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09 settembre, 2012

La tazza rotta.


E' incredibile come la vita di ciascuno sia costellata da gesti simbolici, più o meno voluti, più o meno coscienti. Stamattina ho buttato una tazza. Una tazza di New York. Una tazza di New York rotta. Niente di speciale, niente di apparentemente rivoluzionario: nelle credenze di tutti si trovano zuppiere sbeccate, bicchieri incrinati che non si ha cuore di buttare e che ivi restano, magari un pò in fondo, un pò nascosti, ma che lì rimangono per anni. Fino a quando. Fino a quando non si prende coraggio e non si decide di buttare via senza pensarci troppo. Tutto questo preceduto dal domandarsi, Perchè Tenerla. Già, perchè. Perchè conservare tazze sbrecciate che fanno tristezza, nemmeno utili per tenerci i fiori o le penne. Le imperfezioni salterebbero subito agli occhi e allora, addio armonia.

Ho deciso mezz'ora fa che è tempo di cambiamenti, di piccolissime, enormi rivoluzioni personali, di cambi di registro, come è andato di moda dire in questa casa durante questa strana estate.

I cambi di registro sono pratiche costose, in termini di adattamento e prima ancora di coraggio nell'attuarli.

Eliminando zavorre, pensieri tristi, financo persone e situazioni, si avrà la sensazione di camminare più spediti, di scivolare un pò di più sulle cose, di evitare, laddove possibile, inutile malinconie e ansie e tristezze, e alterchi e depressioni e rabbie improvvise e pianti nascosti, questi ultimi fin troppo annunciati.

Certo non sarà facile.

Nel frattempo, ognuno cerchi nella sua credenza una tazza incrinata.

E' da lì che si comincia.

07 settembre, 2012

Cactus.



Le mattine di questa inusuale, ritardataria, strana vacanza sono dedite alle più svariate attività. Del mare ci si nutre diciamo dopo le 13 o giù di lì, si sceglie la spiaggia più lontana e deserta, isola nell'isola, i turisti sono proprio pochi in questi giorni, molti si sono spaventati dal nubifragio dei giorni scorsi e sono tornati in fretta e furia in continente. Si scende al mare tardi e tardi si rientra, il tramonto di questa stagione ha colori impagabili e perfetti. Stamattina ci si è dedicati a un giardinaggio d'impulso, di quelli che t'acchiappa e via, lo devi fare. Ingredienti: un vaso di vetro di quelli lunghissimi, una raccolta di conchiglie minuscole, che il mio Figliolo Sotto Test e uno dei suoi compagni di merende hanno messo insieme in queste vacanze appena passate e che mi hanno fatto trovare, trionfanti, sul mio comodino, ben stipate in una bottiglietta vuota di acqua Smeraldina frizzante. Il resto, si reperisce facilmente, basta fare un giretto oltre le rocce, e raccogliere qualche rametto di pianta grassa e minuscole foglie di cactus. I cactus sono una passione recente, non so nemmeno ancora se sono una passione o che cosa, mi piacciono, li guardo, mi stupisce come possano vivere di così poco, come sembra sempre che stiano dormendo o sonnecchiando e poi, voilà, trovi fra le spine un fiorellino o una nuova fogliolina spinosa. Le spine dei cactus non sono come tutte le altre. O almeno, non tutte. A cogliere le foglie cicciarde dei cactus dietro casa mi si sono riempite le mani di spine sottilissime, infide, invisibili. Non te ne accorgi ma ci sono, non si tolgono tanto facilmente come quelle dei ricci, se ci passi il dito le senti eccome.

Il mio vaso coi cactus è pronto. Non è perfetto, la sabbia ha quasi completamente ricoperto le conchigliette, ma nel complesso mi piace. I cactus sopravvivono a tutto, l'anno prossimo saranno vigorosi e moltiplicati, nel loro cilindro di vetro. Le spine andranno via da sole, prima o poi, tutte le spine vanno via. Anche quelle sottili, quelle invisibili, quelle che non si riescono a togliere in nessun modo. E non fanno nemmeno tanto male.

Basta solo avere l'accortezza di non passarci sopra il dito.

01 settembre, 2012

Nonostante, il Glicine.

