29 dicembre, 2018

Indiani e cowboy.

Ho sempre amato questi giorni, un pò vacanza e un pò no.
I giorni in cui ti chiedi Ma Che Giorno E' e non fa una grande differenza alla fine.
Transumanze di figliolanza e fidanzati di figliolanza e amici e amici di amici, Passavo di Qua. Già, perchè adesso da questa casa ci si può passare anche per caso, non come l'altra che ci dovevi venire apposta.
Amo i giorni che vanno da Natale a Capodanno, quando hai tutti i regali scartati ma sempre sotto l'albero, sono regali fino al 6 gennaio e lì devono stare.
Che hai avanzi di cose un pò dovunque, ciotoline di cioccolatini e nastrini e carte ripiegate, o appallottolate, ne ho rinvenute un paio dietro al divano, che affanno comprare le carte dei regali, sono così belle e poi finiscono miseramente abbandonate e dimenticate, non come i nastrini, quelli li conservo sempre, ho imparato da mia nonna, e infatti non li compro mai, riciclo quelli che ho e conservo quelli che mi arrivano.

Sono giorni di cose sospese, di colate di brilli ovunque, si progetti iniziati o lasciati a metà, ho un ricamo con la scritta Merry Chr, che così rimarrà fino all'anno prossimo, io ricamo di Natale solo a Natale e non è una gran furbata, i gionri di Natale non sono mica mille,  ma io devo essere ispirata, se non non funziona.

Questi giorni, rifletto. Riflettiamo un pò tutti in realtà, si fanno bilanci e conti, io no, è noto al mondo che i conti non li so fare, ma quelli con le cose mie, con le mie giornate e la mia vita. beh, quelli sono gli unici che mi riescono per bene.

Diciamo che non è stato l'anno migliore della mia vita.
Diciamo anzi che è stato bruttino
Diciamo altresì che è stato unammerda.
Perciò, caro 2018 non sono triste se te ne vai. Anzi.

Ho provato a precipitare e a risalire, a riprecipitare e a risalire ancora, con le mani rovinate dalla pietre del burrone, e le scarpe non adatte, io non ho mai le scarpe adatte, ho i tacchi in montagna e le sneakers alle feste. Sono stata sott'acqua, non respiravo ma stavo lì, con gli squali a mangiarmi e io immobile a farmi mangiare. Sono risalita con un respiro profondo che più che un respiro era un grido, infinito, impossibile da contenere, inimmaginabile. Ho provato a respirare forte, ho provato a saltare, a correre, a girare su me stessa, ma ero di pietra e roccia e nessun movimento mi riusciva.

Ho dovuto imparare di nuovo.
A camminare, a respirare, a guardarmi allo specchio, a farmi la treccia, a mettermi il rossetto e a cantare in cucina la mattina presto, sottovoce, mentre mi chiedo chi mai ha fatto il caffè e stretto così forte la caffettiera che non si apre, e qualche volta sono io e mi faccio i complimenti da sola.
Perchè ho dovuto imparare a credere ancora in quello che sono.

E ora che te ne vai, 2018, devi portare con te ogni cosa, ogni lacrima, e sono state tante, ogni vomito, ogni notte che sono stata sveglia e ogni volta che ho dormito troppo, ogni volta che mi sono lasciata cadere sulla sedia, sfinita, solo per aver salito le scale.
Portati via le carte, l'odio, le frecce e i pugnali, non erano di plastica e giocare agli indiani non mi è piaciuto mai, ed era mio fratello che faceva il cattivo ma cattivo cosa se poi mi prestava il cavallo per scappare e poi mia madre cercava la scopa e c'ero sopra io.

Vattene, 2018. Lasciami la bellezza dei tramonti dall'autostrada, le persone che ho incontrato, i miei libri e le mie penne, i miei ricami a metà, i miei gomitoli arruffati che non ho voglia di dipanare, la mia casa col citofono e i cuori alle finestre. Lasciami i miei affetti, quelli che guardano di sottecchi se sorrido oppure no, lasciami le mattine in cui mi sento ancora quella di prima, quella degli unicorni e delle poesie a memoria, lasciami il mio disordine e questo cuore affaticato e stanco e che non smette, non smette mai di sognare e sentire, di scrivere e credere nelle cose, nella gente, negli amuleti contro la tosse, nella magia della luna piena sopra alle case, nella zingara che balla intorno al fuoco, mi ha letto la mano ma non mi ha detto nulla, ha sorriso e ha continuato a ballare, ha una cavigliera di campanellini e un tamburello e io so che cosa ha da dirmi.

