La vera grande ingiustizia è che quasi mai le cose che devi fare coincidono con le cose che ti piace fare. Resto, così filosofeggiando, solo a rimandare la quantità di incombenze che mi toccano quest'oggi, che ho letto il qualsivoglia quotidiano, nelle millecinquecento sfaccettatura che ha la stessa notizia se letta in 3 testate diverse. Rimando perchè non ne ho voglia. Rimando perchè ho sonno. Rimando perchè non so da che parte cominciare. E potrei stilare una lista di almeno venticinque cose che mi piacerebbero di più, che mi esalterebbero di più, ivi compresa, forse, l'estrazione del dente del giudizio, qualora l'avessi, il giudizio intendo. Ho una casa sottosopra, com'è sottosopra quando i figlioli escono a razzo in ritardissimo, dacchè han pregato in ostrogoto che stanotte mettesse giù quei due metri e mezzo di neve per non andare a scuola e aprire un occhio dal cuscino e realizzare che non si và e allora rigirarsi e crogiolarsi e meglio accomodarsi e avvoltolarsi ancora di più nel piumone che ha il calore di tutta una notte e godere di quella beatitudine perfetta che si prova quando si pensava di alzarsi e invece no. Ecco. Io lì sto. Vestita ma scarmigliata, palliduccia e bruttina, per niente pronta, per niente attenta. E dovrò decidermi che è meglio che mi smuova, che finalmente metta in fila le cose da fare e che hop!, inizi questa giornata e salga finamente sul treno velocissimo che mi porterà ad attraversarla, le cose affastellate sul tavolo, briciole e mail, telefonate e avanzi di cena, statuti e lavatrici. Il treno parte tra un secondo, anzi è già qua e io qui sto, bell'e impalata, che ancora mi chiedo da che parte cominciare.03 febbraio, 2009
Ferma.
La vera grande ingiustizia è che quasi mai le cose che devi fare coincidono con le cose che ti piace fare. Resto, così filosofeggiando, solo a rimandare la quantità di incombenze che mi toccano quest'oggi, che ho letto il qualsivoglia quotidiano, nelle millecinquecento sfaccettatura che ha la stessa notizia se letta in 3 testate diverse. Rimando perchè non ne ho voglia. Rimando perchè ho sonno. Rimando perchè non so da che parte cominciare. E potrei stilare una lista di almeno venticinque cose che mi piacerebbero di più, che mi esalterebbero di più, ivi compresa, forse, l'estrazione del dente del giudizio, qualora l'avessi, il giudizio intendo. Ho una casa sottosopra, com'è sottosopra quando i figlioli escono a razzo in ritardissimo, dacchè han pregato in ostrogoto che stanotte mettesse giù quei due metri e mezzo di neve per non andare a scuola e aprire un occhio dal cuscino e realizzare che non si và e allora rigirarsi e crogiolarsi e meglio accomodarsi e avvoltolarsi ancora di più nel piumone che ha il calore di tutta una notte e godere di quella beatitudine perfetta che si prova quando si pensava di alzarsi e invece no. Ecco. Io lì sto. Vestita ma scarmigliata, palliduccia e bruttina, per niente pronta, per niente attenta. E dovrò decidermi che è meglio che mi smuova, che finalmente metta in fila le cose da fare e che hop!, inizi questa giornata e salga finamente sul treno velocissimo che mi porterà ad attraversarla, le cose affastellate sul tavolo, briciole e mail, telefonate e avanzi di cena, statuti e lavatrici. Il treno parte tra un secondo, anzi è già qua e io qui sto, bell'e impalata, che ancora mi chiedo da che parte cominciare.01 febbraio, 2009
La Sciarpollana.
31 gennaio, 2009
Mai di sabato.
30 gennaio, 2009
Triste.
Era un anno strano, di fidanzati, di università, di amiche, di A112, di palestra, di birreria, di BonBonFabrika, di progetti, di sogni, di sbagli, anche, di quelli belli che si fanno a 21 anni, quando fai le peggio e poi ti ricordi solo le cose belle. E questa canzone mi piaceva, l'ho cantata tante volte, la so a memoria,mi è sempre piaciuta, e ancora mi piace.
Suonala ancora,Francesco...Voilà.
