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09 ottobre, 2008

Ode al rossetto.

E mica quello rosellino, pastelloso, appena appena, che si vede e non si vede, e nemmeno il burrocacao, quello che ci si può mettere anche senza guardare. E neppure il gloss , quello coi brilli che ti metti al semaforo. No, no, intendo proprio il rossetto-rossetto, quello acceso, rosso, lo dice la parola medesima, rosso fuoco, rosso peccato, rosso Ferrari, rosso e basta. Acquistato ieri mattina, così, senza una ragione ben precisa, in una mattinata autunnale che prometteva così bene e che invece poi, ha persino pioggerellinato, che non si dice ma non importa. Un rossetto rosso passione, quindi, di quelli che anche la Monica Bellucci e scusate se è così poco. Da mettere in occasioni speciali, e perchè no, anche al super per la spesa grossa. L'importante è come lo porti, non lo diceva anche Coco? Così, ho annunciato via sms alla mia Amica delle Perle l'efferato delitto: Acquistato Rossetto Da Viale. In effetti proprio da viale non è, direi da centro massaggi, o da casa privata Citofonare Samanta, senza nemmeno l'h. Un rossetto rosso ci salverà. Dalla crisi finanziaria, dall'abbronzatura che va via, dall'umor nerissimo di questi primi giorni d'autunno pieno, e persino dall'isola dei Famosi. Dato con grazia, abbinato a un look pressochè monacale, total black, mi aiuti a dire, nessun tacco perlamordidio, ciglia spazzolate e poco altro. Tirerà sù, un color trota diffuso, quel noioso sternutire, il maglioncino che sa di armadio e nessuna voglia delle calze. Iscrivetevi testè presso l'amica saputella a un corso di RossettoRossissimo. Si passa lentamente, prima sotto e poi sopra, e dopo, e SOLO dopo, la matita per sistemarlo un pò. E' la Sorbona bellezza. Si sembrerà un pò più a posto, un pò più cool, un pò più in ordine, come diceva mia nonna, un pò più carine. Effetto BoccaDiRosa? E che sarà mai!

28 giugno, 2008

Regali.

Càpita, qualche volta, che la mia Amica delle Stoffe mi regali preziosi avanzi di preziosissime stoffe per tendaggi. Càpita che le suddette siano anche di metraggi consistenti, inservibili per fare tende ma che làscino spazio alla creativa e all'inventiva. Non di certo la mia. Io non sono capace di cucire. Nonostante ricami splendidamente (!) riesco a malapena ad attaccare un bottone, con un quantità di giri del filo intorno al bottone medesimo, che, nel giro di quattro/cinque ore, si stacca, e siamo daccapo. Ma mi è venuta in soccorso la mia Amica Teutonica del Knit. Ella, infatti non solo è un mito da queste parti per l'uso magistrale che fa dei famigerati ferri circolari, non solo è una vestale del vetro in tutte le sue forme, ma ha anche una straordinaria capacità nell'uso della macchina da cucire. Detto, fatto. Affidati a lei i preziosi avanzi, ecco che li ha trasformati in bellissime borse dall' uso poliedrico. Versione spiaggia, magari, oppure per trasportare con classe un lavoro a maglia, o versione città, lucide e setose, assolutamente uniche nel loro genere. Mi ha fatto felice. E non me sola. La Princess ha già posato i suoi occhioni su quella di destra, con l'elefantino. Vedremo. Per il momento, mille e mille grazie all'Amica Artista. E che abbia il ceruleo occhio ben attento alla casella postale.

02 aprile, 2008

Ode alla camicia bianca.

Bella scoperta. Certo, non la scopro io questa mattina, ma la vera essenza di un simile capo di abbigliamento non la si esalta in inverno e neppure in estate piena. E' in queste stagioni di transizione, non troppo calde e non troppo gelide, che la camicia candida dà il meglio di sè. Non sacrificata sotto un maglioncino accollato, ma portata con disinvoltura senza niente, magari un golfino morbido coi bottoncini ma da tenere così, impertinente e sbottonato. Molto bon ton. La camicia bianca illumina e risolve. Profumatissima di appretto, impeccabile in una stiratura piuccheperfetta, vi fornirà un'immagine di voi medesime così lucida, dallo specchio, da farvi sentire magnifiche, nonostante l'umore grigiolino, la tosse o la nessunavoglia. Versatile, trasformista, può essere all'occorenza maliarda e innocente, vacanziera e professionale. Chicchissima con una gonnina nera al ginocchio e tacchi importanti o pronte per un traghetto o una passeggiata sul pontile, con sandali ultraflat e pantaloni Vichy. La candida camicia è un jolly da giocare, un terno secco sulla ruota di Napoli, una tombola. Unico accorgimento. I bottoni. Essi vanno abbottonati con cura nella parte centrale, lasciati sbottonati l'ultimo e i primi...vediamo, tre, quattro? A seconda di quanto maliarde si vuole essere, un balconcino che occhieggia con elegante innocenza farà con grande dignità la sua bella figura, sia esso rosso bordello, nero misterioso o lilla ammiccante. Perchè camicia candida sì, ma perdiana, le educande, signora mia carissima, hanno fatto il loro tempo.

