16 novembre, 2015

...e stringersi.

Non lo so,
Nessuno lo sa.
E chi crede di saperlo, magari si sbaglia.

I giorni che sono appena passati, i giorni che sono qui, i giorni che verranno,  pesanti e difficili e complicati e incomprensibili e inconcepibili. 
la paura, il non sapere che cosa fare, che non è una questione mia, o tua o sua.
E' il mondo.
E' la guerra, forse, chissà.

Faccio fatica a capire, faccio fatica a seguire fino in fondo le notizie del tg, e quanto dolore, quanto pianto, quanta insormontabile paura.
Cerco una strada, una soluzione stupida nella mia casa nel verde, chiudere il resto fuori non servirà.
Ma io mi stringo.
Alle persone che ho qui, adesso, alle anime chiare che per qualche giorno staranno qui, a casa con me.

Mi sono stretta in questi giorni alle persone che con me condividono un sogno bellissimo e insieme a loro ho fatto del mio meglio, abbiamo fatto del nostro meglio per cacciare via la paura, per non sentire il magone forte.

Mi stringo alle cose che ho, ho comprato candele bianche e le ho sparse per casa, la luce delle candele rassicura anche di giorno, anche quando fuori non è buio, ma è buio sempre, se ci pensi bene.

Non ho paura, ma mi stringo ai mie pensieri che ridono, butto il mio cuore oltre il vento, oltre la collina, lo faccio volare lontano, di là dal mare, e mi stringo lì, non abbiamo paura, non ne abbiamo avuta mai, nemmeno ora, nessuno di noi.

Mi stringo a cose colorate, qualcuno mi ha detto Ti Circondi Sempre di Cose Belle, e le cose belle sono loro, è chi mi chiama la sera tardi per dirmi  Che Cose Belle Che Fai, e un pò a me si stringe, anche lei.

Mi stringo ai miei progetti, faccio di questa casa una roccaforte inespugnabile di coraggio e fragilità, serve tutto per andare avanti, servono cemento e gerani per fare una casa, cose importantissime e cose che nemmeno un pò, ma va bene così.

Nessuno abbia paura, nemmeno di piangere, nessuno si faccia rincorrere dall'angoscia e dal non saper che fare.

Ci si deve organizzare, sforzarsi di trovare comunque cose belle da fare e da pensare, qualcuno con cui sorridere o ridere forte.

Si deve raccontare ed ascoltare.
pensarsi da lontano
cantare sottovoce,
e stringersi






02 novembre, 2015

Il Vestito di Pizzo.

Non erano gran giorni, quelli.
Il sole sì, una leggerezza sottile, si sorprendeva a cantare sottovoce, riordinando un cassetto, togliendo le foglie secche a tutte quelle piante viola del davanzale, avrebbe dovuto metterle al riparo, non avrebbero resistito al gelo del'inverno.

Erano giorni pesanti, con sforzi giganti per uscirne fuori, e grandi soddisfazioni nel vedere che sorriso chiamava risata, che leggerezza chiamava divertimento.

Era un pomeriggio faticoso, quello.
C'erano ricordi a schiacciarla, una solitudine più marcata, un magone fortissimo, di singhiozzi soffocati, quelli che proprio non trattieni, la certezza che proprio da lì non si sarebbe tornati indietro. La consapevolezza.

Aveva un abito di pizzo nell'armadio.
Lo aveva indossato a una festa, dove aveva ballato e riso, riso e ballato e cantato e riso, e ancora riso, tanto fino alle lacrime, che belle sono le donne che ridono e si sfanno il trucco, e tentanto di ricomporsi mente ancora ridono e ridono.

In quel pomeriggio difficile, ebbe voglia di ritrovare quella risata.
Aprì lentamente l'armadio, quello dei vestiti belli, dei vestiti delle feste, quello più in alto.
Il vestito di pizzo era lì, allineato accanto all'abito da sposa, ai vestitini belli delle comunioni, all'abito nero dei 40 anni.

Lo indossò e si guardò allo specchio. Certo, con le calze a righe, i capelli sfatti e quella faccia grigia da domenica pomeriggio non aveva lo stesso effetto.
Forse, tirava un pò sui fianchi, ma si fece una smorfia, un giro su se stessa, la gonna a ruota volò e volò, improvvisò una danza, una faccia da copertina, un pò da scema.

Immaginò ancora quella volta e quella festa, a chiudere gli occhi ne sentiva la musica, le voci di sottofondo, fotogrammi perfetti, c'era questo e c'era quello. E c'era lei.


Ridicola, nella cabina armadio, coi calzettoni  a righe un pò scesi e quell'improbabile abito di pizzo, finalmente si sorrise, sentendo su di sè un altro sorriso, da Dovunque Fosse.

Il Vestito di Pizzo tornò nell'armadio in alto, quello dei vestiti belli.
Ogni volta che vorrò ritrovarti, lo indosserò.