
E non fare quella faccia lì. Non si era preparati, ancora no, pioggina e nebbiolina, un golfino più pesante, le calze? mai prima del primo novembre, ma i sandaletti coi coralli mi sa che li devi riporre con un sospiro di mestizia. Venerdì settembrino, un fine settimana inizia tra frizzi e lazzi, già, ma dove sono i frizzi e dove si nascondono i lazzi, se a guardar fuori ti viene quella malinconia che in italiano si dice scazzo, nooooo, piove? allora rimango qui, rintanata, a guardar fuori e non se parli più, dacchè i figlioli son già scuola col mio Sposo e che quest'anno mi sento miracolata, ho vinto di poter uscire di casa un pò più tardi e questo, aiutami a dire, è davvero un grande lusso. E no, bambina, così non si fa. E non inventare la scusa che hai male, che quella spina di riccio non se ne vuole andare da dove si è conficcata, chissà come e chissà dove, ma sì, forse quel giorno, di quell'azzurro e turchese, che hai fatto attenzione a non pestarli, che si vedevano così bene i ricci sugli scogli in quell'acqua di cristallo, ma si sa, le spine vagano e può darsi che, sì, non ci sono dubbi, sarà lì che l'hai presa. Ben perciò, figliola, ora tùffati non già nel cobalto e bla bla bla, ma di fuori, nella nebbia, in questa pioggia sottile e noiosa, fai le cose che devi e non stare lì a menare il torrone (do you know?). In fondo la spina starà lì, ti farà camminare come una danzatrice del ventre ma ubriaca, e ti ricorderà, per giorni e giorni ancora, quella volta che, con l'acqua così, e il cielo cosà. Non è una gran consolazione, ma questo abbiamo, perciò.







