Sì che lo so bene, questo non è mica un blog di cucina. Io, il mio bel blog di cucina, già ce l'ho, ed è questo qua, perciò non è che stamattina ho preso frische per frasche (si dirà o me lo sono inventato?) e ho scritto nel posto sbagliato. Quel che c'è, quel che volevo comunicare alla nazione tutta, a reti unificate, come il discorso di Giovanni Leone per il primo giorno di scuola, che si guardava tutti sbadigliando alla tv nel lontano millenovecentoespingi, è che io non sopporto i fagiolini. O meglio, sì, mi piacciono, li trovo appetitosi e coreografici, versatili, si possono cucinare in tanti modi diversi e per giunta hanno pochissime calorie, e la morte loro è con la bresaola o, se non si è a dieta, con patate e pesto nelle trofie ma...è il prima che non reggo. Pulire i fagiolini è quanto di più alienante, svilente, odioso, noioso e brodoso possa mai capitare a una semi casalinga nient'affatto disperata. Tanto per cominciare non so come fare, se usare la forbice o le mani. E poi, le puntine che togli, te le ritrovi dappertutto, dentro al landino, per terra, insomma, una noia. So che come argomento non è granchè, so che forse avrei dovuto parlare di Alitalia, magari, o delle banche americane che tracollano, o del clima, dell'ambiente e di fisica quantistica. Ma in un giorno come questo, di niente di importante e di tanti pensieri, e nemmeno troppo belli per giunta, di come vedo passare le cose attorno a me, delle persone che ho care e che vedo soffrire senza poter fare niente per loro, i miei figli diventare troppo grandi e troppo presto, di questo autunno bizzarro, del già freddo che c'è, pulire i fagiolini mi sembra un argomento più che adatto. Forse, è soltanto che, intenti a mondare i fagiolini e la verdura in genere, si ha tempo per fermarsi un secondo e pensare un pò, appoggiate di sbieco al mobile della cucina, con lo scroscio dell'acqua che butta goccioline tutt'intorno, la radio sommessa e il gatto che mi guarda. pensi e pensi, ed è lì, accidenti, che lui ti frega. Bastardo d'un fagiolino.16 settembre, 2008
Odio i fagiolini.
Sì che lo so bene, questo non è mica un blog di cucina. Io, il mio bel blog di cucina, già ce l'ho, ed è questo qua, perciò non è che stamattina ho preso frische per frasche (si dirà o me lo sono inventato?) e ho scritto nel posto sbagliato. Quel che c'è, quel che volevo comunicare alla nazione tutta, a reti unificate, come il discorso di Giovanni Leone per il primo giorno di scuola, che si guardava tutti sbadigliando alla tv nel lontano millenovecentoespingi, è che io non sopporto i fagiolini. O meglio, sì, mi piacciono, li trovo appetitosi e coreografici, versatili, si possono cucinare in tanti modi diversi e per giunta hanno pochissime calorie, e la morte loro è con la bresaola o, se non si è a dieta, con patate e pesto nelle trofie ma...è il prima che non reggo. Pulire i fagiolini è quanto di più alienante, svilente, odioso, noioso e brodoso possa mai capitare a una semi casalinga nient'affatto disperata. Tanto per cominciare non so come fare, se usare la forbice o le mani. E poi, le puntine che togli, te le ritrovi dappertutto, dentro al landino, per terra, insomma, una noia. So che come argomento non è granchè, so che forse avrei dovuto parlare di Alitalia, magari, o delle banche americane che tracollano, o del clima, dell'ambiente e di fisica quantistica. Ma in un giorno come questo, di niente di importante e di tanti pensieri, e nemmeno troppo belli per giunta, di come vedo passare le cose attorno a me, delle persone che ho care e che vedo soffrire senza poter fare niente per loro, i miei figli diventare troppo grandi e troppo presto, di questo autunno bizzarro, del già freddo che c'è, pulire i fagiolini mi sembra un argomento più che adatto. Forse, è soltanto che, intenti a mondare i fagiolini e la verdura in genere, si ha tempo per fermarsi un secondo e pensare un pò, appoggiate di sbieco al mobile della cucina, con lo scroscio dell'acqua che butta goccioline tutt'intorno, la radio sommessa e il gatto che mi guarda. pensi e pensi, ed è lì, accidenti, che lui ti frega. Bastardo d'un fagiolino.15 settembre, 2008
E via.
