29 febbraio, 2016

Vento Bisesto.

solo un giorno in più, alla fine
Non so se sono superstiziosa o non la sono, non me lo sono mai chiesto, ho avuto un gatto nero cui ho messo nome Mario, rovescio il sale e non dico bah, rompo uno specchio e bah lo dico eccome, non foss'altro perchè è impossibile raccogliere i cocci senza ferirsi.

Bisesto.
Cosa mi aspetto da un giorno così.
Un bel niente.
Oppure tutto.
Tutto e il suo contrario.

Fuori, impazza la bufera, un vento mondiale, che fischia e sibila alle finestre, che gioca coi pini che non sono nemmeno tanto contenti di giocare, inzuppati come sono dalla pioggia della notte e avrebbero solo voglia di stare scialli e tranquilli ad osservare la situazione da lontano, senza troppi coinvolgimenti, con una certa sufficienza.

Ma il vento non sente ragioni.
Il vento è la cosa più prepotente che io conosca, non gli importa nulla del resto del mondo, va per la sua strada, che sia sfacciato e freddo da nord ovest, che sia caldo e appiccicoso da sud, il vento fa sempre esattamente quello che vuole fare. Sferza gli alberi, corteggia le finestre, spalanca le porte e le fa sbattere con la corrente, così, all'improvviso, nel silenzio della casa la mattina presto, gonfia le tende, le arrotola, le caccia fuori in una danza scomposta.
Fa cantare le foglie sugli alberi, fa girare e girare quelle per terra, le ammucchia come per mettere ordine, come a dire, ok, State Qui Buone, e un attimo dopo le spariglia di nuovo, giù per la discesa, intorno al fico, un attimo prima di ammucchiarle di nuovo.

Ventinove, un giorno in più.
Voglio essere vento, che scompagina e confonde. Per confondere me.
Voglio essere foglia che balla e sta ferma e poi balla di nuovo ma da un'altra parte.
Voglio essere pino, che guardo dall'alto l'universo, e faccio finta che niente mi smuova.

Ma poi, ecco che arriva il vento e allora non vale.

Farò di questo 29 un giorno in cui tutto, proprio tutto dovrà essere assolutamente speciale e perfetto.
Darò una festa.
Invitati d'eccezione il pino e le foglie.

Lui, il vento, arriva anche senza invito.



26 febbraio, 2016

Di venerdì.

Di venerdì è tutto più bello.
Più liscio, non so come dire, meno complicato, più grazioso, meno ostile, meno di tutto, più di tutto.
Anche se non ci sono grandi programmi, di venerdì sembra tutto più morbido.

Sono giorni che galleggiano, giorni che sembrano a tratti disegnati col compasso, altri scarabocchiati di malagrazia, con la penna che non scrive, o a matita, con la punta non temperata. Mi piacciono le matite, anche solo da guardare, quelle con la gommina in cima, ne ho di tutti i colori, scrivono tutte grigio, ovvio, che scoperta, ma mi piace averle diverse, tutte insieme in un bicchiere e ogni tanto temperarle, guardarle, scriverci delle cose. E magari cancellarle, ma non con la gommina in cima, con una gomma vera. La gommina in cima non si usa MAI.

Credo sia una patologia.

E' un bel venerdì di un nebbione che non si vede nemmeno a parlare, volevo correre agli Argini ma di mattina presto non c'è nessuno e anche io che non ho paura di niente e adoro la nebbia, correrci dentro da sola non mi sembra una buona idea, di mattina presto, che non c'è nessuno e non è che ci sono orchi e malintenzionati ma insomma, non va bene.

E' un bel venerdì che stasera sushi con un'amica e figlioli al seguito, alzi la mano chi non ama il sushi, beh, non fa niente, il sushi o lo si ama o lo si odia, e io lo amo, ci ho perfino chiamato un gatto Sushi e pure Sashimi ma questo non fa testo, e  credo che anche questa sia una forma di patologia, dare nomi improbabili a cani, gatti,  pettirossi e pipistrelli.

E' un venerdì confuso, dove si avrebbe voglia di ridere come scemi per non farsi venire nessun tipo di magone al mondo, nessun tipo di pensiero al mondo, di venerdì le cose sono più leggere e luminose, si ha voglia di felicità, leggerezza, cose belle e cose sceme, cose da raccontare, cose inusuali e squilibrate,  fare i gradini di casa 3 per volta, ballare in cucina, cantare forte svuotando la lavatrice, parlare da sola, sorridere tanto. Anche da sola, sì.

