27 gennaio, 2014

Sola in cucina.

le mattine difficili
i giorni lunghissimi
le volte che senti che non ce la puoi fare, non più almeno
mattine che non basta la radio a manetta
non basta e nemmeno ne hai voglia alla fine

che si sono lavati i vetri, dentro e fuori con un freddo becco, in equilibrio sul davanzale, finirò sulle rose se scivolo giù, i vetri e pure le tende e si stanno attaccando le fodere dei divani, così, per non star troppo a pensare

alla fine delle mattine come questa, o forse no, quasi a metà, c'è un momento di silenzio e di pace, come di raccoglimento, come in chiesa.
Il caffè da sola in cucina è una specie di medicina,  guarisce le notti insonni e i pensieri umidi di altri pensieri e di altri fotogrammi, a sovrapporsi.
Di solito, si cerca nella caffettiera grande e si riscalda quello che c'è già, un giro di valzer nel microonde, la tazzina a pallini che arriva dritta da un vecchio albergo sul lago, un regalo.
Ci si siede in un angolo del tavolo, un pò storte sulla sedia, e si guarda fuori in niente che c'è, il cielo promette neve, come sarà bello vederla attraverso i vetri tirati a lucido.

Da sola in cucina, il caffè ha un altro sapore, non è quello chiassoso con le amiche, pieno di chiacchiere e cose belle. Il caffè sola in cucina ha l'aria di una specie di benedizione, è pieno di significati nascosti, come piccole carezze, vedrai andrà tutto bene, vedrai, vedrai, vedrai.

Il caffè in un angolo del tavolo, nel silenzio e nella pace che pace non è ma solo mancanza di rumore, è un caffè che cura,  soffiate leggere a raffreddarlo, e piccoli sorsi per l'anima, balsamo per stanchezze improvvise di prima mattina, ambrosia, a nutrire e sollevare.

Si guarda fuori, la mattina più lunga volge al termine, il silenzio fra poco sarà musica e rumore, la tazzina a pallini e sciacquata lentamente e asciugata con cura. 
Nel riporla, uno sguardo ancora a un cielo pesante color seppia. E' vero, nevicherà.

23 gennaio, 2014

La Sera della Luna Gigante.

Era gigante sì.
Mai vista una luna del genere. E sì che di lune ne aveva viste tante, in collina, sul mare, nel deserto, perfino dall'altra parte del mondo. Questa qui era una luna speciale, grande quanto un mappamondo, un'enorme frittata, una specie di grande, grandissima palla dorata.

La strada di casa era così illuminata, da dietro i prati grandi e le colline, e i tetti delle case quel giallo bello rassicurante, con una luna così hai come la sensazione che tutto sia bello e perfetto, stirato e in ordine. Sorveglia dal suo cielo i sonni di tutti, le strade, i sentieri, i palazzi e i monumenti, sorveglia il tuo cuore. Sorveglia te.

Non era tardi, non aveva sonno, aveva in sè l'agitazione che ti resta dopo un esame, la sera del matrimonio, quella stanchezza felice che non vuoi assecondare per paura che svanisca tutto, come le bolle di sapone che guardi sì, ma che hai paura che fra un attimo, puff! colori e meraviglia diventan goccioline e niente.

Era stata una giornata fuori dall'ordinario, le luci rosa, i fiori e tanta gente, e abbracci e lucciconi, e lacrime di felicità, càpita così poco nella vita, di piangere ma di gioia.

Quella sera, la luna aveva deciso a modo suo di farle un sorriso, di abbracciarla un pò anche lei, che la guardava sempre, che la raccontava sempre. Facendosi grande nel cielo di quella sera senza nebbia, la luna aveva voluto dirle che sì, era stata brava, e che era giusto che fosse contenta, contenta di sè, per una volta, che riconoscesse il proprio impegno e tutto il lavoro e la fatica, e i giorni e le delusioni, anche. E tutto il bel lavoro che sarebbe venuto.
Quella sera era per lei.
Perciò, la luna si scrisse addosso un messaggio, così che lei potesse leggerlo tornando a casa, solo alzando gli occhi.

Era la Sera della Luna Gigante.
Una sera profumata e senza nebbia.
Fra le mani un mazzo enorme di rose e foglie grandi.

Guardando la luna vide scritto BELLA LI'.
Mai la strada verso casa le sembrò più luminosa.