Tacabanda. Si riede. Un nuovo anno scolastico, sempre meno figlioli da portare, siamo arrivati e due e due resteranno per un pò. Finiti i tempi in cui, tra quattro, avevamo rappresentati dal liceo alla scuola materna, nell'interezza di un anno scolastico. Ora, soltanto liceo e scuola media, dacchè i due universitari sono tali. Concetto nebuloso ma non difficile da afferrare. Stamattina, ben contenta che ero, cinguettavo come una cinciallegra, doccia veloce, una nuvola di profumo agrumato che ha investito anche la Princi, uno chignon discreto e così cool, signora cara, che non se lo immagina neppure. Poi, lo sguardo mi è caduto di fuori. Scusate, avevo ordinato dell'autunno pieno, di quello di una volta, rossastro, le foglie, il maglioncino leggero, il sole ancora tiepido, andare in giro in bici, le passeggiate, l'abbronzatura che ancora si vede e tutto il resto. Deve esserci un errore, provi a controllare. Così, la cinciallegra s'è zittita, alla fine, congelata dal freddo porco che fa, dalla pioggia a goccioloni e da questo cielo che, non mi par possibile, ha questo colore qua. Si farà un giro al mercato, le varie ed eventuali di ogni giorno, le cose di sempre. Buon anno scolastico, comunque. E poi, a pensarci bene, non so neppure che verso facciano. Le cinciallegre, intendo.12 settembre, 2008
Riassunto.



Si aggiunga, uno scenario da Rivoluzione Francese Dopo la Battaglia, cose e cose un pò dovunque, solari a metà, teli da spiaggia dimenticati negli zaini e perciò calcificati con stalattiti e stalagmiti che nemmeno alle grotte di Toirano, quaderni a quadretti, copertine, libri usati e libri nuovissimi, patenti da ciclomotore, un'automobilina nuova fiammante per il Giurisprudente, iscrizioni a piscine, una laurea in arrivo, carte d'identità scadute, appuntamenti, ladri di passaggio e perchè no, anche un bel temporale. Sì, non c'è male, grazie.
09 settembre, 2008
Vengo dal mare.
05 settembre, 2008
Tornando a casa.
01 settembre, 2008
31 agosto, 2008
30 agosto, 2008
Là sarò.
E mica a gironzolare fra gli stand come gli anni scorsi, a guardare i ricami, le perline, ad incantarmi davanti a quella signora che insegnava il chiacchierino, come la mia mamma mi ci faceva i collettini per la scuola. o meglio sì, magari gironzolerò anche, tra un diritto e un rovescio. Ebbene sì, il Knit Cafè di Manualmente 2008, care le mie belle signore troppo avanti, che avete passato l'estate a impratichirvi con lane e cotoni, che sapete tutto o quasi della lana Noro, che i ferri circolari per voi non hanno alcun mistero eccetera, ecco, il Knit Cafè di Manualmente, è No-stro!!!!Nostro di chi? Ma di Knitaly, per cominciare, e di Arte-à-Porter, per finire. E mio, e che ve lo dico a fare! Allora, nessunissimo impegno per quei tre giorni.Manualmente
Lingotto Fiere Torino
dal 25 al 28 settembre
dal 25 al 28 settembre
Presentissime, nei secoli fedeli, tutte le amiche degli incontri di Alessandria, forse anche le milanesi e da qualunque parte del globo terracqueo ci vorranno colà raggiungere e incontrare. Il programma è più che degno. Oltre al solito Knit Cafè di chiacchiere e di compagnia, qualche lezione, di scialli e di ponchi a cura di Ferrida Olivieri, alla quale sono già iscritta, lì, proprio nel primo banco, insieme, lo so già, alle mie Amiche, di Perle, Provette e Pastiere, e pure Biancaneve, mi sa che sarà dei nostri. Presentazione da red carpet Cuore di Maglia. E poi lezioni di maglia e uncinetto per principianti, anche per bambini, perchè no, come fare un cuoricino, per esempio, e poi ancora, per le prime della classe, le cose più complicate e macchinose, naturalmente a cura dell'Ing. Knitaly. E poi scambi di opinioni, di indirizzi segretissimi dove trovare la lana più bella, i ferri più colorati e trendy, le borse da lavoro le più fantasiose e uniche. Sù, sù, non fate le timide. Prendetevi un giorno intero, un pomeriggio, qualche ora soltanto e recatevi senza indugio, cercate il nostro stand, è voilà, il gioco è fatto. Segnare in agenda, però, e con la penna rossa. Appuntamenti di questo genere è un peccato mortale lasciarli scappare!
29 agosto, 2008
La lunga estate.
