30 novembre, 2008

L'eternità.

Roba da uomini in questo sabato sera, partite e discussioni, e per noi due, femmine di questa casa insieme al cane e alle gatte, non è che ci sia tutto quello spazio. Perciò, ci si rintana a leggere nel letto, a chiacchierare, a giocare e a inventare canzoni sconclusionate che ti fanno ridere e ridere, di quella risata a campanellini che hai. Mi abbracci forte, Vorrei Che Fossi Eterna, Mamma. Che strana, straordinaria, imprevedibile capacità hanno i bambini, di farti riflettere mentre inventi delle rime sceme, di farti pensare al segreto dell'universo mentre salti sul letto. Tranquilla, bambina. Io non ho alcuna intenzione, per ora, di andare in Cielo, lo sai? Ma sappi che anche le mamme ci pensano, a volte, non sempre, e se succedesse e se capitasse, e se, e se, e scacciano in fondo questi pensieri per non farsi venire troppo il magone. La mamma è con te. E lo sarà per sempre. perciò ti racconta e ti coccola e gioca e canta e balla e fa dei versi e discorsi serissimi e risate, e ti stringe fortissimo a sè e mette insieme questo tempo insieme, insegnandoti ad asciugarti i capelli, a leggere tanto, a difenderti dagli stupidi e dagli ignoranti, a sfamare i pettirossi, a fare la sfoglia e le capriole sott'acqua e ad amare tanto, tanto da togliere il fiato, ad aiutare le persone che hanno bisogno e a fischiare e a fare i palloni con il chewing gum, ma quelli in dentro, che quelli in fuori cono capaci tutti. La mamma sarà in tutte le cose che sai, in questo scrigno dove ogni giorno mettiamo le cose che facciamo noi due e che tu insegnerai, un giorno. La mamma ti avvolge e ti scalda, col suo bene esclusivo ed assoluto, con le sue storie e la sua stessa vita, che è complicato da spiegare , ma che la sua vita, sei anche tu. Così, figlia, ritrova all'istante quella risata di campanelli, in questo lettone di sabato sera, che la mamma non se ne andrà, perchè ha ancora così tante cose da spiegarti, da insegnarti, e da fare insieme a te, per mille e mille anni ancora, che la mamma, lo sai, non è mica tanto brava a far di conto, ma sa che mille più mille fanno un sacco di tempo, un sacco di giorni, un'eternità.

28 novembre, 2008

Bianco su bianco.

Desperate?

Mannò, mannò, nient'affatto disperata. Indaffarata, questo sì, ho fatto la mia lezione quotidiana di step e sù e giù, e sù e giù, per le scale domestiche, a cancellare per quanto possibile le tracce dei Regi Pittori e riordinare e rassettare la mia blustanza nuova nuova. Proprio blù-blù, eh? non azzurrina o celestina. Blù e basta, oltremare, blu di Prussia, mi vengono in mente i pastelli Giotto che bei nomi avevano. Insomma, ho avuto il mio bel daffare, signora cara, che con questa reclusione un pò forzata, un pò sperata, candida, candidissima, ci sta quasi bene, non è vero? dacchè siamo costretti a nemmeno uscire, a mettere il naso fuori dalla porta, nevica a stecca, non lo vede? e noi qui sulla collina siamo i figli di Ficiu ( do you know?) e nessuno ci considera e nessun spazzaneve si è visto all'orizzonte. Così puliamo e riordiniamo, e diamo a questa casa finalmente un aspetto quasi umano e non più da baraccati disordinati. In realtà ben tutt'altro sperai in un pomeriggio nevoso come questo. Avrei sistemato per bene la poltrona accanto al camino, avrei sfornato un paio di sciarpe colorate e senza ancora un vero destinatario ma che ci fa, avrei sorseggiato pigramente una cioccolata tiepida, magari alla menta, guardando pigramente di fuori, questo magico spettacolo di zucchero filato che cade giù, sbadigliando di quando in quando e stringendomi per bene addosso una delizioso golfinetto di cachemire più soffice di una nuvola. Un bel fico secco. Io, Vestale del Mocio Vileda, Ambasciatrice dello Swiffer, Unica Sovrana del LysoForm Casa, gli ho dato giù come una forsennata, mentre fuori imbiancava vieppiù. E ora, ben schiantata sul Regio Divano, dopo una doccia rigenerante e vitaminica, eccomi ad osservare il risultato. Complimentoni, Agente, ha fatto un buon lavoro. Fuori, nevica. Ma a noi, golfinetto o no, non ce ne importa una beata.

