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19 agosto, 2014

Le Grandi Manovre.

Forse, non avrei voluto una vita noiosa.
Certo che no.
Tuttavia, un tantino più tranquilla, senza Montagne Russe e Ottovolanti e Calcinculo, con licenza parlando, non si chiama in un altro modo, la Calcinculo, quella coi seggiolini e le catenelle, quante volte mi hanno lanciato in alto per prendere quell'orrendo codino spelacchiato, quando arrivavano le giostre sulla piazza. Lanciavano sempre me, chissà perchè.
Era un pò come volare.

Le Grandi Manovre lassù, nella Casa in Collina, proseguono senza sosta, o meglio, sono nel loro momento più impegnativo, si fanno e disfano valigie e cose, si pensano case vicine, case lontane, si comprano caffettiere da portare via, si organizzano armadi e biancheria, si spostano stanze, si eliminano cose, se ne aggiungono altre. Un bel casino, nulla da dire.

Solo, con sentimenti altalenanti.
Qualche volta, sono io alla guida della ruspa che sposta e scava e toglie e mette.
Qualche altra, e sono le più frequenti, la stessa ruspa mi passa sopra. Ma è solo un attimo, sto ferma immobile, la ruspa passa e io ritorno in piedi, senza un graffio, solo un pò ammaccata.
Ho scoperto una forza insperata fra le cose che ho, fra le cose che sono, fra il mio essere incline ai sogni, al disordine e alle canzoni a memoria. Una forza d'animo che a volte si sparge un pò dovunque come quando spacchi il termometro, e fai fatica a raccoglierla, ma poi, in un guizzo, la ritrovi e si fa daccapo.
In fondo, uno non è che abbia grande scelta. 
Ma va bene.

Pioviggina ad agosto, nell'estate più assurda degli ultimi mille anni, sere fa ho visto sorgere la luna dall'autostrada, rossa ed elegante, enorme, di quelle lune che sarebbero da guardare da Santo Stefano nelle notti limpide, alla fonda.
 La luna era strana, una fettina storta, sorpresa anche lei di trovarsi lì, appesa come per caso, là in fondo, che bello guidare di notte, con la luna che ti guarda molto di più.

Le Grandi Manovre continuano, la mia giostra privata, il mio salire e il mio scendere, il mio essere autista di ruspa o quella che ci finisce sotto, la mia personalissima Calcinculo, che giri e giri e ridi e ridi, e poi lanciano il tuo seggiolino in alto altissimo, fino al cielo.

Un pò come volare.




10 agosto, 2014

Certe mattine.


Certe mattine, non dormi più.
Cioè, dormiresti ancora, ma decidi che non ne hai più voglia e che la mattina è così bella per tornare a dormire, e che spreco sarebbe. 
Certe mattine sono più belle delle altre.
Certe mattine quassù, se c'è stato vento o non so per quale misteriosa ragione, se apri la finestra e guardi verso di là, verso le Colline Lontane, non verso quelle Vicine, si sente l'odore del mare. E del sole.

L'estate è una stagione bizzarra, questa qui più di tutte, puoi decidere come viverla, puoi dedicare tempo ad organizzarla fin nei dettagli più piccoli e insignificanti oppure non fare un bel niente, stare lì e decidere ogni giorno cosa farne, se scoprire un angolo della città di sera che ancora non avevi scoperto e camminare ciondolante con l'andatura da turista, fermandoti a leggere le targhe sulle case, le descrizioni dei monumenti, guardare in sù, come a Parigi. E mentre, chiacchierare e ridere piano. E fare progetti. Che quelli, proprio non mancano mai.

Certe mattine che non torni a dormire, stai lì davanti alla finestra spalancata, ascolti i rumori dell'alba, scruti il cielo e le nuvole, magari andrai a correre tra poco, non nello sterrato ma sulla strada, a guardare i giardini degli altri, schivare le irrigazioni, incrociare lo sguardo stralunato di qualche vicino che apre la finestra in quel momento sbadigliando e ti sorride MaDoveVaiAQuest'Ora.

Certe mattine sono preziose e bellissime, i figlioli sono sparsi un pò dovunque, più sparsi del solito, e presto saremo ancora più sparsi tutti ma non è tempo di pensarci, adesso, che già ci si è pensato tanto e pensare troppo fa rumore e non va bene.

