25 luglio, 2015

Che non sai.

Lo aspettavo da tanto

da quanto lo amo, aspettavo il temporale, uno, due, tremila gocce, tutte insieme.

Il temporale sorprende nei luoghi più diversi e non ti dà tempo, non ti dà modo di reagire, se non veloce, velocissimo, inizia pianissimo e in un attimo è uno scroscio prepotente e meraviglioso.
L'energia.

Dalla spiaggia, dal prato, come, un attimo fa era chiaro e adesso il cielo è come un livido enorme, basta guardarlo per un secondo e poi te lo senti, il cielo addosso, e non sai se di lui ti piace di più il colore, la luce, il rumore, l'odore o tutto insieme.

O la sensazione che ti lascia.
Lava tutto via
Porta tutto via

si ricomincerà presto, ma adesso è tutto pulito e lucido, illuminato a tratti, tuona, fa un casino da paura,  alza la voce per dire che via, via tutto, lava via tutto che si rifà.

i temporali sono stati inventati apposta per darti la sensazione bellissima di nuovi inizi e nuove storie
e nuove cose

Ha bagnato per benissimo le ortensie che avevo deciso di seccare direttamente sulla pianta, per vedere di che colore sarebbero diventate.

Ha resuscitato gerani che credevo stecchiti, rose impossibili e un pò lasciate al loro destino,  perfino il caprifoglio ranzato a zero, ha mille foglioline verdissime. ma forse, non è tutto merito del temporale.

Temporale d'estate, che mi piaci da morire e nemmeno so perchè.
Temporale che non sai se lo ami per l'odore, il colore, per come ti fa sentire, o perchè sembra che un pò di cielo ti rimanga addosso.
Non è vero, ma fa niente

Torna presto, temporale. Stasera, stanotte, quando vuoi. 
Ti aspetterò dove vorrai, starò attentissima alle prime gocce per non perdermene nessuna.
Aspetto la tua energia, la tua prepotenza, la storia complicata dei lampi e dei tuoni, che fanno così paura a tutti e che io amo così tanto. E nemmeno so perchè.

Ma in fondo
le cose più belle sono quelle che non sai.




16 luglio, 2015

L'Imperdibile Concerto delle Pettegole Cicale.

Dove abitassero esattamente, nessuno lo aveva mai saputo.

Forse nel Grano Laggiù, o nella Siepe Vicina, proprio dietro alla Regia Salvia.

Quel che era certo, era che fossero tante, tantissime.

Iniziavano a cantare ad ogni ora del giorno, soprattutto nel primo pomeriggio, nel sole a picco dei pomeriggi di quello stupido luglio.

Si era provato una volta, a raccontare una storia alle cicale, per farle smetterle, per zittirle, una volta per tutte. Niente da fare. Quelle, zitte non ci stavano mai.

Quella mattina poi, l'assordante frinire che arrivava dal giardino era particolarmente insistente, più forte di sempre.

Si avvicinò un pò di più al Pratino.
Forse, hanno qualcosa da dirmi, pensò.
Ma cosa potevano avere mai, da dire, uno stuolo di cicale chiacchierone, a una tipa scalza in camicia da notte, scarmigliata e nemmeno ancora tanto sveglia, che esaminava con fare saccente il Basilico Rinato e la crescita miracolosa di  tutte quelle piantine con le quali aveva riempito il terrazzo?
Fu presto detto.

Le cicale, si sa, sono esserini pettegoli e sanno tutto di tutti.
per esempio, avevano saputo per prime la notizia del trasloco delle lumache, sapevano che quell'anno la casa viola degli  uccellini era rimasta sfitta, e la sapevano lunga sull'amore impossibile tra il ciliegio e il gelsomino.
ma c'era dell'altro.

In quel frinire continuo, in quelle due note ripetute all'infinito, per ore ed ore, c'era di più.

A starle a sentire, le cicale del pratino raccomandavano prudenza.
Invitavano alla calma, a fare le cose con studiata lentezza, a pensare molto bene prima di provare a stare male, a lamentarsi, a frignare e a dire, AhPoveraMe. Suggerivano altresì di fare un giro al fiume, o al MareVicino, di fare un giro da Feltrinelli per scegliere almeno due libri, da leggere con gusto e meraviglia, all'imbrunire, magari proprio sotto al ciliegio, o sul divano di casa, certamente più fresco ma infinitamente meno poetico. E infine, acquistare un profumo buono col sapore dell'estate, potendo decidere fra Pompelmo o Anice, che non era cosa da poco.

le cicale son del mestiere.