26 novembre, 2008

Bell'e stecchita.


Diciamo che ho perso conoscenza. Di botto, così. Nonostante Le Iene alla Tv, il gatto che mi faceva le fusa a un millimetro, la Princi accatastata accanto a me anzi su di me, stecchita essa pure. Non esiste un quando, in verità, cioè non hai mai ben chiaro quando ti addormenti, a che punto sei arrivata con quello che stai guardando, o pensando, o, nei casi piu' gravi, dicendo agli astanti. CI si addormenta di scatto, come se andasse via la corrente, non so, tump! e i primi cinque o sei secondi ancora senti che intorno a te il mondo scorre, ma tu sei lì, acciambellata e arrotolata in una Regia Copertina fatta a mano da te stessa medesima, che è vero che è un pò corta ma insomma, eri così stufa di continuarla e impaziente di vederla lì, troneggiare sul ViolaDivano, che ti sei detta, ok, è finita, è proprio così che la volevo, dichiaro ultimata quest'opera d'arte. Fuori immagini un freddo porco, meglio polare, và, e c'è ben poco da immaginare, il freddo che fa è proprio così' questa sera, e allora si chiudono per bene tutte le persiane e la porta a chiave, con 3 giri, mi dà un senso di sicurezza chiudere a chiave la porta di ingresso, a dire, vedete? noi tutti qui dentro e il resto dell'universo fuori. Si chiacchiera, non troppo però, si fa uno sforzo mentale per programmare la mattina successiva, ma un bel niente, non si riesce a coordinare un pensiero sensato che sia uno. Così, avvolta nella coperta, a metà strada tra una bisnonna e una homeless, ci si schianta belle e sbaccalite sul divano di casa, il gatto vicino, la Princi incollata, il resto della famiglia sparsa, e un secondo prima di perdere conoscenza ti dici che sì, nessun posto è meglio di questo qua e che per niente al mondo mai vorresti svegliarti in un luogo diverso da qui.

24 novembre, 2008

Però, che bello.

Ossì, bello davvero. L'avevo detto, una specie di gita scolastica, una cosa strana, che da queste parti mi sa che non sta in testa a nessuno di stipare tutti i mobili e le cose di casa in una stanza sola e mettersi a vendere abiti vintage, Gucci d'annata, gioiellini e presepi, e fare un servizio catering nella tua cucina, e nel salotto dove legge il nonno con il gatto acciambellato proprio lì, improvvisare una bancarella di occhiali anni 70. Una roba da fulminate, ma la Diana, perfetta padrona di casa, ha controllato tutto con grande maestria. Noi ci siamo divertite. E tanto, anche. Sì, perchè tanti sono venuti sì per lo Shopping a Palazzo, e tutto il resto, ma anche per vederci a noi (!) da vicino, per appiccicare una faccia a quest'altra fulminata che ogni giorno o quasi scrive e scrive e scrive e fotografa e racconta, delle cose sue, delle sua vita e dei suoi figlioli. C'è tanto di me qua dentro, lo sanno tutti, si vede, si sente, si sa. E allora dico che sì, è stato bello vedervi, raccontare di Cuore di Maglia a voce e non per scritto, non come fare un tema, vedere anche le facce vostre che state di là, e sentire le vostre, di storie, anche se di qualcuno già le so, e abbracciarvi e commuoversi, che sceme che siamo, sei proprio tu? sì, sono io, e allora no che non ti scancello e non ti faccio più amica, perchè la rete è questa qua, sembra solo una cosa da fulminate, da perdigiorno e da vanesie, ma che bello sapere che siete lì, e che siete venute apposta a vedere che faccia che ho e a dirmi e la Princi? e la Biondina? e l'Illustre Sposo?, i personaggi di questo racconto che vi regalo ogni giorno, ma è un regalo che faccio soprattutto a me che lo scrivo e che lo vivo, e un regalo che mi fate voi leggendo, e che sono felice e commossa e onorata e gasata di tutto questo, e chi non lo capisce fa niente, perchè quello che si prova è così strano e bellissimo, e gli abbracci scaldano e rincuorano e i vostri ancora di più, si vede, si sente, si sa.