Certe mattine si scende scalze in cucina, si prepara con gesti rassicuranti una caffettiera di media grandezza, che in questa casa ce l'abbiamo pure da mille, la caffettiera, e si sceglie il calibro a seconda di quanti siamo e preparare il caffè così non ha storia rispetto alla macchinetta, quella è per i caffè veloci, il caffè del mattino si fa in un certo modo, il rito non si deve esaurire nel rumore stupido di una macchinetta che fa grrrrrrr.

Certe mattine hai solo pensieri morbidi e sorrisi improvvisi e teneri, e meno male, dopo tanta pesantezza e tanta ansia e tanto stare male da non sapere da che parte fossi girata, ci sono momenti che a pensarli ti sembra di esserci di nuovo e allora smettila, non ci pensare più

Succede sempre così, nelle mattine che non torni a dormire, che prepari colazione per due soltanto, che cogli un'ortensia da far seccare, che andrai a correre tra poco ma che adesso stai lì, davanti alla finestra spalancata, pensieri lucidi e piccolissime gioie, lo senti? se chiudi gli occhi ti arriva l'odore del mare.




04 agosto, 2014

La Guardanuvole.


Non ci è mancato niente, in questa estate bizzarra.
Le nuvole, meno che mai.
Pur amando il bel tempo e il sole e il mare e il vento, ho imparato ad amare le nuvole, a distinguerle, a chiamarle col loro nome. Ma nuvole è più bello.
Ne ho avute a tonnellate, di nuvole.
Nuvoloni neri pesantissimi, nuvoloni da mescolare, da cercare di disperdere, diradare, ma come si fa.
Nuvole candide di panna montata, quelle che vedo da questa finestra.
Me le faccio amiche.
Ci giocherei, se potessi.
Ci chiacchiererei.
Mi piacerebbe passarci in mezzo, come quando ci passi con l'aereo. Ma lì non è che puoi dire loro molto. Le guardi e basta, dal finestrino. Non dicono granchè.

Le nuvole sulla collina di fronte sono bianchissime e cambiano, cambiano e volano, cambiano e si spostano, nell'indefinito disegno del cielo, chissà chi le muove, chissà chi le spinge, chissà chi ci soffia sopra per farle diventare trenino, cane, torre e poi gelato e poi.


Mi ci incanto a guardarle.
Mi ci incanto a pensare.
Mi ci incanto e basta.

Mi capita sempre, quando ho tante cose che mi passano sopra e addosso e di lato, che mi imbàmboli un pò, che resti un pò lì come una scema a guardar fuori, mi capita a colazione, spesso, quando riordino i pensieri prima di prendere coscienza della giornata che mi aspetta, che sono state così pesanti e fangose quelle passate, mi piace pensare che quelle che verranno saranno meglio e allora mi incanto, anche adesso che è sera, lasciatemi qui davanti a questa finestra, guardo le nuvole e non faccio rumore e non disturbo nessuno, non dico ba, non faccio niente, mi faccio rapire dallo spettacolo meraviglioso delle nuvole che cambiano forma e fanno di me una che sogna, una che piange per niente, una che qualche volta si sente persa e smarrita che non è la stessa cosa, che qualche altra si sente in cima al mondo e per niente proprio, una che che guarda le nuvole.  Una guardanuvole, ecco.

Chissà che ruolo hanno, nel mondo, le Guardanuvole.
Nulla di buono, mi sa.
Ma chi se ne importa, alla fine.




31 luglio, 2014

Ciao Ciao Luglio

Meriteresti che ti scrivessi minuscolo, come va fatto, i nomi dei mesi si scrivono in piccolo, ma io c'ho un pò la fissa delle maiuscole.
Luglio se ne va, con un sorriso di sollievo, con un pò di malinconia, con uno sguardo veloce a dire, ok, vattene, ciao e tanti saluti.
Non è stato un gran luglio.
Non è stato un gran luglio per nessuno.
Non è stato un gran luglio per me.
Salvo pochissime cose, il mio Giardino, le mie Ortensie, i Micini Paffutissimi che oggi si recheranno per la prima volta dal veterinario, il mio progetto che ancora nessuno o pochissimi sanno come si chiama e al quale lavoro e lavoro.
E i temporali.
Per il resto, lo zero assoluto.
Sono stati giorni in fila, pieni di promesse di cose belle, pieni di fogli scritti fitto stropicciati, appallottolati e gettati nel cestino della carta, anzi no, lì vicino, non ho la mira e nemmeno per sbaglio mi viene da fare centro, con la carta, mai nella vita, mai.
Di programmi fatti centomila volte, e centomila volte cambiati, aggiustati, rimaneggiati e poi cancellati del tutto.
Di cose non belle.
Di pensieri nemmeno.
Di belle sere, però. Qualcuna. 
Questo luglio mi ha frullata, mi ha portato sulle Montagne Russe e mi ha scaraventato a terra, ho le ginocchia sbucciate e la testa che ronza, mi ha shakerato, mi ha preso per le spalle e scosso, scosso forte, Oh, Ma Sei Scema O Cosa.
Questo luglio mi ha maltrattato.
Io maltratto lui.
Scrivendolo minuscolo.
Domani, un agosto lucente, al diavolo tutto, si riparte da zero, point à la ligne.
Sii buono agosto, sii buono con me.