08 gennaio, 2008

Il diavolo.

Ma no che non veste Prada, nossignore, non adesso, almeno. Che io non ami i primi giorni dell'anno non è del tutto vero, nutro per essi dei sentimenti alternati, di noia e sbadigli o di premonizioni di disastri di immani proporzioni, o di sfavillante, compulsa e convulsa iperattività, fiducia nel futuro e nel prossimo mio, o voglia irrefrenabile, qualche volta, di allestire un falò e di sistemarci, accuratamente s'intende, qualche personaggino non proprio adorabile. Gennaio và così. Stamattina mi sono presa un paio d'ore, la figliolanza allargata, oh yes, signora mia, qui i figli crescono come funghi, come dice? no, no, non scruti i miei vestiti in cerca di rotondità sospette, non sono mica Nicole Kidman, ho vinto un figlio nuovo, cresciutello e già svezzato, fanno cinque, madame, sì grazie, l'unica cosa che non mi deve dire è proprio Auguri e Figli Maschi. Sgrunt! Così, stamattina, regina incontrastata del focolare domestico, profumi e balocchi per meeeeeeeee! A Natale, qualche Anima Diabolica ha pensato bene di regalarmi un orpello che ancora non non aveva trovato posto nella mia collezione di trucchi: un eye liner e, per giunta, viola melanzana. La libidine. Ben si sa, io son maldestra, non sono usa a pasticciarmi gli occhi, se non con il divino, che non lascia traccia o quasi. Così, stamattina, presa da raptus, indecisa se rifare i letti o darmi un'aria glamour, non si sa mai, può arrivare una sventola di postino da un momento all'altro, certo, lo riconoscerei, suona sempre due volte, ma che ci vuoi fare....ho compiuto l'insano gesto. Autodidatta. Ho scoperto in me doti nascoste. E posso con candore affermare che niente, niente, nientissimo al mondo tira più sù il morale di questo coso qui. Modalità d'uso: tenere la mano ben ferma, allungare verso l'esterno la palpebra e tracciare con tenerezza una righina sottile, avendo cura di sgnàccare un pò di più (do you need translation?) quando ci si trova a metà del percorso, e poi di nuovo assottigliare. Più facile a dirsi che a farsi. Occhio da pantera, sguardo languiderrimo, un pò tangenziale, ma appena appena. Così, in questa immensità, in questo delirio di ansie e squinternamenti, ho rifatto i letti che sembravo Carla Bruni. Beh, quasi. Mancava solo Sarkozy. E le piramidi, ovvio.

03 gennaio, 2008

Frivolezze nella tormenta.

Da avere. E subito, anche. Un must per il 2008. Assolutamente irrinunciabile. Prima però, bisogna ben capirne il funzionamento e l'utilità. Grande spolvero ed enfasi ha dato Shu Uemura a questo aggeggino, anche nel film, o meglio nel gigantesco spot pubblicitario, che è stato Il Diavolo Veste Prada. Ho idee confuse a riguardo, sarà che sono in vacanzissima, sarà che siamo piacevolmente blindati a Villa Villacolle da una tempesta di neve che turbina e vola e imbianca e ci fa guardar fuori rabbirividendo e uscire sul terrazzo solo per sfamare Federico, sarà che si è tutti ancora in pigiama, qualcuno dormiente e che la scrivente nessuna voglia ha di cose serie. Tornando a lui, sfidate la tormenta e recatevi alla profumeria più vicina, se Milano in Via Brera, se Londra in Covent Garden, signora cara e scusate se è poco, da questo omino giapponese che ha appunto reinventato questo orpello: Il piegaciglia. Sissignora. Ora, il piegaciglia era assolutamente indispensabile negli anni diciamo 60, i tempi del Piper, insomma. Poi, è finito nel cestino, in fondo al cassetto, e nessuno se l'è più filato. Inutile dirlo, con rispetto parlando, io lo posseggo. Ma, ahimè, mi vedo costretta a confessare, qualcuno mi spieghi con precisione...a cosa serve? Io ho provato, davanti allo specchio, confrontando il prima e il dopo, ma le ciglia sono assolutamente identiche, sia senza che con. Con ciò non voglio asserire con noncuranza che la natura mi ha dotato di ciglia già di per se stesse curvate alla perfezione ma sono forse impedita e non faccio un uso proprio dell'aggeggio in questione. Si sa, son problemi da togliere il sonno. E in un giorno così, con la neve sulle lucine di Natale appese alle finestre, col camino che scoppietta e una certa buona dose di compiti di vacanze da imporre alla figliolanza, una minuscola sciocchezza ci voleva proprio. Senza contare che magari nel pomeriggio mi verrà proposta una passeggiata in collina, con piumino e berrettone di lana, per improvvisare una battaglia di palle di neve. Ci andrò eccome. Ma prima, avrò cura di piegarmi per benissimo le ciglia. Devo forse farmi insegnare da un giapponese come si ottiene uno sguardo da gattona?