E allora, mi regalo un fine settimana come piace a me, i pensieri gettati lontano come con la fionda, stanca di essere a pezzi, li raccolgo e li incollo di nuovo tutti insieme, per la centomiliardesima volta.

Quello che vedo mi piace.
Non si vedono incrinature, nemmeno i segni della colla, mettersi insieme è un lavoro di cesello e abilità, si impara sempre qualcosa ogni volta, peccato che la volta dopo già non te ne ricordi più, non perchè non stai attenta o studi male, no, è proprio perchè è  così che va il mondo, la vita, le cose.

E ora, mi preparo un thè profumatissimo nella mia cucina un pò in disordine, metto in fila le cose di questo venerdì opaco fuori e dolcissimo dentro, provo ad essere leggera e felice, provo a cantare, provo a ballare, provo a correre più veloce che posso, mi rimetto insieme, mi incollo per bene, non è difficile, mi riesce sempre benissimo, di venerdì.




23 febbraio, 2016

La Strada del Bosco.

Mi piacciono i boschi.
Anche quelli che fanno un pò paura.
Così come la fabbriche dismesse e le case abbandonate.
Mi piacciono i boschi fitti e che sembrano senza uscita.
Soprattutto quelli.
Quelli che a un certo punto sei proprio da sola, lì in mezzo.

Ho un bosco dietro casa.
Inizia proprio a metà di un sentiero scosceso, dove se non guardi dove vai ti inzàccheri di fango d'inverno e inciampi  in estate.
Il mio bosco ha alberi altissimi, da lì non si vede il cielo, e certo, se no, che bosco sarebbe.
A metà sentiero, c'è un punto dove potresti essere ovunque, non ti vede nessuno e tu non vedi altro che alberi e rami e mucchi di foglie e muschio. E tronchi.

A volte, quando faccio tardi e il sole va giù, e io sono ancora lì, lontana da casa, ha qualcosa di spettrale e un pò sinistro, ma solo in inverno.
D'estate invece, è una festa di colori e di profumi di verde, di acqua fresca, e senti le cicale,i grilli e qualsiasi tipo di animale tu voglia immaginare.
e immagini.
Perchè è dal bosco che vengono le storie più belle.
E' da qui che inizia la fantasia delle storie, è dalla paura del buio, dalla sensazione di essere soli, vulnerabili e in pericolo. Quando invece, sai benissimo di no.

Il Mio Bosco è un bosco speciale, sostituisce il mare certe volte, ascolta, racconta, raramente risponde.
e le volte che lo fa sono risposte vellutate e misteriose,  fa frusciare le foglie, fa cadere un ramo, fa attraversare velocissimo un leprotto, una volta, anche una biscia. 
Sta a te raccoglierne il significato.
Perchè il bosco non è che ti parla.
Ma tu, tu conosci la sua lingua e il suo sentire. per questo sai.

Oggi mi spingerò fino al Mio Bosco, non c'è il sole e non c'è niente e nessuno, voglio perdermi e sentirmi persa, voglio raccontargli delle cose, sentiamo quello che ha da dirmi, gli parlo sottovoce, col Bosco non serve urlare nè bisticciarci, è tempo sprecato.

Gli racconterò delle cose che ho perso e di quelle che ho trovato, di quello che credevo, di quello che pensavo, gli dirò del mio coraggio, di certe piccole felicità e di grandi dolori, della mia paura fottuta di tante cose, paura che ho imparato a tenere a bada, ma non sempre mi riesce, e ogni volta sono esercizi di spavalderia e di MaCosaVoiCheSia che mi lasciano stravolta e spossata, che nemmeno dormire dieci ore filate mi salva mai. E infatti.

La realtà è che mi esercito da sempre ad essere forte e quando credo di esserci riuscita, ecco che ho paura.
Mi metterò alla prova nel Bosco, lui sì che mi darà una mano.
Certo, non so come.
E dovrò stare attentissima e concentrata, per saper cogliere il segno giusto, per capire bene che cosa hai da dirmi, Bosco Incantato dietro casa, luogo magico dove non si vede l'inizio nè la fine, soprattutto la fine, per le volte che mi ci sono addentrata e sono tornata indietro di corsa, ancora una volta fregata dalla paura.
Chissà cosa mi dirà.
Privilegiata per sapere interpretare il linguaggio del Bosco, per il quale non servono libri e dizionari ma solo cuore e sensazioni, alla fine puoi dare alle sue risposte il significato che vuoi.

perchè conosci la sua lingua e il suo sentire.
per questo sai.