05 luglio, 2014

Fior di Melanzana.



Non li avevo mai visti
Non sapevo come fossero fatti. Non sapevo nemmeno della loro esistenza. 
Fino a un secondo fa.

Bighellonavo nel pratino, meditando nel pomeriggio di tagliarlo per bene, tanto, gira e rigira sono sempre io che devo tagliare il prato, non è mistero per nessuno.
A ridosso del pratino, il Regio Orto, che quest'anno, dato il pochissimo tempo che l'Illustrissimo Uno e Trino può dedicarvi, si è ridotto a un Orto Insulso, nel senso che per fare una frittata di zucchine bisogna aspettare dieci giorni.  Ma ci piace così.

Bighellonavo perciò, in questo sabato mattina pieno di niente, un bel sentire o quasi, una festa bellissima ieri, pochissimi programmi per il fine settimana, cose così.
Li ho visti all'improvviso. 
Del mio colore più amato di sempre.
Viola. Lillini. Pervinca. Melanzana chiaro. Per forza.

Non sono fiori qualunque, non mostrano sfacciatissimi i loro petali, anzi, sembrano fiori un pò tristi, in verità, la corolla è rivolta all'ingiù, guardano per terra, ho dovuto quasi coricarmi nel pratino per guardarli bene, quasi fossero davvero un pò malinconici, un pò pensierosi, un pò come me.

Anche il gambo è bellissimo e violissimo, vellutatissimo. Il velluto incontra anche d'estate, ho una collezione di matite vellutate, quelle con la gommina in cima,  ne ho regalata qualcuna, forse avrei dovuto tenerle tutte per me. Non fa niente.

 I Fiori di Melanzana comparsi nottetempo nell'Insulso Orto sono la vera sorpresa di questo cinquediluglio, a me che le sorprese piacciono così tanto e che nessuno me ne fa mai, no, quasi mai. Più brutte che belle, in realtà, ma sempre di sorprese si tratta.

Mi regalo questi fiori di melanzana, viola di un viola che mi piace, diventeranno melanzane e mi dispiacerà, a me non piace quando le cose cambiano, quando si trasformano, perchè vorrei che tutto restasse sempre fermo e bello e semplice, e colorato e invece no, ma sei scema o cosa, non lo vedi che cambia tutto, gli uccellini del nido sul terrazzo  sono volati via, i micini di Sushi stanno crescendo a vista d'occhio e sono vispi e paffuti come i micini delle cartoline, la lavanda sfiorirà, le albicocche del frutteto cadranno dall'albero e diventeranno poltiglia dolce, buona solo per le vespe e le formiche.

Tutto cambia e chissà perchè, troppo spesso cambia in peggio.

E anche i tuoi stupidi fiori di melanzana diventeranno contorno per una grigliata, un sugo per una pasta per dieci, una parmiggggiana con mille g.

devo imparare ad essere più realista, più pratica, meno vanesia, meno violini, meno cazzate, meno matite di velluto, meno di tutto, io che sono troppo e troppo di tutto.

E anche questi fiori di melanzana, altro non sono che stupidi fiori violetti che non hanno nemmeno il coraggio di guardare in sù.

non va bene.


