Di plastica.

è un pò come con i fiori.

ne hai cura, li annaffi, ti assicuri che abbiano la luce giusta, il giusto calore, e loro no, dopo un pò se ne fregano delle tue cure. E spariscono.

Succede coi tulipani, che sono forse i più onesti. vanno via un pò alla volta, cade n petalo, poi un altro e alla fine resta solo lo stelo.
Con le rose invece no, le rose ingialliscono, si accartocciano s loro stesse e poi crollano, di lato.
Delle orchidee non ne parliamo proprio, le mie nemmeno fioriscono, e tanti saluti.
Dei giacinti poi, La Grande Illusione, fioriscono rigogliosi anche dopo un inverno di gelo e profumano, profumano così tanto che ti fa male la testa e tu dici, ma guarda, guarda come fioriscono questi giacinti perfetti. Una settimana, forse due. Fine.


Meglio i fiori di plastica. Che certo non profumano ma almeno non ne devi avere cura, non devi perderci un mare di tempo, non li devi piantare, innaffiare, cambiare l'acqua nel vaso, niente.

Al mercato cinese puoi avere un fascio di rose rosse a meno di 5 euro. Saranno per sempre.

Una volta scrissi che collezionavo fiori di plastica e aurore boreali, mai che ne avessi vista una ma non è detto.

Non colleziono fiori di palstica ma libri, quaderni e stilografiche dai colori impossibili, colleziono perle vere e promesse, sassi di mare e sassi sul cuore, che alla fine sono la stessa cosa.
Colleziono sbagli, offese e abbracci veri,  frasi da cioccolatino, frasi belle che tengo in un cassetto segreto, alcune dette, alcune scritte. Frasi che mi hanno fatto male, frasi che mi ripeto quando voglio essere forte o devo farla, frasi dei libri che sono come se le avessi scritte io, così belle da passarci sopra il dito ogni volta, come ad accarezzarle, come a dire Grazie delle Cose Che Mi Insegni, nessuno le ringrazia mai le parole, le canzoni, dovrebbe pensarci qualcuno e se non ci pensa nessuno lo faccio io.

Insegna anche il male, insegnano anche gli schiaffi e i calci in culo, che non è mai la giostra, mai o quasi. Facciamo mai.

Sbaglio ogni giorno e ogni giorno vorrei imparare.

A fare il sushi, a fare i conti, a non avere paura, a non avere sempre questo vento forte in mezzo allo stomaco, come il maestrale quello forte, che mi fa dire ecco, cosa succede fra un minuto, e invece non succede niente e tu sei lì che aspetti in mezzo al vento e niente, non succede niente, e questa è l'ansia, signori, quella forte come il maestrale forte.

Imparo, dalle parole che scrivo a sentimento in un pomeriggio di sole bello, che ho dei fiori nuovi sul davanzale, che sono veri e colorati e che non voglio pensare a quando non ci saranno più, Io Ci Sono Sempre, dice la gente, lo dice a me, che c'è e io, io ci sono sempre, sì, ma loro mai, o quando devono esserci davvero non ci sono, e allora, Ma Cosa Lo Dici A Fare Cosa.

Imparo anche dai fiori di plastica, a loro non serve l'acqua, la terra buona, l'innaffiatoio, loro sono belli sempre e se ne fregano del mondo e dell'universo tutto, sarò così, me ne fregherò del mondo e del cielo e del terra, sono una rosa di plastica, quelle che mettono agli incroci, non mi serve niente, non la vostra acqua, non la vostra terra e la vostra luce, io sono rossa sempre, di velluto sempre, con le foglie sempre, sono una rosa di plastica, comprata con altre mille a meno di cinque euro al mercato dei cinesi.






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