Et voilà. Pesta il giusto, ammaccata il giusto, influenzata il giusto, dolorante il giusto. Come inizio di week end non c'è male, grazie e lei? La sfacchinata si è compiuta, ma che meraviglia di città è sempre quella. Ora, qui, si riprende tutto con calma, shhhhh, parlatemi sottovce e vedete di non contraddirmi nemmeno per sogno. Inizia un fine settimana di cucina compulsiva e maniacale, mi sa che avremo ospiti, fuori farà un freddo che immagino, lo si vede dai vetri. Pensieri accatastati e confusi, disordinati e sparsi, mescolati, frullati insieme. Dai, che è già tardi, che bello che è stato, si sono avuti tredici anni, si è urlato e riso come sceme, cantato, fatto buuuuuuuu!!! e adesso, signora mia, si torna nei ranghi, le perle, gli occhiali da seria, un certo contegno,un certain regard. E pure una specie di influenza, lo stomaco con un criceto sulla ruota, la testa che ronza, sternuti e coccoloni. Confusa? più di sempre, mi sa. Colpa dell'Oki.27 gennaio, 2009
Noi, si va.
Ebben, si và. Abbiamo avuto i biglietti un pò a sorpresa, noi ci si fa una gita fin laggiù, sarà divertente, non sono mai stata ad uno spettacolo del genere. E' curioso. Una cosa strana. La Princi è felice, io l'accompagno volentieri e tutto sommato, considerando che, alla sua tenera età ha già visto la Cappella Sistina, il Louvre e il Castello di Schoembrunn, e che fischia Mozart mentre si lava i capelli, beh, di certo, male non le può fare. Abbiamo anche un fucsia cartello, con una viola scritta, EMMA C'E'. E ci sono anche io.26 gennaio, 2009
La fata Turchina.
Ma che razza di giornata sarà mai, che razza di week end confuso e teso, bello, certo, si era tutti insieme, ma come un pò ammaccato, come la mela nel cesto, velato, da pensieri striscianti, nervosismi impercettibili, che ci si è adoperati tanto per nasconderli, ma che c'erano, eccome se c'erano, e che sono anche sfociati in urla, a tratti, prendendosela con questa o quella cosa banalissima. E' una vecchia tecnica, a volte funziona: si passa una mano di vernice sulle preoccupazioni, sui problemi così grandi, ma così grandi che non trovano spazio su uno stupido blog, e si fa di tutto per colorarli un pochino e galleggiare, per renderli più leggeri e un pò dimenticarsene, fare finta che non esistano, solo per un pò. Li accantoni, fai la scema, fai cose e cose, ma poi eccoti lì, in pigiama, seduta al bordo del letto, a guardare il dovunque, come schiacciata, a non sapere come e dove. E no che non è tutto un giardino di rose, gigli e pettirossi, no che non è la casa fatata degli elfi e degli gnomi, e no che non è tutto zucchero e miele e melassa e dolcetti. Saranno giorni pesanti e preoccupati, e avrò un peso sul cuore come da un pò non sentivo, e avrò da volteggiare e saltellare, squittire e canticchiare, perchè solo così galleggio, solo così non mi lascio andare, perchè "mi sono insegnata" a così fare per trovare la strada, io, fata Turchina di gomitoli e rose.25 gennaio, 2009
Il bottino.
...che da sè si commenta. Sul fondo, in bella mostra, si possono notare le rocche per Cuore di Maglia, purissima e morbidissima lana dai tenui colori pastello. Ce n'è a sufficienza per una decina di coperte e, con le rocche troppe smilze, scarpine a volontà. In primissimo piano una lana violarosa che è di mia proprietà e che utilizzerò per ultimare la PrinciCoperta. E poi, lanone giganti, a treccioline e a coriandoli, ancora senza un progetto preciso, ma così belle da guardare e da pastrugnare ( do you know pastrugnare?). Domenica di ozio assoluto quassù, di svogliatezza e niente fare, di qualche progetto, un accenno di mal di gola, ma piuccheperfetta dovrò essere verso sera, invitata che son alla Magione in Campagna per una specie di cenamerendacena. Dovrò studiare la mise: pigiama palazzo, capo coperto e mezzo guanto. La mia Amica delle Provette, si sa, è una tipa aristocratica. Vorrò mica fare la figura della cioccolataia?Di ogni.