Nessuno sapeva della sua esistenza. O forse sì, molti anni prima, quando ancora la casa non era la casa di ora. le case passano attraverso il tempo, passano di gente in gente, di famiglia in famiglia, in ogni casa c'è un pò di storia e di dolore e di allegria, di tenerezza e amore, tanto amore, quanto, ma quanto. Si era voluto togliere tutto il verde, la natura lasciarla fuori, intatta e bellissima, perchè catturarla e tenerla lì. Poi, un giorno, dopo anni, due foglioline sono spuntate da sotto il pavimento, contro il muro rosa. a dove prendesse nutrimento e chi lo sa, e dove avesse le radici, nemmeno. Ieri una sorpresa, un pò anticipata dai figlioli che sono qui da un bel pò. Innaffiandolo con cura, parlandoci anche, scrutando con soddisfazione ogni nuova fogliolina mi avevano detto che, sì, davvero  il glicine era cresciuto un botto e che aveva già un tronchicino sottile ma robusto. L'anno prossimo, forse fiorirà. Il glicine ha una storia a parte, come è a parte la storia di questa casa e di tutte le persone che da qui si sono trovate a passare, a restare, a sorridere, a piangere, anche, a stare bene e a stare male, nell'ineluttabile verità che fa la storia del mondo. E quante lune piene e maestralate e piogge battenti e temporali e stelle cadenti e caldo torrido e sole, sole, sole da ogni parte e luce e buio e profumi di mirto e di foglie e di mare. Il glicine ha sfidato il legno e le rocce, e la siccità e la mancanza di luce ed è salito sù, chissà da dove ed ora è qui, verdissimo, sorridente perchè i glicini sorridono a chi sorride loro.

Alla fine, le cose della vita, di tutte le vite, della vita di ognuno, vanno tutte dove vogliono andare, nonostante il secco e le pietre, nonostante il buio e il vento e la neve e il gelo, nonostante  i sassi e la grandine, e le lacrime, i magoni e la solitudine e la paura. E tutto quello che ce la metteva tutta per non farlo sorridere come ora. E a chi ci si mette per non far sorridere te.

Al glicine, fu messo nome Nonostante.

05 settembre, 2011

Così, a casa.

Era ora, alla fine. Si è andati su e giù, per l'uno e l'altro mar, si è stati stanziali e itineranti, si è fatto e visto molto, molto di tutto, molto mare e molto cielo, che sono il meglio, per me. Ci si è riempiti di vento e sole e cose belle, e se ne è fatto un pacchettino, legato con una cordicella, fatto un fiocco e tenuto lì. Servirà. Si è a casa, alla fine. Stamattina, si è guardata per un pò la scia della nave che ci ha riportato in continente, da quella parte lontana di isola che ancora non si conosceva. Si son fatti pensieri graziosi, nessuno pesante o complicato, a guardare i ghirigori della schiuma è difficile che ti venga qualcosa di sgradevole, e si è guardato tanto mare in questi giorni, che ancora un pò non faceva male. A guardarla da lassù, dal punto più alto del traghetto, la scia appariva nella sua candida, rumorosa bellezza, il candore della schiuma nel blu scuro di un mare sterminato, e trascinava con sè i pensieri che a lei affidavo, le cose che avevo in mente, quel che avevo da fare in ordine di importanza, ed erano tante, tantissime, ma nessuna che mi venisse per prima. Me ne stavo lì, a guardare quel bianco e quel blù, e che bello sarebbe stato poter fare un salto giù, per un momento, un momento soltanto, un bagno in questa schiuma di neve, in questo miracolo di motore e acqua, avrei messo anche quello nel pacchetto legato con la cordicella. La scia di una nave affascina chi ha pensieri liquidi da affidarle, racconti da lasciarle in pegno, te li regalo, fanne l'uso che vuoi, portali con te in quel bianco accecante, conservali per bene, falli giocare nei tuoi mille luccichii, complice il sole. Te li richiederò, qualche volta, e tu me li ridarai, intatti e perfetti come sono ora, magari in un lungo autunno o in un freddo inverno che è ancora lontano ma che non tarderà. Ecco, i miei pensieri sono in mezzo al mare, ora, la schiuma li ha cullati, ci ha giocato un pochino e li ha portati con sè, e il mare che ascolta, ricorda e sa,  li custodirà per me.

26 agosto, 2011

Troppo ordine.


Mattina presto. Si capisce che è giorno di partenze dai bagagli ammonticchiati in cima alla scala. In questa casa siamo sempre di meno, stamattina partiranno un figliolo e il Nipote Unico, l'uno richiamato dalle sudate carte, o almeno così dice, l'altro dal suo lavoro in banca che non ammette deroghe, non è che possa dire Mi Fermo Ancora un Pò. Sempre di meno. E sempre più ordine. Nessun asciugamano steso, nessun costume abbandonato, nè scarpe nè maglie, nessuna riffa per individuare di chi sono questa o quella mutanda, nessun far finta di urlare Raccogliete Tutto o Quel Che Trovo In Giro Regalo Alle Missioni. Troppo ordine non mi piace. L'estate è ancora qui ma non si fermerà molto. O almeno, non qui. C'è un'altra partenza in programma, un'altra fettina di vacanza, un'altra puntata, in un altro pezzo di Isola. Si programma una mezza dozzina di lavatrici, in questa casa dove si dorme nelle lenzuola stropicciate e profumate di vento e basta, ma quale ammorbidente mai, dove si stirano solo e soltanto le camicie e solo e soltanto quando servono, feste in Costa, cene o compleanni, che sono tanti, qui, d'estate. In questa casa, isola nell'Isola, dove si arriva con la sola andata, dove convivono diversi fusi orari, e la colazione viene servita dalle 7 alle 3 del pomeriggio, appena prima della scelta della spiaggia. Ancora un pezzo d'estate, ancora mare placido e vellutato, ancora sole. Ma prima, mi sa che farò un giro per casa e butterò alla rinfusa qualche calzino spaiato, qualche bottiglia d'acqua vuota, qualche briciola, tutto questo ordine mi fa malinconia.