15 febbraio, 2016

I pezzi della mia storia.



Ognuno ha la sua.
Ognuno la scrive con chi vuole, come vuole, a matita, a pennarello, anche con la stilografica.
Anche io ho la mia.

Ogni storia è fatta di tante storie, di qualcuno che ha condiviso con te tratti di sentiero più o meno lunghi, più o meno ripidi, più o meno complicati.
per qualche stranissimo gioco del destino, perchè il destino esiste, qualche volta le strade si dividono per un pò, con qualcuno, mentre con altri continui anni e anni a camminarci vicino,  ed è parte della tua storia, non come la tua famiglia, che quella ce l'hai sempre, ma sono gli amici, quelli che hai da sempre, quelli che sono cresciuti con te e si ricordano com'eri, e ti scelgono sempre e ancora, perchè quella che eri andava bene allora e quella che sei va bene ora. E lo stesso fai tu con loro.

Ho cambiato 4 città nella mia vita, e ad ogni città era una vita diversa, case diverse, situazioni diverse, qualche volta, un figlio in più.

Non qui.
Io qui, ci sono nata.
I pezzi più importanti della mia storia sono qui.
Io qui sono La Laura, con l'articolo.

Stamattina in chiesa, quante facce che mi sorridevano con gli occhi lucidi.
Stamattina in chiesa, quanto dolore, quanta rassegnazione impercettibile, quanta disperazione soffocata.
Eravamo lì per lei, quasi tutti, come quella volta che preparavamo la festa di capodanno e litigavamo come matti sulle cose da comprare.
Tutti, come sul muretto, dove ci ho passato le ore più belle e più tremende della mia vita.

Eravamo lì per lei, lei che i nostri compleanni sono vicini e facevamo la festa insieme, a casa sua, e abbiamo distrutto una siepe una volta, e impiastricciato di torta un divano.
E poi, i matrimoni, i bambini, e poi i ragazzi, e le cene, e le cose.

Qui mi preparano la tisana la sera, e mi danno una coperta in più per paura che io abbia freddo.
Qui mi dicono Se Vieni a Cena Non Dirlo Nemmeno, Basta che Suoni.

Lo diceva sempre anche lei.
Lei non c'è più.
Un altro pezzo della mia storia che va via, un altro dolore grandissimo, un altro pezzo di cuore che cade per terra, non so nemmeno come si fa a raccogliere, il cuore non è una tazzina, che se va in frantumi la raccogli. No, il cuore è fatto di luce e di piccolissime stelle, il cuore è fatto di minuscole schegge luminose che girano impazzite come su loro stesse, non le puoi fermare, non le puoi toccare.

Che cuore luminoso sei, amica che sei volata via senza nemmeno lasciarmi il tempo di  venire a dirti ancora una volta quanto era profondo il bene che ci volevamo, anche da lontano.
Non avevi mai scordato di quella volta che mi dicesti Devo Parlarti, Vieni Domani, No, Vengo Adesso, e avevo lasciato tutto, e avevo preso l'autostrada ed ero venuta da te, perchè la tua voce non era la stessa e avevo capito che c'era qualcosa di grave e che domani non andava bene.

Il tuo cuore luminoso vola ora nel cielo, e so che arriverà in un posto bellissimo, luminoso come te.
Il mio resta qui, per terra, l'ho trovato nel vialetto del camposanto, stamattina, fra la ghiaia e il muschio verdissimo.
A momenti lo schiacciavo, e forse nemmeno me ne sarei accorta, era già ammaccato di suo.
Ho provato a prenderlo, ma i cuori lo sai, non li puoi toccare, non li puoi fermare.
Tutti i cuori, tranne il tuo.
Che è qui, seduto a cavalcioni sul muretto, vicinissimo al mio.










11 febbraio, 2016

Il Prima e il Dopo.

                                   ph.HelenaWantsMore


Ci si ferma a pensare.
Si pensa spesso.
Ci si ritrova come stordite a fissare un punto nel cosmo e a pensare.
Come assenti.
magari al semaforo.
magari in fila da qualche parte
o prima di dormire.