13 giugno, 2014

Le BelleSere

Le BelleSere si scrivono tutto attaccato.
Sono quelle che ti succedono ogni tanto, quasi mai, che arrivano in momenti in cui tutto penseresti, tutto faresti, tranne che vestirti e uscire. Nemmeno hai bagnato i gerani, nemmeno sei uscita a buttare l'umido. E se lo hai fatto, lo hai fatto svogliata e impaurita. Torno dentro, è meglio.
Poi ti càpita che qualcuno organizzi, faccia e disfi, decida il posto e l'ora, e ti dica, Sbrigati, se tentenni e dici MaSìForseVedremo.
No. TuVieniEBasta.
Le BelleSere di solito sono quelle di inizio estate, che fa caldo sì ma quel caldo bello, si è in mezzo a campi infiniti di grano e di erba, e c'è profumo di tiglio e di foglie a caso, di fiori, di pace.
e c'è anche la luna.
Si chiacchiera fitto, si ride tanto, sono le amiche di sempre, quelle con cui dividi i guai e  le cose belle,  che ci litighi forte, che le abbracci forte uguale, che difendi, che comprendi, che sgridi a volte e che sgridano te. E che ami. E che amano te.
Si sono fatte le 11 così, a dire e dire, a raccontare, ad ascoltare, a farsi un pò coccolare da tanta pace, finalmente, da tanta semplice condivisione, da tanta vicinanza.
Se hai passato dei giorni di buio impossibile, le candele di citronella diventano fuochi d'artificio.

le BelleSere portano altra bellezza e meraviglia, portano leggerezza e stare bene.
Portano 3 micini nati nella notte vicino al tuo letto, che non ci hai dormito proprio, impegnata a rendere partecipe dell'evento tutta la Sparpargliata Regia Famiglia, e a sorvegliare con dolcezza la vita e la forza, il miracolo delle cose, la magia.

E portano parole nuove e nuove sensazioni, la quasi assoluta certezza che ce la si farà, che sarà bello e lo sarà davvero, che si prenderà certo il ritmo di tutto, che cambierà tutto e tutto resterà uguale, e che per nessun motivo al mondo si deve avere paura del buio.

Nulla più di male succederà, se avrò ancora BelleSere tutte per me.


20 agosto, 2013

Gusto Anice.

Così è il cielo questa mattina.
trasparente.
Lucido, liscio, perfetto.
Squassato dai lampi di ieri sera, ripulito dalle nuvole trasportate via da un vento impertinente ma bellissimo, eccolo qui, il mio cielo di oggi, azzurro azzurro, turchese forse, non saprei dire.
Sa di anice.

Il cielo trasparente è un bel regalo di questi giorni in città, di questa strana estate che ti rimane appiccicata alle dita come la carta dei ghiaccioli. 
La cosa bella è che in mattine come questa puoi decidere di fare quello che ti va, tutto e il contrario di tutto, se ribaltare casa o stare fermissima, se stirare come se non ci fosse un domani o decidere per un picnic nel Prato Grande, non sarebbe male, dopotutto è ancora vacanza per un bel pò.

Nel cielo trasparente-lucido-turchese- all'anice puoi scrivere quello che vuoi, la frase di una bella canzone, il nome di una persona che ti è cara, financo la lista della spesa, non è vietato.
I pensieri che ti vengono nelle mattine di cielo trasparente sono trasparenti anch'essi, leggeri e un pò frivoli, che hai steso le lenzuola con un sorriso impercettibile, che hai accennato un passo di danza nel corridoio di sopra, che hai mangiato di baci la Princi mezza addormentata nel suo lettino.

Nel venti di agosto, le cose da fare sono le stesse di ieri e di ieri l'altro, cambia solo il modo con cui si prendono, con cui si affrontano, con cui si girano nel verso giusto, rivoltandole a piacer nostro.

Oggi è un giorno chiaro di sole calmo e cielo bello.
le tempeste torneranno, i mattoni pioveranno giù come niente fosse, ma oggi no, ci si goda in graziadiddio una mattina così perfetta, in un'estate così strana che non se ne vuole andare. E non se ne andrà, almeno per ora.

Oggi mi comprerò un ghiacciolo.

Gusto Anice.
Azzurro così.


17 agosto, 2013

L'efferato attacco della Talpa Rosita.

