18 febbraio, 2019

La Conservazione dei Petali.

Sono una accumulatrice seriale.
Di cose, nastrini, carte, vasetti, stilografiche, quaderni, sentimenti, libri, oh, quanti libri.
E fiori.
Come accumuli i fiori, ancorchè recisi, le chiese.
- Li conservo, li tengo. Secco le ortensie a testa ingiù, a natale le brillo con l'oro o con l'argento,  tengo un fiore di ibisco in almeno una decina di Sellerio, quelli letti d'estate, l'ibisco non c'è dove vivo io, l'ibisco non sopravvive a nebbia e gelo.  Scoperto solo quest'anno il fiore del cappero, in un posto incantato, in un posto del cuore che al mio cuore frantumato ha dato balsamo e ambrosia e che non vedo l'ora di ritrovare, per mare o per terra, chi lo sa.
E i fiori recisi?, quelli del vaso?
- Sono stati i tulipani, gli ultimi. Erano un rosa caramella, dolci come le caramelle dolci, sono i fiori del supermercato che appena a casa diventano di serra olandese, di negozietto sui canali di Amsterdam che sa di muschio e fiori, per forza, di cosa vuoi che sappia un negozio di fiori, se non di fiori, di mazzo adagiato con cura al cestino della bici, olandese anche lei, e pure il cestino.

Li ho messi nel vaso quadrato dell'Ikea, i gambi ben ordinati, e li ho guardati sorridermi nei giorni, dal mio tavolo nuovo di zecca, ancora non conosco così bene questa casa e vado per tentativi, e costruisco ogni volta piccoli angoli da amare, la cornice, la poltrona, i dischi di vinile...
I tulipani stavano lì, sono stati lì un sacco, cambiavo loro l'acqua ogni giorno, accorciavo loro il gambo, appena appena, qualche volta sussurravo qualcosa, CheBelliCheSiete, cose così.
Io ci parlo coi fiori, anche senza tachipirina in dosi massicce, come in questi ultimi giorni.

I tulipani mi osservavano dal tavolo, assistevano alle mie colazioni con lo sguardo perso oltre i palazzi, oltre la scuola che ho di fronte, oltre le scie degli aerei. 
E piano piano, si allargavano, per mostrarsi a me in tutta la loro meravigliosa perfezione, un pò come le persone, quelle che a te si affidano esattamente come tu ti affidi a loro, quando tu racconti pezzi di te, quando lasci incustodito il cancello che porta dritto alla tua anima e quelli invece di girarci intorno entrano piano e si siedono lì, e ti ascoltano, e si raccontano e poi dicono E'Tardi, MiSaCheVado, e a te dispiace che vadano via, ma ti lasciano un pò di loro e tu, a loro, un pò di te. E chiudono piano il cancello per non farlo cigolare.

E'così che si fa con le persone. Quelle belle,intendo.

I Tulipani Rosa sono stati molti giorni qui con me, e stamattina, intorno al vaso, sparsi, era tutto un fiorire di petali e pistilli, i tulipani non sono eterni, come le candele, l'odio, l'amore e la tosse.
Ma non ho avuto cuore di buttarli.

Conservo tutto, soprattutto vasi di vetro, e lì ho adagiato con grazia i petali di quei tulipani rosa dolci, color caramella. E l' staranno, fino a quando vorrò, e niente è scalfito della loro bellezza, di quando facevano corolla e miracolo, mazzo e colore.

Li ho tenuti perchè non voglio dimenticarmi di quanto siano stati belli, quel giorno nel mio carrello, nella mia cucina, sul mio tavolo, per tutte le volte che mi hanno reso più bella una mattina storta per il solo fatto di incontrare il mio sguardo, per il solo motivo di essere lì, rassicuranti, romantici, perfetti.
Conservo ogni singola cosa che mi ha fatto del bene, e se ci penso ho tante cose anche lì, chi accumula sentimenti lo sa, e questi petali sono la prova che nel mondo creato anche una manciata di colore racchiusa in un vaso può dire tanto. 

Il cancello della mia anima cigola sempre, entra meno gente, ma quella che entra mi porta sempre un fiore, un libro, una carezza. E se ne va con fiori, carezze e libri, oh, quanti libri.
In ognuno di essi, un fiore seccato.
I petali dei Tulipani Rosa, quelli no.

E dove li tieni?
- Li tengo sul tavolo, li guardo ogni tanto, e non mi dimentico.




06 febbraio, 2019

Sorvolo.