Loro cantano, cantano e cantano, nessuno si cura se stanno bene oppure no, se sono felici o no, se hanno il cuore leggero e colorato  o dolorante e in mille pezzi piccolissimi che raccogli solo con la scopa e la paletta. 
Nessuno si cura di loro.
Loro son quelle che cantano, fan questo da sempre, e nessuno al mondo mai si chiede, Già, Ma le Cicale?

Per questo, decido di seguire i loro consigli preziosi, e farò tutto, o quasi, quello che mi dicono, quello che ho sentito questa mattina presto, che ho individuato  in quel frinire insistente, io col caffè in mano a guardare soddisfatta e piena d'orgoglio i fiorini rosa nel vaso della miseria.

Le cicale san tutto di tutti, e seppur pettegole, dispensano consigli pieni di saggezza.

Ascolto le cicale che la sanno lunga.
Che sanno molto di me.
Che son cicala pure io.


14 luglio, 2015

Smeraldi.

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è un luglio gelido.
è un luglio che non sa
è un luglio che non me me sono accorta

è un luglio che vivo, come posso, come riesco, cercando le cose belle anche dove non ci sono
le troverò, sono sempre stata brava a trovare smeraldi nella polvere
e mi ci sono fatta collane e diademi e braccialetti col filo da pesca, sottratto alla cassetta verde degli attrezzi, giù in garage

serve un restyling, un altro progetto, serve un viaggio, serve una meta, no, quella no, in realtà.
Serve un pareo, forse un maglione pesante se vai in alto, serve la maschera e le pinne, serve un cestino col picnic
serve un fiume, una piscina deserta, di notte, le candele, scavalcare il cancello e non farsi vedere da nessuno

ho fogli disordinati sparsi sul tavolo, progetti, telefonate che mi fanno ridere tanto, altre che mi fanno piangere forte, faccio tutto, tutto quello che c'è da fare, scopro una leggerezza che non ho mai avuto, l'eventualità, il forse, chissà, se vuole succedere, succeda pure, se è un masso dal cielo mi sposto un pò, se è un temporale bellissimo vado a ballare in giardino, e ballo da squinternata finchè non ho i vestiti appiccicati addosso e i capelli fradici. 

faccio così

non si programma, non si fa nulla, tanto, le cose vanno sempre nella direzione opposta se va bene, ti si scagliano contro se va male, non vanno proprio quando va malissimo e allora, bambina, c'è pochissimo da fare, se non quello che già fai.

fai un giro intorno al tavolo, metti Mozart o una canzone da viaggio, o una di quelle che nemmeno sai le parole e che fai na na na e fai le pause, e poi fischi, una donna non fischia, non è vero, nonna, le donne fischiano eccome.

e brinda a qualcosa
col Martini Royale che ti ubriaca solo a guardarlo, o con l'acqua e menta, va bene uguale.
brinda a te, brinda alla vita, alle cose, alle persone che hai e che vedi, a quelle che non vedi e sono lì, brinda alle piantine nuove del terrazzo, ai gerani che nonostante tutto resistono, brinda alle matite di velluto che compri sempre e ne hai un centinaio e che sono così belle.

e trova smeraldi nella polvere, ma non raccoglierli, stavolta
lasciali lì

se li lasci nella polvere, gli smeraldi brillano di più

03 luglio, 2015

Siediti qui.

Siediti.
Siediti qui.
E' il luglio più vuoto che abbia mai visto, non bastano il sole a picco, e le stelle vicine, le hai viste?
Mi piace guadare le cose del cielo, le stelle ti raccontano delle storie bellissime, se le sai ascoltare, e se non le sai ascoltare non fa niente, basta che te le inventi, nessuno verrà mai a controllare se sono vere o no.

Siediti qui.
Parliamo di tutto, si può anche stare zitti sai? non è obbligatorio trovare cose da dire, ho fatto una torta con i fiori di lavanda, che roba strana eh. In effetti non era male, anche se qualcuno in casa ha suggerito di metterla nell'armadio, per profumare le lenzuola. 