L'estate, la strana estate del duemilatredici, lassù nella Casa in Collina procedeva senza grossi intoppi.
Era un'estate fresca, in un certo senso delicata, costellata da piccoli e grandi avvenimenti, i compleanni, per esempio, una serie, da festeggiare in semplicità e  graziadiddio. Si stava bene.
Quel mattino, ella si attardava con pigra beatitudine nel suo letto, indecisa se leggere le notizie o continuare a fissare il vaso delle surfinie sul davanzale, che sì, forse avrebbero avuto bisogno di un pò di acqua, seguendo il filo dei suoi pensieri, per una volta gradevoli.
Lo udì all'improvviso.
La voce del suo Sposo Illustrissimo le arrivò, decisa e niente affatto rassicurante.
Si chiese con chi potesse mai avercela così, di primissimo mattino, in un sabato ferragostano dove tutto o quasi sembrava aver preso la piega giusta. La figliolanza presente dormiva ancora di gusto, si domandò se per caso avesse combinato un qualche guaio Lei Medesima. Si rispose di no, ma i suoi pensieri vennero interrotti da una parola proferita tra tante, ma udita distintamente. VELENO.
Non vi era tempo da perdere, si disse che le surfinie potevano aspettare e si fiondò fuori dal letto, scarmigliata e lievemente preoccupata.
Il suo Sposo era lì, che trafficava in giardino in un avanti e indietro poco rassicurante. Non la degnò di uno sguardo, continuando ad imprecare.
E quale non fu il suo sollievo nel verificare che il veleno di cui parlava l'Illustrissimo non fosse per Lei Medesima.

Rosita, la talpa, aveva deciso di far visita al Regio Orto.

Nottetempo, dopo una breve riunione con Orazio, suo marito, Rosita era addivenuta alla conclusione che sì, quell'orticello minuscolo e perfetto poteva essere la sede di un Resort per Talpe, e aveva cominciato a costruire tane, mono e bilocali, per sè e per un nutrito gruppo di amici suoi.
Ma non aveva fatto i conti con il Regio Ing., proprietario e designer del Regio Orto.
Rosita, che da quando aveva scoperto di essere omonima della gallina di Banderas si dava un sacco di arie, aveva preso di mira la zona dedicata ai cavoli viola, di cui le talpe sono ghiottissime, che ora si presentava tutta a mucchietti ben definiti, graziosi alla fine. 

Non per l'Ing.

Egli infatti meditava vendetta, tremenda vendetta.

Sulle prime pensò al veleno, ma fu un attimo. In una casa dove nemmeno i ragni vengono schiacciati, ma accompagnati con grazia verso l'uscita, dove vivono in beatitudine due cani e un gatto, dove sono passati conigli, grilliricci, pipistrelli e ogni genere di altro animale, il solo pensiero di poter far male alla talpa e a tutta la sua famiglia lo fece rabbrividire. Si documentò quindi per un rimedio naturale, ultrasuoni, una specie di vapore dall'odore sgradevole, financo una musica soffusa che potesse far allontanare Rosita e i suoi dalla Zona Cavoli del Regio Orto senza far loro alcun male.

La Scrivente tirò un sospiro di sollievo. Nessun veleno sarebbe stato preparato nè per Lei nè per Rosita.
Ma da quel giorno, si ripromise di stare più attenta, più gentile e accomodante col Regio Sposo.
Non avrebbe mai voluto ritrovarsi a colazione un muffin al cianuro, o alla cicuta, per dire.
Certo, lei non era mica una talpa, ma le precauzioni non erano mai troppe e sentire il suo sposo parlare di veleno la mattina presto non è roba da tutti i giorni.

Rosita la Talpa, ti parlo col cuore in mano, ben meglio sarà che tu ed Orazio scegliate un altro orto dove costruire il vostro Resort, sennò saranno cavoli.
Beh, cos'ho detto di male?



12 agosto, 2013

La Notte delle Stelle.

Ma dove vai esattamente?
A Carate.
Ah. A fare cosa?
Da UnFiloDi, sai, la KnitHouse piena di gomitoli e gatti e persone carine, quella col giardino ordinato e quelle montagne di schemi e poi Lulù...
Ho capito, ho capito ma...perchè parti di pomeriggio?
Perchè dormo là.
Cooooosa?
Sì, dormo là. In giardino.
.....
Che faccia fai?
Dormi là?!? In giardino?!?
eccerto, è la notte delle stelle, difficile vedere le stelle in salotto, non credi?
E poi cosa fate?
Guardiamo le stelle e facciamo la maglia. E stiamo sveglie. E facciamo after, come dicono i miei figli.
........
........