21 novembre, 2008

Colà vi si apetta.


Una specie di gita scolastica. Solo, con molta piu' organizzazione e incastri e chi và a prendere chi, e a che ora, spostamenti e transumanze e puzzle,e una rete di messaggi che si incrociano, dacchè anche il mio Sposo si è dato alla macchia in queste ultime ore. I figli che crescono si riconoscono dal fatto che puoi anche pensare di prenderti un paio di giorni e dire, ok, io vado, vi lascio una tonnellata di ragu' e scorte da rifugio antiatomico, non incendiate la casa e non organizzate festini e rave party nella nostra magione pitturata di fresco. Per il resto, vado. E vado per vedere bene che cos'è, e per portare Cuore di Maglia in giro di qua e di là, e far sapere che c'è. Bello. Colà vi si aspetta, con Knitaly e Fux, avremo anche il tempo per farci un bel giro, due giorni di una specie di vacanza, che forse è un pò lavoro e forse è quella cosa che lavoro non è, ma che ti scalda così tanto che è molto, molto di piu'. Per il resto, tutti sistemati. L'Illustrissimo Sposo alla fine riederà al domestico focolare, e li lascio due giorni senza di me. Felici? Non so. Forse sì, a giudicare dagli strepiti di ieri verso le tredici e venti, che persino i Regi Pittori sono rimasti lì, bell'e sbaccaliti col pennello a mezz'aria, senza muovere un muscolo, Casomai Ce Ne Fosse Anche Per Noi, hanno pensato. Sì, ho urlato, nevrastenica, come posseduta dal demonio, mi capita qualche volta, con i miei due figlioli maschi, per due motivi diversi, ma si sa, una questione attizza l'altra e non se ne viene fuori. E il Giurisprudente, che per una volta, creatura, c'entrava proprio poco e non ne aveva colpa, mi guardava con quei suoi occhioni di bosco, Ma Mamma. Loro lo sanno, mi passa subito. Però, magari questo giro me la faranno pagare e allora sì che sarà tutto un rave party e feste e festini e ricchi premi e cotillons, ma poi, inspiegabilmente al mio arrivo troverò una casa linda, pulita, lucente e splendente, dacchè abili son a far sparire le prove e allora, in fondo, ma che facciano un pò quello che vogliono. Nei limiti, com'è ovvio.

19 novembre, 2008

Trova il pettirosso.

Era una mattina nebbiosissima, di quelle che ti fanno guardare fuori e dire, ecco qui, la seppia ci ha di nuovo inghiottiti. Però, aveva il suo fascino. La casa era sempre un delirio di scatoloni e teli e pennelli e divani spostati, ma insomma, ci si fa l'abitudine a tutto, prima o poi. Sedute al tavolo della cucina, avendo un lavoro da sbrigare al pc, si errava con lo sguardo fuori, come a scuola certe volte, che non pensi niente di preciso e millecinquecento cose tutte insieme, poi lui arrivò. Baldanzoso e impettito, a tratti guardingo, non è mica scemo, ben lo sa che questa casa è abitata da ferocissimi gatti ghiottissimi di volatili, meglio se colorati. E così, tra un cip, un cip, e un altro cip, si è spazzolato tutto o quasi il cibo che avevo preparato apposta per lui e per la sua numerosa famiglia. Ho immortalato il momento senza neppure aprire la porta, perchè, ahimè, se ne sarebbe volato via in men che non si dica. Si vede e non si vede. C'è e non c'è. Sotto a chi tocca. Strano ma vero. Trovalo, orsù.