Beh, sì. Forse ci siamo un pò fatte prendere la mano. Ma in fondo, che male c'è? Noi qui, un sabato a caso, ci si accorda con carbonara precisione, allora, ci si trova là, a quell'ora precisa, tu prepara un itinerario, tu porta la cassa (!), tu vieni e basta. Si lasciano a casa figliolini febbricitanti, un 37 e 2, mica 41 con convulsione, si preparano polpette per un reggimento, si organizza la restante parte di famiglia fin nel più piccolo dettaglio. E si parte. Un pò gita scolastica un pò viaggio d'affari. L'approvvigionamento della lana per Cuore di Maglia si fa così, in un sabato brumoso di nevettina invisibile, nuvoloni, lavori in corso, rotonde che prima non c'erano e adesso invece sì, che anche Narciso, Navigatore Preciso, và in confusione. Quel che viene dopo è pura delizia. Mica per niente si chiama Wool & Biscuits, per la dolcezza che vi si trova e non solo, lo ben s'intenda, per i biscotti. Il nostro itinerario comprendeva un numero imprecisato di filature, quelle che conosciamo bene, il biscottificio che, prontivia, si trova lì nelle vicinanze e poi, spingersi fino a Carate Brianza, in quel Paese dei Balocchi che si chiama UnFiloDi. E se fino a quel momento siam state morigerate e attente, calcolando con maniaca attenzione prezzi e rese, conversioni e yards, lì, va detto, abbiamo proprio perso la testa. Acquistati gomitoli di microfibra, sete e broccati, lane uruguayane e giapponesi, disquisito con saccenza di circolari e segnapunti, di angore, merinos, e cotoni naturali. Una festa. la squisitezza di Luisa e della sua ancella, che ci hanno proprio aspettato, dacchè arrivavamo da così lontano, e accudito e accompagnato, e consolato, anche, dopo che la vicina di casa ha preso la scrivente a latrati e ululati, per un parcheggio di un millimetro troppo in là. Giornata memorabile. Anche perchè, non paghe, abbiamo ben pensato di fare una puntatina da ZaraHome, una ciotolina, una tovaglina etnica, qualche appendino sberluccicante, perchè mai farselo mancare? Alla fine, proprio non abbiamo resistito, immortalando il nostro bottino appena prima di riedere verso casa. Ora, non resta che mettersi al lavoro, e di finirlo in fretta, tutto 'sto bendiddio. Per ben presto organizzare un altro Wool & Biscuits, c'è da dirlo?23 gennaio, 2009
Popcorn e pettirossi.
22 gennaio, 2009
Io ringrazio.
Da dove cominciare non lo so, ma so che non dimenticherò nessuno, anche se i grazie da dire sono tanti, ed è una parola che ho imparato presto e insegnato, anche, che di grazie se non se ne dicono mai abbastanza, e che è una parola così bella e così facile e veloce, grazie, detto bene, con la mia z un pò romagnola, grazie, così, un pò slittata, come la r tonda che ho ma che non me ne sono mai accorta finchè non sono arrivati i miei figli a parlare come me, e la mia Amica delle Parole, moglie a quell'Artista, che me lo ha fatto notare, che strana z e che strana r, ma pensa un pò. Grazie. A tutte le cose che ho letto sulla mia posta e anche qui e che ho sentito, al telefono o dal vivo, grazie, davvero. Grazie. Alle mie Amiche, che mi hanno seguito e assecondato e che sì, è vero, gliel'ho detto tante volte, ma come glielo, se sono tante si dice ho detto loro ma non importa, non correggo e andrà bene anche così, con qualche errore, cosa importa, che gliel'ho detto tante volte che senza di loro, le storiche, questa cosa qui non sarebbe incominciata, o meglio, forse sì, ma come avrei fatto ad andare avanti e fare le cose, e come avrei fatto a farmi conoscere, in tutta Italia, da Bologna a Cuneo, da Torino a Firenze, a Roma, e come avrebbero fatto ad arrivare le coperte da Boston e dall'Olanda e da Philadelphia, quelle che Clarissa in Fuga ci porterà a febbraio, come avrei fatto, come farei se no? Grazie. Alle dottoresse degli Ospedali, alle infermiere, alle caposala, a quel papà che ieri accarezzava il suo bambino con le mani infilate nell'incubatrice, grazie, grazie di permetterci, di permettermi di fare qualcosa di buono, di buonissimo, di più grande di me, che non credevo diventasse così grande e così bello, proprio io, che so fare così poco e che sono sempre stata oca e vanesia e ribelle e un pò fuori e un pò scema, grazie, grazie di pensare che anche dalle oche e dalle sceme viene fuori una rosa profumata e un giglio candido, grazie delle cose belle che dite, grazie di amare le cose che faccio, sopratutto questa, grazie del tempo che passate sulle Fragole, grazie di cercare lana ed Ospedali e contatti, e grazie, di essere così come siete, di starmi vicino, di stare con me, e grazie, e grazie, ma adesso, che mi vengono i lucciconi e che sono una mammola, ben meglio sarà che mi soffi il naso e che vada ad apparecchiare e a imbastire un pranzo, dacchè riedono tra poco i miei bambini, che minimo sono un metro e quaranta e che massimo un metro e settantasette, e che sono belli come i gigli e le rose, e che poi oggi, anche voi, oggi c'è il primo Knit del duemilanove e vi aspetto, colà vi si aspetta, come dico sempre io, al BioCafè di Vicolo dell'Erba dalle 3 in avanti, e che è vero che è il primo del duemilanove ma che mai, mai, Knit Cafè sarà più bello e più atteso di questo e allora, grazie, grazie davvero e grazie di tutto, col cuore, davvero.
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