05 dicembre, 2010

Come, un negozio?

In verità me lo ero sempre immaginato così, un posto. Un posto per fare cosa. Un posto per la sede del Cuore, per esempio, e mi sembrava di esserci quasi arrivata dopo una serie lunghissima di trattative e incontri e progetti  e perdite  di tempo, che ho scomodato architetti e ingegneri e fabbri e idraulici che mi hanno fatto tutti i disegni  aggratis, ma poi, quelle che si fanno chiamare Autorità Locali di questa cippa, signooooooora!, hanno cambiato idea e allora addio alla sede. Ma non me ne frega, io vado avanti per altre strade, dovessi mettersi un centinaio di anni. Però ho tutto in mente così chiaro, così perfetto, così assolutamente come dovrebbe essere. Le pareti sono bianche, una di loro ha una tappezzeria a  pois, e bianco è il pavimento a lunghi listoni di legno, e i mobili sono tutti un recupero, ci sono credenze bianche e vecchi comò, poltroncine a fiori, cuscini ricamati. Il tavolo è lunghissimo, viene da una vecchia merceria, e ha un ripiano di sotto pieno zeppo di cestini, pieni zeppi di nastrini, di gomitoli, di carta a fiorellini, e vasi di vetro pieni zeppi di bottoni e bottoncini. E sedie e divani un pò lisi,  e vecchi tappeti, e ovunque teiere e tazze da thè, ce ne fosse una uguale all'altra, ma vanno bene uguale, perchè noi qui il thè ce lo facciamo ma ben sul serio, quando vengono tutte quelle di Torino e di Milano, che è sempre una festa, poi. 


Un negozio dove vendere, per un pò, mica per sempre, delle cose carine, fatte da me, dove ci si possa ammazzare di chiacchiere e magari trovi posto un camino, anche dei libri, perchè no.
Ecco.
Quello che ho fatto qui, in questa domenica, è stato proprio questo. Ho arredato questo negozio, ho messo persino il cestino di legno, quello con le ruote, ho portato un thè arancia e cioccolato che ho comprato a Roma alla BiblioTea con Betta. Ci ho messo le ultime cose che ho fatto, qualcun'altra la sto ancora facendo. 
Non so bene perchè l'ho fatto, mi piaceva l'idea che qualcuno passasse a trovarmi, coraggio, ci sono delle sedie laggiù, fuori fa un freddo becco ed è per questo che ho messo l'acqua sul fuoco. Quante tazze?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Che belle idee..e che bel posto sarebbe...Veramente il posto delle fragole...e del tricottare...e fare cose carine con stoffine a fiori...con nastrini e bottoni tutti diversi....e un aroma di thè al gelsomino che sale verso il soffitto portando i sogni di tutte le donne che passano di lì...

viola ha detto...

Ero Viola prima. Buona serata .

Anonimo ha detto...

c'è posto per una knitter pigrissima che non si muove mai da casa? io porto le paste di meliga da bagnare nel thè...per fare due parole insieme e iniziare uno dei bellissimi scialli di TRUS.
un abbraccio da Rosy CN

Gallinavecchia ha detto...

Era proprio così che me l'ero immaginato, uguale uguale, quasi non credevo alle parole mentre leggevo (seppur lontane credo che ci conosciamo davvero bene) ed è proprio così che sono sicura sarà il posto delle fragole e del cuore quando alla fine nascerà, perché nascerà. Uguale uguale.
Nel frattempo, una tazza anche per me. Un goccio di latte e tanto zucchero :)

La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...