Che è una bella parola.
Sorvolare è più di volare.
Sembrerebbe volare più in alto, ma so bene che non è così.

 Amo le scie degli aerei.
Amo gli aerei in generale, mi piacerebbe prenderne uno in questi giorni, per andare chissà dove, non lontanissimo. Forse è solo voglia di volare.

Amo il cielo in questa stagione, soprattutto verso le sei di sera, più o meno, che ha colori meravigliosi, un pò blu, un pò rosa, un pò arancio, proprio oggi che ho scoperto che c'è un aggeggio che serve per definire il colore del cielo. Solo il blu, però.

Ho amato il cielo di stasera sulla città, una ciglia di luna minuscola, e una scia lì vicino, e là in fondo un sapiente gioco di colori, la perfezione, la meraviglia, c'è qualcosa di più bello di così?

Mi piacerebbe sorvolare il mondo e guardare giù, in aereo guardo sempre dal finestrino, le nuvole, i paesaggi, le montagne, perfino la pista di atterraggio che ce ne sono alcune che ti sembra di atterrare nel mare proprio. 

E anche il mio aereo lascia la scia, e chissà se quando sono io a sorvolare le campagne e le strade, c'è qualcuno sotto che individua la scia e pensa Chissà Dove Va, Chissà Che Storie Porta Quell'Aereo.

Non si vola solo nel cielo, qualche volta sono i momenti belli a farti volare, a farti camminare leggera e perfetta, sono le notizie, i sorrisi delle persone, gli abbracci, o anche solo gli sguardi, gli occhi, ci sono occhi che dicono tutto senza parlare.

Mi piace volare anche stando ben salda a terra, mi piace indovinare le traiettorie, inventare storie e situazioni e fare viaggi fantastici senza aver nessun bagaglio e nessun biglietto.

Sorvolo così, le cose belle della vita, quelle che decidono di arrivarti quando pensi che sia tutto normale, che sia tutto così e che non cambi più. Sorvolo le sorprese, i piccolissimi traguardi, le piccole gioie di ogni giorno, le scoperte, il mio minimo e il mio massimo, è un gioco che facevo da bambina, lo facevo coi miei figli a  tavola la sera, lo faccio ancora adesso, certe volte.

Avrò sempre la forza di guardare le cose dall'alto, avrò sempre la fantasia per inventare tutte le storie del mondo, è un antidoto contro la malinconia, le persone malinconiche sono vasi da innaffiare di dolcezza e vederle sorridere è un regalo vero.

Avrò sempre storie da raccontare, cieli da guardare, scie da indovinare, aerei da seguire e più di tutto, la voglia di sorvolare.
Perchè così come contento è più di felice, così sorvolare è più di volare.







29 gennaio, 2019

Come cipria.

Siediti qui che ti racconto delle cose che non sai.
Hai la voce stanca, chiudi gli occhi e non pensare a niente.
Ma pensare a niente non si può. Lo sanno anche i sassi, lo dico sempre, ci sono espressioni che ti porti dietro da anni, o che impari. Anche Zero in Cassa, o Chiusa la Genova Nizza, o quel mio Veramente? 

Ci sono momenti ai quali non sai dare un nome, che scendono piano su di te come neve gelata, qualche volta, o pioggia battente, o dolci come zucchero a velo o belli e lucenti come cipria scintillante, come brillantini a Natale.
Momenti che sembrano perfetti e di fatto lo sono, e non fa niente se fa troppo freddo o troppo caldo e forse nemmeno lo senti, anzi di sicuro. E parlo, parlo tanto e tu non senti, oppure fai finta, lo so che fai finta certe volte, perchè non scappa niente nemmeno a te, e guardi di sottecchi, un pò di lato, un pò di storto e allora so che hai sentito e ascoltato che no, non è la stessa cosa.

Ci si regala momenti di pura follia, di calma accesa, di quiete che non è quiete ma tempesta perfetta, si trasformano minuti in ore infinite e ore infinite in lampi veloci, navicelle spaziali per attraversare galassie e mondi invisibili, e  Mondi Giusti e Mondi Sotterranei. E mondi Belli.

Piove bellezza su questi giorni, gennaio è un mese con millecinquecento giorni, ognuno fa piovere quello che vuole, quello che gli piace di più, se rubini o petali, o neve o grandine, o sassi verdi trovati al mare o biglie di vetro da strofinare per esprimere desideri. Non si avverano mai, ma è un gesto che fa bene al cuore, che bello è quando ti dicono Chiudi Gli Occhi e Ed Esprimi Un Desiderio e in quel momento, in quell'istante preciso sei padrona del mondo e puoi decidere tutto, nessuno saprà mai il tuo desiderio o se hai barato come fanno tutti e di desideri ne esprimi sei, sette, cosa credi, che non lo sappia nessuno?

