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18 novembre, 2018

CityLife


E come è diversa la vita di città.
Non ho pratini o colline, ma palazzi e antenne e balconi e cose stese delle case di fronte. Imparo, che si tendono i calzini vicini per colore, e non come càpita, che perfino le mollette hanno un senso. 
La mia dirimpettaia le usa di legno, quella di fianco invece, stende le cose blu con le mollette azzurre, e le cose bianche con le mollette bianche. Ci deve essere del torbido, in tutto ciò.

E poi, se dimentico il latte non è che suono a Marina e le dico, Hai Mezzo Litro di Latte? e poi glielo restituisco con un nastrino e un fiore. Scendo e vado a comprarlo, anche vestita scialba, col maglione da casa che fa i pallini e i calzettoni a pois nelle Superga sfasciate che non butterò mai, e i capelli raccolti, che mia madre ieri mi ha detto che se mi avesse incontrato fuori dal supermercato, mi avrebbe dato un euro. 

La vita di città è cosa semplice, la Casa in Collina resta nel cuore, come è giusto che sia, come tutte le case che ho abitato, ma anche se i cambiamenti mi fanno orrore, ho dovuto mescolarne molti, mio malgrado, e non mi ci sono abituata ma insomma, ho messo a punto una tecnica per non rimanerci sotto.
Non sempre funziona, ma fa niente.

Novembre è il mese del niente e del tutto, è la tristezza, il gelo, la nebbia, non ha significato perchè non ci sono eventi se non la ghiaia dei cimiteri, i fiori freschi nelle tombe e questi giri assurdi di tortura per camposanti. Che uno non ci pensa perchè nei supermercati è già Natale e se non avessi la nausea a vedere torroni e palline, direi che sarei contenta.

Sarà un Natale diverso, il primo in città, e non so dove fare il mio albero zen e per la prima volta ho un balcone, anzi due e delle finestre altissime e occorrerà uno studio di settore per capire cosa mettere e dove.

Non ho più il Pratino ma ho il Viale delle Foglie Secche, e lì cammino e cammino, e arrivo lontanissimo senza rendermene conto, e penso tanto anche così, e so che il Pratino e il Viale si sono parlati e adesso è il Viale ad avere cura di me, ha tanti di quegli alberi che mi sussurrano cose quando passo, e ancora non le ho capite bene ma so che sono cose belle.

A loro non importa se sono vestita da stracciona, se ho le scarpe rotte e le occhiaie. 
Mi accolgono nei pomeriggi verso sera, quando alle 5 è già buio, oppure nelle mattine cariche di di programmi, incontri gli studenti e la gente con i cani, e sconosciuti che ti salutano per educazione.

Ho cerotti un pò dovunque, ho tagli profondi che non si rimargineranno mai, mai e poi mai, ho pezzi di vetro sotto alle scarpe e coltelli che mi sibilano accanto alle orecchie, ogni giorno, ogni singolo giorno.

Ma io non vedo e non sento.
Ho gli alberi davanti, le foglie secche che scricchiolano e devo andare a comprare il latte.
Marina, ti telefono.


Per Sempre Glicine.

E' stagione di glicine. Lo amo, e tanto anche.  Il colore, la forma, il suo modo di essere.  Non si può cogliere, non si può te...