18 novembre, 2008

La porti un bacione a...

Qui sarò. Sabato e domenica, con Knitaly e Fux. Onorata dall'invito in cotanto prestigiosissimo luogo, dacchè felice son di passare un week end in questa città delle meraviglie. E di far conoscere Cuore di Maglia, di farmi un giro e di chiacchierare anche con chi per caso passerà per di là.

Sclero.

Doveva essere solo una settimana, o giù di lì. E' incredibile quanto il tempo appaia lungo lunghissimo, interminabile, quando il delirio, la confusione e il caos regnano sovrani indiscussi nella tua umile magione. Sclero, sì. Mi arrendo. Nonostante io sia disordinata d honorem, regina incontrastata del PosoQuiUnAttimo, delle chiavi perdute e del MaDoveAvròMesso, giuro, mi arrendo. Dacchè i Regi Pittori si sono impadroniti delle mie adorate mura domestiche, con mestizia e grande educazione, c'è da dire, e nessuna invadenza se non quella inevitabile, il mio mondo si è ribaltato. Tutto è inscatalato, ammonticchiato, messo lì alla bell'e meglio. Il mio armadio? Irrangiungibile. Esso consta in un ammasso informe di abiti spiegazzati, maglie appallottolate, scarpe, una qui e l'altra chissà, il tutto ricoperto da un telo, che sa, la polvere, non si sa mai. Mi arrendo. Un pò me lo aspettavo, certo, ma forse mi sovrastimavo e pensavo che sì, in fondo ci avrei vissuto benissimo anche nel disordine e nel disagio che può provocare una casa abitata alla data da cinque persone, con luoghi vietati al soggiorno e talvolta anche al passaggio. Presto finirà, mi dico. E la Regia Residenza Villa Villacolle sarà tutta bella caleidoscopicamente colorata, pinta e tratta. Il mio fioretto? Da domani divento ordinatissima, precisina e maniacale. E il primo che mi mostra una scatola, giurin giurello, lo incenerisco. Foss'anche scatola griffata Tod's? No, in quel caso, ovvio che no.

17 novembre, 2008

Succede.

...succede, qualche volta. Succede che, in una città come questa, che non è la mia ma dove vivo da ben 12 anni, càpiti qualcosa che lasci tutti belli e stecchiti. Ossì, succede eccome. E' una città di provincia, nemmeno tanto grande in verità, ci si conosce un pò tutti, con il bello e il brutto che questo comporta. Siamo una grande comunità, e dico siamo perchè mi ci sento bella e immersa, ho figlioli sparsi di età diverse, la casa spesso piena di altri figlioli non miei, qualche fidanzata qua e là, insomma, ci si conosce. Così, quando succedono cose come questa, ci si sente toccati, e nel profondo, anche, e non si sa mai che cosa fare e cosa dire, e si vorrebbe fare e dire una quantità di cose, ma insomma. Così, adesso che tutto o quasi è un pò passato, una piccola cosa posso fare per lui. Quelli che possono, e che sono vicini a questa città sul fiume che non si vede e che nessuno ama, possono fare anche loro qualcosa per lui e per tanti altri. E andare qui

Complesso Monumentale di Santa Croce
Bosco Marengo (Al)
la sera del 21 novembre, venerdì alle ore 20,45


Ci sarà una bella cena, offerta dalle Donne del Vino del Piemonte, deliziata, è proprio il caso di dirlo, dalle prelibatezze di Giraudi e dalla musica di Dado Bargioni.
E tutto il ricavato andrà in favore dell'Associazione contro Leucemie, Linfoma e Mieloma.
Mi sembra che basti.

13 novembre, 2008

Che bello.