Proprio con le lenzuola ho cominiciato un lavoro improbo, adattissimo proprio a questo stupido luglio rovente, di quelli che a metà dici MaCosaMiE'VenutoInMente. Lavati e stirati, perfetti, piegati al millimetro, uno uguale all'altro, impilati con una precisione maniacale, non sembro nemmeno io, in effetti non la sono.

E' un luglio vuoto, senza nulla, senza slancio, senza progetti, o meglio c'erano, quanti ce n'erano, e i verbi al passato, e i pensieri arruffati, avvolti su stessi e buttati in un angolo, buttati lontano, come quando fai il mucchio delle cose da buttare via, mica li butti con grazia, li lanci proprio.  A me, succede così.

E vorrei raccontare una storia bella, ma non di quelle che cominciano con C'eraUnaVolta, non le ho mai sopportate. Una storia al presente, andiamo torniamo facciamo, ma a volte le storie al presente non stanno in piedi e non si possono raccontare e non si possono nemmeno inventare e nemmeno è possibile raccontarsele fra sè e sè.

Ho stracciato il libro delle favole del C'eraUnaVolta.
L'ho scagliato lontano come si fa coi boomerang.
Non è tornato indietro.

Ho stracciato il libro dei verbi.
Era scritto sono all'imperfetto, non mi piaceva più.

Siediti qui.
Parla con me.
Nemmeno il presente funziona.










29 giugno, 2015

A Mali Estremi.

La decisione era stata presa nottetempo.
Le lumache del Regio Giardino andavano sterminate.

E sì, era stata una decisione più che sofferta, e sì che ci si era a lungo rigirate nel letto, ancorchè coi cuscini profumatissimi di Lavanda e Camomilla, dacchè l'AmicaDellePerle aveva avuto un pensiero delizioso.
E sì che ci si era a lungo lambiccati il cervello sul come e sul dove.
Ma alla fine, si era deciso.

Da qualche tempo infatti, sul terrazzo di casa, accanto ai vasi rigogliosissimi di basilico sia verde che viola, si notava che qualcosa non andava.
Rigogliosissimo era ancora, ma le foglioline alla base, quelle più tenere e delicate, erano praticamente sparite, rosicchiate da entità sconosciute.

In Giardino, tutti sapevano ma nessuno parlava.
Si sapeva molto bene infatti che la colpa di tale scempio era sua, della Lumaca Lia e di quella buontempona della cugina Gisella, quest'ultima così amante delle mondanità  e del tirar tardi, che organizzava veri e propri party con gli amici suoi, invitandoli anche dai giardini vicini, Stasera, Basilico Party al Giardino dei Bert.

Non c'era quindi un solo minuto da perdere.

Qualche giorno prima, la Scrivente, aveva avuto un moto di stizza presso la casa dell' Amica della Pastiera, nel constatare che quel ciotolone di basilico, fra le piante grasse e le ortensie, non solo era profumatissimo, rigogliosissimo e verdissimo, ma non aveva neppure una fogliolina  rosicchiata.

Mostrandosi indifferente, Ella chiese lumi, e la sua Amica le regalò con fare circospetto due graziose pagodine, di un bel verde smeraldo, Non Hai Che Da Riempirle Della Pozione, le disse, E In Un Baleno Ti Sarei Liberata delle Lumache.

Col cuore stretto, ma decisa nel suo intento, si recò ad acquistare la Pozione.
Non fu un percorso facile, si pentì, si ripentì, poi si pentì di essersi pentita.
Dopotutto le Lumache erano amiche sue, fino ad allora non avevano fatto male a nessuno, se non quella volta dello sterminio dei cavoli nel Regio Orto.
Insomma, erano adorabili bestiole, financo simpatiche, a modo loro.

Ma stavolta, Lia e Gisella l'avevano fatta grossa, banchettando senza ritegno sul Regio Terrazzo.La Scrivente era diventata malvagia e insofferente.
 Le lumache meritavano una punizione esemplare.

Il Basilico ne avrebbe guadagnato in bellezza, 
Le viscide bestiole, con appartamento al seguito,  avrebbero traslocato in altri giardini e i loro Happy Hour si sarebbero svolti in altre ciotole, in altri vasi, insomma lontano.

