29 gennaio, 2018

La Lavastoviglie.

Sono disordinata.
Non trovo le cose, le perdo, le metto in un posto e mi dico Qui Saranno Al Sicuro e poi me ne dimentico, mi ci applico, faccio liste, riordino cassetti di biancheria, di cucchiaini con meticolosa attenzione e dopo un giorno è di nuovo tutto a mucchi, non so spiegare come.

E'il mio difetto più grande, o almeno credo.
Per questo, caricare la lavastoviglie è gioia e supplizio, perchè, se da un lato sgombro il lavandino dalle cose e mi faccio forte di questo e dico TohGguarda che metto in ordine, dall'altra, l'incasellamento dei piatti per benino, le posate messe verso il sù e non verso il giù, le pentole così, le tazzine cosà, mi da da fare. Che non so nemmeno se è italiano corretto.

Ma mi piace.
Perchè ci metto concentrazione, attenzione, impegno. E penso.

I pensieri della lavastoviglie sono diversi, a seconda che si carichi o si scarichi.
Me ne sono accorta da tempo, ma solo adesso ho tutto chiaro.

Quando carichi la lavastoviglie pensi alle cose che devi fare, alle incombenze, tipo pagare una multa o andare dal medico. O portare un gatto dal veterinario.
E sono pensieri pesanti, spesso, ingombranti, faticosi a portarsi, sporchi, come i piatti che metti dentro, anche se li passi sotto al rubinetto, e li pulisci un pò con quella spazzolina buffa fatta a pirata.

I pensieri sporchi non ti danno scampo, puoi cercare di ripulirli finchè vuoi, ma si infilano beffardi proprio lì, fra l'anima e il cervello, non so se esiste davvero un posto così, ma è lì che stanno, che non è il cuore, no, perchè in un cuore c'è solo spazio per il sentimento e la magia, e le cose belle e le carezze, e le mattine che piove ed è ancora presto per alzarsi,e i fiori del supermercato, e le follie.

Caricare la lavastoviglie non mi piace granchè.
Preferisco scaricarla.
Magari la mattina presto, quando il caffè è sul fuoco, e io sono ancora arruffata e in disordine, coi calzettoni spaiati quando non scalza e con un maglione a caso sulla camicia da notte, che solo nei film sono fighe quelle vestite così, ne ho le prove.
La radio sottovoce, il silenzio, stamattina la nebbia esagerata che soffocava il pratino, perfino i pettirossi faticano a trovare i loro semi, non è vero, i pettirossi la sanno lunga e trovano tutto sempre.

Ripongo con grazia tazzine e piatti coi cuoricini, posate e bicchieri diversi, in questa casa i bicchieri si disintegrano con una facilità estrema, e i miei pensieri sono morbidi e belli, è tutto pulito e lucido, sono stati giorni complicati, arrivano sempre a due a due, i giorni assurdi dove non sai dove nasconderti, ero brava a nascondino, trovavo sempre i posti migliori ma poi mi veniva da ridere e mi trovavano sempre. E non volevo mai contare.

Vorrei sempre per me i pensieri della lavastoviglie quando la svuoto, quando tutto sembra perfetto e quando ti viene da sorridere senza un motivo apparente, che di magoni questa cucina ne ha visti così tanti, e ho cercato di nasconderli e mandarli giù, ma i magoni sono come i piatti sporchi, quelli incrostati di pomodoro, quelli che se ti dimentichi di sciacquare sei finita.

Resto disordinata e inconcludente, qualcuno giorni fa mi ha detto che vivo in un mondo di draghi e unicorni e forse, per una donna fatta non è il massimo, ma che m'importa.

Troverò sempre per me il modo di avere piatti puliti e lucidi, e se non vorrò caricare la lavastoviglie per mettermi al riparo, li laverò a mano, acqua bollente e sapone profumato.

Funzionerà.








05 gennaio, 2018

L'Universale Teoria del Sempreverde.


Stona un pò

E' verdissimo, bellissimo, brillantissimo.
In mezzo alla vigna esausta, al prato inesistente, agli altri alberi spogli, secchi, curvi, stanchi, già stremati da tanto inverno, ma come, se è appena iniziato. il sempreverde svetta, su tutti, lucido e seducente.

Resta bello sempre.
Non gli importa del gelo, della neve promessa e mai arrivata fino ad ora, delle notti buie che qualche volta la luna si degna di vincere sulla nebbia,e allora sale in cielo, così tonda da fare paura, e illumina lo sfacelo intorno e la sua fierezza.
Il sempreverde è sempre lì, sempre verde, e che bella parola è sempre e che fortuna hai, ad averla nel nome. Sempre.Senti come suona bene.

Così, sei sempre tu e sempre io, e sempre bello, e sempre insieme e sempre vicini, e sempre e per sempre, potrei scriverne una paginata di sempre, e non mi stancherei. Per sempre.

Faccio mia la Teoria del Sempreverde e rimango verde anche io, per questo anno nuovo che bussa così forte e che io faccio finta di non sentire, resta fuori ancora un pò che non ho voglia di farti entrare, non ho voglia dei tuoi giorni pesanti, e di tutte le cose che verranno, non ho voglia di te, delle tue date, dei tuoi anniversari, dei tuoi compleanni, che saranno uguali a sempre.
Ma resto verde.

Resto verde nella brina, nel freddo pungente, resterò verde sotto al sole e in mezzo al mare, non sfiorirò, non seccherò, non perderò le foglie, sarò lì, ferma e fiera e non mi farò scalfire nè tagliare, nè potare, e aspetterò l'alternarsi delle stagioni, il vento, la pioggia, la grandine, i temporali, i tuoni e i fulmini e tutto quello che questo anno porterà sul prato e sulla vigna e sulla collina e sul campo e tutto intorno.

Io resterò sempre lì,
Sempreverde.
Sempre verde.
Sempre io.
Sempre.

Senti.

Senti con gli occhi, con le orecchie, e con le mani.  Come quando sei al buio e cammini a tentoni, per non sbattere nello spigolo del...