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22 gennaio, 2011

Cupcakes!



Non è un gran sabato quassù, nella Casa in Collina. Nel senso che tutti se ne sono andati un pò dovunque, di qua e di là, c'è anche chi studia e tossisce all'ultimo piano e perciò non è minimamente disturbabile, anche se ci ho provato, sono andata sù con una scusa, mi ha sorriso di quel sorriso che vuol dire, Cortesemente, e io so già tutto, so decifrare i movimenti delle ciglia dei miei figli, figuriamoci gli occhi. Così, come spesso succede, ho pensato di metter mano alla dispensa e cucinare per plotoni e reggimenti, mi porto avanti per la colazione di domani, per la merenda, che ne so.  Così, ho provato i cupcakes, che sono velocissimi da fare e fanno la loro bella figura anche nei  pirrottini natalizi, vale ancora, no? Un bel piatto prezioso, che era un regalo per le nozze di mia madre, ed eccoli qua.
E' vero, cucinare distende, soprattutto fare dolci, mi piace il profumo di buono che si sente adesso, fuori ci sono bei colori rassicuranti, dentro un pò meno, dentro dentro, intendo.Ci sono pensieri che non si amalgamano, che non si fondono insieme come lo zucchero con le uova, ci si deve lavorare sodo per appiattirli per bene, per mescolarli a tutto il resto e farne una torta profumata. Nel frattempo, nel mood fra l'isterico e l'annoiato di questo sabato qualunque, che niente sembra essere dove è stato un secondo fa, voilà i cupcakes, ben disposti sul piatto di cristallo pesante sixty style, pronti per un thè da offrire con cura, da pucciare nel caffelatte domattina, o da portare a scuola lunedì. Un sole dorato và giù fin troppo veloce, la lavastoviglie ronza diligente, porto un dolcetto al mio figliolo studioso, è ora di merenda, non può dirmi di no.

31 ottobre, 2010

La HalloTorta.

La Princi si reca ad una festa. Niente dolcetto o scherzetto, per fortuna, ho smesso, grazie. Ho intagliato zucche per anni e anni, e mangiato zucca per i  giorni e giorni successivi,  messo ceri alla finestra, non possiedo più un solo lenzuolo bianco che sia uno, che i miei maschi hanno fatto i fantasmi e già che c'erano vestivano pure gli amici loro, ho truccato streghe e streghine, bistrato occhioni lacrimanti, comprato denti da vampiro e ragnatele spray, consumato rossetti viola e Rouge Chanel, e scusate se è poco, il sangue Rouge Chanel ha tutto un altro effetto, mi aiuti a dire. Ho disegnato occhiaie, fatto capelli verdi, mantelli neri, attaccato ragni finti alle Dr.Martens, impallidito fanciulli che con la barba non è proprio il massimo, sono andata in giro per il villaggio con la lampada e la canzone della famiglia Addams e uno stuolo di bimbetti e mamme sventurate come me. Ora, me la cavo con una torta. Semplicissima. Non ci vuole una scienza, la genialata sta tutta nello stampo, riesumato dalla credenza di sotto e che avevo anche scordato di avere, forse. Mi piace. La Princi ha voluto metterci del suo e ha riempito gli incavi di occhi naso e bocca col cacao. Bellabella. E' una giornata da vomitare, se guardi fuori, freddo non fa ma piove piove e piove e pioverà anche domani, ma noi che ce ne importa. Ho un arrosto bell'e pronto, qualcuno dorme ancora, qualcuno è sveglio da ore e ore, io scrivo, leggo, e vado piano a leggere perchè non voglio che il libro che sto leggendo finisca troppo alla svelta, se mi fossi data ascolto lo avrei finito già ieri, ma voglio tenerlo lì ancora un pochino. Faccio due robe qua e là, una lavatrice, forse, stirare manco imbalsamata, cazzeggio, folleggio, nella calma quieta e avvolgente di questa casa, sto per finire un Forest nero, cercherò un progetto da fare subito dopo. Niente mi smuove, niente mi scalfisce, sto bell'e sciallata per due giorni interi, pensieri e menate, fuori di qua.
Comunicazione di servizio:
a grande, oceanica richiesta, la ricetta la trovate in un altro dei mie deliri, cioè qui.

15 gennaio, 2008

E baci.


E baci, sottili, di plastica e pioggia, di sale, di seta, di lana e taffetas. Baci, nascosti, rubati e in regalo, son baci di zucchero, un pò finti un pò veri, ma in fondo, che importa, son baci sinceri. E baci, a quintali, tre come a Parigi, tre le caravelle, tre i Magi dal Cielo, ma guarda, lo vedi? è zucchero a velo. I baci son Fragole, sospiri e risate, serissime e sceme, son come le fate, di sacro e profano, rossetti e magoni, bacini e bacioni a chi passa di qua. Un bacio negato è un peccato mortale, un bacio distratto sa anche far male, ma questi, che dolci!, veloci e fugaci,in fondo, se guardi, son solo dei Baci.

17 ottobre, 2007

Ode al Cannolo.