08 dicembre, 2007

E alla fine arrivò Zara.

Le ragazze lo aspettavano da tanto. Le signore, anche, in un certo senso. Curiose e attirate da tutto quello sfavillare, da tutto quel gran parlare, dalle favole metropolitane che ne hanno accompagnato l'apertura. Gli unici che non la volevano proprio erano loro, i negozianti. Dicono di aver visto qualcuno aggirarsi tra gli scaffali nuovi di zecca con le lacrime agli occhi. Zara impaurisce. Ma solo un certo tipo di negozi ha da temere. Quelli dalle commesse simpatiche come un herpes, simplex o zoster non fa differenza, quelle che continuano a piegare maglie e non ti degnano di uno sguardo o al limite ti apostrofano, Se Ha Bisogno Chieda Pure (ma nella nuvoletta sulle loro teste leggi, sì, va bene, ma meglio se non chiedi che stamattina c'ho i mazzi miei da pensare e non ne ho voglia). Quelli che appena entri e chiedi una cosa cominciano a scuotere la testa e fare di no, e nemmeno ti dicono Mi Dispiace, che dovrebbe dispiacergli molto, in fondo mandano via un cliente scontento, e invece ti fanno sentire una demente, ma come mi è venuto in mente di chiedere quella roba lì? certo che mi è venuto in mente, è fotografata su mille giornali, possibile che proprio loro non ne abbiano mai sentito parlare. Zara è la giustizia. Farà giustizia, nel mondo delle commesse dagli occhi bistrati e poco altro, di nero vestite e con lo sguardo interessante quanto un cacciavite, è vero che non c'entrano, ma chi le ha assunte, se non il proprietario, chi le ha addestrate se non il Capo Supremo, a sua immagine e somiglianza? Se è scorbutico il capo, sarà scorbutico il collaboratore, è una legge di natura. Granitici resisteranno egregiamente i negozi più caldi, dove si può entrare, provare mille cose e uscire con un sorriso, magari a prendere un caffè con le ancelle, amiche tue, che ti hanno dato una mano, venduto settimane orsono due scarpe da viale che sono un amore. Resisteranno con grazia quelli dalle commesse che sorridono, che non ti dicono Ciaodimmi, che anche se non ne hanno più voglia, sei sempre per loro un cliente speciale. Zara è lì. Ancora non l'ho visto, ma dicono sia luccicante e pieno all'inverosimile. Mi piacciono le cose di Zara così come quelle di Gucci, e pazienza se il cappotto ha perso tutti i bottoni e ha già le tasche bucate, che si pretende per 49,90? Fa pur sempre la sua bella figura. Zara equipara. Le Snob e le Squattrinate, le une per posa, le altre per necessità, Zara calmiera, le Dive e le Semplici, le Dame di Carità e le Donne Normali, le Impostate e le SenzaOgm, le RadicalChic e le Special Guest, le Equosolidali e le Griffatissime. Zara mi piace. Diventerà come spesso accade, non solo un enorme negozio ma un luogo dove riflettere, aggirandosi tra le gonne, accarezzando i cappotti, spostando le camicie per vederne bene il collo. Ci si troverà al mattino, prima di un caffè o di un appuntamento, nella pausa pranzo o mentre si aspettano i figlioli a danza, a musica, a calcio. Sarà una meta d'obbligo e poichè si mischieranno stili e marche, durata e qualità, fuori di lì, dentro di là, proprio di fronte e magari un pò più in là. E nel nostro armadio, accanto alla gonna a palloncino che abbiamo preso per vedere di nascosto l'effetto che fa, ci sarà sempre posto per un pantalone più serio e un golfino che proprio non potevamo lasciare lì. E che con le scarpe da viale, cara la mia signora, fa proprio un figurone.

28 novembre, 2007

Nel blu.


Ben presto arriverà. Tra dicembre e gennaio, dicono. Uno smalto blu, blu, bluissimo come il cielo, come la notte, come il mare quando è quasi nero, insomma blu. Certo, ci vorrà coraggio, ma sarà solo questione di abitudine, non ci siamo forse in men che non si dica abituate in tutta scioltezza al ciliegioso Rouge Noir? Bene, faremo lo stesso col blu. Leggo qui, mica me lo sono inventato. Sarà bellissimo, e anche se non lo sarà, pazienza, sarà bello andarlo a provare in profumeria, in un solo dito, com'è ovvio, mica si sta lì a spennellarsi tutta la mano. Così, un pò Maga Maghella, un pò fata Turchina, la mano bluissima incontrerà eccome, un pò di mare e di cielo sulla punta delle dita. Si vedrà. E lei, signora cara, la smetta con quel rosa perlato accecante, lo vuol capire sì o no che non è più cool? Va beh, fa lo stesso, come dare Golia a un asino. Continuiamo così, facciamoci ancora del male.