La mia notte di San Lorenzo è stata una notte speciale.
Non solo perchè mi sono presa della squilibrata da almeno 3 persone, ma perchè l'ho passata in un modo inusuale, inusitato, da squilibrata, appunto, e contenta che sono.
Un KnitPigiamaParty per la notte delle stelle, con tante amiche squilibrate come me che colà si son trovate per passare una notte diversa, a guardare il cielo, a chiacchierare avvoltolate nei sacchi a pelo come a quindici anni scarsi, a fare a maglia un progetto di Emma Fassio che ha diviso con me il viaggio, il caffè delle 2, le chiacchiere prima di dormire e la parte di prato che ci eravamo scelte, posizione strategica per avere tutto il firmamento a portata di mano e ad esprimere così una quantità invereconda di desideri.
Una bella sera.
Una bella notte.
Freddina, in realtà. come mai avrei immaginato una notte d'agosto. Ma bellissima. Invero avremmo anche potuto dormire belle scialle e comode al chiuso ma allora, dove stava lo squilibrio il divertimento?

Ho guardato le stelle da un prato a Carate Brianza, da un giardino curatissimo e pieno di lucine e candele e veli e biscotti e tisane e Nespresso e lampade e scoppi di risate improvvise alle 3 di notte, la Marina è indisciplinatissima, lo sanno tutti.
Ho chiacchierato e fatto la maglia, e visto 3 stelle luminose e velocissime, improvvise, nel cielo d'agosto di Carate Brianza, coi grilli  e le amiche e mi sembrava così strano essere lì ma così bello, un pò in campeggio un pò in gita, che cosa strana.

Ho espresso 3 desideri.
Il cielo è uguale dovunque, da qualunque parte tu lo possa guardare e in qualunque modo tu lo intenda.
Le stelle poi, scelgono di cadere proprio sopra il tuo naso per darti modo di essere contenta, lì e in quel momento, anche solo per un pò.
Amo il cielo e le sue stelle, il suo mistero e la sua luce scura, la sua immensa bellezza, il capolavoro di luci e santità, di perfezione e imponenza che mi affascina ogni volta.

Conservo le mie stelle cadute in una tasca nascosta e ogni tanto  tornerò a guardarle, a lucidarle, a vedere se sono ancora lì.
Le troverò.
nessuna stella mai ha deluso chi le ha trovate.
Nessuna mai.

08 agosto, 2013

CiaoCiao Temporale.

Stamattina c'è stato il temporale.
di quelli belli che piacciono a me.
anche se ero in città e senza ombrello, non come l'AmicadellePerle che l'ombrello ce l'aveva eccome, ma aveva i sandalini di gomma tutti brilli ma sempre di gomma e di correre sotto la pioggia proprio non se ne parlava, che sennò femori e menischi si mescolavano insieme, così ci siamo dette, andiamo in fretta ma senza correre che sennò ci si ammazza, e alla fine ci siamo bagnate un sacco che lei per solidarietà l'ombrello non l'ha mica aperto.

Il temporale ha dato il meglio di sè non appena sono arrivata a casa.
E buio buio, fulmini e lampi chiarissimi, e di quei tuoni che sembrano polverizzare il tetto proprio sopra la tua testa, questo significa che il temporale è proprio qui, a me sta cosa di contare dal lampo al tuono non mi è mai entrata bene bene in testa, ma si sa che zuccona sono e ci sono cose che proprio non capisco, che mi rifiuto di capire, che non mi impegno, come i venti, le divisioni con la virgola, le tariffe degli smartphone e questa cosa qui dei lampi.
E molto altro ancora.

Il temporale dà una scossa a tutto, tutt'intorno e ancora in giro, ovunque, comunque e quantunque.
Il temporale squassa il pratino e il Regio Orto, e perfino il ficodindia tutt'attaccato, che non è tanto contento del fatto che piova. Lui siculo è, viene da un giardino di Cefalù, non è che si entusiasma del clima del Monferrato, se lo fa andare bene, certo, per amor mio, che lo accudisco e ci parlo, ma non è tutta sta contentezza quando piove.

Il temporale mi piace perchè sa di buono, non saprei descrivere l'odore del temporale ma mi piace perchè sa di pulito, perchè lava via anche la polvere dal terrazzo, e rinfresca e rinnova e fa più salubre tutta l'aria, e sa di acqua e di bellezza, e anche un pò di cielo, perchè è da lì che viene.

Del temporale mi piace il buio e poi la luce.
Mi piace il rumore e il silenzio subito dopo, e poi ancora il rumore, sia del tuono che dei goccioloni.
E rimango lì, incantata, ad ascoltarlo e ad annusarlo, il temporale, nessuno nel globo terracqueo credo che annusi il temporale, io sì.