E allora, ecco.
Prima di quello, prima di quella volta, dopo i bambini, dopo quel viaggio, prima di avere questa casa, prima di quella vacanza, prima di quel dolore, e subito dopo.
E dopo Natale, e prima di me, non era così prima, non fu più lo stesso dopo.
Cose così.

Regina dell'  E 'Possibile, Vestale del Chissà, Magari, Forse.

Ci si arrampica in ragionamenti complicati e nemmeno tanto piacevoli, collocarsi in spazi temporali, avere la presunzione di sapere, di capire sempre tutto, di avere la soluzione a tutto, lo sciroppo per la tosse, la polverina per le formiche, la candeggina per levare quella macchia.

Inutile
tutto assolutamente e completamente inutile
Non so come e non so perchè, anzi so perfettamente come e so perfettamente perchè.
ma non voglio più prima e non voglio più dopo.
Anche se ci si deve fare i conti, non li voglio più.

Voglio i Qui.
E gli Ora.
Voglio gli Adesso.
Voglio gli In questo momento
Nemmeno domani, adesso, ora, in questo istante.
E il Prima e il Dopo, non esistono più.

E' un bell'esercizio, forse ci si arriva col tempo, ma ci si allena con piacere e alla fine si conquista una serenità non comune, un'incoscienza sottile e meravigliosa, un pò vigliacca, forse, di quella vigliaccheria che ti salva la vita, in qualche modo, una sorta di incantesimo dal quale chissà se ci si sveglierà mai, e non è nemmeno importante quello, alla fine.
un egoismo morbido e lucente, che m'importa del mondo, che m'importa del resto, di ieri, di dopodomani, di fra un mese, financo di fra mezz'ora.


Qui, e adesso.
Senza soluzione, con un'alchimia perfetta fra desideri e ragionamenti, fra passione ed energia, giri di valzer che la testa fa col cuore, biglie colorate in un vaso trasparente, pastelli a cera per colorare tutto, ma non domani, non ieri, adesso e qui.

Ho una tovaglia pasticciata coi pastelli a cera, coi quali nemmeno la candeggina ha potuto nulla, la tosse non ce l'ho nonostante il gelo e le formiche, alla fine, che fastidio daranno mai.







08 febbraio, 2016

Stai attenta.

                                          ph.MissWallflower


Stai attenta.
Stai attenta a te.
Imperativo, stai attenta, non distrarti, concentrati, non fare scherzi, non perdere il controllo mai.

Sto attenta, sì.
Sto attenta alla strada, alla nebbia, alle pozzanghere, sto attenta al sole, quello che si vede e quello che invece no, anche lui può essere pericoloso se ti abbaglia e non ci vedi, sto attenta al marciapiede, al semaforo, sto attenta sempre.

Attenta alle cose che ho, alle cose che custodisco, alle persone che sono stata chiamata a proteggere, cullare, ascoltare, anche a urlarci dietro,qualche volta, non sempre.
Sto attenta alla mia casa, al mio disordine, ai vasi del davanzale che vogliono fiori nuovi e non so mai che fiori metterci di questa stagione, ci metterò le violette finte che non è vero che sembrano quelle dell'incrocio, come dicono i miei figli, ma vedere questa macchia di colore da lontano fa allegria, è solo da vicino che vedi che le violette sono finte, va bene così.

Sto attente ai miei libri, quelli che leggo d'un fiato e quelli che invece doso con sapienza, perchè mi piacciono così tanto che so già che mi mancheranno quando li avrò finiti, che scoperta, allora rileggili, leggere e rileggere non è mai la stessa cosa, mai, anche se in qualche libro ci ritrovi emozioni perfette e tue ogni volta che lo rileggi, fosse anche la centomiliardesima.

Sono due giorni di quasi vacanza nella Casa in Collina, la Maturanda dorme ancora un pò, io mi sveglio all'alba e leggo e scrivo e parlo anche da sola, parlo col gatto, parlo con me, passo il Folletto e parlo da sola, lo squilibrio vero, allora adesso faccio così, poi così, e pensa se succede questo o se non succede, e se, e se, e se.

Sto attenta.
Ai verbi, condizionali e futuri, ai verbi passati non ci voglio nemmeno pensare,passato e trapassato non fanno più per me, mi ci sono macerata anche troppo, basta, via, next.
Sto attenta a camminare sulla strada giusta, spalle drittissime e sguardo fiero, mi specchio nelle vetrine, mi piace quello che vedo, c'è un pò di felicità immotivata che esce fuori dalla borsa, insieme al cordino dell'auricolare, il centomiliardesimo, anche li, li pesto, li perdo, li fulmino, li compro bellissimi e non funzionanti, ma che bello è avere l'auricolare a forma di fragola comprato alla bancarella dei pakistani per euro 3 e fa niente se non funziona.