Si fa presto a dire cannolo. Tutte le pasticcerie dello stivale producono due cose: i baci e i cannoli. Di baci so poco: due parti perfette che custodiscono un dolcissimo ripieno, baciandosi, appunto. Ma questo cannolo qua è una vera istituzione. Reperito con facilità nella pasticceria cittadina più famosa, possibilmente la domenica mattina, che entri e prendi il numero e aspetti e lanci occhiate oblique a chi ti sta davanti e preghi in cuor tuo che non si portino via tutti quelli alla nutella, che a casa aspettano soltanto quelli. La clientela della Antica Pasticceria è variegata: donnine appena uscite dalla Messa in Duomo, mamme con fanciulli, futuri generi invitati al desco della famiglia della futura sposa. E per la prima volta. Religiosamente, si porterà il pacchettino avvolto in carta candida e nastro giallino fino all'automobile, per riporlo con grande cura sul sedile anteriore, accanto ai giornali. Il cannolo si consuma come un rito, la domenica dopo pranzo. E’ l’unico dolce al mondo che non ha bisogno di tanta coreografia: anche il vassoio di cartone ondulato della pasticceria medesima andrà benissimo, tanto, nessuno osserverebbe il piatto d’argento o di design. Gli occhi, infatti sono tutti per lui. Il cannolo viene generalmente consumato in multipli di 3. Uno non basta. Coi suoi innumerevoli i gusti, dalla crema al cioccolato, dal moscato alla nocciola, il cannolo si afferra con due dita e si gusta in due bocconi: uno per dividerlo a metà, e l’altro per finirlo, masticando con grazia, per gustarlo fino in fondo, un attimo prima di servirvi del successivo. So per certo che alcuni luminari lo prescrivono ai loro pazienti come terapia antidepressiva, gusti a scelta, ma è la nutella il gusto più richiesto. Utile anche per sedare incazzature di vario genere, magoni latenti e neutralizzare giornate un po’ così. Consumatelo con serenità, esportatelo alle cene fra amici fuori dalla provincia e perchè no, dalla regione. Certo, le calorie sono notevoli, ma suvvia, domenica è sempre domenica. E poi, ve lo dico sottovoce, se farete un pò di attenzione e vi muoverete con circospezione, nessuno potrà mai cogliervi in castagna. Né trovare indizi. Un vero cannolo che si rispetti non fa briciole. Che grande invenzione.
Pasticceria Zoccola
Corso Lamarmora 61
Alessandria

11 ottobre, 2007

Welcome back.


E' tornato! Con le foglie che cadono, i vetri appannati al mattino, le solite robe noiose, le calze, i cappotti, le maglie pesanti, i piumini nei letti, il riscaldamento, le sciarpe (hand made, è ovvio), il golfino la sera, le minestre in brodo, l'erica nei vasi. E' tornato Santa Polenta ! Il che non significa necessariamente che io abbia nutrito la mia famigliola e l'esercito dei miei amici con risi delle buste e scatolette e che non abbia cucinato più. Nossignori. Solo, con la stagione frescolina si ha più voglia e decisamente più tempo e ispirazione per tenere lì a portata di mano la macchina fotografica ( e che macchina, signora cara, che macchina!), e rendere noto al globo terracqueo le ricette che si consumano tra le mura di Villa Villacolle. Son ricette semplicissime, certo non è un blog di cucina, ma dice la sua. Vi si trova la ricetta del minestrone e delle uova sode. Inutile? Forse. Ma così carino.

10 luglio, 2007

Grandi manovre.


Ma certo, di tempo ce n'è. Non abbiamo nient'altro che tempo. Per farci perdonare, anche. Mi capita spesso di ripetere ai miei figli l'importanza di parole come grazie, scusa, perdono. E per vicende non gravissime. Quest'oggi perdono lo chiedo io. Per un'inezia, ma che ha la sua bella fetta di importanza. Perdono. Perdono di aver trascurato. Perdono di aver trascurato Santa Polenta.Che imperdonabile errore, che gravissima mancanza, che nefasta sciagura. Come si potrebbe fare a continuare senza le mie ricette senza senso? Senza i miei esperimenti? Senza le mie dosi tirate a caso, senza le mie unità di misura, tipo un pochino, abbastanza, così ad occhio? Nulla di meglio che questa giornata di ozio per rifarmi alla grandissima. Ancora non so cosa proporrò, se dolce o salato, se appetizer o finger food, se roba complicata o di una banalità rivoltante. Meglio la prima, direi. In perfetta tradizione Santa Polenta. E sorrido, pacifica, perchè so per certo che mi avete già perdonato e che, se tutto ciò ha la sua bella fetta di importanza, codesta fetta non può che essere di Polenta. Meglio se Santa, voilà.

27 gennaio, 2007

A sei mani.