25 ottobre, 2007

Un'autoreggente ci salverà.


Nel senso di calza, com'è ovvio che sia. Eccheccavolo, vogliamo tirarci un pò sù, in maniera del tutto innocente e casta e pura? Chi l'ha mai detto che le autoreggenti siano sinonimo di postribolo, storie torbide e donne di malaffare? So di donnine con l'espressione di Bernadette che indossano intimo da urlo, ogni mattina, senza per questo aver annotato in agenda Dentista quando invece si recano al motel più vicino. E' una pratica del tutto consentita. In realtà non sono una grande estimatrice di siffatto articolo. La gommina degli elastici mi dà allergia, ho sempre la sensazione che mi scivolino giù, e, diciamolo, non è proprio una bella esperienza. Però piacciono, eccome. E lei, signora mia dalla faccia stupita e scandalizzata, sappia che, se si fa un giro da Calzedonia, le fantasie più belle e più cool sono proprio del genere autoreggente, con un pizzo alto e fascinoso, sexissime, coprenti il giusto e dai colori più eleganti. E quindi? E quindi si rechi. Acquisti a man bassa la fantasia a piccoli pois, oppure quelle righine lì che sotto al tailleur traslucido stanno che è un amore, le abbini unicamente a ballerine ultraflat per scongiurare l'effetto Raccordo Anulare e via. E cosa importa se così apparecchiata stile Mamma dello Sposo si spinge solo fino al mercato a comprare i mandarini di Sicilia. Sotto sotto si sentirà irresistibile, una specie di Michela Brambilla di noialtri. Come dice? teme un raffreddore? Ohibò. Ma come devo fare io, con lei?

18 ottobre, 2007

Potevo sottrarmi?

Ma certo che no. Io ero lì, loro erano lì, splendenti, violissime e fintissime, che sono così in voga, signora cara, e poi una signora non è mica una signora se non ha un giro di perle, sì, anche per andare a far la spesa o portare a spasso il cane. Che io le adori, non v'è dubbio alcuno. Le perle hanno su di me un effetto speciale, soprattutto in autunno, che il sole c'è e non c'è, e allora sì, un bel tocco di luce sul vestito nerissimo, a occhieggiare discreto da sotto la maglia, anche dalla felpa, perchè no, quando esco di casa così come mi trovo, coi calzettoni, magari, le maglie coi fumetti, i jeans di 20 anni fa, che dovrei buttare, invero, ma come si fa. Non ho proprio resistito. Le perle in questione, di vetro che tintinnano e fanno quel bel rumore che amo, rigorosamente made in China, e dove se no, facevano la loro bella figura in un banco del famoso mercato di Corso Palestro. E' da sempre la meta obbligata delle segretarie in pausa pranzo, delle dame torinesi in controtendenza, di chi è a spasso in via Cernaia e passa di qui per comprare la frutta. L'ho frequentato piuttosto, qulcosa come , vediamo, ventiquattro? (brrrrr) anni fa, segretaria al primissimo impiego. Ieri, invece, col mio sposo, attendendo l'arrivo dalla facoltà del giovane Holden. Le perle erano lì. di ogni colore, a un prezzo ridicolo. Come non accaparrarsene una bella manciata? Serviranno per regali estemporanei alle Amiche del Cuore, pensieri carini in mattine di gelo. Scalderanno, come i guanti di lana e le magliette delle salute. E se costano solo 2 euro, in fondo, ma cosa importa. Sono finte, cinesi e viola. Non si era detto che bastava il pensiero?

06 ottobre, 2007

Il tesoretto.