25 agosto, 2011

E tu, chi sei?

Anzi, Voi Chi Siete? Così chiese il Liceale, ier sera all'imbrunire, mentre portava a termine il quotidiano rito dell'innaffiatura del suo Limone, situato nel patio di casa, diventato negli anni una specie di quercia dai fiori profumati. Tragggedia. Il Regio Limone ieri sera era diventato residenza di strani animaletti candidi, con un numero imprecisato di zampe che camminavano sul tronco, sulle foglie e perfino su qualche frutto. Tutti han voluto dire la loro, che andava dal Che Schifo del Giurisprudente a Omioddio, della Principessa Omioddio, manco a dirlo, appunto. Belli non sono, si muovono come sull'autoscontro, girando un pò su se stessi, lasciando una scia biancastra tipo (!) quella delle lumache, no, in effetti belli non sono. Passato il primissimo attimo di sgomento, ecco che si è chiamato il Regio Giardiniere, per avere un rapido e accademico consulto. Cocciniglia Cotonosa, è stata la diagnosi, Queste Cose le Porta lo Scirocco. Raccolti al suo capezzale, ci siamo guardati tutti con aria interrogativa, lievemente preoccupati, E Adesso? Niente panico, la faccenda è seria ma si può porre rimedio, domani sera, ben dopo il tramonto, a foglie fresche, il Regio Limone verrà cosparso di non so quale intruglio, tenuto sotto osservazione e nel giro di qualche giorno i candidi animaletti spariranno. Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo, il Limone ha la sua storia in questa casa, è stato scelto con cura dal vivaio, potato con maestria da mani sapienti, e, diciamolo, da un gran pezzo d'uomo. A tutti sta a cuore la sua salute, tutti ne hanno accarezzato i limoncini appena nati, odorato i fiori, perfino punti con le sue spine. Sappiamo che, affidato alle cure del Regio Giardiniere, il nostro Limone guarirà. Peccato non avere intruglio similare per liberarsi dalle persone moleste, ignorantelle e noiose, di quelle che Io, Io, Io, di quelle che loro san tutto, e fan tutto meglio,  e ti dicono anche come dovresti fare tu, per dire. Chiederò al Giardiniere. Lui di queste cose ne sa.

22 agosto, 2011

Del Sottile Pensiero.

Che i pensieri li detti l'anima, o il cuore, la testa, forse, o tutt' e tre, nessuno al mondo lo sa con certezza. Non so se i pensieri di ognuno siano farfalle o sassolini, petali o macigni, a seconda di come e quando e cosa. Sono giorni di calma calmissima, di tende immobili e mare piatto, di foglie accarezzate e non scosse, che si muovono appena sotto un vento che non c'è. e di caldo, caldo immobile, bellissimo, che la doccia di fuori è calda appena la apri e le lenzuola asciugano ad una velocità che non si immagina. Le colazioni sul terrazzo si fanno lente, tempo ce n'è per la spiaggia e le cose, a volte ci si spinge qua e là per il villaggio, Da Chi Andiamo Stamattina? per un altro caffè e le chiacchiere di metà mattina, mentre tutti qui ancora dormono, bellissimi e abbronzati, un sonno che spesso inizia quando finisce il mio, che è già mattina. Il Sottile Pensiero è una frase che mi piace e che ho imparato ieri mattina, e che ho fatto mia. Sottile perchè piacevole, sottile perchè carino e che si fa pensare che un sorriso impercettibile, di quelli che ti vengono anche quando dormi, ogni tanto, non proprio un sorriso ma una specie di calma, di pace diffusa, di quiete guadagnata e che si beve piano, come il succo gelato del frigo, Bevi Piano o Starai Male. Di Sottili Pensieri ne voglio fare una valigia piena, stipandoli e stropicciandoli come fanno i ragazzi quando fanno le valigie per il ritorno, che stropicciano insieme alle cose anche la nessuna voglia di lasciare questa casa e questo mare. Di Sottili Pensieri ne faccio un mucchio proprio lì, vicino all'oleandro, ne metto qualcuno nel cestino della spiaggia, che si farà pensare al sole, o sguazzando nell'acqua turchese, o al chiosco dei gelati, stasera verso il tardi, perchè si è deciso da un minuto che si vedrà il tramonto dalle dune e forse si farà anche il bagno quando il sole è andato giù. I Sottili Pensieri sono belli da pensare, si nutrono di piccolissime cose da niente, piccole cose di poco conto ma di grande, grandissima importanza. Per me e per le persone che ho qui vicino, per questi giorni di Beato Nulla, cuore, testa e anima si impegnano tutti insieme a far pensieri che non tùrbino, che nulla smuovano, pensieri che siano dolci e anche un pò scemi, fioriti e profumati, e sottili, sottili come petali, farfalle colorate, brezza leggera che accarezza e non scuote.