Piove neve domani, così dicono  sarà tutto bianco e silenzioso, e ci si sentirà un pò in vacanza, un pò in pace, un pò Vorrei ma Come Faccio che Nevica, e dentro di noi, un sorriso grande come una casa.

Piove cipria sulle cose di adesso, leggera, opalescente, che fa belli musi color seppia e occhi pesti, cipria che fissa risate belle a ridere di niente, ridere di niente è un privilegio, non lo sanno fare tutti, e spesso è una fortuna, qualche volta qualcosa in più.

Soffio cipria sottile sulle cose più belle, le illumino e le tengo per quando farà troppo buio e mancherà la luce, e si camminerà a tentoni per trovare l'interruttore o la candela, che ne ho mille e quando servono non le trovo mai.

La pace e l'allegria sottile meritano un posto preciso nella vita di ognuno. E' un esercizio di stile, ogni giorno che nasce merita una piccola festa, ogni alba, ogni tramonto d'inverno che ti lascia senza parole, e allora, se non si sa dove andare si va verso di lì, dove il sole è una frittata luminosa e ti fa dire Ma Che Meraviglia E', e tutto prende senso, il sole, la cipria, lo sanno anche i sassi.

ora, lo sai anche tu.


23 gennaio, 2019

Il Falò e la Cometa.

E' una parola bella, rumorosa. Secca.
Fa allegria.
Ricorda quelli sulla spiaggia a Varigotti, quando ancora i falò sulla spiaggia si potevano fare, gli amici che ritrovavi ogni estate, quelli di cui ti innamoravi ogni estate, quelli che nemmeno ti guardavano ogni estate. Quelli che ti aspettavano per ore sul molo. Così funzionava.
 Intorno al falò si parlava tanto, si cantava tanto, ci si baciava tanto. Non io che a 15 anni ero imbranata come una foca, così si diceva. E solo nell'estate del '79 ho dato un bacio vero per penitenza. Il giorno dopo, giù a scrivere una lettera infinita alla mia amica Cristina, la carta da lettera della Holly Hobbie, tutta cuoricini e ghirigori, per comunicare l'evento. Una scema.

Non tutti i falò, però, hanno ricordi così (e qui ci vorrebbe un'altra parola con l'accento).
Non tutti si fanno col fuoco. E sono i più dolorosi.

Ho fatto pochi falò di cose nella mia vita, anzi, a pensarci, forse qualche fuocherello qua e là, niente di serio.
Uno solo, da un anno in qua. Vero, possente, straziante. 
E' divampato in fretta e io non sono stata lì a guardare, come si fa col fuoco, che ti ipnotizza. Ma i falò delle cose non sono come il fuoco del camino, dal tappeto,la sera, col vino rosso, gli amici o un libro, o anche niente, a guardare le scintille e la legna che da normale diventa incandescente e poi si sbriciola.

Ho fatto un falò di cose, biglietti, auguri di compleanno Ti Vogliamo Tanto Bene, di situazioni e di feste. I sentimenti no, quelli non si possono bruciare, sono come la plastica, vanno in un falò a parte e forse nemmeno funziona. Ho bruciato discorsi e regali, e confessioni e sfoghi e consigli e lettere, e fotografie e sorrisi e risate e pianti e consolazioni e chiacchiere e divertimenti e discussioni.
Ho bruciato tutto. Lo hanno fatto in molti, mi sa. Va bene così.

Ho bruciato parte della mia vita, del mio sentire, sono stata all'inferno e sono tornata indietro, ho letto questa espressione da qualche parte, e mi ha sempre colpito per la sua immediatezza, per la sua realtà, per la sua irrimediabile verità, l'inferno, si può immaginare un posto peggiore? C'è fuoco anche lì.

Ho cancellato o tentato di farlo, mi sono lavata via gli sputi che avevo addosso, ed erano tanti, mi sono medicata dai tagli, ho disinfettato stilettate, ho messo il ghiaccio sugli schiaffi e la crema sui lividi. Qualcuno si vede ancora. 

Ora, sto bene. La strada è lunghissima ma sono in pace con me. Chissà se è così per tutti.

