23 novembre, 2010

Ode alla Pianta dei Cachi.

Chissà. Forse mi porto dietro questo amore da molti anni, tanti che nemmeno so contarli con precisione, di sicuro più di quaranta. Ero piccolissima, ho ricordi confusi e nitidissimi, cioè, mi ricordo poche cose ma quelle che ricordo sono perfette, il colore delle rose, le piante grasse nel vaso di pietra, il sentierino verso il praticino, mia madre parla così, è tutto un -ino, un -etto, così, mi fa ridere, è una cosa cui non avevo mai pensato prima di ora, ho una mamma che parla coi diminutivi di ogni cosa, di molte cose, anche a me, anche adesso che mamma la sono anche io e di un numero sterminato di figlioli. E mi fa ridere. Comunque. Le piante dei cachi erano nel giardino della Casa Vecchia, si chiama così la casa sul bivio, in famiglia mia, la casa dove c'era anche la Manu, la casa vecchia è quella che hai prima di quella che abiti ora, solo che chi come me di case ne ha cambiate un discreto numero, alla fine ha solo case vecchie e quindi si deve dare un nome a ciascuna di esse. Ma torniamo alle piante di cachi che In questi giorni, adoro. Sono vere opere d'arte nella nebbia fitta, appena prima che il paesaggio venga inquinato con le luminarie di Natale, che sono anche belle a vedersi, ma ancora no, per il momento mi piace guardare questi gioielli, queste meraviglia di piante secchissime e senza foglie, ma tutte bell'e inghirlandate di frutti lucidi, arancioni da matti, piante a pois, arancione Hermés, un'esplosione di colore nel grigio che c'è. Il pois è, insieme al beige, la vera tendenza dell'autunno inverno, e queste macchie di arancione fanno la loro elegante figura, spoglie ma apparecchiate, come dire, sì, esco in tuta ma c'ha i brilli, sono in sneakers ma ho uno smalto da delirio, vengo così come mi trovo ma ho l'eyeliner perfetto. Così, in questa caducità di pensieri frivoli e stolti, totalmente senza senso, in questa meravigliosa contraddizione che fa delle piante dei cachi il mio oggetto di culto delle ultime ore, continuerò ad adorare quella che vedo ogni giorno appena prima della curva verso casa, attendo Afef per un caffè, c'era il sole poco fa sul pratino. Ecco, -ino. Ora, so da chi ho preso.

1 commento:

viola ha detto...

Ho fatto oggi una passeggiata in campagna con mia figlia, e anche noi abbiamo notato una bellissima pianta di cachi: tutta nera e spoglia, ma con quei bellissimi frutti arancioni. Come un albero di Natale in anticipo e surreale. E' vero che anche tu metti i diminutivi. Dici sempre pratino. Ma è tenerissimo!

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