20 agosto, 2011

Mare e mare.

Mare e basta, mare e sabbia, mare e mare. Per giorni. Che sia dal mattino presto, ove per presto si intenda mezzogiorno passato, o che sia dal pomeriggio tardi, verso le cinque, quando si incontrano le persone che vengono già via, nemmeno tante, in realtà, noi si arriva e si va via quando gli altri sono a cena, un pò controcorrente, al contrario, come spesso noi si fa. La bolla africana, come la chiamano in tv, noi qui ce la mangiamo a colazione, nel senso che si vede anche la sera, una specie di velluto a coprire le stelle e quella luna rossa laggiù, sembra nebbia ma sarà caldo per domani, ho rassicurato i miei figlioli e anche me. E stamattina, umidità di tulle su Maddalena, Chi Ha Rubato il Mare? Nel frattempo, tutto procede con perfetta lentezza, l'inverno, quale inverno?, è stato dimenticato e sotterrato, si passano giorni quieti di sole immobile, di spiagge scoperte o ritrovate, di libri e chiacchiere, di un niente che fa bene. Il mio Sposo impegnato in una regata, con zero vento ma vuoi mettere tutto quel blù, i figlioli sparsi fra letti e spiagge, nemmeno so con esattezza chi dorme e chi è già al mare, son scesa presto in paese a comprare il pane del forno, scoperto quest'anno, e un quotidiano, ogni tanto mi prende l'insana voglia di leggere un giornale vero, da sfogliare, che quelli on line è vero sono una meraviglia, ma un quotidiano di carta è un'altra cosa. E organizzo una giornata di niente fare, niente si fa per dire, ho ri-iniziato Orgoglio e Pregiudizio per la quindicesima volta almeno, un impacco di balsamo ai capelli stremati, un'insalata di farro da tenere in frigo, forse un ricamo, due giri di maglia, chissà. Raccolgo questi giorni come conchiglie, come i vetrini verdi che invece non trovo più, li raccolgo e li tengo da parte, come perle, come buoni consigli, come albicocche mature per la marmellata. Lontano, le vele giocano lentissime a rincorrersi e a cercare un vento che non c'è. Il mio cuore, pigro e disteso, bello sciallo e tranquillo, sta ben attento a non farsi da nulla scalfire, da nulla turbare, da nulla al mondo mai. Il mare mi guarisce da tutto, ma quante volte l'ho detto già?

13 agosto, 2011

Luna profumata.

Non saprei dire che profumo sia. E' una sera tranquilla, di quelle con la luna che guarda giù, è luna piena, stasera ed è così bello guardarla da qui. C'è profumo di bello, stasera, i figlioli sono più allegri del solito, più belli del solito, più abbronzati, più biondi, non so. Si dividono i compiti in grande, grandissima democrazia, come avrei fatto se no, a gestire una tale manica di Compagni di Merende. La PrincipessaOmioddio è al cinema con gli amici, mi ha strappato anche il permesso di un gelato in piazzetta, dopo, qui non è' che esista tanto un orologio e l'ora di tornare, è la beatitudine di questo posto, mezzanotte, un pò di più, non è che cambi molto. La luna sorride, profumata di silenzio e di foglie immobili, stasera, nemmeno un pò di vento, niente. I pensieri si lasciano pensare con calma, uno dopo l'altro, morbidi. Tutto è di una semplicità che fa bene all'anima, di un benessere diffuso, come dico raramente, solo quando lo è davvero, solo quando mi sento così in pace, solo quando nessuno dei pensieri che ho mi punge, mi graffia  o mi taglia a pezzi, come succede qualche volta, nessuno dei pensieri che ho mi fa respirare a scatti e mi fa male al cuore, facendomi  sentire i battiti  risuonare nel cervello, che sensazione assurda, eppure, qualche volta mi succede. Non stasera. Non da qualche giorno. Sarà che dormo e dormo di un bel sonno normale, non a nascondermi o a proteggermi, dormo e basta, a rigenerarmi, a farmi bene, a cullarmi quasi. Sarà che evito le chiacchiere da battigia e chiacchiero solo con chi va a me e che, ma guarda, sa fin troppo bene che non è misantropia, ma che qualche volta fa fatica parlare con chi non ne hai voglia e allora fai finta di niente, che pensino quello che vogliono, l'estate duemilaundici sarà ricordata, oltre che per lo smalto turchese come il mare, i vasetti all'uncinetto e lo ZeroSbatti, anche e soprattutto per la rivendicazione del sacrosanto diritto di fare quello che ti va, in silenzio ad ascoltare i grilli e a guardarla questa luna, così bella e vicina che se stai attenta, senti, senti che profumo che ha.

09 agosto, 2011

Violarancio.