Ora, ho nel cuore una cometa. Anche questa è una frase bellissima, la cometa è speranza e cammino, e luce e bellezza. E nascita e cose nuove, e cieli belli e belle stelle.
Ecco, quello.
Ho un cielo bello davanti a me, non vuol dire che sia facile, ma bello, questo sì.
Ho ripreso la mia vita da dove l'avevo lasciata, le ho tolto la polvere, mi sono lavata la faccia, spazzolata i capelli, messo una maglia nuova e un profumo dolce di Passiflora.

Il mio falò l'ho dimenticato.
E vivo quel che c'è, la nebbia e l'eclissi, le mattine di gelo e il sole, la fontana ghiacciata della piazza e nuove cose, nuovi libri e nuovi progetti, e nuovi quaderni e nuovi pensieri da scriverci sopra.

La mia Cometa è lì, e indica la strada.
Re Magio senza doni, profuga in un deserto immaginario, la strada è lunghissima, riparto da qui.






14 gennaio, 2019

Il Talento.

Non credo di averne, nessuno.
E se ne ho qualcuno, è per cose insignificanti e totalmente inutili. 
Ho talento per imparare le canzoni a memoria e le poesie. Di fissare le scie delle aerei fin quando non scompaiono, o si dissolvono nel cielo. 
Ho un talento spiccato e naturale per perdere le cose, prendere multe, dimenticare le chiavi.
E dimenticare me.

Sono giorni freddi ma mica tanto, sono giorni strani di nuove condizioni e nuove situazioni, prima fra tutte la cose che vedo dalla finestra appena apro gli occhi. E sono altre finestre e altre tende e un balcone delizioso che ha ancora una cometa illuminata. Anzi, adesso controllo se c'è ancora. 

Nuove direzioni e nuovi pensieri, belli, liquidi, come gli occhi delle persone che sanno essere straordinarie nel loro modo semplice di esistere e di guardare, e di arrendersi dolcemente alle cose della vita. Non è da tutti, non l'ho mai imparato, non so se ci riuscirò mai.

Gennaio è un mese ingrato e meraviglioso, è il mese dei grandi inizi e dei progetti interstellari, e poco importa se alla fine non se ne farà niente. Ho un talento sublime per fare sogni grossi come case, voli supersonici fra le nuvole più belle dell'Universo Creato, io, Sognatrice Indiscussa, Regina delle Cose Inutili di Tutte Le Terre Emerse, che si schianta  con fragore al suolo, di faccia, sbammm! e zero talento ad indovinare che sarebbe successo, meno di zero.

Ho un cuore stropicciato dentro una busta di plastica. Lo tengo lì, al caldo, qualche volta lo accarezzo e gli dico piano che andrà tutto bene, ma lo dico da così tanti anni che alla fine, il mio cuore non mi crede più.
Ha fatto un degno lavoro, per me, ha amato tanto, soccorso, accudito, consolato e insegnato. E ha sofferto, più di ogni altra cosa al mondo. Ed è stato così felice da non crederlo possibile. E poi disperato e stanco, da desiderare di fermarsi, da non farcela più.

I cuori guariscono sempre, loro sì che hanno talento.
Sanno sempre esattamente la direzione da prendere, sanno con precisione che se vai di lì troverai un prato e se invece vai di là una siepe di rovi. Più in là ancora, una cascata di acqua cristallina e spumeggiante e di là ancora una palude di sabbie mobili.

Eppure, ci vanno lo stesso.
E forse, il segreto sta tutto lì.

Vivere, vivere a manciate, a sorsi lunghissimi, come l'acqua gelata d'estate, vivere a sacchi, a cesti stracolmi come quelli del frutteto, vivere e non fermarsi, nemmeno quando ti manca il respiro e dici, Non Ce La Farò Mai.

Voglio imparare dal mio cuore, voglio avere il suo talento nel riconoscere le cose della vita che arrivano quando non sai, quando non credi, quando hai freddo, fame e sonno e invece guarda lì, che meraviglia che c'è.

Trovo un'altra direzione, prendo questa strada che non so, ho un talento superbo per indovinare la strada giusta, non è vero ma faccio finta, il mio cuore sussurra e mi dice, Vai, E' Tutto Ok, è La Strada Perfetta, ma lui che ne sa, che da lì dov'è nemmeno vede fuori.

Ma io lo sento sorridere.
La cometa del balcone di fronte è ancora lì.



06 gennaio, 2019

Disfo l'albero.