Ma in fondo, a noi, che cosa ci importa, se abbiamo una casa sottosopra, scatoloni e straccetti, e cose un pò dovunque, la cucina deserta ma imbiancata di freschissimo, che se ci parli in questo angolo, A! A! A!, rimbomba come alla Grotta Azzurra, lo senti? Cosa ci importa se anche i gatti sono destabilizzati e non sanno molto bene che cosa accada qua dentro. Noi, stasera, si è qui, in questo locale strano, che si affaccia su questo tanto odiato fiume e invece non male, si vedono le luce della città che si specchiano sopra, in fondo è un fiume come gli altri, fa anche rumore, non è mica così brutto, se chiudi gli occhi sembra un pò il Danubio, o il mio Ticino, non è vero? Noi siamo qui. Al giapponese a festeggiare, da manuale ci voleva una cena a due, ma queste cose qui sono le cose che ho fatto in questi venti anni, e sono tre, e allora, a festeggiare senza di loro proprio non me le sentivo, e poi, avrò tempo di cene a due, ma stasera li volevo tutti qui, che sono così belli e si sono messi carini e un pò straniti, Ma Com'è Andata Papà Con la Mamma, e noi a raccontare, che storia strana, e complicata, ma adesso se guardo giù, mi sembra che tutto sia stato così bello e lucido e intatto e perfetto e felice, e le cose brutte, le lacrime e tutto il resto, quasi non me le ricordo più, chissà, sono i regali che fa il tempo alle cose dolorose, alla fine, ne ricordi solo un pezzettino, non proprio tutte e questo, grazie al Cielo, ti impedisce di starci ancora male e le racconti con un sorriso, forse, e ci vedi solo il bello che c'è. Si è qui, una specie di somma, o un risultato, non so bene se addendi o prodotti, non sono brava in matematica e non so se siamo noi due ad avere fatto loro tre, o loro tre ad avere fatto noi due, e mi inciampo coi conti e con le date, ma quello che so, è che due più tre fa venti e altri venti e altri venti e allora, che bello.

12 novembre, 2008

Venti.


Inteso come numero cardinale.
Dedicato a tutti quelli che dicevano che da lì a un mese sarebbe finito tutto.
Non mi pare...

11 novembre, 2008

Pittore, ti voglio parlare...

...anche se a casa mia di altari, proprio non ce n'è. Quel che c'è è unicamente, con licenza parlando, un grande, grandissimo casino, dacchè non v'è nella lingua italiana un sostantivo che riesca a rendere così bene quel che vedo intorno a me. E' un pò come il gioco del 15, chi non se lo ricorda, quel quadratino con i numeri da spostare e sposta uno che metti a posto l'altro, alzi la mano chi non ci ha mai giocato. E' tutto un prendi di qui e metti di là, ma non in quel là, in un altro là, perchè Loro, i Pittori, passeranno anche da lì. E sposta e ammonticchia, e nascondi e svuota, e porta giù quel che è sù, e giù giù quel che è giù. Si staccano tende, si arrotolano tappeti, uno soltanto, in verità, ma l'ho spostato almeno una mezza dozzina di volte e l'uno soltanto diventa venticinque se continui di qui e di là. I figlioli guardano di sottecchi, aiutano un pochino, Serve Una Mano? senza troppa convinzione, che ancora non si rendono conto che razza di delirio sarà qui dentro fra qualche ora: unica certezza,stanotte, avranno ospite la Princi in camera loro. L'inizio dell'operazione è prevista nel pomeriggio, ma già da stamane ci saranno in giro scale e teli, latte e lattine. Certo, noi si guarda il senso dell'avventura. Che meraviglia sarà mai pranzare in camera da letto (già, ma quale) errare raminghi per cercare un rifugio dove passare la notte, svegliarsi e verificare con chi hai dormito abbracciata questa notte, se il tuo sposo o il pinguino della PrinciPeluche, in una sorta di confusione generale, una specie di Isola dei Famosi casalinga. Sopravviveremo, certo, e alla fine, stanchi ma felici, avremo tutta la nostra magione coloratissima, a righe e a pois. Suvvia, che il deliro abbia inizio. Ma sarò più serena quando tutto sarà finito. Già, ma quando?

