
C'era un libro, una volta, così intitolato. Mi pare fosse di Luca Goldoni, indagherò. Colgo l'occasione per spiegare. In realtà da spiegare non c'è molto, ma l'occasione me l'ha data lei, che non conosco, e che ha lasciato un commento poco più giù. Che Calma nelle Tue Parole, dice. Condividiamo un percorso terreno piuttosto simile, credo, abbiamo la stessa età e un discreto numero di figlioli. Dice Che Calma. Calma. Già. Sono calma. Di una calma da sbattere la testa contro il muro. Di quella calma che hanno gli internati, credo. Di quella calma che arriva un attimo prima che svuoti con rabbia il contenuto ancora perfettamente commestibile di una ciotola di vetro blù. Calma, appena prima di sbattere la porta di casa così forte che i vetri fanno dlin dlin come le campanelline che sono attaccate a certe uova di Pasqua. Sono calma, certo, e scrivo la lista della spesa con una precisione maniacale, in base alla disposizione del supermercato, lo avreste mai detto? Non sono calma, per nulla al mondo, ma faccio progetti di ricamo faraonici, una tovaglia ma solo per 18. Non sono calma, ma sorrido e sorrido e faccio finta che niente mi smuova. E mi deve riuscire piuttosto bene, oserei dire che funziona, e potrei anche essere contenta di me e dei miei risultati. Bene bene bene. E grazie a chi mi dice che traspare calma dalle mie parole, vuol dire che i miei esercizi di stile, scritti qui, ricamati o tricottati, il mio concentrarmi solo e soltanto sulle cose che piacciono a me, sulla mia confusionata, scellerata, eterogenea, variegata famiglia misto sottobosco, una torta dei sette vasetti, una frittata di duecento ingredienti diversi, fave e caviale, stracciatella e melone, nutella e purè. Funziona. E gli impeti di ira, il nervoso accecante che ti fa digrignare i denti e sbuffare e sbattere e lanciare e stropicciare, occultati, obnubilati, ben nascosti o dissipati, o terapeutici: si fa e si sta subito meglio. E poi, ben presto ci sarà la Santa Pasqua, e hai voglia a campanellini! Ecco, confusamente o meno, ho colto l'occasione. E grazie, Patfi.











