che sai, la nebbia che amo la mattina presto, portami colazioni tranquille e telefonate lunghissime, e aeroporti, lato arrivi, e valigie da fare e da disfare, portami la me di sempre, che chiudo gli occhi e tutto è come prima.

Non è troppo, se pieghi bene ci sta tutto.

E domani, non scordare la torta.





29 settembre, 2014

Piovigginando, sale.

Non si è fatta aspettare.
E' arrivata, di già.
Eppure, sono stati giorni di sole bello, con le foglie d'oro per terra, intorno alle panchine del Lingotto o lì vicino, sole chiaro che ti faceva dire che sì, forse era ancora un pochino estate, non certo luglio ma insomma, così.

La nebbia, alla fine, arriva sempre. 
A ridosso del mio compleanno, per questo mi piace sempre, anche se quest'anno è un compleanno un pò strano, ma sempre compleanno è.

Mi piace la nebbia perchè è mistero e meraviglia e sopra, attorno, dietro e in fondo puoi immaginarci quello che vuoi, farti dei viaggioni, come dicono i miei figli, inventare cose che vere non lo saranno mai, ma alla fine a chi importa, se anche solo a pensarle ti fanno stare bene.

Mi piace la nebbia perchè nasconde le cose che non vorrei vedere, qualche cattiveria, qualche delusione, e invece avvolge e fa più belle cose semplicissime, quelle che mi piacerà tenere vicino, che non smarrirò, che terrò sul comodino insieme all'acqua, alla sveglia ferma, ai libri, ai sogni spiegazzati, ai pensieri del mattino presto quando guardo fuori e non so mai se girarmi e ridormire o se stare lì a guardare la nebbia, il soffice che entrerebbe dalla finestra se solo avessi cuore di aprire, se solo avessi cuore di alzarmi da qui che fa già freddo e ci vuole forse una coperta leggera.

Di solito verso metà mattina il sole vince sulla nebbia, e il cielo che è rimasto nascosto fino ad ora, salta fuori in tutta la sua maestosa azzurrità.

Serviranno forza e vitamine, respiri lunghi e scrollate di spalle, di magoni non ne ho più voglia, ho mille cose da fare e col magone non si va lontano, si cerca ogni occasione per stare bene anche solo un pò, le foglie accartocciate che fanno quel bel rumore quando ci corri sopra, la luna di ieri sera che era una ciglia rosa su un foglio nero, sarà il mio compleanno per giorni e giorni, un pò qui e un pò lontano da qui, che bello sarà arrivare.

Intanto, aspetto il sole, che alla fine arriva, lo so, tra poco più di mezz'ora, minuto più, minuto meno, e piovigginando salirà, ma è nebbia secca questa qui e non pioviggina nemmeno, sale  e basta.
L'avrà vinta il sole.

e poi, la nebbia è un pò innamorata del sole, lo sanno tutti.
Per questo gli lascia fare sempre quello che vuole.









16 settembre, 2014

Piove cielo.








Piove sì.
Piove una pioggia d'autunno, di già, ma come, che c'abbiamo ancora la voglia di mare e i sandali flat in corridoio, questa casa è in ordinissimo, qualche volta mi verrebbe voglia di metterla a posto alla perfezione, ma sarebbe ancora più strana di quanto non la sia in realtà, e allora lascio volutamente qualcosa in giro, così, per non perdere l'abitudine.

Piove un sacco. Questa notte mi ha svegliato un delirio di vento e goccioloni sui vetri, che bel rumore la pioggia sulle finestre, quante volte l'ho già detto, che noiosa sarò mai.
Non lo dirò più, giuro.

Pioveva così forte che ho pensato Cade Il Cielo, non era temporale, quello lo conosco bene, era proprio solo pioggia fortissima e per questo rara, in una stagione così mite e lenta come questa, in fondo, l'estate non è stata che un lunghissimo autunno, mi pare.

Piove cielo.
Lo raccolgo e lo tengo lì.
Nelle tazze che mi regalano le mie amiche per darmi il buongiorno già di prima mattina e non farmi sentire tanto sola, lo raccolgo nei barattoli vuoti del caffè, così belli e lucidi che è un peccato mortale buttarli via.

Raccolgo il cielo e lo conservo, per quando mi sembrerà di non avere cielo da guardare, di non aver più pioggia da ascoltare.
Non sarà vero, non sarà vero mai.

Ci saranno sempre cose bellissime, forse nascoste e difficili da scovare, ma ci saranno sempre per me belle gocce sui vetri e profumo di foglie bagnate e colori rossissimi  e viola come quelli della vigna ieri verso sera. E cielo, cielo sopra, cielo da guardare, cielo da disegnare, cielo da raccontare.

Nessuno ha mai saputo come si fa a raccogliere il cielo che viene giù.
Io sì.
E questo fa di me la più sciocca fra le donne, la più visionaria, la più scentrata.
Però, mi fa bene.
Mi viene bene.
E allora, va bene.