Il temporale dura poco, fa spavento prima che arrivi, fa bellezza quando c'è, si fa mancare quando va via, e senti i tuoni in lontananza e dici E' Passato e sembrano tanti saluti lontani, come quelli che facevi dal retro del pullman in gita scolastica, CiaoCiao, ridevi certo, ma c'era sempre un pò di malinconia, c'è sempre malinconia nei saluti fatti con la mano da un finestrino qualsiasi.
CiaoCiao Temporale d'estate, torna presto fra queste colline, e grazie per lasciarmi in regalo un sole più lucido e chiaro

Del temporale, la cosa che mi piace di più, è il sole che c'è ora.

06 agosto, 2013

La Mancata Fioritura dei Gerani



Ci si era messa d'impegno.
Aveva scelto con cura maniacale tra le piantine del vivaio e del mercato, quelle con la sfumatura giusta, dal bianco al viola intenso, passando per il fucsia e il rosso acceso.
Li aveva sistemati sul davanzale, annaffiati con cura, sorvegliati, ne aveva tolto i fiori rovinati con un gesto deciso come le aveva insegnato sua nonna, alla base del gambo, così.
I gerani sono fiori grati a chi li cura bene e danno il meglio di loro stessi con sole, acqua, acqua, sole. Null'altro.
I gerani le piacevano.  Ne aveva trasportato uno dalla montagna al mare pur di tenerlo con sè, dandogli  perfino un nome, Felice.
Era convinta che i gerani avessero molte potenzialità, non soltanto quella di stare imbambolati sui davanzali.
Si chiedeva perchemmai non si avesse notizia di qualcuno che avesse donato un mazzo di gerani. Eppure, mica era vietato.
Da qualche tempo però, i gerani del suo davanzale non c'erano più.
O meglio c'erano, ma soltanto le foglie.
Nessuno dei vasi aveva più un solo fiore, e tutto quel gran lavoro di cromia e di sfumature non era servito proprio a nulla.
Si fece qualche domanda.
Li aveva innaffiati sempre? Si disse di sì.
Li aveva liberati dai fiori rovinati? Si disse di sì.
Li aveva forse trascurati per qualche altro fiore? Si disse di no.
Li aveva soffocati forse con il fertilizzante, come quella volta delle ortensie? Si disse di no.
La faccenda si faceva complicata.

Poi, le venne in mente di quella volta, qualche settimana fa, che le punse vaghezza di svolgere la tenda a rigoni, invisa a tutta la famiglia, uguale a quella di tutte le altre case, che se ne stava sempre arrotolata su se stessa. E che diamine, mormorò fra sè e sè, se non la svolgiamo d'estate, quando mai? Nessuno amava quella tenda, qualcuno aveva anche proposto di toglierla, tanto non si utilizzava mai ed era così triste, a righe grosse bianche e marroni, ma Ella decise ugualmente di farla entrare in funzione, non che ce ne fosse bisogno, ma così, per provare.

Da lì, l'illuminazione.
La tenda aveva tolto ai gerani il sole necessario, tutta la luce bella che faceva fiorire i fiori rossi, e fucsia, e bianchi e rosa pallido e bianchi e viola.
Se ne rese conto un mattino, riavvolse la tenda triste a rigoni ed aspettò.
Non passò molto tempo, e i bocciolini di geranio cominciarono a spuntare tra le foglie verdissime.

Era così anche per lei
Si rese conto di avere qualche volta una tenda sulla testa che le impediva di essere quella che era per davvero, facendo di lei solo un fascio di foglie verdi e tristi e senza colori.
il sole non passa attraverso le tende a righe bianche e marroni.
i gerani non fioriscono se tenuti all'ombra
il cuore fa uguale

mai come quel giorno si sentì così geranio
bastava solo attendere la fioritura, quella nuova.

con la tenda a righe bianche e marroni ci fece un falò.










05 agosto, 2013

Invisibili cicale.



Non so nemmeno che faccia abbiano. Non le saprei disegnare. Non come l'ape o la formica, io le cicale non so proprio come sono fatte. Ma le amo. Mi piace il suono monotono, il concerto che mettono in piedi ad un certo punto della giornata, mi piace immaginarle ben disposte, tutte in ordine, con una cicala direttore d'orchestra, e tutte le altre intorno, senza spartito, magari in frac. 
A loro modo, ogni giorno raccontano una storia diversa, un capitolo nuovo, anche se è sempre lo stesso motivo, la stessa nota ripetuta miliardi e miliardi di volte.