Sto attenta a me, a non farmi schiacciare da niente, a gestire anche le menate sorridendo, le mie pentole di fango, come si chiamano se no, le cose che non hai voglia e che invece devi fare.
Sto attenta a non inciampare, a scegliere con cura le cose che mi fanno felice, e a buttarmi nelle cose che non so nemmeno bene cose siano, ma per queste, vale la regola delle violette del vaso, che da lontano sembrano finte e che da vicino sono ancora più belle, inspiegabilmente.

Succede sempre il contrario.
Stavolta invece no.





01 febbraio, 2016

Che febbraio è.

che febbraio sarà
è sempre bello girare il calendario
dire Oggi è il Primo di
come se cominciasse qualcosa 
o qualcosa finisse

C'era una filastrocca inglese una volta,sul primo del mese, 
 la sapevo a memoria, non me la ricordo più e non la trovo.
Non trovo niente in questi giorni, non trovo una collana, non trovo le federe giuste per quelle lenzuola, non trovo nemmeno me, che mi sono persa, forse, che mi ritrovo e mi riperdo in 5 minuti netti, e qualche volta, nemmeno mi cerco, perchè non ho voglia di trovarmi e voglio restare dove sono.

Febbraio è un mese strano, vola così veloce che nemmeno te ne accorgi, ci ha provato ad avere un giorno in più, ogni tanto, ci proverà anche quest'anno, ma niente, va velocissimo, in un attimo e sarà marzo, e la primavera e il sole e i fiori e i profumi buoni,

E' un mese colorato, dove un pò ci si traveste per essere diversi da come si è nel resto dell'anno, non sopporto il carnevale da sempre, la trovo la festa più triste del mondo, odio i carri, i coriandoli, le trombette con loro rumore assurdo. Le stelle filanti invece no.

Mi piacciono le stelle filanti perchè ci soffi dentro e le fai andare dove vuoi, perchè disegnano nell'aria un a coreografia perfetta,tutto un giro di colore,  un ghirigoro  che dura pochissimo, ma finchè dura è una meraviglia.

Campionessa Mondiale di Lancio di Stelle Filanti, raccoglitrice di coriandoli da terra, dai marciapiedi e dalle pozzanghere, una volta ne ho incollati una manciata sul diario di scuola. a nascondere il nome di quello di terza che non mi piaceva più.

Non amo i coriandoli ma adesso li userei.
Li terrò pronti per cancellare le cose che non mi andranno di questi giorni di gelo e di nebbia, alternate a un sole rabbioso che nemmeno se lo merita il suo nome.
Cancellerò le cose pesanti, quelle che mi fanno stare male, è un proponimento di questo anno appena iniziato, voglio essere felice e lo sarò, non ci vuole mica tanto, la felicità è uno stato dell'anima, come la vacanza, come l'estate, come il mare.

Appiccico coriandoli per nascondere piccoli graffi, continuo la mia strada verso le cose belle, mi sto impegnando così tanto che non mi riconosco, che m'importa del freddo e della nebbia, avrò il febbraio che voglio, guarda per terra quante stelle filanti ho soffiato verso il niente.

ne ho altre mille.
le soffierò tutte.



22 gennaio, 2016

La Leggenda del Pesce Rosso.

Viveva un pesce rosso in una boccia di vetro.

Era stato vinto a una riffa di paese, quella con le palline da tirare nei barattoli, ed era stato portato a casa in un sacchettino di plastica. Bello non era, ma aveva quel suo sguardo fra lo stupito e il menefreghista che hanno tutti i pesci rossi.

Fu sistemato in una boccia di vetro sopra al mobiletto della cucina.
Fu chiamato Ettore.

Ettore guardava il mondo dalla boccia, non  si chiedeva nulla di nulla, nuotava, girellava avanti e indietro, ogni tanto dal cielo pioveva una briciolina di qualcosa, Ettore risaliva in superficie, sbocconava la briciolina e tornava a girellare.

Un giorno, accadde qualcosa di strano.
Accanto a lui, fu sistemato con cura un altro vaso pieno di acqua ma nessun pesciolino come lui all'interno.
Piuttosto una rosa.