Ben presto la notizia si sparse per tutto il Giardino, arrivando anche a Lia e Gisella.

Toh Guarda, disse Lia, col suo fare indolente, Per la Festa di Domani Sera Ci hanno Messo Pure l'Ombrellone.

Nessuno al mondo sa quanto stolte siano le lumache.





22 giugno, 2015

Cattiva.



Si riprende piano. 
A passi piccolissimi, uno avanti e tre indietro, poi sette avanti.
 Poi un altro indietro. Il peggiore.

Si fanno cose semplici, cose anche mai fatte, ci si scopre trapiantatrice di erbe aromatiche, di piantine grasse, si riutilizzano vecchi vasi di terracotta, e lattine vuote che non si ha cuore di buttare, dacchè si è ripulito il sottotetto, il garage e pure la cantina e la quantità di cose che è saltata fuori è inimmaginabile, da arredarci altre tre case, per dire.

C’è una sorta di rito a buttare le cose che non servono più, a trovare loro un altro riutilizzo, un altro posto nel mondo, un’altra collocazione. Mentre si tengono stretti ricordi cari, sassi piatti raccolti in quella spiaggia là, e quel pareo coi gechi e quel libro e quel pass. Ci si rende conto di aver vissuto mille vite, di essere stata mille persone in una, rimanendo sempre la stessa, sempre io.

adesso, forse diversa.

Mi sono riscoperta cattiva, in questi giorni, cattiva e arrabbiata. E stanca. A tratti disperata.  Ho placato la rabbia e il dolore pulendo a specchio posti che non ne avevano bisogno, riordinando al millimetro cassetti di cose, buttandone montagne, le carte d’imbarco che ho conservato per anni, le magliette stinte che mi ricordavano cose che non voglio ricordare più, mentre ho stirato con devozione tovagliette un po’ sdrucite, scucite in un angolo, non le ho rammendate perché non sono tanto capace, ricamo con maestria ma non so attaccare un bottone, cucio male e storto, lo so da me.

La cattiveria si manifesta in mille modi, quando butti con forza il vetro nella campana, so che qualcuno ha corso fino in cima a una collina e da lì ha gridato forte, più forte che poteva. Non ne ho il coraggio, ma forse lo farei anche io, se solo riuscissi a stargli dietro a correre.

Faccio cose di una banalità mondiale, dò un significato speciale a queste piantine nuove, a queste lattine tutte in fila sul terrazzo, alcune le terrò, molte le regalerò, ho una fascina di basilico per farci qualcosa, il sole va e viene e nemmeno mi dispiace, è un’estate così  ruvida e crudele che non ne voglio sapere nulla, né di lei né del suo sole, dei suoi gelati, del suo mare. Non ancora, almeno.

Le piantine del terrazzo mi portano un sorriso accennato, non sarò certo io a scoprire il senso della vita, del segreto della morte e del suo significato, di dove vanno le persone quando non ci sono più, ma so che se il piangere ogni tanto un pochino aiuta, so anche molto bene che non risolve un bel niente, e che ti lascia sfatta e sfiancata e con gli occhi pesti, il respiro corto, e una pallottola di carta umida fra le mani.

La cattiveria mi passerà. Non subito.

Così, faccio piantine, studio ricette, disegno golfini colorati per bambini che verranno, mi metterò uno smalto corallo, sabato la festa  ci sarà lo stesso, e la sua foto in cucina, sorridente su Amaranta, fra il libro di Cracco e le tazzine.


12 giugno, 2015

Il Lavandino.



Ci parliamo sempre davanti al lavandino. E’ il posto dove non ci sente nessuno, sono  tutti di là a ridere e a parlare e a raccontare delle cose, che bisogna farne per raccontarne, lo dice sempre Pier. Lo dici sempre anche tu. Che spettegolate, che ridere, che piangere anche, i tuoi libri di ricette, tu che lavi ed io che asciugo ma anche il contrario, DoveTieniQuesto? 

Vicino al lavandino con le piantine aromatiche, la menta, il basilico, il peperoncino no, quello ti è morto subito, e ti è dispiaciuto così tanto. Ma ha resistito più del mio. La tua cucina è sempre stata bellissima, design puro e tocchi di grazia, la tua. Le tovaglie a pois, la cura che metti nella scelta delle cose, ho imparato tanto da te, i tovaglioli così, i piatti viola che metti sempre quando vengo qui. Parliamo sempre tanto, metti su cene per 10 in 5 minuti, con Luisa è sempre stata una tua specialità.