Non c'è proprio niente di male. Ad avere voglia di nuovo, voglia di sentirsi a posto, in ordine, quasi perfette. Perciò, in questi giorni, m'è punta vaghezza di cominciare dalle mani. Non sono una fanatica dello smalto o almeno, non fisso appuntamenti settimanali per limare o accorciare o lucidare. D'altra parte, non è che conduca una vita tutta fotoromanzi e telenovelas, e mi viene difficile mantenere uno smalto immacolato per più di giorni due, quando va bene. Così, ho ripreso una tattica prettamente autunnale. Sulle mie povere mani, provatissime da un'estate tutta cazzate e lascate ( e che bisogna stare attenti con questi termini, un'estate piena di cazzate può avere più d'una interpretazione letterale), ho deciso di regalarmi una manicure piuccheperfetta e che piuccheperfetta resterà per settimane tre. Niente di fuori dal normale, nessun uovo fuori dal cesto, è vero, nasco barocca, ma su di me sono in genere molto rigorosa, nessun fronzolo, nessuna french manicure, nessuna decalcomania, niente o quasi. Mi aveva un pò stufata, ma in realtà è l'unico modo per avere mani da regina. Mani perfette, luciderrime, lunghezza giusta che non mi impedisca di scrivere, ricamare, dare carezze e arruffare riccioli, fare a maglia e lavare i piatti. Già, i piatti. L'ancella autrice dell'opera che porto alle mani mi ha assolutamente sconsigliato di usare detersivi senza guanti. Santissima donna. Non sa che, nel silenzio della mia umile cucina, spesso la lavastoviglie è ingombra, il tavolo pure e l'acquaio anch'esso. Così, mi tocca andare di Svelto. Lo farò con assoluta eleganza, indossando non già i volgarissimi guanti usa e getta, ma quelli di gomma, lilla e rosa, così cool al momento. La mia manicure piuccheperfetta lo resterà per molto. In effetti, và salvaguardata. Assicurata. Protetta. Dichiarata patrimonio dell'umanità. Come dire, un piccolo capitale sulla punta della dita. Massì, signora mia, la vita è così breve!

14 giugno, 2007

E a smalto?


Ne discutevo ieri con la mia Maiuscola Vicina. E oggi, l'ho buttata lì, alla mia Amica della Riviera: a smalto, come sei messa? Son domande, signora mia, che tolgono il sonno in questo periodo dell'anno, quando le cose sono ancora tante, ma con la fine della scuola ci si sente un pò in vacanza, di cocco e di granite, anche se in vacanza ancora non ci siamo, ma già abbiamo comprato solari e shampoo riparatori e balsami e doposole, e la Profumeria ti ha regalato una stuoia che è un amore e un pareo con scritto, ma guarda un pò, il tuo nome di battesimo. Ma, si diceva, lo smalto. Appartengo a quel plotone di donne che non ama lo smalto rosso sulle mani, finita è ormai l'epoca della french manicure e delle unghie ricostruite che davano per una ventina di giorni un aspetto impeccabile ad ogni manina del Pianeta Terra. Al massimo, una passata di Beige Naturel, ma devo essere proprio in vena. Son manine laboriose, e quante cose sanno far. Ma ultimamente, un nuovo Fornitore della Real Casa, leggi, l'Estetista, mi ha ben consigliato sullo smalto da apporre alle estremità. La mano, resti pure candida e lucida, se proprio si vuole, ma nell'estate che andiamo ad inaugurare non facciamoci cogliere impreparate. Rouge Noir, signora mia, Rouge Noir! Orsù, non fate le timide, se anche voi avete sempre messo basi trasparenti o al massimo glitterate, la parole d'ordine di questo giugno inquieto è O-SA-RE!!!! E quindi, su una pedicure perfetta, và apposto senza tema di esagerare un bello smalto scurissimo, ciliegia, amaranto (!), tendente al nero e simpatizzante per il viola scuro, che occhieggerà con stile dal sandalo piatto portato con pantalone capri e maglietta aderentissima. Jackie Kennedy docet. Lo smalto scuro avrà la sua parte, farà del suo meglio a dare di voi l'immagine, graffiante ed elegante ad un tempo, che mai avreste sognato di avere. Coraggio, allora. Come recita un antico adagio If you go black...Ma, adesso che ben ci penso, questa, è tutt'altra vicenda. Raffaella, mi hai compreso?

29 aprile, 2007

Dite a Jo che l'adoro.

Oh, sì, ci ha tenute per un pò con il fiato sospeso. Questo benedetto pacco non arrivava mai. Un Purple Meme fuori programma, privatissimo, solo per due fanatiche del colore viole in tutte le sue più deliranti declinazioni. Quello che abbiamo portato a termine nei giorni scorsi, la Jo e la scrivente, è quanto di più gradevole, elegante, sorprendente possa mai venire fuori dalla blogosfera. Alla fine il mio pacco è arrivato a lei, e il suo, eccolo qui. Una trousse di seta, carta per foderare i cassetti gusto lavanda, orecchini smaltati, incensi, una coperta di pile a cuoricini, e poi saponi e portacandele, un biglietto dalla sua collezione privata e una fila di perline decorative da mettere dove mi va. Bellissimo. Scoprire che, da qualche parte, c'è qualcuno che ha le tue stesse passioni, che ricama in modo dannato per ore, che compra a raffica oggetti improbabili viola purchè viola, è davvero una grande sorpresa, un regalo, non so come dire. La felicità viaggia attraverso le Poste Italiane. Colorata di viola, com'è ovvio.
Grazie, Johann.

12 aprile, 2007

Brutte ma...