Ascoltava le cicale.
E a loro affidava i suoi pensieri e il suo sentire, quei piccoli pesi, i macigni e i sassolini, le brezze leggere  e i ventacci, gli smeraldi e le bottiglie rotte e tutto quello che faceva di quella estate la sua estate.
Ci provò una volta, a raccontare qualcosa di bello alle cicale.
Fu un mattino presto, l'Orchestra Invisibile aveva già iniziato la sua romanza, si schiarì la voce ed iniziò, C'era Una Volta, ma le cicale no, suonavano e suonavano, la solita musica, le solite note.
Poi, ci fu una pausa.
Allora, prese coraggio e nel silenzio  del sole d'agosto, quello immobile e caldissimo, iniziò a raccontare una storia alle cicale del Pratino, che forse nemmeno erano nel Pratino ma nella siepe grande, o chissà.
e raccontò una storia vera, o forse vera per metà, di un viaggio bellissimo sotto il mare, fra conchiglie e stelle marine, e raccontava e raccontava nel silenzio del sole d'agosto.
Sembrava che finalmente le cicale la ascoltassero, che avessero sospeso il loro concerto per sentire la sua storia.
ma ad un tratto, una cicala, una sola, intonò una nota e subito dopo le altre, e le altre e le altre ancora, nella completezza della più grande delle orchestre sinfoniche.
Ancora una volta non l'avevano ascoltata e la storia del viaggio in fondo al mare rimase a metà.

Le cicale non ne vogliono sapere di stelle marine e pesci colorati.
a loro, basta il fieno, i campi di grano tagliato, le vigne acerbe e le siepi di rovi, con le more quasi mature.
Loro raccontano di colline verdissime e campanili e lucertole immobili e siepi di ortensie da tuffarcisi dentro. A loro, non importa nulla della tua storia.

Le cicale non ascoltano, cantano e basta, e non sapranno mai le meraviglie del fondo del mare, non capiranno mai la danza delle stelle marine e i misteri delle conchiglie, che se sei fortunato ci puoi pure trovare una perla dentro.

Vàllo a spiegare alle cicale.

31 luglio, 2013

#mystrangesummer

 ::::sento il mare dentro una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia::::
Le capitava di cantava sottovoce quella canzone così estiva, così da ghiacciolo, così da chiosco sulla spiaggia che non importava molto se si trovava, dal mare, così lontana.
Quell'anno, il mare non lo avrebbe visto, o almeno non il mare che amava, non il suo.
Del resto, forse le importava meno di quello che voleva raccontarsi. Che anime bizzarre le donne, dalle infinite risorse, dai repentini cambiamenti di rotta, dalle improvvise variazioni non solo di programmi ma di strade, sentieri, financo sensazioni.
:::sento il mare dentro una conchiglia::::
di quella strana estate ne aveva fatto un quaderno bianco, un blocco per gli appunti dove scrivere tante cose, i progetti, le idee, perfino le invenzioni. Ne aveva parlato a tavola Ho Inventato Un Innaffiatoio, ma nessuno le dette tanto peso, intenti com'erano a dosare la giusta quantità di feta nell'insalata greca, vero piatto forte di quell'anno, in attesa dei pomodorini del Regio Orto che si sa, hanno tutto un altro sapore.
:::sento il mare dentro una conchiglia::::
di quell'estate, piena di cose inusuali, ne aveva perfino fatto un hashtag, checccoooooooosa? sì, un argomento, ecco, una cosa per chi ci è rimasto sotto.
Le vacanze iniziavano, o continuavano, oppure dovevano ancora venire chi lo sa.
Una sorta di lussuosa incertezza, di leggerezza, di probabilità, l'eventuale, purchessia.

Era l'estate del duemilatredici, c'erano cose che erano cambiate e cose che invece erano rimaste sempre le stesse, sotto il sole di agosto, le cicale e le mille cose che si riuscivano a fare in una giornata, leggere e scrivere, perfino inventare un innaffiatoio, forse una gita al fiume chissà, a cercare ciottoli bianchi sulla riva, l'acqua gelata, i moscerini, il picnic nel cestino, quanti misteri mai racconta l'acqua del fiume, quante canzoni sa, l'acqua del fiume là dove è più trasparente, gliene insegnò una nuova ::::sento il mare dentro una conchiglia:::: ma nessun fiume al mondo mai sa una conchiglia che cosa sia.


:::e tutto il mondo è la mia famiglia::::