Sono qui ancora, davanti al tuo lavandino.
C’è uno dei mille strofinacci che ti ho ricamato io, mi tieni vicino anche se non sono qui, e che colpo è stato, vederlo, per me.
E quante cose, quanti pensieri, quanti bambini, quanti ragazzi,  le pizze, i viaggi, Eurodisney ma quante volte, ce n’era sempre uno in più, ogni volta. E il mare, Londra, le caldarroste, i picnic di ferragosto, la neve, i capodanni, e il mare, quanto mare, e quella festa di domenica. Domenica prossima.

La tua casa è silenziosa.

C’è un uomo distrutto, un ragazzo che piange, una ragazza che si fa forte.
Manchi tu.
Ognuno si aspetta di vederti entrare dal cancello, i riccioli, la spesa, la busta grigia del negozio, che sorridi, luminosa.

E luminosa sei, ma chissà dove, ora, da quando un camion ha schiacciato te, i tuoi sogni, la fede che ora Eugenio, l’amore della tua vita, tiene al mignolo, ammaccata e preziosa. Ancora più preziosa adesso.

Che strada avrai, in che mondo sarai, e perché mai, e dove andrai, e dove sei ora, e come facciamo noi, cosa faremo qui, che nemmeno è ancora vero, che parliamo di te al presente, che sei qui, qui vicino a me, nella tua cucina e io che lavo i tuoi piatti e tocco le cose tue,  trovo tutto questa volta, senza chiederti, perché chiederti non posso, non posso più,  e abbraccio Lorenzo come fosse mio, e tu i fiori alla rotonda, tu che nessuno ti può vedere e io che ti porto le ortensie del tuo giardino, dimmi come fai ad averle così viola, le ho colte stamattina e ci ho legato il banner della corsa di Parigi, dovevi esserci anche tu.

Così, ci lasci qui, tutti, con il cuore muto che cade per terra
Raccoglili tu, Silvia, amica della mia vita di sempre, raccogli i cuori di tutti e portali via, portali con te, ovunque andrai, ovunque sei. 

Mancherà il mio.

Che si è perso nell’acqua dei piatti e scivola giù, fra la schiuma e l’impossibile, giù da questo lavandino.



09 giugno, 2015

Corri.



Corri
così tanto da perdere il respiro
e il sentimento
da stravolgerti
da sentirti velocissima e leggera
e tenere, tenere la strada, tenere il ritmo, senza ridere con le tue amiche, che loro tra un pò ti mollano e volano, a farne 10 in meno di un'ora.
tu no
corri, corri forte, parti bene e dopo un pò  fai finta di non sentire che non hai più gambe, non hai più niente, non senti nemmeno se fa caldo o no,se hai sete o no, se vuoi fermarti o no,  ti guardi intorno e ti dici, SonoProprioIo, SonoProprioQuestaQui, qui e adesso.

così, corri e basta

forse, non sei più nemmeno tu a comandarti, ma la strada, l'asfalto, il cielo e tutte queste squinternate con la maglia color albicocca con la Tour Eiffel disegnata sopra, sono loro a spingerti, e quelli lungo la strada che gridano, e guardi in sù, i palazzi, i gerani, le bolle di sapone che ti sparano contro.

e non pensi più
non ragioni più
non sai nemmeno più chi sei, anzi sì

Sono una che vola
sono una che ha lasciato da qualche parte un fardello più grande di lei e corre, corre e basta, corre senza pensare a niente, una che corre e non sa dove, ma sa già che dove arriverà sarà un posto bellissimo.

Che bei giorni sono quelli che passi lontano anche da te
lontano dalle cose
lontano dai pensieri e dalle menate.

torneranno tutte, una dopo l'altra e forse anche di più, 
per ora, le ho lasciate da qualche parte che non ricordo, forse le ho nascoste in una siepe o non lo so.

per adesso, non ci penso e volo,
non respiro e volo
corro e volo







04 giugno, 2015

Se riesci.