20 gennaio, 2014

Ho imparato a sognare.

Perchè si impara, sì.
E anche quando non te lo aspetti, quando non sai, quando non capisci nemmeno da che parte tu sia voltata, si dice così, lo dico spesso, NonSoNemmenoDaCheParteSonVoltata, per spiegare che non mi ci trovo, che non capisco, che ho mille cose e in fondo niente.

Ho imparato a sognare.

Ho dei sogni, sì, ma non li tengo nel cassetto, che orrore. I sogni son materia speciale, se li tieni nel cassetto sanno di segatura e di chiuso e di vecchio, come certe credenze, come certi mobili del rigattiere appena li compri, sanno della vita di prima, della casa di prima e adesso sono lì, spaesate insieme ad altre credenze,  fra comò e sedie sbrecciate e salotti buoni scoloriti che vengono da altre vite, e dalle altre vite hanno assorbito profumo di sugo, di lavanda, di disinfettante, chissà, cassetti foderati con la carta coi gigli, fermata con le puntine da disegno. Arrugginite, adesso.

I sogni son fatti di lucido e di bello, di fresco e di profumato.
Perciò, li tengo accartocciati da qualche parte, come le banconote in fondo alle borse di certe amiche mie, che mai metteranno giudizio, lo so, e hai voglia a venderne, di lampadine.
I miei sogni li tengo in frigo, fra il barattolo della marmellata di arance che arriva da Trento e l'insalata già lavata. 
Li tengo lì, non si consumano, non vanno a male, sono lì.

Ho sogni normali. Sono passata quasi indenne fra cerchi di fuoco e foreste amazzoniche senza nemmeno un'accetta o un fucile, fra sentieri scoscesi di sassi e vetri rotti, fra strade infinite senza cartelli, senza indicazioni, senza niente.
Ho attraversato il deserto, ho valicato montagne di dolore e di malinconie, di giorni pesanti e sguardi persi, mi sono smarrita qualche volta, ma ho sempre ritrovato la strada, la mia strada.
Ho qualche cerotto, qualche piccolo livido che nemmeno si vede, qualche graffio leggero, nessuna cicatrice visibile, se non si vedono te ne dimentichi alla fine,  mi han chiesto giorni fa quale fosse un mio pregio. Ci ho pensato un pò, non è mica facile. Ecco, sorrido, ho risposto, sorrido molto. Adesso, forse direi : Ho Dei Sogni.

I miei sogni sono perle preziose, li tengo sotto al cuscino insieme al pigiama piegato sempre a rovescio, li tengo nel cestino dei gomitoli, nella scatola dei biscotti, nel bicchieri degli spazzolini, così li trovo ogni mattina.

Amo i miei sogni come si amano le cose fragili e preziose, anche se fragili non lo sono poi tanto, li ho da tanto tempo e sono ancora tutti lì, in fila, ordinati qualche volta, scompaginati certe altre, e quando li cerco li ritrovo tutti, belli e trasparenti come appena sognati.

Non mi servirà nè accetta nè fucile, nè cartelli nè indicazioni, se avrò i miei sogni con me.


10 gennaio, 2014

SlowMotion.

Con calma.
già si è iniziata una settimana che in un flash era già venerdì e questo ci piace tanto.
Poi si prendono le cose una per volta, con calma, con molta, molta calma, procrastinando qualche volta, Uhm, Questo Lo Posso Fare Anche Domani, o Dopodomani.
Giusto per non dannarsi troppo l'anima.
Mi piace gennaio.

Mi piace perchè fa freddo.
Perchè c'è  ancora in giro in qualche angolo della casa un nastrino dorato, un babbinonatale, il dispenser del sapone con le renne. E' come a dire, la festa è finita sì, però che bella che è stata.
Mi piace perchè è pieno di promesse. Di belle promesse.
Farà questo, farà quell'altro, da quest'anno si cambia, andrò, leggerò, farò, farò, farò.
Non importa se poi fra una settimana ci si è dimenticati di tutto. I buoni propositi valgono anche solo a farli, a pensarli, non importa se poi si disattendono, si dimenticano, si lasciano lì.
Gennaio ti seduce coi saldi, la neve, il thè fumante del pomeriggio, i gomitoli per nuovi progetti e le albe mozzafiato.
Gernnaio è la parte calma dell'anno, quella lenta, il letargo di tutti i pensieri, quella che ci metti un pò a capire le cose, quella che hai voglia di cose nuove ma che stai bene anche con quelle che hai già, fossero scarpe, persone, idee o sensazioni.
Gennaio parte piano. Dopo tanto clamore e feste e lustrini e montagne di stoviglie e carte da regalo, insalaterusse e cornamuse, lui celebra, se non il silenzio, la chiacchiera sommessa, il sussurro per non svegliare chi dorme ancora o dorme già, il buio presto del pomeriggio, le candele, una coperta in cui avvolgere la propria vita e tenerla al caldo, preservarla da screzi e correnti, strattoni e scivolate. 
Un anno è lungo e va iniziato con metodo, lentamente, senza spingere, senza fretta, senza correre e correre ma per andare dove  poi.