Dimmi zingara che questo anno che arriva non mi farà del male.
A me, che non ho mai fatto male ad anima viva, giocare agli indiani non è mai piaciuto.

ero sempre l'indiano, quello che moriva.
E anche se mio fratello mi prestava la scopa, io, non sono mai scappata.

E buon nuovo anno a me.







26 dicembre, 2018

Del Mondo Nuovo.

La sensazione di avere tutto il mondo chiuso nella mano, chiuso in una stanza, al tavolo di un giorno di festa, la tovaglia bella, le carte dei regali per terra, abbiamo fatto il Secret Santa, che casino di nastri e scatole, Amazon ci ha mandato un cesto di frutta esotica, da tanto comprare.

Le feste di Natale, e le feste in genere, per me, sono quelle in cui apparecchi per 12, poi siamo in 15, che a tortellini e ragù si va avanti per giorni, passano amici a salutare, portano cose e sorrisi, e quadretti coi disegni, e cuoricini ricamati e dolcetti.

I mondo di ognuno si completa, cambia, si rinnova, si pensa che sia lì e invece è da tutt'altra parte. Il mondo si può cambiare, non senza fatica, non senza lividi, ma si cambia e spesso nel mondo nuovo c'è sempre un pò di più.

Il mio mondo non so ancora dove sia, so chi c'è, ma è lo stato in luogo a mancarmi. Di certo in questa casa nuova nuova, coi pavimenti belli, le candele, i cuori alle finestre, Li Hai Messi Per Me?, certo, ho perso tante cose di Natale in questo trasloco, ne ho ritrovate altre, e nessuna che mi sembri vecchia o fuori luogo, le ho messe tutte, dalla scritta NOEL all'albero zen che viene da Spargi e mai come quest'anno mi è sembrato bello e un pò più zen, con le gocce dei lampadari, i nastrini bianchi e poco altro.

Il mio mondo si è scosso, succede poche volte in una vita che si voglia cambiare mondo, io l'ho fatto e non è male. Da tutti i mondi che ho attraversato nella vita, ho portato qualcosa e adesso è qui.

E poi, ci sono le cose nuove, i sentimenti nuovi, le nuove cose, i nuovi discorsi, i progetti lucidi come gli occhi, quando gli occhi sono lucidi, di freddo, di emozione, di Non Andare Via, di non importa cosa.
Il Mondo Nuovo è scommessa azzardata, senza previsione e senza filtro, alla fine di un anno meschino, porta fiori e piccoli cesti di frutta candita, porta colori appena temperati per colorarlo meglio, porta matite preziose per fare disegni di grandi cose.

O anche solo per scrivere, Ti Stavo Aspettando.



13 dicembre, 2018

Esiste il tango.

E le tovaglie di fiandra.
e i tavolini dei bar.
e i cappuccini tiepidi
e l'acqua gasata, con una s sola.

Esiste il tango, le parole che scivolano, gli sguardi belli, le luci alle finestre, e la gente che ti sembra che ti sorrida, a volte, magari, anche se non è vero.
e le sedie di velluto coi colori che sono carezze, e la bellezza, e il tintinnare dei cucchiaini dei bar.

Esistono le altalene, la cioccolata, e i bicchieri spaiati e le coperte del divano, che sono le coperte più calde di tutte le altre coperte del mondo, perchè devono cullare e abbracciare e accudirti e consolarti, non solo scaldarti, no.

Ognuno di noi pensa di aver costruito un mondo tutto suo, e che nulla lo potrà scalfire o cambiare, o far crollare, o incrinare o far sparire. Ma poi succede e allora.
e allora che.