Non è mica detto.
Provaci, e vedrai.
è il solo modo che hai per vedere se ci riesci veramente

Nessuno ha detto che sarebbe stato semplice.
Nè che lo sarà
Devi solo provarci. Provarci e riprovarci.
E ogni volta, scoprire che sì, alla fine ci riesci.
Ci riesci sempre.
ma non è che ne hai sempre voglia.
di riuscirci, intendo.

Passi attraverso foreste e giardini fioriti, tra fiumi limacciosi e ruscelli trasparenti di sassi lucidi
passi dall'inferno alla luna, e dalla luna di nuovo all'inferno, dal mercato del pesce alla boutique di Tiffany sui ChampsElysées. Dai chiodi alla seta, dal pane vecchio alle ostriche. Che nemmeno mi piacciono.

Passi, apparentemente indenne attraverso giorni che sembrano immobili e invece corrono più di te, che lavi i vetri anche col sole, non lo sai che non si fa, che ti fermi a guardare la luna alle 4 del mattino, che c'era ancora, e allora erano le 4 di notte, la luna c'è di notte, non di mattino.
Passi notti che dormi pochissimo, che leggi, che guardi fuori, passi giorni che non sai nemmeno come hanno fatto a passare, se eri proprio tu quella lì, lo vedi, ci sei riuscita,  chi l'avrebbe mai detto.

Non voglio più continuare a riuscirci.
Voglio sedermi e dire basta, che qualcuno faccia le cose al mio posto mio, come quando non è il mio turno a sparecchiare, Chi Cucina Non Sparecchia è la regola di questa casa e vale sempre, da sempre, con chiunque. Così, chi soffre non ha da piangere, chi sta male mercoledì  non è che debba stare male anche giovedì, è la regola, chi si sente perso la mattina è vietato che vi ci senta anche al pomeriggio.
E' impossibile, è un ritmo troppo teso, non ce la fa nessuno.

E invece, ci riesci tu.

Hai la medaglia d'oro, argento e bronzo, tutte insieme, vinci tutto in queste cose, sei sdraiata sul podio, e occupi tutti i gradini, hai vinto tutto, nessuno come te.
Occorrerebbe che ti dessi un tono, che dicessi, no oggi no, che imparassi a dare alle cose la forma giusta che hanno, non quella della tua mente stolta, del tuo cervello liso, della tua anima strappata, rattoppata mille volte. 
E male, lo sanno tutti che non sai cucire.

Provaci.
provaci ancora
Prova ancora a sollevarti, a guardare nella direzione giusta, da dove arriva il vento giusto che ti fa andare di bolina stretta, che ti fa volare, farfalla stropicciata, intrappolata nel retino o fra due mani chiuse, senza polverina sulle ali, non è mica quella che fa volare.

ma tu provaci
vediamo se ci riesci






01 giugno, 2015

I Dolori che Sai.

Sono improvvisi, troppo rapidi da gestire.
Troppo veloci per capirli bene.

Arrivano in giorni che sono un pò di festa, di vacanza di sicuro, arrivano all'inizio di quella che dovrebbe essere una bella estate.
Ognuno, si comporta con essi come può, come sa.
Come gli hanno insegnato.
Come a sua volta, insegna.

Sono in questa casa che mi ha visto bambina ribelle, la più piccola dei cugini, quella un pò fuori, sempre.
Quante cose belle in questa casa con le rose, gli alberi da frutto, i gerani ordinati e fioritissimi.
Anche adesso, che lei non c'è più. Da ieri.

Sono venuta in questa casa per abbracciare forte le persone che ha lasciato qui andando via, nemmeno convinte, nemmeno ben consapevoli. Smarrite. L'Ha Fatta Grossa, Stavolta.

Ci sono dolori che non vanno via.
Restano lì, non li senti per un pò e tornano a galla con altri dolori, mancanze che si sommano ad altre mancanze, quante, nella mia famiglia di prima, ed è il giro normale delle cose della vita, certo, ma se succede troppo presto, con le mancanze e coi dolori ci hai a che fare da subito, ne diventi esperta.
E non va tanto bene.

Questa casa ha pezzi della mia vita, sparsi, nelle fotografie, nelle persone che sorridono dalle cornici, dal mobile della sala, dove si pranzava la domenica, ogni tanto, o quando venivano in visita gli zii da Genova,  l'insalata russa, la 600 celeste, i miei quaderni di prima elementare da portare in visione, come a dire, E' Scellerata, Ma è Ordinata e Scrive Bene.