Era una rosa bellissima, rossa, dal gambo lunghissimo ed elegante. In cima, un nastrino rosso con appiccicato il nome del fioraio dove era stata acquistata. 

Ettore, curioso come solo i pesci rossi sanno essere, riaffiorò e riaffiorò decine di volte per vederla bene. E riaffiorò così tante volte, e la vide così bene ma così bene, che alla fine se ne innamorò.
Di quei petali vellutati, di quell'ordine perfetto, di quel rosso intenso, di quelle foglie verde scuro, perfino dell'adesivo dorato con scritto CarloFioriTorino.

La rosa lo guardava. 
bella era bella, altezzosa forse un pò, ma quello sguardo dolce del pesciolino Ettore l'aveva conquistata.
Si guardarono per giorni da lontano, la Rosa nel suo vaso, Ettore dalla sua boccia.
Ma come tutti i pesci rossi degni di questo nome, Ettore era anche molto, molto coraggioso.
Così, un giorno, aspettò che venisse loro cambiata l'acqua e mise in atto il piano che aveva pensato tutta la notte.
Con un guizzo, Ettore saltò all'improvviso nel vaso di cristallo della Rosa.
Fu un pomeriggio bellissimo.
Si presentarono, piacere Ettore, piacere Rosa,  e iniziarono a raccontarsi, la vita nel negozio dorato dei fiori, la musica nel carrozzone dello Spettacolo Viaggiante,  e parlarparlareparlare e ridere così tanto, senza pensare a niente, come fanno gli innamorati, che può cadere il mondo che nemmeno se ne accorgono. 

Quel pomeriggio però, finì.
In casa, appena si accorsero che Ettore era finito nel vaso della Rosa non ne furono contenti.
Lo presero di malagrazia e lo deposero nella sua boccia.
Il vaso di Rosa fu portato in un'altra stanza.

Non si rividero mai più.


Non importa se sei Rosa o Pesce Rosso.
Ogni tanto, un salto lo devi fare.









20 gennaio, 2016

Se non lo sai.

                                                       ph. La Douluer Esquise


 Se non lo sai, lo devi imparare.
Devi imparare a fare tutto, devi essere tutto, se no, non la sfanghi, non ti muovi di un millimetro, mentre il resto va avanti e tu invece rimani lì.

Se non lo sai devi studiarlo, mandarlo a memoria, imparare a sorridere anche quando non ne hai voglia, imparare a parlare anche quando non hai parole, a stare zitta quando invece di parole ne hai una tonnellata e sono lì, prone ad uscire, tutte insieme, non importa se dal vivo e nel telefono.

Se non lo sai lo devi sapere, allora sàllo, SeNonSaiLeCoseAlloraSàlle, roba da manuale di grammatica italiana, quello che conservi, che ogni tanto sfogli per le gare di complementi, che cos'è d'agente o di causa efficiente, sono bravissima coi complementi. E in pochissimo altro.

Così studio.
Studio le cause e gli effetti, le ricette scritte nelle buste dei risi pronti, studio gli ingredienti del cioccolato bianco, che amo così tanto, le composizioni dei filati, studio me, che a volte mi sembra di sapermi cantando e invece mi devo ancora ripassare un pò, che non sono pronta.

Forse pronti non si è mai per niente, è solo il destino, se esiste, solo la storia che qualcuno ha scritto da qualche parte per te ma chissà chi l'ha scritto e chissà dove l'ha messo, il foglio con la tua storia, che magari uno sguardo glielo darei, così, per sapere.

Sono giorni confusi e fin troppo precisi, forse è l'inverno che non arriva che ci regala il privilegio di essere un pò frivoli e ancora niente calze con le ballerine, sacrilegio, e ancora nessun mal di gola, non c'ho mai niente, io.

Giorni che si srotolano velocissimi, mi piace il mio tempo che passa, se passa così, vuol dire che presto cambierà tutto o non cambierà niente ma la lentezza mi uccide e se va tutto più in fretta mi piace di più.

nel frattempo, studio
Situazioni, persone e complementi.
Ripasso un'altra volta la parte che riguarda me, la evidenzio col pennarello e me la ripeto sottovoce.
E speriamo che non mi chiedano proprio la parte che non so.



16 gennaio, 2016

Che male c'è.


A lasciare il letto sfatto ancora un pò.
A spalancare la finestra e fare entrare questo profumo di buono, questo gusto di inverno zuccherato col sole bello della collina, e questo odore di terra e di erba verdissima.