Lo faccio oggi, subito.
Altrimenti, rimarrebbe lì per giorni, e disfarlo sarebbe un compito gravoso e non mi ricorderei per questo di quanto mi sia piaciuto.
Guardarlo,anche se senza lucine e con le gocce di vecchi lampadari e i nastrini dei regali, guardarlo, dal posto d'angolo del divano candido, è casa nuova anche per lui, in fondo, si è dovuto ambientare.

Lo disfo oggi, subito, l'ultimo giorno di queste vacanze d'inverno, che se ne sono andati tutti, e la casa è silenziosa e un pò vuota. 
Lo disfo, avvolgo tutto con cura e lo sistemo nella scatola, quella che ha ancora scritto Natale Rosso 200004 con la grafia incerta di non so quale bambino.

Si guarda avanti, lontano, si fanno piccoli sogni di neve, in questo mese lieve che è gennaio, si procede lenti verso l'allungarsi delle giornate, ci vorrebbe solo la neve e la sua luce, perchè anche la neve ha la sua luce, tutta bianca com'è..
Si fanno liste di cose, o anche solo a memoria, a volte faccio liste delle parole che mi piacciono, basilico, sorriso, Elelys che era una fabbrica in Val D'Aosta, sillabe, frantoio. Chissà perchè mi piacciono le parole e il suono che hanno, al di là del senso e del significato. Chissà.

E' una domenica più domenica di tutte le domeniche dell'universo creato.
Disfo l'albero con calma olimpica, un pò alla moviola, mi fermo a guardare le cose, e quello che mi piace di più è guardare dentro il boule de neige, dopo averlo scosso un pochino.
Si crea una tempesta perfetta al suo interno e tu puoi decidere dove vorresti essere, se Parigi o in piazza Genova, e osservi tutti i minuscoli fiocchi di neve, e pensi che lì dentro è così bello stare, in quella bolla al riparo da tutto.

Ognuno ha il suo boule de neige personalissimo e privato, il luogo del cuore dove rifugiarsi per non sentire, per non ascoltare, per non vedere altro che fiocchi e brina, e strade bianche e sentire i rumori ovattati, e tutto il bianco intorno che ti fanno male gli occhi dal bianco che c'è, come quando piangi tanto, o pensi tanto a qualcuno, o prendi freddo in bici o in moto, sì, anche gli occhi fanno male, certe volte.

Affido al boule de neige qualche segreto, prima di riporlo nella scatola del Natale, accanto allo gnomo e ai campanellini, gli racconto che è stato un bel Natale e lo ringrazio, di vero cuore, per avermi ospitato al suo interno.

Ho vissuto in una bolla, di calma e di pace, e di cose belle e semplici, e di calore.
E ho cambiato idea.
Disfo l'albero, sì.
Ma questa bolla resta.
Resta.

Di quella volta che un boule de neige salvò la vita a una sognatrice disordinata.



02 gennaio, 2019

Brilli.

E stelle e paillettes e luccichii, e brilli, brilli ovunque, nelle penne, nei quaderni che ho comprato per scriverci chissà cosa, le lettere che non spedisco mai e i racconti che mi racconto da sola, quando viaggio in treno o quando devo aspettare da qualche parte.

Mi piacciono i brilli e ogni cosa che luccica, avevo una collezione di pennine meravigliose che scrivevano di glitter, ho avuto tovagliette di perline, e portachiavi e collane di perline rotte una volta in una strada coi sanpietrini e mai più ricomposta, troppo complicata l'operazione di recupero delle perline minuscole.  E pioveva pure.

Ho avuto dei pantaloni di paillettes, tre o quattro natali fa, e  sembravo Pollicino, perchè seminavo brilli ovunque, sulle scale e per la strada e in macchina e ovunque passassi.

Mi piacciono le cose che luccicano.
La lana che brilla, i cappelli, le sciarpe, ho sempre una cosa che brilla addosso, per non perdermi nella nebbia, mi sa, o per non perdermi io stessa.

Mi son persa mille volte e per mille volte ho ritrovato al strada. E l'ho percorsa all'inverso, anche se non so leggere le cartine, ma conosco i nomi dei venti e so da dove arrivano e dove portano.
E leggo le stelle, leggo le carte e le scie degli aerei, leggo le foglie secche, leggo le impronte nel bosco, leggo le mani e soprattutto gli occhi.

Ho pensato tanto, si pensa sempre tanto nei giorni di fine d'anno, e alla fine,l'unica cosa che sono riuscita a fare è stata buttar via l'agenda dell'anno passato, io, che ho ancora i diari di quando avevo sedici anni.