10 novembre, 2008

Un giorno in più.

Di ozio, si intenda. Di nessuna sveglia che suona, di pigiama fino a tardi, che se ne sono comprati una quantità, ultimamente, chissà perchè ciclicamente mi vengono queste manie, 3 alla volta, con precisione matematica, trecuscini, trepigiami, trepentole, trelibri, mi dovrò in qualche modo far analizzare o psicanalizzare e fosse solo per quello, mi aiuti a dire. Un giorno in più, di ciondolamento senza fine alcuno, che si fa, si pranza o si fa merenda, dacchè i figlioli lontani son dalle patrie scolaresche e/o regie università, ben perciò di orari veri e propri ben pochi ve n'è. Ringraziando e osannando il nostro Santo Patrono, oggi alla casa sulla collina sarebbe festa. Dico sarebbe. Perchè, nell'infinita sapienza e magnificenza del mio Illustrissimo Sposo, egli stesso medesimo ben ha pensato in questi giorni autunnali che, deh, perchemmai non cambiamo qualcosa qui dentro, ove per qui dentro si intenda la nostra umile magione sita sulla collina? Massì, cambiamo qualcosa, che si fa, si sposta una poltrona, si compra un tappeto? Ennò, signori cari, ingenuo popolo dei miei assidui lettori, mica siam qui a smacchiar ghepardi. Noi, se si cambia qualcosa, si cambia per bene. Detto fatto. Quanto ci ha stufato quel colore violetto alle pareti e poi, così scontato, percaritàdiddio, così volgare. Noi qui, questa volta, si va sul blù, e sul rosso cardinale, che anche il nostro Regio Architetto ha detto che va bene, e allora, suvvia, è ben cosa da pochissimo, svuotare una cucina con diciotto (dicesi diciotto) coperti, per fortuna coperti raramente al gran completo ma efficienti alla bisogna. Che è ben un gioco da ragazzi, toglier via tutto dagli armadietti tutti in fila, svuotar il sito delle pentole e di quell'infinità di piatti e tazze e tazzine e posate e posatine. In questo modo svanirà il mio sogno di ozio, una specie di domenica regalata. Un simil trasloco mi attende, a scatole e scatoloni, chè domani i Regi Pittori raggiungerenno la mia magione che è già tanto bella così com'è, armati di pennelli e pennellesse, rulli e nastro adesivo, e giù di colori e porporina e io, estranea, raminga e solinga guarderò con mestizia il mio tavolo giacere sotto una coltre di plastica trasparente a gocce miste di vernici passate e mi farà malissimo il cuore a dire, ma poi, tutto questo chi lo sistemerà? Così, in questa infinita, disperata rassegnazione si dipanerà il mio mesto pomeriggio che ozioso non sarà per un bel niente. E tante grazie a San Baudolino.

06 novembre, 2008

Endorfinica.

Salutare. Che non è un verbo all'infinito, ma un un aggettivo, mi aiuti a dire. Benefico, corroborante, esaltante in un certo senso. Cosa c'è di meglio di una passeggiata di corsa, o di quasi corsa, insomma, la mattina presto, o quasi presto, sole, o quasi sole, con un cane pigrissimo al seguito. FInalmente, di questa pioggia battente non se ne poteva già più e poi fuori c'è lo spettacolo imperdibile delle foglie, dei guai che ha fatto il vento coi rami e ci sono quei colori da sottobosco e di fango e di rossastro e di giallino e di arancio un pochino. Così, io e lei, abbiamo preso il coraggio a due mani e quattro zampe, e via! Non un giro lungo, per carità, nemmeno mezz'ora, il necessario per respirare un pò di quest'aria frescolinissima, di questo odore di acqua, di terra bagnata, di funghi, ma dove, di nuvole e di castagne, di noci e scoiattoli. Certo, bisogna avere fegato: all'alba quasi, chi sarà mai quella sdilinquita che cammina a passo marziale con un labrador poco convinto al guinzaglio? Voilà, c'est moi! E dopo, a casa, quando ancora le tazze della colazione abbandonate sul tavolo mi hanno fatto capire che era ancora mattina prestissimo, che l'orologio del forno segnava le ottoezerotrè, che lei si è accasciata stremata sul suo materasso a roselline, mi sono sentita, come dire, frizzante e bella contenta, orsù, una doccia a completare l'opera e via, che già tutti sono al loro posto di combattimento e che adesso, di foglie e di funghi e di scoiattoli ne abbiamo avuto abbastanza e poi, si sa, il regale fondoschiena magari ne avrà giovamento e allora, signora mia, perchè non farlo, alla fine?