Lo avevamo deciso da settimane. Solo, non avevamo ancora individuato la sera giusta, con tutti presenti e non via per lavoro, per diletto o dove diavolo. Una cena a sei mani è quanto di più stimolante e divertente possa esserci per movimentare di un pochino le sere d'inverno, il venerdì, per la precisione, che a mio parere ha il titolo di essere il più bel giorno del week end. E' la vigilia della vigilia, si possono fare una serie di progetti e congetture e programmi che nel novanta per cento dei casi vengono disattesi, ma che fa, in fondo il divertente è pensarli, mica farli per davvero. Che poi il sabato ci sono varie commissioni da fare, magari, e la domenica si ozia con classe, si guarda un film, si gestiscono senza troppo impegno compiti e lezioni, si firmano cose, ma poi già col pensiero si è al giorno dopo e tanta della magia è già andata via. Ma il venerdì è qui, intatto e lucido, pronto da vivere. Ognuna di noi ha fatto qualcosa. E vedere arrivare le mie Amiche coi cestini e le patate per i gnocchi, e la pentola del coniglio appena tolta dal fuoco, mi dà un piacere sottile. E' come dire sì, guarda, ho cucinato a casa mia e ti ho portato questa meraviglia, questo trionfo di profumi e stiamo insieme, questa sera, i figlioli grandi in settimana bianca arriveranno domani, qui ci sono i piccoli e i grandi-grandi. Possiamo chiacchierare fino a tardi, spettegolare un pochino, appena appena, programmare un giro in barca a vela tutti insieme la prossima estate, raccontarci qualche segreto e qualche spavento, passato, per fortuna, e qualche sogno, perchè ne abbiamo tanti e metterli in fila sono come perle, tonde e perfette, ed è così bello tirarli fuori, stasera. Abbiamo preparato gnocchi per un reggimento, ma in fondo un reggimento eravamo, siamo sempre e allora va bene. E torte e pane e ragù da rivista e il coniglio che ha mandato tutti in visibilio. Semplice e grandioso. La cena a sei mani necessita per forza di cose un menù non troppo elaborato, una tavola apparecchiata con mazzi e contromazzi, e degli amici. Veri, vicini, di sempre. Niente di più si aggiunga.

22 novembre, 2006

Si va.


Si sa. Il mercoledì, è giorno di scuola. Di cucina, intendo. E di giornata libera, di scialo pressochè totale, non prima aver preparato la cena di stasera, non sia mai che gli infanti e lo Sposo muoiano di stenti senza neppure un tozzo di pane nero per combattere i morsi della fame. Così, si va. Seconda lezione di cucina, stasera, signora mia, i primi. Dettagli, domani, o qui o su Santa Polenta. Che mai, nemmeno dopo questa scorpacciata di sapere culinario diventerà un vero blog di cucina. mai e poi mai. Del resto, signora cara, c'è chi nasce cuoco e chi portinaio. E chi regina. ma che glielo dico affare!

12 marzo, 2006

Sbriciolamento


Di esperimenti ne faccio molti. Mi piace provare cose nuove, misurarmi, in un certo senso. Coi lavori manuali, perlopiù. Oggi è stata la volta della cucina. La domenica, lo è sempre. Ho tempo, non abbiamo orari di sorta, pranziamo più tardi, di solito ho un frigorifero colmo (ce l'ho spesso, in realtà, niente è più triste, per me, di un firgorifero con l'eco o abitato, tutt'al più da mezzo limone arido e un barattolo di maionese). Il mio esperimento di oggi è stato liberamente tratto da Il Cavoletto di Bruxelles, bellissimo sito di cucina al quale mi ispiro ultimamente. L'avverbio liberamente non è stato messo a caso. Trattandosi di esperimento, ho cannato in modo miserrimo forse le dosi, forse la modalità, forse il procedimento della famigerata Pasta Brisèe. Più che di pasta, trattasi di sbriciolamento, che certo non ha conferito un aspetto invitante a qualla che avrebbe dovuto chiamarsi Tarte Tatin. Certo, mi rifarò. Il sapore era davvero superbo. E' bastato cambiare il nome, e la Tarte Tatin è diventato uno splendi do Crumble di indivia e caprino. Come si dice in questi casi, ho fatto comunque la mia bella figura.
Mi perdonerete, lo so.

07 marzo, 2006

Ci voleva.


Se ne stava lì, avvolto nella sua bella carta dorata, e mi guardava.
Male non fa, mi sono detta. Bugia pietosa, visto che per polverizzarlo e far sì che non abbia effetti nefasti su di me, dovrò pestare in palestra, in piscina e non so dove diavolo. Ma l'ho spazzolato. Quattro quadretti di felicità, di puro piacere, se pesco quello che ha inventato Irresistibile Scioglievolezza, gli dò una pacca sulla spalla. Lui sì, ha il segreto del segreto del mondo. In più, alla morbidezza del cioccolato, si aggiunge la leggerissima, impalpabile violenza della nocciola. Un tripudio.
Meglio di una pillola. Meglio di una canna non posso dirlo, non ho mai provato. Meglio di una sbronza, ma anche qui, come sopra.
Il cioccolato resta tra i miei peccati più innocenti.
E vera, autentica, assoluta libidine.
Domani, 2 ore di aquabike.
Ben meglio sarà.