Ho pensato che non voglio propositi, per il 2019. 
Non dirò, Farò Così o Farò Cosà, non dirò Divento Questo, Divento Quello.
Resto io. Resto quella che sono.

Mi piacciono i primi giorni dell'anno, carichi di promesse e di cose intatte, nuove, da scoprire.
Mi piaccio io, mi piacciono i miei quaderni nuovi che luccicano, le penne d'oro e d'argento, i brilli, perfino l'agenda quest'anno è dorata, perchè sia festa bella tutto l'anno, perchè tutto sia come deve essere, e vada come deve andare, con l'augurio di essere dannatamente contenta sempre, perchè contenta è più di felice, essere contenti è uno stato dell'anima, ed è l'anima che voglio, leggera, trasparente, che vola, che luccica.

E piena di brilli. 
Arriverà la nebbia e non mi perderò.




29 dicembre, 2018

Indiani e cowboy.

Ho sempre amato questi giorni, un pò vacanza e un pò no.
I giorni in cui ti chiedi Ma Che Giorno E' e non fa una grande differenza alla fine.
Transumanze di figliolanza e fidanzati di figliolanza e amici e amici di amici, Passavo di Qua. Già, perchè adesso da questa casa ci si può passare anche per caso, non come l'altra che ci dovevi venire apposta.
Amo i giorni che vanno da Natale a Capodanno, quando hai tutti i regali scartati ma sempre sotto l'albero, sono regali fino al 6 gennaio e lì devono stare.
Che hai avanzi di cose un pò dovunque, ciotoline di cioccolatini e nastrini e carte ripiegate, o appallottolate, ne ho rinvenute un paio dietro al divano, che affanno comprare le carte dei regali, sono così belle e poi finiscono miseramente abbandonate e dimenticate, non come i nastrini, quelli li conservo sempre, ho imparato da mia nonna, e infatti non li compro mai, riciclo quelli che ho e conservo quelli che mi arrivano.

Sono giorni di cose sospese, di colate di brilli ovunque, si progetti iniziati o lasciati a metà, ho un ricamo con la scritta Merry Chr, che così rimarrà fino all'anno prossimo, io ricamo di Natale solo a Natale e non è una gran furbata, i gionri di Natale non sono mica mille,  ma io devo essere ispirata, se non non funziona.

Questi giorni, rifletto. Riflettiamo un pò tutti in realtà, si fanno bilanci e conti, io no, è noto al mondo che i conti non li so fare, ma quelli con le cose mie, con le mie giornate e la mia vita. beh, quelli sono gli unici che mi riescono per bene.

Diciamo che non è stato l'anno migliore della mia vita.
Diciamo anzi che è stato bruttino
Diciamo altresì che è stato unammerda.
Perciò, caro 2018 non sono triste se te ne vai. Anzi.

Ho provato a precipitare e a risalire, a riprecipitare e a risalire ancora, con le mani rovinate dalla pietre del burrone, e le scarpe non adatte, io non ho mai le scarpe adatte, ho i tacchi in montagna e le sneakers alle feste. Sono stata sott'acqua, non respiravo ma stavo lì, con gli squali a mangiarmi e io immobile a farmi mangiare. Sono risalita con un respiro profondo che più che un respiro era un grido, infinito, impossibile da contenere, inimmaginabile. Ho provato a respirare forte, ho provato a saltare, a correre, a girare su me stessa, ma ero di pietra e roccia e nessun movimento mi riusciva.

Ho dovuto imparare di nuovo.
A camminare, a respirare, a guardarmi allo specchio, a farmi la treccia, a mettermi il rossetto e a cantare in cucina la mattina presto, sottovoce, mentre mi chiedo chi mai ha fatto il caffè e stretto così forte la caffettiera che non si apre, e qualche volta sono io e mi faccio i complimenti da sola.
Perchè ho dovuto imparare a credere ancora in quello che sono.

E ora che te ne vai, 2018, devi portare con te ogni cosa, ogni lacrima, e sono state tante, ogni vomito, ogni notte che sono stata sveglia e ogni volta che ho dormito troppo, ogni volta che mi sono lasciata cadere sulla sedia, sfinita, solo per aver salito le scale.
Portati via le carte, l'odio, le frecce e i pugnali, non erano di plastica e giocare agli indiani non mi è piaciuto mai, ed era mio fratello che faceva il cattivo ma cattivo cosa se poi mi prestava il cavallo per scappare e poi mia madre cercava la scopa e c'ero sopra io.