...come dire, dei tipi. Da tenere d'occhio per la prossima stagione, anzi, da accaparrarsi subito e accantonare, per infilarle poi velocemente in valigia. Sia che siate diretti ai monti che ai mari, le Crocs, che belle non sono, vi daranno subito un'aria super trendy. Viste parecchio, in questo scorcio di gelida estate, e nei colori più vivaci. Bellissime arancioni e fucsia. E poi, al modello plain, ci si possono attaccare una serie di graziosi oggettini colorati che le renderanno uniche e personali. Certo non è che fanno il piedino fatato, ma ad una prima occhiata, mi sa proprio che la moda estiva di quest'anno sarà per la comodità. E per il colore. Come dire, brutte ma buone. E chicchissime. Da avere, al più presto.



Inutile dire che le vorrei...le vorrei....così!




13 marzo, 2007

M'illumino di brillo.


Siamo sul frivolo. Si imparano tante cose dalle giornate dove entreresti di buon mattino dal fornaio, non già per comprare caldi croissant e pane fragrante, quanto per farti regalare un sacchetto marroncino da infilarti sull testa, non prima di averci fatto i due canonici buchini per gli occhi. Si imparano tante cose dalle giornate in cui non ce n'è per nessuno, che sei serpe e medusa, imperatrice e lavandaia, in alternanza e che davanti a scuola ne hai avute per tutti, e le tue sagge amiche si son guardate di sottecchi, dicendosi mute, massì, domani le passa. Stamattina va decisamente meglio. E quel che ho imparato lo metto a disposizione dell'umanità tutta. Ci si alza e si comincia a saltellare, si respira a fondo, si accende la musica, non troppo forte, si svegliano i ragazzi a baci, si abbraccia forte il tuo sposo in cucina, si fan due o tre cosine indispensabili, una rassettata qui, una merenda di là, ci si veste non troppo da corsa, tacco basso, signora mia, che magari si avrà pure il tempo di una passeggiata, o di un'escursione in centro con la bicicletta del Comune, quelle arancioni con la chiave, pedalare con la zeppa è una tortura, non lo sapeva? E poi, al trucco, per ovviare un pochino al color nebbia della faccia, via, lasciamoci conquistare da una passata di terra sberluccica e translucente, e già che ci siamo, e per niente farci mancare, che male fa una passata di quel mascara di Capodanno, coi luccichini. Effetto Fata Turchina? E se anche fosse? Meglio brillare che aver lo sguardo perso nel vuoto e l'umore più nero del nero di seppia. Il brillo aiuta. Si saluta la prima infornata di figlioli con una bel sorriso, si accompagna la picci e le si scrive in un biglietto "E' lucente il tuo mattino se hai in tasca un Pavesino", e si inzia, brillantinose e allegre, la giornata che c'è. Voilà. E speriamo che nessuno scambi i brilli per congiuntivite. Già successo, signora cara, già successo.

03 marzo, 2007

Voglio lui.


Non sono dotata del minimo senso dell'orientamento. Riesco a perdermi dovunque. Nei parcheggi sotterranei, nelle metropolitane delle città straniere, qualche volta nei centri commerciali che non conosco. Io non so, io non ricordo strade e percorsi, io non memorizzo paesaggi e itinerari, io non so leggere le cartine, io non, insomma. Vado in giro a naso, o con qualche anima pia che mi accompagna. Mi diverto da morire, badate bene, sto persino organizzando un week end a Parigi toute seule,così posso girare e perdermi in santissima pace, non si ha idea di quanti posti insospettabili e meravigliosi si riescono a scoprire, a piedi, perdendosi in una città che ami. Quindi, a che mi serve un navigatore satellitare? A quasi nulla. E infatti, a nulla mi servirà Io, questo Buddy, lo comprerò solo perchè è troppo bello. Di un rosa ciclamino, metallizzato e con farfalle incise, direi che è un vero e proprio inno alla primavera. Mica lo userò nella sua vera funzione! Io, i navigatori satellitari, proprio non li sopporto. In macchina io voglio musica, o chiacchiere, o silenzio, e non prendere-la-seconda-uscita-a-destra, con quella voce metallica da professoressa di matematica perfettina che mi dà i nervi. E non li so neppure impostare, in verità. Solo, sulla mia macchina starà troppo bene. Farà un effettone. Ha soltanto in dotazione le mappe del Regno Unito, quindi, se cercassi un luogo dove fare una ceretta, che ne so, a Glasgow o a Dublino, lo troverei in pochissimi secondi. Ma dell'Italia, un bel niente. Però, è bellissimo. Lo acquisterò, lo appiccicherò sul cruscotto della mia automobile, lo terrò rigorosamente spento e continuerò a perdermi e a perdermi e a perdermi, per sempre. Però, lo farò con classe.

01 febbraio, 2007

Occhiali da luna.