Amo gennaio e i suoi giorni gelati e caldissimi, tempo ci sarà per deliri e affini.

Io resto qui, per il momento, al caldo di pensieri belli da pensare, con piccole vittorie e una maglia da finire, con progetti ambiziosissimi che si covano da soli, rimboccherò loro le coperte e fantasticherò, è così bello parlare al futuro.

03 gennaio, 2014

Oro.

Diciamo che non ne ho avuto il tempo.
I regali da scartare, le briciole del panettone, c'è sempre qualcuno che scarta l'uvetta e i canditi.
E poi abbracci e baci e divani pieni zeppi di persone, quelle tue, quelle che hai dentro, appiccicate addosso.
E poi bigliettini e candele e neve, quanta neve, soffice, intatta e bellissima e menootto e menosette, l'annocheverrà, e gli amici di sempre, quelli veri, quelli belli, quelli che ci cucini insieme e gli rifai il letto, mentre ci sei, e ci ridi così tanto che ti vengono le lacrime ogni volta. 

Non ho avuto tempo.
Di pensare a quello che si pensa di solito, i primi giorni di gennaio, che cosa farò, che cosa faremo, che cosa vorrei, chissà.
Non ne ho avuto il tempo, lo trovo ora.

Non ho grandi desideri, in effetti, e forse è la prima volta.
Duemilaquattordici cosa voglio da te.
un bel niente, mi vien da dire.
Niente che non siano le cose che ho qui, le persone che amo, niente che non siano le mie passioni, le mie idee i cinquecento progetti che ho.
Voglio il tempo.
per fare le cose che mi piace fare, per scrivere, leggere, imparare tutte le cose che mi piace imparare e sono così tante.
Voglio la forza.
per altri dodici mesi di cose, che non sono sempre di pizzi e trine, anzi, non lo sono quasi mai, ma che ho imparato a gestire al meglio, a farmi un pò scivolare addosso le cose, con una filosofia fatta in casa, tirata a mano come la sfoglia, al mattarello. Le cose della vita pizzi e trine lo sono raramente, ma ci vuole un attimo a trasformarle. Ecco.
Voglio la ragione.
Non averla, ma usarla. Qualche volta, non sempre.
Voglio la leggerezza e la melodia, voglio pomeriggi pieni di cose normali, voglio la radio bassa la mattina presto in cucina, le finestre spalancate sul pratino sfatto dall'inverno, voglio un cestino di profumi di casa, le mele, la cannella, la legna bruciata,  la lavanda dentro al gufo, il thè che sa di bosco.

E voglio il cuore, il sentimento, i pensieri che penso prima di dormire, le poesie di Fosca sul comodino, voglio chiacchiere leggere, voglio vicino le persone che scelgo, che piacciono a me, che sono come me, vicine, simili, non proprio uguali ma quasi.. E' il segreto della felicità.
 voglio un anno pieno di cose semplici e bianche, non ho bisogno d'altro, non voglio altro, solo questo.

Preziose per me son le cose che voglio.
Voglio il bianco della neve, bianco come il tavolo grande, bianco come il litro di latte che scaldo al mattino quando siamo tutti, bianco come l'anima quando l'anima è bianca, bianco come il cielo certe mattine di gelo, bianco come la nebbia che mi ostino ad amare, bianco come un foglio vuoto, da riempire, un disegno, una faccia o mille parole, per inventare una storia, ne invento una adesso, subito, così, La Storia del Bianco Diventato Oro.
Voilà.
Buon anno.
Bianco, oro, o tutt'e due.