Da sempre, due colori che amo, insieme. Ho anche un anello con una pietra viola e una arancio. Si sa, son cose interessanti, così, a metà di una mattinata di vento deciso, di mare turchesissimo, di colazione protratta, di amici in visita, di figlioli dormienti, dacchè han fatto tardi in vedetta a vedere l'alba, son già due sere di seguito, la cosa che mi preoccupa è che sono sempre in numero pari e ben distribuiti, tre maschi/tre femmine, questo andare alla vedetta non mi convince, sarà mica per caso come il mio andare alla Torretta di Varigotti nell'estate del '78? Solo, loro son più grandini di me all'epoca, ed è ben questo che mi dà pensiero. Comunque, qui si lavora, eccome. Si ricoprono vasi, si fanno scialli on demand, e ier sera c'è punta vaghezza di metter sù un gonnino arancio, che con l'abbronzatura c'ha il suo perchè, e allora ci si è ingegnati, si è fatto finta di chiamarsi Fassio di cognome, e il gonnino ha già preso forma, certo, appena appena, ma insomma, si ha già in mente come verrà. Qui si lavora eccome. Ci si telefona con Lei, si preparano già una quantità di cose per la fine di settembre, insomma, il vento di qua porta bei pensieri, belle cose da fare, bei colori da mettere insieme e bei progetti. Nel frattempo, il mare laggiù mi guarda e sorride, increspato appena appena, lucido, di velluto, turchesissimo. Che con l'arancio e il viola, ci sta un amore.

07 agosto, 2011

Gavino, l'Agavino.

Inteso come piccolo agave. Sottratto un pomeriggio di calma piatta, durante un'incursione al forte abbandonato a Punta Rossa di Caprera, due anni fa. Lui, Gavino, era il quinto di dieci fratellini, cresciuti alla rinfusa tutto intorno a Mamma Agave, maestosa e fiorita, nei pressi della Stazione Torpedini, un magazzino militare della Seconda Guerra, abbandonato e meraviglioso, una delle cose che più mi affascina di qui. Che male farò mai, mi sono detta, ce ne sono così tanti che anche se ne prendo uno... Errore Madornale, sibilò in Giardiniere, guardandomi malissimo, dell'Isola non si tocca nulla, dalle tartarughe alle piante grasse, agavi compresi. Ho chinato il capo, sentendomi in colpissima. Ma ho cresciuto e accudito Gavino come fosse uno dei miei figlioli, sistemandolo con grazia dapprima in un bel vaso con le conchiglie,  annaffiandolo con cura e mai, mai, mai trasportandolo in continente, lasciandolo qui sulla sua Isola Magnifica, all'ombra dei corbezzoli e dei mirti. Stamattina, poi, ho visto che il delizioso vaso gli stava diventando stretto, dacchè un altro piccolo Gavino ero spuntato accanto al papà. Così, con l'auto del Senior Ing., sbarcato da pochissimo, Gavino ha trovato posto nella sua terra, così come piace a lui, soleggiata e rocciosa, perfino un pò asciutta, in fondo al giardino, che ora ha, come quasi tutti i giardini della Costa, anche i più abbandonati e affascinanti, il suo bell'agave. Anzi, due. Gavino Senior e Gavino Junior. Uhm, mi ricorda qualcosa. 


02 agosto, 2011

L'Odore del Sole.


Si è camminato per un sentiero scosceso, conosciuto da pochissimi, anzi da quasi nessuno. Io me lo ricordavo, c'ero venuta tempo fa, un paio di volte, via terra e via mare, che è una cosa troppo differente e non è che se sai la strada via terra trovi facilmente un posto via mare e viceversa. Si è costeggiata la spiaggia semi affollata, non è mica il 2 agosto se guardi la gente che c'è, nessuno o quasi. Si è sceso per il sentierino, il mirto e i rovi a graffiarti un pò le gambe, le braccia, a impigliarsi nella gonnina tricot color amaranto. Si è trovato una spiaggia deserta, ma non con poca gente, proprio desertadeserta, solo noi. Avere per sè un tratto di sabbia e scogli e mare è puro lusso. Stare in spiaggia mi piace. Leggo, faccio la maglia, sto sdraiata ore ad ascoltare i rumori di fondo, la voce del mare, il rumore delle onde, l'odore che c'è. Annuso anche me che so di sole e di sale, e di Nivea della scatola blu e piatta, quella che mi mettevo anche a Sori, con mia cugina Elena, che era grande e bellissima, e aveva un bikini arancione che ancora mi ricordo e le invidiavo molto, io, che avevo ancora i costumi di spugna e la canottiera a righe rosse. Mi annuso e so di estate, da quando ho letto Suskind faccio attenzione anche all'odore che sento su di me, misto di limone e di vaniglia, che si mescola con l'odore dell'asciugamano, ammorbidente, forse, e del balsamo di ieri sera, e se sto attenta, anche del dentifricio di stamattina. Tutto l'insieme fa l'odore della mia estate, di una calma che non oso pensare, non oso mettere a fuoco, per paura che la calma si trasformi in un istante in tempesta di quelle toste, in mare in burrasca con tre ondine, tendente all'agitato, cioè il caos. Ho un libro che leggo distrattamente, uno scialle color corallo che va avanti con studiata lentezza, ma resto qui, sdraiata ad annusare, annuso intorno e annuso  me, e so che quel che sento più di tutti è sì la Nivea e il balsamo e tutto il resto, ma  più di tutti so di sole, di pensieri dorati,  di piccolissimi momenti di beatitudine perfetta, di piccolissime gioie, non troppo vivaci, non troppo chiassose, di una semplicità perfino noiosa, che adoro, di un sole profumato che sembra solo per me.