No che non sono da sole. O forse anche. Ma questi occhiali, che vanno a impinguare la mia già ben nutrita collezione, sono occhiali speciali. Ricordano Stenmark e Thoeni, la Valanga Azzurra e quella Rosa. Bellissimi. Hanno quest'aria semplice e dimessa, eppure li trovo così esclusivi, sportivissimi eppure così eleganti, da ghiacciaio, forse, da neve, assolutamente. Da luna, ho deciso. Non importa se piena o a metà, se velata o limpidissima. Da luna, e basta. Per guardarla e sentirla più vicina. Per guardarla e dirsi ma che bella è. Per guardarla come si fa sempre, da sempre, che sia inverno e che sia estate. Per guardarla e pensare, anche qui, non importa a che cosa. Lei, intanto, guarda giù. Alberi e case, amori inventati e amori mai finiti, macchine e cose, musiche e poesie, risate e sospiri, fughe e sogni, sorrisi e promesse, baci e sguardi. Occhiali da luna. Assolutamente perfetti per stasera, che è luna piena. Il must, mi sembra ovvio.

31 gennaio, 2007

Oro, argento e bronzo.


Va bene, Natale è passato da un pezzo, siamo ai giorni della Merla, cara signora, non se ne era nemmeno accorta. E col Natale, via le luminarie, i lustrini e i lamè. Mica tanto, però. In questa giornata più grigia del grigio e più fredda del freddo, un giro per il centro, di sfuggita che siamo di corsa e che devo stirare, ohibò, che snob dire non che vado in palestra, vado a farmi un massaggio o dal parrucchiere, e invece no, signora mia, vado proprio a stirare, sìssì, con le acque profumate da cambiare a seconda dell'umore, oggi, per esempio, stiro alla Felce Azzurra, ogni pieghina un bacino d'amor. Beh, vabbè, mi lasci pure cantare una canzoncina alla sua portata, signora cara, che se mi metto a cantarle Bersani o Ligabue lei mi và in confusione. Insomma, un giro in centro. Un caffè alla nocciola con la mia Amica, qualche spesuccia innocente, e la baguette del Corso, che almeno si fa finta di essere a Parigi, Gliela Taglio? Mappercarità, sacrilegio tagliare in due una baguette. Il guaio è che la profumeria la piazzano proprio lì. E mica si può cambiare strada. Il richiamo di una sirena. E tu dici, massì, un giretto da niente, mi spruzzo un pò di profumi a caso, mi provo un rossetto, che male faccio, in fondo. E invece il male lo faccio eccome, adocchio una Limited Edition Chanel che ha turbato i miei sonni nelle ultime settimane da desperate housewife o presunta tale. Oro, argento e bronzo, nossignora, non sono medaglie, ma puro lusso dove tuffarcisi-vi-ci, una magica polverina, misteriosa quanto basta, lucente e perfetta per occhi fataturchinosi, per sguardi da cinema. E' mia. Da qualche ora, la Chanel Polverina fa bella mostra di sè sul ripiano del mio bagno. Usare con parsimonia. Un brillo qui, un altro là. Che stiriate o spazzate, di Pronto o di Vetril, almeno, che lo facciate con classe. Da medaglia.

22 gennaio, 2007

Passa in un attimo.



Non che sia un fiore di maggio, quest'oggi. Certo, nulla di grave, un raffreddore in piena regola, mi sento un pò scentrata e anche un pò rincoglionta, si può dire? anche perchè mi sono ostinata in questo inverno tardivo a circolare sulle strade del Monferrato senza calze. Vabbè, c'è di peggio. E dato che io appartengo a quella categoria di persone che non sta MAI male, neppure quasi partoriente e/o con nascituro pronto a diventare neonato, il fatto che io sia, come dire, fuori fase, rappresenta un'assoluta novità per me e per gli altri abitanti della mia casa. Coccolata, ecco. Mio marito è premurosissimo, acquista per me confettini per il mal di gola e si è offerto volontario di gestire tutte le transumanze dei figlioli, pur di compiacermi. ATTENZIONE. Questa magia durerà soltanto fino alla mezzanotte di oggi. Dopodichè, il mio sposo scuoterà l'amato capo e sentenzierà che forse non è il caso di farla tanto lunga per un raffreddore da niente, e che, cribbio, non era nemmeno il caso di andare in giro discinta in pieno inverno, e che forse, a quarant'anni e spingi, madre e moglie esemplarissima, un pò di sale in zucca lo dovrei testè apporre, no? Come dargli torto? Ma, signora mia, il collant è così out nella stagione invernale duemilasette! Che fare? Idea. Ho acquistato giorni orsono, in un anonimo discount, un termometro di rara bellezza, viola, appunto, bellissimo ma costantemente fermo sui 39 gradi. Dopotutto, per 1,99 euro, cosa pretendevo? ma ecco che mi accorre in soccorso. Mostrerò al mio sposo il termometro e dirò che sì, son cagionevole di salute, mi trascinerò caracollante al più vicino supermercato per fare la spesa, ma come vede, tale sforzo potrebbe essermi fatale. Non voglio uscire. Voglio stare qui, al caldo del divano, coi fazzoletti, i giornali, il pc e la tv, voglio fare il pieno di trasmissioni trash, cercando di resistere almeno una mezz'ora, voglio sorseggiare compunta thè fumanti e tisanine, spremute e bustine al sapore di menta. Coccolatemi ancora un pochino, vi scongiuro. Scriveranno per me Ode all'Amica Risanata, se soltanto Foscolo abitasse due isolati più in là, ma vi prego, lasciatemi soffrire in silenzio (buuuuu, per un raffreddorino?). Verò è che stanotte avevo un criceto che mi girava nelle orecchie e un riccio di mare al posto delle tonsille, ma nessuno in casa mia tollera di vedermi fuori fase per più di ore 24. Tanto per cominciare, domani ho un bell'appuntamentino a Milano. E la mia influenza, voilà, sarà già passata. Per amore o per forza. Ma, mi sovvien, non è forse ancora stagione di saldi? Molto bene benissimo, mi recherò con gioia. E farò incetta, manco a dirlo, di calze e collant. Di cachemire, però.

