
Miracoli di Facebook.
Pigri giorni di vacanza nella casa sulla collina. Che tanto casa non sembra, in queste ultime ore, con transumanze varie verso monti e mari per Capodanno, ma c'è da sperare che nel pomeriggio, verso merenda, si ritorni ad una quieta, affollata, calda normalità. Trasformata in un bed & breakfast, laddove il breakfast aveva luogo intorno le 3 più o meno, riprenderà testè i ritmi normali, da molle vacanza, da caldo divano, da film a raffica, avvoltolati in una coperta nuova di zecca, di quelle fatte con gli avanzi che diventano vere e proprie opere d'arte, uniche nel loro genere e cosa importa se i colori non sono proprio una meraviglia. Ho pensieri confusi, sparsi come il mangime dei pettirossi, congelati, come a dire, un pò fermi. progetti ancora nessuno, o forse tanti, anzi, certo che sì, ma un attimo ancora, che non è tempo di metter cose sul tavolo, si lasciano lì, ancora per un pò. Si apre un cassetto e lo si richiude in fretta, ok, tempo ci sarà. Ancora qualche giorno di nulla sicuro, di orari dilatati, faccio questo? mannò, posso leggere un pò, se voglio, posso stare a chiacchierare o fare la maglia con una bella musica, c'è ancora nell'aria quella semi incoscienza dei giorni di festa, qualcuno ha fame?, che dopo giorni di capponi e torroni, di datteri e mazzancolle, si ha solo voglia di un brodo leggero e un mandarino, quand'anche. Si inizia con grazia, con consapevole lentezza, con pigrissima, celebrata indolenza. L'albero zen è ancora lì, intonso e fiero, i regali scartati, la scatola capovolta per contenere il pandoro a metà, nastrini e carte bel ripiegate, i rami candidi alle finestre. E' ancora festa. Finchè dura.
Possa la strada alzarsi per venirti incontro,
Ma che bel Natale, signora cara, non ne ha idea. Certo, così inusuale, così strano, eravamo noi, lo sa? come ogni domenica, come sempre, solo, con più candele e più agrifoglio, e più palline bianche, trasparenti, con dentro il polistirolo, bellissime, lo sa, e attaccate al lampadario. Noi noi, noi davvero, noi, la falange armata, che per una volta hanno aiutato tutti a mettere i piatti, persino il Giurisprudente, l'avrebbe mai detto? sveglio da pochissimo, a dire auguri sottovoce e a ripiegare i tovaglioli rossissimi, dopo tanto bianco un tocco di colore, ci voleva proprio. Il menù, inusuale, anche, che li ho accontentati tutti, da brivido, tortellini e sushi, raccapricciante per certi versi, ma chi può dirlo, in fondo, e poi eravamo noi soli, veniva mica Nobu a controllare, no? Bello, tranquillo, che ci siamo sfondati di film in dolby surround, che tanto i vicini se ne sono partiti in montagna e poi sono così pazienti e certo non avrebbero battuto sui muri. Che bel Natale, signora, io e la Princi vestite quasi uguali, i fuseaux coi brilli e le pantofoline rosse, di velluto, che più Natale di così, ma lo sa che ha quasi il mio numero, la piccola di casa? La giornata è scivolata via così,come il miele giù dal cucchiaio, limpida e trasparente, pigra e lenta, noi e basta, noi e noi. baci, abbracci stretti, coccole calde che sanno di amore grandissimo e vero. I miei pensieri li tengo per me, in una scatola di latta, li lascio sotto l'albero, li butto nel camino, li getto nel sacchetto dell'umido o nell'indifferenziata, ma che bel Natale è stato, che dolcezza il regalo dei miei figli col nastro arancione, non siamo soli, noi abbiamo noi, lo sappiamo così bene, e mi viene da pensare che chi non c'era forse non era attratto dal menù, bleah!, tortellini e sushi, ma che razza di pranzo di Natale sarà mai.Che non è pino, non è neve, non è gelo, non è niente. Non c'è dicembre in questi giorni, non c'è niente del genere, non ci sono le...