31 luglio, 2011

Lentissimo.

Un work in progress di un vaso, è la grande mania del momento, fra le Amiche del Knit, una focaccia al rosmarino nel forno, la frutta fresca, un vento sottile, sottile, ecco, è la parola giusta, che un pò c'è e un pò non c'è, a raffiche, si dice, oca, si ma le raffiche vanno veloci e queste raffiche qui sono una specie di carezza, non gli schiaffi delle raffiche, quelle vere. Lentissima domenica di mare e di nulla, fra poco la spiaggia ma con calma, si metterà nel cestino una bottiglia ghiacciata che si scioglierà piano sotto il sole, si proverà a fare un altro bagno, ma l'acqua del mare è ancora più ghiaccia di quella della bottiglia, non si sa come, quest'anno è freddissima, e chi lo sa. Lentamente, lentissimamente si alzeranno tutti quanti gli abitanti di questa casa, stamattina alle cinque qualcuno cucinava spaghetti e rideva sommesso nella cucina, che hanno lasciato uno specchio, c'è da dirlo. Lentamente si cambia colore, cambia la luce degli occhi, cambia persino il modo di guardare lontano, le rocce e il mare e ancora più in là altre rocce e altro mare, giorni in fila, azzurri e ventosi. Che siano semplici, che siano tranquilli e normali, senza grandi scosse, con mare e vento in forma variabile, con sabbia e sole in forma costante, pigri e lentissimi, come questo qua.

27 luglio, 2011

Anche se piove.

La pioggia non è uguale da nessuna parte al mondo. Nel Monferrato, a Londra, a Parigi, la pioggia è diversa. Qui è più diversa. Nel senso che è proprio pioggia, cioè sì, piove, ma è come se piovesse mare, come se tutto intorno fosse fatto d'acqua, ritornasse acqua, dalla distesa che si vede a colazione, alle bolle che fa sul terrazzo, perchè è così che piove, diluvia proprio e non è importante, ci sono le sedie da asciugare e allora sei lì, sotto la pioggia, la camicia da notte appiccicata, i capelli fradici, senti perfino il rumore delle gocce addosso, ma fa niente. Se piove qui, fai cose che se piove a casa nemmeno ti sogneresti di fare. Qui è un bel giorno. I Giovinastri dormono e dormono, rientrati all'alba come da tradizione, le Fanciulle sono sveglie da pochissimo, questa casa è a metà fra una colonia elioterapica e una famiglia allargata, ci sono figli dovunque, zaini dovunque, telefoni e cose, ma è tutto sotto controllo, tutto regolare, tutto un insieme di Ti Dò Una Mano, una divisione di compiti mai vista nemmeno nel team più affiatato e senza nemmeno bisogno di chiederlo. Per parte mia, mi beo. Di questi figli miei, la cosa migliore che abbia mai fatto in vita mia, i miei capolavori, diamanti purissimi e rari, lo so che è normale, i figli sò tranci e' pizza, lo sanno tutti, però ogni tanto bisogna anche dirlo, facciamo una volta all'anno. E mi beo anche degli amici dei figli, educati e bellissimi, ieri sera prima della festa erano così belli tutti che li fotografavo a raffica, nel mucchio, Ma Che Belli Siete. Anche se piove in questa casa c'è una luce che non si capisce da dove venga, c'è calma e caos, c'è pace e delirio in gusta misura, e rido così tanto al loro parlare, ai loro modi di fare, di essere che mi sembra di essere un pò una di loro, anche se ieri sera ho fato loro le raccomandazioni sulla porta, pure a quelli ultraventenni, Maestri di Sci e quasi Architetti, che mi guardavano con un'aria strana, Ti Rendi Conto Quanti Anni Ho? Non fa niente, ti conosco da quando avevi 5 anni, ti sei perfino rotto un polso a casa mia, sei anche tu un altro fratello, un altro figlio, come tutti quelli che ho qui. La luce di questa casa forse è un sentimento, forse un affetto invisibile, un calore sottile, che si annida fra i cuscini, si nasconde nel rosmarino, e piegato insieme alle lenzuola tutte uguali, un mantello che avvolge e scalda, anche se non lo vedi, anche se non lo sai. Anche se piove.

26 luglio, 2011

Il colore dei pensieri.