01 dicembre, 2006

Glitter.


Mi chiamano Gazza Ladra. Mi piacciono i brilli, i lustrini, le cose che luccicano. Le scarpe che splendono, i trucchi che illuminano, gli orologi impossibili, con il quadrante pieno di polverina argentata, che devi scuotere per vedere l'ora, e sembri un pò pazza Che Ora E'? e tu lì a dare colpetti sul quadrante per vedere le lancette. Mi piacciono i brillini sugli occhi, anche in pieno giorno, è una specie di magia, che copre le cose di tutti i giorni e le fa diventare un pò speciali, diverse, più belle, di sicuro. Mi piacciono le penne che scrivono in glitter, ci ho scritto lettere e auguri di Natale, le ho di mille colori, viola, in sovrannumero. Il brillio mi fa sentire bene, in ogni momento dell'anno e con qualsiasi temperatura. Col freddo, scalda. E' salutare. Permette di iniziare un fine settimana che sa un pò di festa, domani riede dall'ospedale il giovane Holden, saremo lì tutti a coccolarlo e a farci raccontare la sua mirabolante avventura.Il brillio ti fa sentire una diva anche se hai una faccia stanca, inespressiva e color sogliola, come dire, la tira sù. Una passata di terra sberluccicosa, un gloss da Fata Turchina e il mondo ti sembra già un luogo meno buio, i sorrisi più luminosi, il sole più brillante. Questo Primo Dicembre duemilasei non poteva cominciare meglio di così. D''oro e d'argento. Glitterato. Brillantissimo, anzichenò.

03 novembre, 2006

Dal sandalo al piumino.


Una bella botta. Arresa, alla fine. Al piumino, alla maglia a collo alto, e, sventurata, alla calza. Il sole beffardo è sempre qui, mi piacerebbe che ci fosse uno di quei tempi da lupi che avallerebbe la mia non più prorogabile decisione. Fa freddo, certo, ma c'è il sole e se guardi dalla finestra ti dici, ma come, io, con le calze? E sì certo, è il 3 di novembre, bellezza, e forse è ora, non foss'altro per quella sequela di starnuti nemmeno tanto chic che ha reso partecipe il resto della casa del tuo risveglio mattutino. e che ti ha accompagnato, scarruffata e barcollante e imprecante e amabilmente orribile in quella vestaglia a quadrettini rossi che hai comprato la settimana scorsa, che è tanto country e che ti fa tanta allegria ma se chiedi a tuo marito avrebbe magari preferito un effetto più Ti-Vedo-e-Non-Ti-Vedo che non quello, ahimè, Sciura-Marisa-Che-Fa-I-Mestieri. Va bene. Arresa, si diceva, alla calza coprente. Nera come la notte. Ci si concederà qualche divagazione sul tema, non son tipo da reggicalze se non per occasioni, come posso dire, da combattimento. Ah, signora mia, l'uomo, si sa, ama il reggicalze, se lo faccia dire da me che modestia a parte ne so qualcosa, una vera donna toglie e mette il reggicalze con disinvoltura, così come prepara la caffettiera. Che donna sarò mai, allora, se ci metto un quarto d'ora ad agganciarlo, e poi mi dà noia e poi la calza mi scende, tapina, fino a metà coscia, e poi mi verrebbe voglia, magari nel bel mezzo di una cena stra-importante, di correre a casa e infilarmi un bel paio di calzerotti di spugna, quelli da tennis, col pomponcino rosa dietro alla caviglia? Ma il tubino nero si impone, cara la mia bella contadinotta, e che la calza sia velata. Farò un giro da Calzedonia, cercherò quelle Pierre Mantoux di pizzo che impazzavano negli anni 80. Ma la calza coprente è il mio must. Semplice, nera, non so quanti denari, ma coprente. Che ha i suoi bei vantaggi. Uno su tutti, puoi anche scordare di prenotare la ceretta. Se si chiama coprente qualche cosa vorrà dire, no?