Come tutte le estati. Malinconica e lenta, un pò decadente, quest'aria di fine di qualcosa, ma che cosa poi, si mette via, si lava tutto, si piega per bene, si fa così. Si impilano le pentole, con quell'ordine perfetto che si fa soltanto quando si sa che non si useranno per un bel pò. Si piegano lenzuola pulite, parei, asciugamani, si lavano fodere di divani, strofinacci da cucina, ogni cosa. E le valigie, che prendono forma via via, giorno per giorno, questo qui lo porto a casa pulito, già, dove mai ti servirà un costumino tutto brilli se non qui? Si lasciano negli armadi solo le cose prettamente marine, gonnine minuscole, camiciole impalpabili, caftani a piccolissimi coralli. Anche la vita di mare subisce, aiutami a dire, una specie di involuzione. Tanto per cominciare il mare si vede dalla spiaggia e non viceversa. E poi, che orari dilatati, che indolenza sottile, che femminile pigrizia, che assoluta tranquillità. Si fa tesoro di questi ultimi ritagli di estate, e si prepara uno scrigno immaginario dove conservare ogni cosa: sassolini, piccole conchiglie, legnetti. E i passi sulla sabbia, da imprimere per bene in testa, quando si camminerà fra pozzanghere e nebbiolina. E il calore del sole, da immaginare ad occhi chiusi al primo brivido dell'inverno che arriverà, ossì che arriverà. E stringendoci addosso quel cappottino smilzo tanto cool sorrideremo di nascosto, alzando un pò il bavero, magari, a ricordare il profumo di cocco, la granita all'amarena, quel pareo coi pesci, e quella volta che. Un'altra stagione e un'altro capitolo, tutta da scrivere, tutto da inventare, crucci e gioie, magoni e risate. L'inverno? E che sarà mai.
27 agosto, 2008
Deserta.
E silenziosa. Senza nessuno. Senza neppure il gatto. Senza nessun rumore, fruscio, urlo, risata, parolaccia, canzone. Solo la PrinciFigliaUnicadiMammaSingle e la scrivente. Partiti tutti, riederà qualcuno tra qualche giorno per l'ultima settimana di questa non facile estate. Il Liceale Riparatore non troppo convinto delle sua preparazione, arriverà al suo banco biondino e abbronzato. Gli altri verso le loro vite cittadine, una laurea in autunno, una matricola, la patente, le cose normali. Noi due, qui, ci organizzeremo. Abbiamo a noleggio una Fiat 500 Giallo Sole, possiamo andare su è giù per la costa come e quanto ci aggrada, rosolarci al sole, mangiare anguria al chiosco della spiaggia, dormire o non dormire, leggere o chiacchierare. Far finta di nulla, insomma. Dacchè la chiassosa sarabanda di fratellipapàamicifidanzategatto ha lasciato l'Isola ci sentiamo un pò sole. E sono passate solo poche ore. Certo, non si sta male. E' tutto così in ordine, così perfetto, lindo e pulito: certo, c'è ancora qualche calzino spaiato, qualche Gazzetta dello Sport abbandonata al suo mesto destino, un costume con le farfalle che non ha trovato il suo legittimo proprietario. La Princi ed io, qui siam: possiamo metterci smalti ad ogni ora del giorno, soffiando un pò sulle dita per farlo asciugare più in fretta, farci le trecce, gli impacchi di balsamo per tutta la notte, insomma, siamo un pò più libere. Però. A questo libero silenzio, a questo libero ordine, a questa libera casa sovradimensionata per noi due soltanto, beh, più che libera preferirei essere ancora prigioniera.
24 agosto, 2008
L'incazzatura.
Del tutto inutile fare finta di niente. Arriva, eccome se arriva. Mi arrabbio poco, di solito, lo trovo tempo perso, e in genere le mie arrabbiature durano quei cinque minuti e via, già passate. Questa no. Lenta e inesorabile, o improvvisa e accecante non saprei dire. So che la sono, e molto. L'incazzatura di genere A è quella che ti fa sbattere le cose e urlare come posseduta dal demonio, di breve durata. L'incazzatura di genere B è quella sordida, che ti fa stare silenziosa e stizzita, una specie di professoressa di matematica acida, zitella e con le calze riposanti, immobile ma pronta a una deflagrazione. Basta un nonnulla, un fruscio, una parola detta storta appena appena ed ecco che esplode in tutta la sua devastante potenza, travolgendo qualsiasi cosa si venga malauguratamente a trovare sul mio cammino. Può durare anche un giorno intero. Vedrò di farmela passare. Saltellerò qua e là per il web alla ricerca di qualcosa che non so, le ultime sfilate, magari, un bel libro su Amazon, un pò di gossip vacanziero, una ricetta orientale, lo schema di qualche sciarpa da knittare nel freddo inverno che sarà. Incazzata sì, ma dalle mille risorse. E che ve lo dico a fare.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
Odore di dicembre.
Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...
-
Sarà il periodo. O la mia proverbiale e assoluta frivolezza cosmica. Ma a me, scartare i pacchi, galvanizza. Elettrizza. Mi piace, insomma....
-
Nasce nei muri Esplode di foglie tondeggianti e vellutate, belle alla vista e alle carezze. Nasce nei muri. Al sole, senza terra, ...