Ci è voluto qualche giorno. Non certo ad ambientarsi, qui si arriva e si è subito sul pezzo, come dire, è come se mai si fosse andati via. Ma ci è voluto del tempo. A realizzare, a verificare lo stato delle cose e forse, ancora meglio, il proprio stato d'animo. Come se si volesse davvero essere sicuri di stare bene, prima ancora di ammetterlo anche solo a se stessi. Si è stati prudenti, di una prudenza che si è nutrita di sonni lunghissimi e di silenzi, stando ben attenti a non fare guai, come in allerta, come quando la notte si sente un rumore e si sta lì, senza quasi respirare e ci si chiede Cosa E' Stato, salvo poi scoprire che è stato uno scricchiolio senza importanza, un rumore da nulla, e ci si riaddormenta beati e il giorno dopo nemmeno ci si ricorda. Questi primissimi giorni sull'isola sono stati così. Guardinghi. Ho fatto da sentinella ai miei pensieri, li ho esaminati per bene, ho voluto vedere davvero di che colore fossero prima di tirarli fuori, e adesso che so che è un colore che mi piace, posso lasciarli liberi di andare dove vogliono. Potranno scegliere. Se accoccolarsi sul prato davanti casa, che era perfetto e lucidissimo fino a due giorni fa e che la visita di un'intera famiglia di cinghiali ha trasformato in una specie di campo arato di fresco. Potranno scegliere la via del mare, la spiaggia più ventosa, quella che quasi non  riesci a tenere gli occhi aperti e ti senti il vento addosso che ti spinge e ti trattiene, a secondo di come ti giri, e alza insieme goccioline di mare e granelli di sabbia che non distingui, se mare o sabbia. Potranno nascondersi dietro le dune, giocare con le onde, o spalmarsi sulla spiaggia, come in attesa, come a dormire, come a dire, Di Qui Non Mi Muovo. I bei giorni d'estate forse sono iniziati, l'inverno complicato ce lo si ricorda appena. Ora, ci si permette il piccolo lusso di pensare solo a sè, presto la faccia color seppia diventerà di un bel colore dorato, e dorati saranno anche i mie pensieri, qualcuno viola chiaro, qualcuno rosa, qualcuno di un blù un pò verde, un pò turchese, come questo mare che amo. I pensieri sono lì, si spingono fra loro per uscire fuori, sono lucidi e luminosi, di un colore che mi piace. Li lascio liberi, sapranno loro dove andare.

18 ottobre, 2010

La raccolta dei Corbezzoli.

Oh, sì, può capitare. Di trovarsi qui ogni tanto, anche vestiti di tutto punto e non proprio discinti. Laggiù, un mare grigiazzurro, ci si specchiano nuvoloni che scapperanno poi, verso sera, velocissime, verso chissà dove. Questa casa, questo posto, questo paese silenzioso, così diverso dall'estate, è un luogo dove trovarsi in pace, sentirsi bene come poche volte, far niente, leggere, camminare sulla spiaggia umidissima, non proprio deserta, surf e kite e qualche barca laggiù. Ed è bello ritrovare il bar della colazione, quello in paese, dove ti salutano come si fa coi fratelli, dove ti stringono la mano nelle loro, Sentito Che Freddo? Freddo? Ma se ho la felpa e c'è un sole che spacca ed è tutto fiorito, vogliamo fare un giro sù da noi, e riparlarne? Amo questo posto dove non c'è nulla, dove puoi stare ore a decidere cosa fare e non decidere mai nulla e non annoiarti mai, basta sentire il profumo che c'è, che non è come quello di luglio, basta vedere la gente che c'è, che non si danna, che non ha fretta, che non corre, gli amici cari che ti vogliono a pranzo, a cena, a colazione, e poi di nuovo a pranzo e poi a cena, come, andate a dormire a casa, potreste fermarvi qui. Abbiamo raccolto i corbezzoli, ne faremo una marmellata, non li abbiamo mai raccolti,  sarà un esperimento E' bello trovare il limone strapienopienissimo di frutti ancora verdi e profumati di buono, il basilico rigoglioso, per forza, non c'ero io, la miseria selvaggia, fiorita, enorme, così viola che mi ci incanto, e il prato smosso dai cinghiali, la pace, la bellezza, il niente magnifico, l'odore del mare, il cielo che solo qui, il sole, la calma.

21 agosto, 2010

Svogliato Glicine.