Succede che ti cambi li occhi, forse li asciughi, e guardi meglio, e guardi oltre, guardi vicino e lontanissimo, guardi le tue mani e le mani degli altri, e dalla finestra e oltre il balcone e vedi che esiste, esiste un altro mondo, che forse non è il tuo ma chi può dirlo, è un mondo nuovo che ti apre le braccia, e forse sarà bello rifugiarsi e farsi stringere e scaldarti, come fa la coperta del divano, la tempesta non passa in un attimo ma ci sono porti sicuri dove ormeggiare, aspettando che passi.

E oltre la tempesta esiste il miele, le sciarpe morbide, i cappelli che luccicano. E il tango.

07 dicembre, 2018

Salgo.

Ho sempre amato le scale.
Forse più a salirle che a scenderle, non saprei.
Ho sempre avuto case con scale, dentro, intendo, quelle che per andare a dormire dicevi Vado a Dormire e quel Vado era un piccolo viaggio, salivi e trovavi come un altro mondo, i libri sul comodino, i silenzi delle altre stanze o la luce che ci passava da sotto, la testa affacciata, Non Dormi Ancora? Sì, 5 Minuti e Spengo.

Ora ho scale diverse da salire, salgo e trovo la mia casa, quella coi pavimenti colorati e anche i vetri, quella che ha balconi e citofono per dire Sono Io quando scordi le chiavi, e un pò mi piace scordare le chiavi, per farmi aprire, per capire che lì c'è qualcuno che mi aspetta.

Ho le scale di marmo del piccolo palazzo dove abito ora, col corrimano di ferro e non è come salire le scale di casa tua, è un piccolo passaggio dal mondo di fuori al mondo di dentro, e qualche volta ci incontro i vicini, Buonasera, Ciao, ed è bello fermarsi a chiacchierare ed è anche bello sentire gli altri che chiacchierano,ti senti parte di una cosa che non definisci, è' una sensazione che non ho mai provato prima, qualche volta mi viene da uscire a chiacchierare con loro, le parole sulle scale rimbombano un pochino e sembrano segreti importantissimi e invece sono solo la ricetta dell'arrosto o CheFreddoCheFa. Mi piace.

Le scale si salgono di corsa quando sei in bolla, si canta perfino qualche volta, si salgono ad uno ad uno quando ti trascini le gambe per la stanchezza e la paura, o soltanto perchè hai pensieri che ti avvolgono, belli o brutti che siano, e allora li vuoi pensare ancora un pò prima di aprire la porta e lasciarli lì, sullo zerbino con le scritte, accanto al corrimano di ferro che adesso è tutto una ghirlanda di pino finto ma che ha le pigne e sembra vera.

Le scale si scendono un pò in bambola la mattina presto, si scendono saltellando quando devi fare in fretta, o vuoi stare fuori poco, si scendono caracollando con la spazzatura, il vetro, la plastica,si scendono con i cartoni della pizza al domenica sera, ed è come buttare nel bidone un pò di festa, io non amo i cartoni della pizza, hanno sempre un significato, ambigui e un pò falsi, festa quando arrivano e tristezza quando li butti via, si fa così anche con le persone, quanti al mondo lo hanno fatto con me. 

Mi piacciono le scale, le guardo anche nei film, quelle a chiocciola, o quelle quadrate, e le scale dei palazzi d'epoca del centro e penso sempre a chi le ha fatte e come, e in che stato d'animo e ci faccio delle mini storie, ho Instagram nel cervello, mi sa, solo che le mie storie le vedo solo io, e va bene così.

Salgo le scale, salgo verso il caldo di casa mia, le lucine alla finestre e anche sulla libreria, illumino a festa anche i miei libri questa volta, che sono cura e viaggio e terapia e amici e coperta e pace quando fuori è guerra.
 Scendo le scale per andare nel mondo che c'è fuori, stamattina farà molto freddo, avrò un cappello luccicante e una sciarpa colorata, farò i gradini uno per volta,mi preparo alla città che si veste di Natale, un attimo ancora prima di aprire il portone, le mani in tasca, ho scordato apposta le chiavi per dire al citofono Sono Io,  questa ghirlanda di pino, è vero, sembra vera.

La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...