Vattene, 2018. Lasciami la bellezza dei tramonti dall'autostrada, le persone che ho incontrato, i miei libri e le mie penne, i miei ricami a metà, i miei gomitoli arruffati che non ho voglia di dipanare, la mia casa col citofono e i cuori alle finestre. Lasciami i miei affetti, quelli che guardano di sottecchi se sorrido oppure no, lasciami le mattine in cui mi sento ancora quella di prima, quella degli unicorni e delle poesie a memoria, lasciami il mio disordine e questo cuore affaticato e stanco e che non smette, non smette mai di sognare e sentire, di scrivere e credere nelle cose, nella gente, negli amuleti contro la tosse, nella magia della luna piena sopra alle case, nella zingara che balla intorno al fuoco, mi ha letto la mano ma non mi ha detto nulla, ha sorriso e ha continuato a ballare, ha una cavigliera di campanellini e un tamburello e io so che cosa ha da dirmi.

Dimmi zingara che questo anno che arriva non mi farà del male.
A me, che non ho mai fatto male ad anima viva, giocare agli indiani non è mai piaciuto.

ero sempre l'indiano, quello che moriva.
E anche se mio fratello mi prestava la scopa, io, non sono mai scappata.

E buon nuovo anno a me.







26 dicembre, 2018

Del Mondo Nuovo.

La sensazione di avere tutto il mondo chiuso nella mano, chiuso in una stanza, al tavolo di un giorno di festa, la tovaglia bella, le carte dei regali per terra, abbiamo fatto il Secret Santa, che casino di nastri e scatole, Amazon ci ha mandato un cesto di frutta esotica, da tanto comprare.

Le feste di Natale, e le feste in genere, per me, sono quelle in cui apparecchi per 12, poi siamo in 15, che a tortellini e ragù si va avanti per giorni, passano amici a salutare, portano cose e sorrisi, e quadretti coi disegni, e cuoricini ricamati e dolcetti.

I mondo di ognuno si completa, cambia, si rinnova, si pensa che sia lì e invece è da tutt'altra parte. Il mondo si può cambiare, non senza fatica, non senza lividi, ma si cambia e spesso nel mondo nuovo c'è sempre un pò di più.

Il mio mondo non so ancora dove sia, so chi c'è, ma è lo stato in luogo a mancarmi. Di certo in questa casa nuova nuova, coi pavimenti belli, le candele, i cuori alle finestre, Li Hai Messi Per Me?, certo, ho perso tante cose di Natale in questo trasloco, ne ho ritrovate altre, e nessuna che mi sembri vecchia o fuori luogo, le ho messe tutte, dalla scritta NOEL all'albero zen che viene da Spargi e mai come quest'anno mi è sembrato bello e un pò più zen, con le gocce dei lampadari, i nastrini bianchi e poco altro.

Il mio mondo si è scosso, succede poche volte in una vita che si voglia cambiare mondo, io l'ho fatto e non è male. Da tutti i mondi che ho attraversato nella vita, ho portato qualcosa e adesso è qui.

E poi, ci sono le cose nuove, i sentimenti nuovi, le nuove cose, i nuovi discorsi, i progetti lucidi come gli occhi, quando gli occhi sono lucidi, di freddo, di emozione, di Non Andare Via, di non importa cosa.
Il Mondo Nuovo è scommessa azzardata, senza previsione e senza filtro, alla fine di un anno meschino, porta fiori e piccoli cesti di frutta candita, porta colori appena temperati per colorarlo meglio, porta matite preziose per fare disegni di grandi cose.

O anche solo per scrivere, Ti Stavo Aspettando.



13 dicembre, 2018

Esiste il tango.

E le tovaglie di fiandra.
e i tavolini dei bar.
e i cappuccini tiepidi
e l'acqua gasata, con una s sola.

Esiste il tango, le parole che scivolano, gli sguardi belli, le luci alle finestre, e la gente che ti sembra che ti sorrida, a volte, magari, anche se non è vero.
e le sedie di velluto coi colori che sono carezze, e la bellezza, e il tintinnare dei cucchiaini dei bar.

Esistono le altalene, la cioccolata, e i bicchieri spaiati e le coperte del divano, che sono le coperte più calde di tutte le altre coperte del mondo, perchè devono cullare e abbracciare e accudirti e consolarti, non solo scaldarti, no.

Ognuno di noi pensa di aver costruito un mondo tutto suo, e che nulla lo potrà scalfire o cambiare, o far crollare, o incrinare o far sparire. Ma poi succede e allora.
e allora che.