La casa dei miei zii era enorme, in quel corridoio lunghissimo abbiamo fatto gare di scivolata, ci siamo avvolti nel tappeto, abbiamo rotto un vaso prezioso, mio cugino ha pensato anche alla vetrata, esibendo poi con orgoglio una ferita sul braccio, ricucita in ospedale. Un evento, per l'epoca.

Non è cambiato tanto.
Oggi c'è un pò più di silenzio, odore di fiori e di non sapere tanto che cosa fare.
Ma da fare non c'è niente.
Ci sono dolori nuovi che ne riportano altri, così vicini che ti sembra di toccarli, e da fare non c'è niente, se non abbracciare senza dire nulla, scuotere la testa e dire Coraggio.

E sorridere un pò, cercare di parlare d'altro, e ricordare, ricordare ancora, e trovarci le persone che non ci sono più, da troppo tempo, in questa casa dove riconosci i disegni della tappezzeria, persone che sono ancora qui, adesso, e che se chiudi gli occhi li senti ridere in cortile, se chiudi gli occhi senti i loro abbracci, troppo pochi,  e li vedi sorridere sì, ma solo dalle cornici belle, in sala da pranzo, quella della domenica.



22 maggio, 2015

La Leggenda delle Ciliegie Presuntuose.

Si parlava a frasi fatte
Niente è per caso
Niente è per sempre
Niente e basta

Era tempo di ciliegie, lassù, alla collina
Non si coglievano, no, non ci si armava di cestini o ciotoline da riempire.
Si coglievano dall'albero e si mangiavano lì, sul posto, accanto al Gelso, quello dove ci si poteva nascondere sotto, e da lì vedere tutto, non visti.

Ma da vedere non c'era niente.
Solo colline,cielo, case lontane e un prato incolto lasciato andare chissà perchè, erbacce e soffioni, e fango quando pioveva, e zolle arse dal sole che sì, sarebbe arrivato a luglio, perchè luglio arriva sempre, non lo sai?

Niente.
I temporali degli ultimi giorni avevano fatto la loro parte, avevano squassato il cespuglio della salvia fiorita, sparpargliato i petali delle rose, fatto casino ovunque, casino si può dire.

Le ciliegie invece no.
erano rimaste lì, attaccate ai rami, rubini preziosissimi di un gioiello troppo grande, senza fare una piega, senza dire ba, erano rimaste ben ancorate, solinghe, in fila per  due, qualche volta a gruppi.

Anzi.
Il temporale le aveva lucidate per bene, come prima di una festa, e sembravano ora più belle di prima.
Belle e dolcissime.

Sembrava facile.
Le ciliegie erano tante, sì, ma quelle che si raggiungevano agevolmente dal prato stavano per finire.
A guardare in sù, un migliaio di sfere rossissime, si pavoneggiavano fra le foglie, contro il cielo mauve quasi viola del pomeriggio,  o nell'azzurrissimo della mattina presto. Erano più belle nel verso sera.

Le Ciliegie Presuntuose, nessuno le avrebbe colte mai.
Troppo belle, troppo in alto, troppo complicate.

Si sarebbe potuto provare, con una scala a pioli, o ad arrampicarsi sul tronco instabile del ciliegio più Grande
Ma era un rischio da non correre.
Nessuno al mondo sa, quanto infido e traditore sia un albero di ciliegio, ancorchè carico di preziosissimi frutti.

Le Ciliegie Presuntuose, disilluse e immacolate, sarebbero rimaste lassù, sarebbero diventate catering per banchetti di uccelli voracissimi e golosi, avrebbero dato il meglio di loro stesse a party di api e calabroni, pur belle e lucide e dolcissime, nessuno le avrebbe colte mai.

Ci si accontentò delle ciliegie sui rami bassi.
A guardare bene, fra le foglie e i rami piccoli, ce ne erano tante anche lì.

Le Ciliegie Presuntuose si lasciano dove sono, contro il cielo del temporale, mauve che sembra viola, nel verso sera.



La Signora della Panchina.

La vedo spesso. Mi è capitato di parlarle, qualche volta, ma non è una che attacca bottone, come si dice. E' sempre così discreta...