Che male c'è a lasciare le tazze della colazione ancora sul tavolo, a ciondolare e a guardare fuori, in realtà sono uscita anche sul terrazzo per un pò in pigiama, e scalza, che è da squilibrati, a gennaio, ma quando ti acchiappa la voglia di uscire e guardare il cielo, il sole, le ortensie quasi stecchite e il pratino, non è che si ha tempo di ragionare e di dire FaFreddoMiCopro, no, sarebbe come far svanire l'incantesimo, voglio uscire, esco, fine.

Programmi, nessuno o quasi, forse una corsa più tardi, vediamo se riesco a fare un giro in più e se non ci riesco, fa niente.
Ho sempre una faccia stravolta dopo che ho corso, non sono brava a resistere alla fatica, un pochino, forse, ma poi dico, ma che male c'è se mi fermo sotto il noce, se non arrivo fino a chissà dove, chemmimporta.

Un sabato indolente mi aspetta là fuori, o qui dentro, o chissà dove, voglio fare quasi nulla e quasi tutto, lo deciderò via via.

Voglio un giorno bello, mi organizzo per bene alla felicità, alla MIA felicità, alle cose che mi piacciono, a momenti solo per me, forse in città, o forse qui, qualche chiacchiera con un'amica ma anche il silenzio di questa casa, di sera forse meno, ma di giorno, questa casa silenziosa ha un fascino speciale, puoi chiudere gli occhi ed essere dove vuoi, se vuoi, puoi trovarti in un momento su una spiaggia, ad un check in o nella medina,  

Che male c'è a non fare niente, a scrivere elenchi di cose da fare e lasciarli lì con una sorta di compiacimento, lo farò domani, dopodomani, la settimana prossima.

Ascolto quel che ho da ascoltare, negli altri e in me, mi racconto delle cose belle per non sentirmi troppo sola, funziona sempre, faccio un giro intorno al tavolo della cucina a passo di danza, mi faccio un bagno coi brilli, mi sfondo di lettura e di film fino a domani, faccio la maglia, svuoto la lavastoviglie e finalmente rifaccio il letto,ci metto le lenzuola con le farfalle, così, mi sembrerà di dormire o non dormire in un giardino segreto e bellissimo, che soltanto io so dov'è.
Ma non adesso.
Adesso il letto resta così, che male c'è, alla fine.




13 gennaio, 2016

Guido fino al mare.




Stamattina non torno a casa.
non giro a destra, dopo la tange, come la chiamano i miei figli.Vado dritta.
Prendo l'autostrada.
E guido fino al mare.

Ci sarò in un'ora scarsa, e già al biiip del Telepass mi sentirò come libera, come già lì, non so.
Al mare, il mare è mosso.

E a me piace.

Ho passato ore a guardarlo dal molo di Varigotti, dai massi che non ci sono più, seduta lì con le gambe a penzoloni, a graffiarmi poi, per scendere giù.
Ci tornerei.
Oggi, domani, sempre.
Il mare mosso è per me l'energia, il cambiamento, le  cose che si scompaginano per un pò, e tutto poi torna come prima, ma in quel momento, che magnifica esplosione di schiuma e di sssshhhh delle onde che sbattono sulla riva, e poi dolecmente tornano indietro, per tornare di nuovo, più forti di prima.

Il mare in tempesta, se visto da terra e col sole, ma cusgodisce in sè il segreto del mondo, e a lui posso affidare anche i miei, qualora ne avessi.
E chi non ne ha, alla fine.
Oggi, una matttina di sole lucido, di un'alba rosa, di un freddo appena appena, nemmeno tanto, ho ballato in macchina in ritardo verso la scuola con mia figlia, è stato un bel risveglio anche per lei, non mi va che vada a scuola assonnata e in ansia per gli esami e facciamo sempre un pò le sceme.
 Più io che lei, stamattina. E Cindy Lauper era perfetta. Chissà cosa ho pensato l'omino del furgone, al semaforo.
E chemmimportammè.

Ho mille cose da fare e una bella sensazione. Hanno rubato l'inverno, la neve, il gelo, i vetri ghiacciati, i brividi e la tosse.
È una bugia, l'inverno quello vero arriverà ma io non ci voglio pensare, cercherò un muretto e mi metterò a contare le onde e a vedere quanta bellezza è stata preparata solo per me.
Per questo, guido fino al mare.





La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...