Succede che ti cambi li occhi, forse li asciughi, e guardi meglio, e guardi oltre, guardi vicino e lontanissimo, guardi le tue mani e le mani degli altri, e dalla finestra e oltre il balcone e vedi che esiste, esiste un altro mondo, che forse non è il tuo ma chi può dirlo, è un mondo nuovo che ti apre le braccia, e forse sarà bello rifugiarsi e farsi stringere e scaldarti, come fa la coperta del divano, la tempesta non passa in un attimo ma ci sono porti sicuri dove ormeggiare, aspettando che passi.

E oltre la tempesta esiste il miele, le sciarpe morbide, i cappelli che luccicano. E il tango.

07 dicembre, 2018

Salgo.

Ho sempre amato le scale.
Forse più a salirle che a scenderle, non saprei.
Ho sempre avuto case con scale, dentro, intendo, quelle che per andare a dormire dicevi Vado a Dormire e quel Vado era un piccolo viaggio, salivi e trovavi come un altro mondo, i libri sul comodino, i silenzi delle altre stanze o la luce che ci passava da sotto, la testa affacciata, Non Dormi Ancora? Sì, 5 Minuti e Spengo.

Ora ho scale diverse da salire, salgo e trovo la mia casa, quella coi pavimenti colorati e anche i vetri, quella che ha balconi e citofono per dire Sono Io quando scordi le chiavi, e un pò mi piace scordare le chiavi, per farmi aprire, per capire che lì c'è qualcuno che mi aspetta.

Ho le scale di marmo del piccolo palazzo dove abito ora, col corrimano di ferro e non è come salire le scale di casa tua, è un piccolo passaggio dal mondo di fuori al mondo di dentro, e qualche volta ci incontro i vicini, Buonasera, Ciao, ed è bello fermarsi a chiacchierare ed è anche bello sentire gli altri che chiacchierano,ti senti parte di una cosa che non definisci, è' una sensazione che non ho mai provato prima, qualche volta mi viene da uscire a chiacchierare con loro, le parole sulle scale rimbombano un pochino e sembrano segreti importantissimi e invece sono solo la ricetta dell'arrosto o CheFreddoCheFa. Mi piace.

Le scale si salgono di corsa quando sei in bolla, si canta perfino qualche volta, si salgono ad uno ad uno quando ti trascini le gambe per la stanchezza e la paura, o soltanto perchè hai pensieri che ti avvolgono, belli o brutti che siano, e allora li vuoi pensare ancora un pò prima di aprire la porta e lasciarli lì, sullo zerbino con le scritte, accanto al corrimano di ferro che adesso è tutto una ghirlanda di pino finto ma che ha le pigne e sembra vera.

Le scale si scendono un pò in bambola la mattina presto, si scendono saltellando quando devi fare in fretta, o vuoi stare fuori poco, si scendono caracollando con la spazzatura, il vetro, la plastica,si scendono con i cartoni della pizza al domenica sera, ed è come buttare nel bidone un pò di festa, io non amo i cartoni della pizza, hanno sempre un significato, ambigui e un pò falsi, festa quando arrivano e tristezza quando li butti via, si fa così anche con le persone, quanti al mondo lo hanno fatto con me. 

Mi piacciono le scale, le guardo anche nei film, quelle a chiocciola, o quelle quadrate, e le scale dei palazzi d'epoca del centro e penso sempre a chi le ha fatte e come, e in che stato d'animo e ci faccio delle mini storie, ho Instagram nel cervello, mi sa, solo che le mie storie le vedo solo io, e va bene così.

Salgo le scale, salgo verso il caldo di casa mia, le lucine alla finestre e anche sulla libreria, illumino a festa anche i miei libri questa volta, che sono cura e viaggio e terapia e amici e coperta e pace quando fuori è guerra.
 Scendo le scale per andare nel mondo che c'è fuori, stamattina farà molto freddo, avrò un cappello luccicante e una sciarpa colorata, farò i gradini uno per volta,mi preparo alla città che si veste di Natale, un attimo ancora prima di aprire il portone, le mani in tasca, ho scordato apposta le chiavi per dire al citofono Sono Io,  questa ghirlanda di pino, è vero, sembra vera.

La Conservazione dei Petali.

Sono una accumulatrice seriale. Di cose, nastrini, carte, vasetti, stilografiche, quaderni, sentimenti, libri, oh, quanti libri. E fi...