Il colore è bellissimo, ma solo quello. Anche la morbidezza non è male. Ma non è granchè. E'svogliato e senza forze, proprio come me. Alla fine, dovrò chiamare col suo nome proprio di cosa  femminile singolare astratto questo malessere che ho, sennò la scambiano tutti per capricci e stupidaggini, MaVaLà Che Non è Niente e Che Cosa Vuoi di Più. Ho fatto questo scialle senza sapere come sarebbe venuto, non ho copiato nessuno schema, all'inizio lo volevo senza buchi poi con tanti buchi, poi con un buco qui e l'altro là, poi coi buchi in scala e per un pò devo dire che è anche venuto bene, poi mi sono stufata e ho detto basta, che mi si fondeva il cervello a furia di contare e in questi giorni faccio fatica anche al supermercato a realizzare che una scatola di 6 uova più un'altra scatola di 6 uova fanno in tutto 12 uova. Alla fine questo scialle è venuto così com'è, come si vede , è scialle poco avvolgente e sciarpa generosa, è una specie di foulard. Glicine è il suo nome, scialle svogliato dal colore luminoso, proprio come chi l'ha fatto. Che, a pensarci bene, nemmeno è luminosa.

19 agosto, 2010

Sul cuore non so.

Beh, sì. A un certo bel punto di ogni certa bella vicenda si dovrà anche tornare. Pensare a tornare, quanto meno. Pensare a come fare a cominciare a pensare di tornare. Uhm. Complicato. I sospesi giorni di agosto inoltrato non mi sono mai piaciuti, men che meno quest'anno, che mi è piaciuto meno di tutto in assoluto. E' come essere sempre lì lì per fare delle cose, e non puoi dire, Lo Faccio la Prossima Settimana, perchè la prossima settimana, ahinoi, non sarai più qui. Ed è questo che destabilizza un pò tutti. Quando davanti a te non hai nemmeno una settimana intera, ma pochi giorni soltanto, e quando ci vuoi stare al mare, fino all'Immacolata?, no, certo no, ma non ne ho voglia, non ne ho voglia nessuna, di disarmare tutto, smontare, piegare, ricoverare, preparare per l'autunno, l'inverno, la vita che verrà. Non è solo preparare e andare via, è immergersi in un'altro pezzo di vita, Capodanno è questo qua, mica il 31 dicembre, si riprende e non ne ho voglia. Perchè non so riprendere, non so ricominciare da capo, e nemmeno voglio imparare. Alla fine, farò così, chiuderò la porta dietro di me lasciando tutto così com'è, quale piegare, quale staccare le tende, quale lavare i cuscini, un bel niente, li lascio così, sghinci e vissuti, riordino solo l'armadio, per la prima volta rientrerò in città che sarà ancora estate e mi serviranno magliettine leggere, mancano pochi giorni e ho già nostalgia, mi viene da nascondermi dietro le rocce e non farmi trovare più, ma sarò forte, mi incollo questo mare davanti agli occhi, sul cuore non so.

15 agosto, 2010

Alternativa.

Un pò selvatica, anche. Ho risposto a un sms di B, non quella del 12, quella della RAI, sono circondata di B, al momento. Come Mi Stai? mi si chiedeva. Ti Sto Bene, si rispondeva, Misantropa e Selvatica. Persino un pò  Orsa, mi si passi il termine. Ti sto che mi piace far le cose che a Ferragosto  non fa nessuno, prendere l'acqua alla fontana, leggere un libro in un giorno, non cucinare per niente. Nessuna grigliata, ci pensano i ragazzi, quella dozzina di ragazzi che mi sono trovata in casa quest'oggi, 6 conviventi e 6 raffazzonati qua e là dai conviventi medesimi, ma li conosco da sempre, sono gli stessi di ogni estate, solo, ogni estate più grandi e più belli. Stasera, gran soirée. Il cinema all'aperto, forse un gelato più tardi. Nessun Ferragosto fu più alternativo, più semplice, più felice di questo. Felice. Una parola che non scrivevo da un pò.

12 agosto, 2010

Il CiliegiaScialle. E le ViolaVitamine.

La sciocca estate del duemiladieci, chissamai perchè sciocca, poi, verrà ricordata per una serie di faccende e questioni. Prima fra tutte la mia totale dedizione, la mia entrata nel tunnel, il mio disturbo ossessivo compulsivo nel fare scialli di ogni foggia, colore, filato e dimensione. A dirla tutta, ho messo sù un discreto commercio. Questi cosi piacciono, eccome se piacciono, sono antichi eppur nuovissimi, e danno un che di mistero anche al più banale degli abbigli. Trasformano infatti un jeans blasonato + maglietta di Zara in un look vincente e super glamour. Robe da intenditori. L'ultimo nato nella Casa sul Mare è questo qui, purissimo cotone color ciliegia matura, bello e semplice, da fare ad occhi chiusi o quasi. Spererei di poterlo tenere per me. Anche perchè, esso, lo scialle, è dello stesso colore delle mie vitamine, quelle che mi ha prescritto il mio Amico Farmacista dell'Isola. Esse, infatti, contrariamente a tutte le vitamine che ho sempre preso in vita mia, gialline, bianchine, arancionine e trasparenti, esse, dicevo, sono viola. VIOLA! VIO-LA!!!! O meglio, color del CiliegiaScialle. E soddisfatta son'io di tale, inaspettata coincidenza. Che sciocca estate, quella del duemiladieci. Ogni scusa è buona per farsi una carezza, di cotone o vitamine, color delle ciliegie mature.