24 novembre, 2014

Vanno via.

Non succedeva da tanto.
Tutti i figli meno uno, meno quello che ha deciso di andare dall'altra parte del mondo, a trovare cosa, chissà.
Tutti i figli qui.
Che significa apparecchiare la colazione con la tovaglia lunga, e scegliere le tazze giuste, a lui piace questa, a lui quell'altra, e i biscotti giusti, la torta che piace a tutti, e i fiori, anche, quelli sempre, mescolando ortensie del giardino seccate e rose belle dell'Esselunga.

Significa avere quasi tutte le stanze occupate, e molti letti disfatti, e corse sulle scale, e un'aria di festa, e tonnellate di fusilli, e provare sensazioni strane, abituandosi a piccole attenzioni mai avute fino ad ora, ma come, sono loro che dicono a me Non Preoccuparti Faccio Io? Da quando.

Significa usare la pentola grande, significa mettere i fiocchi ai tovaglioli, dacchè quando è festa, si usano quelli veri.

Siamo tutti, siamo stati tutti per un pò, un piccolo esercito di uomini e donne, forti i primi, coccolatissime noi, io e la Princi, abbiamo avuto una sera bellissima, io e lei da sole, una sera perfetta che nemmeno c'era la nebbia, e abbiamo cantato fino a farci andare via la voce, anche il giorno dopo. E loro, i maschi, artefici di tutto questo,  ad abbracciarci con lo sguardo, a scuotere la testa ma un pò felici anche loro, non di solo stadio, alla fine, è così che deve essere. 
Così sia.

Vanno via, però.
E i giorni belli finiscono, finiscono sempre e troppo veloci, e il lunedì mattina, questo di più,  è un delirio di zaini e valigie, e treni e aerei e orari e incastri,  e torneranno chissà quando, ancora tutti come ora, ora che risate in cucina, come quando li portavo tutti a scuola, ora che Sbrigatevi, è Tardi.  Ora, sono loro a dirlo a me.

Vanno via.
Ed è giusto e normale, ma normale e giusto non lo è mai, se un attimo prima c'è la rivoluzione,  e un attimo dopo un silenzio che schiaccia e un magone improvviso e leggero, appena prima di chiudere la porta.
 Passerà un mese, forse di più, forse meno, sarà Natale e ancora e ancora, e mi abituerò a  questi figli grandi che dicono Faccio Io, Cucino Io, Lo Prendo Io, grandi, troppo, un pò sorpresi che la piccola di casa prenda la patente fra pochi mesi, Ma Come, Quella Con Le Trecce e il Vestitino di Velluto?

 Figli belli come solo i figli sanno essere, belli sempre, appena svegli, quando ancora me li mangio di baci appena scendono giù e faccio un pò la scema per non sentire magoni e nostalgie, nostalgie di quella vita che è stata e che si è trasformata in un'altra, più grande, diversa, non so, malinconie sottili che si sentono appena, ma che anche loro, come loro, alla fine, vanno via.


3 commenti:

Paola Ghiglione ha detto...

che bello Laura....bellissimo

alda ha detto...

Proprio come hai scritto tu: è così che deve essere ...così sia.Baci Alda.

Anonimo ha detto...

e' vero cosi deve essere!ma quanti magoni felici per noi mamme che ci ritroviamo questi figli grandi,sicuri che scappano in giro per il mondo!!!!!la sensazione ogni volta è la stessa..un po di malinconia tanta felicità!l'amica del villagio

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