05 novembre, 2008

Decide il vento.


Smetterà, prima o poi. Ieri sera, il vento squassava le persiane e ha perfino piovuto dentro, pensa un pò, proprio come quando piove secco, di traverso, non so come dire, non diritto, dal cielo alla terra, un pò di sghembo, storto, appunto, di stratempo, direbbe mia nonna. Il vento sulla terra è diverso dal vento del mare, è tutto un sibilo, uno sbattere, un senso di inquieto e di film dell'orrore, mette un pò paura, anche se in fondo è bello sentire il vento dal letto, lo vedi, fuori fa freddo e noi qui, al caldo, asserragliati in questa casa sulla collina, senti le gocce sui vetri, se sei attento riesci anche a distingure le foglie che strisciano sul marciapiede, che ballano nel pratino, ma in fondo non sai mai bene se sono quelle cadute o quelle ancora sù, attaccate ai rami. Sibila, questo vento, scrolla i rami del pino più alto, fuori è più che buio, devi sforzarti per bene, guardando, perchè non ti accorgi se piove o cosa fa, nemmeno a guardare per terra, è lucido, è vero, ma non si vedono le gocce che cadono, magari ha già smesso. Faccia un pò quello che vuole, che mi importa, se piove o diluvia o cosa. Domani sarà qui presto e ho un sonno che mi si appicciccano gli occhi insieme. Sono belle le mattine dopo il vento, c'è un azzurro elegante che si affaccia dalle nuvole stracciate, arrese, forse, tanto che mi fa dire che sì, oggi non pioverà. Il vento, il re del cielo, ha questo potere misterioso, porta le nuvole cariche di pioggia e poi via, ho cambiato idea, sciò, sciò, coraggio, via! che quest'oggi voglio un bell'azzurro che guardi giù. Il vento, sovrano indiscusso decide lui tutto. sia che venga da terra, sia che venga dal mare.

04 novembre, 2008

E quantunque.

Beh, che dire, niente male. Niente affatto male. Poca pioggia, per cominciare, e un sacco di musei, per finire. Cose che coi figlioli si possono fare poco, e andiamo di qui, no, andiamo di là. In due, è facile approvare un progetto all'unanimità. In sei diventa complicato. Questo mini viaggio è stato bello. Dettagli, più avanti. Rientro piuttosto traumatico, in verità, solite le cose da affrontare, eppure quando sono soli si gestiscono così bene, i figli, dico, com'è che quando si arriva è tutto un dimenticare libri e cose, per non parlare del resto, criptato come si conviene, eppure si capiva che c'era qualcosa che non andava, ma cosa non era chiaro. Love affairs, si chiamano. E scusate tanto questa inflessione londinese, ma ben si sa, l'inglese si impara sul posto, non lo pensa anche lei? Che mattina barbosa attende la scrivente, a rassettare, riordinare, disfare la mini valigia di una mini vacanza, che era partita semivuota, la valigia, ed è tornata strastrapiena. E poi, verificare i danni. Piove di una pioggia maleducata e rumorosa, ci saranno mille racconti da fare e da ascoltare, mille e mille cose da fare, non si capisce bene se si è stati via una settimana, due mesi e cinque minuti, se i figlioli hanno tirato un respiro di sollievo o si sono divertiti come pazzi, se si sono sentiti persi, se han combinato guai o tutto insieme. Quel che c'è è che meglio darsi una mossa. Come on, si dice.